lunedì 12 marzo 2012

EURO E REGIME MONETARIO GOLD STANDARD, IL PAESE CHE ESCE PRIMA VINCE


Abbiamo spesso detto nei precedenti articoli, soprattutto quelli riguardanti la sovranità monetaria e la differenza fra i regimi di cambio rigido e variabile della moneta, che l’euro è una moneta non sovrana a tasso di cambio rigido per tutti i paesi dell’eurozona che adottano la moneta unica, perché nessun paese europeo può decidere di avere più euro da spendere rispetto a quelli che è in grado di ricevere indebitandosi con i mercati finanziari o tramite un surplus delle partite correnti, ovvero un saldo attivo fra le esportazioni e le importazioni con l’estero e i redditi da capitale e da lavoro, investiti nei paesi stranieri.

L’euro si comporta quindi per i paesi dell’eurozona come una vera e propria moneta straniera, al pari della sterlina, del dollaro, o dello yen giapponese, dato che se l’Italia volesse aumentare le sue riserve di dollari dovrebbe applicare lo stesso procedimento seguito per avere più euro: chiedere prestiti in dollari ai mercati finanziari oppure esportare una maggiore quantità di merci nei paesi che utilizzano il dollaro, rispetto ai prodotti importati da questi stessi paesi. Ma c’è un altro aspetto che fa della moneta unica euro un’eccezione anacronistica e del tutto inadeguata per confrontarsi alla pari con le altre valute estere, soprattutto in un contesto così globalizzato e deregolamentato del mercato internazionale dei capitali. 


Sappiamo già che grazie al meccanismo della monetizzazione del deficit pubblico, le nazioni con moneta sovrana come Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone hanno ancora il lusso di potere emettere i titoli del proprio debito denominati in valuta nazionale, i quali possono essere piazzati sui mercati tramite le aste primarie di collocamento per raccogliere moneta già esistente oppure possono essere scambiati direttamente con la banca centrale, che provvederà a fornire sul conto di deposito del governo nuova moneta creata dal nulla. Solo in questo secondo caso si ha un'effettiva espansione degli aggregati monetari (banconote, monete metalliche, riserve bancarie elettroniche, depositi, titoli) presenti nel sistema, mentre nel primo caso viene effettuato soltanto uno scambio fra una forma di moneta sovrana meno liquida ma più redditizia (i titoli di stato) e le riserve bancarie, ma nel complesso la quantità di moneta nazionale creata dalla banca centrale (base monetaria) o emessa dallo stato (titoli di debito) non cambia.

Inoltre, senza passare per l’emissione di nuovi titoli di stato, il governo sovrano può chiedere alla banca centrale di monetizzare i suoi disavanzi pubblici depositando direttamente nuova moneta creata dal nulla sul proprio conto di riserve detenuto presso la stessa banca centrale. Anche in questo caso si avrebbe all’improvviso un’immediata espansione della base monetaria (banconote, monete e riserve) presente nel sistema e allo stesso tempo un aumento del grado di liquidità della moneta nazionale circolante.

L’effetto principale di queste due operazioni sovrane di monetizzazione dei deficit pubblici è una progressiva svalutazione competitiva esterna della propria moneta sul mercato internazionale dei cambi (dovuta all’aumento complessivo dell’offerta monetaria nazionale), che di conseguenza consente agli stati sovrani di migliorare le proprie esportazioni a danno delle importazioni senza intervenire concretamente nel processo produttivo. Una mossa puramente difensiva e non strutturale, che però nel breve periodo risulta spesso molto efficace, soprattutto in tempo di crisi.

Gli stati non sovrani dell’eurozona non possono invece permettersi di creare nuova moneta dal nulla per finanziare i propri deficit pubblici (addirittura in base alle direttive del Fiscal Compact devono autoimporsi una rigida dottrina ecumenica di pareggio di bilancio), perché non hanno più alcun modo di agire sulla propria banca centrale, la quale si limita soltanto a fornire al rispettivo governo nazionale un semplice servizio di tesoreria, gestendo il flusso di cassa delle entrate e delle uscite finanziarie dello stato.

Nello specifico, la Banca d’Italia (che è una delle 17 banche centrali del sistema BCE europeo) in base agli accordi di Maastricht non può concedere alcuna anticipazione su scoperti di conto dello stato, che è costretto a mantenere una giacenza minima e in caso di giacenza inferiore deve rientrare entro tre mesi, pena la sospensione dei pagamenti da parte della Banca d'Italia e la paralisi dello stato (default tecnico). Esattamente il contrario di quello che avviene nelle nazioni sovrane, dove la banca centrale prende titoli e fornisce liquidità allo stato in caso di deficit, nell’eurozona le banche centrali ritirano liquidità e costringono gli stati a collocare titoli sul mercato primario per coprire eventuali disavanzi pubblici. In questo modo gli stati europei saranno sempre in una costante situazione di crisi di liquidità, dipendendo esclusivamente dalla volontà delle banche private di acquistare titoli di debito pubblico nelle aste primarie di collocamento e non avranno alcuna possibilità di aggiungere nuova base monetaria nel sistema, dato che possono soltanto prendere in prestito parte della base monetaria già esistente.

La conseguenza più ovvia di questo contorto meccanismo, che riduce interi stati a semplici aziende o nuclei familiari, è che i governi europei non possono decidere autonomamente di svalutare la propria moneta per difendersi dai deprezzamenti delle valute estere e dare un sostegno immediato all’economia nazionale. Ma in assoluto nemmeno le banche centrali europee potranno variare gli aggregati monetari denominati in euro presenti sul mercato (agendo soltanto sul grado di liquidità e non sulla massa), delegando inspiegabilmente questo compito esclusivo alle banche commerciali tramite l'apertura di nuovi depositi collegati alla concessione di prestiti (ecco perché l’eurozona risulta l’esperimento più azzardato e neoliberista di privatizzazione della politica monetaria, mai nessuno fino ad ora, nemmeno il più convinto detrattore dello stato e dei suoi organismi istituzionali, si era spinto fino a tanto). In caso di crisi del credito come quella attuale, la quantità di euro circolanti, in qualsiasi forma (banconote, riserve, depositi, titoli), è destinata a contrarsi progressivamente e soltanto le banche commerciali potranno decidere di aumentare il volume della massa monetaria con una nuova espansione creditizia.

Con i vincoli imposti dal pareggio di bilancio, gli stati europei hanno in pratica deciso autonomamente che le “miniere di oro” di cui potranno disporre sono limitate dalla quantità di tasse che saranno in grado di prelevare alla cittadinanza, perché in definitiva la catena dei passaggi è questa: gli stati emettono titoli di debito, le banche commerciali acquistano i titoli, le banche centrali forniscono riserve alle banche commerciali in cambio dei titoli, gli stati riscuotono le tasse per rimborsare i titoli. A parte i depositi creati dal nulla dalle banche commerciali, la quantità totale di moneta nazionale (banconote, monete, riserve, titoli di stato) presente nel circuito è sempre costante, come se le “riserve di oro” fossero finite e limitate (al contrario di quello che accade negli stati sovrani, che sfruttando appieno le potenzialità del regime fiat money di creazione di denaro dal nulla, concedono alla banca centrale il compito di espandere illimitatamente le “miniere di oro” in base alle esigenze di spesa degli stati).

