lunedì 15 ottobre 2012

IL COSTO DELLA POLITICA E I PRIVILEGI DELLA CASTA NON SONO IL PROBLEMA DELL’ITALIA


Suppongo che vi sarete già accorti che in queste ultime settimane l’attenzione mediatica e giudiziaria è tutta puntata sulla famelica casta della politica italiana, che nonostante il clima ostile nei suoi confronti continua sfacciatamente le ruberie, infilandosi in uno scandalo dopo l’altro. Le regioni, dalla Sicilia al Lazio, alla Lombardia, per adesso sono nel mirino della Magistratura e della Guardia di Finanza, ma non è escluso che fra qualche giorno si passerà alle province, ai comuni, alle aree metropolitane, fino a rientrare di nuovo nel parlamento per scovare altri Lusi, BelsitoScilipoti, Razzi. Lavoro da fare ce n’è tanto, perché non ci vuole molto a capire che il migliore della nostra attuale classe politica e dirigente ha la rogna. Basta guardarli in faccia e sentirli parlare per capire quale sia il loro spessore politico, etico o culturale e gli studi di Lombroso e Freud potrebbero aiutare non poco in questa analisi psico-fisiognomica. Ma lasciarsi trascinare dal clima di caccia alle streghe e credere che tutti i problemi dell’Italia derivino soltanto dai soldi pubblici sottratti dai politici alle casse dello stato è un errore di leggerezza e superficialità colossale, che serve a sviare l’attenzione degli italiani dalle faccende realmente importanti e cruciali per il destino del nostro paese.


Per carità, un po’ di pulizia ci voleva e ci vuole sempre sia in tempo di crisi che di abbondanza, perché dei vari Fiorito, Zambetti, Lombardo, Maruccio non sentiremo mai la mancanza ed è giusto che paghino per le loro colpe, ma le questioni in ballo in questo momento per l’Italia non sono nell’ordine dei milioni di euro rubati a destra e a manca dai faccendieri d’accatto infiltrati nella politica, ma dei miliardi di euro, che giorno dopo giorno vengono sottratti alla gestione ordinaria della spesa pubblica e convogliati sotto silenzio verso altre destinazioni, i cui maggiori beneficiari sono quasi sempre le grandi lobbies finanziarie europee e internazionali. La sproporzione informativa fra i fiumi di parole spesi per denunciare i crimini indegni ma contabilmente irrilevanti dei vari politicanti corrotti e il silenzio che regna intorno alle grandi manovre finanziarie di proporzioni ciclopiche, dal salvataggio pubblico di Banca Monte Paschi di Siena alla chiusura dei contratti derivati con Morgan Stanley, dalle quote di partecipazione al Meccanismo Europeo di Stabilità al Fiscal Compact, è la prova più convincente del fatto che in Italia ormai si è instaurato un possente regime totalitario autoreferenziale, che vive e prospera sul legame stretto fra i centri privati di potere nazionali e internazionali e gli organi di informazione asserviti. Snoccioliamo subito alcuni numeri per capire di quali dimensioni stiamo parlando.



Nei primi sette mesi del 2012 il debito pubblico italiano è aumentato di quasi €70 miliardi, di cui oltre €27 miliardi sono riferiti alle sole quote di partecipazione versate prima al fondo salvastati EFSF (European Financial Stability Facility) e poi al Meccanismo Europeo di Stabilità MES: quindi quasi il 40% dell’aumento complessivo del debito pubblico è dovuto ad uscite che non c’entrano nulla con la spesa pubblica, gli sprechi, la corruzione (vedi tabella sotto, con le varie scadenze di pagamento). Altri €6 miliardi circa sono causati dal solito meccanismo di aumento della quota interessi da pagare perché mediamente il rimborso e rinnovo dei titoli pubblici in scadenza avviene con l’emissione di nuovi titoli pubblici che hanno un rendimento più alto: quindi questa somma in buona sostanza evapora per il solo scarto di interesse fra nuovi e vecchi titoli (quello che comunemente chiamiamo spread). Solo alla Morgan Stanley sono stati versati a gennaio €2,6 miliardi per la chiusura di contratti derivati, ma non sappiamo se intanto il Ministero del Tesoro abbia provveduto a chiudere altre posizioni in derivati aperte con le maggiori banche d’affari internazionali, come Goldman Sachs o JP Morgan, perché queste operazioni sono strettamente riservate e mantenute fuori bilancio. Abbiamo poi i €3,9 miliardi stanziati per il salvataggio della Banca Monte Paschi di Siena, attraverso l’acquisto delle sue obbligazioni spazzatura che impediscono di fatto allo stato di nazionalizzare e controllare l’istituto, il cui valore patrimoniale è oggi pari a poco più di €2,6 miliardi. Abbiamo i buchi di bilancio delle amministrazioni locali, regioni, province e comuni, dovuti spesso ad uso dissennato dell’indebitamento bancario e ad utilizzo troppo superficiale di strumenti derivati, di cui daremo conto nei prossimi articoli. Un fiume straripante di miliardi di euro che dalle casse dello stato, e in ultima istanza dalle tasche dei cittadini, si sposta in massa e a senso unico nei conti di deposito degli oligopoli bancari e finanziari


Data
Debito pubblico
Prestiti all'EFSF/MES
31/12/2011
1.897,88
3,11
31/01/2012
1.934,82
3,97
31/07/2012
1.967,48
20,19

Fonte: Banca d’Italia, “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” n. 47 del 13 settembre 2012.


Alla fine, dopo che tutto questo flusso ininterrotto di miliardi di euro ha sfamato e saziato la voracissima Idra della finanza, abbiamo dulcis in fundo, come ciliegina sulla torta di questo quadro agghiacciante, le ruberie, le truffe, i raggiri dei faccendieri prestati alla politica e i costi eccessivi, gli sprechi, i privilegi della casta. Risvolto quest’ultimo sicuramente disdicevole e ripugnante che crea legittima indignazione e rabbia nell’opinione pubblica, perché alla luce del sole e amplificato oltremisura dalla stampa, ma pur sempre una briciola di qualche milione di euro se confrontato con le vagonate stracolme di miliardi di euro che nel silenzio più assoluto vengono sottratti alla gestione del bene comune e riservati alla soddisfazione di una ristretta cerchia di interessi privati. Per avere un termine di paragone siamo nell'ordine di grandezza di 1:1000: per ogni milione di euro rubato da Fiorito, ce ne sono 1000 milioni di euro portati via senza colpo ferire e fare rumore alcuno da Unicredit, Monte Paschi e compagnia bella. Un abisso di differenza in termini strettamente contabili e se Fiorito viene giustamente accusato di essere un criminale, come dovremmo chiamare sciacalli professionisti come Profumo, Mussari, Passera e i dirigenti delle lobbies finanziarie internazionali?


Con questo non voglio giustificare la corruzione o il malaffare politico, per carità, me ne guarderei bene, ma solo ribadire con assoluta chiarezza e schiettezza che esiste una precisa scala gerarchica del ladrocinio nazionale, e in questa piramide il Fiorito di turno rappresenta soltanto l’ultima ruota del carro, mentre ben altri godono dei maggiori frutti del furto che si perpetua senza sosta, la quale a sua volta deriva dalla scelta scellerata di subordinare la capacità di azione politica e lo stato sociale di una democrazia ai finanziamenti delle banche e dei mercati privati dei capitali. Per capire meglio il dramma facciamo un ragionamento per assurdo: dalla relazione della Corte dei Conti sul bilancio dello stato risulta che i “redditi da lavoro dipendente” ammontano per il 2012 a circa €170 miliardi. Immaginiamo di tagliare questi costi con la scure di €85 miliardi, dimezzando il numero dei parlamentari, riducendo gli stipendi di politici e funzionari pubblici, licenziando impiegati, chiudendo uffici ed ospedali: una vera e propria mattanza di proporzioni bibliche, che i curatori fallimentari del governo Monti al soldo della grande finanza riuscirebbero a stento a vagheggiare nei loro sogni più belli. Considerando che lo stato italiano paga ogni anno €90 miliardi circa di interessi sul debito pubblico, questi soldi andrebbero quindi a rimborsare soltanto le cedole e gli interessi sul debito senza ridurre di un centesimo la quota capitale, che dovrebbe essere intaccata imponendo altri tagli draconiani alla spesa dello stato, fino a raggiungere l’agognato pareggio o surplus di bilancio. Se guardiamo sotto la distribuzione del debito pubblico tra i vari creditori nazionali e internazionali, possiamo notare chi intascherebbe i soldi ricavati da questo ipotetico taglio massiccio della spesa corrente.





Secondo i dati aggiornati a luglio 2011 della Banca d’Italia solo il 14% del debito pubblico italiano è posseduto da privati residenti in Italia, il 26,8% è nelle mani di “istituzioni finanziarie monetarie” (banche, fondi comuni), il 13,5% da assicurazioni e fondi pensione, il 3,65% direttamente dalla Banca d’Italia e il 43% è nelle mani di soggetti non residenti, cioè all’estero, presumibilmente grandi istituzioni finanziarie. Dalle analisi ricognitive più recenti di Banca d’Italia sappiamo che la quota di debito pubblico detenuta all’estero è crollata drasticamente al 31,7%, perché grazie agli aiuti LTRO della BCE le banche italiane sono state costrette a ricomprarsi i titoli di stato posseduti dalle società finanziarie straniere, in particolare tedesche e francesi. Tuttavia, a parte questo passaggio di consegne tra banche, la quota di debito in mano ai residenti privati, famiglie e aziende non finanziarie, è rimasta pressoché costante. Questo è il punto. Solo una quota minima di tutti i soldi che vengono rastrellati dal governo per rimborsare il debito pubblico rimangono in Italia, nelle mani di soggetti che poi quei soldi "potrebbero" spenderli e investirli nell’economia reale, mentre tutto il resto va ad ingrossare le riserve delle banche nazionali ed estere, che sappiamo benissimo come  vengono utilizzate: rimborsare i debiti contratti, acquistare titoli finanziari, rinforzare il deposito precauzionale presso la banca centrale, limitare al massimo i prestiti ad aziende e famiglie, soprattutto in questo periodo di recessione e di incertezza diffusa.       


E’ evidente che una tale redistribuzione viziosa dei redditi dal basso verso alto  sia la causa principale del calo generalizzato della domanda aggregata (consumi, investimenti, spesa pubblica) che ha automaticamente fatto diminuire il prodotto interno lordo PIL di circa -2,5% nel 2012, aggravando non poco gli effetti recessivi in corso e fornendo poche prospettive di ripresa per i prossimi anni. Un salto nel buio, che prima o dopo, quando i risparmi degli italiani saranno stati prosciugati, ci condurrà all’instabilità sociale, alle rivolte di piazza, all’ingovernabilità, come sempre è accaduto nella storia quando si è venuta a creare una simile disparità cronica di ricchezze e diritti. Questo è il percorso a cui andiamo incontro perseguendo a testa bassa la lotta cieca ai costi della politica e ai privilegi della casta, senza avere chiaro il quadro generale d’insieme. Il vero problema dell’Italia non sono affatto gli sperperi e gli sprechi della politica, ma come questi soldi eventualmente risparmiati o chiesti ai soliti contribuenti vengono poi utilizzati ad esclusivo vantaggio dei gruppi finanziari internazionali.


Paradossalmente, come ha già fatto notare qualcuno, quando diamo un alto stipendio ad un politico, almeno siamo certi che in una qualche misura l’arraffone in questione spenderà questi soldi in vestiti, ristoranti, case, viaggi, auto di lusso, gioielli, feste, teatri, facendo girare bene o male l’economia, mentre trasferendo  questi soldi dagli emolumenti dei parlamentari per darli alla finanza sappiamo già per certo che andranno definitivamente persi nei circuiti interbancari e finanziari, senza mettere in moto praticamente nulla, a parte i finanziamenti diretti forniti alle grandi aziende e multinazionali (società spesso imparentate in qualche modo con le stesse banche creditrici). Non dobbiamo quindi stupirci se, come si evince dal grafico riportato sotto, tutti gli ultimi sforzi richiesti ai cittadini e le manovre di bilancio adottate dal governo per ridurre a monte il deficit pubblico, con continui aumenti di tasse e tagli alla spesa, si riflettano poi a valle in un ulteriore peggioramento del rapporto debito pubblico/PIL, che è passato in un solo anno di governo Monti dal 123% al 127%. Trattandosi di un rapporto, se il denominatore tende a diminuire più rapidamente del numeratore, il risultato finale nel complesso non può che aumentare: questa è algebra da scuole elementari e non serve una laurea alla Bocconi per afferrare i semplici meccanismi descritti (per questo motivo possiamo dire con certezza che gli esimi professori del governo tecnico sono in malafede, mentono pur sapendo di mentire, e il loro scopo ultimo è solo quello di arraffare più soldi possibile agli italiani per rimborsare i grandi creditori nazionali e internazionali, prima che tutto crolli).





Ripeto, con questo non voglio dire che sia corretto lasciare gli stipendi alti a politici e funzionari pubblici, per consentire loro di continuare a vivere una vita da nababbi mentre i cittadini sono costretti a stringere la cinghia e fare sacrifici, ma ponderare bene come e dove verranno veicolati i soldi eventualmente risparmiati: meglio i vitalizi dei politici o i bonus dei dirigenti di banca? O ancora peggio, togliere soldi alla spesa pubblica per depositarli sui conti di riserve delle banche, privando cittadini e imprese dei mezzi di pagamento necessari. Il vero problema dell’Italia quindi, e lo si capirà meglio vedendo le dimensioni finanziarie in gioco (dell’ordine di milioni di euro e non di miliardi di euro), non sono gli sprechi, gli sperperi, gli abusi, la corruzione della politica (fenomeni questi distorsivi e devianti dell’illegalità diffusa che vanno comunque aspramente combattuti), ma il fatto che la politica non ha più gli indispensabili strumenti fiscali e monetari per agire attivamente nell’economia e invertire il declino in corso, avendo delegato tutte le proprie sovranità ad istituzioni sovranazionali come la BCE e l’Unione Europea che hanno le idee molto chiare su come utilizzare i poteri acquisiti: salvaguardare i privilegi della finanza privata, le rendite di investitori e speculatori, gli interessi di grandi gruppi industriali e multinazionali a costo di affamare i cittadini e distruggere lo stato sociale.


