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mercoledì 5 settembre 2012

LA SPESA PUBBLICA A DEFICIT FA GIRARE L’ECONOMIA, L’AUSTERITA’ CONDUCE ALL’ANARCHIA


Il dibattito intorno alla correttezza del PIL (Prodotto Interno Lordo) come misuratore della ricchezza di un paese comincia a farsi davvero interessante. Da una parte ci sono i sostenitori della “decrescita felice”, i quali credono che con una costante riduzione del PIL staremmo tutti meglio e dall’altra c’è la classe dirigente attuale, formata da tecnocrati della finanza, politicanti, sindacalisti, giornalisti di regime che continuano tutti i giorni a ripetere la solita solfa della “crescita” a tutti i costi, perché solo così potremo garantire una maggiore occupazione e soprattutto rimborsare i debiti contratti in passato con banche e società finanziarie, che alla fine della fiera sono i veri burattinai finali di questo teatrino di commedianti. Ovviamente, come spesso avviene in questi casi, la verità sta sempre in mezzo e chi si pone agli estremi del dibattito rischia di cadere in uno di quei contorti avvitamenti della logica che finisce poi per gettare discredito sulla parte sana e condivisibile della sua rivendicazione. 

Innanzitutto perché il PIL è un numero e in quanto tale non può essere buono o cattivo a prescindere: il giudizio di merito sul PIL dipende dal percorso e dalle modalità utilizzate per ottenere quel numero e non dal numero in se stesso. In secondo luogo perché il PIL è un elemento della contabilità nazionale che computa a consuntivo ciò che è avvenuto in un certo paese in un determinato periodo di tempo, limitandosi a quantificare l’esistente senza dare alcuna indicazione su ciò che può o dovrebbe essere fatto in futuro. Malgrado tutti i tentativi di riportare la questione sul campo etico, politico, umano, psicologico, il PIL è e rimarrà un numero neutro, che misura l’effetto dell’azione umana e non può essere in alcun modo incluso fra le cause che spingono l’azione umana a fare determinate scelte o a percorrere particolari direzioni invece che altre.

giovedì 21 giugno 2012

MODERN MONEY THEORY MMT, SESTA LEZIONE SULLO STRANO CASO DELL’EUROZONA


Mai lezione dell’economista Randall Wray, principale fondatore e sostenitore della Modern Money Theory MMT, poteva essere più attuale, perché in effetti oggi l’eurozona è il caso più strano di istituzione politica-economica del mondo e sicuramente quello più studiato e seguito dagli osservatori internazionali (una specie di Doctor Jekyll e Mister Hyde della politica e della finanza, un tempo modello di prosperità e sviluppo e ora simbolo di declino e recessione). I riflettori sull’eurozona sono stati puntati a partire dallo scoppio della crisi del 2008, ma in effetti parecchi economisti, fra cui lo stesso Randall Wray o Charles Goodhart, avevano fatto notare già dal 1990, due anni prima della firma dei trattati di Maastricht, che l’eurozona era un progetto insostenibile e inadeguato che non avrebbe mai potuto superare le criticità di una qualsiasi forma di crisi finanziaria o economica interna o globale. I fatti stanno dimostrando che le loro analisi erano corrette e l’eurozona avrà bisogno a breve di una trasformazione radicale della sua struttura portante se vuole continuare a stare in piedi ancora per qualche anno.


Dato che nelle prossime lezioni esamineremo nel dettaglio le operazioni fiscali e monetarie che può effettuare una nazione con moneta sovrana (Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone), era opportuno aprire questa parantesi sullo strano caso dell’eurozona, dove appunto non esiste una moneta sovrana e non c’è di conseguenza alcun legame fra le politiche fiscali del governo (spesa pubblica e tassazione) e la scelte di politica monetaria della banca centrale BCE (tassi di interesse, riserva obbligatoria, operazioni di rifinanziamento del settore bancario, mantenimento della stabilità dei prezzi). Non entreremo nei dettagli della stretta attualità, perché gli eventi si muovono troppo velocemente e non possiamo sapere come verranno gestiti di qui a qualche mese, ma anche a giorni (vedi prossimo vertice europeo del 28 e 29 giugno a Bruxelles) dai burocrati dell’Unione Europea e dai capi di governo dei singoli stati (anche se lo possiamo intuire). Ma sappiamo già per certo che un cambiamento di impostazione di tutti i paesi membri sarà necessario per rendere sostenibile l'intero progetto.

mercoledì 6 giugno 2012

MODERN MONEY THEORY MMT: DOTTRINA MISTICA DELLA MONETA O RIVOLUZIONE CULTURALE?