Per completezza ripetiamo infatti che, a parte la monetizzazione dei deficit dello stato, qualsiasi altra operazione della banca centrale, come il quantitative easing della Federal Reserve o il LTRO della BCE, non crea liquidità aggiuntiva ma altera solamente il grado di liquidità degli aggregati monetari, ritirando titoli meno liquidi e immettendo riserve più liquide nel mercato interbancario: quindi come già ampiamente verificato questo tipo di operazioni di acquisto (quantitative easing) o rifinanziamento (LTRO) non solo hanno scarso effetto sull’inflazione (perché al contrario delle riserve aggiuntive fornite allo stato che vengono spese nel sistema produttivo, le banche utilizzano maggiormente questo eccesso di riserve per investimenti finanziari), ma incide in modo molto marginale sulla svalutazione effettiva della moneta nazionale.

Da questa breve analisi abbiamo dedotto che i paesi dell’eurozona non solo utilizzano una moneta straniera come l’euro, ma non hanno neppure alcuna possibilità di agire o sperare nella svalutazione di questa valuta, potendo soltanto subire passivamente eventuali strategie svalutative attuate dagli altri paesi sovrani del mondo. In pratica, i paesi dell’eurozona stanno adottando e riproducendo un regime monetario a tasso fisso di tipo gold standard, perchè al contrario del semplice aggancio rigido ad una moneta straniera, che ha pur sempre la possibilità di svalutarsi sui mercati, fissando rigidamente il valore dell'euro al peso di una determinata quantità di oro viene impedita a monte qualsiasi svalutazione. Al momento della sua introduzione, è stato stabilito un preciso rapporto rigido di cambio dell’euro con le altre valute nazionali, la lira, il marco e così via (ipoteticamente collegato alla quantità di oro acquistabile in quel dato giorno con queste valute) e da allora nessun paese dell’area euro è stato in grado di svalutare il suo valore assoluto, potendo solamente adattarsi alle oscillazioni relative di cambio delle altre valute estere rispetto all’euro.

In un solo colpo l’eurozona è riuscita nell’impresa di fare un passo indietro nella storia di ben 100 anni, ricollocandosi idealmente nella situazione di quei paesi che nei primi anni del novecento avevano ancora un sistema abbastanza collaudato e condiviso di ancoraggio fisso della propria moneta ad una determinata quantità di oro, che essendo misurata in unità di peso (oncia, libbra, grammi) non era più passibile di  variazioni nel tempo. Il sistema gold standard cominciò ad andare in crisi quando a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 si incrinò lo spirito di cooperazione internazionale e venne meno quel rapporto di fiducia fra gli investitori e gli stati sulla reale convertibilità della moneta circolante con l’equivalente quantità di oro.

Come altro elemento scatenante possiamo includere anche le rivendicazioni dei movimenti democratici di massa che chiedevano sempre più spazio e rendevano molto più complicato per i governi attuare politiche deflazionistiche di contenimento dei prezzi (caratterizzate da una minore offerta di moneta) per mantenere la parità della moneta circolante con l’oro effettivamente custodito nei forzieri dello stato e delle banche. Se a questo aggiungiamo l’espansione fittizia di moneta creata dal nulla dalle banche tramite la concessione di prestiti e l’esauribilità delle miniere d’oro presenti nel mondo capiamo bene che il regime gold standard non poteva avere lunga vita, perché risultava praticamente impossibile per qualunque stato garantire la parità assoluta fra moneta e oro.

La grande crisi della borsa americana del 1929 fu soltanto la scintilla che fece saltare in aria tutto il sistema gold standard, ma in effetti il declino del regime aureo era già iniziato molto prima. Continuando con il parallelo fra i paesi del cosiddetto “blocco d’oro” (Francia, Italia, Belgio, Olanda e Svizzera, guarda caso gli stessi, a parte la Germania e tolta la Svizzera, che oggi insistono a volere incatenarsi all’euro) che furono gli ultimi ad abbandonare il rigido standard aureo e gli attuali paesi dell’eurozona, possiamo evidenziare subito una differenza fondamentale: i paesi europei riuscirono a mantenersi ancorati all’oro più a lungo perché attuavano politiche protezionistiche di difesa delle proprie industrie nazionali e imposizione di pesanti dazi sulle importazioni dall’estero. Senza questa barriera all’ingresso, i paesi del “blocco d’oro” sarebbero stati costretti ad abbandonare il gold standard molto prima rispetto all’effettiva uscita, perché non avrebbero più potuto competere con i paesi che avevano già rinunciato all’ancoraggio all’oro e svalutato ampiamente le loro monete nazionali.

Dato che in base agli odierni accordi internazionali sulla circolazione delle merci e dei capitali, i paesi dell’eurozona non possono più utilizzare politiche protezionistiche per difendere le proprie merci, capite bene che oggi la loro economia è molto più vulnerabile rispetto al passato e può essere resa competitiva soltanto con azioni aggressive e altamente dolorose per la tenuta dello stato sociale di deflazione dei prezzi e dei salari (la cosiddetta svalutazione interna). Quindi l’eurozona appare oggi doppiamente svantaggiata rispetto al resto mondo: ha i problemi tipici di un paese che ha adottato un regime monetario rigido di tipo gold standard e non può minimamente difendersi da chi continua a svalutare.

Ma vediamo nel dettaglio cosa accadde in Europa e negli Stati Uniti a partire dal 1931 e quali furono gli effetti misurabili sull’economia della loro decisioni unilaterali di sganciarsi dal regime aureo. Negli anni trenta, nel periodo della Grande Depressione, si assistette in questi paesi ad una caduta inesorabile della crescita economica e ad un irrigidimento degli scambi internazionali, che gli stretti confini imposti dal regime gold standard avevano intensificato enormemente. In questo scenario la tendenza principale dei maggiori paesi (Gran Bretagna e Stati Uniti in testa) fu quella di abbandonare in fretta il regime aureo e di assicurarsi un maggiore spazio di manovra di politica interna e monetaria: la scelta si rivelò vincente, perché i paesi che lasciarono per primi il regime aureo sperimentarono una ripresa economica più rapida rispetto a quelli che tenacemente decisero di rimanere agganciati all’oro più a lungo.