Il vero problema dell’Italia è la costrizione imposta a tutta l’economia di rimanere agganciata ad una moneta unica forte come l’euro che sta annientando la competitività del tessuto produttivo nazionale, salassando i salari dei lavoratori, amplificando gli squilibri interni ed esterni del paese con il resto degli stati europei. Il vero problema dell’Italia è che continuando su questa strada apriremo le porte ad una progressiva ma inesorabile colonizzazione dei grandi gruppi industriali e finanziari stranieri, rinunciando all’autonomia produttiva e peggiorando anno dopo anno la dipendenza dagli investimenti esteri e il tasso di indebitamento con il resto del mondo. Il vero problema dell’Italia è la selezione della classe dirigente, che viene scelta con cura in base alla scarsa competenza e capacità decisionale o alla facilità con cui si lascia manipolare o corrompere da agenti esterni alla politica. Il vero problema dell'Italia è il continuo attacco della propaganda che tende ad assottigliare e ridimensionare le istituzioni democratiche dello stato in favore di interessi e controlli privatistici della politica. In confronto a questi problemi cruciali, i vitalizi dei parlamentari sono il classico fumo negli occhi che serve ad annebbiare la vista, perché a quel punto, quando la nazione sarà priva di qualsiasi capacità di reazione, non ci sarà più bisogno della politica, del parlamento, della democrazia, in quanto vivremo in una sorta di dittatura finanziaria e industriale eterodiretta in cui le decisioni verranno prese altrove e i residenti non avranno più alcuna voce in capitolo non solo per far valere le proprie legittime istanze di  giustizia ed equità sociale, ma anche per rivendicare gli essenziali diritti democratici che stanno alla base della pacifica convivenza civile (non ultimo il diritto di voto). Inutile ricordare che da trenta anni a questa parte, con l’adesione totale e convinta ai programmi oligarchici e totalitari dell’Unione Europea, il processo di espropriazione di potere, di ricchezza, di democrazia è già abbondantemente in corso e sotto gli occhi di tutti.


Fatta questa doverosa premessa, ricevo e pubblico volentieri un dossier scritto da Gaspare Serra, in cui vengono analizzati con notevole precisione e dovizia di particolari tutti i famigerati costi della politica e i privilegi della casta, perché qualunque movimento culturale e politico che avrà il compito nel prossimo futuro di estromettere democraticamente l’indegna classe dirigente attuale e guidare il paese, non potrà esimersi dalla necessità di affrontare seriamente questi argomenti. Non solo per un fatto di opportunità e strategia politica, visto che questi temi sono il cavallo di battaglia su cui si fonda la frangia più agguerrita e numerosa della protesta, ma perché per ragioni di equità e giustizia sociale, dovrebbe rientrare nei punti programmatici di qualsiasi nuovo movimento politico lo studio di meccanismi per adeguare ed equiparare meglio gli stipendi dei parlamentari, dei dirigenti, dei funzionari pubblici alla media europea, al tenore di vita generale, al reddito nazionale, piegando tutte le forti resistenze che esistono ancora in tal senso (vedi recente sentenza della Consulta che impedisce il taglio degli stipendi di alti dirigenti pubblici e magistrati). Questi soldi risparmiati, invece di sparire nel vortice senza fondo del debito pubblico irredimibile, andrebbero poi investiti subito dopo in progetti di sostegno all’economia, incentivi alle piccole e medie imprese, sussidi ai disoccupati, progetti di formazione e inserimento, rafforzamento dello stato sociale, in un’ottica di continuo miglioramento della redistribuzione dei redditi dall’alto verso il basso e non viceversa. Pensare invece di avere risolto i problemi dell’Italia dimezzando gli stipendi dei politici e dei parlamentari senza curarsi affatto di sapere dove andranno a finire questi soldi è la solita Vittoria di Pirro, che non porta a nulla e continuerà a sprofondare sempre di più il nostro paese nel baratro della recessione. Meditate gente, meditate.                                     


      
  

di Gaspare Serra


I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori..
(Marco Porcio Catone)


LA POLITICA?
IL “MESTIERE” PIÙ ANTICO DEL MONDO…


“Cosa vorresti fare da grande?”
Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha avuto posto questa domanda?
In altri tempi, le risposte più comuni erano anche le più banali: “il medico!”, rispondevano i più filantropi; “il prete!”, i più introversi; “il poliziotto!”, i più audaci; finanche “lo spazzino!”, i più estroversi…
Oggi, per le nuove generazioni cresciute a “pane e televisione, le aspirazioni più ambite sono piuttosto cambiate: i figli -dalla vita bassa (e mutande alte!)- del “consumismo sfrenato” e della globalizzazione selvaggia, perso ogni briciolo di genuinità, sognano di fare “il calciatore”, illusi dalle prospettive di facili guadagni; di diventare “veline”, abbagliati dai lustrini e paillettes del palcoscenico; di divenire “cantanti”, attratti dalla prospettive di bucare lo schermo inseguendo la scorciatoia d’un reality


Perché questa premessasociologicaparlando di un tema brutalmente politico: il costo dei parlamentari?
Perché, ritornando alle aspirazioni dei giovani del domani, c’è da scommettere che presto la professione più ambita diverrà quella politica!
Quale altra attivitàrende moltoin termini di guadagni e visibilità erichiede pocoin termini di capacità e competenza???
Un tempo l’immagine poco “in” del politico -generalmente visto come un personaggio grigio, noioso, riservato…- costituiva una naturale barriera tra i giovani e la politica.
Ma come non cambiare idea ripensando alle serate “allegre” dei nostri Presidenti del Consiglio, ai divertimenti “sfrenati” dei nostri consiglieri regionali o ai festini “dissoluti” cui non di rado incappano i nostri politici?!


Non Per Soldi… Ma Per Denaroera il titolo d’un celebre film del 1966.
Quale altro slogan descriverebbe meglio le motivazioni, gli stimoli, le ambizioni che spingono oggi i vari “Fiorito d’Italia” ad avvicinarsi alla politica?!
Unica differenza?
La pellicola americana era una commedia, mentre la trama che la politica italiana ha scritto negli anni appare unatragicommedia dell’assurdo: una storia -scritta a più mani e senza “happy end!”- caricata da ripetuti flashback (il ritorno sulla scena di personaggi che si credevano da un pezzo finiti…), travagliata da infiniti scandali (viaggi pagati, case affittate o appartamenti comprati “a propria insaputa”!) e alleggerita dalla frivolezza di esotici “Bunga Bunga” o stravaganti favole che narrano di nipoti egiziane!


IL PARADOSSO ITALIANO?
STIPENDI “PIÙ BASSI” D’EUROPA E PARLAMENTARI “PIÙ PAGATI” DEL MONDO!

Quanto (ci) costano gli stipendi dei parlamentari?
La domanda pare alquanto retorica: “troppo!”, risponderebbe qualsiasi uomo della strada…
Ma, analizzando i costi della politica, il passaggio da una retorica un po’ qualunquista a una motivata “indignazione” si fa immediato!
Confrontando i guadagni dei nostri parlamentari con lo stipendio medio degli italiani, il risultato che ne viene fuori è “impressionante” (fonte L’Espresso, 05/03/2012): in nessun Paese europeo la distanza tra onorevoli e cittadini è così ampia!


Quanto ampia?
·                    In Spagna un parlamentare guadagna mediamente 2,1 volte di più di un comune cittadino;
·                    in Belgio e Olanda 2,7 volte di più;
·                    in Francia 4,8 volte di più;
·                    in Germania 3,4 volte di più.


E in Italia?
Nel nostro Paese, evidentemente il “Regno di Bengodi” per la politica, un parlamentare  guadagna fino a “6,8 volte di più” rispetto a un elettore (lo stipendio di quest’ultimo, difatti, si attesta in media sui 19.250 euro l’anno, secondo le dichiarazioni dei redditi 2011; sui 23.000 euro, secondo il Rapporto Eurostat 2012).
In buona sostanza, il guadagno “mensile” di un parlamentare è pari allo stipendio “annuale” di un suo elettore medio!
Come non chiamareCastauna politica siffatta?!

 

E non finisce qui!

Secondo un’inchiesta di Openpolis, i nostri deputati sono pagati “509 euro” l’ora (lavorando, in media, solo 1 giorno su 6 a settimana, ossia 80 giorni l’anno), mentre i senatori “863 euro” l’ora (dedicando solo 50 giorni l’anno ai lavori parlamentari).

Un parlamentare, in un’ora di lavoro, guadagna quanto la maggior parte del suo elettorato percepisce in un intero mese!
E’ come se gli eletti lavorassero quanto un lavoratore stagionale, ricevendo però una paga -e che paga!- per tutto l’anno!

Cosa mantengono dionorevolei nostri parlamentari se non il titolo???

COME TOLLERARE CHE L’ITALIA SI COLLOCHI ALL’ULTIMO POSTO IN EUROPA PER LE RETRIBUZIONI DEI LAVORATORI ED AL PRIMO PER I COMPENSI DEI POLITICI?!


LO SCANDALO ITALIANO?
DA NOI I PARLAMENTARI PIÙ “CARI” D’EUROPA!

La media Ue delle indennità dei membri delle Camere Basse si attesta sui 54.000 euro lordi annui (4.500 euro mensili).
L’indennità di un deputato italiano, invece, pur al netto dei tagli degli ultimi anni e senza considerare diarie, rimborsi e benefit vari, ammonta a “10.435 euro” lordi al mese (“125.220 euro” l’anno!).
Com’è possibile che un parlamentare italiano guadagnipiù del doppiodella media europea?
Solo nel 2011, la spesa per gli stipendi e i benefit dei nostri onorevoli è ammontata a 245.165.000 euro (con un aumento del 9,10% rispetto al 2001, pari a 20,5 milioni di euro in più).
Fin quando potremmo permetterci “il lusso” di una classe politica così onerosa?!

Qualche utile confronto può evidenziare meglio d’ogni altro commento le sproporzioni del “caso Italia” (fonte Linkiesta.it):
·                    negli Usa un deputato percepisce un’indennità annua di 115.000 euro lordi;
·                    in Canada 107.000 euro;
·                    in Irlanda al massimo 102.000 euro;
·                    in Australia 93.000 euro;
·                    in Olanda 91.000 euro;
·                    in Germania 85.000 euro;
·                    in Francia 84.000 euro;
·                    in Norvegia 79.000 euro;
·                    in Nuova Zelanda 71.000 euro;
·                    in Gran Bretagna 70.000 euro;
·                    in Svezia 70.000 euro;
·                    in Spagna addirittura “37.000” euro (lordi ed annui, s’intende!).
Un deputato italiano svolge le stesse funzioni di un collega iberico e vive in un Paese non molto dissimile dalla Spagna.
Perché mai dovrebbe costare alla collettività “più del triplo”?!


Ma quanto guadagna, esattamente, un parlamentare italiano?
I nostri deputati e senatori, al netto di ogni ostentato taglio (?), beneficiano di:

1)   una INDENNITÀ DI FUNZIONE(prevista dall’articolo 69 della Costituzione e regolata dalla  legge n.1261 del 1965), pari alla Camera a 10.435 euro lordi al mese (circa 5.000 euro netti) ed al Senato a 10.385 euro lordi (5.300 euro netti);

2)   una INDENNITÀ DI CARICA per ogni ulteriore incarico assunto (ad esempio, la presidenza -o vicepresidenza- di un gruppo politico o di una commissione);

3)   una DIARIA(disciplinata sempre dalla legge n.1261 del 1965), ossia un rimborso forfettario delle spese di soggiorno a Roma (in realtà, spettante anche ai residenti nella Capitale!), pari, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, a 3.503 euro “netti” al mese;

4) un RIMBORSO (forfettario) DELLE SPESE PER L’ESERCIZIO DEL MANDATO, con cui si dovrebbero pagare i portaborse (peccato che solo un onorevole su tre se ne avvale e, per di più, spesso questi sono pagati male e in nero!), pari per i deputati a 3.690 euro “netti” mensili, per i senatori a 2.090 euro;

5)   un RIMBORSO (trimestrale) DELLE SPESE DI TRASPORTO E VIAGGIO, pari alla Camera (a seconda che la distanza tra il luogo di residenza del deputato e l’aeroporto più vicino per raggiungere la Capitale superi i 100 Km) da 3.323 a 3.995 euro netti, ossia da 1.107 fino a 1.331 euro al mese; al Senato tale voce è stata sostituita dal “RIMBORSO (forfettario) DELLE SPESE GENERALI”, pari a 1.650 euro netti al mese;

6)   un RIMBORSO (annuale) DELLE SPESE TELEFONICHE, pari a Montecitorio a 3.098 euro l’anno,  ossia 258 euro “netti” al mese; al Senato tale voce rientra nel “rimborso delle spese generali;

7) una ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA (obbligatoria), che, sia alla Camera che al Senato, garantisce tariffe agevolate e rimborsi per le prestazioni sanitarie dei parlamentari e dei loro familiari (conviventi more uxorio compresi!); al Senato è anche presente un ambulatorio con pronto soccorso h24, con un medico e quattro infermieri sempre disponibili, che (ci) costa “700.000 euro” l’anno; alla Camera il costo dell’assistenza sanitaria integrativa, solo nel 2011, è ammontato a “10 milioni” di euro (di cui 3 milioni solo per spese odontoiatriche ed altrettanti per interventi in cliniche private!);

8)   TESSERE SPECIALI PER VIAGGIARE GRATUITAMENTE su strade, ferrovie, navi ed aerei per tutto il territorio nazionale (di queste beneficiano non solo i parlamentari in carica ma anche chiunque sia stato eletto almeno una volta alla Camera e per dieci anni dal termine del mandato!)

9) ulteriori PRIVILEGI(ad esempio, gli ex presidenti delle Camere godono di segreterie personali, auto blu e uffici riservati in Parlamento: fino al 2011 ne usufruivano “a vita”, dal 2012 “solo” per i dieci anni successivi la cessazione del mandato);

10) un ASSEGNO DI FINE MANDATO(o di solidarietà), ovverosia una sorta di “Tfr parlamentare”, pari, sia per i deputati che per i senatori, all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi); alla Camera, l’assegno ammonta a 46.814 euro dopo un solo mandato e fino a 140.443 euro dopo tre legislature;

11) e un VITALIZIO PARLAMENTARE: se è vero che questa voce è stata recentemente abolita e sostituita da una comune pensione contributiva (almeno per tutti coloro eletti dopo il 1° gennaio 2012), è altrettanto vero che ne continueranno a beneficiare gli ex membri del Parlamento e tutti i parlamentari attualmente in carica!


Facendo le dovute somme -e non considerando eventuali indennità di carica, assegni di fine mandato, vitalizi e benefit non monetizzabili-, un semplice parlamentare può arrivare a intascare mensilmente “19.217 euro” alla Camera e “17.628 euro” al Senato!
E’ facile dimostrare, allora, che i parlamentari italiani non solo percepiscono gli stipendi e i vitalizi più alti ma beneficiano anche di tutta una serie di privilegi “unici rispetti ai propri colleghi europei!

Qualche esempio (fonti: “Rapporto Giovannini”; studio riservato del Servizio per le competenze parlamentari della Camera)?

