martedì 10 gennaio 2012

IL SOCIAL NETWORK COME PIATTAFORMA DI PARTENZA PER LA RIFORMA MONETARIA

Nel precedente articolo abbiamo visto che dopo la fine del regime monetario definito Gold Exchange Standard nel 1971 ad opera del presidente americano Richard Nixon, la moneta è tornata involontariamente alla sua funzione originaria di strumento di misurazione del valore di un bene o di un servizio e insieme unità di misura di riferimento del valore, perdendo qualsiasi base sostanziale o legame con una ricchezza reale come l’oro.

Abbiamo anche detto che attendere passivamente un cambiamento dall’alto dell’attuale sistema della moneta debito, da parte di chi detiene il potere e la gestione della politica monetaria, è un atteggiamento irresponsabile e superficiale, perché non si può chiedere a degli agguerriti briganti e predoni, come la banda dei vari Mario Draghi, Mario Monti, Angela Merkel, Barack Obama e compagnia bella, di lasciare la miniera infinita e inesauribile di oro sulla quale si sono avventati da anni insieme ai loro sponsor finanziari e imprenditoriali.


La gallina dalle uova d’oro, rappresentata dalla possibilità di creare denaro dal nulla senza alcuna contropartita e di darlo poi in prestito agli stati o ai singoli cittadini, è un bene troppo prezioso per essere lasciato nelle mani di zelanti funzionari pubblici e utilizzato a scopi umanitari e sociali, perché una volta nazionalizzata la funzione di emissione della moneta della banca centrale e regolamentata la creazione del credito delle banche commerciali verrebbe poi a cascata distrutta l’intera impalcatura del sistema capitalista che prevede come premesse imprescindibili la ricerca del profitto ad ogni costo, uno stato di perenne carenza dei mezzi finanziari, la competizione belluina senza fine per accaparrarsi le posizioni di rendita più redditizie, lo sfruttamento delle risorse umane e ambientali senza alcun serio monitoraggio dei danni collaterali.

Come avvenuto in passato, durante le più concitate fasi rivoluzionarie, le classi sociali più vessate e oppresse non possono sperare sulla magnanimità dei poteri forti dominanti per cambiare in senso democratico il sistema economico, politico e monetario attuale, ma devono organizzarsi da sole utilizzando tutti gli strumenti informatici e intellettuali che hanno a disposizione con l’obiettivo specifico di mettere innanzitutto pressione sulle alte sfere dirigenziali del potere e di rompere quel castello di carte, ipocrisie, reticenze, abitudini e tradizioni del passato che ostacolano la costruzione di un nuovo sistema di creazione e distribuzione della ricchezza.

La piattaforma informatica del social network è quella che meglio di tutte le altre sintetizza e riproduce la struttura di un sistema democratico aperto e partecipativo, massimizzando il numero di contatti e di scambi di informazioni e ottimizzando la lista di priorità che devono essere considerate durante una libera trattativa di interazione fra entità private o pubbliche, come i singoli cittadini, le società assistenziali o commerciali, le istituzioni statali.

La premessa necessaria per utilizzare il social network come piattaforma privilegiata degli scambi in moneta è l’eliminazione degli aggregati di moneta-merce metallica e cartacea e il passaggio ad un tipo di moneta completamente digitalizzata ed elettronica, anticipando così le mosse e le tendenze delle classi dominanti e delle èlite finanziarie, che cercano di accelerare il processo di distruzione del contante per avere un pieno controllo di tutta la massa monetaria (vedi ultima manovra finanziaria del governo Monti che ha limitato l’utilizzo del contante a 1000 euro, giustificando questa scelta come atto di lotta all’evasione fiscale).

Perdendo ogni aggancio con il supporto materiale costituito dal metallo e dalla carta, gli utenti attivi in uno scambio monetario potrebbero con il tempo abituarsi a considerare il denaro nella sua giusta dimensione e corretta natura: uno strumento di misura che non rappresenta alcun valore in sé, ma riceve un continuo processo di accreditamento in base al numero e alla rapidità degli scambi e al patto di fiducia che lega l’ente demandato ad emettere la base monetaria e gli individui che decidono liberamente di accettare quel denaro come unità di misura convenzionale del valore.

