mercoledì 30 ottobre 2013

LA MONETA NON E’ IL SANGUE IN UN CORPO UMANO MA LA BENZINA IN UNA MACCHINA ARTIFICIALE

La gente è entusiasta perché qui è rinata Guardiagrele. Quando è entrato sul mercato il valore indotto del SIMEC è ritornato il sangue nell'economia”. Prendo spunto da questa frase del professore Giacinto Auriti per fare un chiarimento su alcuni aspetti che riguardano la moneta e la sua modalità di circolazione, che spero possa aiutare qualcuno a dissipare gli innumerevoli dubbi e dilemmi che si addensano intorno a questi concetti. E anche perché sono stanco di dovere ogni volta rispondere a tutti coloro che mi chiedono cosa ne pensi del professore Auriti e del suo esperimento monetario condotto a Guardiagrele nel 2000. Soprattutto quando i curiosi iniziano l’interrogatorio con queste parole: “perché come disse il professore Auriti, la moneta è come il sangue in un corpo umano e quando togli il sangue il corpo muore”. Bene. Immagine molto incisiva e suggestiva, ma che a mio avviso confonde non poco le idee sul ruolo della moneta nell’economia. E adesso, con un po’ di pazienza, vedremo perché.



Prima però rispondo alla domanda intorno alla mia opinione personale sulla figura del professore di Guardiagrele, per fugare ogni dubbio. Giacinto Auriti è stato per me un grande uomo e un brillante studioso di diritto, che in un periodo in cui gli italiani si lobotomizzavano il cervello davanti i televisori e sognavano sulle ali dell’entusiasmo dell’illusione europeista, ebbe il coraggio di mettersi a battagliare da solo contro Banca d’Italia su argomenti molto delicati e decisivi per la vita di tutti noi. Auriti ebbe il merito di avere intuito che Banca d’Italia ormai era un ente privatistico contrario, o meglio indifferente, agli interessi del paese, come del resto risultava ovvio dopo il divorzio con il Tesoro del 1981, la chiusura del canale di emissione monetario dovuto alle anticipazioni sugli scoperti di conto del 1993 e l’ingresso nel sistema delle banche centrali della BCE del 1999. Tuttavia, dal punto di vista puramente scientifico, il contributo che Auriti ha dato alla spiegazione dei fenomeni economici è irrilevante e in alcuni casi controproducente, perché ha spesso confuso e frainteso le cause e gli effetti dei vari processi reali e finanziari che avvengono nei mercati. Quando Auriti dice che la moneta è come il sangue esalta l’aspetto finanziario dell’economia, evidenziando il ruolo di indispensabile propellente naturale della moneta e trascurando invece i processi reali di produzione e scambio su cui si basa qualsiasi sistema economico.


Partiamo dunque da un concetto: l’economia non ha bisogno della moneta per funzionare, dunque quest’ultima non è né naturale né indispensabile. Come già sappiamo, nei primi sistemi organizzati di economia di baratto non esisteva affatto la moneta, eppure i processi di produzione e scambio, benchè limitati e circoscritti, funzionavano lo stesso. Quello che già esisteva invece era il concetto del valore di un bene in rapporto ad un altro, che può essere sintetizzato con il termine “prezzo”: se per comprare 1 kg di pomodori mi servono 2 kg di patate, significa che il valore dei pomodori in termini di patate è 2. In altre parole, se noi diciamo che le patate hanno valore unitario e funzione di unità di misura, allora i pomodori costano 2. Il prezzo quindi è una grandezza reale, perché prescinde dall’esistenza della moneta. Bisogna solo mettersi d’accordo e decidere quale merce funga da unità di misura del valore e il resto è una pura questione di organizzazione: ovvero, affinchè il sistema economico funzioni correttamente, serve qualcuno che mantenga una memoria e una traccia degli scambi effettuati fra i vari operatori del mercato. E ben presto, in virtù anche della forza e della coercizione militare, questo qualcuno divennero i governanti e i funzionari degli antichi regni monarchici.


I produttori e i commercianti si incontravano presso il mercato della città per scambiare le merci, e ogni volta che veniva finalizzato uno scambio, il funzionario del re segnava sui suoi libri contabili le quantità scambiate in termini della fittizia unità di misura scelta (carne, grano, ferro, etc). Vedete moneta per adesso? Assolutamente no, perché in economia le uniche cose necessarie sono la produzione e lo scambio, mentre la moneta è stata da sempre un artificio contabile successivo che serviva a rendere più facili e rapidi gli scambi. A meno che per moneta non intendiamo il mezzo fisico di pagamento, ma l’unità arbitraria di misura del valore, e allora in questo senso la carne, il grano, il ferro erano già “moneta”, benchè non venissero materialmente movimentate da un operatore all’altro. Bastava che i funzionari avessero chiamato l’unità di misura “pippo” e il gioco avrebbe continuato a funzionare lo stesso: 1 kg di pomodori sarebbe costato 2 “pippi”, 1 kg di patate 1 “pippo”, e così via, in base ai reciproci rapporti di valore fra le merci. L’economia quindi si configura fin da subito non come un processo naturale e quindi come tale tendente sempre all’equilibrio, ma come una sovrastruttura contabile artificiale inventata dall’uomo, che poteva funzionare o meno in base alla capacità degli uomini di sovraintendere e regolamentare il sistema. E infatti, essendo appunto un delicato meccanismo passibile di guasti, difetti, errori, fin dall’antichità abbiamo testimonianza di crisi economiche devastanti dovute ad eccessi di crediti e di debiti e alla scarsa abilità dei funzionari governativi di gestire l’enorme “tabellone” degli scambi.


Quando Auriti dice che la moneta è come il sangue nel corpo umano commette dunque un doppio errore di forma: in primo luogo prefigura l’intero processo economico come un sistema naturale e in secondo luogo concede alla moneta un’importanza e una valenza che invece non ha affatto. E infatti la soluzione prospettata da Auriti per risolvere i problemi economici di Guardiagrele fu quella di raddoppiare “artificialmente” la massa monetaria esistente, per stimolare i consumatori a comprare, i venditori a vendere e ordinare, e i produttori a produrre. Chi portava lire alla “banca centrale” di Auriti avrebbe ricevuto un’uguale quantità di SIMEC, che una volta immessi nel mercato sarebbero stati scambiati e “accettati” per il doppio del loro valore iniziale. In questo modo Auriti voleva dimostrare che il valore della moneta viene dato da chi la accetta e non da colui che la emette, stabilendo un assunto più che ovvio in economia: nel “gioco” economico può partecipare solo chi accetta le regole, mentre chi le rifiuta viene escluso e deve arrangiarsi come meglio crede. Questa conclusione non ha nulla di straordinario, perché affonda le sue radici nell’antichità: finchè gli uomini erano autosufficienti e capaci di prodursi da soli tutto ciò di cui avevano bisogno (prodotti alimentari, manufatti, servizi medici e sanitari etc), potevano tranquillamente fare a meno di entrare nel sistema degli scambi e nel grande “tabellone” dell’economia, mentre se decidevi di entrare dovevi nel bene e nel male accettare le regole dei gestori del gioco. Tuttavia man mano che gli uomini si specializzavano in una certa mansione, ecco che diventava per loro sempre più urgente e conveniente mettersi in contatto con gli altri uomini che intanto si erano specializzati in altre attività, per scambiarsi a vicenda prodotti e servizi. E in un certo senso possiamo affermare che lo sviluppo dell’economia va di pari passo con quello della specializzazione.


Ma quando sorge la necessità di creare la moneta fisica vera e propria? Quando il gioco del “tabellone” gestito dai funzionari del governo diventa troppo grande e complesso per essere tenuto a lungo sotto controllo. A quel punto nascono le prime cambiali commerciali stampigliate sull’argilla, che gli operatori si scambiavano per certificare l’accensione di un reciproco rapporto di debito/credito: se un agricoltore di pomodori voleva comprare una certa quantità di patate da un altro agricoltore, senza avere in quel momento alcuna merce da scambiare, andava al mercato e chiedeva al funzionario del governo di emettere una cambiale a sua carico da consegnare all’agricoltore di patate, in cui il legislatore registrava il valore della merce e la data di scadenza della cambiale. Alla scadenza della cambiale, l’agricoltore di pomodori si impegnava a consegnare al portatore della cambiale (che poteva essere diverso da quello iniziale, visto che le cambiali erano trasferibili) il corrispondente controvalore di pomodori e solo in seguito allo scambio poteva distruggere la tavoletta di argilla, saldando in pratica il suo debito con il mercato. In questo modo l’enorme “tabellone” contabile gestito dai funzionari governativi veniva disaggregato e suddiviso in tante cambiali fisiche commerciali, le quali erano in ogni caso certificate per legge e marchiate magari con l’effige del re, per rendere più stringente l’obbligo del rimborso: chi non saldava i suoi debiti con il mercato commetteva un reato, la cui pena veniva di volta in volta decisa dal legislatore, in base alla gravità e alla capacità del reo di riscattare il debito in un momento successivo.                            


