mercoledì 26 giugno 2013

EURO SI’, EURO NO: PERCHE’ RESTARE E PERCHE’ USCIRE? CONVEGNO DIBATTITO A MARSALA IL 29 GIUGNO

Molte persone mi chiedono spesso perché mai un ingegnere gestionale, con una carriera abbastanza avviata nel settore bancario e finanziario, decida all’improvviso di cominciare a fare divulgazione e convegni su temi economici e monetari in particolare. Oltre alle ovvie ragioni etiche, alla tensione innata verso la giustizia e alla pace nel mondo, la risposta che mi è più congeniale può essere sintetizzata così: perché tutto quello che sta accadendo in Italia e in Europa oggi è contrario a ciò che io ho studiato e applicato finora grazie al metodo scientifico e sperimentale. Mi spiego meglio. Chi conosce un po’ di storia della scienza, sa che la rivoluzione scientifica iniziata da Galileo Galilei prevedeva un preciso metodo di lavoro: congetturi per deduzione delle ipotesi, crei una serie di esperimenti opportuni per verificarle, registri i risultati, delimiti un campo di applicazione, ricavi per induzione una legge generale e universale che rimane tale fino a prova contraria. Il progresso scientifico e l’evoluzione della civiltà sono andati avanti ad ampie falcate in virtù di questi elementari ma rigorosissimi strumenti di analisi e sintesi della realtà circostante, allontanando sempre di più l'umanità dalle paludi melmose del misticismo, della superstizione, della barbarie medievale. All’interno della tradizione giudeo-cristiana dell’occidente il pensiero scientifico e illuminista si insinuò come una spina nel fianco per imprimere un rinnovamento culturale e un cambio di prospettive che continua imperterrito fino ad oggi. Proprio oggi che in Europa, a causa di indecenti principi economicisti, mercantilisti, finanziari sia il primo che il secondo grande filone del pensiero occidentale rischiano di essere mandati entrambi a gambe per aria. 


Vediamo infatti come il metodo scientifico è stato stravolto per giustificare l’introduzione di una moneta unica in Europa. Fin dalla prima metà degli anni ottanta una ristretta cerchia di economisti facenti capo alla Commissione Delors comincia a ragionare su un’ipotesi di moneta unica da imporre ad alcuni paesi europei, nonostante tutti gli studi accademici sulle aree valutarie ottimali avessero già bocciato categoricamente, dati e osservazioni empiriche alla mano, l’ardito tentativo. L’esperimento però è stato condotto ugualmente, con il pretesto di garantire agli stati aderenti e ai popoli benessere, prosperità, pace perpetua. Dopo poco più di dieci anni dall’inizio dell’esperimento socio-economico, la realtà mostra evidentemente che l’euro non va, come dicevano già i migliori economisti del mondo, non ha le caratteristiche idonee per diventare una moneta unica e assicurare una crescita equilibrata per tutti i paesi coinvolti: alcuni paesi crescono e prosperano (principalmente la Germania) e altri recedono e si indebitano (la periferia). Il campo di applicazione della nostra ipotesi quindi è troppo ristretto per ricavare una legge generale, perché l’euro funziona in pratica soltanto per la Germania (con evidenti squilibri interni fra i principali beneficiari, banchieri e imprenditori, e i lavoratori sottopagati). Cosa farebbe a questo punto un bravo e diligente scienziato? Rivedrebbe dalle fondamenta l’ipotesi di partenza e andrebbe avanti con un nuovo esperimento fino a ricavare la formula giusta che andava cercando. Tolte le chiacchiere da bar e la propaganda prezzolata, la scienza funziona ancora oggi così.