Prima di continuare lo studio e l’approfondimento della teoria economica americana della Modern Money Theory MMT attraverso le lezioni del professore Randall Wray, mi sembrava opportuno aprire una piccola parantesi e fare alcune precisazioni sui motivi che mi spingono a studiare e ad interessarmi a questa nuova corrente di pensiero, che in verità tanto nuova non è, quantomeno nelle sue tematiche strettamente scientifiche ed accademiche. Tralasciando però per il momento i dettagli tecnici, bisogna riconoscere che nelle sue intenzioni dichiarate il movimento MMT, pur nella grossolana versione strillata o spacciata come facile propaganda di acchiappo, racchiude in sintesi molte delle principali rivendicazioni e istanze sociali che hanno da sempre guidato il processo di emancipazione della civiltà umana dalla barbarie economicista dell’oscurantismo, della repressione e dell’oppressione brutale dell’uomo sull’uomo: l’equità, l’uguaglianza dei diritti e dei doveri, la libertà individuale, la dignità dei lavoratori, l’assistenza ai più disagiati, la solidarietà, lo sviluppo sostenibile.


Basterebbe solo questo breve elenco di principi sacrosanti e universali per giustificare l’interesse verso qualsiasi scuola di pensiero che si propone di rendere concrete ed attuabili tali riforme. Con tutto il dovuto rispetto e avendo chiara le diverse condizioni storiche di partenza, la Repubblica di Platone non presentava lo stesso grado di apertura e partecipazione collettiva alla vita pubblica, politica ed economica di una comunità. Eppure Platone viene spesso osannato come una vetta del pensiero democratico e liberale, un vero maestro del buon governo, mentre chiunque si propone oggi di fare di più e meglio viene subito tacciato di essere un ciarlatano, un visionario, un allocco facilmente suggestionabile e manipolabile. Amara constatazione che nessuno è profeta in patria e la gloria è purtroppo nel migliore dei casi una conquista postuma per tutti gli uomini di buona volontà.

sabato 19 maggio 2012

PERCHE’ IL MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO DOVREBBE SOSTENERE LA MODERN MONEY THEORY MMT


Dopo il primo turno delle elezioni amministrative, il Movimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo è diventato in proiezione il terzo partito italiano, arrivando a raggiungere una percentuale di preferenze che oscilla fra il 10% e il 16%. Un risultato clamoroso che stravolge tutti gli equilibri consolidati che si erano creati all’interno del monolitico assetto dei partiti tradizionali. Se dovessero essere conformate queste cifre anche nelle elezioni politiche del prossimo anno, è chiaro che i partiti principali del regime attuale (PD, PDL, Terzo Polo) dovranno per forza di cose avviare un dialogo con il Movimento 5 Stelle, se vorranno avere una qualche speranza di governare. Tuttavia anche la galassia di piccoli movimenti e partiti che si muovono al di fuori del parlamento dovrà guardare al Movimento 5 Stelle come ad un punto di riferimento essenziale, sperando che un giorno possa diventare un collettore di tutte le istanze di cambiamento che si agitano dal basso e vengono costantemente ignorate dai partiti maggiori (motivo questo che alla lunga ne decreterà la lenta ma inesorabile scomparsa).

