martedì 24 aprile 2012

L’USCITA DALL’EURO NON E’ PIU’ SOLTANTO UN SOGNO LONTANO MA UNA CONCRETA REALTA’






Ho fatto un sogno. Ho sognato che accendendo la televisione e guardando il telegiornale di una rete nazionale, avrei un giorno visto il servizio mandato in onda dalla coraggiosa emittente regionale TeleToscana Nord. Un servizio chiaro, sintetico, diretto che spiega tutto ciò che è avvenuto in Europa dall’introduzione dell’euro ad oggi senza troppe reticenze, omissioni. Il passo indietro della politica che ha volutamente aperto la strada alla tirannia dei mercati, il vero obiettivo dell’Unione Europea e della BCE che è sempre stato quello di privare i governi nazionali della loro sovranità politica e democratica, le possibili strade per uscire dalla dittatura della finanza seguendo magari l’esempio dell’Argentina, che dopo la crisi e il fallimento ha ripreso a crescere grazie al ritorno alla propria sovranità monetaria.

La rete televisiva locale TeleToscana Nord è stata coraggiosa non tanto perché si è schierata aggressivamente contro i cosiddetti poteri forti (chi sono? Quali sono i loro nomi?) ma perchè dire la verità oggi in Italia rappresenta un atto di coraggio. Nessun giornalista nazionale direbbe apertamente le cose dette nel servizio perché avrebbe paura di urtare la sensibilità dei politici al governo, i quali a loro volta non spiegano mai apertamente ai cittadini come stanno in realtà le cose perché temono di infastidire gli innominati dei poteri forti finanziari. Ma ascoltando il servizio avrete potuto notare che il giornalista non accenna mai a complotti della finanza, intrighi internazionali, ma ha descritto soltanto lo svolgimento dei fatti. Un vero miracolo.



Dire che la rinuncia alla sovranità monetaria e l’autonomia della BCE comporta la sudditanza nei confronti delle banche, che sono le uniche ad arricchirsi ogni volta che uno stato si indebita e paga maggiori interessi, non è altro che descrivere la verità di un fatto incontestabile. Altra cosa invece sarebbe capire perché gli stati dell’eurozona e i dirigenti politici di ogni singola nazione abbiano scelto volontariamente di aderire a questo progetto strampalato di unificazione monetaria, che non ha alcuna base scientifica: secondo le più accreditate teorie delle aree valutarie ottimali sappiamo infatti che non esistevano in Europa i presupposti di mobilità dei fattori produttivi (capitale e lavoro) per potere fronteggiare eventuali shock asimmetrici. Quindi perché i nostri politici sono andati avanti lo stesso?

Facciamo alcune ipotesi. I nostri politici sono degli incompetenti e pensavano davvero che aggregarsi ad un progetto di moneta forte non svalutabile avrebbe comportato dei vantaggi per l’economia italiana. I nostri politici sono dei mercenari e sapevano già che un’unione monetaria così fatta avrebbe avvantaggiato soltanto i paesi strutturalmente più forti e costretto i più deboli a scaricare i costi sui salari dei lavoratori (svalutazione interna). Infine la via di mezzo: i nostri politici sanno e capiscono tutto ma non fidandosi della loro capacità di amministrare bene lo stato senza sperperi e sprechi, hanno preferito affidarsi al giudizio dei mercati finanziari, come se questi ultimi conoscano meglio di chiunque altro quale sia il metodo più razionale e sostenibile per indirizzare gli investimenti.

Questa terza ipotesi è sicuramente la più curiosa, perché prevede un misto fra l’incompetenza e la malafede. Togliere agli stati la possibilità di utilizzare la propria moneta e la propria banca centrale per finanziare la spesa pubblica affidandosi esclusivamente al sostegno dei mercati significa non capire affatto come funzionano i mercati finanziari internazionali. Gli investitori della finanza ragionano infatti sempre in un’ottica di breve periodo, cercando guadagni facili, alti e possibilmente privi di rischio, mentre uno stato per definizione deve concentrarsi sugli investimenti di lungo periodo, che includono il miglioramento delle infrastrutture pubbliche e il benessere sociale della cittadinanza, in termini di reddito e servizi. Fra le due visioni c’è un abisso di incompatibilità, che si è rivelata in tutta la sua grandezza nell’errata valutazione dei mercati dei titoli di stato di paesi con problemi strutturali come Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia, che per molti anni sono stati scambiati ad un valore abbondantemente al di sopra di quello reale. Fra l’altro se i mercati fossero così corretti, imparziali e precisi nelle loro scelte di investimento non assisteremmo con ciclica frequenza all’insorgere di bolle speculative o crisi finanziarie.

Eppure i politici italiani, che ormai possono essere tranquillamente divisi in neoliberisti conservatori (PDL, Terzo Polo) e neoliberisti riformatori (PD, Italia dei Valori), hanno sempre creduto nella validità universale e assoluta del giudizio dei mercati, appoggiando con convinzione la linea dell’austerità tedesca e le iniziative di aumento della pressione fiscale di Monti. Almeno fino a quando all’orizzonte non è apparsa la stella di Hollande, che insediandosi all’Eliseo potrebbe stravolgere l’attuale struttura dell’Unione Monetaria Europea, mettendo un freno alle politiche di rigore imposte dal Fiscal Compact e cambiando lo statuto della BCE per consentire i finanziamenti diretti agli stati. Da Bersani a D’Alema a Tremonti, è stato un coro di consenso trasversale alla possibilità del cambio di guardia alla presidenza della Francia, ma abituati come sono a salire sul carro del vincitore i politici italiani non si sono accorti delle loro infinite contraddizioni: ma se auspicano tanto un cambiamento strutturale ed epocale dell’Unione Europea perché non cominciano a muoversi autonomamente?

