lunedì 9 gennaio 2012

RIFORMA MONETARIA, UNA RIVOLUZIONE CHE PUO’ PARTIRE SOLTANTO DAL BASSO

In questi ultimi anni ho speso molto del mio tempo libero a documentarmi sulle questioni monetarie e sui problemi legati all’attuale politica monetaria. Un modo piuttosto insolito e deprimente di trascorrere il proprio tempo libero, direte voi, ma purtroppo la curiosità di capire come funziona e su quali principi si fonda il mondo in cui viviamo è stata spesso superiore alla voglia legittima di distrazione e stordimento.

Penso di non avere capito tutto fino in fondo, perché la materia è stata volutamente complicata da inutili tecnicismi,  ma credo di avere compreso abbastanza: la moneta è un concetto spinoso, non tanto però per la sua natura intrinseca, quanto per la sproporzionata e straordinaria valenza di elementi umani, sociali, politici, psicologici, economici con cui è stata amplificata la funzione iniziale della moneta, quale semplice strumento di misurazione e insieme unità di misura di riferimento del valore di un bene o di un servizio.


Non voglio tediarvi con lunghi monologhi sulla storia mondiale della moneta, a partire dai primitivi delle caverne fino ad oggi, perché altri prima di me hanno affrontato egregiamente l’argomento e su internet possono essere trovati molti interessanti documenti e puntigliosi trattati storici, ma per seguire il filo logico di questo articolo basta tenere ben saldi nella mente questi due eventi e queste due date: 1 luglio 1944,  Accordi di Bretton Woods e 15 agosto 1971, fine del sistema monetario denominato Gold Exchange Standard.

Dal 1 al 22 luglio 1944, in piena seconda guerra mondiale, i delegati nazionali, i principali economisti e banchieri del mondo si incontrarono in un albergo nel paesino montano americano di Bretton Woods per stabilire le principali regolamentazioni monetarie internazionali da applicare subito dopo la fine della guerra: senza tergiversare troppo sui dettagli, si decise che tutte le monete mondiali dovevano avere un rapporto di cambio fisso con il dollaro, che diventava l’unica moneta di riserva che faceva da sottostante e collaterale a tutte le altre, mentre soltanto il dollaro poteva a sua volta essere convertibile in oro.

In questo caso la moneta non era solamente un semplice strumento di misura del valore, ma era ancora un valore essa stessa (e spesso si usa il termine di moneta-merce per ribadire meglio questo concetto), perché qualunque quantità di moneta, metallica, cartacea o elettronica, poteva essere convertita direttamente, nel caso del dollaro, o indirettamente, nel caso delle altre monete mondiali, in una assegnata quantità di oro: la moneta quindi era un bene, al pari di una qualsiasi altra merce di scambio, con una peculiare utilità di servizio, la misurazione del valore.

Il 15 agosto del 1971, il presidente americano Richard Nixon, pressato da una violenta crisi economica e politica internazionale, annunciò con uno stringato comunicato la fine del regime monetario definito Gold Exchange Standard, annullando in pratica la convertibilità fra l’oro e il dollaro, perché non esisteva più copertura sufficiente di tutti i dollari cartacei, metallici, elettronici diffusi nel mondo dalla fine della seconda guerra mondiale: forse non era intenzione del repubblicano Nixon, ma con il pretesto di difendere gli interessi americani dagli attacchi speculativi della finanza straniera il presidente americano riuscì con una mossa azzardata e repentina a fare una riforma epocale e a riportare la moneta alla sua funzione originaria, ovvero strumento di misura senza alcun valore intrinseco.

Da quel momento in poi non c’era più alcun limite sostanziale che potesse impedire ad uno stato democratico di creare moneta dal nulla per soddisfare tutte le esigenze economiche di spesa pubblica e il finanziamento sociale dei bisogni dei suoi cittadini, compresa la piena occupazione lavorativa, ma ovviamente la gallina dalle uova d’oro era troppo ghiotta per essere utilizzata e sperperata per proteggere gli interessi comuni della collettività e così le grandi corporazioni private finanziarie e bancarie si gettarono come sciacalli sull’osso, per impedire che il popolo potesse appropriarsi di un bene così prezioso, che in modo molto semplificativo equivaleva ad una miniera infinita e inesauribile di oro.

Ben presto iniziarono le grandi manovre di depistaggio, le scuole accademiche di teoria monetaria, le campagne di disinformazione e di occultamento, le lezioni pubbliche e la propaganda sui benefici del neoliberismo economico di Milton Friedman e la privatizzazione della funzione di emissione della moneta diventò in breve tempo un modello di riferimento necessario e politicamente corretto per evitare il tracollo del sistema finanziario nel suo complesso, perché secondo i più insigni cultori della materia, ben oleati dalle grandi corporazioni finanziarie, dare il potere di emissione della moneta a dei funzionari pubblici poteva rappresentare un rischio e un pericolo di eccesso sconsiderato di circolazione di moneta, cosa che avrebbe comportato la progressiva diffusione del più terribile male di tutti i tempi, peggiore della peste, del colera, della febbre gialla: l’inflazione.