I maggiori fraintendimenti e inganni sociali che gravitano intorno al concetto di debito pubblico derivano in parte dall’associazione istintiva di idee che la gente comune immagina fra il supporto cartaceo o metallico e l’esistenza di una ricchezza o di un debito reale: una volta eliminato il supporto materiale, sarà difficile convincere i cittadini che sono tutti indebitati astrattamente di un certo numero di bit di un computer e l’unica azione concreta che determina la nascita e l’accumulo del debito è la digitazione di alcuni tasti da parte di un anonimo funzionario della banca centrale (paradossalmente spinte dall’avidità di controllare tutta la base monetaria le èlite finanziarie stanno andando inconsapevolmente incontro allo loro stessa fine).

Il sistema monetario del social network avrebbe quindi questo doppio vantaggio: da una parte rivestirebbe una funzione principalmente didattica facendo comprendere in maniera rapida e diretta alla gente quale sia la vera natura della moneta attraverso l’utilizzo di una piattaforma informatica familiare e ben rodata, dall’altra avrebbe una finalità operativa favorendo scambi di beni e di servizi fra i cittadini senza alcuna necessità di indebitamento della società nel suo complesso, perché la creazione elettronica della moneta non sarebbe gravata da alcun debito.

Ma vediamo nello specifico come funzionerebbe questo social network monetario basato sull’utilizzo di una moneta elettronica fiduciaria: ogni utente avrebbe a disposizione una cifra iniziale di 100 crediti o BIF (Buoni Internazionali di Fiducia, malgrado inizialmente il progetto dovrebbe coinvolgere la sola Italia si aggiunge il termine internazionale perché i bit di un computer non hanno nazionalità o provenienza) e di un accredito gratuito di 10 BIF ogni mese, che verrebbe periodicamente interrotto soltanto quando raggiunta la piena saturazione dei depositi complessivi (questa decisione dipende dalla quantità di scambi effettuati e dall’aumento del prezzo riferito a determinati prodotti di base, simulando in pratica il fenomeno dell’incremento inflattivo dei prezzi dovuto ad un eccesso di moneta circolante).

L’utente A decide di scambiare una vecchia macchina del caffè stabilendo di venderla a un prezzo base di 30 BIF: a questo punto si apre una vera e propria asta competitiva fra gli altri utenti della rete che hanno deciso di acquistare quel prodotto, in cui ogni utente dovrà fare una sola offerta e sapere che qualora dovesse aggiudicarsi l’asta sarebbe obbligato anche ad accollarsi le spese di spedizione della merce (quindi saranno avvantaggiati gli utenti che hanno una maggiore vicinanza geografica al luogo di residenza dell’utente A).

L’asta ha una durata massima di 24 ore e non appena l’utente A ha la lista completa delle offerte potrà decidere autonomamente nelle successive 24 ore a quale utente assegnare l’asta, secondo dei criteri discrezionali che non dipendono soltanto dal prezzo ma possono essere basati su considerazioni logistiche e pratiche come appunto la vicinanza geografica fra i due utenti dello scambio.

Immaginiamo che l’utente A abbia scelto di vendere l’oggetto ad un prezzo di 50 BIF all’utente B, che vive in una città distante 10 km dal luogo di residenza dell’utente A: a questo punto l’utente B rientrerà automaticamente nella lista dei potenziali fornitori dell’utente A con un debito complessivo nei confronti di quest’ultimo di 50 BIF e ogni volta che l’utente B deciderà di mettere in asta un suo bene di proprietà o un servizio (l’utente B potrebbe essere un bravo elettricista e decidere di fornire assistenza ai potenziali clienti della sua lista personale da cui in passato ha acquistato qualcosa) l’utente A potrà far valere la sua priorità di acquisto in base alla sommatoria dei crediti accumulati nei confronti dell’utente B.

Questo per grandi linee è lo schema di funzionamento generale di un sistema monetario ampiamente fiduciario, in cui la vera ricchezza che viene scambiata fra gli utenti non è la moneta (che risulta soltanto uno strumento di misura e di gestione di scambi differiti nel tempo) ma la fiducia reciproca di rispettare i patti e i regolamenti dello scambio stabiliti in partenza durante l’atto di adesione al sistema o al social network.

In questo caso la moneta, scevra da ogni supporto sostanziale o psicologico di ricchezza reale, tornerebbe a ricoprire la sua funzione originaria che ricordiamo è sempre stata fin dall’antichità la facilitazione degli scambi che non possono essere conclusi istantaneamente perché esiste appunto un limite e un differimento temporale fra i momenti di produzione dei due utenti dello scambio: il classico esempio del contadino che coltiva patate in inverno interessato a scambiare l’eccesso della sua produzione con il contadino vicino di casa che coltiva pomodori in estate potrebbe essere utile a chiarire ancora meglio il concetto.