Nel grafico sotto viene riportata la sequenza di uscita dallo standard aureo di sei paesi, ipotizzando di fissare a 100 l’iniziale rapporto fisso di cambio con l’oro e verificando quale svalutazione effettiva subì la moneta nazionale rispetto all’oro negli anni successivi all’uscita. La prima nazione a lasciare il gold standard fu la Gran Bretagna (GBP, settembre 1931), poco dopo la Svezia (SEK, settembre 1931), poi gli Sati Uniti (USD, aprile 1933), Belgio (BEF, marzo 1935), Francia (FRF, settembre 1936) e Italia (ITL, ottobre 1936). Notiamo subito che a parte l’Italia che ricorse a diverse svalutazioni prima di abbandonare definitivamente l’oro, l’ultimo paese ad uscire, la Francia, fu costretto a svalutare rapidamente del 70% in tre anni la sua moneta con comprensibili difficoltà di acquisto di prodotti dall'estero.




Nel grafico ancora sotto vediamo invece l’evoluzione del PIL nominale (calcolo dei prezzi effettivi al lordo dell’inflazione) e reale (prezzi ricalcolati al netto dell’inflazione), fissando un valore ipotetico di PIL uguale a 100 nel 1929 e segnalando con un triangolino nero la data di uscita dal regime gold standard per ogni paese.






E’ evidente che i paesi che uscirono per primi dal regime aureo, il Regno Unito e la Svezia, ebbero non solo una crisi meno profonda delle altre nazioni ma una crescita molto più rapida, in concomitanza proprio con l’abbandono del gold standard. Al contrario, la Francia che si ostinò fino all’ultimo a rimanere nel regime di cambio fisso con l'oro assistette ai due fenomeni opposti: crisi profonda (soprattutto in termini nominali) e crescita più lenta (in termini reali). La svalutazione del 70% della moneta francese ha contribuito ad una maggiore inflazione interna, che è la causa principale della minore crescita dell’economia misurata in termini reali.


In generale, dall’analisi dei dati, possiamo senz’altro affermare che i paesi che hanno lasciato per primi il regime gold standard e svalutato la moneta sono stati anche quelli che sono usciti prima e meglio dalla grande crisi del 1929 e dalla depressione che ne seguì. Mentre i paesi che uscirono dopo, come la Francia, subirono le peggiori conseguenze sia in termini di svalutazione della moneta che di ripresa economica.  

Se adesso confrontiamo quello che accadde negli anni trenta con ciò che sta succedendo oggi dopo la crisi del 2007/2008, notiamo subito che sia in termini reali che nominali i crolli non sono stati così devastanti, e fra l’altro, a causa del sostenuto livello dei prezzi e di una costante inflazione, alcuni paesi sarebbero ancora in fase di crescita in termini nominali. Se fissiamo a 100 il PIL nominale nel 2007, avremmo ancora oggi Austria (106.5), Belgio (106.4), Stati Uniti (105.3), Gran Bretagna (104,7), Germania (103,7), Francia (103,3), Finlandia (102.9) e Olanda (101.3) in zona positiva.

Il motivo principale che ha evitato il disastro del 1929 è da ricondurre al mancato fallimento del sistema bancario, che rispetto al passato è stato tenuto in piedi dalle banche centrali e dalle continue iniezioni di liquidità, che sono state possibili in virtù dell’odierno regime monetario di fiat money (mancanza di convertibilità con oro o altro bene). Se le banche centrali non avessero avuto la possibilità di creare moneta dal nulla, è molto probabile che oggi avremmo assistito ad una depressione simile se non peggiore a quella degli anni trenta.

Tuttavia, rimane il fatto che i cinque paesi periferici dell’area PIIGS dell’eurozona sono ancora tutti sotto il picco di 100 del PIL nominale e se Italia e Spagna sembrano resistere, molto più pesante è stata la discesa per il Portogallo (93,2), la Grecia (92,8) e Irlanda (82,4), nonostante abbiano già ricevuto ingenti finanziamenti di salvataggio. Ma la cosa più interessante da notare è che la storia pare non abbia insegnato proprio niente, perché quattro dei paesi del “blocco d’oro” degli anni trenta sono gli stessi che oggi hanno deliberatamente deciso di ingabbiarsi nel nuovo “blocco d’euro”, da dove sarà molto più difficile uscire per salvarsi (come abbiamo potuto verificare purtroppo proprio in questi giorni con l’insensata agonia a cui è stata costretta la Grecia).


Le assurde misure di austerità e la smania economicamente infausta e non giustificata del pareggio di bilancio tenderà ad accrescere ancora di più la sopravvalutazione dell’euro rispetto alle altre valute estere, riducendo i margini di competitività dei paesi dell’eurozona più in difficoltà. Sempre in rapporto agli anni trenta, le monete del “blocco d’oro” avevano un tasso di apprezzamento rispetto alle altre monete già svalutate del 20%-30%, così come oggi l’euro, dopo lo scoppio della crisi del 2007, si è sopravvalutato di circa il 20%-30% nei confronti del dollaro e della sterlina.


Altro aspetto non trascurabile di questi processi di sopravvalutazione coatta della moneta unica, dovuto alla mancanza di sovranità e al cambio rigido, è che la nuova liquidità in dollari o sterline ricevuta dalle banche americane e inglesi, grazie ai programmi di quantitative easing, è stata subito spostata all’estero (per ragioni di maggiore rendimento degli investimenti) allagando i mercati internazionali e mettendo ancora più pressione all’euro, perché le banche anglo-americane non avevano nessuna necessità o obbligo di rifinanziare lo stato, che essendo sovrano si finanzia benissimo da solo tramite la banca centrale.


Mentre la liquidità delle due operazioni LTRO fornita dalla BCE, che ripetiamo non è aggiuntiva ma essendo le riserve molto più liquide dei titoli possono avere maggiori effetti sul mercato dei cambi (quando compro o vendo valute si movimentano riserve e non titoli), è rimasta confinata in ambito europeo, perché le banche commerciali sono state costrette (di buon grado, si intende) a ricoprire il ruolo che in un contesto normale competerebbe alla banca centrale, ovvero rifinanziare direttamente gli stati e acquistare titoli di debito pubblico. E’ ovvio che in questo modo sia inglesi che americani hanno avuto buon gioco ad attuare massicce politiche di svalutazione nei confronti dell’euro, perché è un pò come sparare alla croce rossa o meglio ancora ad un prigioniero incatenato e pure bendato (essendo emanazione di una confraternita di fanatici bigotti e ortodossi, ingiustamente e con troppa generosità indicati spesso per brevità con il termine di tecnocrati, anche il prodotto delle loro menti bacate, l’euro, è cieco).


In conclusione, possiamo confermare che così come accadde negli anni trenta, se la storia può servire ancora a insegnarci qualcosa, anche oggi è molto probabile che il primo paese dell’eurozona che avesse la forza di liberarsi dalla morsa ferale dell’euro sarebbe pure il primo a potere avvantaggiarsi di una migliore posizione competitiva rispetto agli altri paesi. Capisco che sia sgradevole esprimere i rapporti economici fra i paesi, in teoria nostri stretti alleati, in termini così bruschi e aggressivi (competizione, lotta, corpo a corpo), ma visto l’atteggiamento mercantilista mostrato dalla Germania in questi ultimi anni e specificatamente in questi ultimi mesi, sarebbe forse il caso di cominciare a ringhiare e mostrare i denti, per rivendicare qualche diritto in più in ambito di sovranità politica e monetaria.


