giovedì 3 maggio 2012

I PREMI NOBEL PER L’ECONOMIA CONTRO LA SANTA INQUISIZIONE DEL PAREGGIO DI BILANCIO


Mettiamola così. L’economia non è mai stata una scienza esatta, perché le sue conclusioni e le sue presunte verità assolute sono sempre relative al periodo storico, al luogo geografico, alle abitudini lavorative e di consumo, alle tradizioni produttive del contesto preso in considerazione. Per semplificare tutte le numerose variabili che insistono in un particolare processo economico, gli studiosi della materia fin dalle origini hanno dovuto ricorrere all’utilizzo di modelli descrittivi. Per ogni particolare fenomeno economico possono essere costruiti infiniti modelli e nonostante la precisione di alcuni di questi modelli, nessuno può essere considerato il migliore in assoluto per il semplice motivo che non può essere replicato.


Basta spostarsi di qualche chilometro o posticipare di qualche giorno il termine dell’analisi e molti dei parametri utilizzati nel nostro modello possono essere già cambiati, inficiando i risultati del nostro iniziale esperimento. Come è noto invece le scienze esatte non soffrono di questa estrema debolezza di fondo, perché alcune leggi e principi matematici, fisici, chimici, biologici hanno validità universale e non cambiano spostandoci nello spazio e nel tempo, consentendo ciò che in economia non potrà mai essere garantito: la ripetibilità dell’esperimento. Due più due fa quattro sia in Groenlandia che in Antartide, sia oggi che domani, fra un anno, fra un secolo. Lo stesso non può dirsi per qualsiasi operazione o regola economica.




Per carità, anche alcune grandezze utilizzate nelle scienze esatte, come lo spazio e il tempo della fisica, soffrono della sindrome della relatività, ma una volta stabilito il legame o la funzione che ne regola l’andamento, anche queste ultime possono tranquillamente rientrare nel novero dei principi assoluti o universali. In buona sostanza, mentre l’impalcatura su cui si reggono le scienze esatte è oggettiva e prescinde dal ruolo dell’osservatore, in economia l’osservatore, l’uomo che conduce l’esperimento, lo studioso che costruisce il modello è determinante per capire quale sarà l'esito finale della sua analisi descrittiva. L’economia quindi è una scienza soggettiva e non oggettiva perché in ultima istanza è sempre l’uomo che inserendo le istruzioni iniziali e stabilendo in anticipo la meta a cui si vuole tendere, a decidere con tutti i limiti del caso quale sarà l’evoluzione futura degli eventi.


Fra gli infiniti modelli che sono stati costruiti per descrivere i fenomeni macroeconomici, ne esistono due che hanno avuto un’importanza storica e scientifica fondamentale: il modello keynesiano e il modello liberista (o neoliberista, se includiamo anche le ipotesi aggiunte negli anni settanta da Milton Friedman e soci). Senza entrare troppo nei dettagli, il modello keynesiano sostiene che l’intervento dello Stato in economia sia necessario per stabilizzare l’andamento delle principali grandezze sotto osservazione (disoccupazione, inflazione, crescita economica, misurata attraverso il prodotto interno lordo PIL), mentre secondo il modello neoliberista l’economia del libero mercato è talmente perfetta, competitiva, concorrenziale, da autoregolamentarsi da sola senza l’intervento dello Stato e da procedere spontaneamente verso l’ottimizzazione delle tre grandezze prese in esame.


Ripetiamo che in entrambi i casi si tratta sempre di modelli e non di verità assolute o universali. Dai dati misurati sul campo, il modello keynesiano ha avuto un certo successo nel dopoguerra, entrando in crisi nei primi anni settanta, quando a causa delle mutate condizioni ambientali e storiche, cominciarono a mostrarsi alcune anomalie nell’andamento di due variabili in particolare: l’inflazione e la disoccupazione cominciarono a crescere insieme dimostrando che nel lungo periodo non c’è alcuna correlazione fra queste due grandezze. Il modello neoliberista, nella sua versione più moderna e più estrema che prevede la totale inerzia dello Stato in economia tramite la regola aurea del pareggio di bilancio, invece non ha mai avuto una conferma sperimentale. In altre parole, il modello neoliberista integrale non ha mai funzionato in nessun periodo storico e in nessun paese del mondo, avendo successo solo nell'arco di pochi anni o per particolari settori (la finanza) peggiorando però la situazione complessiva dell'intera società.


Da un’analisi più attenta del modello classico dei bilanci settoriali (pubblico, privato e estero), si può notare che non appena lo Stato si autoimpone il pareggio di bilancio, un eventuale deficit di bilancio con l’estero può essere compensato soltanto da un maggiore indebitamento del settore privato, mentre se lo Stato non si autocensura con alcun vincolo di bilancio può sopperire alla perdita di ricchezza netta del settore privato dovuta a squilibri persistenti della bilancia dei pagamenti con l’estero. Dal grafico sotto risulta abbastanza chiaro ed evidente che dal momento in cui gli Stati Uniti hanno adottato una politica economica di tipo neoliberista, a partire dai primi ottanta con la presidenza repubblicana di Ronald Reagan, il debito totale americano (pubblico e privato) ha cominciato a crescere con una pendenza vertiginosa. Negli anni novanta, quando il presidente democratico Bill Clinton raggiunse il pareggio di bilancio e addirittura l’avanzo primario pubblico, la curva del debito privato continuò a crescere con una pendenza ancora più ripida.







Per capire il motivo per cui si ha questo incremento spaventoso del debito privato non appena lo Stato persegue la strategia del pareggio di bilancio basta fare un semplice esempio. Lo Stato può raggiungere il pareggio di bilancio principalmente in due modi: tagliando la spesa pubblica e aumentando le tasse. Gli Stati Uniti hanno tagliato negli ultimi anni le sovvenzioni alla scuola pubblica, favorendo lo sviluppo della scuola privata e innalzando le tasse di iscrizione universitaria. Gli studenti per continuare a frequentare le università hanno dovuto spesso indebitarsi facendo dei mutui con le banche, aumentando il livello complessivo di indebitamento del proprio nucleo familiare. Se espandiamo questa propensione all’indebitamento per tutti gli altri settori, quello immobiliare e il prestito al consumo in particolare, capiamo bene come la ricercata inerzia nello Stato in economia provochi quasi sempre un aumento esponenziale del debito privato e crei le premesse per lo scoppio di una crisi finanziaria.


La crisi finanziaria degli Stati Uniti ha raggiunto il suo picco nel 2008 con una percentuale di indebitamento totale pari al 379,54% e successivamente è iniziato un lento cammino di riduzione del debito (deleveraging) in tutti i principali settori dell’economia (famiglie, imprese, banche), che ha causato una disastrosa frenata della crescita economica e un aumento preoccupante della disoccupazione. Intanto il debito pubblico americano, nonostante i tagli allo stato sociale e l’inasprimento delle tasse, ha continuato a crescere soprattutto per i finanziamenti alle spese militari di due guerre sbagliate (Iraq e Afghanistan).


Se ricordiamo che gli Stati Uniti sono una nazione a moneta sovrana, capace di spendere illimitatamente in valuta nazionale tramite il ricorso alla banca centrale Federal Reserve che può creare soldi dal nulla da destinare al governo, possiamo senz'altro confermare che uscendo dalla ideologia neoliberista di entrambi gli schieramenti politici (democratici e repubblicani), lo stato americano potrebbe in qualunque momento andare in soccorso ai suoi cittadini e favorire la ripresa economica, continuando a spendere a deficit positivo per il miglioramento dello stato sociale (scuola, servizi pubblici, occupazione) e riducendo le spese improduttive militari. Gli Stati Uniti però non stanno seguendo questa strada perché sono un paese profondamente ideologizzato e pare che il presidente Obama, incalzato dal Congresso, abbia intenzione di imitare il suo fallimentare predecessore Clinton e gli scellerati colleghi europei sulla stessa linea del rigore e del pareggio di bilancio.


Oltre alla crisi finanziaria attuale, il modello neoliberista che prevede come suoi capisaldi il pareggio di bilancio, politiche di privatizzazione, liberalizzazione, aumento dell’indebitamento con l’estero tramite l’arrivo di capitali stranieri, ha causato catastrofi sociali e crisi economiche in quasi tutti i paesi sudamericani durante gli anni ottanta e novanta. Inoltre, nonostante in Europa e negli Stati Uniti si segua da circa quaranta anni un modello economico di tipo neoliberista, non si è mai assistito ad un miglioramento misurabile e sensibile dei principali dati oggetto di osservazione, perché la disoccupazione continua ad aumentare e la crescita economica ha avuto un andamento quasi piatto nei maggiori paesi sviluppati (stagnazione).  


Tuttavia, malgrado le numerose evidenze sperimentali che dimostrano nei fatti i limiti e gli errori del modello neoliberista, molti economisti e  governanti continuano a seguire ostinatamente questa strategia economica perché è in pratica l’unica a consentire la creazione di un’enorme concentrazione e divario di ricchezza fra i pochi che comandano, dirigono e vivono di rendita e i molti che lavorano a salari sempre più bassi, vengono privati delle tutele e devono abituarsi alla flessibilità, alla precarietà e ad una costante incertezza di vita. Queste disposizioni estremamente vessatorie nei confronti della maggioranza dei lavoratori e dei cittadini sono le uniche condizioni che consentono alla minoranza dei detentori della ricchezza di mantenere inalterati i loro margini di profitto e di usufruire di una notevole quantità di privilegi, a danno di tutti gli altri.


Ovviamente per continuare a speculare sulle spalle dei lavoratori e a distruggere lo stato sociale, i detentori della ricchezza (politici, grandi imprenditori, banchieri) hanno bisogno di mantenere un perenne stato di emergenza, paura, disinformazione e ignoranza diffusa. Il giorno in cui la maggioranza dei lavoratori e dei semplici cittadini comincerà a capire di essere stata imbrigliata in un modello economico che va contro i loro interessi ed è basato su concetti relativi e non verità assolute, allora si potrà finalmente ricominciare a discutere se non sia il caso di adottare un nuovo modello economico, che sia maggiormente in linea con le mutate condizioni storiche ed ambientali e garantisca una migliore redistribuzione delle risorse e delle ricchezze. Questo giorno purtroppo appare ancora molto lontano, perché i politici, grazie all’indefesso appoggio di giornalisti compiacenti, economisti, professori, tecnocrati di vario grado sono riusciti a far passare per buona la menzogna che il modello neoliberista sia l’unico modo di organizzare l’economia di una nazione (il cosiddetto TINA, There Is No Alternative).


