giovedì 6 giugno 2013

BANCA D’ITALIA E’ UNA BANCA CENTRALE PUBBLICA O PRIVATA? IL SIGNORAGGIO ESISTE O E’ UNA BUFALA?

Dopo l’incontro con gli attivisti del Movimento 5 Stelle di Messina della settimana scorsa ho ricavato diversi spunti di riflessione che vorrei portare alla vostra attenzione. Innanzitutto confermo che il dibattito è stato parecchio proficuo e stimolante, perché la base del Movimento 5 Stelle come supponevo è molto sensibile a certi argomenti e interessata a capire come stanno veramente le cose in Italia e in Europa. In secondo luogo si smentisce ancora una volta la convinzione che alle persone poco avvezze e istruite in economia bisogna parlare di cose semplici e facilmente imprimibili nella memoria (debito pubblico, casta, corruzione, evasione fiscale), perché non in grado di comprendere le reali cause della crisi e le possibili soluzioni. A mio parere non esistono argomenti difficili e ostici da capire in assoluto, ma modi difficili e ostici di spiegare le cose al fine di confondere le acque e non fare capire nulla alla gente. Quando invece ci sforziamo di parlare con un linguaggio chiaro, lineare e diretto, supportando le nostre parole con dati e fatti, la gente capisce. Altroché se capisce. E in questo senso l’opera di informazione e divulgazione deve essere ancora migliorata e portata ad un più alto livello di comprensione generale.


Con questo non voglio dire che bisogna per forza semplificare e banalizzare certi concetti che di per sé sono complessi e spinosi, ma operare in modo da creare un circolo virtuoso fra i tecnici, gli economisti, gli specialisti che nei loro conclavi ristretti e riservati devono sviscerare i dettagli della materia e gli informatori, i divulgatori, i bloggers (categoria a cui io appartengo, nonostante la mia formazione tecnica) che devono essere invece abili ad interpretare il linguaggio a volte criptico dei primi, a ricavare la sostanza dei loro trattati o interventi, e a rendere fruibile da tutti la disciplina economica. In questo modo si riuscirà con il tempo e con molta pazienza a formare quella consapevolezza collettiva diffusa, che è l’unico antidoto contro la propaganda di regime in corso e la sola speranza di avvicinare il momento del provvidenziale cambiamento di rotta culturale tanto auspicato. In questo lungo e accidentato percorso, sarebbe buona cosa che ognuno si assumesse la responsabilità  delle proprie parole, del proprio linguaggio e del proprio ruolo, cercando di mantenere un atteggiamento per quanto possibile collaborativo e cooperativo con tutto il resto della filiera. Che poi diventi il Movimento 5 Stelle il fulcro politico ed istituzionale del cambiamento, riuscendo a diventare un collettore credibile ed efficace di tutti i movimenti sovranisti, antieuristi, democratici, ambientalisti disseminati nel territorio nazionale, oppure nascerà un nuovo soggetto politico capace di portare avanti meglio le nostre istanze e mantenere una linea strategica di lungo periodo più coerente e determinata, questo lo vedremo nei prossimi giorni, settimane, mesi. E non dipende sicuramente da noi. Ma da Beppe Grillo e dal suo stuolo di consulenti italiani e stranieri, che ancora sono piuttosto incerti su come e dove posizionarsi. Più a destra di Von Hayek (Stato ladro e libero Mercato!) o più a sinistra di Keynes (Regolamentazione pubblica del Mercato)? Questo è il dilemma.


Detto questo, una delle richieste di chiarimento più interessanti e stuzzicanti che mi è giunta dall’attento uditorio di Messina riguarda l’attuale posizione giuridica e istituzionale della Banca d’Italia: è una banca centrale pubblica o privata? Allora, senza volere riscrivere una storia esaustiva dell’istituto dalle origini ad oggi, cerchiamo di fare un po’ d’ordine. Secondo quanto riportato nello Statuto (articolo 1), Banca d’Italia è un “ente di diritto pubblico, che opera in “piena autonomia e indipendenza”, in quanto, al pari di tutte le altre banche centrali del sistema europeo (SEBC, 1998), “non può sollecitare o accettare istruzioni da altri soggetti pubblici o privati”. Quindi pur gestendo una materia di diritto pubblico, la moneta a corso legale che tutti noi siamo obbligati ad utilizzare, la Banca d’Italia ne fa un uso privatistico ed esclusivo, perché non è obbligata o sottoposta a rendere conto del suo operato a nessuno, men che meno al Governo democratico della nazione: il suo obiettivo, in linea con quello della BCE, è il mantenimento della stabilità dei prezzi e della bassa inflazione (soglia del 2%). Tutto il resto poco interessa alla Banca d’Italia, fermo restando il ruolo di controllo e vigilanza del sistema bancario nazionale. L’unico collegamento che rimane ancora aperto con il governo italiano riguarda la nomina del Governatore, che viene disposta con decreto dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio, in seguito ad un esplicito suggerimento del Consiglio Superiore della stessa banca. Quindi, in forza dell’autonomia e indipendenza, conseguenza diretta dell’adesione ai Trattati Europei, nonostante lo Statuto le attribuisca il monopolio di uno strumento di diritto pubblico (la moneta), la Banca d’Italia è un istituto fondamentalmente privato, che a parte la tutela dei risparmi (e delle rendite) tramite il controllo dell’inflazione, ha altri scopi rispetto alle sorti e al benessere generale del paese, non avendo più fra l’altro alcuno spazio di manovra per agire attivamente e direttamente nella vita politica ed economica della nazione.


E non abbiamo parlato ancora della questione della proprietà della Banca d’Italia, perché già questo elemento di autonomia ed indipendenza unito al divieto europeo di finanziamento diretto dei governi, ne fa un istituto appunto privato, slegato e distante dal resto delle altre istituzioni pubbliche (Governo, Parlamento, Magistratura, Pubblica Amministrazione etc). Tuttavia è chiaro che la posizione attuale della Banca d’Italia deriva da un lungo processo di trasformazione che ne ha stravolto nel tempo le funzioni e le finalità. E per capire meglio come siamo arrivati a questa evidente degenerazione istituzionale dobbiamo quindi vedere brevemente quali sono stati i passaggi principali della metamorfosi storica e culturale. La Banca d'Italia viene istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893, dalla fusione di quattro banche: la Banca Nazionale del Regno d'Italia (già Banca Nazionale degli Stati Sardi), la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia e dalla liquidazione della Banca Romana e inizialmente il suo ruolo prevedeva l’emissione della moneta e il servizio di tesoreria per conto dello Stato. Nel 1926 la Banca d'Italia ottiene la concessione esclusiva sull'emissione della moneta, estromettendo il Banco di Napoli ed il Banco di Sicilia.


La legge bancaria del 1936, oltre a regolare il sistema bancario nel suo complesso, assegna a Banca d’Italia il compito di vigilare sulle banche italiane e le affida definitivamente la funzione di emissione della moneta, eliminando la precedente concessione temporanea. Una prima parte della legge (tuttora in vigore) definisce la Banca d'Italia “istituto di diritto pubblico”: gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza pubblica. Alla Banca Centrale fu proibito lo sconto diretto agli operatori non bancari, sottolineando così il suo ruolo di Banca delle banche (nonché prestatore di ultima istanza). Una seconda parte della legge (abrogata quasi interamente nel 1993, con l’approvazione del Testo Unico Bancario, TUB) fu dedicata alla vigilanza creditizia e finanziaria: essa ridisegnò l'intero assetto del sistema creditizio nel segno della netta divisione fra banca e industria e della separazione fra credito a breve e a lungo termine, confermando la funzione di interesse pubblico dell’attività bancaria. Le Banche di Credito Ordinario possono operare solo su scadenze fino a 18 mesi, mentre gli Istituti di Credito Speciale operano su scadenze superiori ai 18 mesi, instaurando di fatto quella separazione fra banche commerciali e d'investimento oggi tanto invocata. L'azione di vigilanza della Banca d’Italia fu concentrata  nell’Ispettorato per la difesa del risparmio e l'esercizio del credito (organo statale di nuova creazione, oggi confluito nel CICR, Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio), presieduto dal Governatore e operante anche con mezzi e personale della Banca d'Italia, ma diretto da un Comitato di ministri presieduto dal capo del Governo: il legame fra attività della Banca Centrale e Governo era quindi più che mai saldo e indissolubile.  


Questa struttura di massima rimase operativa fino agli anni 80, quando fu ridisegnato l’intero sistema in un’ottica di maggiore commistione fra settore bancario e industriale (venne eliminato il divieto di finanziare direttamente il sistema produttivo mediante l’acquisizione di partecipazioni), privatizzazione degli istituti di diritto pubblico a forte partecipazione statale (San Paolo, Monte Paschi di Siena, BNL, Banco di Napoli, Banco di Sicilia) e delle banche di interesse nazionale controllate dall’IRI e quindi indirettamente dallo Stato (COMIT, CREDIT, Banco di Roma, Casse di Risparmio, Banche Popolari, Casse di Credito Cooperativo), maggiore apertura ai mercati finanziari internazionali e deregolamentazione (furono rimosse alcune norme che limitavano gli investimenti esteri diretti e di portafoglio), fusione in grandi gruppi bancari senza specializzazione specifica fra l’attività di credito e investimento.  E in seguito a queste riforme di stampo chiaramente neoliberista attuate in quegli stessi anni un po’ dappertutto, il sistema bancario non solo italiano iniziò a traballare, fino al sisma internazionale che ci troviamo ad affrontare oggi. Prima degli anni 80 infatti, il periodo del dopoguerra era stato caratterizzato da un’elevata stabilità finanziaria internazionale, dovuta appunto alla forte regolamentazione esistente nel settore bancario e ai vincoli rigidi di cambio imposti dagli Accordi di Bretton Woods del 1944, che in un certo senso limitavano l’azione della Banca Centrale e la sua attività di supporto diretto sia alle banche private che ai governi nazionali. Lo scenario mutò radicalmente a partire dal 1971, quando la fine degli Accordi di Bretton Woods impose ai singoli Stati di rivedere il ruolo, i compiti, le finalità e gli ambiti di competenza delle rispettive Banche Centrali, che con diverse sfumature e gradazioni raggiunsero tutte una posizione di maggiore autonomia e indipendenza rispetto ai governi nelle scelte di politica monetaria.


Se come ci ricorda lo stesso ex presidente e governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, a partire dal 1976 il sostegno diretto della Banca d’Italia al governo tramite la funzione di acquirente residuale dei titoli di stato era diventato una prassi consolidata e giustificata più da ragioni storiche e congiunturali che da reali vincoli di legge, la situazione era destinata rapidamente a cambiare dopo l’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo (SME) nel 1979, che limitava di nuovo il raggio d’azione della Banca d’Italia in virtù del vincolo di cambio imposto a livello continentale. La prima conseguenza dello SME fu il famigerato “divorzio fra Banca d’Italia e Ministero di Tesorodel 1981, tramite il quale con un semplice scambio epistolare privato il ministro Beniamino Andreatta (foto sopra) e il governatore Ciampi decretavano la fine dell’intervento della Banca Centrale nelle aste pubbliche di collocamento dei titoli di stato come acquirente residuale. E sappiamo purtroppo cosa ciò comportò in termini di aumento degli interessi passivi a carico dello Stato ed esplosione del debito pubblico: non potendo più calmierare le aste, la Banca d’Italia lasciava in pratica alle banche private il compito di decidere volta per volta a quale tasso di interesse dovevano essere collocati i titoli di stato e di avvantaggiarsi delle enormi rendite di posizione. Nel 1991 Andreatta pubblicò un articolo sul Sole24ore per ricordare le ragioni tecniche e strategiche di quella scelta e fare un bilancio degli effetti economici e politici del divorzio. In questa sede riprendo solo due passaggi dell’articolo, lasciando ai lettori il compito di valutare tutto il resto della “excusatio non petita, accusatio manifesta” del defunto ex ministro (quando si dice che la morte ci rende uguali ed è l’unico elemento a concedere davvero giustizia sulla terra: abbiate fiducia, prima o dopo anche “loro” se ne vanno!).