Anche se permane ancora un piccolo problemuccio: i Trattati di Funzionamento dell’Unione Europea prevedono una possibile uscita di un paese dall’Unione Europea (articolo 50), ma non contemplano la possibilità che uno dei 17 paesi dell’eurozona possa sganciarsi dall’euro. E sono stati scritti intenzionalmente così, perché i tecnocrati già sapevano che a causa degli evidenti difetti di progettazione, l’euro avrebbe potuto creare parecchi squilibri macroeconomici e quindi sarebbe stato plausibile immaginare richieste di fuga da parte dei diversi paesi aderenti (soprattutto quelli più penalizzati della fascia periferica). A conferma di ciò basta ascoltare questo video in cui il sedicente economista francese Jacques Attali (trattasi di viscido faccendiere dalle dubbie competenze tecniche), consulente personale del presidente Francois Mitterand e collaboratore stretto del commissario europeo Jacques Delors ai tempi della stesura del progetto monetario, intervenendo ad un recente convegno sulla “Crisi dell’euro”, dice non senza sarcasmo e sfrontatezza le seguenti parole:     


"In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno fatto in modo che uscire dall’euro fosse impossibile. Abbiamo attentamente "dimenticato" di scrivere l'articolo che permetta di uscirne. Non è stato molto democratico, naturalmente, ma è stata un'ottima garanzia per rendere le cose più difficili, per costringerci ad andare avanti. Perché se si esce, cosa che naturalmente è sempre possibile, è impossibile in realtà, ma naturalmente, se si vuole, si può, è molto molto complicato, non vi spiego come, ma è molto molto complicato uscirne, sia dal basso che dall'alto, è molto complicato."


32 commenti:

  1. "Nello specifico, come si legge in questa convenzione ufficiale, la Banca d’Italia (che è una delle 17 banche centrali del sistema BCE europeo) converte nel giro di un mese qualsiasi scoperto di conto del governo italiano in titoli di stato"
    a me non risulta, si trova nel documento a quale pagina?

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    1. Ciao Jan,
      mi sa che hai proprio ragione e ho sbagliato documento...anche se ero proprio sicuro di aver letto quel passaggio sulla convenzione ufficiale...mah, sarà la vecchiaia...comunque ti riporto un altro documento ufficiale (comunicazione fra Ministero Economia e Finanze e BCE) in cui viene riportato quanto ho scritto:

      http://www.ecb.int/ecb/legal/pdf/it_con_2002_30_f.pdf

      in particolare al punto 3 viene riportato quanto segue:

      "La legge 483/93, al fine di rispettare gli obblighi derivanti dal trattato, aveva introdotto il divieto per Banca d'Italia di concedere anticipazioni di alcun tipo al Tesoro e aveva reso altresì necessaria la conversione del debito del Tesoro sul conto presso la Banca d'Italia in titoli di Stato, con un rendimento annuale fisso del 1%. Questa norma ha trovato attuazione con il decreto del Ministero del Tesoro del 15 novembre 1994 con il quale fu prevista l'emissione di BTP da trasferire specificatamente alla Banca d'Italia, ai fini della conversione obbligatoria del debito del Tesoro esistente sul conto corrente in essere presso la Banca d'Italia"

      Ai fini del discorso generale, non cambia molto (lo stato italiano non può avere scoperti di conto), però la precisazione è corretta e correggerò subito il passaggio per evitare confusione...fammi sapere invece se a te risulta qualcosa di diverso...

      A presto

      Piero

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  2. con l'avvento dell'euro il conto del Tesoro presso Banca d'Italia non può andare in scoperto, cosa che invece accadeva precedentemente
    scusa per la precisazione ma se la Banca d'Italia consolidasse lo scoperto di conto del Tesoro alla fine di ogni mese non esisterebbe alcun problema di debito sovrano, saremmo esattamente in una situazione di finanza funzionale, lungi da quella che invece è la realtà odierna

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    1. Jan, ovvio...ho commesso una leggerezza e mi sono incartato nei ragionamenti...ovvio che la Banca d'Italia non può concedere scoperti, convertendoli in titoli perchè ritorneremmo nel caso della Fed...la citazione riportata nel commento sopra faceva riferimento al consolidamento dello scoperto sul conto corrente precedente al 1993...ma dopo il 1993 la Banca d'Italia non può fornire anticipazioni su scoperti, pena la sospensione dei pagamenti (quindi default tecnico dello stato)...l'Italia deve mantenere una soglia minima di giacenza e in caso di giacenza inferiore ha tre mesi di tempo per rientrare (collocando magari titoli di stato sul primario)...grazie ancora per la precisazione, senza la quale il discorso generale non aveva più senso (chissà dove avevo la testa quando ho scritto questo articolo!!!!)...a presto! Piero

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  3. Parla Stephanie Kelton, docente all’Università del Missouri
    ".......... in Italia siete costretti a pagare quello che vi impongono i mercati.
    -Sta dicendo che gli attacchi speculativi alla zona euro e la valuta sono collegati?
    Vi attaccano poiché pensano che potete fallire e ciò avviene perché avete rinunciato alla sovranità monetaria. Quando l’Italia aveva la lira le probabilità di default erano pari a zero perché le agenzie di rating sapevano che, essendo titolari di debiti nella vostra stessa valuta potevate sempre ripagarli. La cosa cambia completamente se il debito è in una valuta estera, che bisogna acquistare altrove. -E questo è il caso dell’euro?
    Esattamente. Negli Usa, quando Standard&Poor’s ci ha tolto la tripla A tutti pensavano: non potranno prendere a prestito denaro! Dovranno pagare alti tassi d’interesse! Invece è successo l’esatto contrario: il giorno seguente il declassamento, infatti, tutti sono corsi a comprare obbligazioni Usa e quindi il tasso di interesse è sceso anziché aumentare. Il fatto, poi, che nella zona euro ci siano ancora Paesi che hanno un rating tripla A, penso alla Germania, dimostra quanto poco siano affidabili le agenzie di rating.
    -Professoressa, come giudica le politiche promosse dall’Unione europea per fronteggiare la crisi?
    E’ follia. Sappiamo che quando si cerca di rilanciare un’economia, l’ultima cosa che si può fare è quella di soffocarla licenziando, tagliando gli stipendi, le pensioni. In questo modo è impossibile rilanciare domanda e consumo. Non solo, quando si adottano politiche di austerità finanziaria, con riduzione dei redditi e aumento dell’imposizione fiscale, il deficit tende ad aumentare, contrariamente a quanto si pensa. Con queste politiche, la Grecia, ad esempio, fallirà certamente......."
    http://www.vocidallastrada.com/2012/03/la-natura-della-moneta-e-centrale.html#more

