A grande richiesta, oggi
inauguro una nuova linea editoriale di questo blog, basata su articoli più
brevi e notizie più circoscritte. Ciò non significa che non cercheremo di volta
in volta di tirare le conclusioni e fare una sintesi degli argomenti trattati,
ma questo avverrà come quando si costruisce un grande mosaico partendo da
piccole tessere sparpagliate e disperse. Ogni tessera deve essere collocata al
posto e al momento giusto per avere una visione
d’insieme sempre più obiettiva e chiara di ciò che sta accadendo intorno a
noi. E cominciamo subito con la più stretta attualità: l’accordo di libero scambio in corso d’opera fra Stati Uniti e Unione Europea, il quale è stato di recente messo in discussione
sia dai francesi che dai tedeschi a causa della “rumorosa” e più che mai “tempestiva”
diffusione dello scandalo Datagate. Inspiegabilmente, i
servizi di spionaggio francesi e tedeschi si accorgono solo oggi che l’intelligence
americana, attraverso il programma NSA
(National Security Agency),
controllava da anni ogni foglia che si muoveva in Europa. Come mai? E’ una pura
coincidenza che questa indignazione unanime dei paesi europei sia arrivata
proprio a conclusione degli accordi di libero scambio, oppure c’è dell’altro?
Visualizzazione post con etichetta Stati Uniti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stati Uniti. Mostra tutti i post
venerdì 25 ottobre 2013
venerdì 19 aprile 2013
LE MENZOGNE DI REINHART E ROGOFF: IL DEBITO PUBBLICO NON E’ LA CAUSA DELLA RECESSIONE
In questi giorni sta
montando un ampio dibattito a livello mondiale (del tutto ignorato in Italia,
ma questa non è una novità, visto che noi abbiamo ben altre faccende a cui
pensare, come votare nientedimeno che Romano Prodi, la Thatcher nostrana
versione mortadella ruspante, al Quirinale: quando si dice il nuovo che avanza!)
sugli errori commessi dai celebri economisti di Harvard Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff
nel calcolo della correlazione fra alto
debito pubblico e bassa crescita economica. Secondo la tesi e i dati
ricavati dai due studiosi, quando il debito pubblico supera la soglia critica
del 90% del PIL assistiamo ad una
progressiva stagnazione o addirittura ad una recessione dell’economia. Il paper
incriminato risale al 2010, “Growth in a Time of Debt”, ma solo
oggi tre sconosciuti economisti dell’Università del Massachusetts, Thomas Herndon,
Michael Ash e Robert Pollin, sono riusciti con un altro paper, dal titolo “Does High Public Debt consistently stifle Economic Growth? A critique of Reinhart and Rogoff”, a smascherare tutti gli errori di calcolo, alcuni dei quali davvero grossolani, compiuti
dai due ben più noti e accreditati economisti. La vicenda ha del paradossale,
perché soprattutto negli Stati Uniti il lavoro di Reinhart e Rogoff
era stato fino ad oggi un punto di
riferimento per tutti i sostenitori dell’austerità e del taglio dei deficit
pubblici, imputando solo a questi ultimi la causa principale della bassa
crescita economica. Ora per i cosiddetti “falchi
del debito pubblico” rimangono solo due strade: o ritrattare tutto quanto
permettendo al governo di attuare le necessarie manovre anticicliche di aumento
dei deficit pubblici per far ripartire la crescita (cosa molto improbabile),
oppure assoldare un altro gruppo di noti economisti per manipolare altri dati
e confermare la loro tesi insensata.
Questa è l’economia, bellezza! Chi
ha i soldi dice cosa è vero e cosa è falso, chi non ne ha non solo non ha diritto
di parlare ma non può nemmeno entrare nelle statistiche e nei sondaggi, perché
da che mondo è mondo solo chi spende fa
economia, mentre chi non ha niente da spendere fa la fame. L’economia
infatti è una disciplina molto strana che si occupa molto di più di quanti
profitti o soldi spende un miliardario (perché questo fa alzare notevolmente il
PIL), rispetto a quante ingiustizie e
iniquità redistributive esistono nel mondo. Essendo una materia fatta ad
uso e consumo di chi i soldi già ce li ha, è chiaro che i suoi maggiori esperti
e cultori mondiali non fanno altro che sfornare studi su studi, papers su papers, libri su libri per irrobustire le ragioni e le istanze di chi gli ha
consentito di diventare celebri. E purtroppo, qualche tempo fa, anche io ho
partecipato all’orgia di successo dei due
campioni della menzogna di Harvard, più per curiosità che per reale
interesse, comprando il loro best seller “Questa volta è diverso. Otto secoli di
follia finanziaria”, rimanendo sconcertato dopo aver letto le prime
pagine: con la tipica perentorietà di chi declama l’ovvio, i due economisti
mettevano sullo stesso piano debito
pubblico, debito privato e debito estero, facendo velatamente
intendere che la crisi di un paese potesse nascere indifferentemente dall’aumento
dell’una o dell’altra tipologia di debito. Cosa ovviamente falsa, ma tanto cara
a chi li aveva convinti a suon di lauti compensi a scrivere quelle cavolate. Ma perché le persone ricche odiano così
tanto il debito pubblico?
