giovedì 20 giugno 2013

ULTIME DAL MES: STATI E RISPARMIATORI DEVONO PAGARE LA RICAPITALIZZAZIONE DELLE BANCHE

E voi direte, ma cosa c’è di nuovo sotto il sole? E’ dall’inizio della crisi dell’eurozona che governi e contribuenti pagano per il salvataggio delle banche e attraverso la manipolazione mediatica la cosa ormai è diventata una prassi comunemente accettata. La novità però questa volta è che i tecnocrati di Bruxelles, in vista del prossimo Consiglio europeo di fine mese, hanno messo nero su bianco su un documento ufficiale regole, metodi, cifre, vincoli per descrivere come si deve svolgere l’intero processo, lasciando poco spazio all’improvvisazione e all’immaginazione. In pratica i criminali hanno finalmente confessato la loro colpa, sperando negli effetti terapeutici dell’outing e spiegando chiaramente agli europei quanto ancora devono pagare (e si tratta di cifre da capogiro) per tenere in piedi l’idiozia dell’euro. Qualcuno diceva che il miglior modo per nascondere la verità, è renderla palese e visibile a tutti. Ecco, confidando nella nostra incapacità di interpretare gli eventi e capire la realtà che ci gira intorno, pare che i tecnocrati e i politicanti europei abbiano decisamente intrapreso questa strada.


Ma vediamo come funzionerà l’ennesimo meccanismo infernale messo a punto da tecnocrati e banchieri per distruggere la democrazia, l’economia reale, la coesione sociale. Già sapevamo che gli accordi del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, prevedevano al loro interno, oltre al sostegno diretto agli stati (che serviva poi a finanziare le banche in difficoltà, vedi il caso Irlanda, Spagna e Cipro, o a pagare i creditori francesi e tedeschi, vedi il caso Grecia e Portogallo), anche la possibilità di ricapitalizzare le banche “zombie” dell’eurozona. Ora conosciamo i termini in cui avverranno queste operazioni di ricapitalizzazione, e vi anticipo già che saranno ancora dolori, lacrime e sangue per tutti i contribuenti, che già hanno dovuto una prima volta pagare e stanno ancora pagando per mettere in piedi la trappola del MES. Insomma nell’eurozona, fra mille indecisioni e tentennamenti, di una cosa possiamo sempre essere certi: la socializzazione delle perdite bancarie e la privatizzazione dei profitti non è più una raccapricciante anomalia dovuta all’emergenza ma la prassi, la normalità, la forma principale di “buon governo” dell’economia e della finanza. E siccome, come abbiamo anticipato, i capitali necessari per salvare l’intero settore bancario fallito raggiungono a spanne numeri ciclopici, non sappiamo quanto saranno ancora bravi gli europei a reggere l’urto e capaci di bere l’amaro calice. E’ davvero così difficile capire che ciò che sta accadendo in Europa corrisponde alla più grande espropriazione collettiva di ricchezza mai avvenuta nella storia dell’umanità?



Prima però di analizzare nei dettagli il piano micidiale, vediamo da cosa nasce tutto l’affanno e la fretta con cui i tecnocrati sono arrivati a concepire il documento e le procedure incriminate. In Europa, per usare una metafora, c’è un vero e proprio iceberg gigantesco che giace nella profondità degli abissi, nel più assoluto riserbo e silenzio degli addetti ai lavori, e solo sporadicamente emerge in superficie: il credito in sofferenza delle banche (in inglese bad loan o NPL, Non Performing Loan). In pratica una parte sempre più ingente e in continuo aumento degli attivi di bilancio delle banche è ormai inesigibile o incagliato, perché il debitore (che sarebbero poi i privati mutuatari, le aziende, i governi e le stesse banche) è fallito o è tecnicamente insolvente. Questo processo vizioso, simile ad un enorme cane che si morde la coda, come sappiamo è stato innescato dalle misure di austerità imposte a tutta l’Europa per salvare proprio le banche: i governi tassano i cittadini e le aziende, tagliano le spese pubbliche, rastrellano capitali da destinare al settore bancario, ma così facendo deprimono l’economia, costringono al fallimento i debitori privati e le banche alla fine hanno più danni che benefici dalle politiche rigoriste, perché se da una parte ricevono capitali freschi dai governi, dall’altra perdono sempre di più la possibilità di recuperare i crediti pregressi contratti con il settore privato. L’immagine del colapasta è forse quella più efficace per descrivere il fenomeno: la liquidità arriva abbondante dall’alto ma se ne va subito attraverso i buchi (di bilancio) che intanto si aprono in basso. Ma di quali cifre stiamo parlando?