Chiedere a gran voce ai francesi di intervenire per invertire la rotta e intanto votare nel silenzio più assoluto il pareggio di bilancio in costituzione è un comportamento un po’ anomalo e ambiguo. Ma se i politici ormai ci hanno abituato a queste acrobazie dell’incoerenza, cosa dicono i tecnici? Lo stesso Monti al momento del suo insediamento aveva timidamente dichiarato che dopo avere svolto il compitino a casa, che si è rivelato il solito salasso per le fasce deboli, avrebbe fatto delle precise richieste a Bruxelles. Quali? Quando inizia a farsi sentire e a battere i pugni? Cosa sta aspettando? Il governo Monti ha una maggioranza bulgara, il consenso popolare e i suoi sostenitori politici sembrano scalpitare, quantomeno a parole, per rivedere alcuni vincoli inaccettabili dei trattati europei. Eppure al momento di descrivere punto per punto le modifiche da apportare, bocche cucite e divagazioni varie.

Attendere la vittoria di Hollande per mettersi alla ruota del suo carro e puntare il dito contro gli errori e orrori dell’eurozona, sembra il consueto atteggiamento vile di chi si nasconde dietro un paravento per paura di esporsi in prima persona. I nostri governanti aspettano che sia Hollande a lanciarsi impavido contro i tecnocrati europei e la perfida Merkel, verificheranno quale sarà il risultato di questo scontro frontale e poi decideranno da che parte schierarsi. Se vince la linea del cambiamento di Hollande, allora non c’è dubbio che i soliti veterani della viltà italica annunceranno trionfanti: “Io avevo sempre sostenuto che così com’era l’eurozona non poteva funzionare, la strategia dell’austerità della Germania ha solo peggiorato le cose, lo statuto della BCE andava cambiato, lo capisce anche un bambino etc”. Viceversa se dovesse vincere il fronte del rigore della Merkel, tutti di nuovo in riga a trottare, perché a differenza dei bambini che hanno il coraggio di parlare, di esprimere concetti chiari e comprensibili, i nostri politici annaspano nella vaghezza più assoluta, cambiando opinione come delle banderuole a seconda di dove tira il vento e assicurandosi sempre di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte per non scontentare nessuno.

Ma la verità di fondo di questa estrema prudenza purtroppo potrebbe essere un’altra. I vari D’Alema, Bersani, Alfano, Tremonti, Casini hanno riconosciuto in Hollande un loro simile, un alleato, un neoliberista della stessa pasta che non si sognerebbe nemmeno per sbaglio di cambiare una virgola dei trattati europei, che tanti vantaggi comportano agli adorati sponsor dell’alta finanza e indirettamente anche a loro stessi. I suoi discorsi demagogici fanno parte di un copione già scritto da utilizzare soltanto in campagna elettorale. Quando incalzati dalle elezioni, quasi tutti i politicanti neoliberisti, di destra o sinistra che siano (la differenza ormai nessuno la conosce), iniziano a scagliarsi contro la finanza, i grandi redditi, l’eccessiva pressione fiscale, le storture del progetto europeo, ma poi arrivati alla resa dei conti si fermano sempre davanti ai soliti ostacoli: “Questo non si può fare perché ce lo vieta l’Europa, questo si deve fare perché ce lo chiede l’Europa, non possiamo permettere la fuga dei capitali, la Tobin tax si deve fare a livello mondiale, la BCE deve mantenere il suo ruolo di garante della stabilità dei prezzi etc”.

Messo da parte il furbo Hollande, la vera novità dell’ultima tornata elettorale francese è stata invece il clamoroso successo del partito di estrema destra del Fronte Nazionale di Marine Le Pen, che aveva un programma chiaro e senza mezze misure: uscire dall’euro subito, perchè questa moneta sbagliata e fallimentare ci sta ammazzando tutti. Se non fosse stato per le sue posizioni xenofobe contro l’immigrazione, Marine Le Pen avrebbe sicuramente raccolto ancora più voti rispetto al già incredibile 18%, perché meglio di chiunque altro aveva centrato in pieno il cuore di tutti i problemi europei. E’ inutile tergiversare, questa lotta al massacro farà cadere ad uno ed uno tutti i paesi europei e per diverse ragioni di parte e interessi nazionalistici, nessuno avrà mai il coraggio di cambiare i trattati o la forza di modificare gli equilibri attuali. Quindi invece che stare ancora su questo treno malandato e impazzito senza conducente, meglio scendere subito e percorrere a piedi un’altra strada.