Etichette:
Banche Centrali,
Crescita Economica PIL,
Crisi Finanziaria,
Crisi Politica,
Debito Pubblico,
Default della Coscienza,
Produttività,
Stati Uniti,
Teorie Economiche,
Teorie Monetarie
mercoledì 10 aprile 2013
DIFFERENZA FRA UNO STATO DEMOCRATICO A MONETA SOVRANA E UN NON STATO DELL’EUROZONA
Molte persone sono ancora ferme a
considerare la sovranità monetaria
come un semplice concetto economico-finanziario, da cui dipendono alcune scelte
di politica monetaria e poco altro: secondo questo approccio generalista, la
sovranità monetaria consentirebbe ai governi di "stampare" moneta creando
inflazione, mentre la mancanza di sovranità monetaria premierebbe la cultura
della stabilità sia fiscale che finanziaria e favorirebbe l’indipendenza delle
banche centrali dai governi. Non è affatto così. La sovranità monetaria, oggi
come oggi, è un vero spartiacque
giuridico-istituzionale fra gli stati che possono ancora ambire ad essere
democratici e quelli che ormai hanno deciso di calpestare le costituzioni
nazionali in nome di non meglio precisati interessi privati e di casta.
Continuare a presentare la sovranità monetaria come un principio retrogrado e nazionalista, superato ormai da più moderni
ed efficienti meccanismi di gestione dei flussi finanziari, fa parte di un
preciso disegno dei regimi oligarchici, che hanno interesse da una parte a
separare i governi dalla loro naturale funzione monetaria e dall’altra a
controllare i maggiori organi di informazione affinchè l’opinione pubblica
venga sempre di più allontanata dalla verità dei fatti. La democrazia dai suoi
doveri egualitari e redistributivi. I cittadini e i lavoratori dai loro diritti
umani e sociali acquisiti nei secoli.
Non è un caso che all’interno
del pastrocchio istituzionale
dell’eurozona, dove la sovranità monetaria dei singoli stati membri è stata
messa al bando per favorire la nascita del comitato
d’affari facente capo alla banca centrale autonoma e indipendente BCE, continuano
a susseguirsi infrazioni su infrazioni delle consolidate norme costituzionali
che da un centinaio di anni almeno tutelano la dignità dei cittadini in Europa.
A settembre scorso siamo rimasti con il fiato sospeso in attesa che la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe
si pronunciasse sulla legittimità del Meccanismo Europeo di Stabilità, mentre in questi giorni è stata la Corte Costituzionale del Portogallo a
contestare alcune delle misure del piano di austerità del governo perché
ampiamente discriminatorie nei confronti di certi cittadini (in particolare ci
riferiamo ai lavoratori, pubblici e privati, e ai pensionati) a favore di altri
(i maggiori beneficiari del comitato d’affari di Bruxelles: grandi
imprenditori, politici, banchieri, rentiers).
A ottobre prossimo toccherà invece di nuovo alla Corte Costituzionale tedesca
emettere il verdetto di condanna o assoluzione sulle nuove iniziative di
acquisto illimitato di titoli intraprese (almeno a parole) dalla BCE. Nessuna
notizia perviene invece dalla Corte
Costituzionale italiana, che si accapiglia sui cavilli più insignificanti
dei decreti legislativi del governo e del parlamento ma non ha mai visto tutto
ciò che è stato fatto alla nostra tanto osannata carta costituzionale negli
ultimi trent’anni, con l’adesione agli scellerati accordi monetari europei. Da
che mondo è mondo, spostare una trave è sempre stato molto più complesso e
faticoso che giochicchiare con una pagliuzza. Soprattutto se quella trave è
stata messa lì con la compiacenza e il tacito assenso di chi dovrebbe essere
incaricato a spostarla.