Arrivati a questo punto la faccenda diventa sempre più nebulosa e confusa, perché grazie alla complicità che esiste fra gli organismi di vigilanza europei (BCE, banche centrali, EBA) e le stesse banche, è molto difficile e complicato se non impossibile capire quanto ci sia di vero e di falso nei bilanci bancari. Secondo alcune stime, il totale del credito in sofferenza nell’eurozona ammonta a circa €720 miliardi, di cui €500 miliardi relativi alle banche della periferia. Il calcolo però è molto approssimativo perché si riferisce soltanto a ciò che viene riportato pubblicamente sui bilanci bancari e all’andamento aggiornato periodicamente dell’indice NPL delle banche, che come si può notare dal grafico sotto, soprattutto nelle periferia più colpita dalle misure di austerità, ha avuto una progressione esponenziale in questi ultimi anni, con una media di incremento del 2,5% l’anno. A causa del meccanismo perverso descritto in precedenza, per l’Italia attualmente l’indice NPL è arrivato a sfiorare punte del 13,4% sul totale degli attivi bancari, raggiungendo così in questa particolare classifica Spagna e Portogallo, ma rimanendo sempre dietro alle due prime della classe: Grecia con il 25% e Irlanda con il 19%.




Tuttavia se dovessimo andare un poco più a fondo nella faccenda, le cose sarebbero molto più preoccupanti. Drammatiche, direi. Come emerge da un recente studio di due economisti olandesi, Harry Huizinga e Harald Benink, pubblicato su Vox.eu, il rapporto fra il valore di mercato dei cespiti bancari e quello riportato a bilancio ormai raggiunge la soglia dello 0,5 (vedi grafico sotto): ciò significa che le informazioni fornite dai bilanci bancari sono troppo ottimistiche e sovrastimate, e un attivo che viene registrato a bilancio con il valore di 1000 in realtà ne vale 500. In questo modo, continuando a  manipolare i bilanci per nascondere la polvere sotto il tappeto, sarà sempre più complicato tarare un piano di salvataggio adeguato dell’intero settore bancario europeo, perché non tenendo conto di questo macroscopico margine di errore avrebbe sempre effetti parziali e provvisori. Inutile dire che l’economista Harry Huizinga sia un eurista convinto e abbia svolto mansioni di consulenza per la Commissione europea: lo studio infatti dal titolo emblematico “L’urgente necessità di ricapitalizzare le banche europee” doveva servire a creare nell’opinione pubblica il clima adatto di emergenza e a fare da apripista al documento poi pubblicato dalla stessa Commissione europea. Per intenderci, Huizinga propone uno schema di salvataggio bancario sul modello di Cipro, che pesi maggiormente sui bail-in interni tramite tagli in prima battuta sulle obbligazioni subordinate non garantite, e poi su quelle senior e i depositi (quindi prelievi forzosi ai risparmiatori e ai clienti della banca). Anche perché come rivela sfacciatamente lo stesso economista molti di questi strumenti sono garantiti dallo Stato e quindi in ultima istanza sarebbero sempre i governi a pagare. E così, conclude il geniale economista, si eviterebbe di utilizzare il MES: un giro di parole incredibile per nascondere il fatto che sia con i bail-in interni che con il MES sarebbero sempre i contribuenti a pagare i costi delle perdite bancarie. Siamo alla beffa allo stato puro e allo sberleffo in salsa olandese.