Ancora in Europa non si era mai vista una posizione così chiara, autorevole e determinata che indicasse nell’uscita dall’euro l’unica strada percorribile. Se confrontiamo la limpidezza della Le Pen con la confusa ambiguità del maggiore movimento politico di estrazione populista, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ci accorgiamo delle enormi differenze che esistono fra chi ha le idee chiare e chi invece sguazza nella propaganda fine a se stessa vivendo soltanto di sondaggi e di fiammate improvvise. Beppe Grillo infatti non ha mai avuto una posizione netta e univoca sull’uscita o meno dall’euro, dichiarando un giorno sottovoce che l’euro è una schifezza e ripiegando il giorno dopo sulla solita banalità che senza l’euro potremmo stare anche peggio. Se diamo un’occhiata al programma economico del Movimento 5 Stelle possiamo ritrovare questi punti:

 ü  Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno

 ü  Allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei

 ü  Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari

 ü  Favorire le produzioni locali

 ü  Sostenere le società no profit

 ü  Sussidio di disoccupazione garantito 
  

Tutte proposte condivisibili e sottoscrivibili in pieno, ma come volevasi dimostrare spulciando il programma del Movimento 5 Stelle non c’è nessuna posizione definitiva riguardo all’euro e alla sostenibilità dell’intera eurozona, perché a Beppe Grillo non interessa risolvere i problemi ma speculare e vivacchiare sui problemi esistenti: il suo Movimento 5 Stelle è in pratica come la Chiesa che senza la fame del mondo e la sua funzione caritatevole non avrebbe più alcun senso di esistere. Ma se non vuole ritornare ad una piena sovranità monetaria, potrebbe spiegarci Beppe Grillo o qualcuno dei suoi come intende trovare i soldi per finanziare questi progetti? Vuole aumentare le tasse? Oppure vuole ridurre soltanto gli sprechi come è giusto che sia? E una volta azzerati gli sprechi e ridotto all’osso lo Stato, come intende continuare a finanziare gli altri progetti? Sa Beppe Grillo che per detassare e sostenere con sussidi le imprese nazionali non bisogna avere vincoli di bilancio pubblico?

Insomma, il populismo all’acqua di rose di Beppe Grillo, che giustamente non vuole avere alcuna connotazione politica, vive sull’astrattezza pura e non va mai oltre il seminato delle sue battaglie sacrosante per la difesa del territorio e l’importanza strategica delle amministrazioni locali. Ma se messo di fronte ad una visione più ampia e lungimirante degli eventi il Movimento 5 Stelle si ferma bruscamente perché sembra non volere pestare i piedi a nessuno, tranne a quei pochi sciamannati del teatrino della politica italiana, che sono ormai un bersaglio fin troppo facile e comodo per chiunque. In Italia quindi devono essere ben altri i movimenti e i partiti politici extra-parlamentari che devono sobbarcarsi l’impegno di una seria lotta all’euro, senza pregiudiziali o compromessi di sorta. Una lotta basata su dati di fatto reali, evidenze empiriche, ragionamenti logici che dimostrano come una moneta sbagliata, gestita in maniera sbagliata, può essere la più grave minaccia per la stabilità sociale ed economica di una nazione.

Nessuno vuole fare una battaglia all’euro per partito preso, ma è l’euro stesso, per come è stato progettato e congegnato, a muovere una guerra devastante contro tutti i popoli europei. Se non si ha coscienza di questa verità, non si può andare da nessuna parte se non infilarsi nel vicolo cieco dell’austerità, dell’intervento sovranazionale della trojka (UE, BCE, FMI), della ristrutturazione del debito in stile greco e del ritorno al punto di partenza, senza avere risolto nessuna delle cause del tracollo. Per fortuna però in Italia comincia a muoversi qualcosa, come dimostra questo ottimo articolo di Claudio Borghi su Il Giornale, dal titolo emblematico: “Ora l’uscita dall’euro non è una bestemmia”. Ma è sempre dall’estero che dobbiamo ricevere le indicazioni più preziose per capire quali strade seguire per un’uscita rapida ed indolore dall’euro, come suggerisce l’inglese The Economist (vedi l’interessante mappa interattiva sotto che chiarisce quale sia la situazione attuale dell’Unione Europea).







I politici e i cittadini europei devono cominciare a prendere in considerazione quello che prima era ritenuto impensabile. La storia è disseminata di unioni monetarie che si sono sciolte per palesi difetti di progettazione. L'Irlanda ha lasciato la zona sterlina. I paesi baltici sono fuggiti dal rublo russo. I cechi e gli slovacchi si sono separati reciprocamente. Perché l'euro non dovrebbe rompersi?

I fondatori dell'euro sono stati troppo superficiali a non prevedere turbolenze capaci di evidenziare come accade oggi le lacune di progettazione, perché forse erano concentrati a creare un serio rivale del dollaro americano. E invece i padri dell’euro sono riusciti nell’impresa non facile di ricreare una versione moderna del gold standard, abbandonata quasi cento anni fa dai loro predecessori. Incapaci di svalutare la propria moneta, i paesi europei stanno lottando l’uno contro l’altro per cercare di riguadagnare competitività tramite la "svalutazione interna", vale a dire, spingendo verso il basso i salari e i prezzi.

Una strategia dolorosa che sta portando in Grecia e Spagna una disoccupazione superiore al 20%, senza peraltro superare la diffidenza dei creditori internazionali, che continuano a dubitare sulla tenuta futura dell’euro. Quale sarebbe la ragione di vivere con questo giogo? I trattati possono dichiarare l'euro "irrevocabile", ma i trattati possono pure essere cambiati in qualsiasi momento. Il primo tabù è stato rotto l'anno scorso quando la Germania e Francia hanno minacciato di espellere dall’euro la Grecia dopo che il governo ellenico di Papandreou aveva proposto un referendum sui nuovi termini del piano di ristrutturazione del debito.