Le cambiali impresse sulle tavolette d’argilla però non possono essere definite “moneta” come la intendiamo noi oggi, perché la loro esistenza era legata alla durata del rapporto debito/credito e una volta chiuse tutte le relazioni commerciali in essere, questa rudimentale forma di moneta creditizia scompariva in pratica dal mercato. Per assistere alla nascita delle prime monete metalliche vere e proprie, dobbiamo fare un passaggio ulteriore. Il governo della città e del regno in genere non produceva alcun bene fisico commerciabile nel mercato, eppure svolgeva dei servizi intangibili essenziali per il funzionamento del sistema: sovraintendeva il mercato, legiferava, amministrava la giustizia, difendeva i confini con le proprie milizie. Come poteva il governo valorizzare questi servizi? Con le tasse e i tributi, certo. Ogni agricoltore era obbligato a consegnare una quota del proprio raccolto al re, ogni artigiano forniva un proprio manufatto, ogni muratore si impegnava a lavorare per un certo periodo di tempo per abbellire la reggia del monarca. A questo punto però sorgeva un piccolo inconveniente: le merci fornite dai sudditi erano deperibili e in ogni caso non potevano essere immagazzinate oltre una certa quantità. Come venne risolto il problema? Per pagare i beni e i servizi forniti dai propri sudditi, il monarca emette una propria cambiale, che ha la caratteristica di essere inesigibile e avere una durata praticamente illimitata, almeno finchè vigeva l’autorità del re e del suo regno.


Il monarca paga la sua “spesa pubblica” con la nuova moneta forgiata sul metallo, appunto perché quest’ultima deve durare più a lungo della semplice cambiale commerciale d’argilla destinata invece ad essere distrutta, e i sudditi vengono costretti a pagare le tasse in questa nuova moneta per essere in un certo senso invogliati o meglio forzati ad accettarla come mezzo di scambio. La moneta quindi non è più solo unità di misura degli scambi ma diventa un mezzo di pagamento a tutti gli effetti, che serve a finalizzare gli scambi all’interno del mercato: il compito che un tempo assolvevano i funzionari del governo per facilitare e intermediare l’incontro di venditori e compratori, adesso lo svolge “automaticamente” la moneta. L’utilizzo dei metalli preziosi al posto di quelli meno pregiati serviva invece ad accrescere il prestigio del monarca e a rafforzare la percezione di durata del suo regno, visto che l’oro e l’argento sono tra i metalli quelli meno deperibili e capaci di mantenere stabile il loro valore di mercato in rapporto ai beni e servizi con cui vengono scambiati. Il valore di mercato di un dato metallo, basato sui meccanismi di domanda e offerta, è infatti ben distinto dal valore ufficiale che viene fissato per legge dal governo, non appena quel metallo viene utilizzato per forgiare monete. Dire che una moneta da 1 fiorino d’oro contiene 5 grammi d’oro non significa che l’oro scambiato come metallo dagli operatori economici vale 20 centesimi di fiorino, anche se grazie ai meccanismi spontanei di mercato e ad alcune manovre di aggiustamento compiute dagli enti emittenti i due valori, quello ufficiale e quello commerciale, alla fine tendevano sempre ad eguagliarsi.


La presenza di questa nuova massa di moneta legale praticamente indistruttibile diede un grosso impulso allo sviluppo delle attività commerciali e produttive e favorì la nascita di grandezze finanziarie e monetarie prima assenti nell’economia: la quantità di moneta, l’accumulo, il credito monetario, lo sconto delle cambiali, le anticipazioni su fattura, l’interesse, il mercato dei titoli e dei cambi. In pratica il sistema economico si sdoppiò in due settori distinti ma complementari: quello “reale, caratterizzato dalla produzione, dal lavoro, dal commercio, dai consumi, dalla spesa, dai risparmi, dagli investimenti, dai prezzi e quello “finanziario”, il cui ruolo principale consisteva nel fornire agli operatori degli strumenti e delle risorse monetarie per agevolare gli scambi e gli investimenti. In pratica chi aveva bisogno di comprare beni di consumo o un nuovo terreno, un capannone o un macchinario, senza avere in quel momento merci o soldi da scambiare, poteva chiedere un prestito monetario a chi in passato aveva accumulato grosse quantità di denaro grazie al suo lavoro e al risparmio. In ogni caso era principalmente il legislatore a decidere quanta nuova moneta fisica immettere nel mercato tramite i suoi consumi e investimenti pubblici, mentre i privati influenzavano marginalmente questa grandezza quando chiedevano di coniare sotto forma di monete i metalli da essi posseduti. Successivamente con la nascita delle banche e del noto sistema della riserva frazionaria, anche queste ultime ebbero il ruolo di incrementare artificialmente la quantità di moneta, distorcendo spesso il normale sviluppo del sistema economico con periodici cicli di espansione e contrazione del credito bancario.


In tutto questo discorso, la cosa importante da capire è che la moneta da sola, e la politica monetaria in genere, non ha capacità salvifiche e miracolose perché tutto dipende da ciò che faranno gli operatori con queste nuove immissioni di moneta nel mercato: se gli operatori hanno una scarsa propensione a consumare e ad investire, per questioni legate ad incertezza e pessime aspettative, possiamo immettere quantità enormi di moneta senza apportare alcun beneficio all’economia, perché i nuovi flussi monetari andranno a depositarsi o a essere tesaurizzati fra i risparmi degli operatori. Fra l’altro, chi conosce il funzionamento delle moderne banche centrali, sa benissimo che quando queste ultime fanno operazioni di mercato aperto comprando titoli in cambio di moneta legale elettronica, possono solo influire sul tasso di interesse e sul grado di liquidità del mercato interbancario, ma non sapranno mai quanto di queste nuove emissioni di moneta andrà a stimolare effettivamente il mercato reale. Perché, ancora una volta, tutto dipende dalla volontà e capacità delle banche di prestare (in base al rispetto dei requisiti patrimoniali previsti dagli accordi di Basilea), dall’intenzione degli operatori di chiedere nuovi prestiti per investimenti e consumi, dalle condizioni generali di fiducia e di profittabilità del mercato reale e finanziario. Inoltre, siccome le banche possono emettere in proprio tutte le quantità di moneta scritturale che vogliono (l’unico vincolo è rappresentato appunto dagli accordi di Basilea, non certo dagli obblighi di riserva) senza attendere preventivamente le manovre di politica monetaria espansiva della banca centrale, ecco che l’importanza eccessiva che viene spesso data al ruolo dell’ente emittente è infondata e mal riposta.


Come diceva Keynes, noi possiamo portare i cavalli al fiume (immettere nuove quantità di moneta, rendere più liquidi i bilanci delle banche, abbassare i tassi di interessi), ma nessuno può convincere i cavalli a bere (le banche a prestare, le aziende ad investire, i cittadini a consumare) e infatti il compito che l’economista riservava alla banca centrale era esclusivamente quello indiretto di influenzare i tassi di interesse, affinché questi ultimi potessero convincere gli operatori a ricominciare un nuovo ciclo espansivo. Mentre ben altra importanza aveva la politica fiscale del governo, che attraverso la sua spesa pubblica per consumi e investimenti poteva fare cose concrete, dare appalti alle aziende private, far muovere l’economia, occupare nuovi lavoratori, attivare nuovi canali di ricerca e innovazione, ristabilire insomma un clima di fiducia tale da convincere tutti i cavalli a bere e incrementare la prosperità e la ricchezza del paese. Se con la politica monetaria la banca centrale può solo influire indirettamente sulla quantità di investimenti tramite il tasso di interesse, con la politica fiscale il governo fa direttamente nuovi investimenti, aumentando la capacità produttiva del paese e assicurando sostenibilità futura all’intera economia nazionale. Credere invece che la sola leva monetaria possa miracolosamente riuscire a risollevare un’economia depressa, concedendo al sistema un equilibrio durevole (alla pari di una trasfusione di sangue nel corpo umano), è un’illusione tipica di coloro che non conoscono a fondo i meccanismi di mercato. Torniamo infatti a Guardiagrele per vedere cosa fece materialmente Auriti con il suo esperimento monetario.


La “banca centrale” di Auriti creò dal nulla una nuova quantità di moneta che venne immessa direttamente nel mercato reale tramite le operazioni di cambio. Si trattava di una banca centrale “atipica”, che per riprendere un’immagine nota, lanciava soldi dall’elicottero che finivano direttamente nei portafogli dei cittadini. Questa nuova quantità di moneta creò una domanda aggiuntiva di beni principalmente di consumo, che spinse i commercianti a fare nuovi ordini ai produttori. Difficilmente questi produttori erano locali, originari di Guardiagrele, mentre molto più spesso le aziende erano dislocate nelle vicinanze, in altri casi sul territorio nazionale e in altri ancora all’estero perché si trattava di prodotti importati. Questa manovra non convenzionale di politica monetaria non garantiva quindi l’aumento degli investimenti e della capacità produttiva di Guardiagrele, ma nella maggior parte dei casi incentivava i consumatori a trasferire i loro risparmi in lire al di fuori dei confini del paese, stimolando gli investimenti in lavoro e beni capitali altrove. Una volta terminati i risparmi, i cittadini di Guardiagrele avrebbero dovuto indebitarsi in lire per mantenere il loro nuovo tenore di vita e livello di consumi. La banca centrale di Auriti funzionava poi a riserva parziale (di tipo gold standard, con la lira che aveva la funzione dell’oro), perché qualora tutti gli operatori si fossero recati contemporaneamente per convertire i SIMEC, la banca avrebbe dovuto chiudere i battenti nel giro di poche ore perché solo la metà dei SIMEC poteva essere convertita in lire.


