mercoledì 22 febbraio 2012

INCREDIBILE MA VERO: I GIORNALISTI MAINSTREAM PARLANO DI MODERN MONETARY THEORY (MMT)


Qualcosa di incredibile sta avvenendo nel giornalismo mainstream di regime, perchè due giornalisti, Federico Rampini di Repubblica e Andrea Telara di Panorama hanno deciso nello stesso giorno (coincidenza?) di rompere il muro di gomma che ancora sembrava imprigionare nel silenzio le nuove teorie monetarie americane elaborate dal gruppo di lavoro della Modern Monetary Theory MMT (o Modern Money Theory, per i meno raffinati). I due giornalisti parlano di queste teorie con la stessa superficialità e noncuranza con cui si tratta un argomento da salotto o un semplice fenomeno di costume, però mi sembrava giusto segnalare che qualcosa si sta muovendo anche nei palazzi ovattati di quelli che difendono il sistema ad ogni costo e pensano che qualsiasi vero cambiamento sociale possa nuocere alla loro carriera.

Dal punto di vista tecnico, la loro conoscenza della materia è davvero lacunosa e frammentaria (pensano in pratica che la MMT sia solo un utilizzo più marcato dell’arma del debito pubblico da parte dei governi, senza spiegare concretamente il motivo per cui gli economisti americani sostengono che il debito sia un falso problema), ma possiamo sicuramente affermare che un primo passo importante è stato fatto verso la diffusione di nuove metodologie per affrontare i disastri dell’attuale crisi finanziaria e i dilemmi del sistema monetario moderno: chissà che qualcuno dei lettori dei due giornali non si incuriosisca davvero e cominci ad approfondire seriamente l’argomento. Leggendo i due articoli, mi ha molto stupito che entrambi i giornalisti non hanno menzionato (volutamente o involontariamente?) i seguenti tre punti fondamentali della teoria:



1)   Nessuno dei due ricorda che la MMT prende le mosse dalla gande rivoluzione epocale avvenuta nel 1971, quando il presidente americano Richard Nixon abolì il regime monetario del “gold exchange standard” e diede inizio alla politica monetaria della “fiat money” (creazione di moneta dal nulla, senza alcuna convertibilità in oro o in altro bene di scambio): forse è meglio non far sapere ai lettori che i loro soldi non valgono niente, ma vengono invece gestiti da chi ha il monopolio dell’emissione (banche centrali e banche private) come se avessero un reale valore di conversione o fossero una concreta riserva di ricchezza (vedi la pratica del debito associato all’emissione).

2)   Nessuno dei due accenna al fatto che i paesi dell’eurozona non hanno più alcuna sovranità monetaria e quindi le teorie della MMT non sarebbero applicabili in maniera corretta: siccome i paesi dell’Eurosistema, inclusa l’Italia, non sono più proprietari della loro moneta e non possono più spendere liberamente per finanziare la spesa pubblica ma devono prima chiedere finanziamenti ai mercati e poi spendere, la loro politica monetaria risulterà sempre subordinata alle condizioni imposte dai mercati. Secondo i giornalisti invece basterebbe che la banca centrale BCE comprasse più titoli di stato nel mercato secondario e il problema del debito pubblico sarebbe risolto: ma non è proprio così perché la BCE e le banche centrali europee del SEBC prima o poi obbligherebbero i governi nazionali a rimborsare il debito, mentre la FED degli Stati Uniti utilizza il debito pubblico per movimentare le riserve bancarie e indirizzare il regime degli interessi nel mercato interbancario, ma non chiede nulla ai cittadini americani.

3)   Entrambi i giornalisti glissano sull’argomento macroeconomico che sta alla base della MMT: in mancanza di un costante apporto del surplus della bilancia dei pagamenti con l’estero (esportazioni meno importazioni, saldo finanziario con l’estero), il debito pubblico è l’unico strumento che può fornire ricchezza netta ai cittadini e impedire l’aumento incontrollato dell’indebitamento privato. Ancora una volta si evita di raccontare ai cittadini come stanno veramente le cose, perché quando questa verità verrà scoperta dalla maggioranza, dalla massa critica, dalla fascia meno informata dell’opinione pubblica sarà difficile tornare indietro e continuare ad operare nei mercati finanziari come se nulla fosse accaduto.