Uno dei motivi che tiene ancora in piedi l’euro è la paura di un caos finanziario ed economico senza precedenti. Un altro è l'impulso a difendere l'investimento politico pluridecennale nel progetto europeo e le proprie posizioni forti acquisite nel tempo, come quella della Germania. Non a caso, nonostante il secondo salvataggio della Grecia, la cancelliera tedesca Angela Merkel continua a ripetere che l’uscita dall’euro sarebbe "catastrofica". La signora Merkel però non è pronta a prendere i provvedimenti definitivi necessari per stabilizzare l'euro una volta per tutte. La decisione della scorsa settimana di alzare il firewall fino a 800 miliardi di euro è solo di facciata, perché le vere potenzialità di prestito del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o ESM) sarà di 500 miliardi di euro. E non c'è  alcuna prospettiva, almeno per ora, di socializzare una parte del debito complessivo tramite eurobond o altri strumenti finanziari.

Così la zona euro resta vulnerabile a qualsiasi shock interno o esterno. I mercati restano ancora preoccupati per il rischio di un default e di un crollo parziale o totale dell'euro. Il buon senso suggerisce che i leader europei dovrebbero iniziare a pensare a come gestire un'eventuale rottura improvvisa della moneta, ma nessuno di loro ha ancora il coraggio di pianificare un serio programma di uscita ordinata.

Paradossalmente, sono gli stati fuori dall’euro come la Gran Bretagna a riflettere e valutare le varie alternative. Un gruppo di esperti inglesi vicini al Partito Conservatore euroscettico hanno indetto un concorso per premiare con 250.000 sterline il miglior piano per gestire l’uscita dall'euro dei paesi dell’eurozona. Uno dei concorrenti, Jonathan Tepper, ha elencato 69 casi di rottura di una valuta o unione monetaria nel secolo scorso. Nella maggior parte degli esempi riportati i paesi coinvolti non hanno avuto gravi danni economici a lungo termine. In realtà, lasciando l'euro sarebbe più probabile che i paesi più in difficoltà sarebbero in grado di recuperare in fretta. Riprendendo la storia della scomparsa dell'Impero Austro-Ungarico, il signor Tepper ha illustrato uno scenario per l’uscita della Grecia.

I titoli di stato denominati in euro dovrebbero essere convertiti in dracma, mentre quelli denominati in valuta straniera verrebbero ristrutturati. Bisognerebbe tenere chiuse le banche per almeno una settimana per aggiornare il software e cambiare tutti i depositi in nuovi dracme. Dovrebbero essere effettuati controlli sui capitali per impedire la fuga di denaro all'estero. Per i contanti, i greci potrebbero utilizzare le banconote in euro esistenti segnalati magari con un particolare inchiostro o un timbro. Una volta stampate le nuove banconote dracma, verrebbero ritirate le vecchie banconote euro e il passaggio sarebbe in pratica concluso.

Un altro concorrente finalista, Roger Bootle, sostiene che potrebbe essere migliore iniziare con la partenza della Germania e degli altri paesi forti. Ma ad ogni modo qualsiasi frammentazione creerà vincitori e vinti, con molti fallimenti e problemi legali. Le imprese coinvolte in attività transfrontaliere troverebbero di colpo che le loro attività e passività avranno cambiato valore. La stima dei danni sarebbe così grande, e i contenziosi così rovinosi, che l'opzione migliore è quella di abolire il corso legale dell'euro non appena un paese lascia l’unione monetaria, in modo da invalidare tutti i contratti in euro.

Nel loro programma Jens Nordvig e Nick Firoozye sostengono che mettendo a punto una pianificazione controllata si potrebbero ridurre incertezze e perdite. In base alle informazioni attuali ci sono circa 30 miliardi di euro di attività transfrontaliere denominate sotto una giurisdizione straniera, comprese obbligazioni, prestiti, derivati e swap. Le turbolenze potrebbero essere minimizzate attraverso la conversione di tutti questi contratti in una forma modificata dell'Unità Monetaria Europea (ECU, European Currency Unit), il paniere di valute nazionali che ha preceduto l'introduzione dell’euro. Catherine Dobbs, l'ultima concorrente, propone di rimediare la frittata dividendo l'euro in due (o più) zone: "tuorlo" e "albume". Ogni nuova valuta nazionale verrebbe convertita in una combinazione fissa dei due euro. I risparmiatori verrebbero così protetti, almeno inizialmente, da eccessive svalutazioni e la fuga di capitali verso altri paesi della zona euro sarebbe scoraggiata. Nel corso del tempo, il più debole tuorlo comincerebbe poi a svalutare rispetto all’albume più forte.


Insomma le idee non mancano, ma il destino dell'euro sarà probabilmente determinato da una convergenza di scelte politiche ed economiche. Uno stato debitore, come l’Italia o la Spagna, potrebbe alla fine stancarsi di applicare programmi di austerità o svalutazione interna. Uno stato creditore a sua volta potrebbe stancarsi di sostenere gli altri. Ma l'esito peggiore di eventuali controversie sarebbe un’uscita caotica dall’euro, mentre un ordinato processo di uscita potrebbe diminuire le perdite e aumentare i benefici del ritorno alla sovranità monetaria, salvando dalla disintegrazione i principi generali e fondamentali del mercato unico, a cui nessun paese in verità ha mai detto di voler rinunciare. Chissà magari il sogno di liberarci definitivamente dalla prigionia dell’euro potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo. 





30 commenti:

  1. Bravo Piero a mettere in guardia i lettori su Grillo ! Penso anch'io che grillo possa essere davvero dannoso ambiguo e tradire la fiducia che dei tanti che lo seguono e che lo voteranno...

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    1. anche io concordo su questo punto ! sono stato e sarei un sostenitore del m5s , ma seguendo le gesta dello starnazzatore folle da parecchio , ho constatato nel tempo le svariate incongruenze e lacune che tu perfettamente riporti ; se continuerà con la sagra della fuffa credo proprio che mi darò all'astensione elettorale .