Il 17 aprile scorso i senatori italiani hanno approvato in quarta battuta con una maggioranza schiacciante (281 presenti, 235 favorevoli, 24 astenuti e solo 11 contrari) il disegno di legge di riforma dell’articolo 81 della Costituzione, che inserisce la norma del pareggio di bilancio nella carta costituzionale italiana. Il presidente del consiglio Mario Monti si è fatto una corsa fino a Palazzo Madama per dare il suo voto come senatore a vita, perché come dichiarato da lui stesso si trattava di “un voto importante. Bisognava esserci e io c’ero.


Come risaputo, Mario Monti, essendo insieme ai suoi colleghi professori e politici un grande detentore di ricchezza, è uno dei maggiori esponenti e promotori italiani del modello neoliberista, che è ormai appoggiato in modo trasversale dalla totalità dei partiti politici italiani (PDL, PD, Terzo Polo), con la sola esclusione dell’Italia dei Valori e della Lega Nord, che però durante tutto il percorso parlamentare della legge hanno mantenuto un comportamento abbastanza ambiguo e contraddittorio. Nessuna legge di modifica della Costituzione Italiana aveva mai avuto un cammino così rapido e indolore, dato che i due passaggi alla Camera e al Senato non hanno subito alcun arresto e sono stati approvati con la maggioranza dei 2/3 degli aventi diritto al voto, che esclude la possibilità del referendum e di un dibattitto allargato sull’argomento. I nostri politici avevano parecchia fretta e i giornalisti italiani hanno mantenuto il loro patto di fedeltà assicurando il più stretto riserbo sulla vicenda o fornendo al massimo un’informazione abbastanza confusa e frammentaria.   
  

Dal 17 aprile scorso quindi un principio relativo di economia, il pareggio di bilancio, che non ha mai avuto alcuna validazione sperimentale e anzi ha raccolto nella storia parecchie prove sfavorevoli, è stato elevato a norma di diritto assoluto e universale, al pari della giustizia, dell’uguaglianza di fronte alla legge, della libertà di espressione, del diritto al lavoro. La carta costituzionale è stata di conseguenza trasformata in nuova forma, che non ha nulla a che vedere con quella precedente, perché include al suo interno una chiara indicazione e una connotazione economica di tipo neoliberista, che nessuno, nemmeno l’economista più fazioso o il sostenitore più sfegatato di una certa credenza scientifica indimostrabile, si sarebbe mai sognato un giorno di assurgere al rango di legge di diritto universale. La nostra carta costituzionale è diventata quindi la Costituzione Neoliberista dello Stato Italiano.  


Da oggi in poi, qualunque adepto di una dottrina scientifica, religiosa, o spirituale potrà quindi pretendere di inserire una sua norma di fede all’interno della costituzione universale dei diritti umani: i cattolici potranno aspirare a cambiare i primi dieci articoli della costituzione italiana con i dieci comandamenti, i creazionisti potranno decidere di obbligare tutti gli altri cittadini italiani a credere che il mondo sia stato creato in sei giorni, i musulmani si impegneranno in parlamento per non fare più mangiare la carne di maiale o a bere gli alcolici a tutti gli altri e così via. I fondamentali pilastri che assicuravano la laicità, l'obiettività e l'universalità dei principi contenuti nella Costituzione sono stati  incredibilmente rimossi nel giro di quattro scandalose votazioni in parlamento.


Anche gli economisti keynesiani potranno un giorno fare pressioni per nobilitare l’obiettivo della piena occupazione come legge costituzionale. E ognuno di loro potrà perorare la sua causa ricordando il fatto che i neoliberisti sono riusciti ad inserire nella nostra carta costituzionale un loro principio economico relativo, il pareggio di bilancio appunto, che non solo non ha alcun carattere di universalità ma nessun economista è stato mai capace di dimostrare, dati alla mano, se e come arreca vantaggi a tutti indistintamente. Se fosse così, tutti gli stati del mondo a qualunque latitudine avrebbero già adottato da tempo il pareggio di bilancio come legge assoluta costituzionale.



Durante tutto il medioevo fino al seicento la Chiesa grazie al suo enorme potere politico era stata capace di imporre un dogma di fede, il modello tolemaico che prevedeva la terra ferma al centro dell’universo, come verità assoluta a cui tutti erano obbligati a credere, pena la scomunica e l’accusa di eresia. Gli scienziati Niccolò Copernico e Galileo Galilei sono riusciti però a dimostrare tramite dati sperimentali riproducibili e principi matematici universali che la terra gira intorno al sole, distruggendo la pretesa di fondatezza scientifica di un semplice dogma di fede. Cosa hanno fatto invece i nostri politici ed economisti neoliberisti per dimostrare a noi la veridicità del loro dogma? Hanno per caso mostrato pubblicamente dati in cui si evince che il pareggio di bilancio sia una legge di carattere universale? Qualcuno di loro può garantire con assoluta certezza che applicando il pareggio di bilancio si potrà ottenere maggiore benessere per tutti? No, niente di tutto questo. Per il semplice fatto che il pareggio di bilancio, che obbliga lo Stato a dare ai cittadini tanto quanto riceve con le tasse, avvantaggia solamente i grandi detentori della ricchezza che intendono ottenere maggiori profitti privatizzando i servizi pubblici e i beni primari e patrimoniali che un tempo venivano gestiti direttamente dallo Stato.
     

Quando interpellati sui motivi che li hanno condotti a votare la norma del pareggio di bilancio in costituzione, i nostri politici si sono giustificati dicendo di sapere che economicamente si tratta di una legge sbagliata ma politicamente è giusta, perché consentirà all’Italia di poter chiedere alla Germania un’eventuale modifica delle direttive di austerità e dei trattati europei, in modo da superare l’attuale crisi finanziaria. Qualora ce ne fosse ancora bisogno, i nostri politici hanno quindi confermato che la loro scelta è stata di carattere congiunturale, provvisorio, temporaneo, legata a ragioni storiche e geopolitiche ben precise e circoscritte (le pressioni della Germania), ma che non ha alcun valore di universalità e non può essere applicata per sempre e in qualunque luogo.


Se un giorno dovessero ammorbidirsi le imposizioni della Germania o i morsi della crisi finanziaria, o anche solo se venisse eletto fra pochi giorni in Francia Hollande che a quanto pare ha intenzione di ridiscutere alcune direttive del Fiscal Compact, prima fra tutte la norma del pareggio di bilancio, ecco che le ragioni della scelta dei nostri politici perderebbero subito consistenza, diventando ancora più assurde ed incomprensibili. Ma quale potrebbe essere allora il vero motivo che ha spinto i nostri politici ad accelerare così tanto verso una scelta sbagliata? La risposta potrebbe essere la ragione che spinge tutti i dogmatici a seguire con i paraocchi le loro credenze: approfittare dello stato di emergenza, di terrore, di disinformazione e di ignoranza della massa per mettere un nuovo tassello nella loro scalata al potere assoluto ed oligarchico, perché economicamente e politicamente parlando il pareggio di bilancio è la norma più antidemocratica che esista.


Privare lo Stato della sua prerogativa assoluta di poter spendere più di quanto incassa con la raccolta delle tasse, significa impedire allo Stato democratico di poter creare e distribuire alla cittadinanza una maggiore ricchezza netta (non solo finanziaria, ma anche in termini di beni e servizi accessibili a tutti) rispetto a quella che è obbligato a distruggere per mantenere un certo equilibrio contabile, uno sviluppo equo e sostenibile e la stabilità dei prezzi. Distruggere la scuola pubblica solo per la fobia scientificamente infondata di far quadrare i conti del bilancio dello Stato, significa impoverire tre volte i propri cittadini: in primo luogo li impoverisci culturalmente, in secondo luogo non li metti in condizione di migliorare la loro condizione sociale, in terzo luogo li costringi ad indebitarsi per avere una formazione migliore e più aggiornata.


Esempi del genere possono essere fatti in altri settori pubblici che si apprestano ad essere smantellati per via dell’aggressiva foga neoliberista, quali l’acqua, l’energia, i trasporti, la ricerca. E non bisogna mai confondere l'ossessione irrazionale del pareggio di bilancio con la lotta agli sprechi che è invece sacrosanta e deve essere perseguita con fermezza: è necessario tagliare tutte le spese improduttive o le fonti di accumulazione iniqua di ricchezza (vedi vitalizi, pensioni d’oro, autoblu) per convogliare questi fondi verso investimenti più produttivi che consentono una migliore redistribuzione dei redditi, ma non bisogna assolutamente bruciare queste risorse finanziarie per inseguire la chimera inutile e spesso irraggiungibile (soprattutto in tempo di recessione) del pareggio di bilancio.


A tal proposito, è molto interessante rileggere con attenzione la lettera che alcuni economisti, fra cui parecchi premi Nobel, hanno inviato al presidente degli Stati Uniti Barack Obama, per impedire che il presidente americano possa nel prossimo futuro ripercorrere la scelta scellerata dei colleghi europei, inserendo la norma del pareggio di bilancio in costituzione. E’ curioso notare che non tutti questi economisti hanno convinzioni altrettanto dogmatiche di tipo keynesiano, ma in quanto economisti seri cercano solamente di mettere in guardia il presidente sugli errori che si possono commettere attribuendo a principi economici relativi e contingenti un carattere di universalità. In pratica, è come se gli stessi economisti stiano dicendo apertamente al presidente di non fidarsi troppo dei loro modelli, perché provvisori e passibili di continui cambiamenti e aggiornamenti, mentre è molto meglio utilizzare ora l’uno ora l’altro modello per raggiungere volta per volta i reali obiettivi che si deve prefiggere un vero stato democratico: la piena occupazione, lo sviluppo sostenibile, la stabilità dei prezzi, il benessere e la serenità diffusa.


Come si dice spesso, l’economia non deve essere il fine su cui bisogna far girare il resto della società ma lo strumento che serve a far girare meglio e più correttamente l’intera società. A modo suo anche questa volenterosa iniziativa degli economisti americani è una vera rivoluzione copernicana tentata da chi conosce bene la materia, contro la Santa Inquisizione (politica, informazione, finanza) che al contrario cerca di manipolare i principi e i dogmi spesso incomprensibili e oscuri di certe frange ideologizzate dell’economia per disseminare confusione e paure infondate fra la gente. Purtroppo l’oscurantismo di questo nuovo medioevo della civiltà è ancora più insidioso di quello precedente, perché fa perno su questioni molto sfuggenti e poco intellegibili dalla massa, ma per fortuna nostra gli eretici del terzo millennio hanno diversi canali per farsi sentire dal grande pubblico.