In altre parole, chiunque intenda avere in futuro una certa risonanza a livello nazionale dovrà nel bene e nel male fare i conti con Beppe Grillo e tentare di tirarlo per la giacchetta per portarlo dalla sua parte, qualunque sia il tema sul tavolo delle discussioni. Sappiamo già che da qualche mese a questa parte una delle più urgenti questioni che per ovvie ragioni scalda il dibattito interno e l’opinione pubblica (soprattutto sui canali non mainstream e non asserviti al potere dominante) è la possibilità di sopravvivenza dell’eurozona e della moneta unica, visto che con la perdurante crisi finanziaria sono affiorate miseramente tutte le debolezze e i limiti di un’unione monetaria europea che è internamente e intrinsecamente squilibrata da tutti i punti di vista: economico, finanziario, amministrativo, politico, sociale, culturale. Non mi dilungo sui motivi che avrebbero dovuto impedire l’introduzione di una moneta unica in Europa, dato che questa regione non è un’area valutaria ottimale, ma mi piacerebbe mettere a fuoco le ragioni per cui il Movimento 5 Stelle continua a tergiversare nella fase del tentennamento ed evita di sostenere con maggiore convinzione le tesi che riguardano un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro e il ritorno alla sovranità monetaria, più che mai viva nel paese nonostante le reticenze e il silenzio dei canali ufficiali di informazione.


mercoledì 9 maggio 2012

MODERN MONEY THEORY MMT, QUINTA LEZIONE SULLA PIRAMIDE DEL DEBITO E DEI PAGAMENTI


E’ inutile girarci intorno, la questione monetaria rappresenta oggi il cuore di tutti i problemi riguardanti la crisi economica e finanziaria: una volta compreso a fondo il ruolo del denaro e le metodologie di creazione e distribuzione della moneta, potremo forse dare risposta ad ogni nostra domanda e capire quali soluzioni sono davvero praticabili e quali invece sono inefficaci. In mancanza di questo necessario passaggio di comprensione e consapevolezza, tutti i discorsi sulla crisi e sulle sue possibili soluzioni risulteranno sempre parziali e approssimativi, perché privi della causa scatenante e dell’elemento unificante: la moneta e il debito. Il dilemma principale che attanaglia le economie delle nazioni più sviluppate come quelle dei paesi meno evoluti ruota sempre intorno al curioso ed inquietante modo in cui gli stati cosiddetti democratici e moderni decidono volontariamente di indebitarsi con delle istituzioni private (banche commerciali e banche centrali) per potere spendere una moneta di cui in teoria potrebbero avere già il pieno controllo e la legittimazione politica per crearne e distribuirne presso la popolazione la quantità necessaria, sufficiente, utile a consentire un corretto funzionamento dell’economia.
Perché lo Stato si indebita? Fino a che punto può reggere un’economia fondata sul debito? Non sarebbe più logico lasciare allo Stato il diritto di crearsi la propria moneta, limitando il potere sproporzionato delle banche al normale ruolo di intermediazione del credito presso i privati? In un precedente articolo avevamo visto come il problema spesso puramente linguistico del debito pubblico poteva essere risolto con due semplici operazioni: 1. La banca centrale potrebbe accreditare periodicamente al ministero del tesoro la quantità richiesta di soldi privi di debito da spendere nell’economia, in linea con gli andamenti costantemente monitorati dell’occupazione, dell’inflazione e dello sviluppo sostenibile (politica fiscale); 2. La banca centrale potrebbe continuare ad emettere titoli di stato fruttiferi sempre coperti e rimborsabili per drenare liquidità dai mercati e immettere nuova liquidità secondo le esigenze dei mercati stessi (politica monetaria). Per capire meglio come si potrebbe facilmente arrivare a questi due obiettivi, riprendiamo il percorso di approfondimento della Modern Money Theory MMT, secondo quanto insegnato da uno dei massimi sostenitori della teoria, il professore Randall Wray, sul sito New Economic Perspectives.

venerdì 13 aprile 2012

L’IRLANDA SI RISVEGLIA FRA TASSE SULLA CASA, REFERENDUM E MODERN MONEY THEORY MMT


Si parla troppo poco di Irlanda. Eppure fra i paesi dell’eurozona, l’Irlanda è la nazione che ha pagato di più i costi della crisi finanziaria, con un effetto sulla popolazione e lo stato sociale paragonabile se non peggiore a quello della Grecia. A causa però del suo atavico orgoglio nazionale, il popolo irlandese ha spesso preferito reprimere la rabbia e protestare in silenzio contro lo scempio che è stato compiuto dalle operazioni dissennate delle banche private dall’introduzione dell’euro fino ad oggi. Senza fare troppo clamore, ogni domenica nel paesino di Ballyhea, i cittadini dopo la messa organizzano un corteo silenzioso lungo le strade del borgo recando uno striscione: “Ballyhea dice no! Al salvataggio degli speculatori!”. Un'eccessiva manifestazione di decoro e dignità non meritata dai banchieri, dai tecnocrati, dagli speculatori finanziari, che sono i veri artefici della crisi europea e del disastro irlandese.    