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    2. Grillo dovrebbe uscire da questa fobia della mente collettiva della rete, perchè senza una visione chiara e una guida definita, anche la rete si trasforma in una dittatura del caos...anche io tendenzialmente voterei m5s ma se prima Grillo non fa chiarezza su alcuni punti fondamentali, come l'euro e la sovranità monetaria, dovrò ripiegare altrove...sto seguendo da tempo con una certa attenzione il MPL, il movimento popolare di liberazione, e Alternativa di Giulietto Chiesa, e penso che con calma questi movimenti potrebbero guadagnare molte posizioni fra gli indecisi...vedremo...

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    3. Io sono un attivista...e credo che quando Grillo si scanserà (ha detto che lo farà presto) i ragazzi come me che sono sul territorio potranno organizzarsi per capire come muoversi...credo che il movimento abbia fatto aprire la mente a molti ma essendo appena nato ha bisogno di tempo per "sistemarsi"

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    4. Attendiamo con ansia che M5s si sistemi e prenda una posizione decisa sull'euro e sull'eurozona, così il nostro voto sarà assicurato...certo è davvero strano che Grillo che conosceva già qualcosa sul signoraggio e aveva conosciuto di persona il professore Auriti non abbia ancora preso una posizione sull'euro, che a livello mondiale è la moneta dove gli effetti del signoraggio appaltato a una banca privata come la BCE diventano esponenziali... davvero molto molto strano...però siamo fiduciosi...

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  2. gran bel pezzo Piero
    Vorrei farti una domanda : è possibile vedere l'andamento occupazionale giovanile , la precarietà imperante , ed i bassi salari di questa categoria , come una deflazione interna a tutti gli effetti ? Insomma , l'Italia è rimasta a galla fino a questo punto proprio grazie alla macelleria sociale perpetrata nei confronti dei giovani , che non ricevono sussidi di disoccupazione , trovano lavoro a singhiozzo , e rimanendo a casa (molto)più del previsto contribuiscono a mantenere i e a far crescere i prezzi degli immobili . Correggimi se ho detto qualche fesseria . Dico questo perchè credo che i giovani avrebbero diritto ad inca**arsi molto più di quello che i media e politicanti lascino intendere , basti vedere come ci trattano dandoci degli sfigati bamboccioni incapaci .

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    1. Esattamente, l'Italia ha fatto da sempre pura macelleria sociale a danno dei giovani, perchè l'Italia è l'unico paese europeo in cui non esiste un vero sussidio di disoccupazione...e siccome non è ancora bastato adesso tentano con la flessibilità e la maggiore disoccupazione per abbassare i salari...i giovani dovrebbero essere i primi a scendere in piazza e a reclamare i diritti, come fanno gli spagnoli, ma ancora sono sotto l'effetto anestesia televisiva, quando i soldi a casa cominceranno a finire per tutti, vedrai che anche i giovani si sveglieranno finalmente...

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  3. Ciao Piero, riguardo i politici.
    La Kelton a Rimini ha detto:"Ci sono alcuni politici americani che mi dicono: sì, ho capito cosa dite, ma se andassi in Tv a raccontarlo dopo 20 secondi mi toglierebbero il microfono pensando che io sia impazzito".
    Yes, la verità è rivoluzionaria

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    1. La soluzione è quella di non votare più questi politici che mentono e non guardare più le trasmissioni televisive (tutte...da Santoro a Floris a Fazio, e l'intera cricca della propaganda di regime) che li costringono a mentire...cercate di documentarvi in altra maniera sulla rete, perchè il materiale da cui attingere informazioni ormai è abbondante e qualificato...

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  4. Ciao complimenti Piero, ti ho ripreso l'articolo.
    Però su Beppe Grillo volevo segnalare questo sondaggio che è stato svolto sul blog, a favore dell'uscita dall' euro:
    http://www.beppegrillo.it/risultati_euro.html
    Quindi non lo butterei a mare, ma lo seguirei attentamente chiedendo conto di che posizioni prende. Penso che da qui alle elezioni dovrà esprimersi molto chiaramente, e il sondaggio è già un test...

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    1. Sai cos'è Carmen, Grillo mi fa molta rabbia perchè con il seguito che ha potrebbe davvero ribaltare il corso degli eventi e aprire gli occhi a molte persone...e invece procede come un gambero, un passo in avanti e dieci indietro...sull'euro e sulla sovranità monetaria dovrà esprimersi un giorno con chiarezza, altrimenti rimane soltanto un demagogo populista di cui possiamo fare anche a meno...dire che bisogna finanziare questo e quell'altro, ma poi non spiegare alla gente che per finanziare questi progetti con l'attuale impostazione dell'euro bisogna prelevare più tasse, è prendere in giro degli ingenui...e in questo purtroppo Grillo si sta rivelando un vero maestro...

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    2. Questo risale a novembre...probabilmente oggi avrebbe un altro risultato ancora più schiacciante!

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  5. Una cosa che già si sapeva:
    http://www.nocensura.com/2012/04/esclusivo-il-debito-pubblico-lo-abbiamo.html

    Marco

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    1. Chiaro, grazie Marco per il contributo...il debito pubblico ormai è stato pagato da un pezzo e aumenta solo a causa degli interessi, purtroppo come spiegato in articoli siamo in mezzo ad uno Schema Ponzi micidiale, in cui i nuovi titoli emessi servono solo a pagare gli interessi dei vecchi titoli in scadenza...una truffa finanziaria in piena regola...