Per chi si fosse perso qualcosa nel frattempo o non si fosse ancora sintonizzato su queste frequenze, deve subito prendere atto che il processo di scomunica degli eretici è già cominciato da tempo e questa è soltanto l'ultima lettera di supplica che i nuovi Galilei hanno inviato ai più agguerriti inquisitori a livello mondiale (in Italia altri economisti hanno già spedito a suo tempo una corposa lettera alla Santa Inquisizione per scongiurare i flagelli dell’austerità), per chiedere udienza e giustizia. Di seguito la versione tradotta in italiano sul blog Controinformazione Alternativa
              

“Cari presidente Obama, presidente Boehner, capogruppo della minoranza Pelosi, capogruppo della maggioranza Reid, capogruppo della minoranza al Senato McConnell,


Noi sottoscritti economisti sollecitiamo che venga respinta qualunque proposta volta ad emendare la Costituzione degli Stati Uniti inserendo un vincolo in materia di pareggio del bilancio. Vero è che il Paese è alle prese con gravi problemi sul fronte dei conti pubblici, problemi che vanno affrontati con misure che comincino a dispiegare i loro effetti una volta che l’economia sia forte abbastanza da poterle assorbire, ma inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, cosa che avverrebbe nel caso fosse approvato un emendamento sul pareggio del bilancio, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose.


1. Un emendamento sul pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà economica diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto. Chiudere ogni anno il bilancio in pareggio aggraverebbe le eventuali recessioni.



2. A differenza delle costituzioni di molti stati che consentono di ricorrere al credito supplementare per finanziare la spesa in conto capitale, il bilancio federale non prevede alcuna differenza tra investimenti e spesa corrente. Le aziende private e le famiglie ricorrono continuamente al credito per finanziare le loro spese. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio impedirebbe al governo federale di ricorrere al credito per finanziare il costo delle infrastrutture, dell’istruzione, della ricerca e sviluppo, della tutela dell’ambiente e di altri investimenti vitali per il futuro benessere della nazione.


3. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio incoraggerebbe il Congresso ad approvare provvedimenti privi di copertura finanziaria delegando gli stati, gli enti locali e le aziende private a trovare le risorse finanziarie al posto del governo federale. Inoltre favorirebbe dubbie manovre finanziarie (quali la vendita di terreni demaniali e di altri beni pubblici contabilizzando i ricavi come introiti destinati alla riduzione del deficit) e altri espedienti contabili. Le controversie derivanti dall’interpretazione del concetto di pareggio di bilancio finirebbero probabilmente dinanzi ai tribunali con il risultato di affidare alla magistratura il compito di decidere la politica economica. E altrettanto si verificherebbe in caso di controversie riguardanti il modo in cui rimettere in equilibrio un bilancio dissestato nei casi in cui il Congresso non disponesse dei voti necessari per approvare tagli dolorosi.


4. Quasi sempre le proposte di introduzione per via costituzionale del vincolo di pareggio di bilancio prevedono delle scappatoie, ma in tempo di pace sono necessarie in entrambi i rami del Congresso maggioranze molto ampie per approvare un bilancio non in ordine o per innalzare il tetto del debito. Sono disposizioni che tendono a paralizzare l’attività dell’esecutivo.


5. Un tetto di spesa, previsto in alcune delle proposte di emendamento, limiterebbe ulteriormente la capacita’ del Congresso di contrastare eventuali recessioni vuoi con gli ammortizzatori gia’ previsti vuoi con apposite modifiche della politica in materia di bilancio. Anche nei periodi di espansione dell’economia, un tetto rigido di spesa potrebbe danneggiare la crescita economica perche’ gli incrementi degli investimenti ad elevata remunerazione (anche quelli interamente finanziati dall’aumento del gettito fiscale) sarebbero ritenuti incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo. Un tetto vincolante di spesa comporterebbe la necessità, in caso di spese di emergenza (per esempio in caso di disastri naturali), di tagliare altri capitoli del bilancio mettendo in pericolo il finanziamento dei programmi non di emergenza.


6. Per pareggiare il bilancio non è necessario un emendamento costituzionale. Il bilancio non solo si chiuse in pareggio, ma fece registrare un avanzo e una riduzione del debito per quattro anni consecutivi dopo l’approvazione da parte del Congresso negli anni ’90 di alcuni provvedimenti che riducevano la crescita della spesa pubblica e incrementavano le entrate. Lo si fece con l’attuale Costituzione e senza modificarla e lo si può fare ancora. Nessun altro paese importante ostacola la propria economia con il vincolo di pareggio di bilancio (ndt: c’è l’Italia, ma probabilmente per i premi Nobel non è un paese importante. Come biasimarli). Non c’è  alcuna necessità di mettere al Paese una camicia di forza economica. Lasciamo che presidente e Congresso adottino le politiche monetarie, economiche e di bilancio idonee a far fronte ai bisogni e alle priorità, così come saggiamente previsto dai nostri padri costituenti.


7. Nell’attuale fase dell’economia è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa già di per sé debole.”

KENNETH ARROWpremio Nobel per l’economia 1972
PETER DIAMOND,  premio Nobel per l’economia 2010
WILLIAM SHARPEpremio Nobel per l’economia 1990
CHARLES SCHULTZEconsigliere economico di J.F. Kennedy e Lindon Johnson, animatore della Great Society Agenda 
ALAN BLINDERdirettore del Centro per le ricerche economiche della Princeton University
ERIC MASKINpremio Nobel per l’economia 2007
ROBERT SOLOWpremio Nobel per l’economia 1087
LAURA TYSONex direttrice del Natonal Economic Council



61 commenti:

  1. Caro Piero,
    come fai a non renderti conto che questo e' socialismo "puro"?
    Come fai a non capire che il fatto di privilegiare qualcuno o classi e' contrario al pensiero liberista?
    La malafede nell'interpretazione e nel voler opportunisticamente travestire le malefatte di statalisti sotto mentite spoglie in colpe da addebitate a chi difende la libertà dell'uomo e' la classica espressione di chi e' al potere e non vuole lasciarlo.
    Scarica e leggiti questo libro; e' lungo ma vale la pena cercare di capire cosa sia il liberismo prima di criticarlo. Ti renderai conto che chi ci governa tutto e' tranne che liberista.

    http://www.luogocomune.net/site/modules/mydownloads/singlefile.php?lid=113

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  2. Da come ti esprimi sembrerebbe che l'essere socialisti sia qualcosa di cui doversi vergognare...

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    1. Cara Contessa,
      per quanto mi riguarda ognuno puo' e deve pensarla come meglio crede.
      L'ideale socialista messo in pratica nella ex Unione Sovietica e' fallita; e sempre per quanto mi riguarda preferirei non si rimatealizzasse. Se poi c'e' chi preferisce non pensare ma prendere semplicemente ordini, che s'accomodi ..... ma che non si lamenti qundo sentira' d'essere chiuso nella gabbia che si e' autocostruito!

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    2. Carlo, leggerò con attenzione il libro che mi hai consigliato anche se posso già anticiparti che di Von Mises ammiro certe sue brillanti deduzioni (l'inflazione viene creata dalle banche private quando aprono prestiti dal nulla), ma non le conclusioni: l'economia perfetta che immagina lui, con la concorrenza e la competitività perfetta, i prezzi che si formano da soli non può esistere nella realtà, perchè esistono sempre degli squilibri e delle posizioni dominanti all'interno del mercato...lo stato quindi deve fungere da ente stabilizzatore per riportare l'equilibrio che in queste condizioni non si potrà mai raggiungere...
      Definire statalismo o socialismo una banca centrale come la BCE che da soldi a palate alle banche private, ma non può finanziare direttamente gli stati mi sembra un pò esagerato...lo stesso Keynes che socialista di certo non era ma un liberista accorto si rivolterebbe nella tomba...se per liberista intendi il pensiero originale di Adam Smith, sappi che anche lui prevedeva l'intervento dello stato in economia perchè sapeva che il libero mercato lasciato a se stesso crea solo squilibri fra gli attori forti del mercato e le classi più deboli e svantaggiate...e purtroppo è quello che sta accadendo oggi dove non si può parlare di liberismo puro, ma di neoliberismo belluino, di legge della giungla, il forte che mangia il debole, polarizzazione dei profitti con una minoranza ricchissima e una maggioranza ridotta alla sussistenza...se a te questo ti sembra socialismo, fammi un fischio che mi rileggo Proudhon, Saint-Simon, Fourier, perchè c'è qualcosa che non mi quadra...

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    3. E' proprio questo che non quadra Piero, quando qualcuno protetto dai chi legifera, offre protezione e/o agevolazione a qualcun'altro a discapito di tutti. Quando qualcuno decide che i tassi d'interesse debbano essere bassi per favorire una presunta crescita, il che potrebbe dare effetti solo nel breve termine ma nel lungo ….. ma chi se ne frega, nel lungo saremo tutti morti.
      Quando si pensa che possa esistere questa mente superiore che conosce tutto e tutti e che decide cosa, come, perche', dove e quando produrre un bene dimenticando la legge della domanda e dell'offerta risultato di azioni individuali irripetibili nel tempo e nello spazio; quando le manipolazioni, le trasgressioni, le ruberie, i favori che distorcono il normale funzionamento di un economia passano come misure indispensabili per il bene comune.
      Non ho postato questo libro per farti cambiare idea ma per aiutarti a capire fino a che punto lo stravolgimento delle idee risulta fallace e non piu' accettabile quando si usa un minimo di senso critico e ci s'informa sul vero significato delle parole e delle idee.