Il sistema quindi era intrinsecamente instabile (sia dal punto di vista reale, produttivo che finanziario, monetario) e sarebbe bastato un qualsiasi evento interno o esterno che minava la fiducia degli operatori per farlo crollare definitivamente. La questione legata alla proprietà popolare della moneta era solamente illusoria e secondaria, perché la moneta è sempre di proprietà del portatore, sia che si chiami SIMEC, euro, lira, sterlina, dollaro o cambiale commerciale. La faccenda invece che cambia davvero le sorti di un’economia non è quindi né la quantità di moneta né la proprietà della stessa, ma la finalità di utilizzo della moneta (consumo, investimento, risparmio), la capacità di stimolare gli investimenti, l’occupazione, l’autosufficienza produttiva nello stesso luogo di emissione e i rapporti di dipendenza e coordinamento che esistono fra gli enti governativi, che si occupano delle decisioni di spesa e di investimento pubblico, e la banca centrale, che ha il compito di emettere i mezzi monetari, acquistare i titoli di debito pubblico, fissare i tassi di interesse, fornire scoperture al conto di tesoreria del governo. Se la politica monetaria della banca centrale viene messa al servizio della politica fiscale del governo e di un preciso piano di investimenti (pubblici e privati) in loco, allora rappresenta una premessa indispensabile e insostituibile di successo. Se invece la politica monetaria va per conto suo, è autonoma, indipendente, slegata dal governo e dal tessuto produttivo locale, allora sarà un fattore in più di distorsione e squilibrio che prima o dopo porterà al collasso l’intero sistema economico.  


L’immagine del sangue che viene immesso nel corpo per salvarlo dalla morte e concedergli vitalità e vigore non è quindi per nulla attinente al fenomeno monetario, perché a differenza del corpo umano, l’economia di un paese non è un processo né naturale né spontaneo né automatico. Quando faccio una trasfusione di sangue nelle vene, quest’ultimo andrà ad attivare “automaticamente” tutti gli organi del corpo umano e ne garantirà la sopravvivenza, mentre quando immetto moneta in un mercato quest’ultima andrà di certo a stimolare “automaticamente” le dinamiche di produzione e di scambio, ma senza un controllo preventivo non saprò mai dove, quando, come questo stimolo avverrà e se arrecherà un beneficio o un danno alla mia economia. Perché il corpo umano è un sistema chiuso e deterministicamente indirizzato, mentre l’economia di un paese o di un territorio è un sistema aperto e statisticamente fondato, dato che non potremo mai avere certezze sui tempi, i modi e i luoghi in cui una certa azione di politica economica avrà effetto. Capisco che si tratta di un discorso formale di lana caprina, ma siccome ormai con i dettagli e con le immagini evocative stanno distruggendo la nostra capacità di azione e di reazione, è giusto puntualizzare quando serve.


Sperare di riprendersi la proprietà pubblica della banca centrale e stampare moneta sovrana per salvare l’economia di un paese è un’illusione vana, perché l’economia è un sistema complesso di rapporti e relazioni, in cui ogni variabile deve essere monitorata, modificata, verificata con cura per approssimarsi più possibile al risultato voluto. L’economia va “governata” dal centro mentre quando viene lasciata alla deriva, in balia dei comportamenti individuali o delle decisioni di una miriade di nuclei periferici di potere, avremo sempre incertezza, squilibri, inefficienze, instabilità. La quantità di moneta è solo una delle infinite variabili, che deve essere correlata a precisi piani industriali di sviluppo sostenibile, piani energetici ed alimentari di autosufficienza nazionale, supporto e creazione di nuove filiere produttive, programmi di formazione e piena occupazione, controllo dei movimenti di capitali e di merci per garantire un equilibrio nei bilanci con l’estero, tutela e riqualificazione del patrimonio pubblico e naturale. In un periodo in cui la moneta ha perso ogni valore intrinseco di collegamento con l’oro o con un altro bene, credere ancora che la ricchezza di una nazione sia commisurata alla quantità di moneta circolante o risparmiata come riserva di valore è pura follia: la ricchezza è il lavoro, le competenze, il know-how, l’istruzione, la formazione, la ricerca, la capacità di impresa e di innovazione, la creatività, l’organizzazione, l’equa distribuzione delle risorse, il coordinamento. La buona politica insomma. E non è un caso che il declino dell’Italia è iniziato quando abbiamo ceduto la nostra sovranità monetaria ma è stato tragicamente accelerato da una pessima politica.


Se la sovranità monetaria servirà a mettere in moto tutto questo, tramite un perfetto intreccio di pianificazione pubblica e privata, la vigilanza e il continuo dialogo fra la banca centrale pubblica e le banche periferiche private, allora può essere un ottimo strumento di sviluppo e di progresso. In caso contrario immettere nuove quantità di moneta nell’economia, sia tramite il canale della spesa pubblica o quello del credito privato, è inutile e dannoso come può essere inutile e dannoso iniettare dosi massicce di sangue in un corpo già agonizzante, morto o in avanzato stato di decomposizione. Il sangue da una parte entrerà e dall’altro uscirà, senza mettere in moto nulla o avere la proprietà miracolosa di resuscitare i cadaveri. Ecco perché da qualche tempo, io preferisco associare il fenomeno monetario a quello della benzina che viene immessa nel serbatoio di un’automobile: io posso iniettare tutte le quantità di benzina che voglio, ma poi se nessuno accende il “motore” e non esiste un “pilota” che guidi la macchina, la nostra auto starà ferma o il nostro viaggio si concluderà sempre con un disastro annunciato. L’economia è fatta dagli uomini e per gli uomini, è una macchina artificiale che può essere azionata grazie all’impulso di diversi propellenti: la benzina (moneta) è uno di questi, ma poi possono anche esistere l’idrogeno, il metano, il gasolio, l’energia elettrica, l’energia solare, l’energia elettromagnetica. E in alcuni casi di emergenza, anche la spinta a mano, i muscoli degli uomini. In passato, e possibilmente anche nel prossimo futuro, sono esistiti sistemi economici che funzionavano benissimo senza l’utilizzo della moneta fisica, della riserva di valore contenuta in una moneta metallica, in una banconota, in un bit elettronico. Questi sistemi sono crollati per mancanza di organizzazione e coordinamento, non certo perché mancava il carburante per spingere gli uomini a produrre e a scambiare beni e servizi.


Purtroppo poi quando una macchina si inceppa o si guasta ed è costretta a rimanere ferma per tanto tempo, sappiamo già cosa succede: gli agenti naturali usureranno i dispositivi e gli ingranaggi, la ruggine ricoprirà la carcassa e bucherà il serbatoio, l’umidità rovinerà la carrozzeria, gli sciacalli si porteranno via gli specchietti, le ruote, i parafanghi, i sedili. Prima di ripartire, la macchina avrà bisogno di una lunga fase di riparazione e manutenzione straordinaria, durante la quale più che la benzina, servirà la volontà degli uomini di mettersi al lavoro e imparare come si aggiusta e si guida davvero una macchina. Penso di essere stato abbastanza chiaro e mi scuso per questa lunga digressione, ma il prossimo che mi dice che la moneta è come il sangue nel corpo umano e senza il sangue si muore, verrà rimandato gentilmente al mittente e invitato a leggersi questo articolo. Per carità, la sovranità monetaria è una presupposto necessario (ma non sufficiente) per sperare in una qualsiasi ripresa economica e civile del nostro paese, ma se non si capisce bene come funzionano i fenomeni monetari e quale sia il ruolo della moneta all’interno del sistema, sarà difficile raggiungere anche in lontananza uno degli obiettivi che ci siamo prefissi. Puoi pure riprenderti la proprietà pubblica della moneta e il controllo della banca centrale, ma se poi i nuovi governatori non lavorano bene e non comunicano con i funzionari e i ministri del governo, hai voglia a sperare in una ripresa dell’economia. Perché, ripeto, l’economia di un paese è fatta dagli uomini e per gli uomini, non è quindi un sistema naturale spontaneo che si evolve sempre verso l’equilibrio (stabile, instabile o apparente che sia), ma una macchina artificiale che deve essere continuamente monitorata, controllata, mantenuta, azionata, guidata per bene se vogliamo continuare a viaggiare insieme alle altre macchine del pianeta.

                      

71 commenti:

  1. Sono d'accordo sul fatto che la moneta non è come il sangue, come erroneamente sosteneva Auriti. Del resto Auriti ha affermato molte inesattezze, a mio parere volute… Il fatto che la Banca Centrale europea non presta soldi allo Stato dimostra tutta l'inesattezza della sua teoria, in quanto tale pratica è espressamente vietata dal trattato di Maastricht. La teoria del valore indotto della moneta è un utile escamotage per propagandare un'idea politica. Anche l'idea dell'isola deserta appare ridicola, dato che in un isola deserta, la moneta sarebbe una cosa del tutto inutile. E comunque, i beni sarebbero pochi e sempre gli stessi, indi stampare più moneta non servirebbe a nulla. La moneta non è un bene reale ma semplicemente un'unità di misura, un mezzo per scambiare beni e servizi. Non può essere paragonato ad una automobile, ad un telefono cellulare ecc. Certo, la moneta oltre ad essere un metro, può costituire una riserva e quindi accumulare valore monetario,,, ma non è un bene in sé. Come se non bastasse, da un punto di vista logico, appare evidente che l'accettazione della moneta, lungi dall'essere causa del valore della moneta, ne rappresenta l'effetto. Ed infatti Auriti per dimostrare questa assurdità ricorre al principio della circolarità delle scienze, facendolo però cognizione di causa, sicché il sillogismo deve essere rovesciato: non è vero che la moneta vale in quanto è accettata, ma è vero il contrario: la moneta viene accettata solo in quanto possiede già un valore. Del resto se fosse possibile rifiutare una moneta si creerebbe incertezza nei pagamenti e tutti sarebbero costretti a munirsi di diverse monete per far fronte a tutti i pagamenti. Credo, senza tema di smentita, che la teoria di Auriti sia una vera e propria Bufala.