Singolare poi la circostanza che nessuno dei due giornalisti abbia ricordato che il loro collega Paolo Barnard è stato il primo a parlare di Modern Money Theory in Italia con il suo libro “Il più grande crimine” e lo stesso Barnard ha organizzato un Summit di tre giorni a Rimini (dal 24 al 26 febbraio) per incontrare i maggiori esperti ed economisti internazionali della MMT. Chissà forse è stato questo il vero motivo che ha spinto i due giornalisti a scrivere un articolo pochi giorni prima dell’inizio dell’evento: nel caso in cui il Summit della MMT avesse successo, loro potranno sempre dire che ne avevano già parlato nei loro articoli, quindi è roba vecchia, non c’è nulla di nuovo. E’ un modo abbastanza usuale e collaudato di trattare gli argomenti che danno fastidio: parlarne prima, minimizzare, evitare che l’opinione pubblica venga travolta dall’effetto novità e si appassioni veramente ad approfondire una nuova corrente di pensiero. In ogni caso, cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno e i progressi di una diffusione maggiore della MMT, vi lascio alla lettura dei due articoli dello “scandalo”.  




Di Federico Rampini


Galbraith junior: “la crisi non si cura con l´austerity. Come dopo il crollo del ´29 il grande crac partito nel 2008 ha prodotto una dottrina che vuole spazzare via le ideologie dei governi.”

NEW YORK. James K. Galbraith (foto a destra) è figlio di uno dei più celebri economisti americani, quel John Kenneth Galbraith che fu grande studioso della Depressione e consulente di John Kennedy.
Il nuovo Verbo che sconvolge i dogmi degli economisti, assegna un ruolo benefico al deficit e al debito pubblico. È un attacco frontale all´ortodossia vigente. Sfida l´ideologia imperante in Europa, che i "rivoluzionari" della Modern Monetary Theory (o MMT) considerano alla stregua di un vero oscurantismo. Quel che accade in questi giorni a Roma e Atene, l´austerity imposta dalla Germania, per i teorici della MMT non è soltanto sbagliata nei tempi (è pro-ciclica: perché taglia potere d´acquisto nel bel mezzo di una recessione), ma è concettualmente assurda.

Un semplice esercizio mette a nudo quanto ci sia di "religioso" nella cosiddetta saggezza convenzionale degli economisti. Qualcuno ha provato a interrogare i tecnocrati del Fmi, della Commissione Ue e della Banca centrale europea, per capire da quali Tavole della Legge abbiano tratto alcuni numeri "magici". Perché il deficit pubblico nel Trattato di Maastricht non doveva superare il 3% del Pil? Perché nel nuovo patto fiscale dell´eurozona lo stesso limite è stato ridotto a 0,5% del Pil? Chi ha stabilito che il debito pubblico totale diventa insostenibile sotto una soglia del 60% oppure (a seconda delle fonti) del 120% del Pil? Quali prove empiriche stanno dietro l´imposizione di questa cabala di cifre? Le risposte dei tecnocrati sono evasive, o confuse.

La Teoria Monetaria Moderna fa a pezzi questa bardatura di vincoli calati dall´alto, la considera ciarpame ideologico. La sua affermazione più sconvolgente, ai fini pratici, è questa: non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perché le banche centrali hanno un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta. E non solo questo è possibile, ma soprattutto è necessario. La via della crescita, passa attraverso un rilancio di spese pubbliche in deficit, da finanziare usando la liquidità della banca centrale. Non certo alzando le tasse: non ora.

Se è così, stiamo sbagliando tutto. Proprio come il presidente americano Herbert Hoover sbagliò drammaticamente la risposta alla Grande Depressione, quando cercò di rimettere il bilancio in pareggio a colpi di tagli (stesso errore che fece Franklin Roosevelt nel 1937 con esiti nefasti). Il "nuovo Keynes" oggi non è un profeta isolato. Galbraith Jr. è solo il più celebre dei cognomi, ma la MMT è una vera scuola di pensiero, ricca di cervelli e di think tank. Così come la destra reaganiana ebbe il suo pensatoio nell´Università di Chicago (dove regnava negli anni Settanta il Nobel dell´economia Milton Friedman), oggi l´equivalente "a sinistra" sono la University of Missouri a Kansas City, il Bard College nello Stato di New York, il Roosevelt Institute di Washington. Oltre a Galbraith Jr., tra gli esponenti più autorevoli di questa dottrina figura il "depositario" storico dell´eredità keynesiana, Lord Robert Skidelsky, grande economista inglese di origine russa nonché biografo di Keynes.