    Perturbazioni nel paradiso dell’Eurozona? di Marshall Auerback

    "........Come l’economista Bill Mitchell ironicamente faceva osservare: “L’Unione Monetaria Europea si trova nella peggiore recessione da 80 anni a questa parte, e la sua unica “risposta” è quella di peggiorare la situazione, perché ha introdotto norme consensuali che impongono alle nazioni profondi shock nella domanda aggregata, infliggendo ulteriori tagli di spesa.” (2)
    L’austerity nella zona euro è composta da tagli alla spesa pubblica e da aumenti nella tassazione, che hanno rallentato direttamente le economie e aumentato la propensione al risparmio finanziario, quindi le misure di austerità hanno anche ridotto la tendenza del settore privato di prendere a prestito per spendere.
    Questa combinazione ha determinato un calo delle vendite, che si traduce in un minor numero di posti di lavoro e in una riduzione di reddito del settore privato, il che comporta una ridotta raccolta di imposte e un aumento dei tempi di pagamento da parte del settore pubblico, e così le misure di austerità volte a ridurre il debito del settore pubblico, invece servono ad aumentarlo.

    La mia scommessa è che in ultima analisi il FMI si piegherà e si impegnerà di più, perché anche il Fondo deve riconosce la stupidità di imporre politiche fiscali pro-cicliche nel bel mezzo di una recessione, ma non prima che i mercati europei comincino nuovamente ad indebolirsi e le pressioni sistemiche a diventare più acute. (3)
    In entrambi i casi dobbiamo congratularci con i Tedeschi per un gioco eccezionale ... con una mano debole hanno portato in giro tutti, mentre hanno “mercanteggiato” la loro direzione di crescita e il loro modello di sviluppo, lasciando agli altri l’onere di dover sostenere le vittime che loro hanno cacciato nelle fiamme ...."
    http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6947

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  4. Questi economisti stanno "URLANDO", la loro costernazione e indignazione, di tale sciagurata e folle architettura e conduzione del sistema euro, ma noi in Europa, abbiamo gli "architetti" dell'euro come tal profesor Jacques Attali, che mi sembrano essere la feccia più ripugnante della razza umana, ammesso che tali "geni" euro-invasati, vi appartengano e abbiano anch'essi un anima spirituale!!!!

    Cordiali saluti, Nicola.

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    1. Nicola, purtroppo non tutti sono in grado di capire e di sentire quello che ci dicono gli economisti americani (e non solo loro...ma tutti proprio tutti gli economisti del mondo che sono ancora degni di portare questo titolo...) e per questo noi dobbiamo GRIDARE sempre più forte per farci sentire...io ho scelto la via della divulgazione, del discorso limpido, chiaro, razionale, cercando di mantenere un filo logico da seguire...altri possono seguire altre forme di protesta o di comunicazione, ma resta il fatto che dobbiamo essere in tanti a capire che l'euro è una delle più grandi fregature della storia, mai prima d'ora la voglia di dominio e di sopraffazione di una ristretta categoria di bestie tecnocratiche si era spinta fino a tanto...ci stanno ingannando con le parole, con gli artifici logici, con le direttive europee travestite da buone norme di disciplina fiscale...sono furbi, ed è per questo che dobbiamo essere molto più furbi di loro ed accerchiarli sul loro stesso territorio, sul piano della logica...ma ripeto, dobbiamo essere in tanti a capire prima che le cose comincino a cambiare davvero e ognuno deve fare nel suo piccolo, uno sforzo per cercare di "svegliare" e "aprire gli occhi" a tante più persone possibili...questo è un impegno democratico che dobbiamo a tutti coloro che in passato hanno combattuto e sono morti per lasciarci in eredità una forma di governo più equa, giusta, solidale chiamata democrazia...quella stessa democrazia che le bestie tecnocratiche vogliono adesso esautorare a forza di direttive, decreti leggi e fiscal compact vari....

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  5. Ciao Piero,
    sai già come la penso sulla sovranità monetaria, ma oggi vorrei fare un discorso leggermente diverso.
    Innanzitutto una domanda: e' davvero questo il nocciolo del problema?
    Attualmente esiste uno sperpero di denaro pubblico da fare spavento. Esempi: il capo della Polizia guadagna il doppio del capo di Scotland Yarde e quatto volte quello della CIA, il Governatore della Banca d’Italia quattro volte Bernanke, il sindaco di Trento più di Obama, l’ex segretario generale del Senato ha una pensione di oltre 500 mila euro che cumula con altri incarichi, per non parlare delle cosi dette opere pubbliche che ci costano tre se non quattro volte quelle di altri Paesi limitrofi, o degli stipendi dei nostri parlamentari, delle province che servono solo per elargire favori, ecc., ecc..
    Allora, ammettiamo che sia possibile uscire dall'Euro e che si torni a battere moneta: cosa cambierebbe?
    Tralasciamo il debito pubblico che dovrebbe essere come minimo rinominato quindi un default quasi scontato, ma soffermiamoci sulle conseguenza pratiche per la popolazione (e' chiaro che il debito pubblico ricadrà sui cittadini ma vorrei andare oltre). Tralasciamo anche le conseguenze giuridiche e lo straccio di tutti i trattati a partire da quello di Maastricht, Lisbona, Roma che pure vanno considerati.
    Innanzitutto la nuova moneta verrebbe svalutata, 30-40-50% come minimo.
    Cosa significa?
    Una delle prime conseguenze sarebbe il collasso del sistema bancario in quanto tutti coloro che hanno depositi in Euro ritirerebbero i loro soldi prima dell’avvenuta conversione, con conseguente fallimento delle aziende, perdita di posti di lavoro, disordini sociali, ecc.
    Inoltre, nel breve periodo usufruiremmo si di un vantaggio competitivo (tendenzialmente si esporterebbe di più), tuttavia i Paesi membri dell’Eurozona adotterebbero sicuramente misure protezionistiche per difendersi commercialmente. Se ci fosse poi anche l’uscita dall’UE si verificherebbe il deterioramento totale, se non l’interruzione, dei rapporti commerciali tra il nostro Paese ed il resto dell’Unione.
    Ma la svalutazione della moneta comporta pure che ci troveremmo a pagare carissimo il petrolio che importiamo e questo scatenerebbe un’inflazione a due cifre (quella che considero la tassa occulta per eccellenza) sicuramente superiore al 10%.
    Ora lungi da me l'idea di voler difendere la nostra permanenza nell'Euro, non sarebbe il caso prima: di ridimensionarci, tagliare gli sprechi, tagliare le tasse, costruire una società veramente concorrenziale eliminando i monopoli (non quelli naturali tipo l'acqua) ma quelli concessi agli amici tipo le autostrade? Non sarebbe meglio invogliare i capitali esteri a tornare in Italia invece di spaventarli con tributi e balzelli vari e con un costo del lavoro fuori da ogni logica (perché il costo del lavoro non e' soltanto lo stipendio del lavoratore che oltretutto e' uno dei più bassi d'Europa)? Non sarebbe meglio crescere culturalmente e moralmente valorizzando quello che abbiamo invogliando i turisti a visitarci nuovamente in massa?
    Mi sono sempre stupito nel vedere come gl'inglesi tengano da conto quatto pezzi di pietra sperduti nowhere (Stonehenge) e noi lasciamo cadere a pezzi il lavoro dei nostri padri.