Etichette:
Associazione Riconquistare la Sovranità (ARS),
Banche Centrali,
BCE,
Euro,
Eurozona,
Federal Reserve,
Giappone,
Grecia,
Politica Monetaria,
Portogallo,
Sovranità Monetaria,
Stati Uniti
mercoledì 5 settembre 2012
LA SPESA PUBBLICA A DEFICIT FA GIRARE L’ECONOMIA, L’AUSTERITA’ CONDUCE ALL’ANARCHIA
Il dibattito intorno alla correttezza del PIL (Prodotto Interno Lordo)
come misuratore della ricchezza di un paese comincia a farsi davvero
interessante. Da una parte ci sono i sostenitori della “decrescita felice”, i
quali credono che con una costante riduzione del PIL staremmo tutti meglio e
dall’altra c’è la classe dirigente attuale, formata da tecnocrati della
finanza, politicanti, sindacalisti, giornalisti di regime che continuano tutti
i giorni a ripetere la solita solfa della “crescita” a tutti i costi, perché
solo così potremo garantire una maggiore
occupazione e soprattutto rimborsare
i debiti contratti in passato con banche e società finanziarie, che alla
fine della fiera sono i veri burattinai finali di questo teatrino di
commedianti. Ovviamente, come spesso avviene in questi casi, la verità sta sempre in mezzo e chi si
pone agli estremi del dibattito rischia di cadere in uno di quei contorti
avvitamenti della logica che finisce poi per gettare discredito sulla parte sana
e condivisibile della sua rivendicazione.
Innanzitutto perché il PIL è un numero e in quanto tale non può essere buono o cattivo a
prescindere: il giudizio di merito sul PIL dipende dal percorso e dalle
modalità utilizzate per ottenere quel numero e non dal numero in se stesso. In
secondo luogo perché il PIL è un
elemento della contabilità nazionale che computa a consuntivo ciò che è
avvenuto in un certo paese in un determinato periodo di tempo, limitandosi a
quantificare l’esistente senza dare alcuna indicazione su ciò che può o
dovrebbe essere fatto in futuro. Malgrado tutti i tentativi di riportare la
questione sul campo etico, politico, umano, psicologico, il PIL è e rimarrà un
numero neutro, che misura l’effetto dell’azione umana e non può essere in alcun
modo incluso fra le cause che spingono l’azione umana a fare determinate scelte
o a percorrere particolari direzioni invece che altre.
Etichette:
Banche Centrali,
Banche Europee,
Crisi Politica,
Debito Pubblico,
Euro,
Francia,
Italia,
Modern Money Theory (MMT),
Politica Monetaria,
Sistema Bancario,
Stati Uniti,
Teorie Economiche,
Unione Europea
giovedì 21 giugno 2012
MODERN MONEY THEORY MMT, SESTA LEZIONE SULLO STRANO CASO DELL’EUROZONA
Mai lezione dell’economista Randall Wray, principale fondatore e
sostenitore della Modern Money Theory MMT, poteva essere più attuale, perché in effetti oggi l’eurozona è il caso
più strano di istituzione politica-economica del mondo e sicuramente quello più
studiato e seguito dagli osservatori internazionali (una specie di Doctor Jekyll e Mister Hyde della
politica e della finanza, un tempo modello di prosperità e sviluppo e ora simbolo
di declino e recessione). I riflettori sull’eurozona sono stati puntati a
partire dallo scoppio della crisi del 2008, ma in effetti parecchi economisti,
fra cui lo stesso Randall Wray o Charles Goodhart, avevano fatto notare già dal 1990, due anni prima della firma dei trattati di Maastricht, che l’eurozona
era un progetto insostenibile e inadeguato che non avrebbe mai potuto
superare le criticità di una qualsiasi forma di crisi finanziaria o economica
interna o globale. I fatti stanno dimostrando che le loro analisi erano
corrette e l’eurozona avrà bisogno a breve di una trasformazione radicale della
sua struttura portante se vuole continuare a stare in piedi ancora per qualche
anno.
Dato che nelle prossime
lezioni esamineremo nel dettaglio le operazioni fiscali e monetarie che può
effettuare una nazione con moneta
sovrana (Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone), era opportuno aprire questa
parantesi sullo strano caso
dell’eurozona, dove appunto non esiste una moneta sovrana e non c’è di
conseguenza alcun legame fra le politiche
fiscali del governo (spesa pubblica e tassazione) e la scelte di politica monetaria della banca centrale BCE
(tassi di interesse, riserva obbligatoria, operazioni di rifinanziamento del
settore bancario, mantenimento della stabilità dei prezzi). Non entreremo nei
dettagli della stretta attualità, perché gli eventi si muovono troppo
velocemente e non possiamo sapere come verranno gestiti di qui a qualche mese,
ma anche a giorni (vedi prossimo vertice
europeo del 28 e 29 giugno a Bruxelles) dai burocrati dell’Unione Europea e
dai capi di governo dei singoli stati (anche se lo possiamo intuire). Ma sappiamo
già per certo che un cambiamento di impostazione di tutti i paesi membri sarà necessario per rendere
sostenibile l'intero progetto.