I miei consulenti legali mi diedero un parere favorevole sulla mia esclusiva competenza, come ministro del Tesoro, di ridefinire i termini delle disposizioni date alla Banca d' Italia circa le modalita' dei suoi interventi sul mercato e il 12 febbraio 1981 scrissi la lettera che avrebbe portato nel luglio dello stesso anno al "divorzio". Il termine intendeva sottolineare una discontinuita', un mutamento appunto di regime della politica economica; un'analoga operazione che negli Stati Uniti pose termine nel 1951 alla politica di denaro facile, che aveva permesso il finanziamento della Seconda guerra mondiale, e veniva ricordata come l'agreement tra Tesoro e Fed”. Analisi completamente sbagliata perché l’accostamento agli Stati Uniti è del tutto fuori luogo: se è vero che l’Accordo americano del 1951 diede maggiore libertà alla Federal Reserve di condurre una politica monetaria autonoma e indipendente, ciò non decretò affatto il mancato sostegno e coordinamento diretto fra Banca Centrale e Governo, anzi. In pratica la Fed era più libera di fissare il tasso di interesse attraverso principalmente i suoi interventi di mercato aperto, lasciando però sempre attivo il servizio di tesoreria con possibilità di scoperto per conto del Governo e di acquisto dei titoli di stato o sul mercato secondario o tramite il canale diretto con il Governo: la Fed non partecipa alle aste primarie di collocamento riservate alle banche private perché non ne ha tecnicamente bisogno e può sempre, in qualsiasi momento, monetizzare il deficit pubblico con il successivo scambio di titoli di stato, il cui tasso di interesse viene quindi fissato congiuntamente a monte dal Governo e dalla Banca Centrale stessa. Una situazione dunque diametralmente opposta al totale scollegamento fra le due istituzioni a cui, grazie a Ciampi ed Andreatta, è stata ridotta l’Italia dopo il divorzio del 1981. Separazione consensuale che è bene ribadirlo è stata causata e venne poi drammaticamente acuita dalle successive disposizioni, rese necessarie dall’adesione allo SME nel 1979, ai Trattati di Maastricht del 1992 e infine all’eurozona nel 1999.


Con la legge n.82 del 7 febbraio 1992 si stabiliva infatti che “le variazioni del tasso di sconto sono disposte dal Governatore della Banca d’Italia con proprio provvedimento” e non più dal Ministro del Tesoro, su proposta del Governatore della Banca d’Italia. Questa legge, voluta fortemente dal Ministro del Tesoro Guido Carli (guarda caso, anche lui, come Ciampi, Dini, Draghi, Padoa Schioppa, Saccomanni, esponente di spicco della Banca d’Italia, essendone stato governatore dal 1960 al 1975), stabilisce in via definitiva che a decidere in piena autonomia sul tasso di sconto del denaro sia esclusivamente il Governatore della Banca d’Italia, estromettendo di fatto lo Stato dal processo decisionale e vietando per legge un eventuale coordinamento fra i due enti. Un anno dopo, in esecuzione degli accordi europei di Maastricht che impediscono alle Banche Centrali il finanziamento diretto degli Stati (articolo 123 del TFUE, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), il Parlamento approva la legge 483/93 che disciplina il servizio di tesoreria e proibisce alla Banca d'Italia di concedere anticipazioni al Tesoro.


Il Governo mantiene ancora oggi presso l'istituto di emissione un apposito conto corrente per il servizio di Tesoreria, la cui dotazione iniziale ammontava a 30.000 miliardi di lire. Su tale conto sono accreditate tutte le entrate incassate dalla Banca d'Italia per lo svolgimento del servizio di tesoreria e da esso sono detratte le spese a carico dall'Istituto. Qualora il saldo mensile del conto risulti negativo, il Tesoro ha l'obbligo di ricostituire entro 3 mesi il fondo. Se il saldo mensile risulta inferiore del 50% dell'ammontare del deposito, il Tesoro è tenuto, in aggiunta, a presentare una relazione giustificativa al Parlamento. Oltre a ciò, in base all'art. 6 della stessa legge, se il conto presenta saldi a debito del Tesoro, la Banca d'Italia non effettua più pagamenti per il servizio di tesoreria e applica alle sofferenze del Tesoro il tasso ufficiale di sconto. Ricordiamo invece che fino a novembre del 1993 il conto di tesoreria del governo prevedeva la possibilità di scoperti ed era uno dei tradizionali canali di creazione di nuova base monetaria: Banca d’Italia, infatti, era obbligata ad anticipare al Tesoro, tramite appunto gli scoperti sul predetto conto, fino al 14% delle spese correnti e in conto capitale previste in bilancio. Dopo il 1993 la Banca Centrale diventa quindi a tutti gli effetti un ente passivo e non attivo nei confronti dello Stato per quanto riguarda la gestione della politica economica e monetaria: non può fare nulla per venire incontro alle esigenze del Governo e quest’ultimo non ha alcuna possibilità di influenzare le scelte della banca.  


Senza presunzioni eccessive, questa lettera ha segnato davvero una svolta e il divorzio, assieme all'adesione allo Sme (di cui era un'inevitabile conseguenza), ha dominato la vita economica degli anni 80, permettendo un processo di disinflazione relativamente indolore, senza che i problemi della ristrutturazione industriale venissero ulteriormente complicati da una pesante recessione da stabilizzazione. Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l'escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale. Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta piu' difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato”. Grazie Andreatta, ci ricorderemo di te e porteremo fiori sulla tua tomba per avere fatto decollare il nostro debito pubblico a vantaggio esclusivo dei mercati finanziari e delle banche private, il cui giudizio adesso si è sostituito a quello dei normali processi democratici elettivi previsti dalla nostra Costituzione. Il fatto poi di sapere perfettamente quali conseguenze disastrose avrebbe causato il divorzio non attenua di certo la colpa del misfatto, perché se veramente si voleva moralizzare i comportamenti dei politici italiani (tutti ancora da dimostrare dato che il debito pubblico nel 1981 ammontava ad un risibile 55% del PIL) si poteva procedere per altra via senza distruggere la stabilità dei conti pubblici e a catena destrutturare il delicato equilibrio dell’intera economia italiana, compresi i risparmi delle famiglie e gli investimenti produttivi delle imprese. Costringere qualcuno a fare determinate scelte puntando una pistola in testa non è certo il miglior modo per convincerlo della giustezza di quelle scelte: se poi queste ultime vengono fatte per avvantaggiare palesemente una certa categoria di renditieri a danno dei lavoratori e delle piccole e medie aziende, l’opera di convincimento diventa ancora più ardua e insensata.       


Ovviamente il pretesto della riduzione dell’inflazione tirato in ballo dall’ex ministro era ancora una volta sbagliato: non essendoci alcun collegamento fra quantità di moneta circolante ed inflazione (almeno nelle condizioni di elevata disoccupazione e basso sfruttamento della capacità produttiva in cui si trovava all’epoca l’economia italiana), era chiaro che quest’ultima fosse scesa per ben altri motivi. In primo luogo la normalizzazione del prezzo del petrolio in seguito alla fine dello shock petrolifero iniziato negli anni 70. In secondo luogo le politiche deflazionistiche di abbattimento dei salari dei lavoratori che con il governo Craxi del 1984 prima e quello Amato del 1992 poi portarono alla definitiva abrogazione della Scala Mobile. In terzo luogo il taglio della spesa pubblica, sia nella parte corrente che in conto capitale, che si rendeva necessario per far posto alla maggiore spesa per interessi e continuare a rimanere entro la soglia del 3% di deficit pubblico imposto dagli accordi europei. Infine, la maggiore difficoltà per le aziende a reperire nuovi fondi per gli investimenti a causa del crescente onere per interessi da corrispondere a finanziatori e banche. Un calo così drastico e repentino dei fattori che influenzano la domanda aggregata, unito ad una riduzione dei costi di produzione legati alle materie prime e al petrolio, non poteva che condurre ad un prolungato periodo di stagnazione e recessione economica, con conseguente discesa dei prezzi e dell’inflazione. Non ci voleva mica un genio per capire che se chiudo contemporaneamente tutti i rubinetti che alimentano l’economia di un paese, quest’ultima affronterà un lungo ed inevitabile calvario di contrazione deflattiva. Con buona pace invece di chi crede ancora che una maggiore offerta di moneta da parte della Banca Centrale crei automaticamente maggiore inflazione, senza mai chiedersi come e quando questa nuova moneta transita dai nebulosi circuiti bancari e finanziari a quelli reali, nei nostri portafogli insomma. Come dice bene qualcuno, oggi come oggi servirebbe davvero un elicottero che lancia le banconote direttamente dal cielo!        

Ma veniamo adesso all’intricata faccenda della proprietà di Banca d’Italia. La legge bancaria del 1936, confermata nel vecchio articolo 3 dello Statuto della Banca Centrale parlava abbastanza chiaro: “Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro rappresentato da quote di partecipazione di 0,52 euro ciascuna (4). Le dette quote sono nominative e non possono essere possedute se non da:

    a)   Casse di risparmio;
b) Istituti di credito di diritto pubblico e Banche di interesse nazionale;

c) Società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazionidi cui all’ art. 1 del decreto legislativo 20.11.1990, n. 356;

d) Istituti di previdenza;

e) Istituti di assicurazione.

Le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio superiore, solamente da uno ad altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente.

In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici.

Banca d’Italia era e doveva rimanere una Banca Centrale pubblica. Tuttavia il processo di rapida privatizzazione del settore bancario italiano, sancito dalla legge Carli-Amato, la n. 35 del 29 gennaio 1992 e culminato nell’approvazione del Testo Unico Bancario (TUB) del 1993 promosso dal governatore Ciampi, crea una contraddizione evidente fra ciò che era riportato nello Statuto della Banca d’Italia e la realtà dei fatti, anche se esisteva ancora in quegli anni il più stretto mistero e riserbo istituzionale sui nomi dei reali proprietari dell’istituto: se nessuno ce lo chiede, si pensava, noi non siamo obbligati a rispondere. A fare la domanda fatidica ci pensa però un articolo di “Famiglia Cristiana“, che il 4 gennaio del 2004, prendendo spunto da una ricerca scientifica del Centro Ricerche e Studi di Mediobanca, spiega agli italiani la clamorosa scoperta: “Stranamente la Banca d’Italia è una società per azioni che appartiene a banche italiane e, in misura minore, a compagnie d’assicurazione. E sorprendentemente l’elenco dei suoi azionisti è riservato. Per fortuna ci ha pensato un dossier di Ricerche & Studi di Mediobanca, diretta da Fulvio Coltorti, a scoprire quasi tutti i proprietari della Banca d’Italia”. Come si può vedere dalla tabella sotto che da tempo non subisce sostanziali variazioni (chi è questo pazzo intenzionato ad uscire dalla proprietà di Banca d’Italia in cambio di poche miglia di euro!), il capitale è per il 94,33% in mano a banche e assicurazioni private. Solo il 5,67% è proprietà di enti pubblici, quali l’INPS e l’INAIL. Assetto proprietario confermato dalla stessa Banca d’Italia, che messa alle strette il 20 settembre 2005 ha reso pubblico l’elenco dei “partecipanti al capitale”.


Da questo momento in poi inizia una turbolenta fase di imbarazzo istituzionale, con i governi che in varie forme e tentativi hanno cercato di porre rimedio al pasticcio giuridico: come il sillogismo aristotelico insegna se la Banca d’Italia è di proprietà delle banche, le banche sono oggi private, segue che la Banca d’Italia è un istituto privato al contrario di ciò che viene riportato nel suo stesso Statuto. E così, per fare pace con il cervello, durante il governo Berlusconi viene promulgata la legge n. 262 del 28 dicembre 2005, che ridefinisce “l’assetto proprietario della Banca d’Italia“, e disciplina “le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della [...] legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici“. Ad onor del vero il primo governo a sollevare la questione era stato quello D’Alema con la proposta di legge n. 4083 del 13 giugno 1999, presentata in Parlamento ma mai approvata (immaginate perché?), la quale tentava di fissare le “Norme sulla proprietà della Banca d’Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d’Italia” e favorire il passaggio del capitale azionario privato allo Stato (come è logico che sia): “Il presente disegno di legge attribuisce al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica la titolarità dell’intero capitale della Banca d’Italia, prevedendo altresì la incedibilità delle quote di partecipazione [...]. Viene poi istituita una Commissione bicamerale avente compiti di vigilanza sull’attività del Consiglio. Il governatore é tenuto a relazionare la Commissione sull’operato e sulle attività svolte dal Consiglio almeno una volta ogni sei mesi”.

Tre anni in Italia passano veloci che è un piacere e banchieri e politici (categorie ormai intercambiabili e indistinguibili) cominciano ad entrare in fibrillazione: bisognava impedire con tutti i mezzi il passaggio allo Stato di Banca d’Italia, per mantenere inalterato quel regime di commistione e opacità che esiste a tutti i livelli nel sistema bancario nazionale. A tagliare la testa al toro ci pensa allora nel 2006 il governo Prodi, con Padoa Schioppa ministro dell’economia, l’avvallo del presidente Napolitano, e la supervisione per nulla disinteressata del governatore Draghi (un quartetto da paura! Tutto il peggio della nomenklatura italiana dal dopoguerra ad oggi!), che con il pretesto di riscrivere lo Statuto della Banca d’Italia per adeguarlo ai principi e alle regole contenuti nella nuova legge sulla tutela del risparmio e sulla disciplina dei mercati finanziari (legge n. 262 del 2005), va proprio a ribaltare di fatto la sostanza e il significato dell’articolo 3, per giustificare la presenza degli azionisti privati e sancire l’uscita definitiva dello Stato dall’istituto di emissione. Il nuovo articolo 3 dello Statuto di Banca d’Italia che esce fuori in seguito all’approvazione della legge n. 291 del 12 dicembre 2006, così recita:
Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro ed è suddiviso in quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è disciplinata dalla legge.

