mercoledì 11 gennaio 2012

LA GERMANIA, LA BANCA D’ITALIA E LA POSIZIONE DOMINANTE DELLA BUNDESBANK

In occasione dell’incontro a Berlino fra il primo ministro italiano cyborg Monti e la cancelliera tedesca Angela Merkel, concluso con le solite pacche sulle spalle senza mai arrivare ad uno straccio di accordo concreto, riprendo una notizia che poco più di un mese fa è passata piuttosto in sordina o almeno è stata trattata con una certa sufficienza dai cosiddetti organi di informazione mainstream, che hanno documentato l’evento con la consueta amnesia e sudditanza psicologica nei confronti del potente di turno.
  
Si tratta dell'asta primaria di collocamento dei titoli di stato tedeschi, i famosi bund, del 23 novembre 2011, quando i titoli tedeschi sono rimasti invenduti per il 35% del totale, ovvero 2,2 miliardi di euro sui 6 complessivi dell’offerta iniziale, e sono stati “comprati” dalla Bundesbank, la banca centrale tedesca.

In realtà la Bundesbank non ha comprato direttamente i bund dal ministero delle finanze fornendo liquidità allo stato tedesco, perché un’operazione del genere sarebbe stata contraria sia alle regole dei trattati europei che allo statuto delle banche centrali europee, ma è stata l’agenzia del ministero tedesco delle finanze Finanzagentur a manipolare l’asta e interrompere le compravendite, ritirando con largo anticipo i titoli dall’asta e depositandoli nelle casse della Bundesbank, che si dovrà occupare successivamente di piazzarli nel mercato secondario quando le condizioni di vendita saranno più favorevoli.

L'intervento improprio e irregolare della Finanzagentur, coadiuvata dalla Bundesbank, ha consentito alla Germania di mantenere basso il rendimento (1,98%) della quota di 3,8 miliardi di bund decennali venduti, perchè ha impedito che l'asta procedesse al rialzo dell'interesse per soddisfare le offerte più esigenti in termine di rendimento effettuate dagli investitori internazionali e dalle banche private.

Nelle ultime aste dei titoli di stato italiani, i BTP decennali, il Ministero del Tesoro con il supporto tecnico e logistico della Banca d’Italia aveva invece dovuto accettare tutte le offerte al rialzo degli intermediari finanziari e bancari autorizzati a partecipare alle aste, collocando i titoli ad un tasso di rendimento superiore al 6%, che è pressappoco lo stesso rendimento che hanno attualmente i titoli nel mercato secondario.

La Banca d'Italia, attenendosi al suo statuto e al regolamento della banca centrale europea BCE e delle SEBC (l'insieme di tutte le banche centrali europee), non ha potuto intervenire nell'asta per calmierare la corsa al rialzo del rendimento, come invece ha fatto la Bundesbank, che a quanto pare utilizza spesso questa pratica scorretta di manipolazione dell’asta, distorcendo di fatto le regole del libero mercato tanto care agli europeisti tedeschi basate sulla libera fluttuazione di domanda e offerta.

L'articolo 21.1, che riporto per intero di seguito, è la famosa norma con cui la BCE nella persona del suo primo presidente Wim Duisenberg ha deciso “autonomamente” al momento della fondazione nel 1998 di amputarsi due gambe (la BCE per statuto ha il compito di mantenere la stabilità dei prezzi, mentre una vera banca centrale dovrebbe anche avere come obiettivi principali la piena occupazione lavorativa e la crescita economica), imponendosi di non finanziare mai direttamente gli stati europei e di non comprare i titoli di stato durante le aste primarie di collocamento come prestatore di ultima istanza, e limitando sporadicamente i suoi interventi all’acquisto di titoli nel mercato secondario per impedire che a causa della speculazione finanziaria i tassi di rendimento raggiungano livelli insostenibili per i bilanci dei singoli stati.

L'articolo 21.1 dello statuto della BCE e delle banche centrali SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali), che riprende l’articolo 123 del Trattato di Maastricht, recita così: “Conformemente all'articolo 123 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell'Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.

Questa norma è altamente penalizzante e sta causando il collasso finanziario dell'intera Unione Europea, però non si capisce perchè la banca centrale tedesca Bundesbank può contravvenire liberamente a questa misura restrittiva manipolando le aste e facendo in pratica da prestatore di ultima istanza per la Germania, mentre la Banca d'Italia in qualità di banca centrale nazionale non può andare in sostegno al governo italiano e far risparmiare al popolo italiano miliardi di euro di pagamento di interessi passivi.

La questione non è solamente un cavillo capzioso per giuristi, ma è un problema cruciale su cui dibattere e la causa principale del contendere oggi nell’Unione Europea, perché come ha detto lo stesso primo ministro Monti la vera emergenza nazionale dell’Italia è il livello spropositato dello spread e dei rendimenti dei titoli di stato italiano, dato che ogni punto di percentuale in più o in meno di interesse passivo rappresenta miliardi di soldi bruciati con il lavoro dei lavoratori, i tagli alla spesa pubblica, le riforme dello stato sociale, le zavorre su tutte le future generazioni.

Grazie alla forza della Bundesbank e della Germania, che può  derogare allegramente alle norme alla BCE e ai trattati europei, i tedeschi pagheranno i loro debiti ad un tasso irrisorio del 1,98%, mentre a causa della debolezza della Banca d'Italia e del governo italiano, gli italiani dovranno rimborsare i loro debiti ad un interesse superiore al 6%, penalizzando l'economia e la società del bel paese per molti anni avvenire.

E’ indubbio che la Germania abbia un rigore fiscale, fondamentali economici ed efficienza politica superiori a quelli dell’Italia, che da decenni deve sobbarcarsi l’onere di una delle classi dirigenti più corrotte e incompetenti del mondo, e quindi i tedeschi meritino un apprezzamento dei cosiddetti “mercati” maggiore di quello nostro, ma avvantaggiarsi pure con questi trucchetti da prestigiatore di strada sembra davvero troppo.
    
Visto che già a partire da domani l’Italia dovrà iniziare a piazzare per tutto il 2012 circa 400 miliardi di euro di titoli di stato in scadenza per rifinanziare il suo debito pubblico, si potrebbe chiedere alla Banca d’Italia e al nostro Ministero del Tesoro di usare lo stesso stratagemma utilizzato dalla Bundesbank, interrompendo l’asta qualora il rendimento richiesto dagli investitori sia superiore a quello fissato e vendendo poi i titoli sul mercato secondario non appena comincia a scendere lo spread con i bund tedeschi (sperando che prima o dopo scenda questo benedetto spread…).

Nessuno odia i tedeschi, ma questa insieme ad altre anomalie, storture o interpretazioni del tutto parziali delle normative europee è uno dei motivi per cui da anni si protesta contro l’abuso di posizione dominante della Germania fra i paesi dell’Unione Europea e nello specifico della banca centrale tedesca Bundesbank all'interno del direttorio della BCE, che essendo una vera e propria costola o filiale della Bundesbank e avendo sede a Francoforte, a pochi passi dal quartier generale dei banchieri nazionali di Germania, è costantemente soggiogata dalla pressione dei tedeschi e chiude gli occhi davanti alle loro spocchiose forzature dei regolamenti comunitari.

1 commento:

  1. Finalmente qualcuno che comincia a mettere sul piatto queste informazioni fondamentali! Come mai nessuno dei famosi sostenitori dello "status quo" monetario interviene per fare un commento?...

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