·     In Francia i membri dell’Assemblée Nationale (577) percepiscono un’indennità di 7.100 euro lordi al mese, non beneficiano di alcuna diaria (al massimo di residence a tariffa agevolata o di prestiti di 76.000 euro al 2% per comprarsi un appartamento) e non hanno alcun assegno di fine mandato (solo un sussidio di reinserimento, di cui si beneficia se disoccupati e per tre anni al massimo);

·    in Germania i membri del Bundestag (620) intascano un’indennità di 7.668 euro lordi mensili, beneficiano di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 1.000 euro (importo massimo) e non hanno nessun assegno di fine mandato (solo un’indennità provvisoria, di cui usufruiscono per 18 mesi);

·   in Gran Bretagna i membri della House of Commons (650) incassano un’indennità di 6.350 euro lordi al mese, come diaria possono richiedere un rimborso massimo mensile di 1.922 euro e non hanno alcun assegno di fine mandato (al termine della legislatura, possono solo chiedere un rimborso di 47.000 euro per spese connesse all’esercizio delle loro funzioni);

·   in Olanda i deputati guadagnano 8.500 euro d’indennità lorda al mese, beneficiano di una diaria di 1.600 euro (importo massimo) e di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 203 euro;

·   in Austria riscuotono 8.100 euro d’indennità mensile, non godono di alcuna diaria e beneficiano di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 480 euro;

· in Belgio intascano 7.300 euro lordi al mese, non godono di alcuna diaria e percepiscono un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 1.800 euro;

·   in Grecia percepiscono un’indennità di 5.700 euro lordi mensili;

·    in Portogallo ricevono un’indennità di 3.400 euro lordi al mese;

·  in Spagna guadagnano soli 2.800 euro d’indennità lorda mensile e ricevono una diaria di 1.800 euro (soli 870 euro se residenti a Madrid);

·   a Strasburgo, dal 2009, tutti i membri del Parlamento europeo (736) percepiscono uno stipendio base di 7.655 euro lordi al mese.


Un’indagine de Il sole 24 ore ha svelato i nomi dei politici che ci sono costati di più negli ultimi anni.
Eccone alcuni
:
· Beppe Pisanu (Pdl), in 40 anni di onorata carriera parlamentare (come onorevole o senatore), ha guadagnato oltre 5,5 milioni” di euro;
·    Giorgio La Malfa (gruppo Misto), in altrettanti anni, 5,4 milioni;
·      Mario Tassone (Udc), in 36 anni, 4,9 milioni;
·       Francesco Colucci (Pdl), in 35 anni, 4,8 milioni;
· Filippo Berselli (Pdl), Altero Matteoli (Pdl), Pier Ferdinando Casini (Udc) e Gianfranco Fini (Fli), in 31 anni, hanno incassato rispettivamente 4,2 milioni di euro;
·    Carlo Vizzini (gruppo Misto), Domenico Nania (Pdl), Francesco Pontone (Pdl), Anna Finocchiaro (Pd), Livia Turco (Pd), Teresio Delfino (Udc) e Luigi Grillo (Pdl), in 27 anni, hanno ricevuto 3,6 milioni di euro a testa;
·   Giuseppe Calderisi (Pdl) e Calogero Mannino (Udc), in 26 anni, hanno accumulato 3,5 milioni di euro l’uno;
·   mentre Massimo D’Alema (Pd), in “soli” 25 anni, 3,4 milioni di euro.

Le fortune politiche di appena 18 tra i più noti politici italiani ci sono costate, in conclusione,77,8 milioni” di euro!
Quante vite dovrebbe vivere un operaio o un impiegato per ambire a simili guadagni?!

Solo i cinque senatori a vita che oggi siedono in Parlamento (“di diritto”, come Ciampi in qualità di ex Presidente della Repubblica; o “di nomina presidenziale”, come Mario Monti) ci costano “600.000 euro” l’anno a testa!
Stipendi d’oro di cui beneficiano personaggi, pur se di prestigio:
·     non eletti -contrariamente ai propri colleghi parlamentari-;
·      con un incarico “a vita -come nelle migliori democrazie!-;
·  e improduttivi”, risultando -per ovvie ragioni anagrafiche- tra i membri del Parlamento più assenteisti: alcuni, veri e propri “desaparecidos”, scomparendo dalla scena pubblica dopo la loro elezione!

Ha ancora senso, allora, mantenere in vita questa figura???

Solo nel 2011:
·  su un costo complessivo di funzionamento del Senato di 603.100.000 euro, la spesa per gli stipendi dei senatori è assommata a “71.225.000 euro;
·  su un bilancio di 1.070.994.520 euro della Camera, il costo degli stipendi dei deputati è ammontato a “167.050.000 euro”;
· le pensioni dei parlamentari sono costate “79.200.000 euro” al Senato e “138.200.000 euro” alla Camera;
· ogni seduta parlamentare è costata “3.332.044 euro” al Senato (essendosene svolte 181 in tutto il 2011) e “7.046.017 euro” alla Camera (essendosene tenute solo 151);
·  il Parlamento italiano è costato più dei parlamenti di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna messi insieme (fonte Libero, 30/01/2012);
·    e la Camera ed il Senato italiani, insieme, sono costati circa “100 milioni di euro in più” rispetto al Congresso ed al Senato americani (fonte Corriere della Sera, 18/07/2011).

Come ultima chicca, aggiungiamo pure che, mentre ogni italiano spende “27,15 euro” l’anno per mantenere il proprio Parlamento (fonte La Stampa, 30/01/2012):
·      in Francia ogni cittadino spende 8,11 euro (tre volte meno);
·      negli Usa 5,10 euro (cinque volte e mezzo meno).
·      in Inghilterra 4,18 euro (quasi sette volte meno);
·      in Spagna soli 2,14 euro (dieci volte meno!).

Occorre assumere nuovi superconsulenti al Governo o chiedere ulteriori suggerimenti agli utenti del web per scoprire dove si annidano le più robustesacche di sprecodi denaro pubblico in Italia???


IL COSTO “EXTRAEUROPEO” DEI NOSTRI EURONOREVOLI

Un europarlamentare italiano, per svolgere la sua attività a Strasburgo, percepisce un’indennità di funzione di “11.190” euro lordi mensili, pari a oltre “134.000” euro l’anno.

Voce d’entrata a cui ulteriormente sommare (fonte La Repubblica):
· un gettone di presenza, di “306 euro per ogni partecipazione alle sedute dell’Europarlamento;
·     una diaria di soggiorno, di “9.000 euro” mensili (pari a 290 euro al giorno);
·   un rimborso spese di viaggio, dal 2009 non più forfettario ma correlato alle spese sostenute e documentabili;
·      un rimborso spese di assistenza parlamentare, di 17.570 euro al mese;
·       una indennità di segreteria, di 4.200 euro mensili.

Cifreimpressionanti”, ma che risultanoinaccettabilial confronto con le indennità percepite dagli altri euronorevoli (fonte “Times”):
·  un europarlamentare austriaco percepiva, fino al luglio 2009, soli 106.583 euro lordi l’anno;
·      un olandese 86.125 euro;
·       un tedesco 84.108 euro;
·        un irlandese 82.065 euro;
·         un inglese 81.600 euro;
·         un belga 72.017 euro;
·         un danese 69.264 euro;
·          un greco 68.575 euro;
·          un lussemburghese 66.432 euro;
·          un francese 62.779 euro;
·          un finlandese 59.640 euro;
·          uno svedese 57.000 euro;
·          uno sloveno 50.400 euro;
·          un cipriota 48.960 euro;
·          un portoghese 41.387 euro;
·          uno spagnolo 35.051 euro;
·          uno slovacco 25.920 euro;
·         un ceco 24.180 euro;
·         un estone 23.064 euro;
·         un maltese 15.768 euro;
·         un lituano 14.196 euro;
·         un lettone 12.900 euro;
·         un ungherese 9.132 euro;
·         un polacco addirittura 7.369,70 euro (sempre lordi, sempre all’anno, s’intende!).


Forse gli europarlamentari italiani “eccellono” su tutti gli altri per la loro operosa partecipazione ai lavori del Parlamento di Strasburgo?
Tutt’altro!

I nostri eurodeputati risultano “i meno presenti: una volta su tre rimangono a casa, mentre i finlandesi hanno un tasso di presenze del 90%, i tedeschi di poco inferiore e così pure gli  europarlamentari di altre nazionalità (fonte l’Espresso).
Come giustificare, allora, una simile maggiorazione nella loro retribuzione?

Forse i nostri euronorevoli, pur se assenteisti, si distinguono dagli altri per il loro rendimento?

Niente affatto!

Gli europarlamentari italiani eccellono, casomai, per tassi “scandalosamente bassi” di produttività: su 78 nostri parlamentari in Europa, 61 non hanno mai presentato una relazione e 17 non si sono mai scomodati nemmeno d’aprir bocca in Aula!
Euronorevoli “assenteisti e fannulloni”: perché, allora, premiarli con gli stipendi più alti di Strasburgo?!

Forse ilmestiere” dell’europarlamentare è giudicato alla pari di un lavoro “usurante”?
Forse allontanarsi dal Bel Paese per qualche giorno a settimana è ritenuto una fatica insostenibile, enormemente maggiore che staccarsi dalla fredda Germania o dalla povera Polonia???
O forse, pensando alla gente che “realmente” lavora col sudore in fronte per sbarcare faticosamente il lunario, è un’offesa anche solo considerare un “mestiere” l’attività politica?!

Non sappiamo se anche negli scranni più alti di Strasburgo qualcuno si sarà posto gli stessi interrogativi.

Quel che è certo è che il Parlamento europeo, adottando il nuovo Statuto parlamentare (luglio 2009), è intervenuto sulle ingiustificate diversità di trattamento economico degli europarlamentari:

1.  equiparando l’indennità degli europarlamentari, a prescindere dalle loro nazionalità, a “7.655 euro” lordi mensili (spesa a carico del bilancio del Parlamento europeo, non più dei parlamenti nazionali);
2.  e sostituendo il rimborso generico e forfettario delle spese con un rimborso delle sole spese giustificate e documentate.

Arcano” risolto, dunque?
Macché!
L’equiparazione degli “euro-stipendi”, in realtà, poteva essere soggetta a deroga: prerogativa che il nostro Paese non ha perso tempo ad esercitare!
Gli europarlamentari italiani, pertanto, continuano a beneficiare di un trattamento retributivo equiparato non a quello dei loro colleghi di Strasburgo ma a quello dei loro colleghi di Montecitorio!
Il “quantum in più” percepito dai nostri euronorevoli, ovviamente, non è a carico del Parlamento europeo, bensì del nostro Parlamento nazionale…
Nessuno scrupolo, però: tanto “paga sempre Pantalone” (ovvero noi cittadini!).


TANTO PER RIDERE:
I “TAGLI” AGLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI…

Tra i primi impegni che si è assunto il governo Monti vi è stato quello di ridurre i costi della politica.
A tal fine, si è dato mandato alla cosiddettaCommissione Giovanninidi parametrare gli stipendi dei politici italiani entro la media europea.
Il risultato, ancora una volta, è stato gattopardesco: si èdeciso di non decidere”!
La Commissione, difatti, ha gettato la spugna, dichiarandosi impossibilitata a completare il proprio lavoro, sia per mancanza di tempo sufficiente, sia per la difficoltà di comparare costi di assetti istituzionali diversi.

Nella relazione conclusiva, però, la Commissione non ha potuto fare a meno di riconoscere ciò che già risultava evidente anche all’uomo della strada: i parlamentari italiani sono i più pagati d’Europa!

Perché, a questo punto, il Parlamento non si è mosso autonomamente per ridurre le proprie spese (non limitandosi aritocchi minimalio a taglimarginali)?
Perché, all’estrema velocità con cui si aumentano le tasse per “far cassa, corrisponde una snervante lentezza nell’operare tagli ai costi della politica (che fine ha fatto, ad esempio, il tanto sbandierato dimezzamento del numero dei parlamentari)???
E per quale stramba ragione i parlamentari italiani vanterebbero il dirittoesclusivodi veder parametrata la propria retribuzione alla media dei sei paesi più ricchi d’Europa (pur non disponendo affatto il nostro Paese degli stipendi tedeschi o del Pil francese)?!

A ognuna di queste obiezioni, la politica risponde, infastidita, sempre alla stessa maniera: “Questa è demagogia!”, “ci siamo messi a dieta…”, “abbiamo già stretto la cinghia!”
Ma quanto è stata effettivamente stretta la cinghia?
Quanto la politica, per lungo tempo “famelica e ingorda”, potrebbe ulteriormente dimagrire?

Qualche “dimagrimento”, in effetti, c’è stato.
Eccone il risultato:

PRIMO:
L’indennità di funzione:
·     nel 2006 (ex legge finanziaria) è stata ridotta del 10%;
·   nel 2008 (ex legge finanziaria) ne sono stati sospesi gli adeguamenti retributivi per 5 anni (misura prorogata fino a tutto il 2013);
·     nel 2011 (ex decreto legge n.138) è stata ulteriormente ridotta, ma “solo” per il triennio 2011/2013, nella misura del 10% per la parte eccedente i 90.000 euro e del 20% per la parte eccedente i 150.000 euro lordi annui (riduzione raddoppiata per i parlamentari che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare);
·    nel 2012 (con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera, 30 gennaio 2012, e del Senato, 31 gennaio 2012), è stata decurtata di 1.300 euro “lordi” al mese.

SECONDO:
La diaria, con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera (27 luglio 2010) e del Senato (25 novembre 2010), è stata:
·      ridotta a 3.503 euro al mese (rispetto ai 4.000 euro precedenti);
·  e soggetta a ulteriori decurtazioni per ogni assenza dei parlamentari dai lavori parlamentari.

TERZO:
Il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, nel 2012:
·   alla Camera (con deliberazioni dell’Ufficio di Presidenza del luglio 2010 e gennaio 2012) è stato ridotto di 500 euro (portandolo a 3.690 euro netti al mese) e corrisposto solo per il 50% forfetariamente (per il restante 50% a titolo di rimborso per specifiche categorie di spese documentate);
·     al Senato, invece, è stato ridotto a 2.090 euro e erogato a titolo di rimborso delle spese effettivamente sostenute.

QUARTO:
I vitalizi parlamentari:
·    nel 2007 sono stati ridotti e si è raddoppiato il periodo minimo di mandato richiesto per maturarne il diritto (da 2 anni e 6 mesi a 5 anni);
·  dal 1° gennaio 2012 (con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera, 14 dicembre 2011 e 30 gennaio 2012, e del Senato, 31 gennaio 2012), sono stati aboliti e sostituiti da una pensione contributiva.


SVELATO “L’ARCANO”:
L’INGANNO DEI “FINTI TAGLI” AI COSTI DELLA POLITICA!

Se dei tagli ci sono effettivamente stati, restano comunque delle “sconcertanti verità”:

PRIMO:
Come spiegare il fatto che, nonostante i “pesanti” (?) sacrifici cui si è sottoposta la politica:
·      i parlamentari italiani restano i più pagati d’Europa;
·  il divario tra la retribuzione media di un lavoratore e di un suo eletto resta incolmabile;
·   e Montecitorio risparmierà soli “150 milioni” di euro in tre anni (il “5%” del suo costo generale!), mentre Palazzo Madama appena “4 milioni” di euro rispetto al 2011 (su una dotazione di “542 milioni” per il 2012)?