Fra gli altri teorici della MMT ci sono Randall Wray, Stephanie Kelton, l´australiano Bill Mitchell. Non sono una corrente marginale; tra i loro "genitori" spirituali annoverano Joan Robinson e Hyman Minsky. Per quanto eterodossi, questi economisti sono riusciti a conquistarsi un accesso alla Casa Bianca. Barack Obama consultò Galbraith Jr. prima di mettere a punto la sua manovra di spesa pubblica pro-crescita, così come fece la democratica Nancy Pelosi quando era presidente della Camera. Ma la vera forza della nuova dottrina viene dai blog. The Daily Beast, New Deal 2.0, Naked Capitalism, Firedoglake, sono tra i blog che ospitano l´elaborazione del pensiero alternativo. Hanno conquistato milioni di lettori: è una conferma di quanto ci sia sete di terapie nuove, e quanto sia screditato il "pensiero unico".

La Teoria Monetaria Moderna è ben più radicale del pensiero "keynesiano di sinistra" al quale siamo abituati. Perfino due economisti noti nel mondo intero come l´ala radicale che critica Obama da sinistra, cioè i premi Nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, vengono scavalcati dalla MMT. Stephanie Kelton, la più giovane nella squadra, ha battezzato una nuova metafora… ornitologica. Da una parte ci sono i "falchi" del deficit: come Angela Merkel, le tecnocrazie (Fmi, Ue), e tutti quegli economisti schierati a destra con il partito repubblicano negli Stati Uniti, decisi a ridurre ferocemente le spese. Per loro vale la falsa equivalenza tra il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia, che non deve vivere al di sopra dei propri mezzi: un paragone che non regge, una vera assurdità dalle conseguenze tragiche secondo la MMT. Poi ci sono le "colombe" del deficit, i keynesiani come Krugman e Stiglitz. Questi ultimi contestano l´austerity perché la giudicano intempestiva (i tagli provocano recessione, la recessione peggiora i debiti), però hanno un punto in comune con i "falchi": anche loro pensano che a lungo andare il debito crea inflazione, soprattutto se finanziato stampando moneta, e quindi andrà ridotto appena possibile.

Il terzo protagonista sono i "gufi" del deficit. Negli Stati Uniti come nell´antica Grecia il gufo è sinonimo di saggezza. I "gufi", la nuova scuola della MMT, ritengono che il pericolo dell´inflazione sia inesistente. Secondo Galbraith Jr. «l´inflazione è un pericolo vero solo quando ci si avvicina al pieno impiego, e una situazione del genere si verificò in modo generalizzato nella prima guerra mondiale». Di certo non oggi.

Il deficit pubblico nello scenario odierno è soltanto benefico, a condizione che venga finanziato dalle banche centrali: comprando senza limiti i titoli di Stato emessi dai rispettivi governi. Ben più di quanto hanno iniziato a fare Ben Bernanke (Fed) e Mario Draghi (Bce), questa leva monetaria va usata in modo innovativo, spregiudicato: l´esatto contrario di quanto sta avvenendo in Europa.



Di Andrea Telara


Si poteva agire più rapidamente due anni fa, ma c’è sempre una prima volta”. Così il premier Mario Monti ha commentato a Bruxelles l’approvazione del piano di salvataggio da 130 miliardi di euro per la Grecia, che ha ottenuto oggi il via libera dalle autorità europee.

Per mettere in sicurezza la Repubblica Ellenica, il copione imposto al governo di Atene è comunque quello di sempre: una cura lacrime e sangue, che dovrebbe portare a una riduzione del debito pubblico dal 160 al 120% del pil in 8 anni, attraverso il raggiungimento di un avanzo primario di 3,6 miliardi di euro entro il 2014.