Il trasferimento delle quote avviene, su proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e della equilibrata distribuzione delle quote”.

Questione chiusa: la Banca d’Italia non solo è privatistica nelle funzioni, ma anche privata nella personalità giuridica. Punto e a capo. Come sempre accade in Italia, invece di mettere a posto le cose si cambiano e si stravolgono le leggi per lasciare le cose come stanno. A questo punto però è necessario fare alcune precisazioni per evitare confusione e fraintendimenti vari: il fatto che i proprietari di Banca d’Italia siano privati, non significa che i proventi da signoraggio e da altre attività ricavati dall’istituto vengano distribuiti alle banche, anche perché si tratta di cifre irrisorie, rispetto al potere formale e sostanziale enorme che ha (o avrebbe) una Banca Centrale al servizio dello Stato di indirizzare la politica economica e monetaria di un intero paese. Come ci ricorda la Cassazione, con la sentenza 16751 a sezioni riunite del 21 luglio 2006:

la Banca d’Italia non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l’espressa indicazione dell’articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375. La banca, pertanto, segue regole di funzionamento differenti da quelle di una normale società per azioni, come si evince anche dallo statuto, che assegna ai soci un numero di voti non proporzionale alle azioni possedute (limitando i voti dei soci maggiori). Gli azionisti di Banca d’Italia sono le banche (oggi private) che discendono dagli istituti di credito (all’epoca pubblici) che nel corso del tempo sono entrati nel suo capitale. La Banca d’Italia è stata una società per azioni fino al 1936. In quell’anno venne convertita in Istituto di diritto pubblico dall’articolo 3 della legge bancaria del 1936 (ovvero il sopra citato regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, n. 141, e successive modificazioni e integrazioni). Diciamo che esiste una proprietà formale in capo ad azionisti oggi privati, ma la Banca opera nell’ambito del diritto pubblico. Ciò implica, ad esempio, che lo status giuridico di ente pubblico esclude la possibilità di fallimento della Banca d’Italia e, tramite il suo intervento nei casi di crisi, la possibilità di fallimento delle banche private, garantendo la stabilità dell’intero sistema bancario italiano. Il capitale sociale della Banca ammonta a soli 156.000 euro, versati nel 1936. Secondo l’articolo 3 dello statuto il capitale sociale “è suddiviso in quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è disciplinata dalla legge“. Le quote di partecipazione sono costituite da certificati nominativi (art.4). Ai soci sono distribuiti dividendi per un importo fino al 6% del capitale e, su approvazione del Consiglio Superiore, un ulteriore 4% del valore nominale del capitale (art.39), cui si aggiunge “una somma non superiore al 4% dell’importo delle riserve” quali risultano dal bilancio dell’anno precedente prelevata dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve, sempre su approvazione del Consiglio superiore (art.40). Gli utili netti vengono per il resto distribuiti come segue. Il 20% degli utili netti conseguiti deve essere accantonato al fondo di riserva ordinaria. Col residuo, su proposta del Consiglio superiore, possono essere costituiti eventuali fondi speciali e riserve straordinarie mediante utilizzo di un importo non superiore al 20% degli utili netti complessivi. La restante somma è devoluta allo Stato. (art 39)”

Quindi rimarranno delusi tutti quelli che ancora credono che sia il signoraggio la parte più ingente e clamorosa della truffa, perché come vedete le cose non stanno esattamente così: pensare che una Banca Centrale guadagni dallo scarto fra valore nominale di una banconota e valore intrinseco di produzione è riduttivo (anche perché le banconote insieme alle monete metalliche costituiscono soltanto il 3% della moneta circolante), se confrontato con l’enorme potenzialità che avrebbe una Banca Centrale sottoposta alle direttive del Governo per finanziare la spesa pubblica, favorire piani di piena occupazione, rilanciare l’economia stagnante di un intero paese, tutelare l’ambiente e il patrimonio artistico, fornire sussidi e detassazioni alle aziende nazionali, garantire i diritti costituzionali a tutti i cittadini e chi più ne ha più ne metta. La vera truffa, l’inganno, il crimine è avere tolto ai Governi la possibilità di utilizzare le “proprie” Banca Centrali nell’interesse del bene nazionale e non il signoraggio che risulta soltanto la punta dell’iceberg di un contorto sistema di contabilità. Trascurando la quota irrilevante di moneta cartacea, se vogliamo analizzare meglio cosa fa una Banca Centrale ci accorgeremo che è vero che crea riserve elettroniche dal nulla, ma per comprare titoli finanziari che una volta venduti renderanno alla Banca le riserve elettroniche inizialmente create: bit del computer in cambio di bit del computer, non case, alberghi, ristoranti, aziende, forza lavoro etc. Il guadagno effettivo della Banca Centrale risulta dalla differenza fra l’interesse attivo che incassa sui titoli acquistati e l’interesse passivo che l’istituto di emissione deve corrispondere alle banche che riversano quelle stesse riserve presso i suoi conti di deposito. E  come abbiamo visto buona parte di questo profitto torna nelle casse dello Stato sotto forma di dividendi, tasse e tributi. Tutto qui, non c’è altro. Non ci sono complotti mondiali sotto questa spiegazione.

La vera disdicevole questione legata alla proprietà privata della Banca d’Italia riguarda invece il colossale conflitto di interesse che esiste fra l’ente controllore e i controllati: se i controllati sono i proprietari del controllore, come può quest’ultimo garantire un’attività di vigilanza imparziale, trasparente, equa, efficace? E’ questo infatti il vero nodo da sciogliere intorno alla vergognosa faccenda della proprietà privata di Banca d’Italia e basta guardare cosa accade in paesi più civili e normali per capire che prima o dopo urgerà una soluzione politica del problema istituzionale ancora irrisolto. La banca centrale inglese, Bank of England, è interamente pubblica e ultimamente, infischiandosene della sua stessa autonomia e indipendenza, ha dato addirittura suggerimenti all’austero ed impacciato governo Cameron per uscire dalla crisi: vuoi ridurre il debito pubblico, bene, non tartassare i cittadini, ma cancelliamo insieme i titoli di stato che la Bank of England si ritrova a bilancio. Soluzione naturale e logica, ma ovviamente il governo oligarchico-liberista inglese non ha accettato perché preferisce che i costi della crisi vengano addossati soltanto sui cittadini e si amplifichino le disuguaglianze sociali. La banca centrale tedesca Bundesbank è un istituto dello Stato al pari del Parlamento e del Governo. I profitti della Bundesbank sono disciplinati per legge e ritornano nel bilancio statale fino alla somma di 2,5 miliardi, mentre la parte eccedente viene destinata ad un fondo speciale istituito per finanziare i costi della riunificazione tedesca e vari programmi di sviluppo. La banca centrale francese, la Banque de France, è anch’essa pubblica ed è stata nazionalizzata nel lontano 1936, quando in effetti era ancora di proprietà privata. Il controllo e l’influenza del Governo sulla Banque de France sono rimasti intatti fino al 1993, quando in conseguenza dell’adesione ai trattati europei lo Stato ha dovuto per forza di cose dichiarare l’assoluta indipendenza e autonomia della Banca Centrale dal potere politico. I profitti della Banque de France vanno per più della metà allo Stato, mentre il resto viene distribuito tra fondi pubblici e altre riserve della stessa banca.

Quindi risulta concettualmente sbagliato dire che la BCE, il cui capitale è suddiviso in quote fra le varie Banche Centrali europee, sia una un ente privato, perché sarebbe più giusto affermare che si tratta di un istituto ibrido semi-pubblico o semi-privato, dato che alcuni suoi membri azionisti sono interamente privati, altri completamente pubblici e altri ancora metà pubblici e metà privati. Ma ripetiamo che non è la natura giuridica pubblica e privata la maggiore accusa da rivolgere all’istituto di Francoforte, ma il modo in cui esercita la sua funzione di ente monopolista di emissione della moneta: la BCE, alla stessa maniera delle Banche Centrali nazionali partecipanti, fa un uso privato di uno strumento di diritto pubblico come la moneta, in conseguenza della sua rivendicata autonomia e indipendenza e dell’esplicito divieto di intrattenere qualunque forma di rapporto politico o finanziario con i governi dei rispettivi Stati membri. Paradossalmente una banca centrale interamente privata come la Federal Reserve americana fa un uso più pubblico della disciplina monetaria rispetto alla BCE, dato che mantiene stretti legami di collaborazione e cooperazione con il Governo e il Congresso può in qualunque cambiare le direttive di politica monetaria della Fed tramite decreto. Un esempio invece di Banca Centrale interamente pubblica che fa un uso pubblico del suo potere monetario è la Bank of Canada. Ma noi siamo italiani, europei, mica canadesi! Purtroppo.

Tolta di mezzo la questione della proprietà, ci sarebbe un’ultima osservazione da fare riguardo alla BCE. Come si può vedere dalla tabella riportata sotto che mostra le quote di partecipazione delle Banche Centrali nazionali europee al capitale della BCE, un’altra enorme anomalia è rappresentata dalla presenza di Banche Centrali di paesi, come l’Inghilterra o la Svezia, che non fanno parte dell’area euro. Queste Banche Centrali effettivamente non ricevono pro-quota i proventi di gestione della BCE, ma tramite il Consiglio Direttivo influiscono sulle scelte di politica monetaria riguardanti una moneta che loro stessi non utilizzano e non hanno alcuna intenzione di adottare nemmeno in futuro. Siamo al paradosso più assoluto, come se la Banca d’Italia potesse indirizzare le decisioni della Federal Reserve, della Bank of England o della Bank of Japan. Una delle tante assurdità implicite ma mai espressamente denunciante della follia eurista: una volta accettato di aderire all’euro, il pacchetto di scemenze logiche e degenerazioni mentali bisogna purtroppo prenderselo completo.




Questa lunga trattazione spero serva a far capire fondamentalmente una cosa agli attivisti del Movimento 5 Stelle, così come a tutti gli altri italiani che lentamente si stanno cominciando a svegliare dal torpore: da ora in poi la gente non si deve tanto indignare perché la Banca d’Italia o la BCE sono enti privati, ma perché fanno un uso privato di uno strumento di diritto pubblico, di una cosa nostra insomma, dato che la moneta esiste e circola in virtù di una nostra tacita accettazione e del corso legale che ci viene imposto per legge dal nostro Governo democratico. Invece di rivendicare la proprietà pubblica di Banca d’Italia, che oggi come oggi non cambierebbe nulla incastrati come siamo nella follia eurista (Francia e Germania hanno banche centrali pubbliche ma sono spacciati e ingabbiati come noi), le persone dovrebbero iniziare a battere i pugni affinché si ristabilisca quel rapporto di collegamento e cooperazione fra il nostro Governo e la Banca Centrale, così come accade in tutti i paesi civili, democratici e normali del mondo, anche e soprattutto a costo di uscire dall’area euro. Tuttavia, siccome i grandi cambiamenti epocali avvengono sempre per gradi, i deputati del Movimento 5 Stelle avanzino pure una proposta di legge in Parlamento per nazionalizzare la Banca d’Italia, in modo da portarci avanti con il lavoro e trovarci pronti quando saremo di nuovo in grado di rifondare uno Stato di Diritto Democratico e Civile in Italia. Non so con certezza quando questo avverrà, ma vi posso assicurare che non manca molto al momento della resa dei conti. I tempi sono ormai maturi o quasi.  

    

147 commenti:

  1. Complimenti, Piero. Questo coraggioso impegno verso una consapevolezza collettiva è il giusto approccio per un movimento politico che voglia davvero il cambiamento.
    A mio avviso bisognerebbe mettere l'accento più sulla sovranità popolare in generale che sulla sovranità monetaria o "nazionale" ma per adesso è solo una questione terminologica secondaria rispetto all'obiettivo più urgente della rinascita della voglia di partecipare  fondata su una solida consapevolezza da parte di tutti i cittadini.

    Se si farà qualcosa anche a Roma cercherò sicuramente di dare un contributo.

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  2. Ciao Piero. Ottimo articolo.