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    1. che pena! non si riconosce un sasso neanche quando ci si batte la testa, aò!
      la moneta moderna NON ha valore intrinseco né nominale [che non ha senso, l c.d. “valore nominale”].
      la si accetta solo per il corso forzoso che le hanno impresso.
      è dalla c.d. “accettazione” [in poi] che la moneta ACQUISTA valore (e non è un gioco di parole).
      infatti tu cedi un tuo servizio (o merce) per avere una cosa [la moneta] senza valore effettivo, sia riferito al servizio/merce da te reso che alla merce/servizio che prevedi di comprare con quella moneta.
      da questo momento QUELLA moneta ha per te valore perché INGLOBA (rappresenta) quella FATICA che hai appena fatto (almeno il Tempo impiegato!). e che vuoi scambiare con qualcosa di analogo. E infatti piangi e/o bestemmi se perdi QUELLA MONETA, come mai?! perché hai perso il tuo Tempo (o Fatica, fai te!).
      ORA&SOLO ORA quella moneta CONTA.
      se io ti avessi PAGATO con un dischetto di vetro su cui ho posto la mia firma (la più assurda "moneta" a cui puoi pensare, no?!) tu l'avresti accettata? no? sicuro? e se io mi chiamassi.. che so.. “Bill Gates”, ad esempio, e al possessore di quel fragile dischetto venisse dato lo 0,01% del mio impero?! lo rifiuteresti? non credo.
      eppure non è moneta-legale, non è d'oro, non è riconosciuta da terzi.. allora perché l'accetti?!
      Perché RAPPRESENTA un POSSIBILE valore. La moneta non HA VALORE, in sé. Mai.
      È solo una CONVENZIONE. Facendo GIRARE questa convenzione si induce valore nella moneta stessa (ecco l’esempio della dinamo, che ferma è solo ferro, magneti e rame MA in movimento è LUCE).
      La BCE non crea monete con valore. La BCE stampa carta colorata. Sic&simpliciter.
      L’euro (o Lira) non ha più valore del SIMEC.
      HA VALORE SOLO CIO’ CHE DECIDIAMO NOII&SOLO NOI CHE LO ABBIA.
      Certo.. se tu Stato schiavo delle banche MI IMPONI il corso forzoso.. con la Polizia.. con l’Esercito.. è ovvio che io accetto in pagamento la tua moneta di cartastraccia..
      A Guardiagrele preferivano il SIMEC, perché potevi comprare IL DOPPIO che non con la LIRA.
      Questo è stato il successo di Auriti.
      Un semplice cittadino ha EMESSO un pezzo di carta che ha surclassato la moneta [allora] ufficiale, con corso forzoso e con una istituzione ultracentenaria alle spalle qual è la Banca d’Italia (SpA).
      Ripeto: non capite una sassata neanche a prenderla in testa, aò! [cit.]

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    2. La moneta serve per misurare il valore, per scambiare beni e sevizi, stop. Non è un bene, come erroneamente affermava Auriti, altrimenti il banchiere sull'isola deserta avrebbe potuto mangiarla al pari di una banana.Questa è una verità lapalissiana che solo una mente contorta può rifiutare. Siete voi che non usate la logica e sovvertite il ragionamento. Poi prendete cià che vi fa comodo e lasciate stare quello che si rivela fallace. E' chiaro che in teoria sarebbe possibile FARE DI tutto, anche accettare più monete. Ciò causerebbe un'enorme incertezza nei pagamenti, costringendo tutti ad avere più monete, andando incontro a forti perdite di valore…. Il problema non è la carta o l'oro ma la fiducia in una determinata moneta.

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    3. Sandro, sapevo già che questo articolo avrebbe suscitato un dibattito acceso, ma credimi stai andando lontano dal motivo che mi ha spinto a scriverlo. Non mi interessa sminuire Auriti nè sostituirmi a lui nel ruolo di guru di una setta o di un gruppo di auritiani, signoraggisti, rettiliani etc etc. Il mio scopo era quello di aiutare le persone che si erano fermate agli argomenti di Auriti (per me essenziali come primo approccio alla questione monetaria) a fare qualche passo in più e in avanti, rispetto alla pura concezione monetaria dell'economia. Non voglio quindi aprire in alcun modo un dibattito con chi ha già una fede e un santone a cui appellarsi e non vuole discostarsi di un centimetro dalla sua visione monocratica-teologica (sarebbe come convincere un cristiano che Dio non esiste...impossibile!!!!).
      Tutto quello che avevo da dire a chi voleva fare qualche passo avanti rispetto alla visione Monetocentrica del mondo l'ho scritto in questo articolo e per me può bastare così. Questo articolo quindi, con tutto il rispetto, non è rivolto a te, nè ai tuoi seguaci, nè alle varie sette auritiane, signoraggiste etc...ma a coloro che incuriosite dal fenomeno monetario, volevano capire qualche altra cosa rispetto alle vostre spiegazioni, che ripeto sono utili come primo approccio, ma poi rischiano di confondere non poco le idee rispetto a tutto ciò che in Economia non è moneta, ma ricchezza reale, lavoro, saper fare, competenze, know how etc, etc, ed è su quello che a mio modo dovremmo concentrarci per non rischiare di utilizzare un giorno male la nostra sovranità monetaria (nel caso in cui saremo così bravi e determinati a riprendercela questa benedetta sovranità monetaria!!!!).
      Tuttavia, siccome sono un ingegnere che alla fine vede il lato pratico delle cose, spero che un giorno potremo ritrovarci a lottare dietro la stessa barricata, visto che i nostri obiettivi sono gli stessi:

      - Sovranità monetaria e nazionale a tutti i livelli
      - Banca centrale pubblica al servizio del governo
      - Regolamentazione bancaria e finanziaria

      Poi possiamo discutere se sia più giusto dare il reddito di cittadinanza a tutti perchè la moneta costituisce già un valore di per se (e c'è il reddito da signoraggio da spartirci, sic!), oppure utilizzare un programma di lavoro garantito per tutti (visto che per me il valore e la ricchezza di una nazione, e della sua moneta, è dato appunto dal lavoro, dalle competenze, dagli investimenti, dall'organizzazione, dalla capacità di essere autosufficienti e non dipendere dalle importazioni dall'estero etc, etc, etc)...Ripeto, per me siamo già dalla stessa parte della barricata e non vale la pena dividerci adesso sui dettagli. Questo articolo era rivolto a quelli che espressamente mi chiedevano cosa ne pensassi di Auriti, il signoraggio, la moneta sangue etc. A quelli che insomma nutrivano qualche dubbio su un certo tipo di impostazione. E non a te, che in quanto graziato da una fede, non può e non deve avere dubbi. Detto questo, spero di incontrarti presto dietro una qualsiasi barricata sparsa sul territorio nazionale, perchè questo deve essere fra poco il nostro unico dovere!!!!! Perchè dietro le barricate non c'è fede o partito che tenga, quando a rischio ormai c'è la nostra stessa libertà di avere una fede, un partito, un'idea...

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    4. Io però non sono Pascucci, e sarei veramente interessato a sapere cosa ne pensi sulla questione che ho posto (o per meglio dire che ha posto Steve Keen).

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    5. Cyrano, la risposta alla tua interessantissima osservazione è già inclusa nell'articolo 47 della Costituzione Italiana:

      "La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese."

      Come ho già scritto, la riconquista della sovranità monetaria e nazionale impone un nuovo riassetto del sistema bancario, finanziario e creditizio, che oltre alla già ben nota separazione fra banche commerciali e d'investimento, consente un maggiore controllo da parte del governo, attraverso la banca centrale, dei flussi del credito. In particolare si potrebbe utilizzare il meccanismo del credito selettivo, imponendo agevolazioni a quelle filiere produttive locali che voglia espandere e sviluppare. Inoltre con lo smembramento dei colossi d'argilla multinazionali (Unicredit, Monte Paschi e Intesa) si potrebbe favorire di nuovo la nascita delle BCC e delle casse di risparmio, che sono molto più legate al territorio e tanto bene in passato hanno fatto alla nostra economia.
      Fra l'altro, sai anche che in una prospettiva futuribile di lungo periodo a me non dispiacerebbe nemmeno il progetto di Positive Money, per impedire con un sistema di riserva al 100% alle banche di creare moneta scritturale e influire negativamente sui cicli economici. Nel progetto viene anche incluso il fatto che i clienti che decidono "volontariamente" e "consapevolmente" di diventare investitori, specificando al momento della stipula del contratto in quale settore vogliono che siano convogliati i loro risparmi: immobiliari, energie alternative, industrie alimentari locali, tecnologia, innovazione e ricerca etc etc In questo modo si avrebbe una guida sociale e democratica dell'economia, togliendo a monte il potere enorme di cui dispongono le banche oggi. Ripeto, però, questo deve fare parte di un progetto di lungo periodo, quando le cose saranno tornate a posto e la mente degli uomini sarà tornata a funzionare, perchè invece nel breve periodo le cose importanti su cui punture sono quelle elencate prima.

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    6. Infatti io mi riferivo ad un ipotetico sistema di copertura al 100% dei depositi.
      Ed è quì che secondo me Positive Money (cioè Werner e Dyson) sono troppo ambigui: qualunque risparmiatore medio vorrà che la banca presti a qualcosa che non sia troppo innovativo e soprattutto quasi certamente solvibile.
      Ovvero, il settore immobiliare.
      Indi, hai ragione sul fatto che non si creerebbero più bolle speculative, ma non è assolutamente detto che in contropartita ci sarà il finanziamento delle imprese produttive e commerciali.
      Solo il "Piano di Chicago rivisitato" accenna (vagamente) alla questione, dato che nel paper (vado a memoria) si legge: "Nel nostro sistema ovviamente il finanziamento Governativo alle banche sarà disponibile solo per lo sviluppo degli investimenti".
      Ma in realtà non vuol dire nulla, è semplicemente un atto di fede sulla base del fatto che, essendoci (causa riacquisto dei debiti) un debito aggregato nazionale minore, allora saranno solo le imprese a fare domanda di credito.
      Il che non è assolutamente detto, anzi.
      Secondo me, nei riformatori monetari, c'è una questione irrisolta.
      Ma magari sbaglio.