Etichette:
Banche Centrali,
BCE,
Crisi Finanziaria,
Debito Pubblico,
Euro,
Federal Reserve,
Modern Money Theory (MMT),
Politica Monetaria,
Stati Uniti,
Teorie Monetarie,
Unione Europea
mercoledì 6 giugno 2012
MODERN MONEY THEORY MMT: DOTTRINA MISTICA DELLA MONETA O RIVOLUZIONE CULTURALE?
Prima di continuare lo studio e l’approfondimento della
teoria economica americana della Modern
Money Theory MMT attraverso le lezioni del professore Randall Wray, mi sembrava opportuno aprire una piccola parantesi e fare
alcune precisazioni sui motivi che mi spingono a studiare e ad interessarmi a
questa nuova corrente di pensiero,
che in verità tanto nuova non è, quantomeno nelle sue tematiche strettamente
scientifiche ed accademiche. Tralasciando però per il momento i dettagli tecnici,
bisogna riconoscere che nelle sue intenzioni dichiarate il movimento MMT, pur
nella grossolana versione strillata o spacciata come facile propaganda di
acchiappo, racchiude in sintesi molte delle principali rivendicazioni e istanze sociali che hanno da sempre
guidato il processo di emancipazione della civiltà umana dalla barbarie economicista
dell’oscurantismo, della repressione e dell’oppressione brutale dell’uomo
sull’uomo: l’equità, l’uguaglianza dei diritti e dei doveri, la libertà
individuale, la dignità dei lavoratori, l’assistenza ai più disagiati, la
solidarietà, lo sviluppo sostenibile.
Basterebbe solo questo breve elenco di principi
sacrosanti e universali per giustificare l’interesse verso qualsiasi scuola di
pensiero che si propone di rendere concrete ed attuabili tali riforme. Con
tutto il dovuto rispetto e avendo chiara le diverse condizioni storiche di
partenza, la Repubblica di Platone
non presentava lo stesso grado di apertura e partecipazione collettiva alla
vita pubblica, politica ed economica di una comunità. Eppure Platone viene
spesso osannato come una vetta del pensiero democratico e liberale, un vero
maestro del buon governo, mentre chiunque si propone oggi di fare di più e
meglio viene subito tacciato di essere un ciarlatano,
un visionario, un allocco facilmente suggestionabile e manipolabile.
Amara constatazione che nessuno è profeta in patria e la gloria è purtroppo nel
migliore dei casi una conquista postuma per tutti gli uomini di buona volontà.
Etichette:
Banche Centrali,
Crisi Finanziaria,
Crisi Politica,
Default della Coscienza,
Italia,
Modern Money Theory (MMT),
Positive Money,
Riforma Monetaria,
Stati Uniti,
Teorie Economiche,
Teorie Monetarie
mercoledì 23 maggio 2012
LA CRISI DELL’EUROZONA, I NUMERI DI MONTI E L’INSOSTENIBILE INSTABILITA’ DEI MERCATI FINANZIARI
Fa piacere trovare anche fra le fila del partito più di
regime e allineato con le politiche
neoliberiste del governo Monti, il PD
di Bersani con tutta la sua ciurma di pseudo-economisti dell’ultima ora,
persone che prendono decisamente le distanze dalla follia derivante dal brusco
ridimensionamento dell’intervento statale in economia e dalla brutale
cancellazione dei diritti democratici
e del patto sociale fra stato e
cittadini che direttamente ne consegue. Si tratta del giornalista, politico ed
economista Piergiorgio Gawronski,
nipote del più famoso Jas, che già nel 2007 aveva osato sfidare alle primarie
del PD nientedimeno che il gerarca assoluto del partito Pierluigi Bersani e dopo una breve esperienza come consulente
economico della presidenza del consiglio, è tornato all’insegnamento e alla
scrittura.
Per carità, si tratta sempre di una persona dell’alta
nomenclatura che da sempre vive nella sua comoda posizione di privilegiato,
fatta di corsie preferenziali e sollecite segnalazioni, ma quantomeno fa parte
di una ristretta élite illuminata e non di quella debordante torma di fulminati,
che spesso siamo costretti a subire. C’è élite ed élite insomma e non tutti i
ricchi sono per natura stupidi, corrotti e usurpatori, anzi, anche se purtroppo come accade già nell’economia (moneta cattiva caccia quella buona), pure nella società vale spesso la spietata legge di Gresham. In
più di un’occasione Piergiorgio Gawronski ha infatti dichiarato pubblicamente di
essere in aperto contrasto con la linea rigorista e bigotta del partito, e oggi
continua inascoltato a sostenere che per uscire dalla crisi in corso l’unica
strategia certa, sicura, vincente da applicare sono le politiche espansive di tipo keynesiano di stimolo della domanda
aggregata. Si vede che un barlume di intelligenza ancora naviga solitario anche
dentro quella marea di stupidità, menzogne, contraddizioni e reticenze che è
oggi il PD.
