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venerdì 29 marzo 2013

CRISI DI INSOLVENZA E DI LIQUIDITA’: COME E PERCHE’ FALLISCONO LE BANCHE


Il recente caso di Cipro ha riacceso l’interesse intorno al mondo bancario e ai suoi complicati meccanismi interni. In particolare, suscita sempre qualche perplessità e apprensione fra la gente il modo e la rapidità in cui le banche falliscono, dato che nel nostro immaginario le banche vengono identificate come giganteschi mostri “infallibili” (dai piedi d’argilla aggiungo io, visto il modo in cui è organizzato oggi il sistema monetario nel suo complesso), capaci di divorare e ingoiare tutto il resto, compresa la cosiddetta “economia reale”. Siccome Cipro è l’ultimo caso di un paese piccolo, con un’economia ridotta e poco sviluppata ad essere stato messo in ginocchio da un settore bancario sovradimensionato (preceduto in ordine di tempo da Islanda e Irlanda), mi sembrava opportuno approfondire un po’ l’argomento, facendo degli esempi molto chiari e delle simulazioni semplificate. Il materiale divulgativo utilizzato può essere reperito in lingua originale sul sito Positive Money e in un articolo pubblicato su Economonitor.     

In generale possiamo anticipare che esistono due principali casistiche di crisi bancaria, le quali partendo da diverse premesse possono ugualmente portare una banca al fallimento: la crisi di insolvenza e la crisi di liquidità. L’insolvenza, nella sua accezione più comunemente utilizzata, può essere definita come l'incapacità di rimborsare i propri debiti. Questo di solito accade appunto per due motivi differenti. In primo luogo (crisi di insolvenza), per qualche ragione legata all’andamento dei “mercati” la banca può ritrovarsi a dovere ai suoi creditori più di ciò che possiede o gli è dovuto dai suoi debitori. Nella terminologia contabile, questo significa che le proprie attività  valgono meno delle passività. In secondo luogo (crisi di liquidità), una banca può diventare insolvente se non riesce più a pagare i propri debiti a scadenza, anche se sulla carta le proprie attività valgono più delle passività. Questo fenomeno è noto come insolvenza da flusso di cassa negativo o mancanza di liquidità.

giovedì 6 dicembre 2012

PIANO DI CHICAGO RIVISITATO, PARTE UNO: LA NETTA SEPARAZIONE FRA MONETA E CREDITO


Il Piano di Chicago Rivisitato è a mio avviso, e secondo molti altri più autorevoli analisti, uno dei documenti economici e finanziari più importanti pubblicati nell’ultimo periodo. Un vero caso mondiale, che sta diventando un testo di riferimento per gli studiosi della materia e un’opera divulgativa di culto per tutti gli appassionati. Non vi nascondo che anche io ho letto il documento con molto interesse e stupore, non tanto per i contenuti che nella maggior parte dei casi mi erano già noti (si veda a tal proposito l’ampia trattazione già pubblicata sul movimento economico e culturale Positive Money) ma per il tempismo e le circostanze che ne hanno decretato il successo. Il documento è stato scritto da due economisti americani che lavorano come consulenti per il Fondo Monetario Internazionale FMI: Jaromir Benes e Michael Kumhof. Il committente di questa opera è stato appunto il FMI, che a scanso di equivoci, in calce al documento ha riportato (come spesso accade con i suoi working papers) le testuali parole: “Questo documento non deve essere inteso come rappresentativo del punto di vista del FMI. Le opinioni espresse in questo documento sono quelle degli autori e non rappresentano necessariamente quelli del FMI o della politica del FMI. I documenti descrivono in genere le ricerche in corso degli autori e vengono pubblicati per suscitare commenti e ulteriori dibattiti”.


