Molte persone sono ancora ferme a
considerare la sovranità monetaria
come un semplice concetto economico-finanziario, da cui dipendono alcune scelte
di politica monetaria e poco altro: secondo questo approccio generalista, la
sovranità monetaria consentirebbe ai governi di "stampare" moneta creando
inflazione, mentre la mancanza di sovranità monetaria premierebbe la cultura
della stabilità sia fiscale che finanziaria e favorirebbe l’indipendenza delle
banche centrali dai governi. Non è affatto così. La sovranità monetaria, oggi
come oggi, è un vero spartiacque
giuridico-istituzionale fra gli stati che possono ancora ambire ad essere
democratici e quelli che ormai hanno deciso di calpestare le costituzioni
nazionali in nome di non meglio precisati interessi privati e di casta.
Continuare a presentare la sovranità monetaria come un principio retrogrado e nazionalista, superato ormai da più moderni
ed efficienti meccanismi di gestione dei flussi finanziari, fa parte di un
preciso disegno dei regimi oligarchici, che hanno interesse da una parte a
separare i governi dalla loro naturale funzione monetaria e dall’altra a
controllare i maggiori organi di informazione affinchè l’opinione pubblica
venga sempre di più allontanata dalla verità dei fatti. La democrazia dai suoi
doveri egualitari e redistributivi. I cittadini e i lavoratori dai loro diritti
umani e sociali acquisiti nei secoli.
Non è un caso che all’interno
del pastrocchio istituzionale
dell’eurozona, dove la sovranità monetaria dei singoli stati membri è stata
messa al bando per favorire la nascita del comitato
d’affari facente capo alla banca centrale autonoma e indipendente BCE, continuano
a susseguirsi infrazioni su infrazioni delle consolidate norme costituzionali
che da un centinaio di anni almeno tutelano la dignità dei cittadini in Europa.
A settembre scorso siamo rimasti con il fiato sospeso in attesa che la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe
si pronunciasse sulla legittimità del Meccanismo Europeo di Stabilità, mentre in questi giorni è stata la Corte Costituzionale del Portogallo a
contestare alcune delle misure del piano di austerità del governo perché
ampiamente discriminatorie nei confronti di certi cittadini (in particolare ci
riferiamo ai lavoratori, pubblici e privati, e ai pensionati) a favore di altri
(i maggiori beneficiari del comitato d’affari di Bruxelles: grandi
imprenditori, politici, banchieri, rentiers).
A ottobre prossimo toccherà invece di nuovo alla Corte Costituzionale tedesca
emettere il verdetto di condanna o assoluzione sulle nuove iniziative di
acquisto illimitato di titoli intraprese (almeno a parole) dalla BCE. Nessuna
notizia perviene invece dalla Corte
Costituzionale italiana, che si accapiglia sui cavilli più insignificanti
dei decreti legislativi del governo e del parlamento ma non ha mai visto tutto
ciò che è stato fatto alla nostra tanto osannata carta costituzionale negli
ultimi trent’anni, con l’adesione agli scellerati accordi monetari europei. Da
che mondo è mondo, spostare una trave è sempre stato molto più complesso e
faticoso che giochicchiare con una pagliuzza. Soprattutto se quella trave è
stata messa lì con la compiacenza e il tacito assenso di chi dovrebbe essere
incaricato a spostarla.