    Non concordo solo su un punto. La proposta di nazionalizzazione che suggerisci alla fine. Io temo che il costo di una simile operazione per la collettività sia estremamente alto, perché le quote verrebbero pagate un valore temo molto superiore alla loro quota nominale. La collettività dovrebbe sborsare una cifra astronomica, senza peraltro avere alcun beneficio immediato, anzi. Come tu stesso dici la semplice nazionalizzazione non cambierà nulla. Occorrerebbe proprio uscire dall'euro e risistemare del tutto statuto della banca d'Italia e affini.

    Grazie di tutto cmq :)

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    1. Sul costo attualizzato delle quote della Banca d'Italia effettivamente non ci avevo pensato, però siamo sempre lì, nazionalizzare senza uscire dall'euro non avrebbe senso, a parte mettere a posto la questione controllore e controllati...certo però, qualora un giorno volesse Dio si uscisse dall'euro, il giorno dopo di dovrebbe subito nazionalizzare Banca d'Italia (insieme forse a qualche altro istituto privato da risistemare a livello contabile)...comunque io per curiosità un preventivo dal governatore Visco me lo farei dare, anche solo per capire quanto costa veramente alle banche private controllare il loro controllore...

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    2. Beh, ma Bankitalia può essere nazionalizzata semplicemente mediante esproprio.
      Non credo esista una ragione sociale valida per tutelare i patrimoni degli attuali assetti proprietari, che sono egualmente molto pingui.

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    3. "La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale".
      Art 42 Cost (finché non lo cambiano!).

      Trattandosi di una "azienda" i cui utili, per la maggior parte, vengono attribuiti allo Stato e solo una parte irrisoria rimane agli azionisti, l'indennizzo non potrebbe che essere commisurato alla limitata perdita economica che questi subirebbero a seguito dell'esproprio.

      D'altra parte, il fatto che "...lo status giuridico di ente pubblico esclude la possibilità di fallimento della Banca d’Italia e, tramite il suo intervento nei casi di crisi, la possibilità di fallimento delle banche private, garantendo la stabilità dell’intero sistema bancario italiano" dovrebbe portare in prospettiva al ri-nazionalizzazione delle banche private, a meno che non si accetti il principio per cui gli utili sono sempre privati mentre le perdite vanno socializzate.

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  3. Forse uno dei tuoi aricoli migliori.

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  4. Avrei una domanda Piero: A chi vanno i redditi da signoraggio della BCE? Immagino a questo punto che vengano ripartiti tra le varie BC... le quali a loro volta li girano ai rispettivi Tesori. E' cosi?

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    1. Esatto, e la cosa più assurda come ribadito nell'articolo è che vanno pure pro-quota alla Bank of England che non usa l'euro...

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  5. Ma Grillo sta dicendo che l'Italia deve chiedere l'aiuto del MES?
    Cito

    " Bad bank. La Spagna lo scorso anno si è assicurata il sostegno dell'Europa con 100 miliardi di euro (di cui 40 già utilizzati) per ricapitalizzare le sue banche sommerse da mutui immobiliari inesigibili. Cosa aspetta l'Italia a fare una simile richiesta all’Europa visto che contribuisce al fondo salva stati a cui la stessa Spagna attinge? "

    Link

    http://www.beppegrillo.it/2013/06/litalia_senza_paracadute.html#commenti

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    1. Appunto... Non c'è speranza nel M5S, almeno fino a quando la sua dirigenza resterà tale.

      Complimenti per l'articolo Piero.

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  6. Un mio personale e sottolineo personale commento da sostenitore del M5S, quando solitamente ci si riferisce al "governo ladro" nei colloqui che intercorrono tra noi "grillini" s'intende la classe politica IN CARICA, in buona parte in carica da 20 anni o più, non ci si riferisce genericamente al ruolo dello Stato in campo economico!
    Ed è onestamente anche quello che percepisco dalla lettura dei post di Grillo....se invece esiste un manifesto di adesione a teorie stile "Stato minimo" mi scuso per la mia ignoranza!

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    1. il punto è che, per quanto alcuni attivisti possano essere ben preparati e in buona fede, Grillo col suo essere odndivago, senza prendere posizione precisa, fa in modo che il popolo vittima della disinformazione di regime casa vittima del ritornello "meno stato, meno spesa pubblica".

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  7. alcune cose citate nell'articolo sono condivisibili, ma non capisco come l'autore riesca a dire che una banca che addebita la moneta, come fa la fed tanto decantata nell'articolo, è un buon soggetto che coopera per il benessere sociale!!

    PUBBLICO A PEZZI LA RISPOSTA

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    1. Geremia. La trattazione è splendida e da conservare in copia da chi si interessa dell'argomento. Devo tuttavia ammettere che l'osservazione del lettore Luigi fa riflettere parecchio.

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  8. è assurdo! la moneta come è stato confermato nell'ultima parte dell'articolo è valida per la tacita accettazione dei cittadini. (e di questo ne sono felice e gli riconosco il merito)
    non centra neanche il corso legale, in quanto questa è frutto di una convenzione, e come più volte ripetuto nel post, è uno strumento del diritto. per cui NON PUò ESSERE ADDEBITATO, NON ESISTE, NON è ACCETTABILE IN UN PAESE CIVILE.


    l'autore per grandi linee ha ricostruito la storia della banca centrale d'italia, ma non ha detto nulla su come nasce la moneta.
    essa deriva dal baratto che era una forma "monetaria" creata dal singolo. la moneta di oggi deve mantenere quindi questa funzione. è qualcosa che crea la collettività, perchè il valore della moneta deriva dal ns. lavoro e da ciò che produciamo nella società, non da un ente pubblico o privato che sia, che ce l'addebita.

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  9. inutile poi scandalizzarsi sul perchè un istituto privato non faccia un uso pubblico della moneta. E trovo anche pretestuoso prendere a modello la fed. Ma siete consapevoli della situazione economica e finanziaria negli USA? basta dire che la fed finanzia senza limiti il debito pubblico americano e gli compra senza freno qualsiasi titolo di stato per farla apparire come una banca buona con funzione sociale? NON SIAMO RIDICOLI!
    da questo paese è partita la crisi orchestrata che ci ha distrutto, dopo che il capitalismo olandese e inglese ha contaminato la terra dei pelle rossa, l'usa hanno conquistato l'egemonia finanziaria e monetaria su gran parte del globo imponendo i loro modelli a suon di propaganda sulla democrazia, libertà ecc.
    sappiamo bene che sono il paese peggiore del mondo da prendere come modello economico, per cui non parliamo della fed come un'associazione di beneficenza solo perchè garantisce lo scoperto di conto corrente allo stato, e perchè col congresso decide di aumentare ogni volta il tetto del debito per continuare a finanziare a tutto spiano senza mai fermarsi, il debito del paese!

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  10. rispondo ancora per il tema del signoraggio.
    consiglio a tutti, e all'autore in questo caso di smetterla di buttarla sul fatto che sono bit elettronici che vanno (banca che dà) e che vengono (banca che riceve: ovvero gente che compra i titoli di stato finanziati da quella moneta creata dal nulla) perchè per la banca sono bit, per i cittadini, NON SONO SOLDI (bit) MA è IL LORO LAVORO - QUANDO CAPIRETE CHE STATE ACQUISTANDO I TITOLI DI STATO CON SUDORE DELLA FRONTE E NON CON I BIT CHE L'AUTORE DICE, VI RENDERETE CONTO DELLA TRUFFA DEL SIGNORAGGIO.

    è vero che questo in parte ritorna, ma sapete in che misura?
    solo gli interessi.
    e parliamo solo di interessi sulle banconote cartacee (non sul denaro che la banca commerciale vi presta creandolo dal nulla, il cosiddetto denaro creditizio), e come faceva bene a sottolineare l'autore, si tratta del 2%-3% del totale circolante.

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  11. il signoraggio è la differenza tra il valore nominale della banconota - i costi di produzione per la stessa + gli interessi (perchè ci vengono prestate)
    il valore nominale viene distrutto perchè ci prestano 100 e gli ritornano 105. 5 sono gli interessi che figureranno nel bilancio e i 100 vengono distrutti. per cui i proventi da signoraggio che rivanno allo stato sono una parte di quei 5.
    fossero calcolati gli interessi sulla massa di denaro circolante totale, allora i redditi da signoraggio sarebbero molto più alti.
    fossero calcolati i proventi da signoraggio non solo sugli interessi ma anche sul valore nominale che per la banca vale 0, ma per noi vale effettivamente quello che è indicato in quanto per ottenerlo DOBBIAMO LAVORARE E ANCHE TROPPO, allora i proventi suddetti sarebbero la cifra corretta da devolvere allo stato per provvedere al benessere di tutta la collettività.

    PER CUI è INUTILE CHE SI CERCHI DI SMINUIRE IL PROBLEMA DEL SIGNORAGGIO.

    in quanto come ho spiegato e ribadito, se materialmente ciò che va e viene sono carta o bit, la differenza sta in come la si è ottenuta.
    lo stato una volta che ha dato titoli alla banca, e ottiene soldi, non ci dà quei soldi regalandoceli e poi ci chiede di ricomprare detti titoli o pagare le tasse, ma ce li fa sudare. ATTENZIONE QUINDI!

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  12. concludo dicendo che la parte saliente del discorso non è stata purtroppo affrontata: la PROPRIETA' DELLA MONETA, CHE SPETTA A CHI NE CREA IL VALORE, CIOè AD OGNI SINGOLO CITTADINO, IN QUANTO è LUI CHE COL VALORE DEL SUO LAVORO E PRODUZIONE RENDE VALIDA LA MONETA, USANDOLA PER SCAMBI COMMERCIALI IN PREVISIONE DEL MEDESIMO COMPORTAMENTO ATTESO DAGLI ALTRI. io compro dando soldi perchè so che quei soldi possono essere usati da altri per comprare ciò che io produco e permettermi così di operare economicamente e vivere.
    PER CUI IL VALORE DELLA MONETA È UN VALORE INDOTTO, E LA PROPRIETÀ DELLA STESSA DEVE ESSERE PER LEGGE CONFERITA AL POPOLO!

    oggigiorno il problema maggiore non è la banca centrale che benchè non abbia potere di comprare titoli di stato alla fine è stata costretta a farlo, (solo per precisare una mancanza nell'articolo), ma le banche commerciali che prestano creando moneta CREDITIZIA DAL NULLA appropriandosi invece del VALORE REALE prodotto dai cittadini con beni servizi e lavoro, QUANDO QUESTI LA RESTITUISCONO. la banca commerciale presta X importo dei depositi dei suoi correntisti, tenendo a riserva solo il 2% o niente per cui con questo meccanismo denominato riserva frazionaria, può aumentare a dismisura la cifra da dare in prestito.
    leggasi la spiegazione sul sito della banca svizzera.
    invio link: Le banche e la moltiplicazione della moneta:
    Sito ufficiale della Banca Nazionale Svizzera, Le banche e la moltiplicazione della moneta.
    (http://www.snb.ch/i/welt/portrait/banks/4.html )

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    1. Luigi ti rispondo brevemente perchè capisco che sei nuovo di questo blog e non hai seguito il dibattito fin qui fatto. Rispetto quindi il tuo sfogo perchè tu hai una "fede" e ti sei dato una ragione per spiegare tutti i problemi del mondo (beato te!!! Ti invidio...come invidio tutti coloro che hanno una "fede" e si sentono al sicuro da qualsiasi minaccia...). Tuttavia se vuoi continuare ad intervenire efficacemente su questo blog, ti consiglio di considerare bene questi argomenti (in caso contrario continua pure ad interagire soltanto con coloro che hanno la tua stessa "fede" sul signoraggio bancario):

      1) Mai detto che la Fed e gli Stati Uniti sono un modello da seguire, anzi. Stanno sbagliando rotta usando troppa politica monetaria e poca politica fiscale:

      http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/04/differenza-fra-uno-stato-democratico.html

      2) Sulla questione che la moneta nasce dal baratto e dal nostro lavoro in ambito privato, ti consiglio di leggere questi:

      http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/12/piano-di-chicago-rivisitato-parte-due.html

      http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/03/modern-money-theory-mmt-quarta-lezione.html

      3) Sul funzionamento delle banche centrali e commerciali ti consiglio di leggere questo e tutto il dibattito sulla Positive Money:

      http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/10/banca-centrale-e-commerciale-creazione.html

      4) Sulla riserva frazionaria e il moltiplicatore dei depositi che non esiste, ti consiglio di leggere questo e ragionarci su:

      http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/02/le-menzogne-sulla-riserva-frazionaria-e.html

      Poi ovviamente, rimani pure nella tua "fede" e continua a perorare la tua causa, ci mancherebbe altro, siamo in democrazia. Ma non su questo blog, perchè con tutto il rispetto qui siamo andati un pò più avanti rispetto al signoraggio. Beninteso, anche io credo che bisogna riformare completamente da zero tutto il sistema monetario, le banche centrali e le banche commerciali, ma per farlo veramente dobbiamo avere prima la capacità e l'umiltà di metterci a studiare per capire come funziona veramente l'intero sistema. In caso contrario, finiremo per fare il gioco di chi ci comanda e non vuole cambiare nulla, perchè spenderemo tutte le nostre energie per risolvere problemi che non esistono e trascureremo invece quelli che esistono. Eccome se esistono. Certo se poi tu per capire come funziona il sistema bancario ti appoggi ai documenti pubblicati dalla Banca Nazionale Svizzera o dalla Federal Reserve, siamo belli che fritti...è come se io per capire se la Coca Cola fa male, mi servissi dei documenti pubblicati dalla Coca Cola: non so se rendo l'idea...