Ad ogni modo, tenendo conto dei margini di errore dei valori contabili, la cifra esorbitante dei piani di salvataggio salirebbe realisticamente ben oltre i €1000 miliardi, e considerando altri fattori progressivi legati alla stagnazione economica generale e ai prossimi fallimenti che si verificheranno tra i debitori privati, le stime più pessimistiche parlano addirittura di €3000 miliardi, ovvero €3 trilioni. E qui viene il bello, perché nonostante queste cifre pazzesche nel documento della Commissione europea il programma di ricapitalizzazione diretta del MES e quindi la copertura a livello europeo delle singole perdite bancarie è limitata a soli €50-70 miliardi, con la possibilità di ampliamento soltanto in caso di emergenza dopo approvazione del consiglio dei governatori. Mentre il resto deve essere a carico di ogni singolo stato membro. E quindi dei governi, dei contribuenti, dei risparmiatori e dei clienti della banca. Ma anche le modalità con cui il MES dovrebbe attivarsi sono piuttosto bizzarre. Vediamone in estrema sintesi alcune:

    
      ·  Il MES si attiva quando lo stato membro non ha la capacità finanziaria di ricapitalizzare da solo le sue banche

     ·   Il MES si attiva anche quando la situazione fiscale dello stato membro è talmente delicata da compromettere l’accesso ai mercati dei capitali e da richiedere il sostegno dello stesso MES

     ·   L’assistenza finanziaria del MES è indispensabile per la salvaguardia della stabilità finanziaria dell’area euro nel suo complesso o dei suoi stati membri

      ·   La banca non ha i requisiti patrimoniali richiesti dalla BCE nella sua veste di ente di vigilanza centralizzato ed è incapace di attrarre capitali tramite il settore privato, gli investitori, gli azionisti, la conversione del debito (qui dovrebbero stare attenti i titolari di obbligazioni strutturate convertibili in azioni) e la ristrutturazione del debito esistente (qui dovrebbero stare attenti tutti gli obbligazionisti e i depositanti, perché si tratta dello schema bail-in cipriota)

     ·  La banca è un istituto di rilevanza sistemica e un suo eventuale fallimento rappresenterebbe una minaccia per la stabilità dell’area euro nel suo complesso o dei suoi stati membri (bisognerebbe capire come si fa a capire quali banche abbiano queste caratteristiche e se nei precedenti casi di salvataggio bancario con fondi europei, Anglo-Irish Bank in Irlanda, Bankia in Spagna e Laiki a Cipro, il MES si sarebbe potuto attivare)

      ·   Se la banca non raggiunge la soglia minima legale del 4,5% del parametro CET1 (Common Equity Tier 1, rapporto fra patrimonio di vigilanza e attivi ricalcolati per il rischio), come previsto dagli Accordi di Basilea III, sarà lo stato membro a fornire un’immediata iniezione di capitali al fine del raggiungimento di questo livello, prima che si attivi il MES

     ·  Se la banca raggiunge la soglia minima legale del 4,5%, lo stato membro sarebbe comunque obbligato a fornire un equivalente importo pari al 10/20% del capitale totale erogato dal MES

     ·   Il consiglio dei governatori del MES può decidere di sospendere parzialmente o totalmente il suo piano di aiuti in accordo con lo stato membro qualora quest’ultimo non fosse più in grado di contribuire al programma o la sua adesione comporta delle implicazioni negative per l’accesso al mercato dei capitali 

      ·   Condizionalità: oltre a poter decidere sui livelli retributivi e bonus dei managers della banca, il MES potrà avanzare richieste di politica economica e fiscale ai singoli stati membri (austerità, insomma, sempre e solo austerità), allegandole al memorandum d’intesa che in ogni caso deve essere stipulato con il MES per avere diritto agli aiuti pattuiti


Penso che ce ne sia abbastanza per capire che questa ennesima trovata diabolica avrà l’effetto di mettere gli stati in ginocchio qualora dovesse scoppiare in tutta la sua enormità il bubbone del credito in sofferenza delle banche europee. Malgrado tutti i roboanti proclami, i tecnocrati non hanno alcuna intenzione di scindere lo stretto legame che intercorre fra i governi e le banche: i primi si finanziano grazie ai secondi e i secondi si salvano solo con gli aiuti di stato, causando l'espansione incontrollata del debito pubblico. Ma quello che deve più spaventare i semplici risparmiatori e depositanti delle banche è che ormai il ricorso ai prelievi forzosi è diventato uno strumento istituzionale regolarmente previsto dagli accordi intergovernativi europei. Ovviamente la giustificazione di facciata di tutta questa operazione è favorire l’uscita dell'eurozona dal lungo periodo di stagnazione, del tipo giapponese, grazie al salvataggio degli istituti finanziari e alla ripresa del credito bancario nei confronti di aziende e famiglie. E nelle analisi degli economisti e commentatori vicini agli ambienti comunitari si prende spesso a modello il caso degli Stati Uniti, che sono riusciti a riemergere dalla recessione economica solo in seguito alle tempestive ricapitalizzazione di stato delle sue principali banche nazionali. Ma come al solito, non fatevi fregare dal chiacchiericcio da bar e dalla propaganda di regime.