SECONDO:
I presidenti Fini e Schifani hanno pomposamente enfatizzato la recente scelta dei parlamentari di ridursi lo stipendio di 1.300 euro.
Ma come non ricordare che:
·   i 1.300 euro indicano un importo “lordo” (il taglio effettivo è ammontato a soli “700 euro);
·   mentre la busta paga netta di deputati e senatori è rimasta “invariata” (essendo stato contestualmente abolito l’obbligo per i parlamentari di versare i contributi previdenziali, guarda caso pari a 700 euro al mese)?

TERZO:
Tutti ripetono, ad ogni piè sospinto, che i vitalizi sono stati aboliti.
Ma, pur col nuovo sistema contributivo, a un parlamentare sono sufficienti:
·  5 anni di mandato” per maturare il diritto alla pensione (non 35, come per qualsiasi comune cittadino);
·  e “60 anni d’età” per ricevere il primo assegno, dopo aver ricoperto appena due mandati (non 66 anni, come per ogni altro elettore).
L’abolizione dei vitalizi, poi:
· non ha intaccato di 1 solo euro i2.308” vitalizi già maturati (il nuovo calcolo contributivo si applicherà solo a coloro eletti dalla prossima legislatura);
·  e non ha cancellato l’assegno di fine mandato, l’ultimo generoso regalo concesso a chi di tutto avrebbe bisogno fuorché di assistenza per reinserirsi nel mondo del lavoro!

QUARTO:

Oltre l’inganno, anche la beffa!

Mentre l’Italia “sta morendo di speranza”, si scopre che il magro e supertecnico governo Monti ci costa in stipendi quasiil doppiorispetto al pletorico governo politico Berlusconi: 4,8 milioni di euro, a fronte di 2,8 milioni (fonte Il Giornale).

Mentre i 23 ministri, i 3 viceministri e i 38 sottosegretari del Cavaliere guadagnavano tra i 40 e i 50.000 euro l’anno, grazie ad una legge del 1997 del governo Prodi, i nuovi supertitolati ministri, non percependo alcuna indennità parlamentare, godono di stipendi di132.000 euro” lordi annui!
Senza considerare il premier Monti, che, cumulando anche la carica di senatore a vita, in un anno intasca circa “300.000 euro(fonte Il Giornale).


PER UNA POLITICA AL SERVIZIO DEI CITTADINI
(E NON UNO STATO AL SERVIZIO DELLA POLITICA!)

PRIMO:
PERCHÉ NON DIMEZZARE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI?
Se negli Usa (Paese esteso 30 volte l’Italia e con una popolazione quadrupla) il Senato federale è composto da 50 membri e il Congresso da 435, perché mai in Italia non basterebbero 315 deputati e 157 senatori?!

SECONDO:
PERCHÉ’ NON ABOLIRE LA FIGURA DEI SENATORI A VITA?
Come giustificare una carica tanto inutile quanto antistorica, ovvero gli unici parlamentari “non eletti” -come nelle migliori democrazie- e “a vita”-come solo i papi e i restanti monarchi nel mondo-?!

TERZO:
PERCHÉ NON ABOLIRE TUTTI GLI EMOLUMENTI a vario titolo DEI PARLAMENTARI (diaria, rimborsi, contributi, assegni di fine mandato, benefit vari…), SOSTITUENDOLI CON UN’UNICA INDENNITÀ’ DI FUNZIONE, DALL’IMPORTO MASSIMO DI “5.000 EURO” NETTI MENSILI?
Perché un compenso “più che doppio” rispetto alla media della retribuzione di qualsiasi comune cittadino non sarebbe sufficiente a garantire ai nostri eletti un minimo di sussistenza economica e autonomia politica?!

QUARTO:
PERCHÉ NON CONCEDERE L’INDENNITÀ PARLAMENTARE SOLO A CHI RINUNCIA, per il corso della legislatura, AD ESERCITARE QUALSIASI ALTRA PROFESSIONE?
Perché retribuire allo stesso modo quei politici che si pongono a tempo pieno “al servizio” della Nazione e quelli che riservano alla politica solo il tempo libero che gli residua dalle loro private professioni?
E PERCHÉ NON RICONOSCERE A QUEI PARLAMENTARI CHE SCEGLIEREBBERO comunque DI SVOLGERE ALTRE ATTIVITÀ professionali solo UN “CONTRIBUTO SPESE”, DALL’AMMONTARE MASSIMO DI “1.000” EURO MENSILI?

QUINTO:
PERCHÉ NON ABOLIRE LE “DOPPIE INDENNITÀ, ovvero la possibilità per i parlamentari che assumono contestualmente altre cariche di cumulare più emolumenti (ad esempio, nel caso di parlamentari-sottosegretari, deputati-ministri, premier-senatori…)?

SESTO:
PERCHÉ NON TAGLIARE I “VITALIZI D’ORO(2.308 i vitalizi parlamentari ad oggi erogati, 3.385 quelli regionali), PONENDO UN TETTO MASSIMO DI “3.000 EURO” MENSILI?
“I diritti acquisiti non si toccano!”, ripetono in coro i nostri eletti…
Com’è possibile, allora, che solo i politici vantino tali diritti?
Perché lo stesso principio non è valso per i pensionati o gli esodati, duramente penalizzati dalla Riforma Fornero?
Perché tale diritto non lo vanterebbero i pubblici impiegati, per i quali, se la situazione finanziaria lo imponesse, si prospetta la cancellazione delle tredicesime?
Com’è possibile che nel ‘92 si è potuto addirittura intaccare il conto corrente degli Italiani, mentre oggi non si può nemmeno chiedere un sacrificio in più ai contribuenti più abbienti?


Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi
(Enrico Berlinguer)


“PANTA REI”

Riferimenti facebook:
“L’ANTI-CASTA”


61 commenti:

  1. non mi piace questo attaccare il governo Monti e difendere i politici italiani di destra scrivendo che non sono il problema principale. Il fatto è che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità e ora abbiamo un debito pubblico che deve rientrare. nessun Paese al mondo può campare con un debito pubblico superiore al 65% e difatti non esiste Paese occidentale che possa vantare un debito superiore e allo stesso modo non dire di essere in crisi.
    Gli Usa, il Giappone tutti Paesi in cui il debito pubblico e inferiore al 65% altrimenti non camperebbero un solo giorno.
    purtroppo per rimettere il debito pubblico occorre fare sacrifici e scelte impopolari. siamo in Europa e questo comporta dei sacrifici.

    io ti consiglio di leggerti il programma economico del PD di cui faccio parte.
    sono bocconi amari ma necessari per costruire un futuro migliore.
    sosteniamo Monti perché in futuro non ce ne sia più bisogno.
    putroppo il tuo articolo è triste.
    molto triste perché non hai inquadrato il problema principale.

    Alfonso (orgogliosamente di sinistra)

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    1. Caro Alfonso, sarai pure orgigliosamente di sinistra ma non mi sembra tu abbia capito molto quello Che sta succedendo. E' Ora di scendere dal pero, Berlusconi non c'è piú e dunque la cosiddetta sinistra non ha piú giustificazioni. Monti è esattamente la scorciatoia alla catastrofe e non, come Volete farci credere la salvezza. Se poi se per te essere di sinistra significa privatizzare, tagliare ed abbassare gli stipendi dei lavoratori a reddito medio basso per il loro bene, sii pure orgoglioso

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    2. cosacome?? Il Giappone ha un debito pubblico inferiore al 65%?

      http://www.wallstreetitalia.com/article/1394011/alert/giappone-debito-a-235-e-241-nel-2012-e-2013-ma-il-paese-campa.aspx

      Con questa pseudosinistra tecnoplutofascista al governo, più che di bocconi amari io parlerei di bocconiani amari (per non dire qualcos'altro).

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    3. Alfonso, capisco che la tua lunga e rigorosa appartenenza al PD ti abbia portato un pò a stravolgere i dati della realtà, per rimanere sospesi a sognare gli Stati Uniti d'Europa, ma alcuni dati sono importanti e non possono essere stravolti...
      Sostengo e sosterrò sempre il bene reale delle persone sulla quadratura dei dati fine a se stessa e la discrezionalità delle scelte economiche rispetto al dogmatismo, ma alcuni dati devono essere tenuti ben fissi nella mente come veri e propri punti di riferimento, per capire e interpretare meglio la realtà, vediamone alcuni:

      1) Tu dici che le nazioni virtuose devono mantenere il debito pubblico al di sotto del 65%, ma ti comunica che la tua virtuosissima Germania ha il debito pubblico al 84%, campa bene, continua crescere (anche se non si sa fino a quando...) e addirittura ha aumentato il debito pubblico del 20% dal 2007 al 2012, per sostenere la sua economia con strumenti anti-ciclici in tempo di crisi...al contrario di quello che stiamo facendo noi, ma noi abbiamo i piddini stralunati e loro no, hanno i socialdemocratici, che sono un pò più svegli e nazionalisti dei nostri pacifisti ed europeisti all'acqua di rose...questa è la vera grande differenza fra Germania e l'Italia, altro che competitività

      2) Stati Uniti e Giappone hanno rispettivamente il debito pubblico al 104% e 237% e anche se hanno diversi problemi (eccesso di debito estero e debito privato e scarso intervento anti-ciclico dello stato in economia) non sono in recessione tecnica come noi...e sono in queste condizioni da parecchi anni, eppure bene o male continuano ad andare male, mentre noi stiamo sprofondando nell'abisso...ma il problema è sempre che noi abbiamo piddini e loro no...

      3) Dal 1994, dai famigerati governo Amato e Ciampi, ad oggi, l'Italia ha costantemente ridotto il suo debito pubblico, quindi non abbiamo affatto vissuto al di sopra delle nostre possibilità...il debito pubblico ha ricominciato a crescere dal 2008 a causa della crisi e degli aiuti alle banche, mentre nulla è andato ai cittadini e alle imprese, che sono stati tartassati e hanno dovuto pagare tutti i costi della crisi, causati principalmente da fattori esterni al paese e dalla cattiva gestione delle banche, in particolare Monte Paschi di Siena...ma se tu credi di avere vissuto al di sopra delle tue possibilità e che servono altri sacrifici per rimanere in Europa, falli pure, e se vuoi ti mando per posta un buon cilicio appuntito per le punizioni corporali...e mi raccomando continua a votare PD, perchè quella è la più grande punizione che un uomo si può autoinfliggere...

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    4. Lei Alfonso è in totale malafede, come dimostra anche il fatto che, alla fin fine, lo scopo di questo suo delirante intervento non è null'altro che fare pubblicità al suo partito di vassalli (sul PD, pur non essendo marxista, la penso esattamente come il grande La Grassa).
      In ogni caso, se Lei ritiene di ddover ingoiare altri bocconi amari, le posso consigliare di rivolgersi a dei professionisti.
      http://www.strega.it/strega_alberti/9_il_liquore_strega.html

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    5. senza offesa alcuna , il problema e' che come il signor Alfonso in Italia ce ne sono tanti...ma tanti tanti
      un altra buona parte sono opportunisti che non hanno alcun bisogno di cambiare nulla

      e quindi penso che ci sia nessuna soluzione per l'italia...ma anzi una discesa continua a livelli sempre piu drammatici



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    6. Io credo che definirsi di sinistra, destra, centro, alto, basso, rosso e nero non ha nessu significato. Il PD, come tutte le altre bestie, di fronte all'opportunità gratuita ed impunita di approfittarsene non ha lesinato impegno a farlo. Il PD non è meno degli altri e nemmeno più degli altri.
      L'attuale politico italiano è, purtroppo, il risultato di una classe culturale che per 40 anni ha imperversato in Italia, defraudando, rovistando nell'immondizia morale, rapinando, saccheggiando a piene mani senza ritegno. Un ipotetico governo serio che dovesse succedervi vi dovrebbe tutti punire, retroattivamente, e senza alcuna pena, perché tutti avete messo il ditino nella torta per assaggiare. Purtroppo un governo così, per ora, non c'è. Ma quando ci sarà...ohhhhh sarà da ridere. Abbi fede, tutti pagano prima o dopo o con la vita, ma lì c'è la mano divina che provvede, o con il carcere a vita, perchè non c'è reato più grave di quello che amministratore pubblico usi il suo potere per arricchire se stesso o suoi amici. Comincia a contare i giorni o espatria. Uno ad uno verranno a prendervi e voi che siete stati servi sarete gettati nella gabbia con i leoni.

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  2. Devo riconoscere che...giungere alla fine di un Tuo articolo è un'impresa concretamente ciclopica.
    Ciò nonostante, pur essendomi al momento fermato all'altezza dei primi grafici esposti mi urge arguire che: la devianza dell'opinione pubblica sul soggetto e non l'oggetto concreto del contendere è stata ben congegnata, concepita ed articolata per essere direttamente digerita dall'opinione pubblica e da chi di dovere.
    Deviando l'attenzione sul corrotto e non sul corruttore, è stato seguito ed eseguito lo stesso schema del 92.93 (del secolo scorso) e prima ancora del 78.79 (del trapassato remoto). Entrambi potremmo probabilmente ricordare a cosa portarono gli anni immediatamente successivi a quegli eventi. Ciò nonostante, Io personalmente non mi arrendo e a gran voce grido e ripeto ai miei interlocutori...di non guardare la pagliuzza del Fiorito ma la trave del Debito Pubblico artificialmente programmato e costruito.
    Andando sul sito di quell'esimio O.Giannino di cui, nel recente passato, ho espresso tutti i miei dubbi, si può sempre ben tener conto del ns posizione debitoria, dell'importo di debito costantemente in movimento!
    In movimento a causa di chi o cosa?
    Certamente di interessi contabili artificialmente da altri creati e gestiti per crear gabelle altrimenti non suscettibili di alcun valore!
    Vogliamo renderci conto di questa realtà o vogliamo ancora menar il can per l'aia?
    Mi si perdoni per l'accorato intervento...ma l'ho ritenuto doveroso!

    Un saluto,
    Elmoamf

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    1. Hai ragione, sulla lunghezza degli articoli ci sto lavorando, ma questa volta ho l'alibi perchè si trattava di due articoli in uno...sul resto, sono pienamente d'accordo con te, anche se bisogna sempre partire dal soggetto con cui si interloquisce, perchè certe volte le persone non vogliono interpretare e capire la realtà che li circonda, ma solamente stravolgerla e ribaltarla, per assecondare i loro sogni e le loro aspettative...per fortuna nostra però si tratta di un percorso solamente interiore di straniamento, mentre la realtà quella è e quella rimane e sta andando esattamente lungo la direzione che conosciamo e richiederà prima o dopo a tutti di fare i conti con la verità...a quel punto, in Italia avremo una netta separazione non fra destra e sinistra, sud o nord, ricchi o poveri, ma fra quelli che sono consapevoli e preparati per affrontare l'unica vera realtà che è sempre esistita, e quelli come Alfonso che verranno colti di sorpresa e strappati via dai loro sogni per essere gettati nella nuova realtà di cui non hanno alcuna conoscenza...si tratta di un processo di selezione naturale, basato sulle capacità cognitive dell'individuo, da cui dipende alla fine il buon o il cattivo esito dei destini di un'intera collettività... ecco perchè, anche a costo di farsi male per eccesso di realismo, pragmatismo e consapevolezza, meglio saperle le cose che non saperle e creare i propri sogni e le proprie speranze su quello che c'è realmente nel mondo, e non su quello che si presume ci sia...