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    2. Meno Auriti e più Minsky.

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    3. Gentile Piero, seguo da non molto tempo il suo Blog con molta attenzione e molto interesse. In questo caso non vorrei che cadessimo nel tranello semantico frequente, quando si parla di moneta, di fermarci ai simboli semantici citati durante una risposta, senza però considerare davvero il contenuto della risposta stessa: intendo dire che al di là della apparente concentrazione sul tema "signoraggio", ciò che secondo me è più interessante della risposta di David è il mettere l'accento sulla diversa "natura" del denaro al momento dell'emissione del prestito e al momento della sua restituzione. Al momento dell'emissione il denaro viene creato dal nulla con un "clic", provenga esso dalla Banca Centrale o dalla Banca Commerciale, come lei ci ha spiegato, ma al momento della restituzione, il denaro proviene fondamentalmente da LAVORO, e quindi ha una natura estremamente diversa. Questo mi pare particolarmente preoccupante per quanto riguarda i meccanismi di finanziamento dello Stato, e cioè il famigerato "mercato primario dei titoli di Stato", in quanto, la pur terribile creazione di denaro da parte delle banche Commerciali è legata al credito a persone fisiche o società PRIVATE, che sono comunque tenute a restituire quel debito grazie a reddito da lavoro o impresa, ammontare che la banca azzera pareggiandolo col capitale iniziale (a meno ovviamente della moltiplicazione dell'interesse nei vari passaggi che lei ha spiegato), e in linea di principio lo trovo corretto in quanto questi soggetti fisici NON POSSIEDONO QUEL DENARO, e lo richiedono in prestito per svolgere un'attività lavorativa che alla fine consegnerà loro un BENE, che risulta essere il corrispettivo dell'attività svolta, per la quale il prestito è stato per così dire "l'innesco". Molto diverso però è il discorso del finanziamento dello Stato, il quale chiede di potersi finanziare A DEBITO, con uno strumento che in realtà gli appartiene (la moneta) e potrebbe avere gratis. Se ha senso che un individuo o una società privata si indebitino, non ha senso che uno STATO si indebiti. Infatti si giunge al paradosso che lo Stato emette dei titoli di debito che dovrà onorare, e dovrà farlo PRELEVANDO DENARO TRAMITE L'ERARIO. Vediamo per cui che la "qualità" del denaro prestato e quella del denaro restituito sono molto diverse... Si arriva per cui al paradosso, per ipotesi, che lo Stato chieda denaro in prestito per pagare gli stipendi dei suoi dipendenti, che però avrebbero diritto alla titolarità di quel denaro in quanto ottenuto tramite lavoro, e invece no! Alla scadenza dei titoli emessi per pagare il loro stipendio, lo Stato dovrà restituire quei soldi. Come se il lavoratore non avesse lavorato! O dovesse restituire lo stipendio... E anche se oggi ormai lo Stato non restituisce più il Capitale (ormai emette titoli solo per onorare i titoli precedenti), c'è la MONTAGNA dell'interesse sul debito. 100 miliardi all'anno, attualmente. Quindi anche a me piacerebbe sentir parlare di abolizione del sistema di finanziamento a debito dello stesso tramite l'emissione di titoli a interesse.

      Grazie per l'attenzione

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  13. Be', con questa richiesta di ricevere gli aiuti del MES Grillo ha perso una bella fetta di consensi (quelli della gente che ha capito che il comico o è scemo o è in malafede).
    Non sarebbe una cattiva idea darsi da fare per tempo per raccogliere tutta questa quantità di voti a favore di un nuovo progetto politico.
    Voglio dire che siamo in una situazione molto magmatica che andrà avanti per un po' ma non in eterno quindi meglio sfruttare subito le occasioni propizie.

    Per inciso non credo che G. Sia in malafede, penso che sia semplicemente un pasticcione inaffidabile.

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  14. Sbriciolare i laureati in monoeconomia (si mono, perchè hanno bandito Keynes e per questo vedono le cose solo sul binario montiano) è il mio sport preferito.Devo dire che te ne sai più di me e stavolta non ho la scusa di essere laureato in altro visto che anche te sei ingegnere... Quando leggo i tuoi contenuti e il percorso dei fatti sembra uno dei miei pezzi :D .
    Sul M5S e Bagnai andrei cauto. Va compreso che il M5S non ha,è vero, solide basi culturali ma è anche l'unico che ha un programma che spinge verso la redistribuzione (es.Reddito minimo),che combatte il clientelismo e gli sprechi (quelli veri).E'ovvio non può fare tutto da solo.Servirebbe un Movimento Rodotà di modo che le due anime del M5S si polarizzerebero (ma non accadrà perchè alla fine i marpioni piddini arpionerebbero Rodotà) magari col M5S al lato destro eRodotà al sinsitro superando il dividi et impera su temi meno urgenti (Kienge, Gay ecc) e realizzando un programma economico.Bagnai è buon economista ma istrionico.Molto più rigoroso Brancaccio.Bagnai da quando ha perso il treno dei 5 stelle ha iniziato a attaccare in tal senso enon è professionale..comepoco professionali spesso sono le posizioni che esprime. In altre parole dove conosce meno la materia riempie con battute,gurustyle, accuse e retorica politica.(Oltre a censurare le osservazioni serie sul suo blog, se non gradite). Tornando a Grillo è merito suo se sappiamo del reddito minimo, di innumerevoli privilegi, del consociativismo ventennale pd-pdl (esternalità di mercato) tipo mps, antonveneta, finmeccanica, lobbies delle slot, regaloni delle frequenze tv ,regaloni alla chiesa ed il fallimento dell'asse Monti-Bersani purtroppo rientrato dalla finestra Letta.Chi è abile osservatore smaliziato vede che c'è differenza tra dire "Parlamento tomba maleodorante" e "Parlamento tomba maleodorante della seconda repubblica".UNA DIFFERENZA SOSTANZIALE E COLOSSALE.IL PD (ma anche Berlusconi se ottiene garanzie sulle sue aziende) sono i nuovo COLLABORAZIONISTI del nazismo finanziario che vede nella BCE e nella Germania solo il mero braccio armato.La carne da macello sono i salari che vogliono ridurre del 30% (cit.Brancaccio-BCE).Il debito pubblico se ne stava buono là ed è stata solo la scusa per ripianare i conti delle banche dopo le crisi dei mutui americani riversatesi sulle banche europee.Debito che nel pre euro era al 92% in mano I TA LIA NA.La liquidità di cui siamo stati invasi (germania che comprava btp cioè ci prestava soldi)è servita a alzare prezzi nostre merci e deindustrilizzarci (effetto Kaldor).Il nostro debito è perciò passato in mano estera. (La Germania si ègià arricchita in questo modo).Per non parlare delle teorie Rogoff e Rehinart e ciò che èsaltato fuori!Ma i media, gli stessi che vedono in Grillo il nemico da infangare, nascondono o non spiegano a reti unificate cosa è accaduto!Sul divorzio bankitalia-tesoro hai detto tutto te.La spesa pubblica era sotto controllo (magari investita in tanti fannulloni ma il loro impatto negativo era RELATIVAMENTE microscopico)...(come a dire che Totti è uno ricchissimo...si ma non al cospetto di bill gates!).Nessuno che spieghi come ad esempio laSpagna era in surplus da anni, aveva debito/pil al 60% eppure è franata!LA CAUSA QUINDI è PURAMENTE FINANZIARIA .(CIT.FREEFALL - NOBEL ECONOMIA STIGLITZ).ecc ecc ecc

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    1. Marco, condivido gran parte della tua analisi, però e in questo mi sento molto vicino a Bagnai, che a differenza tua considero sì istrionico ma anche molto professionale (non so a quali argomenti ti riferisci quando dici che glissa e evita di approfondire...), penso che Grillo dovrebbe fare chiarezza per una buona sulla sua visione strategica di politica economica e fiscale: insomma per Grillo l'intervento statale in economia (tralasciando gli sprechi, la corruzione, la casta etc etc) è un bene o un male??? Sinceramente, ascoltandolo più volte non ho capito bene quale sia la sua risposta a questa domanda fondamentale, anzi continua a contraddirsi: alcune volte dice che il debito pubblico è una truffa e non fa male all'economia, altre volte dice che è il maggior problema dell'Italia...
      Capisci bene anche tu che se non fa chiarezza su questo punto, non potrà mai avere il pieno appoggio da chi ha invece raggiunto tramite lo studio e l'impegno una posizione netta in proposito. Poi sulla questione Stato Minimo c'è un altro aspetto da chiarire: se io penso che lo Stato non debba essere minimo ma ha anzi ha un decisivo ruolo come regolatore ed equilibratore dell'economia, cerco di riempire questo Stato di tutte le personalità e professionalità migliori in questo senso, che possono svolgere nel migliore dei modi i loro compiti nell'interesse collettivo. E non mi affiderei solamente a giovani geometri, parrucchieri, informatici che per quanto in gamba e preparati non hanno ancora la giusta esperienza e conoscenza per assolvere mansioni così delicate. Per carità, il rinnovamento è indispensabile, ma bisogna dosarlo con una buona iniezione di professionalità, skill, know how...
      Se fossi stato in Grillo e avessi avuto davvero a cuore le sorti di questo paese e di questo STATO, io avrei miscelato bene i giovani emergenti dalla rete con degli "anziani" di comprovata competenza ed esperienza: avrei fatto di tutto per coinvolgere personaggi come appunto Bagnai, Brancaccio, Zezza, Cesaratto etc etc. Facendoli sentire in tutto e per tutto parte integrante del progetto e non corpi estranei tenuti lì per fare figura...
      Insomma, se Grillo non fosse per lo Stato Minimo (è il sospetto purtroppo è anche più che fondato...) avrebbe dovuto fare di tutto per creare uno Stato Massimo di eccellenze e professionalità...e invece, siamo allo stato in cui siamo, in cui dei giovani e brillanti deputati M5S (vedi Caselli, Pesco, Sibilia, Villarosa etc) stato facendo di tutto per capire e metterli al passo, mentre il resto dell'immenso plotone sembra soltanto passivamente al traino della strana maggioranza...
      Per questo motivo mi troverai sempre cauto e prudente nel mio appoggio a Grillo e sono coinvolto in altri progetti (vedi ARS, http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/05/e-arrivato-il-momento-di-agire.html) che hanno invece una visione più chiara e trasparente sulle linee di politica economica, fiscale, costituzionale da perseguire...

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    2. Gentile Dott. Valerio, ho lettu il Suo articolo e l'ho trovato interessante. Tuttavia sul tema del Signoraggio bancario on mi ha convinto , specialmente alla luce di diverse altre fonti di informazione sull'argomento : il prof. Auriti, che ha vinto ache una causa contro la Banca d'Italia; e poi ho ascoltato un video sul blog www.majolino.it , dove viene spiegato benissimo e chiarissimo il fenomeno del Signoraggio bancario,e la invito a prenderne visione per confrontare quanto invece da Lei sostenuto, ed io, sono più propenso ad assumere come valida la spiegazione del Dott. Majolino, che mi pare ineccepibile. Il link, comunque, per visionare il video è il seguente : http://www.majolino.it/il-signoraggio-e-l-inganno-universale/

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  15. volevo chiederti una cosa:
    Quando avviene saturazione della domanda dopo le politiche keynesiane (ottime invece in epoche di penuria, e da noi penuria è un eufemismo):
    Cosa prevedono i keynesiani ? (Quelli veri non quelli presunti o spacciati per tali come Fassina o Monti(!!!) ).