Tra gli economisti, però, è sempre più nutrita la schiera di chi, per uscire dalla crisi, indica una strada opposta e alternativa a quella intrapresa dall’Unione Europea e caldeggiata fortemente dalla Germania.

Negli Stati Uniti come in Europa, infatti, si stanno facendo spazio le tesi della Modern Monetary Theory (Mmt), nuova teoria che viene considerata la naturale evoluzione del pensiero di John Maynard Keynes, il celebre economista britannico che ispirò il New Deal americano, cioè il piano di investimenti pubblici con cui il presidente Roosvelt riuscì a traghettare gli Stati Uniti e il mondo intero fuori dalla Grande Depressione del 1929.

Come pensava Keynes circa 80 anni fa, gli esponenti della MMT ritengono che, in un’economia già stagnante, le politiche di rigore siano un rimedio peggiore del male: nel caso della Grecia ma anche del Portogallo (che ha appena varato un piano di austherity, in cambio di un finanziamento internazionale da 78 miliardi di dollari), l’aumento delle tasse e la riduzione della spesa pubblica hanno fatto precipitare i paesi in recessione, aggravando ancor di più il disastro dei loro conti pubblici.

Per uscire dalla crisi, dunque, ci vuole ben altro. Keynes proponeva un piano di interventi pubblici nell’economia, finanziato con i disavanzi di bilancio, come fecero gli Stati Uniti nel 1929 e come stanno facendo oggi, a differenza dell’Europa.

Gli esponenti della Modern Monetary Theory la pensano più o meno allo stesso modo, aggiungendo però un particolare: poco importa se i debiti pubblici di alcune nazioni sono già alle stelle e, sui mercati finanziari, nessuno vuole più sottoscrivere i titoli di stato dei paesi maggiormante disastrati.

Le banche centrali hanno infatti una capacità pressoché infinita di coprire i deficit governativi e di finanziare il debito. Come? Semplicemente stampando nuova moneta, che poi è il compito da sempre stato affidato alle autorità monetarie delle nazioni, sin dalle loro origini.

Certo, chiunque abbia studiato i fondamenti dell’economia non può ignorare un aspetto importante: quando si stampa troppa moneta, c’è il rischio che il denaro in circolazione si svaluti velocemente, generando una spirale inflazionistica, cioè un aumento dei prezzi al consumo, come temono anche i membri dell’establishment finanziario europeo, soprattutto quelli di estrazione tedesca.

Gli esponenti della MMT, propongono però una nuova prospettiva di analisi. Il rischio di una fiammata dell’inflazione non esiste sempre, “ma soltanto quando la quantità di denaro messo in circolazione dalla spesa pubblica, finanziata con il disavanzo, è troppo grande in rapporto alle risorse disponibili nell’economia”, dice Andrea Terzi, professore al Franklin College Switzerland di Lugano (con una cattedra di economia monetaria anche alla Cattolica di Milano), che si considera senza reticenze un esponente della Modern Monetary Theory (alla quale ha dedicato anche delle apposite analisi pubblicate dalla fondazione Educatt).

Non sempre, a detta degli studiosi della MMT, l’immissione massiccia di denaro sul mercato genera infatti un aumento dei prezzi, soprattutto in una situazione come quella in cui si trova oggi l’Europa che, sottolinea Terzi, “è nel pieno della recessione”.

Inoltre, non va dimenticato che esistono anche delle modalità virtuose per iniettare liquidità sul mercato, senza generare il rischio-inflazione.

Una di queste, per esempio, è quella adottata dal presidente della Bce Mario Draghi che, come sostiene anche il celebre economista statunitense Paul Krugman, ha salvato il sistema dei bancario europeo dal collasso, abbassando i tassi d’interesse e aumentando le riserve di denaro a disposizione degli istituti di credito.

Ancora snobbata dall’establishment finanziario internazionale e dai profeti del rigore di bilancio, la Modern Monetary Theory sta conquistando sempre più nuovi adepti nel mondo accademico. A sposare queste tesi rivoluzionarie, infatti, non c’è soltanto l’italiano Terzi ma anche molti economisti d’Olteoceano come Randall Wray, Stephanie Kelton, James K. Galbraith (figlio di John Kenneth, il principale studioso della Grande Depressione), il keynesiano britannico Robert Skidelsky e l’australiano Bill Mitchell.