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  6. ciao Piero condivido tutto in particolare quello che hai scritto riguardo il movimento dei grillini. Ho sempre considerato quel movimento un qualcosa di confuso e considero Grillo una sorta di Guru.
    Se per esempio scrivessi un messaggio di critica nei confronti di grillo verrei subito sottoposta a censura. Inoltre c'è un'altra cosa che non ho mai capito di grillo. Lui ha sempre chiesto conto a Berlusconi dei suoi soldi e di dove e come li avesse guadagnati. IN questo è sempre stato martellante.
    Curiosamente però Grillo non se l'è sentita di dire dove avesse preso i 4 milioni di euro che risultano guadagnati nella dichiarazione dei redditi del 2005, quella famosa finita su emule e in rete.
    insomma chiede conto agli altri dei soldi mentre non ha mai chiarito da dove venissero i suoi. a parte questo Grillo è sempre stato ambiguo.
    per esempio nella politica di Monti prima era piuttosto ottimista poi ha iniziato a criticarlo.
    allo stesso modo si comportò con Travaglio. Prima appoggiandolo direttamente e pubblicando i suoi video nel suo blog e poi scaricandolo senza aver mai ben spiegato le motivazioni.
    arrivando anche a criticarlo.

    volevo chiederti una cosa riguardo i mercati azionari e la finanza. a proposito di spread, di speculazioni e di borsa ho trovato questo articolo

    http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2012/04/23/chi-ha-paura-dello-spread/#comments

    però non ho ben capito se ha un senso o meno.
    l'econonomia sarebbe basata su un qualcosa di casuale. questo è quello che vorrebbe dire l'autore?

    cosa ne pensi?

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    1. Su Grillo ho parecchi dubbi anche io e continuerò a seguirlo per vedere dove vuole andare a parare...sulla finanza invece concordo in parte con quanto scritto nell'articolo...anche se distinguerei fra l'alta finanza di Goldman Sachs, Morgan Stanley, Black Rock etc e chi gioca in borsa per ottenere subito un profitto di tipo speculativi...i primi, per quanto vivano anche loro in un'ottica di breve brevissimo periodo, cercano in qualche modo di influenzare le scelte politiche dei governi, e non a caso sono insediati dappertutto dagli USA all'eurozona, per fare in modo da accelerare i processi di accumulazione di profitti in una ristretta élite a danno della cittadinanza e della maggioranza dei lavoratori salariati...il punto che accomuna però i piccoli e i grandi investitori è proprio la visione a breve periodo delle loro mosse e dei loro azzardi...per esempio, è ormai chiaro che Mario Monti sia stato messo al governo dell'Italia per favorire e accelerare i processi di espropriazione di ricchezza dal basso verso l'alto, ma nessuno dei suoi mandatari dell'alta finanza sa fino a che punto Monti sarà in grado di svolgere il suo compito e soprattutto nessuno può prevedere quale sarà la soglia di sopportazione della popolazione...loro in pratica tentano l'azzardo, se va bene procedono, se no provano una contromossa (come per esempio, favorire le elezioni anticipate e far salire uno della pseudo-sinistra come Bersani, D'Alema, Veltroni, Vendola, Hollande, che poi una volta al governo farà le stesse cose che sta facendo oggi Monti, illudendo però i cittadini che sia in atto un cambiamento...)...ormai sono talmente prevedibili nella loro imprevedibilità che sfiorano il ridicolo e il dozzinale...la finanza in pratica è riuscita a piegare la politica nel suo stesso ambito di azione, ovvero il breve periodo e il profitto immediato, perchè è impossibile ascoltare oggi un politico, a livello mondiale, capace di avere una visione di lungo periodo di sviluppo sostenibile...tutti i politici lavorano solo con programmi di breve brevissimo periodo, e Monti in questo ha raggiunto l'apice dell'idiozia, perchè agisce in un intervallo praticamente giornaliero in base all'andamento degli spread...

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    2. grazie Piero. Puntuale e preciso come sempre.

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  7. carissimo, oggi non avevo niente da fare ( socera in ospedale, contealfonso in fibrillazione )e mi sono messa a pensare a Hans e Franz, a Giuseppe e a Tonino, e alle loro avventure fiscali in terra straniera. Come ricordavi giustamente, essendo l'aliquota legale italiana la più alta fra i paesi europei,la scelta di investire in Romania (imposta unica per le imprese al 16% ) dei due brianzoli è stata guidata da opportunismo fiscale. E' chiaro che G. e T. pagheranno le tasse in Romania,cioè nel paese dove realizzano i loro profitti. Ma allora, per inferenza logica di ragionamento,anche i due bavaresi dovrebbero trovarsi nell'identica situazione. Per confortare la mia illuminazione mi sono letta un po' di roba sugli IDE greenfield....ed è proprio così : Hans e Franz pagheranno le imposte in Italia (a meno che il <chianti non sia un territorio "paradisiaco")anche mantenendo la residenza in Cruccozia. O meglio le pagherebbero se davvero avessero avuto la malaugurata idea di investire qui da noi i loro soldi....ma credo che alla fin fine siano andati a fare compagnia a G. e T. Se grazie alle cure del nostro amato leader noi diventeremo molto attrattivi,però, ho paura che non vedremo arrivare i nostri cari Hans e Franz ma ben altri personaggi predatori che avranno l'unico scopo di depauperarci Arrivano i dollari!!! Spero che il tuo sogno si avveri e ci salvi in tempo. Ciao caro Piero