E il dibattito in effetti si è acceso abbastanza rapidamente e vivacemente in tutto il mondo. Perché il Piano di Chicago è rivoluzionario da molti punti di vista e se applicato alla lettera ribalterebbe alla radice gli equilibri e i rapporti di forza esistenti fra lo strapotere incondizionato del sistema finanziario ormai fuori controllo e le risicate rivendicazioni politiche, economiche e sociali degli antichi stati democratici soggiogati, schiacciati, ridimensionati a ruoli e compiti sempre più marginali. Ora chi conosce anche sommariamente la linea politica di difesa ad oltranza dei grandi interessi privati e di tutela dei potentati finanziari seguita da sempre dal FMI, a tutto svantaggio del benessere dei popoli e delle democrazie, potrebbe nutrire non pochi sospetti sulla fondatezza e credibilità di questo repentino cambio di marcia. Perché oggi il FMI dovrebbe farsi garante di cambiamenti epocali di paradigma che fino a ieri ha sempre apertamente o subdolamente osteggiato? Quali reali interessi ha il FMI a diffondere nuove teorie sul riassetto dell’attuale sistema finanziario, quando i suoi maggiori azionisti, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa, sono contrari a qualsiasi minima variazione di programma? Quale fregatura si nasconde dietro questo improvviso atteggiamento innovativo del FMI? Senza alcuna pretesa di essere esaustivo o conclusivo, vi offro la mia personale opinione in proposito, aprendomi già al confronto e alle smentite.

martedì 30 ottobre 2012

LA MONETA DI STATO PRIVA DI DEBITO E LA RIFORMA DEL SISTEMA BANCARIO MODERNO


Se non ora quando? Questo slogan che tanto successo ha avuto qui in Italia, dovrebbe essere esportato a livello mondiale per mobilitare la gente intorno ad una questione centrale all’interno del dibattito internazionale, più culturale o politica che economica, che coinvolge la vita di tutti noi: la Moneta. L’argomento è spinoso e complesso, ma non di rado i modi per attaccarlo e addomesticarlo sono di una semplicità disarmante e soprattutto accessibili a tutti: tecnici, economisti, ingegneri, operai, casalinghe, anziani e…bambini. Anzi, molto spesso sono proprio i bambini in virtù della loro innocenza e apertura mentale ad avere gli strumenti giusti per districare la matassa, mentre per una volta noi adulti dovremmo stare zitti in disparte ad ascoltare, osservare ed imparare. Sulla moneta in particolare sono sicuro che ne vedremmo delle belle, perché se ci pensate bene i bambini, ancora prima delle banche, degli stati, della finanza internazionale, delle teorie economiche dei premi Nobel sono i primi ad inventarsi sistemi monetari inattaccabili, con i loro bigliettini di carta colorata, che si passano di mano in mano in cambio di oggetti, giocattoli, giri in bici, ciottoli levigati. Se osservate bene come giocano, vi accorgerete che i bambini non solo stabiliscono subito degli accordi per accettare esclusivamente una tipologia di biglietti e non altri, ma sono così attenti e rigorosi da creare soltanto la quantità di biglietti strettamente necessaria e sufficiente al corretto funzionamento dei loro giochi. Non un biglietto in più e non uno in meno. I bambini quindi conoscono a meraviglia il rudimentale concetto di misura, legato principalmente all’equilibrio fra i mezzi monetari e i beni scambiati, che tanta confusione e panico crea negli adulti. Una saggezza istintiva, ancestrale che dovrebbe farci riflettere.


Detto questo, riprendo il lungo cammino di scardinamento di alcuni miti e leggende popolari intorno alla moneta, visto che dai riscontri avuti dai lettori ho ricavato la necessità di fare ulteriori chiarimenti che potrebbero aiutarci a compiere insieme un altro passo avanti in questo fondamentale percorso a ritroso di conoscenza: dalle sicurezze della maturità dobbiamo andare indietro, giù, giù, fino agli anni della spensierata e ingenua infanzia. Magari questa premessa vi sembrerà un po’ strana, bizzarra, ma più andrete avanti nella lettura e più capirete che di tecnico, economico, finanziario qui non c’è nulla, tranne pochi immediati concetti di contabilità, mentre tutto il resto sono valutazioni logiche o linguistiche alla portata di tutti. Ovviamente cercherò di semplificare al massimo alcuni passaggi, ognuno dei quali meriterebbe un capitolo a parte, ma con lo scopo specifico di dare priorità per adesso al discorso generale. La struttura di fondo dei ragionamenti è basata principalmente dai contributi forniti a riguardo dal movimento culturale ed economico inglese Positive Money, che insieme al gruppo americano della Modern Money Theory MMT, è riuscito secondo me a spiegare e sviscerare molto bene le dinamiche di funzionamento del sistema monetario moderno, avanzando anche le migliori proposte di riforma. Ma c’è anche una grande novità: a questa banda di professori di economia sovversivi ed eretici, si è unito di recente nientemeno che lo stesso Fondo Monetario Internazionale, ovvero l’organismo che sovraintende la politica monetaria mondiale, considerato molto spesso, non a torto, lo strenuo difensore delle logiche predatorie della cosiddetta finanza speculativa.