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    7. "nè ai tuoi seguaci" a parte che si scrive né.. di quali seguaci parli? non ti sei forse posto a SEGUIRE la PM? sicché..

      Auriti ha detto tutto e di più con le sue 44 paginette. alcune cose, come il fascismo o la madonna, sono cose personali, a me interessa la parte tecnica.

      il banchiere NON presta.
      il banchiere CREA, dal nulla.
      E poi DISTRUGGE.

      lo capisce anche un sasso che PRESTARE vuol dire PRIVARSI del prestato. e le banche, ripeto, non si privano di nulla. Né le centrali né le commerciali. e queste sono lo step 0. tutto il resto è già step 1 ed è inutile parlarne.

      io ormai ho ben capito che il signoraggio è ESCLUSIVAMENTE una Lotta contro se stessi: sei onesto o disonesto? Rothschild lo aveva capito benissimo. La scelta è la più semplice del mondo: o Lotti o sei filoIGB. sindrome di Belmonte, giornalista prezzolato, nipote che lavora in bankitalia spa, politico cameriere, giudice egocentrico, economista che siede nel CDA di sanpolloimi.. sono scelte.

      io volevo capire la TUA.

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  2. Errata corrige: Al rigo n.11 si deve aggiungere "senza". Quindi la frase corretta è la seguente: "Ed infatti Auriti per dimostrare questa assurdità ricorre al principio della "circolarità delle scienze", facendolo, però, senza cognizione di causa…"

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  3. Sono perfettamente d'accordo con il tuo articolo.
    Io stesso ne ho parlato spesso, al riguardo, prendendo sovente del fesso.
    La tua analisi centra oltretutto un punto importantissimo, che i riformatori monetari (Fisher, Allais, Werner, Zarlenga, Dyson) di solito ignorano: il problema non è solo che le banche creano moneta per mezzo del credito, ma anche che lo allocano im maniera improduttiva (finanza, consumi, immobili, ecc...).
    Steve Keen, il più grande economista vivente ed uno dei pochi che ha previsto la crisi, ha argutamente osservato che si può anche imporre un regime di comertura al 100% dei depositi come chiedono costoro, e sicuramente si limeranno molte delle incongruenze attuali, ma alla fine le banche comunque continueranno a preferire queste attività alle imprese.
    Per questo, Keen dice che le banche, almeno quelle più grandi, vanno nazionalizzate e così obbligate ad emettere esclusivamente credito produttivo alle imprese.
    Io non sono del tutto d'accordo, ma devo ammettere che i riformatori monetari hanno sempre glissato sulla questione.

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  4. >> Ecco perché da qualche tempo, io preferisco associare il fenomeno monetario a quello della benzina che viene immessa nel serbatoio di un’automobile: io posso iniettare tutte le quantità di benzina che voglio, ma poi se nessuno accende il “motore” e non esiste un “pilota” che guidi la macchina, la nostra auto starà ferma o il nostro viaggio si concluderà sempre con un disastro annunciato.

    Sono 10 anni che sento persone che SOSTITUISCONO un esempio NOTO con un altro esempio EGO-CENTRICO e quasi mai, come in questo caso, la Storia migliora. Ti rispondo speculando: «Anche avere del buon sangue e una ottima circolazione è COSA VANA se il corpo è quello di un idiota, ad esempio un grillino» [sandropascucci, 2013]

    Avere sangue BUONO, però, e una BUONA CIRCOLAZIONE rappresenta senza dubbio un ottimo punto di partenza per potermi dire VIVO. L'alternativa filosofica è un GENIO DELLA MADONNA IN COMA PROFONDO, con un angolo di bava che gli cola sul lettino. Chi preferiamo [essere]?

    Invece di RINNEGARE/SMINUIRE il prof. Auriti fareste bene/meglio a studiare UMILMENTE le sue parole, che hanno sempre due chiavi di lettura: una diretta e una indiretta.

    Se sei concentrato a SPUTTANARE Auriti non hai la lucidità né l'etica per dare la RISPOSTA GIUSTA al problema annoso/nodoso:

    DI CHI E' L'EURO AL MOMENTO DELL'EMISSIONE?

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  5. > Soprattutto quando i curiosi iniziano l’interrogatorio con queste parole: “perché come disse il professore Auriti, la moneta è come il sangue in un corpo umano e quando togli il sangue il corpo muore”. Bene. Immagine molto incisiva e suggestiva, ma che a mio avviso confonde non poco le idee sul ruolo della moneta nell’economia. E adesso, con un po’ di pazienza, vedremo perché.

    posso anticipartelo io? perché la frase di Auriti è INCOMPLETA?! che ne pensi? Infatti AURITI diceva del pericolo di togliere il sangue IN RIFERIMENTO ad altro. C'è il suo libro in Rete, gratis. Studialo e poi ne riparliamo.

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    1. >> L’immagine del sangue che viene immesso nel corpo per salvarlo dalla morte e concedergli vitalità e vigore non è quindi per nulla attinente al fenomeno monetario, perché a differenza del corpo umano, l’economia di un paese non è un processo né naturale né spontaneo né automatico. Quando faccio una trasfusione di sangue nelle vene, quest’ultimo andrà ad attivare “automaticamente” tutti gli organi del corpo umano e ne garantirà la sopravvivenza, mentre quando immetto moneta in un mercato quest’ultima andrà di certo a stimolare “automaticamente” le dinamiche di produzione e di scambio, ma senza un controllo preventivo non saprò mai dove, quando, come questo stimolo avverrà e se arrecherà un beneficio o un danno alla mia economia.

      CVD. Auriti NON si riferiva a questo. Amen.
      ps: che noia!

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    2. Strano che sia ricomparso Pascucci...

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    3. che ci trovi di strano?
      ps: ma tu non eri morto? dal 1897.. voglio dire..

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  6. Repubblica presso la Corte d’Appello dell'Aquila (ed. Controcorrente, Napoli 2001)

    "Le anomalie di un bilancio […] la Banca d’Italia, nei propri bilanci, iscrive tra le poste passive la moneta che immette in circolazione. Questo ritiene di poter fare in virtù di un mero gioco di parole, che si risolve in definitiva in una presa in giro del popolo, sfruttando in modo truffaldino la formula che ancora si trova scritta sulle banconote (“Lire centomila – pagabili a vista al portatore” – firmato “Il Governatore”) e che, oggi, non avrebbe più alcuna ragione di essere, perché non significa nulla [1].
    Infatti si tratta di un’obbligazione che l’istituto bancario si assumeva nel passato (nel tempo, cioè, in cui vigeva la convertibilità del biglietto di banca in oro) di convertire appunto la carta moneta nel metallo prezioso che ne costituiva la garanzia (base aurea).
    Nei tempi attuali, in cui quella convertibilità è stata abolita ed è stato imposto il corso forzoso della moneta cartacea, quella “promessa di pagamento a vista” ha perduto ogni contenuto e non può, quindi, avere alcun valore. Tuttavia la Banca d’Italia ritiene ancora di potersene avvalere, confidando che la mera apparenza, che ancor oggi conservano i biglietti di banca, di cambiali a vista, e quindi formalmente di debito, le possa consentire legittimamente di considerare la moneta immessa in circolazione come una propria passività da iscrivere in bilancio tra le poste passive. Ed è noto come l’aumento artificioso del passivo, in un bilancio societario, determini un illecito annullamento dell’attivo [2].

    Quindi l’Istituto di Emissione immette in circolazione banconote che sono non solo prive di alcuna copertura (neanche parziale) o garanzia, ma anche strutturate come false cambiali, che da un lato offrono una parvenza di legalità alla loro iscrizione nel passivo dell’azienda, dall’altro costituiscono un “debito inesigibile”, come affermano le stesse autorità monetarie, inventando una fattispecie giuridica di cui facilmente si può misurare l’assurdità. A parte, infatti, che la inesigibilità non può che riguardare il credito (perché è questo che, caso mai, non può essere esatto), con la formula del “debitore inesigibile” si fa decidere allo stesso debitore di non pagare il debito.
    Una cosa è dire che “il credito” è inesigibile perché il debitore non può pagare, altra cosa è invece dire che esso è inesigibile perché il debitore (la Banca Centrale) per legge ha la garanzia di non dover pagare.
    Riassumendo, delle due l’una: o la Banca d’Italia non è proprietaria della moneta al momento dell’emissione (come hanno affermato i rappresentanti del governo rispondendo alle interrogazioni parlamentari) ed allora appare del tutto ingiustificato che ne tragga un utile, tanto più che la banca stessa assume di essere debitrice dei simboli monetari emessi, così da iscriverli come posta passiva nel proprio bilancio; oppure la Banca Centrale (contrariamente a quanto dichiarato dai due Sottosegretari di Stato) è proprietaria di quella moneta e con giustificazione (solo apparente) ne ritrae un utile dal suo prestito al sistema economico nazionale, ma allora assume i contorni di un fatto illecito far figurare come poste passive operazioni che sono invece indubbiamente attive."


    Note: oramai a dare contro aurtiti,, tra un po' ritorneremo sulla luna

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  7. Finalmente arriva la risposta all’interrogazione presentata dall’Europarlamentare Marco Scurria sulla natura giuridica dell’euro, e finalmente arriva la conferma: ci stanno truffando. Ci hanno sempre truffati. Ma andiamo per ordine.