Cosa hanno fatto invece i tecnocrati e i politicanti europei? Sono andati avanti lo stesso, a testa bassa, nel loro progetto, infischiandosene dei dati reali e delle controprove che ormai arrivano a fiotti da ogni parte e da qualunque punto di osservazione. Hanno posto l’euro al di sopra della scienza, in una zona che sta a metà fra il misticismo e la superstizione, riportando indietro le lancette della civiltà di parecchi secoli fino ai confini nebulosi del medioevo e ancora oltre. Dire che l’euro è irreversibile è come dire che una giovane donna è una strega senza uno straccio di prova o un regolare processo o il lampo è una punizione divina e un avvertimento per tutti i peccatori. Si tratta di una credenza, un atto di fede, una forzatura e una mistificazione della realtà oggettiva dei fatti. Se poi aggiungiamo a tutto questo declino dell’età dei lumi che l’economia non è una scienza esatta, al pari della matematica, della fisica, della chimica, ma una disciplina sociale di buon governo che utilizza dei metodi scientifici e discrezionali, mai generali e universali, per semplificare le scelte pratiche di azione da compiere qui ed oggi, allora capiamo che il pastrocchio e il crimine contro l’umanità che ogni giorno di più si sta palesando sotto i nostri occhi è completo ed inequivocabile. Il fine dell’economia dovrebbe essere il benessere, l’equità redistributiva, la giustizia sociale, la libertà di impresa, la dignità, il decoro di intere nazioni e popolazioni, mentre i modelli matematici discrezionali e mutevoli rappresentano soltanto il mezzo spesso (ma non sempre) più agevole per raggiungere questo fine.


In Europa invece questo tradizionale scenario epistemologico dell’economia (ricordiamo a chi si fosse dimenticato che il padre di questa scienza sociale Adam Smith era un filosofo e uno studioso di diritto, non certo un matematico o un fisico) si è completamente ribaltato: i vincoli matematici sono il fine (deficit pubblico del 3%, debito pubblico del 60%, inflazione del 2%, tassi di interesse decisi dai “mercati”), mentre nazioni, istituzioni, principi e diritti costituzionali, uomini, donne, vecchi, bambini, presenti e future generazioni devono piegarsi come semplici strumenti astratti, vuoti, privi di anima e di corpo per il raggiungimento di quel fine. Cosa importa se muoiono migliaia di persone e altri milioni sono costretti a vivere in povertà e indigenza, quando uno stato può vantare il 3% del deficit? Quanto vale la vita di un uomo di fronte a qualche punto percentuale in meno di debito pubblico? Meglio un lavoro e un pezzo di pane oggi o un’inflazione al 2% domani e anche dopodomani? Sono veramente dei semplici numeri di contabilità fiscale pubblica il canone di perfezione a cui deve tendere il cammino evolutivo dell’uomo? Queste sono le domande che dovrebbero assillare la mente di chi ancora prova rispetto e vuole concedere nuovo lustro a quella splendida scienza politica, giuridica, sociale che è l’economia. E ne vuole rivendicare il distacco dalle fredde discipline scientifiche, di cui invano cerca di imitarne e scimmiottarne il metodo. Bisogna dare all’economia ciò che è dell’economia, e alla scienza ciò che è della scienza. Perché continuare a mischiarle insieme produce solo confusione, imbarbarimento, degenerazione, inciviltà.


Ecco perché continuo a fare divulgazione e convegni e lotterò con tutte le mie forze contro questa regressione brutale della civiltà: perché rispetto l’economia e adoro la scienza. E so che queste due fondamentali branche della conoscenza umana soltanto su un punto convergono sempre: la raccolta dei dati reali non mente mai sia nell’uno che nell’altro caso. Quando un qualsiasi progetto economico o scientifico si scontra con dati reali che smentiscono le premesse iniziali, quel progetto è carta straccia, va riformulato, va rifondato e rapidamente anche, perché continuare a perseverare nell’errore produce solo maggiore sofferenza, dolore, inquietudine, angoscia, malessere a tutti i livelli. E pur non condividendo i dettami religiosi che stanno alla base, provo altrettanto rispetto per la tradizione giudeo-cristiano, ma anche greco-romana, da cui discendiamo tutti: quella stessa cultura intrisa dei valori di pietas, eroismo, patria, terra, amicizia, amore, valore, virtù, solidarietà, carità, assistenza ai più deboli, umili e disagiati, onestà di fronte alla legge umana o divina che sia. L’ossatura portante della nostra stessa civiltà occidentale, senza la quale siamo molluschi o invertebrati pronti per essere schiacciati, calpestati, stritolati e trascinati via dalla corrente dal mare o dal primo manipolo di oligarchi che sale al potere. Ce ne sarebbe abbastanza insomma per iniziare una rivoluzione di piazza domani mattina stessa. E il fatto che ancora non porta il corteo pacifico e determinato di cittadini liberi, sovrani, e consapevoli dipende da molti fattori, non ultimo il difetto di conoscenza e apprendimento di cui noi siamo in parte o del tutto affetti.