giovedì 18 ottobre 2012

BANCA CENTRALE E COMMERCIALE: CREAZIONE, TRASFERIMENTO E DISTRUZIONE DI MONETA


Riprendiamo il nostro percorso di approfondimento del sistema monetario moderno attraverso le semplici descrizioni illustrate fornite dal movimento culturale ed economico inglese Positive Money. La crisi finanziaria attuale come abbiamo detto spesso non è solamente una delle tante crisi congiunturali di sovrapproduzione (più di prestiti e strumenti finanziari che di beni reali) o calo della domanda, ma una crisi sistemica che coinvolge dall’interno la struttura stessa del sistema bancario internazionale e il suo modo di operare e gestire le fasi di creazione, trasferimento e distruzione della moneta. Capire come funziona il sistema finanziario e trovare eventualmente delle soluzioni attuabili diventa fondamentale per evitare che si rimandi ancora, attraverso le massicce iniezioni di liquidità, il momento della verità: non è difficile infatti prevedere che la prossima crisi che si sta già preparando sarà ancora più grave di quella attuale, essendo superiori le masse monetarie in gioco. Quest’ultima crisi quindi, molto più delle precedenti, a causa della sua portata e della sua profondità, coinvolge il modo stesso di considerare la moneta dopo la fine degli Accordi di Bretton Woods del 1971, ponendo delle domande ormai ineludibili: che cos’è esattamente la moneta? E’ un bene negoziabile al pari di tutti gli altri? E’ un mezzo di pagamento per favorire gli scambi e i commerci? E’ una semplice unità di conto che serve a misurare i debiti e i crediti contratti tra le controparti?



In effetti nel sistema monetario moderno, il denaro assume contemporaneamente le tre accezioni prima esposte ed è dalla confusione che ne deriva, dalla preferenza per l’una o l’altra forma della moneta, che affonda la causa principale della crisi attuale, perché se la moneta è un bene infinitamente negoziabile e liquido, diventa conveniente per alcuni tesaurizzarlo a scopi precauzionali, sottraendo nel contempo ad altri i mezzi di pagamento necessari al corretto funzionamento dei mercati commerciali e soprattutto rimandando al prossimo futuro, con continui rilanci di nuova liquidità, il momento della chiusura dei conti tra debitori e creditori. Tuttavia prima di entrare direttamente nelle infinite contraddizioni del sistema monetario moderno, è opportuno avere ben chiaro attraverso semplici esempi come funziona esattamente tale sistema, in modo da sapere chi crea, come si alimentano, dove si annidano i paradossi di cui abbiamo parlato. Malgrado le complicazioni tecniche che vengono continuamente tirate in ballo, il sistema in verità è molto semplice e non servono particolari conoscenze di contabilità per capire gli schemi che verranno utilizzati.


mercoledì 6 giugno 2012

MODERN MONEY THEORY MMT: DOTTRINA MISTICA DELLA MONETA O RIVOLUZIONE CULTURALE?


Prima di continuare lo studio e l’approfondimento della teoria economica americana della Modern Money Theory MMT attraverso le lezioni del professore Randall Wray, mi sembrava opportuno aprire una piccola parantesi e fare alcune precisazioni sui motivi che mi spingono a studiare e ad interessarmi a questa nuova corrente di pensiero, che in verità tanto nuova non è, quantomeno nelle sue tematiche strettamente scientifiche ed accademiche. Tralasciando però per il momento i dettagli tecnici, bisogna riconoscere che nelle sue intenzioni dichiarate il movimento MMT, pur nella grossolana versione strillata o spacciata come facile propaganda di acchiappo, racchiude in sintesi molte delle principali rivendicazioni e istanze sociali che hanno da sempre guidato il processo di emancipazione della civiltà umana dalla barbarie economicista dell’oscurantismo, della repressione e dell’oppressione brutale dell’uomo sull’uomo: l’equità, l’uguaglianza dei diritti e dei doveri, la libertà individuale, la dignità dei lavoratori, l’assistenza ai più disagiati, la solidarietà, lo sviluppo sostenibile.