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    1. Contessa, spero che gli affanni familiari della sua corte siano stati risolti...sulla storia di Giuseppe/Tonino e Hans/Franz, bisognerebbe distinguere sul tipo e la denominazione sociale dell'azienda che avviano, perchè cambia qualcosa se si tratta di azienda individuale, in nome collettivo, srl, spa...in generale possiamo dire che le tasse si pagano nel paese dove l'azienda ha la sua propria sede legale e per legge la sede legale deve essere stabilità nel luogo in cui l'azienda produce e forma i suoi profitti (capisci bene che una multinazionale è quindi svincolata da questo obbligo e può benissimo stabilire la sua sede legale dove gli pare)...tuttavia una volta che G/P e H/F avranno fondato la loro azienda e pagato le tasse alla Romania o all'Italia, potranno poi disporre dei loro profitti come gli pare (soprattutto se non si tratta di spa, perchè in quel caso devono attenersi al consiglio di amministrazione degli azionisti...)...ora mettiamo il caso che G/P abbiano avuto un utile di 100, pagando una tassa sugli utili di 16 alla Romania, cosa faranno poi con il restante 84??? Se sono residenti in Italia, questi soldi rientrano in Italia, mentre se hanno cambiato residenza in favore della Romania, questi utili rimarranno in terra di Dracula e in Transilvania...il principio della residenza della bilancia dei pagamenti vale infatti soltanto per gli utili, i profitti, mentre ovviamente non potrà applicarsi per le tasse che vanno pagati nel luogo in cui l'azienda ha la sede legale e svolge la maggior parte delle sue attività...ti ricordi la storia di Valentino Rossi? Ebbene il buon Valentino, in quanto libero professionista con partita IVA, aveva deciso di stabilire la sua sede legale a Londra, considerandosi in pratica una multinazionale perchè guadagnava soldi in giro per il mondo facendo gare, ma l'Agenzia delle Entrate ha contestato questa impostazione dicendo che il buon Valentino svolgeva la sua principale attività in Italia, allenandosi, vivendo stabilmente, facendo pubblicità etc mentre le gare all'estero erano da considerarsi soltanto delle prestazioni occasionali...morale della favola il buon Valentino ha patteggiato e ha pagato le tasse in Italia...quindi per le tasse vige sempre il principio della sede legale, mentre per la bilancia dei pagamenti vige quello della residenza...però se H/F sono così innamorati da cambiare anche la loro residenza personale (per quella dell'azienda sono obbligati a registrarla in Italia), buon per noi...

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  10. Carissimo Piero,
    mi sono imbarcato nella malaugurata idea di voler effettuare uno studio sui saldi delle partite correnti dei 17 Paesi della zona euro, per approfondire con dati ufficiali le conseguenze del pareggio di bilancio. Purtroppo, dopo essere riuscito a trovare delle fonti ufficiali per i dati relativi agli scambi commerciali tra questi Paesi, prima di utilizzarli ho notato qualcosa che non quadrava.
    Nello specifico, la logica vuole che se il Paese A ha un saldo positivo di 100 verso il Paese B, allora di conseguenza il Paese B ha un saldo negativo di 100 verso il Paese A.

    Quanto da me presupposto non è però verificato confrontando i dati presenti nell' "External and intra-EU trade A statistical yearbook", recuperato dal sito eurostat.

    http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-GI-11-001/EN/KS-GI-11-001-EN.PDF

    Per esempio, a pag. 111 sono riportati i dati della TRADE BALANCE del Belgio.
    Nel 2010 (ultima colonna della tabella) il Belgio presenta un saldo positivo di 5.116 Mln di euro rispetto all'Italia, mentre a pag. 191 sono riportati i dati della TRADE BALANCE dell'Italia, dai quali si evince che per l'anno 2010 l'Italia presenta un saldo negativo di 4.680 Mln rispetto allo stesso Belgio.
    Mi aspettavo, secondo logica, un saldo si negativo, ma di 5.116 Mld di euro.
    Lo stesso risultato discordante si rileva anche sui dati incrociati degli altri Paesi.

    La scoperta mi perplime.
    In cosa credi io stia sbagliando? Mi sto perdendo qualche pezzo?

    Grato per la tua gentile attenzione, cordialmente saluto.

    Filippo

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    1. Ciao Filippo, ho dato un'occhiata a quei valori e in effetti c'è uno scarto non spiegabile... da profano, ti dico subito che secondo me lo scarto è dovuto al modo in cui vengono contabilizzati i dati nella bilancia dei pagamenti...per esempio, il calcolo delle esportazioni del Belgio verso l'Italia viene fatto dalle dogane belghe, mentre il dato sulle importazioni dal Belgio viene preso in base ai dati forniti dalle dogane italiane...ecco secondo me c'è un errore di valutazione fra le due dogane (non so dirti però chi delle due sbaglia o è meno efficiente)... infatti, per tenere conto di questi scarti, nella bilancia dei pagamenti viene inserita una voce particolare che si chiama "errori ed omissioni" che riporta tutto in pareggio (perchè a prescindere dalla dogana che sbaglia, poi i soldi transitano dai conti bancari del Belgio a quelli dell'Italia e viceversa e quindi i conteggi devono tornare per forza)...ma ripeto, qui ci vorrebbe un occhio esperto che sappia valutare e trovare subito le cause di queste anomalie...purtroppo, la bilancia dei pagamenti non può essere precisa al 100% per diversi motivi (uno appunto è quello delle dogane), ma deve essere considerata come un quadro generale di riferimento per capire in linea di massima l'andamento degli scambi commerciali e finanziari con l'estero...comunque complimenti per il tuo lavoro di approfondimento, che in effetti andrebbe fatto sempre, perchè in realtà la bilancia dei pagamenti è il vero indice della salute di uno stato (altro che debito pubblico, quello è l'indice della malattia, soprattutto per gli stati non sovrani dell'eurozona)...l'efficienza di uno stato sovrano andrebbe valutata solo in base ai dati della bilancia dei pagamenti (anche se indicativi e non precisi al 100%)... ma qui in Italia siamo ancora alla preistoria purtroppo...a presto! Piero