In nome della lotta all’inflazione, che per i pochi che non lo sapessero ancora è l’aumento tendenziale dei prezzi al consumo e la conseguente perdita del potere di acquisto di una moneta, sono state giustificate le aberrazioni sociali e politiche più inimmaginabili: tagli alla sanità pubblica, devastazioni ambientali, licenziamenti di massa, suicidi per insolvenza, povertà, fame, guerra e tutto un elenco infinito di altre calamità a cui nessuno può porre rimedio, perché messo davanti alle sue responsabilità qualunque presunto statista e politico, di destra, di sinistra o di centro, vi risponderà sempre con la stessa frase: “Purtroppo abbiamo fatto tutto il possibile, ma esistono precisi limiti di spesa per uno stato, c’è il debito pubblico, l’inflazione e dobbiamo rispettare l’indipendenza e l’autonomia della nostra banca centrale…

Questa frase è diventata un vero e proprio mantra spirituale, un dogma religioso che non può essere messo in discussione da nessuna verifica o obiezione sperimentale: chi cerca di smontare questo sistema irrazionale di organizzazione monetaria viene subito tacciato di essere un incompetente, un utopista, un sognatore, un pericoloso anarco-insurrezionalista, un comunista, un fascista, un nazionalista, una minaccia costante per la quiete e la stabilità sociale, ma nessuno di questi devoti al dio inflazione e moneta privata entra mai nel merito delle critiche a questo sistema illogico, perché effettivamente non esiste alcuna motivazione valida o tecnicamente dimostrabile che giustifichi l’appalto e la delega della funzione di emissione della moneta ad un’istituzione privata, autonoma e indipendente come la Banca Centrale Europea BCE o la Federal Reserve degli Stati Uniti, soprattutto in un periodo come questo in cui il collasso finanziario provocato dall'eccesso di privatizzazione, dalla deregolamentazione, dall’avidità, dall’incompetenza, dal cinismo degli istituti bancari ha raggiunto il suo culmine.

Per capire in maniera intuitiva come funziona l’attuale sistema monetario privatizzato analizziamo l’operazione messa a punto dalla BCE di Mario Draghi lo scorso 21 dicembre 2011, chiamata LTRO (Long Term Refinancing Operation), per andare in soccorso degli istituti bancari europei, che soffrono di una cronica mancanza di liquidità corrente: la BCE ha concesso alle banche circa 489 miliardi di euro di prestiti a 3 anni ad un tasso di interesse del 1% creando moneta fresca dal nulla e con questi soldi, principalmente di carattere elettronico e virtuale, gli istituti bancari potranno fare ciò che vogliono, compreso prestarli agli stati ad un tasso di interesse deciso da loro stessi durante le aste primarie di collocamento dei titoli di stato (6-7% per i BTP italiani, 5% per i Bonos spagnoli, 3% per gli Oates francesi), facendo lievitare ancora di più il debito pubblico dei singoli stati, che successivamente potrà essere arginato soltanto con nuove manovre finanziarie ed economiche depressive nei confronti della cittadinanza.

Un sistema assurdo e illogico, che potrebbe essere smontato facilmente facendo transitare direttamente il denaro dalla banca centrale agli stati senza passare dall'intermediazione speculativa delle banche privatecontro il quale negli ultimi anni di profonda crisi economica si sono scagliati molti intellettuali, giornalisti, privati cittadini, tirando in ballo tutte le inefficienze e le falle della privatizzazione dell’emissione della moneta, come il signoraggio, la riserva frazionaria, la crescita esponenziale dei debiti pubblici, le recessioni cicliche, le ricadute sociali di questo perenne stato di scarsità dei mezzi finanziari, tuttavia se i volenterosi contestatori sperano che gente come Mario Draghi, Mario Monti, Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, David Cameron, Barack Obama, Ben Bernanke si ravvedano sulla via di Damasco venendo colpiti da una folgore di amore disinteressato e incondizionato nei confronti del bene comune sono molto lontani dalla realtà, perché è come sperare che una banda agguerrita e fanatica di predoni, briganti, pirati armati fino ai denti si allontani spontaneamente dalla miniera infinita e inesauribile di oro, sotto la minaccia di uno sparuto drappello di irriducibili che brandisce innocui ramoscelli di ulivo.


Nonostante l’indignazione e la conoscenza approfondita e analitica della realtà esistente rappresenti un primo passo indispensabile e propedeutico verso la via del cambiamento, qualunque vera rivoluzione del sistema monetario attuale non potrà essere demandata a chi oggi dirige il gioco a suo esclusivo vantaggio ma dovrà partire dal basso, dalla collettività, dalla cittadinanza, che non solo sarà costretta a riappropriarsi in fretta dal punto di vista intellettuale della padronanza e della conoscenza dei flussi monetari ma sarà pure obbligata a studiare ed inventare nuovi processi di creazione e distribuzione dei mezzi finanziari, che superino gli ostacoli di quelli attuali e li facciano apparire in breve tempo obsoleti e anacronistici: nei prossimi articoli mi cimenterò io stesso in questo esercizio di sintesi costruttiva, proponendo un nuovo modello di sistema monetario autoriproducente basato sulla piattaforma informatica dei social network

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