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    1. Ciao Carlo,
      come al solito il tuo discorso non fa una piega, è giustissimo, lineare, degno di una persona dotata di cultura e acume molto superiore alla norma...ma io vorrei spostare leggermente il discorso, cambiando gli elementi iniziali...tu dici taglio agli sprechi e io ti rispondo, come ho scritto in un altro post, sai qual è il migliore modo di tagliare gli sprechi alla fonte??? Togli l'euro ai politici italiani e mettigli in mano la liretta svalutata, e vedrai che gli sprechi si ridurranno all'istante di almeno il 50%, perchè con una moneta debole non sarebbero più in grado di comprarsi ville in Canada, appartamenti a New York, o di pagare la retta per l'università straniera ai figli...i politici stanno sprecando e sperperando perchè gli abbiamo (sarebbe meglio dire, si sono..) messo in mano una moneta forte, che può essere spesa tranquillamente in tutto il mondo e questa forza la paghiamo soltanto noi cittadini che siamo costretti a indebitarci in moneta forte, non avendo materialmente la possibilità di ripagare un debito denominato in una moneta così forte....loro, i politici, si prendono tutti i vantaggi della moneta forte e noi dobbiamo pagare lo scotto (anche se ovviamente possiamo comprare molte più cose anche noi con l'euro, ma a duro prezzo, indebitandoci)...
      La moneta deve essere sempre in linea con le capacità produttive di una nazione e l'euro è una moneta che non rispecchia assolutamente la nostra capacità di creare ricchezza e noi italiani non possiamo permetterci l'euro o possiamo permettercelo solo indebitandoci...la lira invece gradualmente darebbe un senso più realistico all'economia italiana (per il momento ampiamente sopravvalutata a causa dell'inganno e della cortina di fumo creata dall'euro...) e ci costringerebbe davvero a lavorare per rimettere in piedi il paese e riallinearlo con le sue vere capacità produttive...per adesso invece vengono sottovalutate o sottoutilizzate le capacità produttive reali del paese (turismo, agricoltura, piccola e media impresa) e amplificate le capacità di indebitamento...stiamo campando solo di debito, sulle spalle di una moneta forte, mentre tutto il resto è fermo...

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    2. Tu prendi il caso dell'Argentina che si è liberata dalla gabbia del dollaro e ha oggi livelli di crescita paragonabili a quelli della Cina...e bada bene, non basandosi sulle esportazioni, ma ricostruendo il tessuto e la coesione sociale, diminuendo la disoccupazione, nazionalizzando le grandi imprese dell'energia e le banche, favorendo lo sviluppo delle piccole e medie imprese, la crescita interna...e tutte le storie sull'inflazione al 25%-30% sono false, perchè l'Argentina ha oggi un'inflazione reale del 10%, che è alta per carità, ma è giustificata dai progressi notevoli fatti in questi ultimi anni...noi italiani rispetto all'Argentina non abbiamo le materie prime, ma abbiamo le esportazioni e il turismo sul quale possiamo contare, la ricostruzione delle piccole e medie imprese di qualità, la ripresa dello sviluppo tecnologico abbandonato in fretta per affidarci alle importazioni tedesche, americane, giapponesi...il petrolio ce lo ripaghiamo così, lavorando, studiando e non come adesso: indebitandoci!!! Cavoli, ai tempi di Mattei riuscivamo a comprare il petrolio dappertutto con la nostra liretta (Libia, Iran, Iraq, Russia) e l'Italia in fondo è sempre la stessa di 40 anni fa, l'ossatura è quella...solo che è stata sventrata all'interno e gonfiata artificialmente con questa illusione dell'euro, ed è per questo che dobbiamo ricostruire in fretta il paese sulla base delle sue reali risorse e non del debito...solo un ritorno alla sovranità monetaria ridarebbe all'Italia le sue giuste dimensioni e ripeto è certo che all'inizio dovremmo soffrire e impoverirci, ma lo faremmo lavorando a pieno regime e non stando fermi ad aspettare l'arrivo dei capitali dell'estero e quindi un ulteriore indebitamento...le banche all'inizio verrebbero ovviamente nazionalizzate e questo non mi sembra un grande dramma, perchè in tutti i paesi dove sono state nazionalizzate (Islanda, Argentina etc) ci sono stati più vantaggi che reali svantaggi...per quanto riguarda l'uscita dall'Unione Europea, questa non è così scontata, perchè a nessuno converrebbe privarsi di un partner commerciale come l'Italia e come ben sai UK, Svezia, Danimarca etc sono nell'Unione Europea pur non avendo l'euro (e mai lo vorranno, guarda caso)...poi per il resto, continuiamo a parlarne perchè più se ne parla a meglio si capiscano le cose e più elementi verranno portati per avvalorare le varie tesi, ma bisogna parlarne e non mettere la testa sotto la sabbia come fanno i nostri politici o giornalisti di regime...parlando, confrontandoci, chissà quante altre cose verranno a galla che ancora non riusciamo a vedere e a capire...e per quel che mi risulta, solo in Italia il dibattito è fermo, mentre in Francia, Spagna, Germania etc il discorso è già bello che avviato...chissà come mai??? Magari ai nostri politici e giornalisti non piace l'idea di privarsi dell'euro e riprendere la liretta??? Tanto il debito fatto da loro lo pagano gli italiani, a loro cosa importa....

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    3. Piero, in questo ci troveremo sempre in disaccordo.
      Dici: Togli l'euro ai politici italiani e mettigli in mano la liretta svalutata, e vedrai che gli sprechi si ridurranno all'istante di almeno il 50%, perché con una moneta debole non sarebbero più in grado di comprarsi ville in Canada, appartamenti a New York, o di pagare la retta per l'università straniera ai figli.
      Io dico: metti in mano la liretta ai politici (come hanno in mano l'Euro) senza vincoli alla spesa e nel giro di pochi mesi staremo molto peggio della Grecia.
      Il filmato della Positive Money che hai mostrato lo spiegava tanto bene: i politici non sono capaci di gestire la moneta, come non lo sono i banchieri che si ritrovano una BC come prestatore di ultima istanza.
      Saremmo noi a ritrovarci una liretta con la quale non poterci comprare neanche il pane, al politico non farebbe ne caldo ne freddo: stampa. E stampando comprerebbe quello che gli pare, in Italia ed all'estero.
      Ti fidi troppo di questa gentaccia. Anche quando avevamo la vecchia lira questi rubavano, non e' che hanno imparato a farlo perché si sono ritrovati l'Euro. E poi lo scrivi anche tu che con Mattei …........., e non e' che allora erano tutti santi.
      Se “la moneta deve essere sempre in linea con le capacità produttive di una nazione” significa che non deve essercene ne troppa ne poca; ma se ad un falsario metti in mano una stampante questo stampa, tanto gli effetti nefasti arriveranno solo dopo anni. E nazionalizzare le banche serve a poco se il sistema di moltiplicazione ed espansione del credito resta lo stesso.
      L'errore di fondo che non condivido (o magari non riesco a capirlo) e' che sia normale pensare che uno Stato debba sempre essere in deficit. Ma non si vuole svalutare la moneta per riequilibrare questo squilibrio ed avere un surplus?
      A me sembra tanto una contraddizione.
      Per quanto riguarda l'Argentina, certo che le mistificazione dei dati possono essere di tanti colori.
      Ho ritrovato un articolo che lessi su Phastidio.net
      Potrai anche pensare che non sia attendibile, ma in genere questi signori sono molto attenti e competenti.
      http://phastidio.net/2012/02/15/il-mistero-argentino/