Etichette:
Banche Americane,
Banche Centrali,
Banche Europee,
BCE,
Crisi Finanziaria,
Crisi Politica,
Federal Reserve,
Italia,
Politica Monetaria,
Sistema Bancario,
Stati Uniti,
Teorie Economiche,
Unione Europea
lunedì 14 maggio 2012
MONETA, DEBITO E SPESA PUBBLICA: SOLUZIONI SEMPLICI PER PROBLEMI COMPLESSI
Dopo
gli ultimi scossoni elettorali in Europa la dottrina mistica del rigore e
dell’austerità filo-tedesca comincia a mostrare le prime crepe. In Francia, il nuovo presidente Hollande aveva detto di voler rimettere
in discussione gran parte delle direttive del Fiscal Compact, in particolare
quelle che prevedono un rientro programmato del debito pubblico cumulato entro
la soglia del 60% del PIL e la disciplina del pareggio di bilancio come regola
aurea (?) di comportamento da parte dei governi nazionali (in una crisi creata
esclusivamente dall’eccesso di debito privato, non ha alcun senso continuare a penalizzare
la finanza pubblica). Ma bisogna ancora capire fino a che punto i propositi di
Hollande facevano parte di una precisa strategia propagandistica da utilizzare
solo in campagna elettorale e dove cominciano invece le reali intenzioni di
sovvertire la severa impostazione
rigorista e deterministica della tecnocrazia europea, che asseconda il
ciclo recessivo in corso e lascia poco spazio alla discrezionalità delle
manovre anticicliche di politica economica dei singoli stati e dell’unione nel
suo complesso.
In
Grecia le elezioni hanno mostrato un’evidente
insofferenza nei confronti delle stesse regole di austerità da applicare sia al
settore pubblico che privato in cambio dei pacchetti di aiuti di salvataggio. Il
voto in Germania ha bocciato lo
stesso partito della Merkel. In Italia
dopo le elezioni amministrative che hanno decretato un successo clamoroso della
nuova compagine politica del Movimento 5
Stelle di Beppe Grillo, sia a destra che a sinistra sono cominciati i mal
di pancia verso il governo dei banchieri guidato dal tecnocrate europeista e
neoliberista Mario Monti, dato che l’eccessivo appiattimento rispetto alla linea
del rigore inutile caldeggiata dai tecnici
del nulla ha causato una conseguente perdita di consenso da parte dei
partiti tradizionali. Inoltre la gente, nonché qualche sparuto drappello di
giornalisti di regime illuminati sulla via di Damasco, ha cominciato a capire
che l’austerità è matematicamente, conti alla mano, una medicina che in tempo
di recessione rischia di uccidere il malato più rapidamente rispetto al normale
decorso della malattia. Il miracolo sta avvenendo insomma.
mercoledì 9 maggio 2012
MODERN MONEY THEORY MMT, QUINTA LEZIONE SULLA PIRAMIDE DEL DEBITO E DEI PAGAMENTI
E’ inutile girarci intorno, la questione monetaria rappresenta oggi il cuore di tutti i problemi riguardanti
la crisi economica e finanziaria: una volta compreso a fondo il ruolo
del denaro e le metodologie di creazione e distribuzione della moneta, potremo
forse dare risposta ad ogni nostra domanda e capire quali soluzioni sono
davvero praticabili e quali invece sono inefficaci. In mancanza di questo
necessario passaggio di comprensione e consapevolezza, tutti i discorsi sulla
crisi e sulle sue possibili soluzioni risulteranno sempre parziali e approssimativi,
perché privi della causa scatenante e dell’elemento unificante: la moneta e il debito. Il dilemma
principale che attanaglia le economie delle nazioni più sviluppate come quelle
dei paesi meno evoluti ruota sempre intorno al curioso ed inquietante modo in
cui gli stati cosiddetti democratici e moderni decidono volontariamente di
indebitarsi con delle istituzioni private (banche commerciali e banche
centrali) per potere spendere una moneta di cui in teoria potrebbero avere già
il pieno controllo e la legittimazione politica per crearne e distribuirne
presso la popolazione la quantità necessaria, sufficiente, utile a consentire
un corretto funzionamento dell’economia.