    Marco Scurria aveva chiesto chiarimenti sulla risposta data dalla commissione europea alla prima interrogazione sulla proprietà giuridica dell’euro presentata dall’On. Mario Borghezio, nella quale si affermava che nella fase dell’emissione le banconote appartengono all’Eurosistema, mentre nella fase della circolazione appartengono al titolare del conto sulle quali vengono addebitate. Attenzione perché le parole negli atti ufficiali e nel linguaggio tecno-eurocratico vanno soppesate per bene. Quindi il commissario Olli Rehn rispondeva a Borghezio che la proprietà delle banconote cartacee (dove troviamo ben impressa in ogni lingua dell’Unione la sigla della Banca Centrale Europea) è dell’Eurosistema.

    Ma cos’è quest’Eurosistema?

    “L’Eurosistema è composto dalla BCE e dalle BCN dei paesi che hanno introdotto la moneta unica. L’Eurosistema e il SEBC coesisteranno fintanto che vi saranno Stati membri dell’UE non appartenenti all’area dell’euro.” Questa è la definizione che si legge sul sito ufficiale della BCE. Quindi le Banche centrali nazionali stampano le banconote e si appropriano del loro valore nominale (ad Es. se stampare un biglietto da 100 ha un costo fisico per chi lo conia di 0,20 centesimi – valore intrinseco – le BCN si appropriano anche del valore riportato sul biglietto stampato). E l’On. Scurria chiedeva quali fossero le basi giuridiche su cui poggiava l’affermazione del Commissario Olli Rehn:


    Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012

    alla Commissione Articolo 117 del regolamento

    Marco Scurria (PPE)

    Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro

    In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”.

    Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione?

    Nei tempi stabiliti dal Parlamento Europeo arriva la risposta:

    IT - E-000302/2012 - Risposta di Olli Rehn

    a nome della Commissione (12.3.2012)

    L’articolo 128 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea costituisce la base giuridica per la disciplina dell’emissione di banconote e monete in euro da parte dell’Eurosistema (costituito dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali). La proprietà delle banconote e delle monete in euro dopo l’emissione da parte dell’Eurosistema è disciplinata dalla legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento delle banconote e monete al nuovo proprietario, ossia al momento dell’addebito del conto corrente bancario o dello scambio delle banconote o monete.

    Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a costo zero, se si esclude l’energia elettrica che mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori nominali appartiene al nuovo proprietario, ovvero a chi ha accettato l’addebito, a chi ha accettato di indebitarsi. Non solo. Olli Rehn, per giustificare l’affermazione secondo la quale rispondeva a Borghezio che l’Euro appartiene nella fase dell’emissione all’Eurosistema, cita l’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, dove nel comma 1 si legge:

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  8. :

    La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.
    E’ chiarissimo. Non c’è scritto da nessuna parte che la proprietà giuridica dell’euro emesso appartiene alla BCE o alle BCN. C’è soltanto scritto che la BCE può autorizzare l’emissione di euro a se stessa e alle BCN, dovendo controllare l’inflazione nella zona euro, così come stabilito dal Trattato di Maastricht. Ribadisce che solo l’Eurosistema può stampare le banconote o creare elettronicamente i valori nominali. Ma nessun riferimento giuridico, nessun trattato, nessuna legge, nessuna deliberazione, niente di niente ci dice che l’Eurosistema ha la facoltà di addebitare la moneta. E’ evidente che si appropria di questo grande ed esclusivo privilegio.
    Ciò che diceva il prof. Giacinto Auriti trova finalmente conferma in un atto ufficiale della Commissione Europea: le Banche Centrali si appropriano del valore della moneta perchè emettono solo addebitando, prestando, e il prestare è una qualità esclusiva del proprietario. Auriti chiamava questo meccanismo la truffa del signoraggio, parola sulla quale oggi si fa volutamente grande confusione, essendo per la massa direttamente associabile alla farfallina di Sara Tommasi e a qualche improbabile personaggio del mondo della politica che fa avanspettacolo che le si accompagna.

    Non a caso l’indomito professore dell’Università di Teramo aveva denunciato la Banca d’Italia (organismo privato in mano per il 94% a banche commerciali e fondazioni bancarie) per truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio (grave piaga dei tempi nostri). Infatti la moneta, essendo il mezzo di scambio con il quale i cittadini riescono ad interagire tra loro dando vita al mercato, ovvero riuscendo a scambiarsi reciprocamente beni e servizi prodotti grazie al loro lavoro, deve appartenere esclusivamente a chi lavora, ovvero al popolo. Chi si appropria indebitamente del valore della moneta non fa altro che sfruttare il lavoro del popolo, lucrare sulle fatiche e sulla produzione altrui chiedendo che gli vengano pagati gli interessi sul prestito erogato. Questa è la gigantesca distorsione del nostro tempo, questa è la Grande Usura. E sotto il giogo di questa malefica piaga, sono finiti tutti i popoli d’europa che oggi pagano sulla propria pelle una crisi sistemica e indotta, figlia di un paradigma che dal 1694 (anno di costituzione della prima Banca Centrale, la Bank of England) si è imposto sulla vita dell’uomo.

    Il meccanismo dell’indebitamento degli Stati da parte di organismi privati quali sono le Banche Centrali Nazionali è presente quasi ovunque. La Federal Reserve conia negli USA il dollaro, la Bank of England conia nel Regno Unito la Sterlina, la BCE conia l’Euro. Ma per quanto ci riguarda, esiste un’abissale differenza, che rende il sistema ancora più perverso: gli Stati dell’Unione non possono ricevere il credito direttamente dalla BCE (cosa che invece accade in modo diretto e subordinato negli altri paesi, ed Es. negli USA dove il Congresso ordina di stampare e la FED esegue) ma devono finanziarsi sul mercato, la parolina magica con cui ci prendono per i fondelli. In poche parole funziona così: la BCE crea denaro a suo piacimento, lo da in prestito alle banche commerciali (Draghi ha recentemente creato circa 1000 miliardi di euro prestandoli all’1%) e queste possono decidere se acquistare o meno i cosiddetti BOND, i titoli del debito (con tassi che vanno dal 5 al 7%). Non è possibile, quindi, per i paesi della UE attuare una propria politica monetaria, pur volendo accettare il meccanismo dell’indebitamento pubblico.

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  9. di solito quando si afferma di nn poter essere smentiti,dopo 2 secondi succede il contrario..............................

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  10. quando mai le banche hanno mai avuto i soldi ,visto che prestano a riserva frazionaria.dobbiamo ripartire a descrivere dai rothschild in poi,,dal patterson. o come nascono le note da banco.,facciamo una prova,corriamo tutti in banca a ritirare il cash.poi vediamo cosa succede con le varie teorie economiche

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  11. Geremia
    Dopo aver letto queste pagine è scomparsa nella mia mente ogni pur flebile traccia di conoscenza su come funziona la moneta, però ho finalmente capito come, in tanta oscurità teorica e pratica, le truffe finanziarie a livello internazionale possano rigogliosamente svilupparsi e prosperare a spese degli ignoranti (????!!!!).
    Come postilla alla mia totale (spero momentanea) confusione mentale riguardo alla moneta (stimavo molto il prof. Auriti che per primo ha osato scostare un po' il sacro Velo del Tempio di Mammona per tentare di carpirne i segreti, vorrei chiedere allo stimatissimo prof. Valerio cosa ne pensa del saggio del medesimo studioso dal titolo "La moneta di Dio"(già pubblicato su “Chiesa viva” nn. 204 e 205 (febbraio e marzo 1990) e che ho avuto modo di leggere in questi giorni nel sito del Sac. Don Curzio NItoglia. Non ci ho capito molto, ma sono rimasto un po' scosso. Grazie.

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    1. Geremia, purtroppo non ho mai letto il libro citato e non so se un giorno avrò il tempo materiale di leggerlo. Di Auriti conosco questo e su questo (ma soprattutto su come il testo viene recepito dalle persone) ho dedotto la mia critica alla visione esclusivamente Monetocentrica dell'economia:

      http://www.signoraggio.com/auriti/ilpaesedellutopia_auriti231.pdf

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    2. beh ... basare la tua critica avendo letto solo Il paese dell'utopia e' un po poco... infatti Auriti nei suoi scritti e nei suoi interventi rispose a tutte quelle critiche in modo esaustivo... ti consiglio di ampliare la tua ricerca perché hai travisato al massimo Auriti. La conclusione di 35 anni di studi nn era per gettare i soldi dagli elicotteri

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  12. Sento efluvio di troll.

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    1. Il troll è stato sistemato e adeguatamente spammato

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  13. In questo sito si fa demagogia. Vero. Quella dei commenti anonimi. Sarebbe bello avere, come negli Stati Uniti d'America, una Banca Centrale che voglia agire da prestatore di ultima istanza. Ciò non è. Quindi, siamo tutti schiavi dei banchieri strozzini ai quali dobbiamo chiedere la moneta in prestito e che ci ricattano imponendo lo smantellamento del welfare europeo, finora vero illuminante esempio di democrazia al più alto livello. Dovremo ricominciare a batterci per tenercela, o per riconquistarla. E' già ora, anzi. Vi consiglio un sito amico, Bottega Partigiana. A presto!

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  14. Geremia
    Non mi pare che questo sito sia una tribuna di demagogia. Il dott. Valerio è sempre stato un validissimo informatore esponendo questioni complesse e vitali con massima lucidità e con rara competenza. Detto ciò, riscattandosi di qualche nebulosità riferibile a questo saggio, dopo tutto alla fine conclude:
    " ... spero che un giorno potremo ritrovarci a lottare dietro la stessa barricata, visto che i nostri obiettivi sono gli stessi:
    - Sovranità monetaria e nazionale a tutti i livelli
    - Banca centrale pubblica al servizio del governo
    - Regolamentazione bancaria e finanziaria".

    Sono obiettivi essenziali e irrinunciabili che si possono senz'altro porre a fondamento di ogni speranza di riscatto.