Ma un sistema monetario del genere sarebbe legale? Assolutamente sì, perché regolamentato dalla legge 1552 del codice civile che stabilisce la permuta o il baratto come un contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose, o di altri diritti, da un contraente all'altro e dalla sentenza della Cassazione, Sezione Lavoro, n° 3304 del 6 aprile 1999, che definisce i criteri secondo i quali si configura la prestazione gratuita di lavoro subordinato.

Tale sistema monetario potrebbe sostituire quello attualmente in corso? Assolutamente no, perché lo Stato all’insaputa dei suoi cittadini e contando sulla loro apatia intellettuale ha deciso da tempo pressoché immemore di effettuare i suoi pagamenti e di riscuotere le tasse utilizzando una moneta-merce ibrida gravata da debito che prende in prestito da un’istituzione privata, autonoma, indipendente, sovranazionale e aggiungo io straniera, chiamata banca centrale: l’unica differenza fra gli impulsi del computer dell’anonimo funzionario della banca centrale e quelli del social network monetario autogestito è che i primi richiedono una certa attitudine alla sudditanza dei cittadini rispetto ad un ente terzo e astratto chiamato debito pubblico (un concetto puramente mentale che non esiste in realtà e viene inculcato in modo asfissiante nella testa dei cittadini per costringerli a lavorare non per produrre ricchezza reale ma per pagare le tasse), mentre i secondi discendono dalla libera volontà dei cittadini di associarsi per facilitare i loro scambi di beni e servizi (ricordiamo, qualora fosse sfuggito a qualcuno, che lo Stato è un’entità giuridica subordinata alla volontà dei suoi cittadini sovrani e non il viceversa, come tradizionalmente siamo abituati a pensare).

Esistono esperienze simili che si basano sull’utilizzo di una moneta fiduciaria non gravata da debito? Esistono già parecchie realtà che si muovono in questa direzione come le monete complementari (vedi l’esperienza Scec che però ha il limite di agganciarsi sempre alla moneta ufficiale configurando la nuova moneta come un buono sconto e di utilizzare la vecchia idea del denaro come merce strumentale) oppure l’esperimento di Sardex.net, che però è rivolto soltanto alle imprese commerciali presenti in Sardegna, e considerando la gravità dell’attuale crisi economica e la rarefazione cronica della liquidità circolante, non è difficile immaginare nel prossimo futuro una vivace proliferazione di iniziative che abbiano l’obiettivo di scardinare il sistema fallimentare della moneta debito privatizzata.

Visto che un sistema monetario del genere, basato sulla piattaforma del social network, non potrà mai sostituire quello attuale, quale sarebbe la sua vera utilità? Come ho già detto in precedenza lo scopo del social network monetario è soprattutto didattico e ludico, per sedimentare lentamente nella mente della gente attraverso il gioco dei contatti e degli scambi incrociati un’idea nuova di moneta libera dal debito, che potrebbe diventare in futuro un laboratorio comune di sperimentazione per rivendicare la fondazione di uno Stato veramente democratico e sovrano che si prefiguri come alternativo rispetto al sistema oligarchico, autoritario, coercitivo, sovranazionale e totalitario basato sulla moneta debito, sulla privatizzazione della funzione di emissione del denaro, sulla speculazione improduttiva e sulla sudditanza dei cittadini nei confronti di entità astratte e surreali (il debito pubblico, il deficit di bilancio, i mercati, gli investitori di borsa, l’inflazione).


La Tempesta Perfetta, evocata nel titolo di questo blog, che si sta abbattendo sui paesi occidentali non deve essere soltanto un evento passeggero che finirà per consolidare le posizioni dominanti di chi ha causato la crisi finanziaria e intende speculare sull’inferiorità culturale e materiale delle masse, ma è un momento cruciale per ripensare dalle fondamenta in modo creativo e funzionale la struttura politica, economica, sociale della nuova forma di governo che fino ad oggi non ha mai visto la luce su questo pianeta: la Democrazia.

2 commenti:

  1. Bravo Pietro complimenti!, vorrei parlarti di ua idea molto simile alla tua - vincigarofalo@virgilio.it

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    1. Grazie Vinci,
      siccome sono molto curioso, ti scriverò molto presto...perchè questo è il momento giusto per mettere in campo il maggior numero di idee possibili!!!

      A presto

      Piero

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