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    4. Carlo purtroppo questa economia di cui tu favoleggi (domanda e offerta che si incontrano sempre magicamente, i salari e il lavoro infinitamente flessibili) esistono solo in un mondo ideale e puramente intellegibile (il classico iperuranio di Platone...), ma nel mondo reale le cose si svolgono ben diversamente, perchè ci sono uomini in carne ed ossa che fanno queste scelte e devono subire i soprusi in nome di un libero mercato che non esiste e mai esisterà...e nel mondo reale gli uomini vivono di paure, ansie, angosce, incertezze, aspettative, distorcendo gli equilibri magici e sublimi fra domanda e offerta...guarda oggi, abbiamo tutta l'offerta che vogliamo (basta andare in un centro commerciale) eppure gli uomini non consumano non tanto per mancanza immediata di soldi ma perchè hanno paura di non poterli più avere domani...se gli economisti non cominciano a capire che l'economia si fa sulla pelle degli uomini e non all'interno di regole matematiche perfette, è difficile pensare che le cose possano risolversi da sole senza l'intervento di un ente stabilizzatore esterno all'economia stessa...poi chissà magari nel lungo lunghissimo periodo domanda e offerta si incontreranno magicamente come dici tu, senza più ruberie, soprusi, manipolazioni, trasgressioni, ma come diceva giustamente Keynes nel lungo periodo saremo tutti morti...a me questa mi sembra una manifestazione di pragmatismo e realismo eccezionale, mentre le belle idee, le belle parole le lascio alla filosofia, che per carità eleverà pure lo spirito per l'eternità ma la pancia ha fame oggi...

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    5. Leggi Piero.
      La logica che Mises adopera per mostrare il funzionamento dell'economia tiene molto conto di quello che dici, anzi ne e' il filo conduttore. E' proprio perche' lui crede che "l'economia si fa sulla pelle degli uomini e non all'interno di regole matematiche perfette" che lo ha spinto a scriverlo.
      A proposito, non troverai una formula matematica o un grafico a sostegno delle sue idee, ma solo l'uso della logia.

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  3. Carlo perché prendi in considerazione un post prelevato da un sito complottista di prim ordine nel panorama italiano. Lo sai che in quel sito ci scrive gente che crede che Bush sia un marziano e che le torri gemelle sono state fatte esplodere con la bomba atomica?

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    1. Caro Lubys,
      non ho scritto che si debba leggere quello che c'e' nel sito, ma scaricare e leggere un libro che rappresenta, per chi non lo conosce, la pietra miliare del pensiero liberista.
      Se il libro di Von Mises (L'azione Umana) scaricabile gratuitamente in formato pdf in italiano lo si trova solo su questo sito non significa nulla, neanche che io sia un appassionato lettore delle tesi complottiste (come le definisci tu). Anzi bisognerebbe dire grazie a chi lo ha reso disponibile (se lo avessi scoperto prima mi sarei risparmiato tempo, fatica e denaro nel cercarlo ed acquistarlo in forma cartacea).

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  4. Caro Carlo, i libri,isaggi e tutto il materiale ideologico in generale, spesso hanno poco a che vedere con le realta' che a loro sostengono di ispirarsi. Questo vale per il socialismo e anche per il liberismo. Che poi tutta la gente libera da cui siamo circondati davvero pensi.....stendiamo il famoso velo

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  5. Contessa, questo e' un libro d'economia; se t'interessa capire come le cose sono sempre andate, vanno ed andranno .... leggilo con attenzione.

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  6. Grazie del consiglio, ma mi bastano Bagnai e Krugman e alcuni altri premi nobel. Peggio per me

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  7. una domanda. se lo Stato non puo' indebitarsi ulteriormente, ma, anzi, deve per legge ridurre velocemente i debiti che ha gia' contratto, vuol dire che non ci saranno nuove emissioni di BOT ,Btp etc.? Se e' cosi' mi sembra proprio che il pareggio di bilancio sara' un grosso affare per le forme di investimento privato e potremo , volendo, abbuffarci di derivati. Quelli nessuno pensa di contenerli. ( ammesso, naturalmente, che avremo ancora soldi da investire )

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  8. Hanno tutti la verità in tasca. Dall'altra parte Giovanni della Luiss e qui c'è carlo (magno?). Io ho un mal di gola da guinness (non la birra!), mi lacrimano gli occhi e mi goccia il naso, mi sono letta tutti i post di piero e di goofynomics a tempo di record. Ammiro molto la pazienza di piero e il sarcasmo del professor Bagnai che - giustamente - manda a quel lontano e ameno Paese - tutti i troll, presunti troll, sedicenti economisti, studenti della luiss più o meno studenti ecc ecc.
    Però sinceramente mi trovo in una fase delicata, non solo perché ho paura di inondare la tastiera di muco nasale ma anche perché sono ferma a quello che ho scritto nell'altro post: più tasse = meno consumo = meno crescita.
    Ora qui leggo di mondi ideali, di economie ideali, di universi ideali..
    e vedo pure che carlo attinge le sue fonti da un sito d'accatto, di quelli in cui scrivono santoni, pazzoidi e chi crede che fra pochi mesi finirà il mondo.
    voglio leggere quel libro non appena avrò letto qualcosa del nostro mondo, della nostra situazione.
    Con la consapevolezza di non avere leggi divine e ricette miracolose sotto mano.
    ma altri (penso sempre a Giovanni) l'avranno questa consapevolezza?

    vado a prendermi una pasticca per il mal di gola.

    au revoir!!

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    1. Cara Lucy,
      siccome sono una persona seria ed educata, tralascio i tuoi sfotto' e l'accento che poni su termini che ritengo offensivi e da maleducata.
      Dici di non capire d'economia e pendendo dalle labbra di Piero e di Bagnai t'arroghi la pretesa di bollare come incompetenti chi fa osservazioni pertinenti in contrasto con quanto esposto negli articoli.
      E' brutto sentirsi dire che pasti gratis nel nostro mondo non ce ne sono?
      Ebbene questa e' la realtà, che ti piaccia o meno fa poca differenza.
      Siamo 7 miliardi di persone che agiscono individualmente ogni istante che passa; 7 miliardi di persone in cerca di soddisfare i propri bisogni, ognuno con delle priorità, modi d'agire, di pensare differenti. Ognuno alla ricerca dei mezzi più appropriati per raggiungere i propri fini, i quali a loro volta si trasformano in mezzi per altri individui. Questa e' la realtà economica inconfutabile nella quale siamo immersi.
      Puoi credere che lo stato possa alleviare i tuoi malesseri, ma e' un illusione. Anche lo stato e' un insieme di persone che agiscono individualmente: questa dovrebbe essere la sua forza.
      Ma cosi' non e'.
      Lo stato e' composta di persone che s'approfittano di altre perché hanno pagato altre per legiferare in loro favore; ci sono gruppi di pressione a cui il potere politico s'inchina; ci sono ladri che vengono avvisati che a breve arriva la finanza affinché spostino i loro averi altrove; ci sono monopoli creati e tutelati affinché il frutto del lavoro possa essere espropriato.
      Di chi credi sia la colpa?
      E' la nostra.
      Primo perché abbiamo permesso che si creasse una classe dirigente d'incapaci che ci sfrutta votandoli; secondo perché abbiamo poco rispetto per noi stessi e forse solo oggi s'inizia a capire che la parola libertà e' una chimera per schiavi che non sanno di esserlo.
      Spero la pasticca (fine per qualcuno, mezzo per altri) abbia fatto effetto e che questa breve immersione nella realtà ti porti a considerare con più rispetto chi credi che sia stolto o abbia manie d'onnipotenza.

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    2. Lucy (comunque è inutile discutere con un neoliberale ,annuisci silenziosamente e fai volare il pensioro altrove )per il mal di gola ti consiglio un rimedio molto naturale e efficace : fai scaldare un paio di cucchiai da minestra di miele di castagno (o in alternativa di bosco millefiori quello hai in casa ,chiaramente meglio bio) mischiato con un limone spremuto , intiepisci un po' e poi succhialo lentamente : funziona , specialmente con il miele giusto...

      Poi è un mal di gola piu' serio (non come giovanni insomma) recentemente ho scoperto
      questo validissimo prodotto (propoli+tea tree) di una piccola azienda italo/australiana
      http://www.natu.biz/index.aspx?cid=2&tabindex=1&tabid=3&productid=21&directoryid=+201&ctrl=productdetails

      costa piu' del propoli della bayern ma ha un sapore molto piu' delicato e piacevole (quello bayern è tremendo) e poi da' un mano al saldo finanziario del paese...:)

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  9. carlo siamo d'accordo che i politici si approfittino, che lo Stato è cattivo che la colpa è nostra perché votiamo sempre le stesse persone ma cosa c'entra tutto questo con il leggere un libro neoliberista in cui l'economia sta da una parte e lo Stato da un'altra senza intervenire in alcun modo..
    insomma la ricetta è quella della crisi del '29: l'economia fa la sua parte e se entra in crisi lo Stato sta fermo e buono. fortuna che Roosvelt e keynes non la pensavano così..

    poi il tuo messaggio al mio sfottò..è un arrampicarsi sugli specchi uno spostare i paletti su una questione etica che non c'entra nulla con l'economia.
    Io la penso come te quando scrivi: "Lo stato e' composta di persone che s'approfittano di altre perché hanno pagato altre per legiferare in loro favore; ci sono gruppi di pressione a cui il potere politico s'inchina;"
    peccato che poi proponi di abbracciare teorie neoliberiste che non possono risolvere la situazione.

    la realtà ce l'hai sotto gli occhi ma sembra che preferisci costruirti una tua economia quindi presumo in un'altra realtà.

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  10. carlo mi è passato il mal di gola ma ho il raffreddore quindi ne deduco che il mal di gola fosse un principio di faringite cui ha fatto seguito la rinite vera e propria. lo scritto che hai linkato mi farà passare la rinite? altrimenti non mi interessa.

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  11. Roberto Seven3 maggio 2012 23:41

    Beh, quando è troppo è troppo ...

    Non intervengo mai perché mi piace di più ascoltare, però c'è un limite a tutto.

    Piero, nell'ennesimo post bello e documentato, fa un errore. Non ci sono 2 scuole, ma 3: Keynesiani, liberisti ed AUSTRIACI, ispiratori dei movimenti libertari. Piero giustamente dice che, nel periodo di maggiore aderenza al modello keynesiano si è sperimentata la più grande prosperità della storia del pianeta, che quando si sono introdotti elementi neoliberisti la situazione è peggiorata, che dove l'economia è totalmente liberalizzata la situazione è disastrosa etc.
    Fortunatamente non abbiamo test di funzionamento del modello economico e sociale austriaco perché mai, in nessun tempo, è stato messo in pratica. Si tratta di una versione radicale del neoliberismo (mi si passi l'estrema semplificazione) che non ha mai trovato applicazione perché è impossibile da applicare e del tutto contraria anche alle più elementari norme di comportamento umano sociale.
    Per di più, questi personaggi non si sono mai disturbati a cercare conferme empiriche dei loro risultati ed il loro metodo, detto prasseologico, è strettamente deduttivo. Per me rimane un mistero di come ciò che dovrebbe essere al massimo una curiosità storico-filosofica abbia tanti sostenitori; non è più fondato del creazionismo.