Per chi prova dunque il mio stesso impulso di capire, il bisogno di dibattere su questi temi e l’urgenza di ripassare a fondo un po’ di dati reali, può allora venire a Marsala sabato prossimo 29 giugno, alle ore 17 presso il Complesso San Pietro (la locandina è riportata sopra), al convegno-dibattito organizzato grazie al solerte impegno di Reimpresa Sicilia e del gruppo regionale dell’ARS (Associazione Riconquistare la Sovranità). Perché di tutti i gravami e le fatiche che comporta una conoscenza profonda, di una cosa possiamo essere certi: la conoscenza libera dalle paure e dalle gabbie mentali. Quelle stesse paure e gabbie mentali che ci hanno condotto ad accettare tutta la teologia mistica dell’euro per liberarci dai sensi di colpa e dai mali del mondo di cui ingiustamente ci hanno fatto sentire gli unici portatori per trenta e passa anni. Cominciate quindi a liberare voi stessi dalle paure e poi iniziate a liberarvi di tutti quegli impostori e ciarlatani che quelle paure le hanno fomentate e agitate al vento come vessilli a loro personale vantaggio. Questo è il migliore augurio che mi sento di farvi per il prossimo futuro che si annuncia già turbolento e tempestoso. E spero per voi che in un modo o nell’altro sarete in grado di costruirvi un robusto salvagente di conoscenza e valori prima che il mare ricominci a gonfiarsi e il panico annebbi la vostra vista e la vostra lucidità. Bisogna lottare per resistere e resistere per riprendere a lottare un’altra volta. Loro sono pochi e organizzatissimi, noi siamo moltissimi e disorganizzati: se serriamo un pò i ranghi, l'esito della battaglia non è così certo e scontato come sembra. Per la guerra invece c'è ancora tempo. 

        

11 commenti:

  1. Ottimo, bravissimo Piero.
    In perfetta sincronia ;-)
    https://www.facebook.com/events/343087905817746/

    Un grosso "In bocca al Lupo"

    Ciao, Filippo

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  2. Ottimo pezzo, veramente ottimo; Grazie.

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  3. L'economia, per come si è configurata storicamente, non ha i caratteri della scienza: è un'ideologia o persino una religione! Non possiamo quindi pretendere che dica la verità, ma si limita a propagandare le idee di chi detiene il potere economico stesso

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    1. Gengiss,

      la penso esattamente come te. E provo ad argomentare:
      1. i sistemi sono così complessi ed estesi che non si possono riprodurre "in laboratorio" per riprodurre in tempi e luoghi diversi i risultati. La sperimentazione è quello che separa la scienza vera dalla stregoneria e dai discorsi da salotto.
      2. in economia penso che l'effetto anticipi la causa. L'aspettativa che un titolo salga fa acquistare il titolo e ne fa lievitare il prezzo. In fisica una biglia non si muove da sola se non viene forzata a farlo,né se si crea l'aspettativa che si muova.
      3. le equazioni econometriche sono equazioni troppo semplici che non possono descrivere sistemi complessi e non lineari come quelli effettivi. Sistemi caotici, retroazioni complesse non possono essere gestiti dagli economisti perché la matematica è troppo avanzata e non gestibile. Servirebbero sinergie tra matematica, informatica, fisica ed economia per affrontare compiutamente i problemi.
      4. il controllo dei risultati e dei lavori degli economisti è un colaborodo: vedi la vicenda Reinhart e Rogoff; ci sono voluti tre anni perché, del tutto accidentalmente, un laureando abbia scoperto le minchiate scritte da professoroni di Harvard che sono stati usati come pretesto per giustificare la politica rigorista in Europa. Splendido l'articolo di TempestaPerfetta che ha chiarito in modo impagabile gli errori madornali commessi usando [sic!] Excel.
      5. infine, ultimo e più importante. Quando con la teoria avalli politiche economiche che si riflettono sulla vita di MILIONI di cittadini, ti metti al servizio dei potenti, c'è poco da fare. Ti allinei, altrimenti non insegni. Studi in università finanziate da privati, che hanno tutto l'interesse a far sì che si insegnino le materie secondo certe direzioni e non secondo altre. Siccome l'economia non si basa su FATTI incontrovertibili (è la terra che gira intorno al sole e lo si può dimostrare) ma soprattutto di teorie che cercano, alla bell'e meglio, di spiegare i fatti, esiste una terra di nessuno dove tutte le teorie sono buone, qualcuna di più, qualcuna di meno. E ai politici e all'alta finanza fa comodo prendere le teorie che meglio si sposano con i loro scopi. Vedi Euro. Vedi teoria del debito pubblico. Vedi teoria classica dell'inflazione. Giusto per citarne alcuni e per riprendere gli articoli di Pietro Valerio.

