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martedì 16 aprile 2013

LA FOLLIA DELL’EURO: I TEDESCHI SONO I PIU’ POVERI, MA A MORIRE SONO I GRECI


Due notizie mi hanno molto colpito nei giorni scorsi: i tedeschi sono tra i cittadini più poveri d’Europa, e le situazione sanitaria della Grecia ormai è prossima a quella di una nazione in guerra. Eppure, come ampiamente risaputo, i poveri tedeschi sono costretti da alcuni anni, attraverso i contorti meccanismi del MES e dei precedenti fondi di salvataggio europei, ad essere i maggiori finanziatori dei piani di salvataggio di Portogallo, Grecia, Cipro, Spagna, paesi economicamente disastrati dove gli abitanti sono però mediamente più ricchi di quelli “virtuosi”. Capite bene che quando in un sistema qualsiasi, economico, sociale, naturale che sia, si vengono a creare simili disfunzioni e anomalie si vede che c’è qualcosa di folle e sbagliato alla base. Oppure i dati non raccontano esattamente la realtà dei fatti. O meglio ancora, esiste oggi in Europa una miscela esplosiva chiamata moneta unica che partendo da un errore iniziale di costruzione sta facendo impazzire tutti i dati attualmente rilevati. La verità insomma è molto più complessa di come appare e il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli.  


Secondo uno studio della BCE, la ricchezza netta media (finanziaria e reale) delle famiglie (o meglio dei nuclei abitativi, di coloro che in altre parole vivono sotto lo stesso tetto) è così distribuita in ordine decrescente nell’eurozona: Lussemburgo €710.100, Cipro €670.900, Spagna €291.400, Italia €275.200, Germania €195.200, Olanda €170.200, Finlandia €161.500, Portogallo €152.900, Grecia €147.800. Tuttavia se prendiamo la mediana, ovvero il valore che divide esattamente a metà la distribuzione dei dati, vedremo che la differenza di ricchezza fra i tedeschi e il resto degli europei del sud si fa stranamente ancora più marcata: Cipro €266.900, Spagna €182.700, Italia €173.200, Grecia €101.900, Portogallo €75.200, Germania €51.400. Ciò significa innanzitutto che in Germania (ma anche a Cipro, nazione di banchieri falliti) c’è una piccola frazione di famiglie ricchissime che alza di parecchio la media, mentre la maggioranza della popolazione non possiede nemmeno una casa di proprietà. E questa circostanza conferma in pratica ciò che abbiamo spesso ripetuto sull’assurda e iniqua dinamica di funzionamento  dell’eurozona: gli straordinari surplus commerciali della Germania sono stati fatti soprattutto a spese dei lavoratori tedeschi a cui sono stati chiesti i maggiori sacrifici in termini salariali, mentre ad arricchirsi è stata sempre e soltanto una ristretta casta di banchieri e imprenditori tedeschi.

mercoledì 10 ottobre 2012

LA BANCA CENTRALE PUBBLICA DELL’ARGENTINA E’ UN FARO PER LA DEMOCRAZIA NEL MONDO


Quando l’equipaggio di una nave si trova in mare aperto, nel mezzo di una tempesta, e di una Tempesta Perfetta per giunta, l’unica cosa che vorrebbe disperatamente scorgere all’orizzonte è la luce di un faro. La salvezza, la terraferma. In Argentina, all’estremità sud del paese, poco più a est della Terra del Fuoco, si trova una piccola isola, quasi uno scoglio in verità, dove c’è un antico faro dal nome evocativo: il Faro della Fine del Mondo. Poco più in là c’è l’Antartide, con le sue immense distese di ghiaccio, voltandosi indietro si intravedono invece le sconfinate e rigogliose praterie argentine. E in mezzo il Faro. Un luogo magnifico ai confini del mondo, che non a caso lo scrittore francese di romanzi d’avventura Jules Verne, l’autore di “Ventimila leghe sotto i mari”, ha utilizzato per ambientare uno dei suoi libri meno conosciuti: “Il faro in capo al mondo”. In effetti a partire dal 1991, il faro argentino ha perso il primato di essere quello più a sud del mondo, perché né è stato costruito uno a Capo Horn in Cile, ma rimane sicuramente il monumento più antico e famoso, che oggi più che mai rappresenta un vero spartiacque simbolico di civiltà. Una speranza per tutti i naviganti che transitano da quelle parti e sono sommersi e travolti dalle onde della Tempesta Perfetta globale, senza sapere ancora come venirne fuori e quali strumenti utilizzare per domarla.


In perfetta analogia, l’Argentina guidata dalla presidentessa Cristina Kirchner, così come il Venezuela di Chavez, l’Ecuador di Correa, la Bolivia di Evo Morales, è diventato un faro, una speranza per quei popoli del mondo, dall’Europa alla Cina passando per gli Stati Uniti, che oggi aspirano a ripristinare un regime democratico al servizio dei cittadini e dei diritti umani, dopo essere stati soppressi e repressi dall’occupazione quasi militare dei tecnocrati, dei faccendieri, dei politicanti, degli elefantiaci apparati dirigisti che lavorano alacremente  soltanto per tutelare gli interessi delle lobbies finanziarie, dei comitati d’affari, delle corporazioni multinazionali. Un abisso di distanza in termini di cammino evolutivo della civiltà, che è ancora più accentuato dal fatto che la censura della propaganda di regime dilagante in Europa impedisce a noi cittadini di sapere cosa stia accadendo esattamente in Sudamerica, visto che gli organi di informazione su ordine preciso dei loro potenti committenti hanno completamente tagliato fuori dai circuiti della stampa e della televisione le notizie provenienti da quei paesi. Senza andare troppo per il sottile, il continente sudamericano è stato letteralmente cancellato dalle carte geografiche del mondo, perché i cittadini lobotomizzati e teleguidati d’Europa e degli Stati Uniti non devono sapere nulla dei cambiamenti che stanno avvenendo laggiù. I drastici mutamenti di paradigma rispetto al dogmatismo medievale dell’Occidente, con il loro cattivo esempio, potrebbero infatti spezzare di colpo la catena psicologica su cui si fonda gran parte dell’egemonia totalitarista che ci governa: TINA, There Is No Alternative, non c’è nessuna alternativa alla tecnocrazia neoliberista, si fa come dicono loro e basta. E invece, al pari di ogni altra questione che coinvolge la vita umana, l’alternativa c’è, eccome se c’è. E si chiama Argentina.