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    1. Caro Dottore,
      dall'alto della tua scenza dovresti sapere che i gli Austriaci sono liberisti, e siccome penso tu abbia le idee confuse anche a te consiglio di leggere ed informarti prima di giudicare e/o pensare di criticare.
      Comunque da adesso in poi se avro' critiche da esporre le comunichero' esclusivamente all'autore del post visto che nei commenti il livello di conversazione e confronto in materia economica e' a dir poco deludente e scadente.

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  12. lo spray era per la faringite , il raffreddore in genere meglio farlo passare...che insistere con i farmaci...personalmente in questi casi prendo 3,4g di acido ascorbico al giorno , utile anche l'irrigazione nasale con acqua di mare (si trova in farmacia e anche nei grossi supermercati)
    poi se hai una tendenza all'infiammazione delle vie respiratorie ti consiglio di fare aeresol
    con acqua di sirmione ma non nel perioo della fase acuta (si ho una tendenza all'infammazione delle
    vie respiratorie -_-<<)

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  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. E intanto mentre noi ci affanniamo a discutere di pareggio di bilancio queste simpatiche canaglie di Goldman Sachs & Co. hanno scatenato una nuova guerra mondiale non convenzionale:

      Il valore nozionale dei derivati mondiali ha superato l’astronomica cifra di 700 trilioni di dollari, secondo l’ultima rilevazione (2011) della Banca dei Regolamenti Internazionali, ovvero piu’ di 10 volte quello che il Fondo Monetario Internazionale riporta essere il PIL mondiale nello stesso anno (65 trilioni di dollari). Come dire che esistono circa 100,000 dollari di derivati per ogni abitante del pianeta. Per questo anni fa Warren Buffett li defini’ “armi di distruzione di massa”.

      L’offerta di derivati è nelle mani di un ristrettissimo numero di banche d’affari: l’ Office of the Currency Comptroller riporta che nell’ultimo trimestre dell’anno scorso le 5 maggiori banche globali (JP Morgan Chase, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e HSBC) detenevano il 95.7% dei 230.8 trilioni di dollari di valore nominale lordo in contratti derivati. Tale concentrazione e’ in aumento rispetto al 2009, quando 5 banche contavano per l’80% del mercato dei derivati.

      I derivati spostano semplicemente il rischio ma non lo eliminano a livello aggregato. Quando una controparte in uno scambio di derivati guadagna un’altra ha una perdita corrispondente e tale perdita può portarla al fallimento. Con i derivati il rischio finanziario sistemico aumenta in quanto essi fanno salire la leva e generano una catena di relazioni tra più partecipanti dove ciascuno di essi deve essere in grado di adempiere alle proprie obbligazioni pena l’impossibilità di adempiere da parte di tutti.

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    2. Non lo sapevi che i debiti sono irridemibili?
      Che questo sistema monetario e' tutta una finzione basata sul nulla?
      Che si continua a stampare (pare che la FED sia in procinto di un QE3) per posticipare ancora un po' la fine?
      E pensare che la soluzione che la MMT propone e' la stessa: stampa che ti passa!

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    3. I debiti sono irridemibili, e quindi? Credo che ci sia una differenza sostanziale tra i derivati e la MMT.
      I derivati furono inventati per lucrare, speculare, con meccanismi (matematici) propositamente incompresibili. Strumenti finanziari come derivati, CDS... messi in mano a personaggi tipo Joseph Cassano fanno quello hanno fatto. Una catastrofe!

      Non capisco perchè sei così ostile alla MMT. Tu dici che stampare moneta posticiperebbe la fine. Io sostengo che la MMT sarebbe l'inizio. Il problema Carlo non è stampare la moneta ma affidare tale compito alla politica , ad un Governo che avrebbe la funzione di mobilitare le risorse a fini pubblici, per cui se il governo è profondamente corrotto o disfunzionale, non è possibile raggiungere questi obbiettivi.

      Come ho ribadito altre volte è necessario associare alla MMT una riforma politica che permetta di operare nel giusto modo ecco perchè il nostro ruolo di cittadini è di primaria importanza. La partecipazione alla gestione della cosa pubblica è fondamentale. Ecco perchè Piero, io e molti altri come noi scriviamo e siamo presenti in rete.

      Negli USA, con il dollaro a moneta sovrana, è una scelta politica quella di non utilizzare la loro capacità di “stampare moneta” per il benessere sociale.

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    4. Carlo, tu dimentichi sempre che la moneta non è un fine ma un mezzo, quindi come tutti gli strumenti la sua efficacia dipende dal modo in cui viene utilizzata...è chiaro che i QE della Fed siano un metodo sbagliato di utilizzare la moneta fiat perchè tengono in piedi un sistema bancario ampiamente in bancarotta, mentre la creazione di moneta prevista dalla MMT prevede finalità del tutto opposte, perchè prevede investimenti e redistribuzione di ricchezza nell'economia reale...mi pare che fra questi due modi di "stampare" ci sia una bella differenza...come dice Aldo, il governo dovrebbe avere il compito di fare delle precise scelte di spesa senza avere alcun vincolo, mentre la cittadinanza dovrebbe essere attenta e partecipe a controllare che non ci siano sprechi e ruberie...è difficile arrivare a questa situazione, è indubbio, ma questo è il prezzo da pagare se si vuole una vera democrazia...tutto il resto invece sarà una forma più o meno blanda di autoritarismo e dittatura...

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  14. Caro Piero, ti leggo senza postare commenti (per varie ragioni, anche di tempo, e non ultima che sostanzialmente condivido le tue analisi, oltre che a imparare dai tuoi articoli moltissime cose), ma adesso faccio un'eccezione perché in tema di neoliberismo ("neo", a mio avviso, per rimarcare la relativa novità di fase storica di teorie economiche classiche)vorrei chiederti se secondo te è stato un puro caso, una fatalità, che quelle dottrine economiche siano state rese operative per la prima volta non già in paesi più o meno democratici, ma in Cile sotto la dittatura fascista di Pinochet? E poi nell'Argentina della dittatura militare di Videla? Cioè dopo il 1973 (quindi ancor prima del duo Tatcher e Reagan)Pinochet ha dato in mano ai cosiddetti Chicago Boys le redini della politica economica del paese, i quali hanno implementato drastiche politiche neoliberiste di libero mercato, di grossi tagli della spesa pubblica, di privatizzazioni selvagge e di devastazione del welfare in un paese che, va ricordato, contava già migliaia di morti e di desaparecidos, e in cui i cittadini non potevano certo contestare democraticamente quelle politiche economiche, ma solo subirle. Non è anche questo aspetto storico un ulteriore elemento che la dice lunga sul reale volto "democratico" del neoliberismo?

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    1. Se posso consigliarti un libro, che centra alla perfezione e in maniera ineccepibile ciò che affermi: Shock economy di Naomi Klein. Tutto documentato minuziosamente.

      DAVID

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    2. @ David, grazie, me lo procurerò.

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    3. Ottima osservazione e ottimo libro...il sudamerica e il Cile in particolare rappresentano senza dubbio il più fallimentare esperimento del modello neoliberista, non a caso quasi tutti questi paesi a loro modo stanno cercando di uscire da quella follia che invece qui in Europa sta raggiungendo il suo apice...io ho spesso ricordato in alcuni articoli il caso sudamericano, che era stato pilotato o programmato a tavolino negli Stati Uniti tramite il cosiddetto Washington Consensus, però è chiaro che sull'argomento bisognerebbe dedicare molto più spazio e nei limiti del possibile, cercherò di parlarne nei prossimi articoli...purtroppo spesso gli eventi attuali sono così rocamboleschi da farci dimenticare ciò che è accaduto in passato e la memoria deve essere mantenuta sempre viva, perchè in effetti è l'unica vera arma che abbiamo contro chi cerca di offendere e annichilire la verità...grazie per le osservazioni!!! A presto! Piero

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    4. se non sbaglio , hanno fatto anche un documovie suin chicago boys ed il washington consensus

      http://www.youtube.com/watch?v=ScQO1txA57o

      se non è tratto dal libro , credi si avvicini molto ai temi trattati

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    5. sì , in effetti è basato sul libro della Klein

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  15. Ma quale ottima osservazione Piero, se oggi il Cile e’ considerato uno dei paesi con il maggior grado d’apertura economico–commerciale al mondo!
    Se per anni si è visto il Cile solo alla luce della dittatura di Pinochet e delle violazioni (orribili) dei diritti umani avvenute in quegli anni, bisogna anche ricordare che proprio in quegli anni si gettarono le basi di una gestione macroeconomica che permise negli anni successivi uno sviluppo economico del paese del tutto fuori tendenza negli anni ottanta in America Latina. Ovvio che l’ottima gestione economica non giustifica la dittatura, e non giustifica neanche che un liberista l’appoggi ed infatti sono contento che sia caduta.
    Ma i successivi governi socialisti e democristiani che successero alla dittatura ebbero l’intelligenza di mantenere la rotta in materia economica, permettendo al Cile di bruciare i tempi rispetto ai vicini e proporlo già negli anni novanta come paese emergente.
    Se proprio occorre qualche dato, basta ricordare che l’inflazione che nel ’73 era al 50% e scese al 10; che nel periodo successivo e fino al 1980 hanno avuto una crescita del 7% annuo, ed ad oggi e’ il paese più prospero e con il più alto reddito individuale dell’America Latina.
    Mi viene da chiedere: dove la si vede tutta questa devastazione?

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    1. Carlo, ancora una volta non so dove tu abbia preso questi dati, perchè dal momento dell'insediamento di Pinochet il Cile ha vissuto periodi di iperinflazione superiori al 300%, con un aumento della povertà e una delle più inique redistribuzione della ricchezza...ma poi il discorso si chiude quando consideriamo che quella di Pinochet è stata una delle più violenti e brutali dittature...anche ammettendo che il Cile si fosse improvvisamente arricchito e avvantaggiato con la cura della shock economy dei Chicago Boys, a che prezzo e con quali sacrifici umani hanno ottenuto questa ricchezza? Non è forse questa la migliore conferma che il capitalismo puro di tipo neoliberista può essere adottato da paesi fortemente antidemocratici, in cui vige una forma di governo autoritaria e dispotica? Ma poi visto che vi piace tanto il neoliberismo radicale, perchè non andate tutti in Cina? La Cina numeri alla mano è il paese che attualmente cresce ad un ritmo più veloce di tutti gli altri, ma a che prezzo in termini di libertà e diritti civili? Neoliberismo e democrazia non possono stare insieme, perchè il neoliberismo può funzionare soltanto in paesi autoritari...mentre nei paesi democratici porta solo crisi, bolle speculative e tensioni sociali...tu che sei una persona intelligente dovresti capirle certe cose...