      Un saluto a tutti e...in bocca al lupo per il meeting.

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  4. Grazie dell'articolo.
    Complimenti.

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  5. Parteciperei volentieri, ma è un po' lontanino rispetto a Genova. Spero che farete trovare in rete i video degli interventi.
    In bocca al lupo!

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  6. Very good! Bell'articolo!Grazzzie!
    Come mauropoggi sopra(essendo io ancora più a nord).. spero poi di trovare i video del meeting!
    .VerdeBlu.

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  7. Uno scrittore siciliano, oltre cento anni fa, scrisse che una minoranza organizzata prevale, anche in un sistema rappresentativo, su una maggioranza disorganizzata (Gaetano Mosca); non è cambiato molto da allora. Condivido il desiderio di non farmi condizionare la vita da gente che reputo indegna di rappresentarmi, ma bisogna pur sempre costituire quella fatidica minoranza. Per avere una base di questo genere, occorre delineare principi comuni minimi condivisi, un gruppo pensante che individui e aggiorni, se del caso, gli obbiettivi, la designazione di rappresentanti vincolati al movimento; la forza corruttiva di benefici a profusione dimostra costantemente che chi entra nel palazzo, ne rimane soggiogato. Cariboni Ernani Luciano

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  8. Geremia
    "Loro sono pochi e organizzatissimi, noi siamo moltissimi e disorganizzati: se serriamo un pò i ranghi, l'esito della battaglia non è così certo e scontato come sembra."
    C'è tuttavia una cosa importante da ricordare: "Loro" hanno tutti i mezzi per dividere chi potrebbe "serrare" i ranghi. Dividere, spezzettare, frantumare, seminare discordie, smembrare, disintegrare, disinformare, mettere gli uni contro gli altri anche con pretesti speciosi e futili, screditare in tutti i modi chi tenta di coalizzare e di unire.
    Così creando confusione e marasma inducono le persone allo scetticismo (astensionismo elettorale) o a zuffe inutili e fratricide.
    Bisognerebbe sempre invece non dimenticare che "il nemico del mio nemico è mio amico". Purtroppo sanno sventare anche questa verità con le "imprese false flag". Sembra di vivere in una realtà popolata e dominata da demoni in cui la regola per vincere è ingannare, ingannare, ingannare.

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  9. Ciao a tutti, di questo blog sono nuovo ma intanto domani mi iscrivo all'ARS (già messa fra i favoriti). Poi è bello notare come su internet certi concerti ormai passano molto bene.... è' bello vedere i nomi di molti di voi qui, e in altri blog sul tema.
    Bellissimo pezzo!

    Sono con voi!
    Ps dalle mie parti si dice " chi si astiene dalla lotta e' un grandissimo figlio di mignot....". Io non mi astengo!


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  10. Una boccata di ossigeno. Ci sono voluti decenni, anche secoli, e volontà instancabili, ma alla fine il progresso sociale è stato conquistato. Sembra un ossimoro ma dobbiamo propagandare il libero pensiero.

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