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    2. Grazie 1000.
      A presto.
      Filippo

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  11. Caro BIG, ti andrebbe di sviluppare una versione per i pochi PIG qui residenti del tuo scambio di idee con Lui.....tanto per renderci un po' meno pig....Solo se ti sembra utile per il nostro discorso sull'inflazione naturalmente

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    1. Se per Lui intendi il mitico Bagnai, certo, lo farò senz'altro, perchè i dati mostrati da Bagnai smontano l'altro mito che la svalutazione comporta automaticamente maggiore inflazione...io ho cercato di fare un passo ulteriore dimostrando che anche i legami fra inflazione e disoccupazione potrebbero essere labili e incerti, ma sono stato giustamente bacchettato sulla storia fra keynesiani e monetaristi (che a me sinceramente non interessa molto, perchè non tutto ciò che dicono i keynesiani per me è oro colato, e viceversa)...il mio ragionamento era: se non c'è un legame diretto fra crescita dei salari reali e inflazione, perchè assumiamo per buona la curva di Phillips che mette in relazione inversa la disoccupazione e l'inflazione, quando invece il povero Phillips aveva solo mostrato i dati che mettevano in relazione la disoccupazione e i salari reali??? Purtroppo non sono stato capito o meglio non mi sono spiegato bene, e quindi per il momento questo argomento lo metterò da parte...la stilettata di Bagnai è giusta, perchè in effetti erano stati più i keynesiani a prendere per buona la curva di Phillips e non i neoliberisti o monetaristi che invece sostengono che nel lungo periodo non c'è più alcun trade-off fra disoccupazione e inflazione...ma non era quello il senso della mia domanda e sinceramente non mi va di perdermi appresso a questo discorso, che è solo per eruditi della materia...ciò non toglie però che tutto l'articolo di Bagnai vada ripreso e diffuso a dovere...con il tempo però, perchè per adesso sono in pausa di riflessione e sto leggendo altro...comunque questa immagine della Terra dei Gufi contro la Terra dei Pigs mi piace proprio, perchè è vero che noi siamo Pigs, ma con le ali però!!!!

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  12. Ma non ti includevo certo tra i PIGS, caro BIG. pero' se ti piace, va bene cosi' !

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  13. Ciao Piero...volevo ringraziarti per avermi fatto capire, in linea di massima (per quello che il mio cervello può recepire), l'inflazione. "L'offerta di moneta dipende solo dalla richiesta"....Tutte le variabili dell'equazione sono dipendenti da molti fattori..e queste variabili possono modificare l'offerta e non viceversa...in poche parole è così Piero?
    Per quanto riguarda Grillo..ancora non so "chi è".....Il 1° Maggio è dalle mie parti e lo sentirò...Ha un potenziale ma potrebbe disperderlo in "populismo" da 4 soldi...
    Giorni fa ho assistito alla spiegazione della Fornero, sulla riforma del lavoro e esodati, in Alenia (lavoro per un'azienda che si occupa di global service in Finmeccanica).....sciatta e piena di se...Ma i suoi interlocutori non hanno detto quello che dovevano dire...Hanno idee molto confuse e questa gente va a nozze..
    Comunque Monti è sempre in forma: "crescita sì, ma senza "vecchie politiche keynesiane"....meglio quelle di Friedman...
    Saluti Santo

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    1. Come sempre hai capito benissimo Santo, l'inflazione è qualcosa che si crea prima sui mercati per varie ragioni (vedi anche aumento del costo delle materie prime...) e poi si ripercuote nell'aumento dell'offerta di moneta...la relazione inversa invece non sta in piedi, perchè non può concretamente realizzarsi nel sistema monetario attuale...
      Su Grillo ci sarebbero ancora tante cose da dire, perchè non si capisce davvero dove voglia andare a parare...in questi giorni ho visto che è stato più convinto nell'auspicare un'uscita dall'euro, ma secondo me non ha ancora compreso le ragioni profonde per cui si chiede un tale intervento e quindi non è escluso che nei prossimi giorni riveda ancora una volta la sua posizione...sicuramente Grillo va seguito con interesse, ma bisogna sempre mantenere un certo distacco finchè non avrà le idee più chiare...
      Sulla Fornero e su Monti cosa dire...stanno svolgendo il compito che gli è stato assegnato, ma non hanno la capacità di convincere il popolo che le loro scelte siano le migliori possibili...per il semplice fatto che è impossibile dimostrare con la ragione qualcosa che intrinsecamente sbagliato...devono quindi dimenticare di essere dei professori e puntare tutto su fattori emotivi: la paura, l'angoscia per il futuro, la confusione, la precarietà etc...bisogna soltanto essere vigili e non farsi abbindolare dalle loro chiacchiere... purtroppo a volte ho come l'impressione che queste persone siano state talmente plagiate dai loro legami (Trilateral, Bilderberg, etc) da credere davvero di operare per il bene di tutti...sono molto molto pericolosi, e speriamo di sbarazzarci presto di loro!!! Saluti! Piero

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