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  3. Sono allibito per la tua ignoranza, Anonimo. O scherzi? Il Giappone ha un debito pubblico inferiore al 65%? Lo stesso per gli Usa?
    Ci sei o ci fai?
    Per la verità era la Spagna che invece aveva un debito inferiore al 60%...e l'Irlanda...

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    1. Esattamente, ma per qualcuno forse i numeri sono troppo difficili da capire e servirebbero i grafici con le farfalline, per fargli vedere che la farfallina del Giappone si trova al punto 237% e la farfallina della Spagna si trovava sul fiorellino del 40% ed è poi schizzata su sul fiorellino del 90% perchè lo stato spagnolo ha dovuto salvare con soldi pubblici le banche fallite...chissà potrebbe essere una buona idea per fare un corso accelerato di debito pubblico, privato ed estero ai piddini...

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  4. Ma lui è orgogliosamente di sinistra ... Non riesce a capire che la vera contrapposizione non è tra sinistra e destra ma tra l'altro e il basso!!! Non ci sono comunisti, fascisti, buoni, cattivi, ecc ... ma solo diversi livelli di consapevolezza e chi ha coscienza si è stufato dei giochetti. Chi ha orecchie ascolti!

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    1. Un giorno anche loro capiranno, dovranno capire, perchè gli esattori delle tasse busseranno alla loro porta per chiedergli di pagare la tassa sull'aria...a quel punto, a questi della pseudosinistra, verrà il dubbio se sia legittimo e democratico pagare pure l'aria che respiriamo perchè ce lo chiede l'Europa e il buon esattore di turno, Monti, Bersani, o chi per loro...o almeno spero che vengano assaliti da tale dubbio, perchè sai com'è chi per tanti anni si è abituato a farsi fregare, non è detto che non soffra di una certa assuefazione alla fregatura...come una droga, hanno bisogno della loro bella dose di fregatura quotidiana per continuare a vivere...

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  5. Cuncta Stricte16 ottobre 2012 04:51

    Alonso è Sandro Gozi in incognito, stai a vedere...

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  6. Cuncta Stricte16 ottobre 2012 04:54

    Alfonso no Alonso...insomma l'anonimo del PD

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    1. Non credo che Gozi sia in grado di fare un discorso completo dall'inizio alla fine, come quello di Alfonso...e con un numero oltretutto!!! Quello è solo capace di leggere ad alta voce le veline che gli mandano ogni giorno dal partito, e nel partito del PD non sono così idioti da sparare tali scemenze, qualcuno che sa contare c'è, sono pochi, per carità, ma qualcuno ancora c'è...per chi non lo avesse ancora letto, consiglio ai piddini e non di leggere lo sfogo del povero economista PD Fassina, un uomo a pezzi, in crisi di identità, uno di quei pochi che sa contare e fare una somma nel PD e per questo motivo viene bacchettato e accusato di eresia da gente come Enrico Letta: "Per carità Fassina, non ci traviare l'anima con i numeri e la realtà, noi siamo piddini, siamo nati per sognare e dobbiamo continuare a sognare più a lungo possibile, affinché il buon Monti continui a fare indisturbato il suo duro mestiere di curatore fallimentare...Fassina hai oltrepassato il segno e ti impedisco di citare un solo numero in pubblico...parla di coppie di fatto, diritti dei gay e degli immigrati, ma non di numeri!!!"

      http://www.ilfoglio.it/soloqui/15252

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  7. a me risulta che in argentina si rimpiangano il dollaro. Con il dollaro erano qualcuno ora nessuno se li fila più. non si parla più dell'argentina. sono uno stato canaglia, sono nella black list come l'iran. e se agli usa gli gira potrebbero anche occuparla militarmente.
    ho letto un messaggio di un'argentina che ne parla bene ma non si può parlare bene del governo argentino che li ha isolati dal resto del mondo. loro fanno parte di una comunità e non fanno gli interessi degli organismi internazionali.
    motivo di orgoglio per l'italia è attenersi a quanto stabilito in costituzione dal fmi e dalla bce.
    tutto il resto sono chiaccchiere.

    tu vuoi sapere perché non mi firmo.
    perché non mi piace mettere il mio indirizzo in rete

    comunque sono lo stesso dell'altro post

    alfonso sono del pd e sono favorevole a tutto ciò che il partito decide e ho la coscienza a posto perché so che Monti tutto ciò che fa lo fa in nome del popolo e per il popolo.
    è un grande patriota.
    lui..

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    1. Non hai orecchie, quindi non ascolterai!!

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    2. Amigo-del-pd, una pregunta: sei forse fascista a tua insaputa? Perché conosco uno bravo, se ti serve. Nel frattempo evita di proclamarti "orgogliosamente di sinistra". Por favor.

      PS: anche Falcone e Borsellino erano isolati. Erano nella black list della mafia.

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    3. Scusatemi, non sono affatto del PD, né mi è mai passato per la testa di considerarlo dignitoso (non per questo trovando abbastanza migliore qualche altro partito politico incluso M5S...) e non conosco minimamente questo Alfonso, dunque ci posso solo scommettere, cosa che farei molto volentieri: sono certo che almeno questo secondo commento sia un fake. Ma dai!
      Se l'IP fosse lo stesso del primo commento, vorrebbe solo dire che è un fake pure il primo (cosa che potrebbe benissimo non essere, tristemente solo per chi ha mai riposto speranze nel PD). E' più credibile un leghista che proponga di sovvenzionare un corso di percussioni africane di regione oppressa da qualche stato centrale, o un pdllino che si lanci in invettive a favore della trasparenza della gestione della cosa pubblica!

      La chiudo qui, ma sarebbe divertente argomentare avendo tempo da perdere per cose del genere...

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    4. Concordo sul fatto che meglio essere nella black list di Wall Street, della City e del FMI come l'Argentina, che invece essere nelle grazie di questi organismi e mandare in disgrazia la gente, lo stato sociale, la democrazia...poi se questo anonimo è un fake, un troll, un elettore del PD, i problemi sono suoi e non certo nostri...in ogni caso a lui serve un buon psicanalista perchè soffre di qualche disturbo della personalità o crisi d'identità, mentre per quel che mi riguarda la mia coscienza è ancora limpida come un cristallo...la coerenza purtroppo non è roba che si compra al mercato, ma bisogna costruirsela con sacrifici e difenderla con le unghia e con i denti...eppure un tempo questi confusi elettori del PD tenevano i poster di Che Guevara, Malcolm X, Martin Luther King, Gandhi in camera...mentre adesso venerano Mario Monti, Mario Draghi, Christine Lagarde...lì dentro, nella loro coscienza, neanche Freud o Jung riuscirebbe a raccapezzarsi...

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    5. Ma appunto: è una presa in giro, fin troppo esagerata per essere ficcante (fosse un dirigente, al limite, ci si potrebbe pure credere), di un elettore del pd. Evidentemente, direi. Prenderla per buona credo possa solo far apparire meno buono quel che si scrive, mi pare. Ribadisco che è lungi da me difendere in alcun modo il PD che trovo sommamente repellente.

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  8. Francesco Gesualdi e il grande inganno del debito pubblico: "Sono stati gli interessi a farlo decuplicare"

    ..................Dottor Gesualdi, perché lo spauracchio del debito pubblico, buono a giustificare ogni tipo di intervento di demolizione di stato sociale, crescita e diritti dei cittadini, è una fregatura?

    “C’è un inganno di fondo in quanto si continua a dire che noi siamo indebitati perché abbiamo speso al di sopra delle nostre possibilità. La ricostruzione storica dice invece che le cose non stanno assolutamente così. In verità noi siamo terribilmente indebitati perché abbiamo pagato dei tassi di interesse altissimi negli ultimi 30 anni. Basti pensare che la quantità totale di interessi pagati ammonta a 2.141 miliardi di euro, a fronte di un sorpasso di spese per servizi rispetto alle entrate nello stesso trentennio di soli 140 miliardi. C’è da aggiungere poi che in questi anni si è registrato un risparmio totale di oltre 600 miliardi. Quindi noi ci troviamo inguaiati a causa degli interessi. Questo il discorso di fondo che – guarda caso – nessuno assolutamente fa. Allora la domanda da porsi è solo una: vale la pena di continuare a farsi salassare per pagare interessi alle Banche e alle Assicurazioni?”.
    Interessante, può fornirci qualche dato in più su questo argomento particolarmente controverso ma centrale per la comprensione di molti fenomeni che tormentano l’Europa e l'Italia?

    “Agli inizi degli anni ottanta il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di euro, dopo una decina d’anni era già salito a 1150 miliardi di euro. Questo è dovuto in parte anche agli sprechi ma con una considerazione: le spese per investimenti e servizi sono state superiori alle entrate fiscali ma solo di 140 miliardi. Allora il debito pubblico avrebbe dovuto tutt’al più raddoppiare. Come mai è decuplicato? La risposta l’ho già data: per colpa degli interessi che in quegli anni andavano dal 12 al 20%. Poi la spesa per servizi è rimasta sempre sotto le entrate permettendo un risparmio di 633 miliardi. Abbiamo fatto le formichine ma non è servito, e non servirà”.......................

    http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=114127:francesco-gesualdi-e-il-grande-inganno-del-debito-pubblico-qsono-stati-gli-interessi-a-farlo-decuplicareq&catid=35:worldwide&Itemid=152

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    1. Non conoscevo l'esatta dimensione degli interessi pagati dal 1981, da quando abbiamo deciso di metterci in mano ai mercati finanziari e svendere la nostra democrazia con il divorzio fra Banca d'Italia e Tesoro, ad oggi...è una cifra impressionante, 2141 miliardi, che supera addirittura il capitale montante su cui vengono calcolati questi interessi...altro che Fiorito, Lusi, la mafia e la banda della Magliana, qui siamo di fronte ad un furto a norma di legge di dimensioni colossali e qualcuno un giorno dovrà risponderne nei tribunali della storia...non ho parole...

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  9. Monti è solo l'esattore inviatoci da Goldman Sachs, che sta facendo onestamente il suo lavoro di strozzino.

    Ominoan

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    1. Sintetico ed efficace...sì alla fine della fiera il ruolo di Monti è proprio quello dello strozzino, ma si vede che molti italiani sono masochisti e godono nell'essere torturati giorno dopo giorno da questi usurai e curatori fallimentari...

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  10. Risposte
    1. Grazie e bravo anche a te, soprattutto se sei arrivato alla fine...perchè devo ammettere che questo post era davvero un pò troppo lungo...

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    2. tranne il dossier di Serra, si. Ciao

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  11. Bisogna imparare a non rispondere ai troll. Le sue affermazioni sono talmente stupide che a rispondergli si rischia che la gente non colga la differenza. E lui ha ottenuto il suo scopo. E lo dico anche a me stesso.

    Comunque, per quanto riguarda il post: sono assolutamente d'accordo su tutto, tranne che minimizzare in termini quantitativi la questione dei costi della corruzione. Dalle relazioni della corte dei conti degli anni passati, i costi della corruzione son di 60miliardi all'anno, quelli dell'evasione di 120 miliardi. Quindi stiamo parlando di miliardi, non di milioni.

    Poi sono d'accordo che l'analisi vada centrata sul vero problema che è la cessione di sovranità alla grande finanza (che Monti rappresenta degnamente). E' quindi questo un problema di sopravvivenza della democrazia prima ancora che economico.
    A volte mi prudono le mani.

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    1. Corruzione ed evasione sono mali endemici della struttura politica ed economica italiana, che guarda caso il governo Monti non ha mai voluto affrontare...tranne le uscite propagandistiche di mandare la finanza a Cortina e a Portofino, quando sappiamo bene che la vera evasione non è quella del mancato scontrino, ma i miliardi di euro che vengono esportati all'estero nei paradisi fiscali...non è caso che Monti sia stato molto tiepido verso corruttori ed evasori, visto che gli interessi che difende, quelli finanziari e bancari, sguazzano nella corruzione e nell'evasione...certo la lotta all'illegalità diffusa è necessaria in qualsiasi momento, ma invece che dallo scontrino io cominciare dai grandi capitali scudati o sottratti al fisco...qui invece la logica è sempre quella di rastrellare in basso e portare in alto, non si scappa...

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  12. Caro Piero
    questo governo Monti sta operando nel silenzio tombale dei media senza spiegare il motivo vero dei suoi provvedimenti che sembrerebbero apparentemente senza molto senso.
    Infatti la sua manovra di giugno 2012 che senso ha? in apparenza sembra sensa senso!!!
    Il governo ha ceduto FINTECNA, SACE E SIMEST ALLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI SPA ma non si capisce bene che senso avrebbe una mossa del genere, infatti il prof, Ugo Arrigo dichiarò:

    “E’ evidente che non si può classificare come privatizzazione il passaggio di proprietà da un soggetto pubblico a un differente soggetto pubblico, come si sta verificando nei casi sopra ricordati. E infatti gli organi stampa hanno sostituito il termine privatizzazione, che sarebbe risultato improprio, con quello più neutro di dismissione. Peccato che ad ogni dismissione pubblica, corrisponda in Italia una equivalente acquisizione pubblica. Con aggravante non indifferente: sulla base dell’ultimo provvedimente del governo Monti, a fronte di diversi enti chiamati a dismettere (Stato ed enti territoriali) vi sarebbe un acquirente unico, la Cdp(Cassa Depositi e Prestiti), con una crescente concentrazione degli assat pubblici in capo ad un unico soggetto. Ciò che era pubblico è destinato a restare pubblico, ma anche a divenire monopolizzato.”

    http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-libera/2012/6/21/INCHIESTA-Privatizzazioni-il-piano-del-prof-e-una-nuova-Iri-/293779/

    continua...................