Perché lo
Stato si indebita? Fino a che punto può reggere un’economia fondata
sul debito? Non sarebbe più logico lasciare allo Stato il diritto di crearsi la
propria moneta, limitando il potere sproporzionato delle banche al normale
ruolo di intermediazione del credito presso i privati? In un precedente articolo avevamo visto come il problema spesso puramente linguistico del debito pubblico poteva essere risolto con due semplici operazioni:
1. La banca centrale potrebbe accreditare periodicamente al ministero del
tesoro la quantità richiesta di soldi privi di debito da spendere
nell’economia, in linea con gli andamenti costantemente monitorati
dell’occupazione, dell’inflazione e dello sviluppo sostenibile (politica fiscale); 2. La banca centrale
potrebbe continuare ad emettere titoli di stato fruttiferi sempre coperti e
rimborsabili per drenare liquidità dai mercati e immettere nuova liquidità
secondo le esigenze dei mercati stessi (politica
monetaria). Per capire meglio come si potrebbe facilmente arrivare a questi
due obiettivi, riprendiamo il percorso di approfondimento della Modern Money
Theory MMT, secondo quanto insegnato da uno dei massimi sostenitori della teoria,
il professore Randall Wray, sul sito New Economic Perspectives.
Etichette:
Banche Centrali,
BCE,
Crisi Finanziaria,
Debito Pubblico,
Euro,
Federal Reserve,
Modern Money Theory (MMT),
Politica Monetaria,
Riforma Monetaria,
Stati Uniti,
Teorie Monetarie,
Unione Europea
giovedì 3 maggio 2012
I PREMI NOBEL PER L’ECONOMIA CONTRO LA SANTA INQUISIZIONE DEL PAREGGIO DI BILANCIO
Mettiamola così. L’economia non è mai stata una scienza esatta, perché le sue
conclusioni e le sue presunte verità assolute sono sempre relative al periodo
storico, al luogo geografico, alle abitudini lavorative e di consumo, alle tradizioni
produttive del contesto preso in considerazione. Per semplificare tutte le
numerose variabili che insistono in un particolare processo economico, gli
studiosi della materia fin dalle origini hanno dovuto ricorrere all’utilizzo di
modelli descrittivi. Per ogni
particolare fenomeno economico possono essere costruiti infiniti modelli e
nonostante la precisione di alcuni di questi modelli, nessuno può essere
considerato il migliore in assoluto per il semplice motivo che non può essere replicato.
Basta spostarsi di qualche chilometro o posticipare di
qualche giorno il termine dell’analisi e molti dei parametri utilizzati nel
nostro modello possono essere già cambiati, inficiando i risultati del nostro
iniziale esperimento. Come è noto invece le scienze esatte non soffrono di questa
estrema debolezza di fondo, perché alcune leggi e principi matematici, fisici,
chimici, biologici hanno validità universale e non cambiano spostandoci nello
spazio e nel tempo, consentendo ciò che in economia non potrà mai essere
garantito: la ripetibilità
dell’esperimento. Due più due fa quattro sia in Groenlandia che in
Antartide, sia oggi che domani, fra un anno, fra un secolo. Lo stesso non può dirsi per qualsiasi operazione o regola economica.
lunedì 23 aprile 2012
INFLAZIONE, NO GRAZIE: GLI ERRORI DELLA TEORIA QUANTITATIVA DELLA MONETA DI FRIEDMAN
Nel precedente articolo parlando di inflazione
abbiamo cominciato a vedere come alcuni luoghi comuni sull’indicatore
dell’aumento dei prezzi al consumo siano completamente infondati. In
particolare il legame fra la crescita
dell’offerta di moneta e l’aumento dell’inflazione, che deriva dalla
famigerata “teoria quantitativa della moneta” elaborata dall’economista
americano e vate “fulminato” del neoliberismo Milton Friedman, non ha alcun fondamento logico e scientifico.
Nell’articolo di oggi vedremo infatti come grazie a semplici deduzioni e
ragionamenti si riesca a smontare pezzo per pezzo tutta l’impalcatura
caracollante della teoria di Friedman.
Prima di iniziare l’analisi della teoria principale del monetarismo vediamo subito un altro esempio
concreto che dimostra come l’inflazione sia un fenomeno molto più complesso e
articolato di quello che vorrebbero farci credere certi economisti. Come
sappiamo il Giappone è una nazione
che ha un debito pubblico enorme, che di recente ha sforato il 220% del PIL
nazionale. Ciò significa che il governo giapponese, tramite il supporto della
banca centrale Bank of Japan, ha collocato negli ultimi anni una notevole
quantità di titoli di stato e ampliato i margini di spesa pubblica rispetto
alle entrate fiscali, allungando la liquidità presente sul mercato interno. Eppure
dopo parecchi anni di deflazione, l’inflazione ha avuto un tasso di crescita molto
basso nell’ultimo periodo, aggirandosi intorno ad un misero 0,3%. Come mai? Secondo le strampalate elucubrazioni
mentali dei neoliberisti, il Giappone non dovrebbe essere sotterrato sotto una
valanga di iperinflazione?