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  15. Geremia
    Chiedo scusa se forse abuso della cortese ospitalità, ma sento di dover esprimere un pensiero di compiacimento per l'intervento del dott. Sandro Pascucci, titolare dell'abbastanza noto Blog sul Signoraggio e che si è sempre battuto strenuamente perché certe verità riescano a farsi strada anche nelle cervici più granitiche. Ultimamente mi è sembrato che la sua eroica pervicacia stia dando qualche segno di delusione, ma tengo personalmente a rassicurarlo che il Suo sito è seguito da affezionatissimi estimatori parecchi dei quali solo negli ultimi tempi sono venuti a conoscere l'argomento.
    Philosophia non dat panem, si dice, e talvolta uno può anche essere tentato di gettare la spada alle ortiche, ma la Battaglia è una Santa Battaglia perché è volta a combattere contro l'ingiustizia. Non credo che il prof. Auriti si sia fatto ricco con la sua attività di violatore del sacro tempio di Mammona, ma chi adesso apprezza le sue fatiche intellettuali lo considera un pioniere eroico, un Maestro che si è battuto contro l'Idra mostruosa e famelica che si nutre del sangue degli sterminati.

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    1. cmq..non sono dottore, altrimenti non avrei capito il signoraggio.. spero puntiate al sito giusto quando cercate info sul signoraggio.. se vedete una tetta o un culo o una scia chimica o una lista politica.. beh non è il mio signoraggio.com

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  16. Geremia
    Desidero ritornare brevemente sul link relativo al saggio "La moneta di Dio", link che ho trascritto dal sito dove si trova riportato come "“Chiesa viva” nn. 204 e 205 (febbraio e marzo 1990). In fondo alle pagine, per altro, viene citato. "Chiesa viva marzo 2013". Non è un libro ma una trattazione compendiARIA di alcune considerazioni di "economia monetaria" circa "un segreto di potenza" che sarebbe stato rivelato da D-o stesso sul Monte Sinai e che l'autore definisce con il termine di Mamrè. La rivelazione divina, a quanto sembra di dover capire, non fu tradotta in forma scritta come il Decalogo ma venne affidata alla tradizione orale. In sostanza, per quanto ne ho capito io, il "segreto " si riferisce ad un "fiat money" sui generis che, adottato dalla Diaspora, avrebbe addirittura causato una tremenda crisi inflattiva determinata dalla base monetaria eccessivamente ampia gonfiata dalla quantità di mamrè messi in circolazione . I "pagherò" Mamrè, che godevano di un prestigio di affidabilità pari all'oro per gli Ebrei, si diffusero ovunque, ma, per i non Ebrei che non erano garantiti dal sistema del settennato sabbatico, fecero sì che la moneta cattiva scacciasse quella buona. Ciò avrebbe portato al disastro la potenza romana. Effettivamente negli ultimi secoli dell'impero si verificò un collasso economico/finanziario che ebbe esito fatale. Sarebbe una tesi da studiare un po'. E' vero che pagare gli eserciti costava uno sproposito, ma l'impero era dotato di enormi ricchezze in popoli, schiavi, territori, miniere, commerci ecc. e da un flusso di tributi copiosissimo da parte delle nazioni sottomesse.

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  17. Geremia: Trascrivo parzialmente ma testualmente da G.Auriti "Dio o Mammona" (ripubblicato in Chiesa Viva, marzo 2013):
    " ...La “dottrina sociale monetaria” di Mosè è contenuta nel Deuteronomio e si fonda essenzialmente su tre princìpi:
    1. Tutti i credenti in Dio debbono farsi reciprocamente tra di loro “prestiti” senza “interesse”, nella misura delle loro necessità.
    2. Il “prestito” ha una vita effimera: ogni 7 anni viene annul- lato, anche se non è stato pagato (anno sabbatico).
    3. Nessun credente può fare immagini di Dio, né intagliate, né incise, né stampate, né su pietra, né sui metalli. I metalli preziosi possono essere usati come merce ma non come moneta.
    Da queste tre premesse scaturisce un quarto principio: “Poiché i cre- denti in Dio tra loro debbono farsi
    credito, nella misura delle loro necessità”, qualsiasi “de- bitore”, in qualsiasi momento avrebbe potuto estinguere il proprio “debito” col ricavo di un “nuovo” debito contrattato verso un “nuovo” creditore. Per cui, il Comandamento di Mosè rendeva impossibile l’insolvibilità del debito; ed inoltre, come conseguenza dell’impossibilità di “coniare” monete in metalli preziosi, si faceva necessariamente ricorso ad un’altra moneta. Questa moneta era formata dalle “ricevute di credito” che rilascia-
    vano i debitori; esse circolavano senza bisogno di “girata”, ed erano chiamate “Mamrè”: l’antenato della nostra Carta-Moneta. "
    Da ricordare l'episodio biblico di "Tobia".

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  18. Ciao,

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    Cordiali Saluti

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    RispondiElimina
  19. M.r Fred Peterson si rivela dotato di una fervida passione per gli affari ed anche di senso dell'umorismo. In questa onorevole Platea si sta dicendo peste e corna del "debito" dello Stato e Lui viene ad offrire prestiti, cioè viene ad incoraggiare l'indebitamento dei partecipanti a questo Blog.
    Comunque può essere un pubblico a cui esibire della pubblicità. Non si sa mai. Tasso di interesse rapportato all'anno, al mese, alla settimana?

    RispondiElimina
  20. caro Piero Valerio, se del professor Auriti hai capito solo "la moneta è il sangue del mercato" non c'era bisogno che ti sforzavi a scrivere questo lungo quanto inutile articolo, montando anche idiozie e cattive insinuazioni. La moneta secondo Auriti non ha alcun aspetto finanziario. L'aspetto finanziario che insinui, appartiene ai cultori della finanza (cioè dei giocatori di lotterie), e visto che lo addebiti ad altri, ho quasi il dubbio che ci sei dentro fino al collo a questo mondo marcio. La moneta secondo Auriti era un titolo rappresentativo dei beni, che acquisisce valore al momento dell'accettazione. Punto. Mi fermo qui perché andando avanti nella lettura della tua personalissima interpretazione noto che hai le idee molto confuse e non ti si può spiegare..... La prossima volta chiedi consigli, anche al vicino di casa, prima di rendere pubblico lo sciame di cattive idee che hai in testa

    RispondiElimina
  21. Il gettito del risparmio di un mercato non è determinato dalla volontà dei privati, ma dalla politica della banca centrale. Dilatando o restringendo il credito, lo istituto di emissione può dilatare o restringere la spesa globale della nazione. E siccome la spesa globale è uguale al reddito nazionale (e siccome il risparmio globale è una quota del reddito nazionale), la .banca centrale restringendo o dilatando il credito, determina il volume del risparmio, e determina altresì la solvibilità media del mercato.
    Entro queste medie, si inscrivono i comportamenti dei singoli operatori, che sono liberi di muoversi, come i viaggiatori chiusi in un vagone ferroviario. Così ragiona la scienza moderna.
    Si direbbe che si voglia deliberatamente ignorare che in una economia in sviluppo, i depositi superano i prelievi. Sembra che si voglia deliberatamente ignorare che il risparmio cresce proporzionalmente al reddito. E che per queste lapalissiane ragioni la solvibilità delle banche è determinata dalla stessa politica della banca centrale.

    Le dottrine moderne insegnano che la funzione della banca è precisamente quella di creare moneta bancaria, sotto forma di crediti alla clientela. Se nel mercato esistono accantonamenti di materie prime, di mano d'opera, di impianti non utilizzati per la produzione, il banchiere crea la moneta corrispondente a queste giacenze, di uomini, di impianti, di macchinari. Perché queste giacenze rappresentano il risparmio reale del mercato, ed i simboli monetari emessi dal credito bancario non sono che la rappresentazione cantabile del fenomeno.
    La funzione della banca non è di rendere i depositi ai depositanti ma di adeguare il volume della circolazione alle effettive esigenze produttive del mercato, in modo che tutti i fattori siano impiegati. Se la banca esercita questa funzione entro questi limiti, espande il reddito della nazione e crea la propria solvibilità.

    Non pare che questi cancelli, ovvi per chi segua la recente letteratura economica anglo-americana, siano noti al professore Einaudi. E se lo sono non pare che siano condivisi. Egli è fermo su concezioni antiche. Alla formula quantitativa del valore della moneta. E sembra ignorare che quando, in un paese, (come avviene oggi in Italia) il sistema bancario rifiuta di assolvere la funzione di adeguare la circolazione monetaria al volume delle transazioni che potrebbero essere attuate, in rapporto ai fattori della produzione (uomini, merci, impianti) disponibili e non occupati, in tale caso la banca crea la propria insolvibilità. Perché

    per la sua insufficienza di reddito i prelievi superano i depositi. I ritardi di pagamento (cambiali) diventano universali. E il pagherò incerto sostituisce la moneta certa. Pensieri Auritiani e C 1957,quando si parla di "MONETA E AURITI" bisogna conoscere la evoluzione del pensiero della persona che si sta cercando di mettere in discussione,altrimenti e consigliabile tacere!!!!!! AURITI ERA UN GENIO IN UN MONDO ACCADEMICO DI PIGMEI, per dirla con le parole usate dall'editore Solfanelli!!!

