“Ma arrivati a questo
punto mi chiedo sempre più spesso: quali modi esistono per ribellarsi a questo
sistema usando mezzi non violenti?
Cosa possiamo fare noi, comuni cittadini, anche
se informati e consapevoli per ribellarci a queste forze opprimenti usando le
ormai spuntate armi della democrazia? Delle
risposte me le sono date...e ammetto che mi spaventano abbastanza. Sono l'unico?” No, non sei l’unico, caro lettore anonimo, che hai lasciato
questo commento nel post precedente.
Almeno su un’altra persona che si chiede continuamente queste tue stesse
domande e ha le tue medesime paure potrai sempre contare: il sottoscritto.
Eppure, fra i miei mille dubbi e tentennamenti, qualche risposta me la sono
data anche io: non bisogna mai stare
fermi, impassibili a guardare mentre tutto, dentro e fuori di noi, va in rovina.
Leggiamo, informiamoci, studiamo, parliamo e confrontiamoci con gli altri,
scriviamo, sfruttiamo tutto il tempo utile a disposizione per creare legami e
relazioni solide e costruttive, organizziamoci.
Mettendo da parte la violenza e la rabbia fine a se stessa (che come avrete già
capito, in ottemperanza alle più consolidate strategie del terrore, è
funzionale all’esistenza e alla sopravvivenza di questa ignobile e indegna
classe dirigente: più sangue ci sarà per le strade e maggiore sarà la tendenza
della gente a cercare riparo nei partiti tradizionali, ovvero in quelle stesse
forze politiche e culturali che hanno fino ad oggi causato il disordine sociale
e fomentato la violenza), dobbiamo avere la capacità di organizzarci secondo
tutte le forme di aggregazione
consentite dalla nostra splendida e umiliata Costituzione Democratica.
Più siamo e meglio è, perché una volta raggiunta la soglia critica di attivisti la dirompente forza d’urto delle nostre
idee e proposte potrebbe fare la differenza nello sterile dibattito
politico e sociale in corso, in cui prevale purtroppo soltanto la menzogna, la
confusione, l'inconcludenza e la mistificazione dei dati e dei fatti. Ovviamente il modo più efficace
e diretto per raggiungere tutti i nostri obiettivi è quello di aggregarci come un organizzato e moderno partito o
movimento politico, che oltre a sfruttare tutte le più innovative piattaforme informatiche di partecipazione,
sappia pure scendere in mezzo alla gente per parlare con parole chiare ed
inequivocabili: uno Stato democratico
che rinuncia alla propria sovranità politica, economica, monetaria, in cambio
di nulla, non è più uno Stato. Non è più una Democrazia. Punto. Tenendo
ferme queste premesse, poi possiamo costruire tutte le sfumature e i dettagli
tecnici di cui si può dibattere e ci si può scontrare. Ma la sovranità nazionale deve rappresentare un
principio giuridico e politico generale, inderogabile ed inalienabile della nostra
Costituzione Democratica: le famigerate cessioni di sovranità ad organismi
internazionali previste dall’articolo 11 non devono mai impedire allo Stato
nazionale di adempiere ai suoi doveri e ai suoi impegni nei confronti dei
cittadini. E chiunque si trovi d’accordo o vicino a queste idee, non può più
attendere che gli eventi possano spontaneamente e naturalmente convergere a
nostro favore. Deve agire in prima
persona affinché la Storia si indirizzi verso ciò che noi crediamo sia il
suo più naturale, giusto, equo percorso.
Da questo punto di vista l’ARS, Associazione Riconquistare la Sovranità, si configura oggi come la più
autorevole e credibile formazione politica che può farsi carico di tutte le
nostre istanze, sia per la serietà, la competenza e la passione dei suoi soci
che per la solidità e la concretezza dei suoi metodi e dei suoi schemi
organizzativi. Nell’ARS non si invoca soltanto vanamente a parole un
immaginifico ritorno alla sovranità nazionale, ma si fanno attivamente tutti i passi necessari e consentiti
per farci trovare pronti e avvicinare quel momento cruciale per la storia del
nostro paese. In vista della prima Assemblea Nazionale dell’ARS che si terrà a Pescara
il 15 e 16 giugno prossimi, invito tutti gli indecisi e tutti coloro che
hanno a cuore il destino della nostra nazione a partecipare con convinzione e
fiducia all’evento. Sarà la prima occasione che avremo per contarci, per
conoscerci, per scambiare opinioni, per guardarci dritto negli occhi e capire fino
a che punto siamo disposti a sacrificare una parte del nostro tempo e della
nostra vita per raggiungere qualcosa che va oltre noi stessi, crea un ideale
collegamento con il nostro passato, si trasmette alle generazioni future, rende
degna di essere vissuta la nostra stessa esistenza. “La libertà è partecipazione!”,
cantava Giorgio Gaber. Mai parole furono più adatte per descrivere lo spirito
con il quale bisogna venire a Pescara: non solo esserci, fare numero, presenziare
passivamente con una bandiera o un vessillo qualunque, ma partecipare,
mobilitarsi, attivarsi, capire in quale modo possiamo essere utili alla causa.