Senza dimenticare Warren Mosler che alla fine degli anni ‘90, quando era soltanto un oscuro analista finanziario, si conquisto le lodi del celebre economista inglese Charles Goodhart, per aver descritto in maniera profetica la nascita dell’euro come un’operazione ad alto rischio. “Il lavoro di Mosler, come quello di altri studiosi” dice Terzi, “hanno dato vita in questi anni a un nuovo, possibile paradigma di economia monetaria”.


Spesso sono i personaggi poco noti, ma capaci di elaborare idee rivoluzionarie, a cambiare la storia.



8 commenti:

  1. salve carissimo ! approfitto di questa bonaccia per interpellarti su una questione che mi ha sempre molto incuriosito.Mi riferisco alle disastrose operazioni di Ciampi nei noti frangenti del '92.Finora ho capito questo : Soros acquistava ingenti quantità di lire sul mercato cambiandole in altre valute, in questo modo ne aumentava artificialmente il valore.Poi al momento opportuno le vendeva e ne abbassava così il valore.E' giusto fino a qui? Essendo la lira legata al tasso fisso dello SME Ciampi cercava di contrastare queste operazioni e sosteneva il valore di cambio della lira immettendone grandi quantità.Ciampi fu molto criticato perchè si dice che in questo modo bruciò le riserve valutarie di Bankitalia.E' proprio questo che non capisco...perchè abbiamo perso tutto ? Se le lire comunque erano state vendute almeno ci doveva restare il corrispettivo. Dov'è che sbaglio ? E' chiaro che gli aspetti monetari per me sono i più incomprensibili.

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    1. Ciao cara...non è per piaggeria ma cominci a fare dei progressi davvero interessanti, per essere arrivata già a meccanismi complicati della finanza come quelli speculativi si capisce che di strada ne hai fatta abbastanza...vediamo di ricostruire insieme cosa accadde nel 1992 (come al solito non prendere tutto per oro colato, perchè nemmeno io so esattamente cosa accadde nel 92, ma è uno stimolo a ragionare insieme): Soros è uno speculatore, quindi non compra e vende niente ma agisce allo scoperto (cioè compra e vende somme che in realtà non aveva prima di effettuare l'operazione). Soros punta al ribasso del valore di cambio della lira, quindi inizialmente non ha lire ma dollari: vende allo scoperto (senza averne la disponibilità fisica) 1000 lire ad un rapporto di cambio 1:2 (1000 lire=2 dollari, sparo numeri a caso tanto per avere un'idea), questa vendita massiccia (Soros movimenta grosse cifre) fa variare il tasso di cambio in modo peggiorativo per la lira (mettiamo 1000=1,5 dollari), a questo punto Soros cosa fa: compra quelle 1000 lire che non aveva con 1,5 dollari, poco prima che scada l'operazione e le vende al tasso di cambio deciso in precedenza al momento della vendita (2 dollari)...Soros avrà guadagnato sullo spread fra i due tassi di cambio, cioè 0,5 dollari e riparte per la prossima speculazione...a questo punto Ciampi, governatore di Bankitalia cosa fa? Come dici giustamente tu aveva il vincolo di mantenere la lira entro i tassi rigidi di cambio decisi dallo SME: Ciampi nel tentativo vano di rialzare il valore della lira, vende i dollari delle sue riserve e compra lire, ma non basta perchè la potenza di fuoco di Soros è superiore...ora non ricordo bene la cifra, ma mi pare che in questo giochetto Ciampi ha bruciato circa 50 miliardi di dollari, senza riuscire di fatto a risollevare il valore della lira...il giochetto si ferma quando Amato in accordo con Bankitalia decide di svalutare la lira del 20% e di uscire temporaneamente dallo SME...Soros si ferma perchè a questo punto rischia di lasciarci le penne (con una lira così svalutata puntare ancora sul ribasso del cambio è da suicidio...)...Bankitalia si ritrova le riserve vuote di dollari e un sacco di riserve in lire svalutate (vedi che bell'affare!!!), quindi come vedi la perdita netta è considerevole, ed è proprio la differenza fra i 50 miliardi di dollari bruciati e il corrispettivo in lire svalutata acquistato sul mercato...questo a grandi linee è ciò che accadde nel 92, purtroppo questi aspetti monetari sono i più incomprensibili per tutti, però con un pò di ragionamento si arriva dappertutto, o quasi...saluti. Piero