Etichette:
Banche Centrali,
BCE,
Crisi Finanziaria,
Debito Pubblico,
Federal Reserve,
Politica Monetaria,
Sistema Bancario,
Stati Uniti,
Teorie Economiche,
Teorie Monetarie
lunedì 2 aprile 2012
LA FOLLIA DEL DEBITO PUBBLICO CHE NON ESISTE E GLI APPRENDISTI STREGONI DELL’UNIONE EUROPEA
“Se non potete spiegare la cosa con semplici
parole, non l’avete ancora capita bene”
Albert Einstein (1879-1955), fisico tedesco nato in Germania e professore Premio Nobel 1921.
Prendendo spunto da
questa frase di Einstein oggi tenterò a parole mie, spero semplici e
comprensibili, di spiegare ancora una volta cosa sta accadendo in Italia, nell’eurozona e dall’altra
parte dell’oceano dal punto vista politico, economico e finanziario. Non userò
tabelle, grafici, equazioni, formule matematiche o numeri strani, ma mi
affiderò soltanto alla disciplina in cui prediligo avventurarmi: la logica. La stessa logica che manca ai
politici italiani di tutte le fazioni, ai giornalisti mainstream, agli economisti strapagati di regime, ai cittadini ed
elettori che non si sono mai fermati a ragionare sui veri motivi del tracollo
del nostro paese.
Come ho già detto
spesso nei precedenti articoli, secondo me tutti i problemi in cui siamo
incastrati oggi, il debito pubblico,
lo spread,
i mercati,
la paura infondata dell’inflazione
non sono tanto fenomeni di carattere economico, scientifico, tecnico, ma hanno
molta più attinenza con le angosce ancestrali dell’anima umana (l’incertezza,
il futuro, la precarietà) e dipendono molto dal modo in cui noi le percepiamo e
dall’usuale maniera in cui ci vengono comunicate dagli altri. Nel Medioevo
tutti credevano alle streghe o alla magia nera per spiegare le cose che non
capivano, ma poi qualcuno cominciò a parlare con un linguaggio nuovo e a
dimostrare che gli eventi naturali si svolgevano in tutt’altra maniera, e la
paura delle streghe cessò.
Etichette:
Banche Centrali,
Crisi Finanziaria,
Crisi Politica,
Debito Pubblico,
Germania,
Italia,
Politica Monetaria,
Riforma Monetaria,
Sistema Bancario,
Stati Uniti,
Teorie Economiche,
Teorie Monetarie,
Unione Europea
martedì 27 marzo 2012
COME LA MODERN MONEY THEORY MMT VEDE LA FOLLIA NEOLIBERISTA DELLA CRISI DELL’EUROZONA
Oggi vediamo un altro punto di vista della Modern Money Theory MMT sulla crisi finanziaria dell’eurozona, che
coinvolge direttamente anche l’Italia. Si tratta dell’intervento dell’avvocato
e professore di economia e diritto William K. Black, docente presso l’University of Missouri Kansas City, pubblicato sul
blog New Economic Perspectives e tradotto in italiano sul sito Tlaxcala. Le
considerazioni di Black sono molto illuminanti per capire fino a che punto si
sta spingendo la follia e l’illogicità neoliberista dei tecnocrati europei.
Nessuno odia l’euro come moneta in se, ma tutti gli economisti e i critici dotati di una certa competenza e
obiettività sottolineano come l’euro non abbia nessuna delle caratteristiche
necessarie per diventare la moneta unica di un’area valutaria imperfetta e insostenibile come l’eurozona. La pretesa dei tecnocrati europei di trasformare
tutti gli stati dell’unione monetaria in esportatori
netti, tramite una progressiva deflazione
dei salari e dei diritti dei lavoratori, cozza persino contro la più
elementare delle evidenze logiche, secondo la quale non tutti i paesi possono
diventare esportatori netti contemporaneamente. Non sarà il caso di
ricominciare ad occupare democraticamente i nostri stati?
Etichette:
BCE,
Crisi Finanziaria,
Crisi Politica,
Germania,
Grecia,
Modern Money Theory (MMT),
Politica Monetaria,
Riforma Monetaria,
Stati Uniti,
Teorie Monetarie,
Unione Europea
mercoledì 7 marzo 2012
MODERN MONEY THEORY MMT, TERZA LEZIONE SUL REGIME DI CAMBIO FISSO E FLUTTUANTE
La lezione di oggi del professore di economia Randall Wray, che riassume alcuni articoli pubblicati sul sito New Economic Perspectives, descrive in particolare le differenze che esistono fra
le nazioni che utilizzano un regime di
cambio fisso o rigido della moneta e quelle che invece adottano il tasso di cambio variabile o fluttuante.