Il fatto che oggi proprio il popolo irlandese stia cominciando a rialzare la testa, protestando vivacemente contro l’introduzione dell’ennesima tassa sulla casa, l’equivalente della nostra IMU sulla prima casa, la dice lunga sullo stato di insofferenza e agitazione popolare che ormai in Europa ha superato abbondantemente il livello massimo di sopportazione. Dato che il 31 maggio prossimo, gli irlandesi saranno chiamati a votare un referendum per decidere se approvare o meno l’inserimento dell’assurda norma del pareggio di bilancio in costituzione, come imposto dal Fiscal Compact, la campagna elettorale si sta trasformando in un serio dibattito e ripensamento di tutto il fallimentare progetto dell’unione monetaria europea. Era ora.

martedì 27 marzo 2012

COME LA MODERN MONEY THEORY MMT VEDE LA FOLLIA NEOLIBERISTA DELLA CRISI DELL’EUROZONA


Oggi vediamo un altro punto di vista della Modern Money Theory MMT sulla crisi finanziaria dell’eurozona, che coinvolge direttamente anche l’Italia. Si tratta dell’intervento dell’avvocato e professore di economia e diritto William K. Black, docente presso l’University of Missouri Kansas City, pubblicato sul blog New Economic Perspectives e tradotto in italiano sul sito Tlaxcala. Le considerazioni di Black sono molto illuminanti per capire fino a che punto si sta spingendo la follia e l’illogicità neoliberista dei tecnocrati europei.


Nessuno odia l’euro come moneta in se, ma tutti gli economisti e i critici dotati di una certa competenza e obiettività sottolineano come l’euro non abbia nessuna delle caratteristiche necessarie per diventare la moneta unica di un’area valutaria imperfetta e insostenibile come l’eurozona. La pretesa dei tecnocrati europei di trasformare tutti gli stati dell’unione monetaria in esportatori netti, tramite una progressiva deflazione dei salari e dei diritti dei lavoratori, cozza persino contro la più elementare delle evidenze logiche, secondo la quale non tutti i paesi possono diventare esportatori netti contemporaneamente. Non sarà il caso di ricominciare ad occupare democraticamente i nostri stati?

lunedì 19 marzo 2012

MODERN MONEY THEORY MMT, QUARTA LEZIONE SULLA DIFFERENZA FRA MONETA MERCE E MONETA SEGNO


Il significato della moneta è spesso variato nel tempo in funzione dell’utilizzo e del materiale con cui veniva fatta la moneta stessa (metallo, carta, impulsi elettronici). Tuttavia secondo il professore Randall Wray, uno dei più importanti esponenti della Modern Money Theory MMT, a prescindere dall’utilizzo e dal materiale, la moneta ha avuto da sempre il significato di una promessa di pagamento, un debito/credito fra due controparti, una cambiale (IOU, I Owe You, Io Ti Devo).

In questa lezione del professore Wray vengono quindi analizzate le varie fasi storiche e le più importanti mutazioni che ha subito la moneta nel tempo, partendo dai popoli della Mesopotamia, passando per i Greci, i Romani, fino ai giorni nostri, dimostrando in pratica che questa presunta differenza fra moneta merce e moneta segno non sia mai esistita, dato che ha sempre prevalso il valore nominale della moneta (nominalismo) rispetto a quello materiale (metallismo). La lezione originale può essere ritrovata in inglese sul sito New Economic Perspectives, oppure tradotta in italiano nel blog La seconda attenzione, a cura di Niccolò Sgaravatti e Marco Sciortino.