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    2. Caro Piero,
      come si vede che vivi nel mondo delle fiabe!
      Ti lascio alle tue sconclusionate deduzioni che possono piacere a chi ti segue ed applaude alla disinformazione che propini osannando senza comprendere in minima misura quello che scrivi.
      Non riesci a distinguere l’illiberismo nel quale viviamo con il liberismo e ne fai un unico in-volucro sputando sentenze senza senso critico.
      Se il Cile si e’ liberato dal suo dittatore e’ proprio per le politiche liberiste che ha adottato.
      Fai domande prive di buon senso tipo: con quali sacrifici umani hanno ottenuto questa ric-chezza?
      Se parli di morti ammazzati siamo d’accordo; se parli di sacrifici economici (e di questo si dovrebbe parlare) ….. anche a te ricordo che a questo mondo non esistono pasti gratis!
      Per concludere, volevo semplicemente farti presente che nell'introduzione tedesca alla sua "teoria generale ", Keynes scrisse: La teoria complessiva della produzione che questo libro si propone di offrire, si adatta assai più facilmente alle condizioni di uno Stato totalitario, di quanto lo sia la teoria della produzione in condizioni di libera concorrenza (cioè Libero Mer-cato, per chi e’ a digiuno di concetti economici).

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    3. Be' Carlo...quì cominci ad esagerare. Comincio ad essere stufo di tutti questi pseudo-acculturati-economisti di ultima istanza che si permettono, in continuazione, di criticare senza dibattere "con logica" ed intelligenza i vari post...sia quì che altrove. Le persone che seguono un blog, parlo nel mio caso naturalmente, lo seguono perchè trova un filo comune nei vari argomenti, cerca di approfondire e magari fare domande e se trova risposte cerca riscontro....Se non ti piace la "disinformazione" di questo blog...ti iscrivi a blogspot e ne apri uno tutto tuo....e se trovi persone sulla tua lunghezza d'onda vi inoltrerete in bellissimi dibattiti, ne sono sicuro. Anche se ho la "terza media" credo di aver maturato "l'intelligenza" necessaria" per capire l'informazione dalla disinformazione.....Il tuo post quì sopra è "un insulto" a quest'ultima..Sul Cile avrei tante cose da dire...con miei 46 anni di età, dal fatto di essere cresciuto tra le musiche degli "Inti-illimani" e tra i "banchi pesca" della varie Feste dell'Unità....Ti dico solo che i dati da te riportati sul "Cile"...sono a dir poco "discutibili"...Non ti "linko" niente...perchè tanto quello che leggi tu è sicuramente "il vero"..mentre quello che leggono gli altri è "il falso"...Una questione di "scelta di libri"....
      Saluti Santo.

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    4. Carlo, in modo schietto: non diciamo cazzate!!!

      Addirittura travisare la storia mi sembra troppo.

      Vai a studiarti le scellerate politiche liberiste dei chicago boys cos'hanno portato in Cile, Argentina, Brasile, Bolivia.

      Non parliamo a vanvera!

      Tacciare di disinformazione Piero, lo trovo vergognoso.
      Questo, a mio parere è il miglior blog di approfondimento. Chiaro, indipendente, LOGICO.

      Un ringraziamento a Piero di cuore per le ricerche e la cultura che condivide con tutti noi.

      DAVID

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  16. piero mi commenteresti questo link ?

    http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=81519&Itemid=141

    più nello specifico , vorrei capire chi ha interesse nella "rottura" dell'euro , e come mai se è così evidente tale rottura , ci sono ancora intermediari che propongono polizze su tale rischio ? non è un controsenso ? non è un pò come se mi lanciassi dal 100esimo piano e nel frattempo vendessi polizze via sulla mia integrità scheletrica ?

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    1. Questo grafico ripreso da Blondet la dice lunga su che tipo di moneta sia l'euro, la moneta più sbagliata mai adottata nella storia...ovviamente i difensori dell'euro si trincereranno dietro la solita storia che questi dati siano stati elaborati da JP Morgan, che essendo americana vuole la distruzione dell'euro (??? e perchè mai dato che la presenza dell'euro avvantaggia proprio il dollaro???)...ma purtroppo io non ho visto ancora nessun economista o banchiere capace di portare dati e studi a favore dell'euro...chissà come mai??? Forse perchè non esistono ragioni scientifiche per difendere una moneta sbagliata????

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  17. Avete idea di cosa sia il Liberismo?
    Ogni giorno che passa il sistema finanziario vampiro e le banche zombie succhiano e divorano la linfa vitale del sistema produttivo del mondo solo per garantire determinati privilegi ad un manipolo di individui che amano pasteggiare sull'ignoranza forzata delle persone e sulla loro sofferenza. Questo manipolo è convinto di poter direzionare la natura delle cose. Sono uomini, non possono essere onniscienti. Appuntano accademici per giustificare il loro agire smoderato e senza senso, rendendo ancora più ignoranti le persone su questi fenomeni, cercando di accecare ulteriormente la comprensione della persona di Main Street circa il fallimento insito nel direzionamento artificiale dei fenomeni naturali. E' con questa tattica che si demonizzano determinati concetti in modo da oscurare quelle soluzioni che offrono agli individui una via di fuga dall'artificio della pianificazione centrale. In questo ambiente vengono erosi quei pilastri della prosperità a favore della cupidigia di pochi. In questo modo, ad esempio, i risparmi diventano un optional.
    La crescita economica deriva dal capitale, e se questo viene trafugato dallo stato e se il risparmio diventa impossibile, l'ultima spiaggia è il debito. Ovvero, una crescita attraverso il debito. Questo è il tipo di crescita che l'attuale sistema monetario esige dalla popolazione, ma c'è un problema: non è sostenibile. Questo modello di "crescita" esigerà un prezzo sempre maggiore da coloro che riceveranno per ultimi il denaro, allargando la forbice tra coloro che ricevono il denaro per primi e quelli che lo ricevono per ultimi. Ciò costringerà quelle persone che si ritrovano un potere d'acquisto ridotto tra le mani a dover prendere in prestito sempre più denaro. Questa è la schiavitù del debito. In questo panorama il gap economico condurrà a due classi sociali ben distinte, la classe politico-corporativista (che darà luogo ad un capitalismo di stato) e le masse. Potrebbero scoppiare delle rivoluzioni, ma non avranno mai i risultati che si sperava.
    Quello di oggi non è capitalismo di libero mercato (Liberismo). In tale società capitalista la ricompensa per il proprio lavoro deriva dalla quantità di tempo e dal talento che uno possiede, insieme alla presenza di una moneta sonante e non manipolabile. Non dagli agganci che si possono avere coi "piani alti." Tale tipologia di moneta incoraggia il risparmio; inoltre, i servizi forniti sarebbero valutati in base alla responsabilità personale, alla qualità ed alla reputazione.
    Inoltre il ciclo economico Misesiano spiega bene il perché ci troviamo in questo stato di cose e come uscirne.
    Ma come lo si può spiegare a chi crede d'affidare allo stato centralista la piena fiducia (dopo i guai che ha combinato) per portarci oltre il guado sia la soluzione migliore?

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    1. domanda senza ironia nè polemica : in un regime di libero mercato , non è spiccata la tendenza ad un accentramento sempre maggiore di capitale , e conseguente peso economico nel sistema ? questo come si può conciliare con la natura mutualistica e cooperativa della specie umana ? questo modello iperindivualista non è in contraddizione col comportamento sociale umano ?

      forse sono andato un pò fuori strada , però fatico davvero a giustificare questo sistema liberista capitalistico , dopo ormai 100 anni pieni , in concomitanza con un'avanzamento tecnologico tremendo , non si è ancora riusciti a debellare la fame e l'indigenza . ci deve essere qualcosa di dannatamente sbagliato dietro . non è proprio possibile un altro sistema ?

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    2. forse l'ho buttata un pò troppo sul patetico ...
      la domanda allora è : una volta che l'italia andrà in default , siamo sicuri che reggerà la scusa "tutta colpa della politica corrotta e degli italiani mafiosi ed evasori" ? a me , da analfabeta , mi sembra un tantino riduttiva e semplicistica

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    3. Mi ero proposto di non rispondere ad altri se non a Piero, per te faccio un eccezione se invero le tue domande sono senza ironia e polemica.
      Sappi che non posso scrivere certo un saggio e che quindi due frasi sono poche per riassumerti un pensiero iniziato con la scuola di Salamanca fondata nel 1212.
      In un Libero Mercato e' impossibile che ci sia accentramento di capitale sempre maggiore nelle mani di pochi in quanto ognuno e' soggetto a concorrenza. Devi capire che il vero padrone del mercato e' il consumatore che decide (sceglie) chi premiare e chi relegare nell'oblio. Tutti, indistintamente, sono soggetti a questa legge. Negli ultimi 100 ed oltre anni, invece, la tendenza e' stata quella di concedere privilegi a gruppi di produttori per limitare la concorrenza rendendo di fatto impossibile o quasi l'accesso a determinati settori industriali da parte di quegl'imprenditori che sarebbero potuti risultare più efficienti e quindi offrire ai consumatori prodotti migliori e a minor prezzo. E questo e' accaduto essenzialmente perché il legiferatore (lo stato, i governi) ha disposto in tal senso. E' chiaro che se la mia tecnologia, produttività, capacita manageriale e quant'altro e' tale che vengo costantemente e ripetutamente premiato da consumatore, avrò sicuramente maggior capitale a disposizione rispetto ad altri concorrenti, ma ciò non e' sufficiente a garantirmi l'inattacabilità se un domani mi cullassi e trascurassi qualche aspetto del successo ottenuto, in quanto altri potrebbero approfittarne ed io perdere quote non indifferenti di mercato. Insomma e' la lotta alla quale assistiamo tutti i giorni fra i piccoli negozietti di quartiere, artigiani, e grandi industrie. Con una differenza non da poco: i piccoli vengono lasciati fallire, come e' giusto che sia in un mercato concorrenziale; ai grandi vengono concessi privilegi, sostegno e quant'altro. Questo fa si che il naturale svolgimento dell'attività economica venga falsato destinando quantitativi di risorse (che potrebbero essere destinate ad attività più efficienti) a settori che in quel momento non li avrebbero richiesti perché senza mercato. Mi viene in mente il settore dell'auto che senza incentivi alla rottamazione, ad esempio ma ce sono tanti altri ancora, sarebbe ridimensionato e/o “costretto” ad aggiornare tecnologicamente i propri prodotti per adattarli meglio ai tempi che corrono. E questo perché e' sempre e solo il consumatore che decide. In altre parole e' la domanda che crea l'offerta e non viceversa.