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    1. Esistono varie ipotesi al riguardo.
      Keynes (che alla fine era un conservatore liberale, seppur geniale), sosteneva che il Governo dovesse applicare politiche espansive in fase di recessione e restrittive in fase di crescita, in mododa compensare le prime con le seconde.
      I neokeynesiani (keynesiani bastardi, come in altre epoche venivano chiamati) alla Samuelson e Stiglitz sono praticamente di questa idea.
      I postkeynesiani, in particolare Minsky e Kaldor, hanno un'idea molto più radicale e dirigista, in quanto il deficit pubblico serve a compensare (in parte) l'output gap ovvero la domanda di liquidità dell'economia reale senza che questo comporti indebitamento delle famiglie e delle imprese.
      Certo, anche loro dicono che in fas edi piena occupazione bisogna stare attenti perchè si rischia di "Drogare" la domanda, ma è anche vero che l'aumento dell'occupazione comporta l'aumento del gettito fiscale, indi la diminuzione del deficit, che quindi tendenzialmente non dovrebbe dare problemi particolari.

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    2. Ottima risposta come sempre Cyrano, aggiungo soltanto alcune osservazioni:

      - Il modello keynesiano originale è un modello di breve periodo a prezzi costanti, quindi non include l'analisi dell'inflazione al suo interno

      - Secondo il modello postkeynesiano (o anche la MMT), l'intervento statale potrebbe spingersi fino alla saturazione della capacità produttiva di un paese e al raggiungimento della piena occupazione, perchè solo dopo un'ulteriore iniezione monetaria tramite la spesa pubblica "potrebbe" causare inflazione (dico "potrebbe" perchè è davvero difficile, se non impossibile, affidarsi a ragionamenti di causa-effetto in economia, essendo una scienza per sua natura discrezionale e sociale, che dipende molto dai luoghi, dai tempi, dalle caratteristiche ambientali, sociali, politiche e tecniche degli interventi adottati...)

      - Come fanno notare alcuni economisti (Frenkel e Bagnai sono fra questi) questi limiti dovrebbero includere anche la tenuta dei conti con l'estero, l'equilibrio la bilancia dei pagamenti, perchè in condizioni di apertura dei mercati una maggior intervento statale che possa ridurre magari l'output gap nazionale non è detto che si indirizzi esclusivamente verso un aumento della domanda interna, ma potrebbe stimolare la domanda estera e le esportazioni con conseguente aumento del debito estero (non a caso, lo stesso Frenkel suggerisce che il target di politica monetaria della Banca Centrale non dovrebbe essere il tasso di interesse o l'inflazione, ma il tasso di cambio...)

      - Non dimentichiamo mai che tutte queste considerazioni devono essere mediate da un'attenta analisi degli "effetti reali" che un certo intervento statale produce nell'economia, che non essendo una scienza esatta non può essere trattata e intrapresa con categorie e metodologie deterministiche, ma sempre discrezionali. A questo proposito ti consiglio di leggere questo breve trattato di Abba Lerner sulla Finanza Funzionale:

      http://monetamoderna.blogspot.it/2012/01/finanza-funzionale-e-debito-pubblico.html

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    3. Grazie per l'apprezzamento.
      Voglio aggiungere una ulteriore considerazione: è praticamente accertato che un persistente disavanzo pubblico, nel lungo periodo, si possa tradurre in una pressione al rialzo sui prezzi, ma questo dipende anche da due fattori:
      1) L'entità del disavanzo (un deficit del 2 o 3% del PIL è diverso da un deficit del 10% del PIL)
      2) I settori in cui si incanala preferenzialmente la spesa pubblica.
      Ovvero, non è la stessa cosa pagare gli stipendi dei forestali calabresi piuttosto che finanziare infrastrutture, sanità, istruzione, ricerca e territorio, ovvero quei settori indispensabili per lo sviluppo economico, demografico e spirituale della nazione che però solitamente se lasciati ai privati conducono al disastro.

      Secondo me, un deficit moderato ed una spesa pubblica ben indirizzata in un regime di repressione finanziaria (tassi d'interesse negativi in termini reali)non da particolari problemi sui prezzi.
      Non so se il padrone di casa è d'accordo, ma sono abbastanza sicuro di si.

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  16. Ti metto alcuni miei pezzi con dati e RISORSE ISTAT,EUROSTAT E MAGISTRATURA DEL LAVORO.AVRAI DELLE SORPRESE!
    AD ESEMPIO SUL REDDITO MINIMO (VA FATTO E SUBITO):
    http://spread-politica-economia-massoneria.blogspot.it/2013/05/redditominimogarantito.html
    Alcune proposte (TIPO GIUSTO GIUSTO UNA CINQUANTINA..): http://spread-politica-economia-massoneria.blogspot.it/2013/04/economia.html
    QUESTO INVECE è UN PEZZO IN CUI RIBADISCO LE STESSE COSE CHE RIBADISCI TU: http://spread-politica-economia-massoneria.blogspot.it/2013_02_01_archive.html#.UbOizuc9LGs
    E QUESTA FU LA SFIDA CHE FECI AI SONDAGGISTI MANIPOLATI DELLA CUPOLA MEDIATICA E CHE VINSI....NOTARE LE % MOSTRUOSAMENTE VICINE NONOSTANTE LA DISINFORMAZIONE IMPERASSE (OGGI ANCHE D I PIU' PERCHE'SENTE ILM5S FERITO..FERITO A LIVELLO DI IMMAGINE perchè nei contenuti è 1000 km distante dai criminali pd-sel-monti-pdl-lega.):http://spread-politica-economia-massoneria.blogspot.it/2013/02/sfida-ai-sondaggisti-parte-3-il.html

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  17. Complimenti, bell'articolo. Finalmente un po' di chiarezza.
    Per il futuro (se e quando ci saremo riappropriati della banca centrale e delle aziende pubbliche essenziali) lancio una proposta rivoluzionaria: alle elezioni politiche si affinchino "ELEZIONI ECONOMICHE". Il popolo, a suffragio universale, decide chi sta a capo della Banca d'Italia, dell'Enel, delle Poste, delle autostrade ecc. Proprietà pubblica ma sottratta alla partitocrazia.

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    1. Perchè mai le elzioni di questi responsabili dovrebbero essere sottratte alla partitocrazia?
      Il Capo dello Stato, nelle nazioni in cui è consentito di eleggerlo direttamente, è espressione dei partiti esattamente come qualunque parlamentare.

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  18. Innanzitutto ti rispondo che non ho una fede cieca come fossi un santone o un divulgatore di popolo per convincere gli altri di informazioni fuorvianti e scorrette.
    Ho semplicemente fiducia che ci stiamo avvicinando alla resa dei conti e prima o poi il sistema bancario dovrà cambiare e con esso la società, i valori che la permeano e tutto il ns. stile di vita, in direzione di una vita più sostenibile, più rispettosa per gli uomini e l’ambienta, supportata da un sistema monetario equo e che agisca per il benessere della società.

    Semplicemente come ti scrivo tengo a precisare che finchè rimarrà un sistema debitorio, anche gestito dallo stato come dice mmt e opera la fed, nulla verrà mai risolto.
    È fondamentale capire la proprietà della moneta e il valore di essa donde nasce.

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  19. Per il resto ti rispondo x punti

    1) Mai detto che la Fed e gli Stati Uniti sono un modello da seguire, anzi. Stanno sbagliando rotta usando troppa politica monetaria e poca politica fiscale:
    http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/04/differenza-fra-uno-stato-democratico.html
    ho letto e ho risposto direttamente sul link.
    Da come accennavi alla fed sembrava implicito che proponessi un modello simile.
    La fed ha degli strumenti in + per gestire la politica monetaria e riprendersi dalla recessione, rispetto a noi vincolati con una moneta su cui non abbiamo nessun controllo, ma cmq la fed opera con valuta comunque emessa a debito per i cittadini, e che dovrebbe usare leve fiscali e svalutazione per uscire dalla crisi. E ciò perché ci si basa sull’attuale sistema mercantilistico capitalistico che prevede la rincorsa ad una produzione infinita e un consumo indotto.
    La differenza non è tra moneta sovrana e non sovrana, che poi è una contraddizione in termini, non dovrebbe essere sovrana la moneta ma noi, ma tra proprietà della moneta attribuita a terzi o al popolo.
    L’accentramento del potere monetario anche fosse in un soggetto pubblico, come lo stato, porterebbe sempre rischi di corruzione e mal gestione, al pari dei privati, magari con minore percentuale, ma a questo punto meglio sistemi di auto-emissione.
    Ti consiglio stavolta io un link di un e-book che ne ha ideato uno molto interessante secondo me.
    http://www.lulu.com/shop/daniele-pace/la-moneta-dellutopia/ebook/product-20664057.html


    2) Sulla questione che la moneta nasce dal baratto e dal nostro lavoro in ambito privato, ti consiglio di leggere questi:
    http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/12/piano-di-chicago-rivisitato-parte-due.html
    http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/03/modern-money-theory-mmt-quarta-lezione.html
    fondamentalmente sono d’accordo con quanto descritto, e già ho letto proprio in tale libro la storia della moneta, ma non sottovaluterei il baratto. Questo solo per far capire che con tale sistema si poteva generare l’interesse dovuto su prestiti, perché si partiva da beni reali riproducibili col lavoro, mentre oggi non è così. I soldi per gli interessi sui debiti nel sistema non ci sono e non siamo costretti a essere schiavizzati. Il baratto legava l’uso di un rudimentale strumento monetario col valore del lavoro dell’uomo.

    3) Sul funzionamento delle banche centrali e commerciali ti consiglio di leggere questo e tutto il dibattito sulla Positive Money:
    http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/10/banca-centrale-e-commerciale-creazione.html
    Le spiegazioni che hai scritto sul funzionamento del sistema finanziario/bancario/monetario/contabile mi sembrano condivisibili.
    Le banche cmq sono un sistema vecchio e medievale che usano una contabilità truffaldina nei confronti del pubblico creando moneta dal nulla senza valore, neanche quella della banca centrale usata come riserva e nel circuito interbancario, mentre per il rimborso dei prestiti la gente deve sudare e sgobbare per ritornare questi stessi bit, o carta straccia.
    Non volete prendere in considerazione la teoria del valore.
    Ti invio un link sulle caratteristiche della moneta la cui proprietà per legge spetta al popolo:
    http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2013/06/la-rilevanza-giuridica-della-moneta-g-auriti.html

    4) Sulla riserva frazionaria e il moltiplicatore dei depositi che non esiste, ti consiglio di leggere questo e ragionarci su:
    http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/02/le-menzogne-sulla-riserva-frazionaria-e.html
    positive money non affronta il tema giuridico della moneta e propone una soluzione parziale al problema del debito con la riserva frazionaria del 100% e la divisione tra conti correnti a vista e conti correnti di investimento, informando il cittadino ecc.
    ti rimando sempre al libro suggerito, il prezzo è solo 6 euro, e all’analisi in particolare degli ultimi 2 capitoli sul sistema di auto emissione

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    1. Ma non scherziamo su.
      Gli anarcocapitalisti alla Movimento Zeitelgeist non vanno presi in considerazione.
      La moneta auto-emessa è solo la versione politicamente corretta, fricchettona e cosmopolita del free-banking di Von Mises (il secondo Von Mises, quello psicopatico): distruggere lo Stato nazionale sovrano privandolo del potere fondamentale che lo caratterizza almeno da quando siamo usciti dal medioevo feudale grazie all'accentramento di esercito e burocrazia nelle mani del sovrano.
      Il tutto, ovviamente, attraverso l'ennesima riproposizione dei deliri di Auriti e sodali.
      Non è un caso che monetaristi e signoraggisti condividano praticamente la setssa visione del problema monetario, semplicemente con una diversa considerazione morale e politica della vicenda.