mercoledì 7 marzo 2012

MODERN MONEY THEORY MMT, TERZA LEZIONE SUL REGIME DI CAMBIO FISSO E FLUTTUANTE


La lezione di oggi del professore di economia Randall Wray, che riassume alcuni articoli pubblicati sul sito New Economic Perspectives, descrive in particolare le differenze che esistono fra le nazioni che utilizzano un regime di cambio fisso o rigido della moneta e quelle che invece adottano il tasso di cambio variabile o fluttuante. Siccome l’euro è una moneta “strana” che agisce a cambio fluttuante nei confronti delle altre valute estere, ma all’interno di ogni singolo stato dell’eurozona si comporta come una moneta agganciata ad una valuta estera (dato che uno stato può ottenerla solo chiedendola in prestito alle banche private o aumentando il saldo delle sue partite correnti, esportazioni meno importazioni), capire la differenza fra i due regimi di cambio risulta molto importante per noi europei, soprattutto in termini di vantaggi e di svantaggi.

Inoltre secondo molti economisti di una certa fama, non solo gli studiosi americani appartenenti alla corrente della Modern Money Theory (MMT), l’imposizione del pareggio di bilancio prevista dal Fiscal Compact approvato lo scorso 1 marzo comporta un’altra incredibile distorsione: l’euro non solo dovrà essere gestito da ogni singolo stato in un regime di cambio fisso, ma sarà anche limitato a monte per decreto come se le sue riserve fossero esauribili, al pari delle miniere di oro. In un mondo in cui tutte le nazioni utilizzano liberamente la loro moneta fiat creata dal nulla e praticamente illimitata, gli europei sono gli unici che si autoimpongono per decreto il regime di cambio fisso di tipo gold standard (conversione rigida della moneta con un bene finito e non rinnovabile come l’oro), che veniva utilizzato 100 anni fa e portò alla Grande Depressione del 1929. Saranno pazzi questi europei? O sono soltanto masochisti? Oppure i tecnocrati europei vogliono ripristinare le condizioni medioevali di schiavitù della popolazione da cui i nostri antenati si erano liberati combattendo?      

giovedì 1 marzo 2012

MODERN MONEY THEORY MMT, SECONDA LEZIONE SUI PRINCIPI DELLA SOVRANITA’ MONETARIA


Continuiamo ad esaminare i principi fondamentali della teoria monetaria della Modern Money Theory MMT prendendo spunto dalle lezioni tenute dal professore di economia Randall Wray direttamente sul sito New Economic Perspectives. Ricordiamo che non si tratta di una traduzione letterale del testo, ma di una sintesi e di una rielaborazione dei concetti principali espressi dal professore Wray riguardo alla nuova teoria monetaria. Per chi volesse approfondire ulteriormente può comunque rifarsi al testo originale delle lezioni. Purtroppo non avendo potuto partecipare al Summit MMT di Rimini, devo per forza rifarmi con lo studio, in attesa di vedere e ascoltare i video della conferenza.

Nella prima lezione il professore Wray aveva stabilito l’equazione di equilibrio fra i tre settori principali dell’economia nazionale (pubblico, privato ed estero), secondo la quale nessun settore può avere un surplus di bilancio se contemporaneamente almeno uno degli altri due settori non ha registrato un deficit di bilancio. L’equazione di equilibrio dei saldi settoriali può essere così espressa:

Bilancio Privato Nazionale + Bilancio Governativo Nazionale + Bilancio Estero = 0

Questa equazione verrà ripresa in parte anche nella seconda lezione, che è incentrata sui principi fondamentali della sovranità monetaria e sulle caratteristiche della moneta moderna fiat, che ricordiamo viene creata dal nulla senza alcun corrispettivo di scambio in oro o in altro bene materiale.

lunedì 27 febbraio 2012

MODERN MONEY THEORY MMT, PRIMA LEZIONE SUI DEFICIT DEL SETTORE PUBBLICO E PRIVATO


Iniziamo oggi un percorso di approfondimento degli elementi tecnici che caratterizzano la teoria monetaria della Modern Money Theory MMT, prendendo spunto dalle lezioni di uno dei maggiori esponenti di questa corrente di pensiero, l’economista americano Randall Wray, pubblicate direttamente sul sito New Economic Perspectives. Queste semplici spiegazioni tecniche, che formano i pilastri fondamentali della teoria, non sono rivolte ad un pubblico ristretto di esperti in macroeconomia, ma hanno l’obiettivo di essere comprensibili ad una vasta platea di lettori privi di qualsiasi formazione tecnica specifica. Mi sono permesso di modificare parti del testo per rendere la lettura ancora più semplice e scorrevole, ma chiunque sia interessato può verificare la traduzione integrale letterale con il testo in inglese a fronte sul blog La seconda attenzione, a cura di Niccolò Sgaravatti.