      Tempo addietro di dissi che dopo una lunga meditazione mi sono reso conto che la sovranità monetaria non e' la soluzione. Da sola non basta!

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    4. Prevedevo già che non saremmo stati d'accordo su questo punto...però specifico che quando io parlo di ritorno alla sovranità monetaria non intendo rimettere nelle mani dei politici la stampante, ma ridiscutere interamente tutto il processo di creazione e ridistribuzione della nuova moneta creata (sulla base per esempio della proposta di Positive Money)...è ovvio che non lascerei la stampante ai politici nemmeno per un giorno, ma affiderei ad un ente terzo e autonomo (Banca Centrale) la decisione di decidere la quantità e creare materialmente la nuova moneta...in pratica, rifonderei interamente la carta costituzionale aggiungendo ai tre poteri attualmente vigenti (legislativo, esecutivo, giudiziario) un quarto potere, che appunto quello monetario, che dovrebbe essere assolutamente indipendente e autonomo dagli altri poteri (capisco che poi nella realtà non è sempre così, ma almeno lo mettiamo per iscritto, nero su bianco...e chi sgarra paga!!!)...visto che il mondo gira tutto intorno all'economia e ai soldi, non capisco il motivo per cui non debba rientrare fra i poteri di uno stato o di una comunità quello di gestire accuratamente i meccanismi di creazione e movimentazione di questi benedetti soldi...
      Il motivo per cui uno stato debba essere sempre in deficit è ben spiegato da quelli che sono (o meglio dovrebbero essere...) i doveri di uno stato rispetto a quelli di una semplice azienda o di un semplice nucleo familiare (che è costretto a tenere i conti in pareggio...)... lo stato deve garantire assistenza ad anziani, malati, bambini, studenti, tutelare il territorio, amministrare la giustizia, la sicurezza, l'istruzione...tutti compiti che in un'ideale analisi dei costi e benefici, procurano principalmente costi (uscite) e non benefici (entrate)...quindi è chiaro che lo stato debba avere una capacità di spesa superiore a quello di un qualsiasi altro ente privato, oppure decidiamo di castigarci con i diktat assurdi della Merkel (pareggio di bilancio!!!) e lo stato non può fare più lo stato, ma si riduce ad una semplice azienda, che con il tempo sarà costretta ad appaltare tutte le sue funzioni (io fra un carabiniere e un poliziotto privato, preferisco sempre il carabiniere, almeno mi fa più ridere con le barzellette...)....
      Infine sull'Argentina dissento pienamente dall'articolo di Phastidio, perchè è vero che l'Argentina sta ampliando i suoi aggregati monetari, ma sta spendendo abbastanza bene i suoi soldi e i dati sembrano confermarlo...ti consiglio di dare un'occhiata a questo documento scritto da economisti, che con tutto il rispetto per Phastidio, mi sembrano un pò più attendibili...

      http://www.cepr.net/documents/publications/argentina-success-2011-10.pdf

      oppure questa articolo in due parti molto scorrevole e interessante pubblicato su Voci dall'estero:

      http://vocidallestero.blogspot.com/2012/03/argentina-una-seria-sfida-alleuro-ed.html

      Dagli un'occhiata e poi ne ridiscutiamo...anche se già so che sarà difficile arrivare ad un punto di incontro!!! Saluti!! Piero

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    5. Ah, ah, ah, certo che non saremmo stati d'accordo.
      E non lo siamo neanche quando affermi: Il motivo per cui uno stato debba essere sempre in deficit è ben spiegato da quelli che sono (o meglio dovrebbero essere...) i doveri di uno stato rispetto a quelli di una semplice azienda o di un semplice nucleo familiare (che è costretto a tenere i conti in pareggio...)... lo stato deve garantire assistenza ad anziani, malati, bambini, studenti, tutelare il territorio, amministrare la giustizia, la sicurezza, l'istruzione...tutti compiti che in un'ideale analisi dei costi e benefici, procurano principalmente costi (uscite) e non benefici (entrate)...quindi è chiaro che lo stato debba avere una capacità di spesa superiore a quello di un qualsiasi altro ente privato.
      Non lo siamo perché, banalmente, paghiamo le tasse per questi servizi (e non venirmi a dire che sono poche).
      Non si può supporre che per qualche motivo “bizzarro” lo Stato (i governi) siano esenti dalle regole economiche più normali, sono solo entità giuridiche più grandi.
      Inoltre, avendo la capacita' di tassare, i nostri averi (asset) sono, in effetti, asset a loro disposizione; in altre parole e' innegabile che lo Stato (il governo) si auto finanzia con il potere di sfruttarci. Quindi la spesa a deficit, per come la vedo io, e' un idea fallace.
      E' chiaro anche che possano presentarsi delle incombenze impreviste per cui uno Stato abbia bisogno di un ulteriore finanziamento, ma e' questo stato di necessita' perenne che mi trova contrario.
      Sull'Argentina tralascio (non sono bene informato) ma te l'ho detto che di notizie se ne trovano di tanti colori.
      Ciao Carlo