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  20. Cyrano perchè una moneta auto emessa non potrebbe andar bene? dovresti argomentare invece che esprimere critiche sterili. leggiti il libro che ho consigliato di acquistare e poi vieni a fare le tue obiezioni. troppo semplice schernire senza prima sapere esattamente di cosa si parla.
    tutti pensano che l'autoemissione sia solo fonte di scompiglio e confusione perchè uno crea tanta moneta quanto vuole, non c'è nessuno che controlla, ecc. quando invece il sistema viene regolato rigidamente e improntato all'etica. analizza gli ultimi due capitoli e poi verrai a fare le tue osservazioni.

    non capisco inoltre perchè non vogliate ottenere la proprietà popolare della moneta ma preferite che un sistema, pubblico o privato che sia, ve la presti creando debito con terzi o con sè stesso.
    nessuno analizza concretamente le tesi di auriti e risponde a tono su punti specifici, tutti se la cavano facendo leva che fosse fascista, di destra (pure ideologie create dalla propaganda per non farci interessare della cosa pubblica ma creare un terreno di scontro su questioni futili e secondarie, facendo perno sul dogma dividi et impera), e negano il signoraggio

    aspetto i tuoi commenti sui capitoli dell'auto emissione, altrimenti per favore astieniti

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    1. Che Auriti fosse fascista non me ne importa poi molto: non sono uno di quelli che usa il termine come un'offesa, e non vengo certo, culturalmente parlando, da sinistra.
      Ceerto, un tizio che asserisce che i protestanti hanno venduto l'anima al diavolo il quale li ha ricompensati con il Commonwelt di per se si squalifica come puro malato di mente ma tant'è...
      Per il resto, ti ha già risposto Piero Valerio, e tu...gli hai dato ragione nonostante avesse sconfessato dalla prima all'ultima delle fandonie su cui si basano le fesserie dei signoraggisti.
      Ovviamente, gli hai dato ragione in maniera pelosa dato che il tuo scopo è fare pubblicità ad un libro, ma questo non toglie che la moneta non nasce dal baratto ma dal diritto (Aristotele evidentemente è passato invano se la gente preferisce leggere Auriti), ed è quindi il diritto che deve disciplinarla (come in realtà,nelbene e nel male, è sempre stata).
      Non c'è problema, sei semplicemente un liberista che odia lo Stato ma non ha il coraggio di essere coerente e studiare Von Mises, che era un pò più serio di Auriti ma proponi quello che lui stesso proponeva: free banking in versione hippy alla Zeitelgeist, ma sempre free banking è.
      Ovvero, torniamo al medioevo e distruggiamo lo Stato nazionale sovrano.

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  21. ti sfugge il concetto di stato che esiste se esistono i cittadini, ma retto da una democrazia rappresentativa e non partecipativa fa gli interessi di estranei al fine di schiavizzarci. avere uno stato del genere dove sempre nella storia si sono accentrati uomini che l'hanno mal gestito, con poche eccezioni, non serve a granchè. quindi ad uno stato di tale stampo dico no grazie.
    ti sfugge inoltre il potere di controllo che dovrebbero avere i cittadini sulla moneta.

    quando dico che la moneta ha una forte connessione col baratto, come ho risposto a piero, voglio solo sottolineare che con questo sistema si poteva generare l'interesse da versare insieme al rimborso del debito, e che inoltre tale strumento di pagamento era una pura misura del proprio lavoro, era estremamente connesso col valore del lavoro umano. una moneta legata prima alla conversione con l'oro e poi a pure scritture contabili, stampata e prestata, che sia da pubblico o da privato, ha perso questo enorme requisito.

    ovvio che come dice aristotele la moneta è noumisma e ne parla nel libro di etica a nicmaco, e se tu anzichè sentenziare leggessi quel libro che ho consigliato anzichè sbandierarmi come un commerciale di bassa lega che cerca di propinare una aspirapolvere folletto, forse avresti capito che non nego questo. semplicemente si può approvare una legge per definire la proprietà popolare della moneta basata su sistemi di emissione.
    ora proporre un libro, per il cui lavoro, NON MIO, giustamente lo si deve pagare, si viene etichettati come pubblicisti ingannevoli. credo non ti sia chiaro il concetto del valore del lavoro.

    inoltre non ho dato ragione a valerio. se leggi bene, concordo con lui su alcuni punti, ma gli sfugge il concetto di valore indotto della moneta. quando un cittadino restituisce un prestito, non sono semplici bit che vengono distrutti, e l'interesse non è il giusto profitto per un falsario banchiere. se io ti do una banconota o un bit, creato dal nulla, e lo posiziono su una montagna, e tu me lo devi ridare, estrinsecamente mi stai dando lo stesso bit o pezzo di carta, ma intrinsecamente a te è costato lavoro e hai rischiato la vita per recuperarlo, mentre a me è costato zero, e senza contare che mi devi gli interessi. - Finchè NON vorrete capire questo basilare concetto, non risolverete mai l'inghippo del ns. attuale e depauperarizzante sistema monetario.
    inutile proporre separazione trai i conti correnti, no riserva frazionaria ecc..
    avete in testa di lasciare il sistema bancario intatto come è oggi, illudendovi che con delle correzioni e maggiori vincoli la situazione possa migliorare.

    la riforma protestante, benchè tu lo voglia negare, ha creato proprio quello - un sistema in cui la gente si dava al max. del profitto, generando competizione a livelli paradossali e calpestando qualsiasi diritto umano.

    e sbagli ancora quando paragoni sistemi di autoemeissione col sistema perverso e debitorio, basato su posizioni di potere, che c'era in medioevo. là erano solo i signorotti locali a coniare oro, senza nessun rispetto e contributo al benessere della società.

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    1. Perfidi protestanti che lucrano sul signoraggio.
      Ma un tempo voialtri non ve la prendevate con gli ebrei?
      Vabbè, si vede che ora è politically uncorrect.
      In ogni caso, l'eresia protestante (per cui non ho nessuna simpatia, ma nemmeno paranoie clericali) non c'entra nulla con il problema in questione, dato che sono almeno 8 secoli che periodicamente l'economia reale entra in crisi a causa di un eccesso d'indebitamento, ergo la questione è semmai come limitare l'indebitamento del settore privato, consci del fatto che l'eliminazione del medesimo è impossibile (e non auspicabile).
      Non leggerò il tuo libro (PS: si dice "Pubblicitario", non "Pubblicista") per il semplice fatto che le sette non mi interessano.
      Tu, piuttosto, assolutamente aggratis puoi leggere qualcosa di decente proprio su questo blog, su cobraf, su conflitti&strategie, su keynesblog, su goofynomics, ecc...

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  22. allora conviene che ti astenga dal commentare e criticare i sistemi di auto-emissione la prossima volta, fai più bella figura, anzichè dare inizio ad una "guerra" di etichette tra fazioni ideologiche.

    a questo punto posso solo pensare che siccome non sapresti come controbattere quando viene proposto qualcosa di nuovo che va contro i tuoi ideali e le tue credenze acquisite e pre-concette, la butti sui signoraggisti, monetaristi, protestanti e puritani, e chi più ne ha più ne metta.

    se poi il tuo giudizio si limita a inquadrarmi come un venale "pubblicitario" chissà cosa bisogna pensare di chi ha più spessore quando propone un suo testo in vendita.
    ah già, in quel caso data la fama e la credibilità nazionale o internazionale, tutto diventa lecito.

    l'unica cosa mezza giusta che hai detto è che il problema dell'indebitamento è vecchio e crea crisi cicliche.
    non è solo di 8 secoli fa, ma risale a quando l'uomo ha iniziato a commerciare già col baratto, e per dargli una data verosimilmente ufficiale potremmo almeno fissarla intorno al 1200-1500 a.c. quando i templi accumulavano oro e poi si sono trasformati nei primi gestori della politica monetaria in commistione con i sovrani di turno.

    il tutto perchè non si definisce che la proprietà spetta ai cittadini.
    dai ti do un testo gratuito, questo almeno lo puoi leggere senza giudicarmi appartenente a sette folcloristiche.
    http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2013/06/la-rilevanza-giuridica-della-moneta-g-auriti.html
    spero che almeno questo lo voglia leggere.

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    1. Ma tu non vuoi argomenti: tu sei qui per sponsorizzare un libro che già dal titolo è fastidioso ("Utopia" è una parola usata solitamente in termine spregiativo, se qualcuno la utilizza per deffinirle proprie idee ha dei problemi palesi) la cui tesi di fondo è...l'ennesima riproposizione della fine delle nazioni.
      è un'idea un pò vechiotta, che si tratti dell'ecumene cristiano, del comunismo universale o del mondialismo tecnofinanziario (quello per cui alla fin fine avremo solo ONU e Banca Mondiale), la radice è comune.
      Sull'idea dell'"Autoemissione" che c'è da dire?
      è un'idea vecchia e scemotta che è comunque già stata ampiamente dibattuta dai vari Margrit Kennedy, Jacque Fresco, ed altri anarcocapitalisti.
      Idea impraticabile ed appunto utopistica, che oltretutto distruggerebbe alla base il concetto stesso di moneta che non è certo tale per "Convenzione" come ritiene Auriti, ma perchè esiste una domanda di essa attraverso le tasse.
      Non è mai esistita ne mai esisterà una moneta scollegata dallo Stato tranne nel caso dell'Euro e si vede come è finita.
      I tuoi deliri cosmopoliti te li lascio volentieri.

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  23. beh si vede che hai seri problemi di comprensione se paragoni monete auto emesse con l'euro, moneta appunto ideata da tecnocrati dell'alta finanza, che appoggiati da onu e banca mondiale e altri organismi estranei alla normale gestione di uno stato sovrano nel suo territorio, hanno tutto il sostegno di operare per la distruzione delle nazioni e delle società. una moneta auto emessa da ogni singolo cittadino non vedo come possa distruggere la società se regolamentata dalla legge e da sistemi di controllo sull'emissione.

    hai lanciato solo paroloni altisonanti come fanno oggi chi governa e i vari rappresentanti internazionali per non affrontare le tematiche su cui vengono chiamati. non sai neanche cosa sia il comunismo, e per altro se avessi almeno provato a leggere auriti (il valore del diritto), è gratis, lo trovi in rete, avresti capito che egli ripudia sistemi come il capitalismo o il comunismo, dove per altro l'ingombrante presenza dello stato nella vita privata di ogni singolo cittadino, ha portato solo alle situazioni ben visibili nei paesi dell'est, distruggendo fondamentali libertà a cui ogni essere umano ha giustamente diritto.
    il capitalismo invece, più biecamente e velatamente, ha dato la falsa illusione di libertà e benessere.
    ma al pari del suo avversario in campo, prima menzionato, ha rivelato come tutti i regimi totalitari manifestamente dichiarati, il suo reale obbiettivo, ovvero il controllo e il potere sulla vita delle masse.

    l'auto emissione è tutto il contrario di questi due sistemi, e potrebbe non essere un'utopia; lo è attualmente soltanto perchè la maggior parte delle persone non sa vedere oltre il proprio naso e perchè la mente annebbiata da bombardamenti pubblicitari e informazioni propagandistiche ha perso la sua capacità critica e di volontà partecipativa alla gestione della propria vita.
    l'auto emessione rimette l'uomo al centro del mondo, riconoscendogli una posizione di maggiore rilevanza sia come singolo che nella società.

    altro che mondialismo ed elezione di enti internazionali come quelli da te citati, i quali servono solo a usurpare la sovranità di uno stato.
    hai, a questo punto credo volutamente, frainteso tutto, accostando l'auto emissione, che è prettamente attinente alla sfera locale, con sistemi di gestione monetaria, sociale ed economica affidata ad organismi che restano perfettamente fuori dalla sfera suddetta.

    siccome non vuoi nemmeno provare a capire e ad analizzare il sistema proposto, attaccandoti come un infante al pretesto che sto pubblicizzando un libro chissà per quali fini, c'è poco da fare; non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. il mondo con il tuo bello stato a decidere per tutti, calando dall'alto regole e tasse senza interpellare coloro ai quali sono dirette, ha fatto proprio un bel compito. elogialo pure!

    con l'ultima frase poi, hai superato te stesso: “la moneta esiste perchè la si domanda attraverso le tasse.”
    non c'è bisogno di nessuna tassa in quanto la moneta è uno strumento giuridico, frutto di puro accordo tra cittadini, che decidono di utilizzare lo stesso per misurare la ricchezza e realizzare scambi economici.
    che sia formalizzato in legge, giusto e indispensabile, non presuppone affatto l'uso di tasse, le quali le ammetterei solo come provvedimento straordinario se ci fosse troppa massa monetaria in circolo al fine di evitarne la svalutazione, non certo per imporre quella valuta. deduco da quanto dici quindi, che non hai nemmeno letto il link inviatoti nel messaggio precedente.
    certo che con te non c'è speranza, neanche quelli gratis ti sforzi di leggere :)

    ps: ti inoltro anche un link dove potrai leggere il significato della parola utopia, che per tua pochezza intellettuale hai saputo soltanto definire come vecchiotta e spregiativa, quando in realtà è brevemente identificata come aspirazione spesso irraggiungibile

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    1. Prima sforzati tu di leggere qualcosa che sia di economia, poi io mi sforzo di leggere le tue sciocchezze.
      Il fatto che tu non abbia capito cosa sono le tasse in un sistema monetario moderno (che è fiat, endogeno e privo di riserva aurea) vuol dire che...non sei nemmeno arrivato a Keynes.
      Eppure Valerio ti aveva postato un link esaustivo al riguardo...pazienza.
      Ora scusa, ma devo andare dal mio Reverendo anglicano che dobbiamo decidere insieme come spartirci i proventi del Signor Aggio.

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  24. come al solito non replichi. io ho letto tutti i link di valerio condividendo alcuni punti e non altri, in particolare non capite l'importanza della teoria del valore e non volete attribuire la proprietà della moneta al popolo perchè la interpretate sempre come un bene di cui si ha richiesta quando questo è uno strumento e nulla più. in una moneta fiat, basata sulla fiducia, non servono le tasse. è solo la legge che formalizza la convenzione sociale a decretarne l'uso. il valore della stessa scaturisce dall'altra parte.