Negli Stati Uniti, le banche sono state salvate dall’intervento della Federal Reserve che con l'ausilio del computer del governatore Bernanke ha iniettato enormi quantità di liquidità creata dal nulla  sia nel mercato finanziario per sostenere il corso dei titoli sia nel capitale sociale delle banche per evitarne il fallimento. Nessun contribuente americano ha dovuto pagare per questi salvataggi, o in modo diretto tramite aumenti delle tasse e tagli alla spesa pubblica, oppure in modo indiretto, tramite incrementi dell’inflazione e perdita del potere di acquisto dei salari e dei risparmi: la teoria quantitativa della moneta, che erroneamente postula un collegamento automatico fra aumento dell’offerta di moneta della banca centrale e inflazione, viene creduta o fatta passare per buona solo ai trogloditi europei, mentre nel resto del mondo sono andati parecchio più avanti nella moderna gestione dei flussi finanziari e monetari. I salvataggi bancari che presto o tardi si renderanno necessari in tutta l’eurozona, dalla Germania (a proposito: vuoi vedere che la prima banca ad usufruire del MES sarà proprio Deutsche Bank?) alla Grecia, saranno invece tutti a carico dei governi e quindi dei contribuenti, dei risparmiatori e dei semplici correntisti. Per chi ancora non avesse capito, il tempo delle rappresaglie è finito e adesso inizia il conflitto aperto fra noi e loro. E questo ultimo documento della Commissione europea equivale ad una dichiarazione di guerra in pieno stile militare-finanziario. Estote parati.  


17 commenti:

  1. Bravo...bravo...
    La minaccia alla tasca è un eccezionale fattore di coesione.
    Attenzione che non basta e dura solo per un periodo limitato ma continuate a battere su questo tasto.

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  2. ho sempre letto con estremo interesse tutti i tuoi post,anche se non mi sono più fatto vivo.
    anche quest'ultimo è molto coinvolgente e mi da
    lo spunto per impostare una certa indagine che non è facile da spiegare...
    appena trovo le parole giuste,ti faccio sapere.
    con stima GFC

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  3. questi se non vengono fermati arriveranno a togliere gli spiccioli ai mendicanti di fronte alle chiese pur di tenere in piedi questo abominio.

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  4. Forse è più semplice se i cittadini europei (in eurozona circa 300 milioni) si fanno dare i 3000 miliardi e, col procapite, vanno alla propria banca e saldano gli eventuali debiti. Chi non ha debiti continua molto più tranquillo a fare la propria vita concedendosi qualche sfizietto alla salute delle istituzioni ue. La calma e la pacificazione stenderà un velo di allegria su questo povero continente martoriato. I tedeschi possono stare tranquilli, non ci sarà nessuna fiammata inflattiva perché ce li spendiamo tutti in quattroeqattrotto (almeno noi porci mediterranei. Se poi loro li vogliono tenere a zonzo sarà sotto loro responsabilità).

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  5. Che significa "quantità di liquidità creata dal nulla"? Mi sembra un'affermazione poco corretta.

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    1. non direi poco corretta, è la verità: quantità di liquidità creata dal nulla perchè gli stati uniti stampano moneta, a differenza degli stati europei.

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  6. È una vergogna. Il polipo si sta cuocendo nella sua acqua......

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  7. Mi chiamo Corrado ,volevo farvi venire a conoscenza che tutto il sistema bancario politico e' stato destituito da un organo mondiale oppt (vedi anche sec) dove l'essere umano si riprende la sua SOVRANITA', c'e' una notifica che la si puo' impugnare la NEC che ci libera a ogni soppruso della banca,finanziare,equitalia

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  8. Mi spiegate il significato di bail-in e bail-out per favore?