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  22. E' caratteristica dell'animo umana che dalla previsione del godimento futuro di un bene nasca una utilità attuale:si pensi al contadino che gode a veder crescere il grano anche alla sola previsione del raccolto.E possiamo ben affermare che,anche se da un punto di vista strettamente scientifico,debba ben riconoscersi al campo della economia il momento produttivo e a quello del diritto il momento della proprietà.Tuttavia è altrettanto vero che quando si passa dalla astrazione scientifica alla applicazione pratica non sio può negare che la certezza del diritto e uno dei maggiori incentivi alla produzione.E dobbiamo ritenetre ,in questo senso,che il diritto come realtà spirituale è un bene immateriale in senso ecopnomico e addirittura un fattore fondamentale della produzione.E' una verità intuitiva che,specialmente nei procedimenti produttivi a lunga scadenza,la certezza del diritto è condizione fondamentale per gli investimenti di capitale."Il diritto come principio universale dell'operare domina tutte le relazioni umane e quindi anche quelle che tendono alla soddisfazione dei bisogni ed all'acquisto dei beni materiali.Il diritto domina dunque,in una parola l'economia . G. Del.Vecchio".Di Auriti Prof Giacinto 1976 LA PROPRIETA' DI POPOLO.

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  23. qui stiamo facendo disinformazione concentrandoci su quale paragone sia migliore per descrivere la moneta senza capire che la situazione è drammatica.
    potete dire ciò che volete, ma tutte le politiche industriali volte a creare occupazione, piani industriali di sviluppo sostenibile, piani energetici ed alimentari di autosufficienza nazionale, supporto e creazione di nuove filiere produttive, i programmi di formazione e piena occupazione, controllo dei movimenti di capitali e di merci per garantire un equilibrio nei bilanci con l’estero, tutela e riqualificazione del patrimonio pubblico e naturale ecc. incluse le iniziative più piccole come far funzionare un'ospedale, riparare una scuola ecc. NON SONO FATTIBILI SENZA MONETA PROPRIETA' DEL POPOLO PER LEGGE.

    la moneta oggi giorno non è proprietà del portatore, è solo a disposizione di questi, è come un'usufrutto, solo che questo cessa restituendo il bene di proprietà al soggetto titolare della stessa, mentre la moneta va restituita con interessi.

    più precisamente noi siamo solo semplici detentori dello strumento monetario, non proprietari!

    la moneta proprietà del popolo è quindi fondamentale, è il primo passo, previa uscita dall'euro sistema, da compiere perchè si possano fare poi tutte le buone politiche descritte sopra.

    VOGLIO VEDERVI RISOLVERE I PROBLEMI SOCIO ECONOMICI ATTUALI, ANCHE AVENDO POLITICI SERI, CHIEDENDO SOLDI AI MERCATI VENDENDO TITOLI DI STATO!
    se non celi comprano, e se non ci impegniamo a pagare interessi da cavallo su quelli venduti, non avremo nessun strumento monetario per poter fare niente di niente.

    quindi poche ciance, Auriti aveva ragione e ovviamente non basta risolvere la questione monetaria, ma oggi è la prima cosa da fare.
    ovvio che questa non si può attuare se non vi sono politici seri, perchè non potremo mai uscire da un sistema, l'euro sistema, basato sul debito.
    noi lo diamo già per assodato che è necessario prima avere persone serie per attuare i passi risolutivi della crisi attuale e scongiurarne di future. quindi bisogna fare informazione seria, sviluppare coscienza sociale, far sì che la gente comprenda, e senza scrivere chilometri di post inutili come questo che denigrano solo idee importanti come quella di Auriti.

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    Risposte
    1. Complimenti Luigi,spero la smettano di scrivere su cose che non conoscono,"IL PENSIERO AURITIANO E LA SUA EVOLUZIONE" Come il GRANDE PROF ERA ARRIVATO ALLE CLONCLUSIONI FINALI DEL SUO PENSIERO!!Lui e il suo gruppo iniziale attaccavano Einaudi per essere un tradizionalista della economia.In sintesi nel 1956-1965 erano la MMT di oggi ,poi??? qualcosa cambiò ed ecco arrivare la "PROPRIETA' POPOLARE DELLA MONETA"Il tarlo del diritto si insinua sulla economia espansiva,il tutto non per caso,anzi......E' stata una evoluzione Spirituale e Tecnica.Altra cosa che può aiutare nella comprensiene:AURUTI NASCE LIBERALE E CATTOLICO !!!!

      Elimina
  24. inoltre evitiamo di definire un gruppo di persone che si riconosce nel pensiero di un giurista come era Auriti, SETTA. le sette sono gruppi perversi che contrariamente al buon senso e alla morale compiono azione abiette, contro l'uomo e la natura.

    quindi evitiamo, altrimenti tutti i gruppi attualmente presenti nella discussione sul tema monetario, che si distinguono per un'idea di base presa come riferimento: es. MMT con MONETA - DEBITO e deficit positivo (ASSURDO!!) - POSITIVE MONEY con riserva al 100% ecc. dovrebbero essere definite tali.

    cioè non aiuta, ed è solo irrispettoso discriminatorio nei confronti di chi condivide una filosofia deliberatamente scelta e del suo diritto di libertà di pensiero.

    RispondiElimina
  25. "AURITI ERA UN GENIO IN UN MONDO ACCADEMICO DI PIGMEI"
    Aggiungerei che i "pigmei" forse non sarebbero stati tali per "Natura", ma erano senza alcun dubbio tali quasi tutti, per malafede.

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  26. " ... setta o di un gruppo di auritiani, signoraggisti, rettiliani etc etc. ... "
    Mettere insieme AURITIANI con rettiliani e assimilare entrambi nella categoria delle sette è un concetto che proprio non può essere condiviso.

    RispondiElimina
  27. Saluto al tutto il pubblico di Italia
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  32. Può Dio o altra Divinità costruire o creare un asilo, un ospedale, una rete ferroviaria, una scuola, una strada, un ponte, una casa di riposo, un operatore dei servizi sociali con le relative strutture, un museo, un medico e un macchinario con cui più facilmente curare le malattie, creare per tutti una vita degna di essere vissuta?
    Potrebbero probabilmente, ma hanno delegato questi compiti molto importanti, agli uomini e ai sistemi Governativi tramite la politica
    Può Dio o altra Divinità , dare lavoro garantito a tutti, soprattutto pagato in funzione del reale costo della vita, perché ciò che ci distingue dagli animali è la dignità di chi nel lavoro trova il ruolo della propria espressione esistenziale e non soltanto veicolo di sopravvivenza?
    Potrebbero probabilmente, ma hanno lasciato questi compiti molto importanti, agli uomini e ai sistemi Governativi tramite la politica.
    Può Dio o altra Divinità creare con il denaro sufficiente, un sistema che possa dare piena occupazione, in virtù del fatto che esistono in ogni luogo o nazione, molti più lavori da fare che persone in condizione e con le capacità di realizzarli?
    Potrebbero probabilmente, ma hanno lasciato questi compiti molto importanti alle Banche Centrali, agli uomini, e ai sistemi Governativi tramite la politica.
    Se al di sopra delle banche centrali, e dei sistemi Governativi, nella creazione del denaro ci sono solo DIO o altra DIVINITA’ e quindi a loro rimettere il proprio debito, si potrebbe pensare che in qualità di Direttori Generali (Scusate il paragone) per come usano lo strumento monetario e lo strumento politico , dovrebbero come minimo:
    Licenziare, o visto che ne hanno la possibilità fulminare tutti i presidenti e tutto il sistema politico che li appoggia con effetto immediato, dedicando particolare attenzione all’area Eurozona. Proseguire le strategie politiche e sociali dell’unione europea, ratificate con trattati sovranazionali dai parlamenti dell’unione accettandole, e’ come pensare che il governo tedesco nel periodo della seconda guerra mondiale adottasse politiche sociali atte a tutelare il benessere degli ebrei e ne salvaguardasse l’ incremento demografico con politiche adeguate allo scopo.
    Lo è dall’inizio dei tempi, con l’aggiunta, che nessuno di noi mai capisce che l’unica mano di DIO o altra DIVINITA’ capace di dare salvezza, piena occupazione, creare le condizioni per avere vita degna, è quella che creiamo noi qui sulla nostra materiale Terra, quando sappiamo amare e consolare, e se noi non lo faremo non ci sarà nessun DIO o altra DIVINITA’ a farlo al posto nostro, né qui né dopo.
    “Perdonate loro che non sanno quello che fanno”, direi solo per alcuni, parecchi lo sanno benissimo, e si stanno a livello terapeutico accanendo parecchio.
    Siamo tutti noi utilizzatori di strumenti, l’economia e il sistema monetario sono strumenti.
    Provate ad immaginare un coltello, è uno strumento, come l’economia e il sistema monetario.
    In funzione di chi li usa possiamo avere risultati diversi.
    Sia il coltello, l’economia e il sistema monetario possono essere usati per ferire o per farvi gioire.
    Il coltello può essere usato per offendere, o per tagliare in armonia un pane, da condividere con i tuoi amici; così l’economia e il sistema monetario possono essere usati per renderci felici o farci cadere in depressione o deflazione e non poter vivere una vita degna di essere vissuta.

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  48. Ciao a tutti. È per prevenirli che la maggioranza dei prestatori di denaro è truffatori per la maggior parte. Vi dico perché lo ho vissuto. Lo hanno fuorviato più volte. Non credevo realmente più nella parola dei prestatori falsi prima che incroci il cammino della signora CINZIA Milani. mi ha conceduto il mio prestito di denaro di 4000 euro in meno di una settimana. Una somma che devo lui rimborsato entro 5 anni con un tasso di 2,5%. Grazie a lui ho potuto aumentare il mio piccolo commercio e gli sono étrenellement riconoscente per quella. Allora vegliate scrivergli al suo indirizzo qui di seguito se avete bisogno di prestito di denaro. Posso testimoniare che esistono ancora veri prestatori che hanno voglia di aiutare. Non esitate a contattarlo. È molto comprensivo. Posta elettronica: milanicinzia62@outlook.com

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