      Continua ......

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    4. Per quanto riguarda la seconda domanda (questo come si può conciliare con la natura mutualistica e cooperativa della specie umana?) ti faccio rispondere da Mises:
      Il fenomeno sociale fondamentale e' la divisione del lavoro e la sua controparte e' la cooperazione umana. L'esperienza insegna all'uomo che l'azione cooperativa e' più efficiente e produttiva dell'azione isolata di colui che basta a se stesso. Le condizioni naturali che determinano la vita e gli sforzi dell'uomo sono tali che la divisione del lavoro aumenta il prodotto per unita di lavoro impiegata. Questi fatti naturali sono: 1) le disuguaglianze innate degli uomini riguardo alla loro abilita di eseguire le varie specie di lavoro; 2) la diseguale distribuzione delle opportunità naturali, non umane, di produzione sulla superficie della terra. …..... C'è anche un terzo fatto: vi sono cioè imprese la cui realizzazione eccede le forze del singolo e richiede lo sforzo congiunto di più.

      Altra tua domanda: questo modello iperindivualista non è in contraddizione col comportamento sociale umano?
      Ogni uomo agisce per soddisfare i propri bisogni siano essi psicologici e/o materiali. La finalità dell'azione e' quella di rimuovere un disagio (in caso contrario non esisterebbe azione). L'individuo vive ed agisce nella società (nella risposta di prima capisci il perché). Ma la società non e' altro che la combinazione di individui per uno sforzo comune. Non esiste al di fuori delle azioni degli individui. Descrivere una società autonoma dall'esistenza indipendente, dalla sua vita, anima, azioni e' solo una metafora che troppo spesso conduce ad errori grossolani. Le azioni non possono che essere riferite che all'individuo.
      Qui il discorso s'amplierebbe: cos'è l'azione; i fini; i mezzi, il capitale, la moneta ecc. ecc.

      Io ho dovuto leggere i pro ed i contro per capire. Capire che ci stanno prendendo per i fondelli trasformando le parole, travestendo l'illiberimo da libero mercato, tanto chi lo capisce? Chi ha tempo da dedicare a sfogliare libri per farsi un idea di quello che ci viene raccontato dalla TV o dai giornali? E allora s'accetta come vera la falsità e con essa la schiavitù ai media e a chi controlla il pensiero dominante.

      Apprezzo Piero, li lo sa; sa anche che una voce critica serve per migliorarsi ma non sopporto che si voglia trovare il capro espiatorio a tutti i costi e condannarlo quando le responsabilità vanno cercate altrove.


      P.S. La colpa e' dello stato e di chi lo governa (tanto per rispondere al tuo altro intervento). Ancora non basta quello che giornalmente viene alla luce? Ruberie, corruzione, leggi agevolanti i grossi poteri a cui i politici mai e poi mai avranno il coraggio d'opporsi? Non basta che già una volta hanno rubato sui nostri conti correnti? Che l'IMU, per fare un esempio, la pagheranno i soliti noti e le banche proprietarie di case no? Non basta una tassazione del 73% (a conti fatti)? Che cosa deve accadere per capire che lo stato e' coercizione allo stato puro?

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    5. Carlo, cosa aggiungere...sai benissimo che ti rispetto e ti reputo una persona intelligente e preparata, ma è chiaro che abbiamo due visioni dell'economia e anche della vita agli antipodi...io ho sempre detto e sempre dirò che l'economia non è una scienza esatta ma un modo di organizzare le cose per raggiungere certi obiettivi, mentre da quello che scrivi e come scrivi appare chiaro che per te l'economia sia una scienza più che esatta, una fede rivelata che non ha più misteri, perchè tutto si basa sui comportamenti istintivi dell'uomo che sono prevedibili e noti...
      Per me non è così, di noto e prevedibile nei comportamenti umani c'è ben poco e in economia soprattutto non ci potrà mai essere quel clima ideale e privo di storture che è l'unico in grado di far funzionare il libero mercato per il bene della collettività...ho iniziato a leggere il libro di Von Mises, di cui già conoscevo qualcosa, ma non ti nascondo che mi trovo in imbarazzo a confrontarmi con il suo stile da santone mistico che pontifica delle verità ormai acclarate e piovute dal cielo...mai nessuna prova, nessun dato, solo defizioni, deduzioni, congetture...ripeto, ammiro Von Mises per come ha brillantemente descritto il circuito monetario inflazionato dall'attività bancaria privata, ma poi mi perdo nelle sue conclusioni...
      Io non ho mai sostenuto che tutti hanno diritto ad avere un pasto gratis, ma l'economia deve essere quello strumento assolutamente empirico e modificabile nel tempo capace di mettere tutti in condizione di guadagnarsi un pasto gratis...fra la centralizzazione assurda e impraticabile del comunismo e il libero mercato sfrenato e selvaggio, ci sono molte vie di mezzo e sfumature da valutare...e nell'attuale economia fatta di cartelli, monopoli, oligopoli, è chiaro che il cittadino non possa essere lasciato solo a confrontarsi con questi mostri e debba ritrovare nello STATO un ente capace di difendere e tutelare i suoi diritti...altra cosa, concordo con la conclusione che sia la domanda a creare la propria offerta, ma se questa domanda per un motivo e per un altro viene meno, cosa dobbiamo fare??? Aspettiamo un segno dal cielo? Attendiamo che i suicidi dimezzino la popolazione???...non so, dimmi tu...ti lascio con questo bellissimo articolo dell'economista Gustavo Piga ( http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10252 ), che conclude così con una frase del premio Nobel Stiglitz:

      «I terremoti accadono. Anche gli tsunami. Non è colpa nostra se accadono. Ma perché a queste tragedie dobbiamo aggiungere dei disastri causati da noi stessi? È criminale questa ignoranza di quanto è avvenuto nel passato, l’economia deve essere al servizio della gente, e non viceversa».

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    6. Caro Piero,
      che avevamo visioni diverse e' assodato ma anche a livello di fraintendimento non scherziamo.
      Deduci erroneamente cose mai dette e/o pensate. Come potrei considerare l'economia una scienza esatta essendo essa una scienza sociale e soggetta a 7 miliardi di persone che agiscono in contemporanea ognuno perseguendo obbiettivi diversi?
      Ma questo non significa che non debba cercare di spiegarmi il perché di determinate azioni.
      Perché si va a lavorare la mattina?
      Non certo per divertimento, quindi una spiegazione può essere che la fame mi spinge a muovermi.
      E' noto infatti che io debba giornalmente cibarmi.
      Come io mi muova, quali strade percorrerò per approvvigionami di cibarie e' lasciato al mio insindacabile giudizio, alle opportunità che mi si presenteranno lungo il tragitto; non potrò mai saperlo prima se non nell'attimo in cui deciderò se un mezzo e' maggiormente preferibile ad un altro. E questo dipenderà anche dalle mie preferenze temporali del momento in questione, le quali dovranno confrontarsi con quelle di altri individui. Ed in questa “accozzaglia” di interessi contrastanti trovare quella che ritengo più vantaggiosa per la mia soddisfazione. Ma non basta, perché, affinché esista lo scambio (il mio lavoro sotto forma di valore monetario in cambio del bene), devo trovare anche chi ritiene più vantaggioso per se cedermi il bene (in caso contrario lo scambio non avviene).
      Questo e' un semplice dato di fatto del tutto naturale e non richiede certo formule matematiche e/o grafici per spiegarlo, ne prove o dati per comprenderlo. Basta la logica; e chi e' in grado di spiegarlo in modo appropriato non può essere definito un santone da strapazzo ma una persona dal grande ingegno e preparata.
      Poi, sarà che io non capisco, ma con due parole ti sei contraddetto due volte.
      Scrivi: Io non ho mai sostenuto che tutti hanno diritto ad avere un pasto gratis, ma l'economia deve essere quello strumento assolutamente empirico e modificabile nel tempo capace di mettere tutti in condizione di guadagnarsi un pasto gratis .
      1)Una scienza sociale di per se non può essere empirica, come la fisica ad esempio, e lo dici anche all'inizio della tua risposta. Quindi delle due l'una: o ti sei sbagliato adesso o prima.
      2)Gratis significa gratuito. Guadagnare gratuitamente qualcosa e' un non senso. Dare un pasto gratis a qualcuno significa toglierlo a qualcun'altro. E togliere qualcosa a qualcuno e' usurpazione.
      Sai, anch'io la prima volta che ho letto Mises mi sono sentito in imbarazzo; non lo ritengo un guru capiamoci, ma non considerarlo un incompetente. Crede semplicemente che l'uomo debba essere libero, nel vero senso della parola, in qualsiasi cosa faccia.
      Sullo Stato lo sai come la penso, quindi e' meglio sorvolare. Volevo pero' consigliarti di vedere il filmato andato in onda su Report domenica scorsa, quello riguardante le terme. Noterai quello che accade quando lo Stato s'intromette negli affari privati: crea e difende monopoli a discapito della libera concorrenza ed efficienza.

      P.S. Questo ti riguarderà poco, ma e' un sassolino che voglio togliermi dalla scarpa. In altri commenti, postando il libro che stai leggendo, sono stato accusato di frequentare siti poco raccomandabili e quasi venivo seppellito sotto aggettivi irriverenti. Ed adesso che ha estratto un articolo da Come Don Chisciotte come la prenderanno questi signori?

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    7. Scusate se mi intrometto , ma su quello che dici ce ne sarebbe da discutere
      "Sullo Stato lo sai come la penso, quindi e' meglio sorvolare. Volevo pero' consigliarti di vedere il filmato andato in onda su Report domenica scorsa, quello riguardante le terme. Noterai quello che accade quando lo Stato s'intromette negli affari privati: crea e difende monopoli a discapito della libera concorrenza ed efficienza."