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  13. ........segue

    Ma cos'è diventata la Cassa depositi e prestiti?
    Di Federico Maria Mucciarelli

    Il decreto collegato alla finanziaria per il 2004 ha trasformato la Cassa Depositi e Prestiti da ente pubblico in società per azioni. Lo Stato, in un primo momento, ha detenuto la totalità del capitale della neonata Cassa Depositi e Prestiti s.p.a., per poi cederne una cospicua quota di minoranza alle fondazioni bancarie. La Cassa ha svolto sinora una funzione importantissima tra i meccanismi di raccolta del risparmio (attraverso il c.d. risparmio postale) e di finanziamento degli enti pubblici e, in particolare, degli enti locali a tassi vantaggiosi rispetto a quelli di mercato. Si trattava, in sostanza, di uno strumento di politiche fiscali e redistributive dello Stato, poiché la Cassa non poteva valutare il merito di credito dell’ente che richiedeva un affidamento. Potrà la Cassa svolgere la stessa funzione dopo la, sia pure formale, privatizzazione? Le attività «tradizionali» di finanziamento di enti pubblici vengono attribuite ad una «gestione separata» della stessa Cassa; questa «gestione», però, non è dotata di una completa autonomia patrimoniale che la renda impermeabile alle pretese dei creditori delle altre attività della Cassa (quelle svolte con logiche di profitto e non pubblicistiche). Inoltre, alle fondazioni socie della Cassa viene attribuito un significativo privilegio patrimoniale, che potrebbe indurre a gestire le attività in maniera tale da massimizzare il profitto, imponendo così di selezionare gli affidamenti in funzione del merito di credito. Questo privilegio viene presidiato da un diritto di recesso statutario delle fondazioni stesse; a tale riguardo potrebbe sorgere un problema, perché i prudenti criteri di calcolo della quota di liquidazione paiono in contrasto con il nuovo diritto societario e, quindi, potrebbero essere sostituiti de jure coi più stringenti criteri del codice civile, sicché l’esercizio del recesso potrebbe rappresentare una seria minaccia per la stabilità patrimoniale della Cassa. Molto si è discusso, infine, sulla natura bancaria della Cassa s.p.a. Il decreto sancisce che alla Cassa si applichi la disciplina degli intermediari finanziari iscritti all’elenco speciale di cui all’art. 107 del Testo Unico bancario. La Cassa Depositi e Prestiti, nonostante ciò, esercita oggettivamente attività bancaria. Perché allora applicarle la disciplina degli intermediari? La risposta, probabilmente, sta nei limiti che solo le banche hanno di acquistare partecipazioni industriali, limiti che non riguardano gli intermediari.

    Mercato Concorrenza Regole / a. VI, n. 2, agosto 2004

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  14. .......segue

    Forse i motivi sono spiegati nei seguenti articoli:

    TOGLIERE AI POVERI PER DARE AI RICCHI - RIGOR MONTIS DÀ UN’ULTERIORE AIUTO ALLE FONDAZIONI BANCARIE - COMPLETANDO IL PROCESSO INIZIATO DA GIULIO TREMENDINO NEL 2003, TRASFERISCE TRE CONTROLLATE DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA (FINTECNA, SACE E SIMEST) ALLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI SPA - IN PRATICA LE FONDAZIONI ACQUISIRANNO IL 30% DI QUESTE SOCIETÀ SENZA CACCIARE UN EURO E GUADAGNERANNO UN SACCO DI SOLDI RISCHIANDO I RISPARMI DEGLI ITALIANI…

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/togliere-ai-poveri-per-dare-ai-ricchi-rigor-montis-d-unulteriore-aiuto-alle-fondazioni-45277.htm

    Immobili e azioni affidati ai Fondi così lo Stato aggredirà il debito di VALENTINA CONTE
    http://www.repubblica.it/economia/2012/06/14/news/dossier_dismissioni-37162193/


    Cdp, volano della strategia anti-debito: Monti si prepara al diktat della Merkel

    Uno studio di Mediobanca dello scorso febbraio ("Cassa Depositi e Prestiti: la porta verso il taglio dei debiti") appare quasi profetico ora che Monti si appresta ad aggredire il debito pubblico attraverso la dismissione di Fintecna, Sace e Simest e con la creazione di tre fondi per valorizzare i beni mobiliari e immobiliari dello Stato
    Ugo Bertone

    http://www.firstonline.info/a/2012/06/18/cdp-volano-della-strategia-anti-debito-monti-si-pr/6c3fe25a-09a0-45b9-b8da-25de5e8b0043


    Ma la cosa che temo per davvero è che tale manovra del governo Monti serva per garantire lo European Redention Fund - Fondo di Redenzione Europea, una cosa degna della barbarie di Attila il flagello di Dio, che Alessandro Guzzini ha definito una "follia":

    Perché il Debt Redemption Fund è una follia
    di Alessandro Guzzini*

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/perche-il-debt-redemption-fund-e-una-follia/

    tu caro Piero cosa ne pensi?

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    1. complimenti davvero, questa non la sapevo già, anche se non cambia il quadro e non vi intravedo soluzioni nemmeno ipotetiche.

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    2. Ottimo resoconto davvero Nicola, di cui bisogna tener conto per un prossimo articolo, grazie!!! Stavo appunto impegnandomi per cercare di finire di vedere la puntata di Report che parlava della CdP, ma dopo i primi minuti avevo già capito dove voleva andare la Gabanelli...c'è ancora troppo stato nella CdP, bisogna privatizzarla completamente, perchè lo stato è sporco, brutto e cattivo...ma ormai sappiamo per chi lavora la Gabanelli, non ci possiamo aspettare nulla di buono da una che dice che bisogna eliminare il contante per combattere l'evasione fiscale...per quel che mi riguarda, ciò che penso sulla questione della CdP, anche se devo approfondire meglio l'argomento, è che si sta facendo una manovra non tanto occulta per giustificare e nascondere la prossima privatizzazione di Fintecna, Sace e Simest, perchè fra poco la CdP dirà che dovrà vendere le sue azioni per far quadrare i suoi bilanci...e tutti diranno che è giusto che è un ente così importante socialmente cerchi di ripulire i suoi bilanci e di evitare il fallimento senza chiedere l'aiuto dello stato, ma ovviamente non sapranno che era stata prima la stessa CdP ad espandere i suoi assets comprando le azioni di Fintecna, Sace, Simest...un gioco delle tre carte in cui possono cascare soltanto i polli...

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  15. Grande Piero, mi e' servito un panino e un succo di frutta per finire questo tu ultimo articolo.
    Preciso, puntiglioso e inoppugnabile, come anche i precedenti.
    Vorrei, aggiungere... Quando una persona che sa' il fatto suo si trova pur troppo a scambiar battuta con un TROL fa' si, che le battute siano al massimo due, altrimenti, gli altri che leggono, potrebbero non notare la differenza tra chi e' TROL e chi sa' il fatto suo.
    Detto questo, il gomitolo ITALIA sembra sempre piu' ingarbugliato, e all orizzonte non si vede persone capaci di riuscire nell impresa, sperio che i fatti mi smentiscono, anche perche' all fondo , se non ci sara' un cambio di passo, manca davvero pochino...
    Un saluto
    Leonardo IL_CECCHE

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    1. Grazie Leonardo per il consiglio, forse hai proprio ragione tu e la prossima volta liquiderò il troll con la supercazzola di Tognazzi come ho già fatto in passato...e che spesso rispondo ai troll per cercare di chiarire come stanno le cose a chi magari non conosce i dettagli, ma in effetti potrei creare confusione e disorientamento e magari è meglio aspettare che siano loro stesse, le persone oneste che vogliono capire, a fare direttamente le domande...
      Sulla lunghezza degli articoli credimi ci sto lavorando, mi impongo pure dei limiti che puntualmente disattendo perchè come avrai sicuramente capito a me i limiti quantitativi non mi piacciono tanto (vedi pareggio di bilancio, 60% debito/PIL etc)...pero è vero che devo trovare una giusta misura perchè sottopongo i miei lettori pazienti, affettuosi ed eroici a delle maratone estenuanti...
      Sul futuro invece devo dire che ho delle buonissime sensazioni, sento una leggera brezzolina in poppa e ho cominciato ad alzare le vele per prendere tutto il vento possibile quando arriverà la Tempesta Perfetta...siamo lì ormai, e dobbiamo arrivare a quel momento belli preparati e soprattutto con una struttura che possa tenere a galla questo paese quando arriverà il caos...siamo tanti ormai e ti assicuro siamo belli tosti, e non voglio fare proclami o creare false illusioni, ma la struttura del nuovo movimento politico e culturale comincia ogni giorno di più a prendere forma e sostanza...siamo lenti, questo è vero, ma fra poco arriviamo...

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  16. dal 1981 (divorzio tra tesoro e banca d'italia) ad oggi passando per lo sme l'ecu ed euro pare che alla fine ci siano riusciti .
    abbiamo ormai toccato il fondo ,purtroppo appena toccato di è aperta una botola.
    a questo punto basta giochini politicamente corretti è ora che ciascuno si riappropri del proprio destino visto che in piazza manganellano peggio che mai ,disobbedienza civile.
    Nessuno ha fatto un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva solo fare poco. (Edmund Burke)
    Si può davvero credere che la democrazia, che rovesciò il sistema feudale e liquidò i re, si ritiri davanti a mercanti e capitalisti? (Alexis de Tocqueville)

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    1. L'azione, successiva alla teoria, non è importante ma è FONDAMENTALE...quindi cominciamo a scendere in piazza a Roma il prossimo 27 ottobre per il No Monty Day, e poi diamoci da fare ognuno nei propri ambiti e nella propria cerchia di amici e di parenti per cercare di risvegliare le coscienze...poi i luoghi fisici o virtuali dove incontrarci tutti li costruiremo insieme e li stiamo già costruendo, l'importante è avere bene in mente quale debba essere la base condivisa di valori e principi da cui partire ed aggregarci: sovranità politica, democratica, economica, monetaria...e soprattutto nessuna ideologia ancestrale e anacronistica ad inquinare il dibattito...qui non esiste più la contrapposizione fra destra e sinistra, proletari e capitalisti, operai e borghesi, ma fra i pochissimi che stanno in alto e la moltitudine che sta in basso e sprofonda sempre di più...loro hanno i soldi e noi abbiamo le idee, la lotta è durissima, ma l'esito non è scontato...

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    2. Caro Piero, io ci provo...ma con parenti e affini sto solo destabilizzando la pace familiare ( immaginati dopo il premio Nobel ) e con i lettori di Blondet... si va sempre, nel migliore dei casi, a finire con "ma adesso c' è la Cina " On riesco,proprio a essere ottimista come te...

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    3. Cristina deve insistere perchè nulla è ancora perduto...essere ottimisti non è una scelta, ma un obbligo, perchè se sprofondiamo nel pessimismo (quello che Monti e la sua cricca in fondo vuole...) siamo spacciati...resisti!!!

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  17. ARI AMICI,
    io condivido tutto cio' che avete scritto... e so come finira': saremo tutti piu' poveri, ma ci riprenderemo... siamo usciti da guerre mondiali, crisi del petrolio, terrorismo (bei tempi quelli...) ed usciremo anche da questa crisi, magari un po' malconci, ma ne usciremo...
    L'IMPORTANTE E' NON FARSI TROPPO MALE e saper cambiare un po' stile di vita...
    l'altro giorno c'era un povero negretto che chiedeva la carita' (ooops... volevo dire "di colore...") davanti al caffe' all'uscita del mercato rionale a via chiana in roma... gli ho lasciato il mio euro solidale e sono entrato a farmi il mio cappuccino... mentre lo sorseggiavo ho visto lo stesso che estraeva tranquillo tranquillo dalla tasca il suo ipod e si metteva a chiacchierare diversi minuti al cell. BEH, PERDONATEMI MA MI SONO PENTITO DI AVERGLI DATO L'EURO, dato che il mio cell. e' piu' vecchio e brutto del suo...
    un'altro esempio... tutto vero... un mio conoscente in cassa integrazione staordinaria da 19 mesi, al 70% dello stipendio, col secondo lavoro al nero, si' fatto la nuova panda (9750 euro di cagata, ma almeno italiana...) ed io sto ancora con l'agila del 2002...
    DOVE VOGLIO ARRIVARE...? semplice...
    la crisi c'e' ma e' per pochi, credo non piu' del 7 o 8 % degli italiani... intendo la crisi vera, ai limiti dell'atto inconsulto... ed anche qui e' molto una crisi di tipo psicologico che reale, dato che mia madre mi ha spiegato bene cosa fosse la fame vera in tempo di guerra...
    INSOMMA, VOGLIO DIRE... crisi si', ma non disperiamoci troppo, che passera' pure questa, e nel frattempo un piatto caldo ed un tetto la caritas ce lo dara' sempre... basta non farsi troppo male da soli...
    LA FAME VERA E' UN'ALTRA E NON STA QUI'... per fortuna.
    cordiali saluti.
    fabio.

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    1. ecco è propio questo il più grave dei problemi per risvegliare le coscienze (con la i?) bisogna proprio toccare il fondo
      embe ci toccherà propio questo.
      per piero l'altro problema e che sono spariti gli ideali e le ideologie destra e sinistra sono solo nomi, ma prima perlomeno erano riempite di idee

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    2. Concordo sul fatto che l'Italia sta resistendo di più e meglio alla crisi grazie ai risparmi accumulati negli anni passati, che per esempio spagnoli o greci purtroppo per loro non hanno...tuttavia non riesco a capire quale certezza ti spinge a dire che usciremo anche questa volta dalla crisi: chi? come? cosa accadrà per fare uscire l'Italia dalla crisi? Tutti i dati stanno peggiorando e le prospettive sono pessime...se per te uscire dalla crisi significa accettare gli aiuti europei e l'arrivo dei funzionari della trojka, beh questo è quello che accadrà fra non molto tempo, visto che sono già iniziate le grandi manovre di affossamento delle banche italiane e MPS in particolare a colpi di rating...
      Sulle idee che erano contenute nelle vecchie ideologie, non penso che siano molto diverse da quelle che stiamo portando avanti noi senza metterci un'etichetta sulla spalla, destra, sinistra, fascista, comunista: uguaglianza, giustizia, equità sociale, libertà, democrazia...insomma non serve un partito o una copertura ideologica o ideale, per diventare portatori sani di valori umani inalienabili e senza tempo: non mi pare che prima del partito comunista, non esistesse nel mondo il concetto di giustizia ed uguaglianza, o prima del partita fascista, non esistesse quello di ordine ed equità sociale...insomma una cosa sono le idee, di cui noi tutti possiamo essere portatori a livello individuale senza necessità di far parte di un partito o di una fazione, altra cosa sono le ideologie, che sono la distorsione pratica e opportunistica di idee che servono solo come copertura per mascherare e occultare i propri interessi personali...

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  18. Ciao Piero, come il solito gran articolo.

    Ho messo in grafico (istogramma) i costi della politica e fiscal compact e MES, beh! Da rabbrividire...rende l'idea molto meglio che con i numeri (d'altronde i grafici hanno questo scopo).

    Ci sarai a Rimini?