Ricordiamo che Randall Wray è professore di economia presso l’Università del Missouri-Kansas City ed è un ricercatore associato senior del Center for Full Employment and Price Stability (Centro per la Piena Occupazione e la Stabilità dei Prezzi) e del Jerome Levy Institute of Bard College. Il professore Randall Wray è stato un alunno di un altro grande economista come Hyman Minsky presso la Washington University di St Louis e ha ottenuto la sua prima cattedra in economia nel 1988. Randall Wray è un sostenitore della teoria di Minsky dello stato come “datore di lavoro di ultima istanza” (employer of last resort) per coprire tutte le inefficienze del mercato e ha scritto parecchi libri sul tema della piena occupazione e dei vantaggi delle politiche di spesa pubblica a deficit (deficit spending) dello stato. Il professore Randall Wray sostiene che il ruolo della politica è quello di mirare alla soluzione della crisi economica puntando alla piena occupazione invece di far ricadere i costi della recessione sui lavoratori e i giovani con il risultato di aumentare la folta schiera di disoccupati e precari. “La piena occupazione è possibile, l’economia umana deve essere anche razionale” ha detto Wray in una recente intervista.  

mercoledì 22 febbraio 2012

INCREDIBILE MA VERO: I GIORNALISTI MAINSTREAM PARLANO DI MODERN MONETARY THEORY (MMT)


Qualcosa di incredibile sta avvenendo nel giornalismo mainstream di regime, perchè due giornalisti, Federico Rampini di Repubblica e Andrea Telara di Panorama hanno deciso nello stesso giorno (coincidenza?) di rompere il muro di gomma che ancora sembrava imprigionare nel silenzio le nuove teorie monetarie americane elaborate dal gruppo di lavoro della Modern Monetary Theory MMT (o Modern Money Theory, per i meno raffinati). I due giornalisti parlano di queste teorie con la stessa superficialità e noncuranza con cui si tratta un argomento da salotto o un semplice fenomeno di costume, però mi sembrava giusto segnalare che qualcosa si sta muovendo anche nei palazzi ovattati di quelli che difendono il sistema ad ogni costo e pensano che qualsiasi vero cambiamento sociale possa nuocere alla loro carriera.

Dal punto di vista tecnico, la loro conoscenza della materia è davvero lacunosa e frammentaria (pensano in pratica che la MMT sia solo un utilizzo più marcato dell’arma del debito pubblico da parte dei governi, senza spiegare concretamente il motivo per cui gli economisti americani sostengono che il debito sia un falso problema), ma possiamo sicuramente affermare che un primo passo importante è stato fatto verso la diffusione di nuove metodologie per affrontare i disastri dell’attuale crisi finanziaria e i dilemmi del sistema monetario moderno: chissà che qualcuno dei lettori dei due giornali non si incuriosisca davvero e cominci ad approfondire seriamente l’argomento. Leggendo i due articoli, mi ha molto stupito che entrambi i giornalisti non hanno menzionato (volutamente o involontariamente?) i seguenti tre punti fondamentali della teoria:

martedì 31 gennaio 2012

I PRESTITI CREANO DAL NULLA NUOVI DEPOSITI, NUOVO DENARO E DEBITO: MA FINO A QUANDO?