      Quello che si vede nel servizio di report non è lo stato , ma bensì malaffare , conflitto di interessi . ed è proprio il liberismo moderno , con l'evanescenza statale la causa di tutti , gli innumerevoli e non solo in italia , conflitti di interessi che stanno devastando dal suo interno il capitalismo

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    8. chiedo scusa per la punteggiatura orribile del commento precedente , ho rimaneggiato il commento e non ho fatto caso alle virgole

      Carlo volevo aggiungere una considerazione del tutto personale , e chiederti se e dove sbaglio nel raginamento qui di seguito
      La camorra è l'esempio più lampante di cosa è il libero mercato in assenza di stato . La camorra si muove su un territorio virtualmente privo di stato . La camorra è un esempio , ma ogni criminale è un imprenditore iperliberista , cioè che risponde solo ed esclusivamente alla legge del libero mercato .
      Ora , mi sembra , che non sia un segreto la devastazione ambientale , economica e sociale che questo tipo di attività economiche hanno arrecato e arrecano tutt'ora a qualsiasi territorio .
      Se un imprenditore deve scegliere se chiudere bottega , o infrangere le leggi dello stato , a malincuore alcuni chiudono , altri (più o meno a malincuore) decidono di valicare il limite della legalità . Cosa accadrebbe in un regime senza leggi , senza uno stato di diritto che garantiscano l'integrità ambientale , la dignità del lavoro , la sacralità e valore inestimabile della vita di chiunque ?

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    9. Stefano, cosa vuoi che ti risponda?
      Se non mi cadono le braccia, manca poco. Paragonare uno chi cerca di fare il proprio lavoro onestamente, nel rispetto delle regole, della proprietà privata dei mezzi di produzione, della dignità delle persone, con la mafia e la camorra che ritiene siano l'esempio più lampante di cosa è il libero mercato in assenza di stato, quando e' oltremodo risaputo e si constata ogni giorno che Stato e Mafia vanno a braccetto, scusami, vuol dire essere …....
      Non meriti nessun tipo di spiegazione!

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    10. la mafia , camorra , chiamala come ti pare , è solo un segmento dell'economia che lo stato per ragioni storico culturali (o di interesse) impone l'illegalità . poi vi sono ambiti in cui l'illegalità rientra nella logica imprenditoriale , come tagli ai costi nello smaltimento dei rifiuti , lavoro nero , faturrazione falsa . il libero mercato come lo intendi tu è un'utopia , fattene una ragione . Ci sarà sempre chi farà cartello per estromettere i competitori a lui non graditi , o chi per non dover perdere in competitività sverserà liquami nell'ambiente (gli esempi che si possono fare sono infiniti) . credere che questo sia una stortura del mercato imposta/dovuta dalla presenza dello stato è come credere a babbo natale

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    11. inoltre la ragione per cui i camorristi ed i criminali in genere usano la violenza è proprio l'assenza di stato nel "loro" territorio , cioè nel territorio dell'illegalità . non potendo farsi causa tramite avvocati , devono far rispettare le proprie ragioni in maniera più schietta e terrena . le storielle dell'onore e del rispetto lasciamole a santoro e pifferai vari

      ecco a cosa porta in realtà il libero mercato , senza stato da garante e regolatore : alla sopraffazione , alla legge del più forte

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  18. Dico la mia: la peculiarità della struttura economica capitalistica, in tutte le forme in cui si dà e si è data nella storia, è che può prosperare benissimo in società politiche di ogni tipo e orientamento: democratico-rappresentative, dittatoriali, nazifasciste, monarchiche, parateocratiche, ecc. In altri termini, il capitale, e quello finanziario in particolare, non ha parametri democratici né etici cui attenersi: business is business, e basta. E questa è la sua forza, ossia la forza ammaliante di società in cui l'individuo può avere la condotta che più ritiene opportuna (ovviamente in rispetto della legge), e più un individuo è potente e privlegiato, più può fare ciò che crede e vuole, e decidere economicamente sulla pelle di altri, più deboli o svantaggiati, per accrescere la propria ricchezza. Tutto ciò viene chiamato (da alcuni) "libertà".

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    1. Anche tu Roberto, un individuo non nasce privilegiato o ci diventa per grazia divina. I privilegi vengono concessi dal legislatore non dal mercato. Il mercato se ne frega se sei ricco o povero, bello o brutto; quello che interessa al consumatore (tu, io, tutti noi) e' il miglior prodotto e/o servizio possibile al minor prezzo possibile. Questa e' la realta' di tutti i giorni. Di contro il negoziante, imprenditore, capitalista vuole vendere il suo prodotto al maggior prezzo possibile. Ma in un Libero Mercato non puo' fare cio' che vuole, decidere sulla pelle degli altri. Se le regole sono uguali per tutti sara' il consumatore a decidere chi potra' continuare a fare il suo lavoro e chi dovra' cambiarlo. Oggi e' come dici perche' c'e' chi, a cospetto della legge, e' piu' uguale degli altri.

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    2. Come notizia del giorno segnalerei la notizia di 600 ragazzine in carico ai servizi sociali inglesi , rese oggetti sessuali per turisti e residenti pederasti .

      Carlo , in inghilterra i servizi sociali sono pubblici o privati ? Ah certo , seguono il mantra PPP (public-private partnership ovvero il governo dichiara/studia il costo per un servizio , il pubblico cioè lo STATO ripaga il privato che eroga il servizio , poi il privato per gonfiare il profitto taglia i costi e si intasca la differenza)
      deve essere colpa dello stato , sono sicuro che Carlo ha ragione . tutti i mali del mondo derivano dallo stato diabolico

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  19. Salve a tutti
    non ho trovato altro modo per contattare Piero e tutti voi per cui proverò a postare qui nella speranza di ricevere risposta.
    Sono MESI che cerco ma non trovo risposte alla mia domanda: l'IRI (IStituto di Ricostruzione Industriale) era salvabile? Perché se ci si informa si trovano solo le due scuole di pensiero "SI: Prodi l'ha svenduta oggi sarebbe la più figa multinazionale del mondo" "NO: era in rosso, han fatto bene" senza dati, discorsi piani, prospetti ecc...al max qualche megadiscussione sugli affari SME e Alfa Romeo (a mio parere più casi di protezionismo che di svendita)...qualcuno può rispondermi?
    In caso sto triangolando le risposte da più blog, per cui si potrebbe avviare un proficuo dibattito!!!
    Paolo Giusti

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    1. Ciao Paolo,
      io non ho attualmente dati specifici sulla situazione finanziaria e di bilancio dell'IRI al momento dello smantellamento e della svendita, però posso senz'altro dirti che il timing e la metodologia della vendita non è stato opportuno e conveniente per lo stato...tu non puoi vendere un'attività immobiliare quando devi coprire delle esigenze urgenti di liquidità, perchè in questo caso stai svendendo...se Prodi avesse venduto l'IRI per investire in nuova attività a lungo termine, allora avrebbe avuto un senso...è quello in pratica che sta accadendo anche oggi con le probabili svendite di Snam Gas, Enel, Finmeccanica etc...a presto!!! Piero

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    2. @Paolo Giusti , se ti interessa ti posso lasciare una minibligrafia sulle 'svendite'...

      comunque leggendo un po' mi sono sempre chiesto , se l'alfa romeo statale costruiva comunque ottime auto dava lavoro ad italiani in italia ma non faceva utili ma anzi perdeva un po'...non aveva gia' abbastanza SENSO SOLO cosi'? comunque attualmente si VWagen che reanult sono partecipate e aiutate indirettaemente dallo stato (e lo stato italiano compra le alfa -da cui guadagna solo la famiglia agnelli/elkann per le forze di polizia ecc..ecc.)
      un discorso similmente protezionista lo attua il giappone che praticamente fa in modo che il suo mercato automobilistico sia viabile solo per i costruttori nazionali...
      chi ha privatizzato in italia è stato un gran traditore (e chissa' perchè pprodi e compagnia mi sembrano ogni giorno di piu' l'incarnazione del male , sotto paciose e ineffabili sembianze...

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  20. @Robert
    volentieri!
    Cmq secondo me non andava già bene così...ok, svendere Alfa agli Agnelli fu un pessimo affare, però cmq se c'è perdita qualcuno ci rimette, e vista l'abitudine di allora di usare soldi pubblici per ripianare buchi provocati praticamente solo dalla corruzione (corruzione di pessima qualità: l'ENI di Mattei era in positivo e corrompeva a destra e manca..) comunque la collettività ci perdeva..il profitto nell'imprenditoria deve essere un vincolo, sennò il sistema diventa esogeno e deve mangiare da qualche altra parte. Poi opinione mia eh...

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  21. Piccola postilla del mattino: secondo me, in base a quanto so, il problema fu che all'IRI fu impedito di operare come una società normale (vedi l'assurda storia degli scheletri dei trattori: costruiti al Nord, montati al Sud, rispediti al nord per metterci la carrozzeria...riconvertire lo stabilimento a Sud e spedire il tutto solo una volta pareva brutto!?). Il che ci riporta al solito problme dell'MMT che nessuno racconta mai: la questione morale (ridatemi Enrico!!!). Come giustamente raccontava James Robertson (http://www.youtube.com/watch?v=Tz4SdQRLbmQ) cmq non si può mettere le macchine stampadenaro in mano ai governi (vedi Zimbabwe, figuriamoci quello italiota di adesso); anche Hjalmar Schacht (quello che ha ricostruito per Hitler l'industria bellica tedesca fregando alla grande Fr e UK) era contrario al mantenimento nel lungo periodo dei MeFo (i Greenbacks nazisti) perché sapeva che il rischio di svalutazione-inflazione era alto...la leva monetaria è UNA leva, ma non l'unica, cosa che secondo me i profeti nostrani dell'MMT non mettono abbastanza in luce (il bernardiano "tutto il denaro, tutta la spesa, tutto il welfare che lo Stato vuole" rende di sicuro, ma mette in ombra la questione dei prezzi, che Barnard stesso in un recente articolo ha dimostrato di conoscere bene: http://www.youtube.com/watch?v=Tz4SdQRLbmQ).
    Paolo Giusti

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  22. cmq non si può mettere le macchine stampadenaro in mano ai governi

    a no ? non si puo' ? peccato che è quello che accade (indirettamente o piu' o meno direttamente
    in tutti li stati piu' civili e progrediti...)
    a chi dovremmo darla la macchina stampa danaro ? a GS e le varie banche private d'affari(americane ma anche europee)come ora?
    con i loro derivati piu' o meno tossici con le loro specualazioni distruttive con il loro sistema finanziario ombra (Black pool ecc...) non so se ti serve veramente la mia mini bibliografia...mi sembri piu' un tipo che vota pd o che guarda le trasmissioni dei santoro e dei lerner...(e senza offesa ce ne sono cos' tanti che ne farei a meno di uno in piu')

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