    David

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    1. Ottimo David, l'idea di mettere i costi comparati in un istogramma è davvero efficace, perchè anche secondo me un grafico parla più di mille parole o numeri...
      Purtroppo a Rimini non ci sarò perchè avevo preso degli impegni pregressi, però guarderò sicuramente i video del summit...non ti nascondo che l'enfasi con cui Barnard sta pubblicizzando l'evento mi pare un pò esagerata, perchè si tratta pur sempre di un convegno di economisti e non di un'assemblea costituente di un nuovo partito o movimento politico...
      Quando Barnard si deciderà a collaborare più direttamente alla creazione di un movimento politico anti-euro che non sia però fondato solamente sul dogma della MMT (per carità bella teoria, ma non è ovviamente la risposta definitiva a tutti i problemi del mondo e dell'Italia in particolare...), allora lo prenderò un pò più sul serio, ma fin adesso mi sembra più chiasso, rumore, polveroni, che azioni concrete...con un modo di fare fra l'altro che crea più esclusioni (o dentro o fuori, o stai con me o sei contro di me) che inclusioni...non è l'atteggiamento corretto, secondo me, per creare qualcosa di nuovo e di aggregante in Italia...ma ripeto sono mie considerazioni personali e magari io non capisco nulla e Barnard sta facendo la cosa giusta, non so, vedremo...intanto mi piacerebbe che collaborasse e cooperasse di più con gli altri che si stanno già muovendo nella sua stessa direzione, ma con maggiore tolleranza, apertura mentale e voglia di confrontarsi sulle idee e sui contenuti, senza farsi trascinarsi troppo dagli slogan propagandistici o prospettive apocalittiche...tentativi di tirarlo dentro ne abbiamo fatti già parecchio, quindi adesso spetta soltanto a lui capire e decidere cosa fare...
      In ogni caso tutti gli sforzi che sta facendo nell'organizzazione dei forum sono ammirevoli ed encomiabili, ma adesso serve il cambio di marcia...se riuscirò vedrò di partecipare al meeting di Cagliari, anche se il 27 sarò a Roma per il No Monti Day...mi raccomando, se tu vai al summit di Rimini, facci poi un puntuale resoconto su ciò che è successo e soprattutto su quali sono le reali intenzioni di Barnard (vuole diventare un organizzatore di meeting economici per tutta la vita??? O vuole dare davvero una svolta alla politica italiana?)...

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  19. ciao Piero

    a proposito di guadagni. Un mio amico tempo fa mi ha detto che in confronto a quanto intascano gli speculatori finanziari i politici italiani sono dei pezzenti.
    Mi ha fatto il nome di John Paulson e mi ha detto che questo signore con la finanza speculativa ha intascato qualcosa come 8 miliardi di dollari in un anno. Mi sembrava strano ma il mio amico mi ha detto che quando parliamo di finanza la ricchezza si misura in centinaia di milioni di dollari e in miliardi.

    potresti dirmi per favore chi è questo Paulson e se è vero che questi guadagnano miliardi di dollari.
    mi pare assurdo: 8 miliardi di dollari non sono forse 15.000 miliardi di vecchie lire.
    ma c'è gente che percepisce queste cifre?
    un operaio dovrebbe lavorare un milione di anni per arrivare a simili cifre.

    Roberto Cellini

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    1. Ciao Roberto, se parliamo dello stesso Paulson ci riferiamo a Henry Paulson segretario del Tesoro sotto la presidenza Bush e poi segato da Obama dopo gli sviluppi della crisi finanziaria, di cui Paulson è stato uno dei responsabili diretti essendo stato CEO di Goldman Sachs nel periodo delle vacche grasse e degli investimenti selvaggi...stiamo parlando appunto di uno dei maggiori sciacalli che gli Stati Uniti abbiamo mai conosciuto (ti consiglio di vedere il film "Inside Job" per capire di che razza di delinquente si tratta)...
      Ad ogni modo le cifre che riporti di compensi da 8 miliardi di dollari in anno non mi sembrano verosimili, mentre sicuramente siamo nell'ordine dei milioni di dollari (non so quanti esattamente, ma siamo in un range fra gli 8 e gli 80 milioni di dollari l'anno)...
      Secondo me il tuo amico si è confuso con le parole inglesi "million" (milioni), "billion" (miliardi), "trillion" (1000 miliardi)...comunque si tratta ugualmente di cifre esagerate, considerando appunto che Paulson è stato uno degli artefici diretti della crisi, poi promosso "inspiegabilmente" a ministro del tesoro da Bush...uno dei classici esempi di come funziona la porta girevole fra politica e finanza e del fatto che i responsabili della crisi sono stati promossi invece di essere condannati e sbattuti in galera (in Italia, abbiamo pure nel nostro piccolo il caso Mussari, che dopo aver fatto fallire Monte Paschi di Siena è stato promosso a presidente dell'ABI)

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  20. Per la serie "continuiamo a fare terrorismo":

    http://www.repubblica.it/economia/2012/10/17/news/euro_senza_piigs_costa_17mila_mld_in_ginocchio_francia_e_germania-44710109/

    Giornalaccio ridicolo.

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    1. Non ci sono più aggettivi per definire un giornale inqualificabile come Repubblica...il giornalista mette in evidenza tutti i costi che gli altri paesi avrebbero con un'uscita dei PIIGS dall'area euro, ma non dice una parola sui costi che sostiene l'Italia rimanendo per forza nell'area euro (per fare un piacere a Stati Uniti, Germania e Francia, non sia mai che pensiamo di fare un favore a noi stessi...siamo matti!!! Noi siamo nati per far stare bene gli altri mica noi stessi...noi dobbiamo soffrire affinchè altri possano prosperare...Repubblica, il PD e tutti gli europeisti italiani sono uno scandalo e un'offesa all'intelligenza italiana!!!)...anche se in un afflato di dignità professionale, il giornalista accenna velatamente al fatto che uscendo dall'area euro, l'Italia guadagnerebbe in competitività nei confronti di Francia e Germania...ma dai??? Non lo sapevi??? E non ti sei mai chiesto per quale motivo tu, il tuo direttore Mauro, Scalfari sostenete la permanenza nell'euro, pur sapendo che uscendo riguadagneremmo in competitività? Per quale fazione parteggiate??? Siete ancora italiani o cosa esattamente???

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  21. Caro Piero,
    Concordo con quasi tutto ciò che hai finora divulgato
    Solo un appunto: la sentenza della Corte costituzionale non mostra affatto resistenze a tagliare gli stipendi di magistrati e "alti dirigenti pubblici".
    Il discorso della Corte è che, a parità di retribuzione, istituire una sostanziale aliquota aggiuntiva solo per i redditi percepiti dal "pubblico dipendente" vìola il principio di eguaglianza e di capacità contributiva. Insomma, il super-contributo (in realtà tributo) sarebbe perfettamente legittimo se fosse applicato a tutti quelli che percepiscono quello stesso ammontare di reddito. O, e specialmente, un ammontare molto superiore ad es; gli a.d. bancari (per non parlare di categorie professionali autonome come notai, avvocati e commercialisti).
    Ora, mi dirai che(in realtà sarebbe una posizione "a priori" che mi pare tu rigetti con saggezza) comunque, chi fa un lavoro pubblico "non merita" quelle retribuzioni. Si può indagare e, introducendo adeguati misuratori, si potrebbe pure in parte dimostrarlo, ma su casi e categorie concrete, non generalizzando.
    Un'affermazione così recisa dovrebbe conseguire "non" al sentito dire dei "livorosi" un tanto al chilo che, oggi più che mai, fanno il gioco delle oligarchie intente a determinare deliberatamente la recessione "salvifica" a cui stiamo assistendo.
    Piccolo particolare: le decine di migliaia di aministratori delegati, consiglieri d'amm., direttori generali, a nomina esclusivamente politica (e i cui meriti nessuno ha mai accertato), dentro la galassia delle società pubbliche dei vari enti territoriali (con capitalizzazioni, ricapitalizzazioni e cessioni di quota ai partner privati, nonchè con libertà di assunzione senza pubblico concorso del personale relativo...tutto a carico pubblico), sono al di fuori di questi "tagli" (rectius "tributi" mascherati).

    Inoltre, a onor del vero, una cosa sono i dirigenti pubblici, che hanno fruito di una enorme dilatazione dei compensi a partire dalla riforma del 1999-2000, una cosa i magistrati.
    I primi, al vertice della loro carriera, erano -secondo la tradizione delle "carriere economiche" valevoli in precedenza da oltre un secolo- agganciati e allineati ai secondi.
    Questo aggancio è del tutto saltato e i dirigenti di prima fascia dello Stato, e, a cascata, anche di regioni e enti locali, percepiscono stipendi infinitamente superiori a quelli dei magistrati: prova a comparare i dati, non certo trasparenti, includendo tutte le voci "risultato", posizione ecc., che cumulano tali dirigenti, fino a percepire stipendi doppi e tripli, attenzione! non della "media" dei magistrati, ma delle poche decine di essi che sono al vertice delle carriere.
    Prova ne è che TUTTI tali soggetti, migliaia, hanno dovuto subire un "tetto" che li "limita" allo stipendio massimo del primo presidente della Corte di cassazione, che è un solo magistrato su tutti, un'unica posizione che per la maggior parte dei magistrati italiani non è MAI raggiunta.
    Esistono poi studi (CEPEJ, rete europea sulla giustizia, reperibili in rete) che attestano che, a differenza di quanto accade per parlamentari e dirigenti pubblici-inclusi i superpagati vertici di bankitalia!-, gli stipendi dei magistrati italiani, che indicano come i magistrati italiani siano pagati in una misura che rientra nella media europea (senza peraltro calcolare i non trascurabili fringe benefits che hanno gli altri magistrati europei e "non" quelli italiani), con in più il dato, eclatante, che essi hanno una produttività ben superiore alla stessa media (di gran lunga la più alta tra i paesi "grandi" UE).
    Vedi bene come le cose non siano semplici come sembrano e, sapendo distinguere, la stessa assimilazione tra magistrati e dirigenti pubblici, in un unico calderone, agevola la creazione di una confusione che è tutta a beneficio del disegno della "finanza al potere".

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    1. Effettivamente il discorso è molto complesso e merita una trattazione più adeguata, con un articolo specifico. Quindi ammetto che liquidare così la questione dicendo che bisogna piegare le resistenze che esistono nell'amministrazione pubblica, citando la sentenza della Consulta, può essere riduttivo e creare fraintendimenti. Apprezzo molto che tu abbia chiarito il punto spinoso dell'intera faccenda, facendo anche la giusta distinzione fra dirigenti pubblici e magistrati, che non godono delle stesse condizioni retributive.
      Tuttavia, la mia segnalazione si inseriva in un discorso più ampio di studio di meccanismi di adeguamento della retribuzione dei funzionari, dirigenti e semplici impiegati pubblici all'andamento dell'economia di un certo paese e alla valutazione dei sui indici strutturali (PIL, inflazione, deficit pubblico ed estero). Lo scopo sarebbe quello di rendere più flessibili e allineare le retribuzioni con quelle che sono le reali condizioni di un paese, perchè se è vero che chiediamo continuamente più efficienza al settore pubblico, è anche vero che bisognerebbe inserire maggiori elementi di flessibilità in tale settore per renderlo più efficiente...
      Adesso faccio uscire fuori quella parte di grillino che è in me e rischiando di sembrare qualunquista ti dico pure che essendo nostri dipendenti, dovremmo essere noi cittadini a decidere quale debba essere il livello delle loro retribuzioni e mettere delle soglie mobili in modo da adeguare i loro stipendi alle condizioni generali del paese: capisco che in questo modo si cade nell'errore volutamente inspirato dalle oligarchie di credere che lo stato sia un'azienda e debba funzionare con le stesse logiche di un'azienda, ma avendo chiaro questo rischio strumentale e anticipando che secondo me l'associazione stato-azienda sia una mostruosità, ribadisco che anche uno stato pienamente sovrano, democratico, indipendente dovrebbe porsi il problema delle retribuzioni dei suoi dipendenti: se un anno si verificasse in un incremento improvviso di inflazione, quali strumenti avrebbe tale stato per agire prontamente? Principalmente controllo dei prezzi e dei salari (seguito dalle politiche fiscali e monetarie del governo e della banca centrale), quindi la flessibilità delle condizioni retributive dei dipendenti pubblici dovrebbe essere una leva importante su cui agire, per il bene sociale e la sostenibilità economica del paese...quindi non capisco perchè i dirigenti pubblici e magistrati dovrebbe essere esentati da questa attività di revisione dei salari, stabilendo a priori dei tetti salariali rigidi che sono slegati dall'andamento generale del resto del paese...in questo senso, secondo me, andrebbero riviste e piegate certe resistenze più culturali e settarie che prosperano nel nostro paese come del resto in ogni parte del mondo...siccome il futuro è molto più flessibile e incerto di come noi possiamo attenderci, anche noi dobbiamo adeguarci costruendo una società che sappia rispondere elasticamente a questa flessibilità e incertezza...mentre la rigidità non è sintomo di stabilità, ma di disuguaglianza e mancanza di coesione sociale, almeno secondo il mio modesto parere di ingegnere che basandosi sulla scienza delle costruzioni ricorda che i sistemi rigidi sono anche quelli più fragili e instabili, mentre quelli più flessibili ed elastici rispondono meglio agli urti e alle sollecitazioni esterne...

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    2. Per questioni di spazio ti rispondo in 2 fasi.
      Ma come proprio tu che sei consapevole della manovra dell'euro, e del tentativo (riuscito), in esso insito, di scaricare sul lavoro tutti gli aggiustamenti che il cambio fisso non consente, mi parli di deflazione salariale a carico dei soli dipendenti pubblici in caso di inflazione (che andrebbe perciò controllata per questa via)?
      Comunque basta leggersi questo
      http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sezioni_riunite/sezioni_riunite_in_sede_di_controllo/2012/delibera_13_2012_contr_cl.pdf
      A pag.36 puoi vedere che i redditi reali del pubblico impiego sono in crescita NEGATIVA dal 2007 e la decrescita diviene anche "nominale", va sottolineato, a partire dal 2010-2011 per effetto delle misure del dl 78\2010....e questo fino al 2015...quando a regime è prevista un crescita nominale di 0,5%!.
      N.B. La diminuzione reale e nominale dei redditi dei magistrati, al netto delle regole ritenute incostituzionali, è COMUNQUE più alta, dato che permane il blocco dell'adeguamento già disposto dalla finanziaria 2006! Suppongo che non lo sapessi, dato che laddove disponi delle informazioni i tuoi ragionamenti sono condivisibili.

      Quindi quello che da "grillino" ritieni debba essere realizzato è già in atto (entro il 2015 il taglio nominale, non reale, ovviamente molto più alto, sarà di oltre 2,5 punti). La domanda è: è auspicabile? E' auspicabile la creazione di ulteriori sacche di povertà?

      L'inflazione dipende essenzialmente dai salari in situazione di cambio fisso. Ma la deflazione salariale significa caduta della domanda aggregata il che in condizione recessiva significa manovra pro-ciclica e espansione dei fallimenti e della disoccupazione a tutti i settori economici. TUTTI (dove ritienti che spedano i loro soldi i pubblici impiagati se non da tutto il sistema produttivo e commerciale privato?).
      Cioè significa innesco del fiscal multiplier negativo. Una vera e propria garanzia di ampliamento della recessione.