Come anticipato ieri, per chiarire alcuni aspetti del progetto Positive Money e le teorie monetarie espresse nel libro “Where Does Money Come From?”, descritti in due precedenti articoli, ricorreremo ad un semplice esempio che renderà ineccepibili e inattaccabili le principali premesse da cui si sviluppano sia il progetto che il libro: ogni nuovo prestito erogato dalla banca commerciale crea nuovo denaro e sono i prestiti a creare nuovi depositi e non viceversa, come comunemente si è portati a credere.
Immaginiamo il cliente A che si reca presso la filiale di una banca A per chiedere un prestito, che utilizzerà per pagare le spese di ristrutturazione del suo nuovo appartamento. Per semplicità, immaginiamo che il cliente A non abbia ancora aperto nessun conto corrente o deposito di risparmio presso tale banca A. Il funzionario della banca verifica le credenziali e le garanzie del cliente A e accorda il prestito di 10.000 euro. A questo punto cosa farà il funzionario? Archivierà i documenti firmati dal cliente A e aprirà un conto corrente con tutti i dati anagrafici del cliente A sul database informatico della banca, dove scriverà nella casella riguardante il deposito: 10.000 euro. Questi 10.000 euro non esistevano prima nel circuito commerciale e sono stati creati all’improvviso dal nulla dal funzionario della banca A, con una semplice digitazione sul computer di una scrittura contabile.

venerdì 27 gennaio 2012

MODERN MONEY THEORY (MMT) E POSITIVE MONEY, DUE TEORIE MONETARIE SIMILI E COMPLEMENTARI


E’ interessante notare come in questi ultimi anni le due maggiori teorie o riforme monetarie che hanno ottenuto un certo risalto e consenso pubblico e cercano con le loro proposte di porre rimedio alla crisi finanziaria in corso, arrivino proprio dai paesi in cui la crisi è nata, diffondendosi poi in tutto il mondo. La prima, la Modern Money Theory (MMT), sviluppata da un gruppo di economisti dell’Università del Missouri-Kansas City guidati da Randall Wray (foto a sinistra), nasce negli Stati Uniti. La seconda, il progetto Positive Money, viene elaborata invece in Gran Bretagna su iniziativa di un gruppo di lavoro composto da economisti, matematici, esperti di marketing ed ex-professionisti della finanza.
Forse non poteva essere diversamente, dato che inglesi e americani sono i veri fondatori del sistema monetario moderno (vedi le opere di John Maynard Keynes, inglese, e Milton Friedman, americano), e quindi meglio di chiunque altro sanno come funziona e come può essere riparato il meccanismo inceppato della creazione della moneta (noi dell’eurozona invece, per nostra colpa o per precisa volontà autodistruttiva, siamo solo dilettanti al confronto e la fallimentare costruzione della moneta unica euro e della banca centrale BCE dimostra tutta la nostra incompetenza in materia).

martedì 24 gennaio 2012

FISCAL COMPACT E SIX PACK, LE NUOVE TRAPPOLE DELL’UNIONE EUROPEA SONO PRONTE


Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri al Decreto sulle Liberalizzazioni, il premier Mario Monti deve affrontare il difficile cammino che attraverso la riunione dell’Ecofin, in qualità di ministro dell’economia e delle finanze, lo porterà poi lunedì prossimo al Vertice Europeo di Bruxelles, per valutare e definire gli ultimi dettagli del famigerato Fiscal Compact, l’accordo intergovernativo fra i 26 paesi dell’Unione Europea (tutti tranne la Gran Bretagna, che ha deciso non a torto di tirarsi fuori anzitempo da questa masochistica guerra al massacro voluta fortemente dalla Germania) che dovrebbe rappresentare il primo passo verso la tanto osannata unificazione fiscale.

Il promotore ufficiale di questo accordo è il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy (foto in alto), che per chi si fosse messo da poco in onda sulle frequenze del totalitarismo orwelliano dell’Unione Europea, è un’eminenza grigia mai eletta democraticamente dai cittadini europei e nominato alla sua carica il 19 novembre 2009, grazie forse ai meriti e ai successi ottenuti come primo ministro del Belgio, paese portato nel giro di un paio di anni sull’orlo della bancarotta finanziaria e dell’instabilità politica (le malelingue “complottiste” invece sostengono, dati ufficiali alla mano, che il vero merito di Van Rompuy  sia stato il salvataggio pubblico di Banca Fortis e la partecipazione il 12 novembre, appena una settimana prima della sua nomina, ad una cena organizzata al Castello di Hertoginnedal, nei pressi di Bruxelles, dal Gruppo Bilderberg, la potente lobby semisegreta e semi non si sa, che a dispetto di tutti i pettegolezzi e le insinuazioni continua a riunirsi ogni anno con puntualità svizzera per tenere conferenze a porte chiuse sullo stato dell’arte della politica e dell’economia nel mondo…).