Siccome l’euro è una moneta “strana”
che agisce a cambio fluttuante nei confronti delle altre valute estere, ma
all’interno di ogni singolo stato dell’eurozona si comporta come una moneta
agganciata ad una valuta estera (dato che uno stato può ottenerla solo
chiedendola in prestito alle banche private o aumentando il saldo delle sue
partite correnti, esportazioni meno importazioni), capire la differenza fra i
due regimi di cambio risulta molto importante per noi europei, soprattutto in
termini di vantaggi e di svantaggi.
Inoltre secondo molti economisti di una certa fama, non solo gli
studiosi americani appartenenti alla corrente della Modern Money Theory (MMT),
l’imposizione del pareggio di bilancio
prevista dal Fiscal Compact approvato lo scorso 1 marzo comporta un’altra
incredibile distorsione: l’euro non
solo dovrà essere gestito da ogni singolo stato in un regime di cambio fisso,
ma sarà anche limitato a monte per decreto come se le sue riserve fossero esauribili, al pari delle miniere di oro. In un
mondo in cui tutte le nazioni utilizzano liberamente la loro moneta fiat creata
dal nulla e praticamente illimitata, gli europei sono gli unici che si
autoimpongono per decreto il regime di cambio
fisso di tipo gold standard (conversione rigida della moneta con un bene
finito e non rinnovabile come l’oro), che veniva utilizzato 100 anni fa e portò
alla Grande Depressione del 1929.
Saranno pazzi questi europei? O sono soltanto masochisti? Oppure i tecnocrati
europei vogliono ripristinare le condizioni medioevali di schiavitù della
popolazione da cui i nostri antenati si erano liberati combattendo?
martedì 6 marzo 2012
LA BANCA CENTRALE E LA MONETIZZAZIONE DEL DEFICIT PUBBLICO DELLO STATO
Cosa può fare una banca centrale
a moneta sovrana rispetto a una banca centrale a moneta non sovrana? Qual è la vera
differenza fra la Federal Reserve degli Stati Uniti e la BCE europea? Come può
finanziare i suoi deficit pubblici uno stato sovrano? Per chi vuole capire in
quale pasticcio sia cascata l’Italia (o la Grecia) aderendo all’eurozona e rinunciando alla
propria sovranità
monetaria, queste
sono le domande più impellenti a cui bisogna dare risposta.
Un ottimo articolo pubblicato
qualche tempo fa sul blog Voci dall’Estero chiarisce molti di questi aspetti e
spiega in maniera semplice e diretta in quale modo una vera banca centrale, come la
Federal Reserve negli Stati Uniti, può sostenere i disavanzi pubblici dello
stato attraverso la monetizzazione del deficit e la creazione di nuova base monetaria (banconote
cartacee, monete o riserve bancarie).
mercoledì 8 febbraio 2012
IL CROLLO DELL’EURO SARA’ UN EVENTO SIMILE ALLA FINE DEGLI ACCORDI DI BRETTON WOODS
Continuiamo il nostro viaggio nel cuore del sistema finanziario
europeo: TARGET2, il sistema di
regolamento e compensazione dei pagamenti fra le banche private e centrali dei
17 paesi dell’Eurozona. Nell’articolo di ieri abbiamo visto che prima del 2008
il sistema era tutto sommato in equilibrio, perché i maggiori volumi di esportazioni
di beni dalla Germania verso i paesi
della periferia (PIIGS, Portogallo,
Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) erano stati compensati dall’acquisto di titoli
finanziari (pubblici e privati) di questi stessi paesi da parte delle banche
private tedesche, che si erano ritrovate con un eccesso di riserve da investire.
Dopo lo scoppio della crisi dei conti pubblici della Grecia nel 2008, la situazione è cambiata
radicalmente perché le banche tedesche hanno interrotto i loro investimenti
finanziari e i trasferimenti di riserve nei paesi della periferia, rendendo evidenti
gli squilibri commerciali fra i 17
stati dell’Eurosistema. La Germania che ha continuato ad esportare i suoi
prodotti nella periferia ha accumulato circa 500 miliardi di euro di credit TARGET nella sua banca centrale
Bundesbank, mentre i paesi PIIGS che non ricevevano più adeguati finanziamenti
tedeschi per rimarginare il loro gap commerciale, hanno totalizzato
complessivamente la stessa quantità di debiti
TARGET presso le rispettive banche centrali.
Etichette:
Banche Centrali,
BCE,
Bundesbank,
Crisi Finanziaria,
Crisi Politica,
Debito Pubblico,
Federal Reserve,
Germania,
Politica Monetaria,
Stati Uniti,
Unione Europea
Iscriviti a:
Post (Atom)