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  2. Grazie Piero, u Signuruzzo tu mi renni ! Certo io non sapevo che le riserve in questione erano in dollari e perciò non potevo capire. Adesso è più chiaro.Dev'essere proprio per premiare tanta spiertizzia mostrata da Ciampi che Scalfaro lo nominò Premier del primo governo tecnico della seconda repubblica! cari saluti

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    1. Non mi dire...sei pure siciliana??? Non solo nobile di animo ma anche nobile di origine...spiertizzia è una parola troppo bella, come si può tradurre: abilità, acume, intelligenza diplomatica...non mi fare pensare a Ciampi e Scalfaro (pace all'anima sua...)se no mi rovino la giornata...e vengono ancora considerati dei padri della patria, dei nonnetti buoni (ma chi Ciampi, che ha scritto il TUB bancario nel 92? lui è un padre della patria?)...uno scandalo...

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  3. Purtroppo non sono di stirpe siciliana, ma lucana. Pero' della Sicilia sono una grande estimatrice r ho vissuto anche qualche Anno in Calabria. Al massimo ....Duosiciliana percio' ! In quanto ai buoni nonnini sembra proprio che siano l'unica cosa che non manca mai in Italia. A presto

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  4. Ottimo ed esaustivo articolo. Ottima e abbondante anche la "lettura giornalistica" del minimo silenzio. Urliamo sottovoce pensano i giornalisti moderni, poi se avevamo ragione il problema di non essere stati ascoltati è di chi aveva il volume basso...

    Pare incredibile (ma poi non tanto) che i Blog siano diventati organi di informazione che forniscono materiale ai signori della carta stampata e non viceversa come accadeva non più di due-tre anni orsono.

    Giuseppe Cristofani

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  5. Grazie Giuseppe, in effetti è vero che le informazioni che circolano sui blog sono spesso molto più veritiere ed esaustive di quelle che vengono pubblicate sui giornali ufficiali...il motivo forse risiede nel fatto che noi blogger non dobbiamo vendere nessuna linea politica particolare o propagandare le idee forti di un certo editore...ma abbiamo come scopo ultimo soltanto quello di cercare di capire come stanno realmente le cose...alcune volte possiamo riuscirci, altre volte no, ma sicuramente avere la verità come unico obiettivo ci pone sicuramente in una posizione di vantaggio rispetto ai cosiddetti giornalisti mainstream, che hanno mille pressioni e vincoli a cui sottostare...a presto! Piero

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  6. Insomma,gia il fatto di legare la propria moneta ad un cambio fisso e'gia perdita di sovranita',e proclamare come salvatori della patria i due nonnetti e'abberrante.Si dice spesso che se anche con moneta sovrana si puo evitare la speculazione sulla monetizzazione del deficit(non lo chiamo debito perche lo ritengo un termine fuorviante usato intenzionalmente per nascondere la vara natura di questi meccanismi)gli speculatori possono operare sul valore nei cambi,prendendo proprio ad esempio il 92,ma li come dicevo e'proprio il legame fisso che caratterizza un'altra non sovranita.Ti pongo una domanda:e'luogo comune dire che lo SVALUTARE sia disonesto,un FARE I FURBI,che ne pensi.Mi vien da dire nella mia bassa competenza che dipende da tanti fattori.Se il valore di una moneta dovrebbe rispecchiare il piu vicino possibile l'economia di un paese,se questa economia vale 1,5 e la moneta e'tenuta artificialmente a 2....questo e'disonesto a vantaggio delle economia piu forti che impediscono la crescita per livellare tale dislivello dove tali economie piu forti sono avantaggiate nelle loro esportazioni proprio per il blocco artificioso che toglie competitivita...sarebbe disonesto invece portare la valuta ad 1 nell'economia a 1,5(germania docent)insomma...proprio il contrario di quello che propagandano

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