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    1. In caso insolvenza di entità non soggette a procedure fallimentari ordinarie (tipo banche e/o stati nazionali), il bail out é un aiuto "esterno" (es. fondi europei tipo MES), naturalmente condizionato alla realizzazione di politiche di ristrutturazione aziendale, austerità, ecc.... tutte volte (almeno teoricamente)al risanamento dell'entità in questione. Si parla di bail-in, invece, quando questo piano di "risanamento" avviene dall'interno, cioé con la rinuncia (perdita) totale o parziale dei fondi che sono stati forniti all'entità dai comproprietari (azionisti) o dai creditori (sottoscrittori di titoli emessi, depositanti).

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  9. ...........che dire?................

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  10. @Anonimo del 22 Giugn ore 15:38

    Grazie. Mentre capisco che il bail-out è a tutti gli effetti una "libertà su cauzione", per il bail in mi sfugge il significato.
    In pratica, il bail-out è quello che è avvenuto con la Spagna, cioè l'FMI presta soldi a Madrid a_patto_che_faccia_le_riforme_imposte_dalla_Troika.
    Per il bail-in invece non capisco "in pratica" di cosa si tratta: si tratta di prelievi forzosi sui conti correnti, come a Cipro?

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  11. Su "Il Sole 24 Ore", di domenica 24 giugno 2013, viene pubblicato un articolo di Beda Romano, dal titolo: "Salvataggio banche, salta l'accordo"(in realtà, i convenuti, si rivedranno mercoledì). La Romano scrive: "...Il canovaccio di direttiva prevede che la liquidazione di una banca metta a contribuzione, nell'ordine, gli azionisti, gli obbligazionisti dei prestiti subordinati, gli obbligazionisti non subordinati, i depositi delle grandi imprese e i depositi non garantiti di oltre centomila euro...". Che un azionista o un obbligazionista rischi di perdere il capitale se la società di cui è socio o creditore, vada male, è comprensibile, ma che possano "mettere a contribuzione" (a proposito, cosa significa? forse che oltre a quanto impiegato verranno chiamati a ripianare le perdite? A pensar male...), i depositi. Chi deposita del denaro in banca, anche se in senso lato sta prestando denaro, si prefigge altri scopi, in principal modo la difesa del suo capitale dai malintenzionati; trascurando altri aspetti, per motivi di spazio, è come se si consegnasse il portafoglio ad un ladro, in modo che lo gestisca al meglio. Sa molto di Cipro; mentre neanche una parola su chi ha ridotto ad un colabrodo la banca (e non è semplice).

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  12. LOL
    http://www.gloria.tv/?media=301310

    Piero , non volevo dirtelo ma ho sempre avuto la sensazione che la 'nostra sponda' sarebbe stata
    il berlusca... non certo grillo ...nota gli ultimi post 'tecnici' di beppegrillo (direttamente da abi banca intesa et similia) in difesa del sistama finanziario che invoca il MES
    !!!
    ps:video thanks to orizzonte48

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  13. Geremia
    Tempo fa mi veniva il mal di pancia ogni volta che avevo visto e sentito Report della Gabanelli, adesso mi viene l'angoscia con mal di stomaco ogni volta che leggo gli articoli del prof. Valerio.
    Allora mi vien da capire tutti quelli che si interessano di calcio e di altri "circenses" invece di informarsi seriamente e mi vien da capire pure chi rimpiange il B. nazionale che "almeno" sollazzava il Popolo Italiano con le sue serie infinite dei Beautiful e con le sue "avventure" hot mentre la tragica realtà storica che ci sta travolgendo assumeva, anche grazie alla sua GOVERNANCE, forza e consistenza fra l'indifferenza della gente disinformata spesso suo malgrado.
    Fra Scilla e Cariddi quindi: o rischiare che ti venga un colpo ogni volta che apprendi la verità o accettare la progressiva atrofizzazione delle facoltà critiche mentali.
    E' meglio affrontare il plotone di esecuzione con gli occhi pietosamente bendati o guardare dritto negli occhi il cupo monocolo delle canne dei fucili?
    Comunque ha detto giusto l'Articolista: "E’ davvero così difficile capire che ciò che sta accadendo in Europa corrisponde alla più grande espropriazione collettiva di ricchezza mai avvenuta nella storia dell’umanità?"
    Consiglio perciò di rileggersi il passo biblico di Isaia che viene letto pubblicamente nelle chiese da duemila anni in occasione dell'Epifania cristiana mentre la gente si conforma alla profezia, sempre dovuta al grande Isaia: "Udranno e non capiranno".

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