    Se un'organizzazione abbastanza grande (ovvero una collettività) emette, usa e accetta qualcosa come pagamento, automaticamente quel qualcosa acquisisce valore, dato che è riconosciuto come mezzo di scambio. NON CERTO LE TASSE VI DANNO VALORE O LA IMPRIMONO NELL'USO ALL'INTERNO DELLA SOCIETA', svegliati!

    inoltre la tua presunzione lasciala casa. se non ti vuoi sforzare di leggere chi pubblica qualche link o testo, te lo ripeto, astieniti dal rispondere, ti cuci bocca e mani, così eviti di farmi sprecare tempo

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    Risposte
    1. Certo, perchè le persone accettano automaticamente qualcosa perchè...LO DECIDONO INSIEME!!!
      Con le primare on line o con le assemblee di villaggio?
      E come si faceva nei millenni in cui non si facevano le assemblee di villaggio e non esistevano ancora le primarie on line?
      Ma lo vedi quanto male ti ha fatto Auriti?

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  25. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  26. si si perchè per te è meglio il sistema attuale, dove c'è un organi di mille idioti che decidono per 60.000.000 di persone senza interpellarle, dopo aver preso istruzioni da un nugolo di uomini ancora più piccolo che però decidendo le regole del sistema monetario può imporre a tutti il suo volere.
    guai a protestare altrimenti sono mazzate.
    viva la democrazia rappresentativa.

    la cosa pubblica non si gestisce con una delega e chi s'è visto s'è visto.

    temi così importanti dovrebbero sempre essere soggetti a referendum popolare.

    il sistema di auto-emissione descritto nel libro implementa proprio un meccanismo del genere, solo che è perenne, non costa nulla nè a livello di struttura nè a livello di tempi organizzativi.
    i cittadini con un sistema online, come oggi avviene per tutti i pagamenti elettronici, decidono se quell'azienda che ha un certo investimento da farà, avrà diritto ad emettere il corrispettivo in moneta per farlo, purchè sia etico e rispettoso dell'ambiente e della salute umana.
    non come oggi che le grandi multinazionali ottengono fondi, e pure agevolati, e inquinano il pianeta con le loro produzioni di massa, dirigendo infine le scelte dei consumatori.
    e ovviamente oggi, a ciò non si può contrastare in nessun modo. se ti opponi ti pestano, come si fa in una vera democrazia rappresentativa.

    è tutto da rifare il sistema economico e sociale di oggi.

    e se tanto non si arriverà ad un accordo tra le masse perchè spingano verso un'unica direzione condivisa al fine di permettere che questo cambiamento accada, ci penserà madre natura a fare tabula rasa.

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  27. ah, solo per chiarezza, auriti non parlava dell'auto-emissione e del sistema dove a decidere son assemblee di cittadini e non più organi centrali di 4 gatti con delega di fare quello che gli pare.

    auriti parlava solo di approvare una legge per definire che la proprietà della moneta appartiene al popolo all'atto dell'emissione.
    il sistema politico restava uguale.

    vedi a partire prevenuti, si fa solo confusione

    RispondiElimina
  28. Io non sono prevenuto: disprezzo i signoraggisti ed i monetaristi perchè non sanno nulla di economia.
    Tu ne sei la prova, mi pare.
    Girovacchiavi sul web, hai visto una roba in cui c'era scritto "Signoraggio", sei entrato, non hai letto e hai ripetuto la bubbola del "Valore nominale della banconota" come un mantra.
    Non si sfugge alla propria programmazione.
    Che poi a me non vada bene l'attuale sistema economico è cosa che non provo nemmeno a spiegarti perchè non sono un anarcocapitalista, e per me la soluzione al neoliberismo è un forte dirigismo: repressione finanziaria (che oltretutto è l'unico modo serio di calmierare l'incremento del debito aggregato), separazione delle banche di credito dalle banche d'affari, protezionismo, contrasto all'immigrazione, applicazione dell'articolo 46 della Costituzione, ecc...
    Altro che le assemblee di condominio che emettono moneta.

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    Risposte
    1. Cyrano, in effetti se anche le tue opinioni fossero corrette i tuoi modi scortesi e supponenti ti mettono immediatamente dalla parte del torto. Devo fare un plauso a David per la pazienza nel cercare di ricondurti ad un minimo di urbanità e di umiltà.
      Sono pienamente d'accordo con David sul fatto che il problema fondamentale dei sistemi monetari sia insito nell'esistenza stessa del debito e dell'interesse. Non conosco la questione dell'autemissione, ma magari utilizzando i riferimenti proposti da David proverò a leggermi qualcosa.

      Grazie e a presto

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  29. non hai capito nulla, io ho solo accennato al tema signoraggio. il problema è la proprietà giurdica della moneta. tu parli solo d'economia senza accorgerti che la moneta fiat money, emessa su base fiduciaria, come ammesso dagli stessi banchieri, vedi draghi, ha valore perchè appunto nasce dalla fiducia. una convenzione stipulata per legge il cui simbolo monetario è carta o bit elettronico, senza più nessun collaterale se non la fiducia. ciò attiene alla sfera psicologica, sociologica, quindi il tema monetario è da affrontare prima di tutto partendo da questi presupposti. la moneta con l'economia centra solo perchè funge da strumento di misura e di scambio, ma il valore le viene dato da un processo mentale che nulla ha che vedere con la pura scienza economica.

    se non vuoi vedere ciò che è sotto i tuoi occhi e negare anche le ammissioni degli stessi gestori di tutto il sistema, fai pure.
    quello ignorante rimarrai tu.


    separazione tra banche di investimento e credito, ma per favore.
    lasci intatto il sistema debitorio, non capisci che istituzioni come le suddette fanno parte di un'epoca ormai conclusa, il medioevo, continui ad ammettere la finanza, benchè separata dal un puro circuito creditizio che dovrebbe servire l'economia reale.

    parti dal presupposto che solo tu con le tue mirabolanti credenze e conoscenze possa capire ciò che dovresti ribattermi e invece non dice, limitandoti a riempirti la bocca di paroloni senza spiegare nulla nè delle tue convinzioni nè confutare le mie.
    hai instaurato solo una discussione sterile che potevi risparmiarti.

    quando vorrai dialogare e non ergerti a supremo detentore di conoscenze perfette, aprendoti al confronto, fammi un fischio.
    buone cose

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  30. e certo Luigi da la soluzione del problema ma viene educatamente invitato a non parlare più.
    E questa la parafrasi di quello che succede nella realtà se qualcuno dice apertamente la soluzione del problema peraltro semplice, viene nella migliore delle ipotesi emarginato, nella peggiore assassinato.
    Ma questo è un problema marginale ;
    Ciò che accade non può essere fermato deve andare così .
    Apocalisse capitolo 13 :16-18 Faceva (la bestia)ancora che a tutti , piccoli e grandi,ricchi e poveri,franchi e servi, fosse posto un carattere sulla man destra o in su le lor fronti e che niuno potesse comprare o vendere, se non chi avesse il carattere o il nome della bestia, o il numero del suo nome
    Qui è la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia; conciossiachè sia numero d'uomo e il suo numero è seicentosessantasei.
    Il guaio è che intendimento ne hanno in pochi ormai.Grazie a Dio il peggio che mi può succedere è chi venga dato del pazzo , una volta se citavi la Bibbia o l vangelo ti bruciavano.
    Gesù è il Salvatore , mettete la fede in Lui, non nell'uomo !

    RispondiElimina
  31. Geremia
    La salvezza cristiana passa attraverso la Croce la quale è una tappa abbastanza dolorosa ed anche spesso cruenta che non dà molta importanza alle soluzioni finanziario economicistiche. Sconfinare nella mistica può essere una soluzione ottima dal punto di vista religioso e spirituale. Indubbiamente il Cristianesimo tratta i problemi non sempre in modo univoco e nemmeno uniforme. Per esempio: per un cattolico fare l'elemosina ai poveri e aiutarli se sono in difficoltà fa guadagnare meriti "per il Cielo"; per un calvinista invece no, perché, per i calvinisti, i poveri sono tali non per qualche singolare privilegio valido ai fini della"salvezza", ma perché sono privi della benedizione di Dio da cui dipende ogni bene ed ogni salvezza.

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  35. Gentile Dott. Valerio, ho lettu il Suo articolo e l'ho trovato interessante. Tuttavia sul tema del Signoraggio bancario on mi ha convinto , specialmente alla luce di diverse altre fonti di informazione sull'argomento : il prof. Auriti, che ha vinto ache una causa contro la Banca d'Italia; e poi ho ascoltato un video sul blog www.majolino.it , dove viene spiegato benissimo e chiarissimo il fenomeno del Signoraggio bancario,e la invito a prenderne visione per confrontare quanto invece da Lei sostenuto, ed io, sono più propenso ad assumere come valida la spiegazione del Dott. Majolino, che mi pare ineccepibile. Il link, comunque, per visionare il video è il seguente : http://www.majolino.it/il-signoraggio-e-l-inganno-universale/

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  36. Buongiorno

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  37. Geremia
    L'articolo del dott. Valerio è veramente "magistrale"; persino enciclopedico si potrebbe dire. Una specie di "Summa" sull'argomento. Anche molti commenti appaiono competenti ed interessanti. Troverei solo auspicabile una maggiore concisione che favorirebbe la funzionalità divulgativa .

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  38. Guarda caso, alcune delle banche e degli enti in dissesto sono proprio azioniste della Banca d'Italia (MPS, CaRiGe, Banca Marche, FonSai). Vorrà mica dire che la Banca d'Italia non ha effettuato i dovuti controlli sui propri azionisti ?

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  40. Non comprendo alcuni passaggi:se la Banca d'Italia è privatizzata è possiede il 12,% della BCE a quanto ammonta il valore in Euro della Banca d'Italia? Se il governo è lo Stato italiano è svincolato da tale proprietà perché il parlamento ha dovuto leggiferare in materia? Come mai l'Italia non usufruisce in maniera sostanziale del finanziamento della BCE visto il basso tasso di interesse del costo de denaro? Perché non si abolisce dalla Costituzione il vincolo del 3%?Chi ce lo impedisce? Così potremmo attingere al fondo salva stati?

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  41. I ragionamenti che leggo mi paiono condivisibili solo in parte. Le domande cui tanto si tratterebbe di dare riposta sono, a mio avviso, altre: se è vero che lo Stato ha trasferito in capo alla Banca d'Italia e dunque alla BCE il potere di conio, perché mai non se lo riprende? Evidentemente perché i frutti di tale potere vengono spartiti tra i veri detentori del potere, e perché tale situazione "deve" essere mantenuta tale, a favore dei pochi che ne sono i fautori.
    Non pare essere di alcun interesse la nazionalizzazione della Banca d'Italia.
    Per tornare ad ascrivere allo Stato il suo potere di conio è evidente che bisogna uscir dall'Euro:
    Che sia la Banca d'Italia a rimanere, se vuole, in BCE; non credo che ne avrà a tal punto interesse.

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    Sono stai cercando finanziamenti o aumentare le attività in una sola volta per la realizzazione di un progetto, perché comparativa un appartamento, ma purtroppo, la banca impone le condizioni che si riesce a completare, più riguardano, io sono un particolare offro prestiti a persone in grado di rispettare i suoi impegni, d'altra parte, il tasso di interesse è ragionevole che hai bisogno di soldi per altri motivi non esitate a contattare per ulteriori informazioni. Vi prego di contattarmi direttamente sul mio indirizzo di posta elettronica che suit:michellelaperchia@gmail.com

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    PS: io presto solo a successori a pagare me.
    NB: Non è una cosa seria e di astenersi burloni
    E-mail: luisaguirre@outlook.fr

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  109. Non credevo più al prestito di denaro poiché tutte le banche respingevano la mia cartella; infatti ero schedato dalla mia banca. Ma un giorno un'amica mi ha consigliato un prestatore particolare di cui mi ha dato l'e-mail. muscolinogiovanni61@gmail.com. Ho tentato il colpo con lui inviandogli un e-mail quindi quello è andato. Ho ottenuto un prestito di 80.000€, la mia vita asso cambiato ecco è e-mail: muscolinogiovanni61@gmail.com

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  110. Realizzare I Vostri Desideri Con Un Credito Privato
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  123. Spiace leggere le solite panzane sulla "privatezza" della Banca d'Italia. Inesattezza sullo Story telling e altre fumoserie complottiste. La soluzione sta proprio in direzione opposta a keynes: lo Stato è un falsario autorizzato.

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