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    6. Ovvio, le tasse...necessarie soltanto per drenare la quantità giusta di moneta e non farla espandere oltre i limiti...la mia idea a proposito è molto chiara e fra l'altro timidamente una volta l'aveva accennata anche lo stesso Monti ritirandola subito quando fu assalito dai nein della Merkel (il professore poi non è così stupido come sembra, ma è costretto a fare lo stupido perchè deve portare a termine il suo compitino e poi sparire...)...le tasse devono servire solo per coprire le spese correnti dello stato (stipendi, consumi etc...) e il pareggio di bilancio dovrebbe essere obbligatorio solo fra uscite per spese correnti e entrate per tasse...mentre la fiat money dovrebbe servire soltanto per finanziare le spese straordinarie...cosa fra l'altro molto keynesiana come ispirazione: se mi crolla un ponte e lo stato non ha più soldi per aggiustarlo, cosa faccio??? Devo chiedere più tasse??? E perchè devono pagare i cittadini per una cosa di cui non hanno colpa??? E se i cittadini non hanno più soldi, cosa faccio, mi tengo il ponte crollato??? Eppure ho tutto, il cemento, gli operai fermi e disoccupati, gli ingegneri, ma lo stato è impotente perchè non può pagare gli stipendi...e allora e solo allora che deve entrare in gioco la fiat money...per le spese straordinarie e non ordinarie, che devono essere sempre contenute e tenute sotto controllo, in modo da rendere i servizi statali sempre più efficienti e meno costosi...lo stato di necessità di cui parli purtroppo si presenterà sempre continuamente perchè tutte le cose che esistono nel mondo hanno bisogno di manutenzione ordinaria (spesa corrente) e straordinaria (fiat money)...mi viene in mente a questo proposito una famosa legge di Murphy che dice: "se una cosa può andare male, prima o poi lo farà..."...e siccome tutto in questa vita è ahimè sottoposto ad usura e corruzione a causa del tempo e degli agenti fisici, dobbiamo avere dei mezzi eccezionali per contrastare il degrado oppure va a finire che ci abituiamo a convivere con il degrado e alla fine ci corrompiamo anche noi...cosa che sta avvenendo in questo preciso momento storico...questa volta non puoi non essere d'accordo!!!

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  6. Mi si conferma un sospetto che ho da tempo. Da un club del genere, dal quale non si può uscire, secondo me, è meglio scappare a gambe levate. Ma che è? Una setta religiosa? Una cosca mafiosa? Un matrimonio prima del divorzio? Una assunzione con l'art !18?

    Via, via, vieni via di qui,
    niente più ti lega a questi luoghi,
    neanche questi fiori azzurri…
    via, via, neanche questo tempo grigio

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    Risposte
    1. E' una gabbia...l'euro è una delle gabbie burocratiche più viscide e spregevoli mai inventate prima della storia...e ovviamente solo una setta di persone scriteriate e malate di mente poteva costruire una gabbia simile...scappare e scappare in fretta, ma prima dobbiamo avere chiaro dove vogliamo arrivare, prima di infilarci in un'altra gabbia e soprattutto dobbiamo avere la forza di liberarci di questa classe dirigente indegna, tutta in blocco la dobbiamo spedire in qualche paradiso fiscale, così magari coroneranno il loro sogno di annegare nei soldi...ma che ci anneghino proprio però...

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  7. Avrò fatto confusione, ma il gold standard excange non fu abolito nel 1971 da Nixon e impose il dollaro quale moneta di riserva?
    Quindi l' euro (mancanza di politica monetaria a sostegno dello sviluppo, anzi, del progresso, e l'assenza di misure protezionistiche, stanno conducendo prima alla paralisi economica e poi alla sua distruzione?

    Grazie della rx e come al solito super complimenti per l'articolo.

    Saluti

    DAVID

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao David,
      grazie a te per la domanda e la precisazione che è corretta...il gold standard (cambio rigido di tutte le monete con oro) fu abbandonato a partire dal 1931 e nel 1944, con i trattati di Bretton Woods venne istituito il gold exchange standard, che è una cosa un pò diversa, perchè soltanto il dollaro poteva essere cambiato con l'oro, mentre tutte le altre monete potevano essere cambiate in dollari e non in oro...è in pratica una via di mezzo fra il gold standard puro e il fiat money, perchè soltanto gli Stati Uniti (guarda caso...) dovevano avere i forzieri pieni di oro (Fort Knox) mentre tutti gli altri dovevano avere dollari...il sistema ovviamente saltò in aria quando si scoprì che i dollari circolanti erano di gran lunga superiori all'oro custodito e nel 1971 si passò al fiat money...per il resto, è certo che l'euro non consente una crescita armonica ed equilibrata dell'economia nazionale, perchè amplifica i processi di indebitamento e non sfrutta le reali capacità produttive di un paese...leggi pure la risposta data a Carlo, che è ancora scettico sui reali vantaggi di un ritorno alla sovranità monetaria...io invece ogni giorno che passa ne sono sempre più convinto...altre soluzioni dall'uscita dall'euro non esistono, perchè sono solo perdite di tempo e un rinvio al futuro dei problemi...a presto!!! Piero

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  8. Visto che anche tu leggi Blondet, ti farebbe piacere se ogni tanto ti girassi ( email) qualche articolo? Oggi ce n'e uno davvero esilarante sulla Divina Commedia. Fammi sapere

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    Risposte
    1. Gira, gira pure, perchè io leggo di tutto e di più...blondet poi, non so perchè, ma mi è molto simpatico...forse per l'ironia o forse soltanto perchè è un italiano abbastanza sopra la media...la mia e-mail è quella riportata in basso piero.valerio@gmail.com ...grazie!!!

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  9. Un po' in ritardo vorrei dire la mia su questa discussione sulla sovranità monetaria che leggo solo ora.

    La sovranità monetaria è una delle principali ragion d'essere di uno stato e senza di essa è come se fosse menomato.
    Da che mondo è mondo lo Stato ha sempre battuto moneta imponendo i suoi sigilli su di essa: questo, oltre che garantirgli l'ovvia possibilità di spesa, gli permetteva di esprimere e diffondere la propria autorità politico-temporale su tutto il territorio e tutta la popolazione; una sorta di "qui comando io", per intenderci. Il fatto che, ora, vi siano i simboli di una banca centrale indipendente dovrebbe far riflettere. Sembreranno banalità ideologiche, ma credo che abbiano pur sempre un valore, al di là dei tempi e dei luoghi in cui viviamo.
    Affermare che lo stato non debba battere moneta perché i politici sono corrotti e potrebbero approfittarsene per fini personali ed elettorali è proprio la motivazione (assieme all'infondata paura per l'inflazione) per la quale ci è stata tolta, e le conseguenze di questa "scelta" sono sotto gli occhi di tutti. Anche la magistratura è un'organo dello Stato; seguendo lo stesso ragionamento che cosa dovremmo fare? Privatizzarla perché i politici potrebbero farne cattivo uso? Come la magistratura si mantiene il più possibile indipendente grazie alla separazione dei poteri, così potrebbe avvenire anche per il potere monetario; su questo sono in totale accordo con te Piero. In conclusione vorrei precisare che, identificare lo Stato con la politica, è un non senso e un'errore, visto che il primo può sussistere anche in assenza della seconda.

    Complimenti per l'articolo; sempre completo e preciso.

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  10. non credo che le demo siano pilotate, perché i prezzi su cui operi sono assolutamente reali. I problemi semmai sono due:

    a- la legge dei piccoli numeri. Affinché un metodo sia statisticamente robusto, ossia abbia buone probabilità di funzionare richiede che il campione osservato sia molto ampio. Non basta fare dei tentativi per una o due settimane per concludere (statisticamente si dice inferire) che il metodo funziona; nl tuo caso, per dirla alla Taleb, sei stato “giocato dal caso Codice promozionale BDSwiss

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