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  22. 2.Perchè quello che va bene in Argentina (il sostegno alla domanda con la creazione di lavoro pubblico) in Italia diviene peccaminoso?
    E perchè solo in Italia visto che la percentuale di pubblici impiegati è già allineata alla media UE e per di più, limitandola allo Stato, già ora inferiore a quella di germania e francia (che hanno retribuzioni medie ben più alte, mentre Hollande che è ben attento, ha addirittura ampliato le pubbliche assunzioni)?

    E per di più, del p.i. italiano è prevista la costante diminuzione per via di blocco delle assunzioni, ritardi nei pensionamenti e tagli degli organici da spending review?
    Cos'è che non va bene? Che non c'è abbastanza guerra tra poveri, mentre i creditori bancari ci spolpano?

    Ma poi chi l'ha detto che l'inflazione sia un male? Che occorra ossessionarsi con l'inflazione (e richiamo ancora una volta l'esempio dell'Argentina che tu stesso additi)? Forse che il limite del 2% ha un senso economico?
    Certamente non è così.
    Mohsin Khan e Abdelhak Senhadji del Fondo Monetario Internazionale (un’istituzione certo non “eterodossa” o “antagonista”) stabiliscono che nei paesi industrializzati l’inflazione comincia ad avere effetti depressivi sulla crescita quando supera il 4% all’anno (vale a dire il doppio del target della Bce), e questi effetti, ATTENZIONE, sono comunque contenuti, in ragione di circa 0.1 punti di crescita in meno (!!!) per ogni punto di inflazione in più. E questo ceteris paribus, cioè senza contare l'effetto espansivo dei consumi e dei risparmi derivante da adeguate politiche salariali, pur in inflazione crescente (“Threshold effects in the relationship between inflation and growth”, IMF Working Papers, n. 110, Washington: IMF, 2000).
    Questo tanto per capirsi su come certi assunti siano più o meno inconsciamente interiorizzati fino a portare al di fuori della realtà e...alla sindrome di Stoccolma...
    Tu stesso, poi, hai citato Panizza che, tra l'altro, in altro studio ha dimostrato come neppure ci sia una correlazione seria tra debito pubblico "eccessivo" e presunta mancata crescita...Neppure ci sono criteri universalmente accettati per stabilirne la "insostenibilità", tranne, a spanne, che questo cresca più della crescita del PIL, cioè proprio un effetto tra i più sicuri delle politiche restrittive maastricht-fiscal compact, di cui il deflazionismo salariale è uno dei capisaldi...

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  23. 3. Scusa, ma rileggendoti con la meritata attenzione, aggiungerei:
    a) magistrati e dirigenti pubblici sarebbero "esentati" dalla "revisione" dei salari (e abbiamo visto che non è neppure vero, in base al rapporto della corte dei conti)?
    Ma perchè gli executives e gli a.d. privati ne sono coinvolti? Queste categorie hanno visto in tempi di crisi e di taglio del personale addirittura l'incremento delle retribuzioni e comunque nessuno ha pensato a innalzare la loro aliquota sul reddito coe per i pubblici dipendenti...
    b) E comunque i tagli alle retribuzioni non possono farsi solo perchè si ritengono dei lavoratori "propri dipendenti": neppure nel privato ciò è fatto "a prescindere" da precise condizioni aziendali e di bilancio (contrattate coi sindacati...in teoria, perchè la disoccupazione indotta toglie spazio a questo momento);
    c) i lavoratori pubblici (che non intendo certo difendere a oltranza) comunque sono dipendenti dello Stato-apparato (persona giuridica di diritto pubblico non coincidente con lo Stato comunità di cui sono organi il Parlamento e i vertici politici esecutivi...non la p.a.), per Costituzione; e la p.a. è regolata dalla legge nella sua organizzazione (art.97 Cost., sono al servizio della Nazione ma LA LEGGE deve garantirne le modalità di imparzialità e buon andamento). Quindi non ha alcun fondamento giuridico e prima ancora civile, arrogarsi il diritto di ritenere il lavoratore pubblico un "proprio dipendente" (formula suggestiva che semmai è, con approssimazione, applicabile ai politici elettivi e loro proiezioni di "governo");
    c) poichè per lavoro mi occupo dell'impatto della regolazione e della spesa pubblica, ti posso assicurare che se c'è, come c'è, un problema di "efficienza" della p.a., questo è essenzialmente dovuto alla mancanza di investimenti protratta da oltre 20 anni, cioè dalla bella "pensata" di maastricht, accodatasi all'inizio delle politiche restrittive dela spesa pubblica sostanziale (al netto degli interessi) derivante dal divorzio tesoro-banca d'Italia. I dati al riguardo sono eloquenti.
    d) Le sbandierate riforme degli ultimi anni non falliscono per colpa di pubblici dipendenti ostracisti ma perchè tutte prevedono il "costo zero"; cioè sono riforme di "carta" e nulla più, mentre i tagli hanno provocato la mancata immissione in servizio delle adeguate professionalità (e il ricorso alle consulenze esterne, costose e a totale discrezione politica)

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    1. Quarantotto retrocedo umilmente davanti alla tua analisi sull'argomento dell'impatto della regolazione e della spesa pubblica, e dei trattamenti dei salariati pubblici in particolare, visto che ne sai più di me e sarebbe pretendere di saperne di più di uno che lavora a tempo pieno su certi argomenti...anzi sono felice che attraverso la mia provocazione, sia riuscito a tirarti fuori tutte queste notizie e informazioni, che vanno nella giusta direzione di arricchire il blog con maggiori dettagli, sempre più corretti e precisi.
      Tuttavia ci tengo anch'io a precisare alcune cose per non creare fraintendimenti su ciò che penso su alcuni argomenti cruciali:

      1) Non sono "grillino", perchè non condivido affatto la sua lotta a testa a bassa contro la casta, la corruzione, gli sprechi senza mai analizzare il contesto generale in cui è inserita l'Italia e soprattutto la sua adesione assurda e insostenibile alla moneta unica euro...tuttavia mi sento molto vicino ad alcune posizioni del M5S sulla conversione ecologica e il cambio culturale di rapporto fra i cittadini e gli apparati statali (sia politici che organici)

      2) Mi è chiara la faccenda che il cambio rigido scarica sui salari l'onere degli aggiustamenti macroeconomici...tuttavia non credo che il cambio flessibile risolva da solo tutti i problemi strutturali e macroeconomici di un paese, sottraendo le autorità competenti dal controllo di tutte le variabili in gioco, compresi i prezzi, i salari, i movimenti di capitali e merci, i rapporti di cambio, l'inflazione, la bilancia dei pagamenti etc

      3) Ovvio che in questo contesto folle dell'euro, anche i dipendenti pubblici abbiano subito il contorto meccanismo di deflazione salariale (anche se ammetto che non conoscevo esattamente l'entità e quindi doppiamente grazie per i dati, che utilizzerò magari per un prossimo articolo), a cui sono già sottoposti da parecchi anni i lavoratori privati...quindi per me l'uscita dall'euro è la prospettiva più auspicabile nel prossimo futuro

      4) Malgrado tutti gli studi di economisti, analisti, studiosi, le cause e gli effetti dell'inflazione sono ancora per certi versi ignote e non possono essere ricondotte a singoli elementi, ma ad un complicato intreccio di concause ed effetti collaterali... sappiamo da dati sperimentali che la correlazione fra svalutazione e inflazione è molto bassa, ma sappiamo anche che a lungo termine i differenziali di inflazione influiscono sui tassi di cambio relativi con gli altri paesi...ripeto a "lungo termine" il tasso di cambio assorbe i differenziali di inflazione (teoria PPP della parità relativa di cambio), ma a breve e medio termine sono altre le matrici su cui bisognerebbe agire per contenere improvvisi fenomeni inflazionistici dannosi per la situazione economica e congiunturale di un determinato paese, non ultimo come detto il controllo interno dei prezzi e dei salari e il controllo sulla movimentazione dei beni e dei capitali

      5) Non esiste un livello di inflazione ideale, valida per tutti i casi e tutte le situazioni, come vuole farci credere la BCE e l'UE...in alcuni casi un'inflazione bassa può favorire la competitività di un paese, in altri casi un'inflazione alta con adeguata indicizzazione dei salari può aiutare un paese a far ripartire gli investimenti e i consumi...quindi come tutte le variabili economiche, l'obiettivo di inflazione desiderata deve essere un elemento discrezionale di politica economica e tarato in base alle esigenze congiunturali di un determinato paese

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    2. 6) In fase di recessione, abbattere la spesa pubblica è una pura follia che contrasta proprio con le elementari regole di logica...tuttavia la spesa pubblica non significa solo politica salariale espansiva, ma soprattutto adeguato piano strutturale di investimenti pubblici di lungo periodo che possano non solo far ripartire consumi, investimenti, fiducia tramite il meccanismo del moltiplicatore fiscale, ma soprattutto migliorare le infrastrutture, la sostenibilità ambientale e strutturale del paese nel lungo periodo

      7) Credo opportuno quando l'Italia uscirà dall'euro (e ne uscirà di sicuro), studiare un meccanismo di adeguamento dei salari a tutti i livelli, sia per i contratti nazionali di lavoro nel settore pubblico che privati, per aggiungere maggiori elementi di flessibilità che aiutino il paese a gestire meglio i rapporti con l'estero (che inizialmente saranno abbastanza turbolenti e tumultuosi)...un'eventuale scelta di indicizzazione dei salari all'inflazione deve essere accompagnata da rigorose politiche protezionistiche, perchè se la maggiore domanda interna si riversa sui prodotti stranieri potremmo avere eventuali problemi di equilibrio dei conti con l'estero.

      8) Il debito pubblico per un paese che ha un pieno controllo della sua politica monetaria e fiscale non è in generale un problema per un paese...ma come hai giustamente detto tu, lo stock di debito va correlato al PIL del paese, che è un reddito, un flusso, per capirne la sostenibilità nel lungo periodo e il tasso di indebitamento va confrontato con il tasso di crescita...non perchè lo stato non sia in grado di pagare il debito con la sua moneta, visto che ne sarebbe il monopolista esclusivo, ma per il solito problema dei rapporti di scambio con l'estero che alla lunga possono rendere insostenibile un elevato debito pubblico, soprattutto quando accompagnato da deficit delle partite correnti con l'estero e dalla mancanza di una moneta di riserva internazionale (caso USA)...quando si dice spesso che il Giappone ha un debito pubblico/PIL del 237%, si omette spesso (e lo faccio colpevolmente anch'io) di dire che il Giappone ha un rassicurante surplus delle partite correnti che lo mette per adesso al riparo da eventuali problemi di sostenibilità dei conti con l'estero

      Ripeto, faccio queste precisazioni a titolo personale e non assoluto perchè non vorrei essere frainteso su certi argomenti che ritengo cruciali...non essendo un tecnico, un economista, faccio queste considerazioni sul puro ragionamento logico degli elementi che conosco e che ho disposizione, ma se ritieni opportuno fare altre precisazioni utili al ragionamento falle pure e io rimango in umile ascolto...come avrai capito, non sono un dogmatico, non ho posizioni assolute da cui parto ma vado avanti a step logici e adoro chi riesce a farmi ragionare su alcune cose che magari mi sono sfuggite...e ripeto quello di elevare il dibattito e la capacità di ragionamento sui problemi e i dilemmi sollevati da questa crisi è lo scopo principale di questo blog. Per il resto, sì, voglio tagliare i stipendi degli alti dirigenti pubblici ora e subito!!! :)

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  24. A parte l'idiosincrasia (contraddittoria col resto dei ragionamenti :-)) per i dirigenti pubblici -(ma ti capisco, solo che sono una brutta gatta da pelare, che richiede la conoscenza accurata della macchina dello Stato)-, problema che si può risolvere anche facendo riferimento alle famose medie UE, (che Giovannini non "riesce" a stranamente a determinare...laddove si vedrebbe che ci sono stati eccessi che partono proprio dalle posizioni del MEF e di..Giovannini, Bankitalia et similia), l'importante è essere pronti e con le idee chiare per non farsi "fregare" quando usciremo dall'euro (e non sarà "piece of cake", ma ovviamente dipende da "come" lo si farà).

    Per il resto, non posso che ribadirti che, in tale prospettiva, il vero problema non sarà l'inflazione (che permette anzi l'abbattimento del debito "interno" oltre che esterno). Veniamo da un lungo periodo di tendenziali tassi reali positivi e di ossessiva repressione dell'inflazione. Cioè di protezione dei profitti finanziari.
    I tassi di cambio reale, poi, non sono un problema che si porrebbe in modo drammatico come sembri supporre, dipendendo, la possibilità di attivi del CAB (che l'Italia normalmente raggiunge fuori dai vincoli valutari) da fattori quali le rispettive elasticità dell'export, dell'import e dall'effetto "strozzatura".
    Posso, sommessamente, rinviarti a vederti la c.d. condizione di Marshall-Lerner nonchè la "legge" di Thirlwall in "Modelli di crescita limitata dalla bilancia dei
    pagamenti: storia e panoramica" (Moneta e Credito, vol. 64 n. 255 (2011), 319-367).
    Ti lascio anche questo che è un buon compendio
    http://www.robertocellini.it/doc/master_specializzazione/Master_ice_cellini_2008_bdp_.pdf
    E se mi permetti, anche questo:
    http://www.ipc-undp.org/publications/srp/BALANCES%20IMBALANCES%20AND%20FISCAL%20TARGETS.pdf

    Per il resto, il prof Bagnai sta per uscire con un libro che tratta tutti questi problemi e prospettive in modo, a mio parere, chiaro, esauriente e attendibile, come nessun altro ha avuto modo (e il coraggio) finora di fare.
    Il problema è costruire una cultura diffusa, il più possibile, che consenta di "resistere, resistere, resistere" alla marea montante di m...con cui comunque cercheranno di sommergerci.
    In tal senso, il tuo contributo, aperto, civile e razionale, costituisce un ulteriore lodevole contributo.
    A presto, dunque

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    Risposte
    1. Grazie Quarantotto per i consigli di lettura che ho messo gelosamente fra nella cartella dei libri preferiti da leggere al più presto (sono tanti, come presumo immaginerai, ma sulla faccenda della BdP serve al più presto un maggiore approfondimento perchè come ti ho già anticipato la questione dei tassi di cambio reale non è che mi convinca molto e la teoria PPP andrebbe presa a piccole dosi e con cautela...)
      Detto ciò attendo anch'io il libro di Bagnai, che meglio di chiunque altro può insegnarci parecchie cose all'argomento...e poi sì, dobbiamo cercare di resistere a queste bordate di m...che arrivano da tutte le parti e questo ovviamente deve essere un lavoro coordinato, determinato, incisivo, compatto, in cui tutti, ad ogni livello dobbiamo sentirci partecipi e coinvolti...per non farci fregare un'altra volta quando usciremo dall'euro!!!

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