Basterebbe solo questo breve elenco di principi sacrosanti e universali per giustificare l’interesse verso qualsiasi scuola di pensiero che si propone di rendere concrete ed attuabili tali riforme. Con tutto il dovuto rispetto e avendo chiara le diverse condizioni storiche di partenza, la Repubblica di Platone non presentava lo stesso grado di apertura e partecipazione collettiva alla vita pubblica, politica ed economica di una comunità. Eppure Platone viene spesso osannato come una vetta del pensiero democratico e liberale, un vero maestro del buon governo, mentre chiunque si propone oggi di fare di più e meglio viene subito tacciato di essere un ciarlatano, un visionario, un allocco facilmente suggestionabile e manipolabile. Amara constatazione che nessuno è profeta in patria e la gloria è purtroppo nel migliore dei casi una conquista postuma per tutti gli uomini di buona volontà.

lunedì 30 aprile 2012

L’UNICA SOLUZIONE PER RISOLVERE IL PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO: CANCELLARE LA PAROLA DEBITO


Come sappiamo bene, il debito pubblico, a torto o a ragione, è considerato oggi uno dei maggiori problemi degli stati più sviluppati. Abbiamo già detto che la questione è spesso più linguistica che reale, perché per i paesi a moneta sovrana il debito pubblico non è mai stato una vera minaccia, mentre al contrario l’eurozona ha scelto politicamente di rinunciare alla sovranità monetaria per ragioni ancora oscure ed incomprensibili. La soluzione quindi non è tanto trovare le risorse finanziarie per rimborsare il debito pubblico, quanto piuttosto ritrovare la lucidità e l’intelligenza necessarie per capire che il debito pubblico è soltanto un’arma psicologica diabolica utilizzata da chi ha interesse a confondere e tenere sotto pressione l’opinione pubblica.
In questo interessante articolo pubblicato sul sito New Economic Perspectives l’economista americano Dan Kervick mostra con alcuni semplici esempi quale sia la reale origine e natura del debito pubblico: una scrittura contabile o una partita di giro fra due reparti del governo nazionale, che ha poca influenza nell’economia reale. Il debito è un differimento futuro di un pagamento, che per essere rimborsato con gli interessi necessita di una migliore situazione economica rispetto a quella attuale. Se consideriamo però che i meccanismi di crescita del debito non sono ormai più compatibili con le possibilità di crescita economica di un mercato mondiale in cui le risorse sono finite e limitate, eliminando e abolendo la pratica del debito, quantomeno quello pubblico, potremmo ritornare ad avere una visione più realistica e sostenibile degli eventi futuri. Cominceremo ora a vedere in che modo analizzando il caso degli Stati Uniti, per concludere con la situazione paradossale dell’eurozona.  

mercoledì 14 marzo 2012

POSITIVE MONEY, LA MONETA POSITIVA PRIVA DI DEBITO E LE SOLUZIONI ALLA CRISI BANCARIA





Dopo aver visto il primo video della conferenza del fondatore del movimento inglese Positive Money, Ben Dyson, sui maggiori problemi del sistema monetario, finanziario e bancario moderno, oggi vediamo la seconda parte conclusiva in cui vengono schematicamente presentate le tre principali soluzioni elaborate dal progetto Positive Money.
Molti di questi concetti sono già abbastanza noti, ma Dyson riesce ad inserirli in una prospettiva molto più ampia e completa, che nel caso di un’applicazione concreta del progetto finirebbe per incidere sulla vita di ognuno di noi e sulle scelte future di un’intera società. Vediamo in sintesi quali sono queste tre soluzioni e proposte di Positive Money: 
 

giovedì 8 marzo 2012

POSITIVE MONEY, LA CRISI FINANZIARIA E I DIFETTI DEL SISTEMA BANCARIO MODERNO






Su gentile segnalazione di un lettore, pubblico oggi un video in cui Ben Dyson, il fondatore del movimento inglese Positive Money, descrive in modo impeccabile e semplice il sistema bancario moderno, evidenziandone i limiti e i maggiori difetti strutturali. Il video è in inglese con i sottotitoli in italiano (nel caso non dovessero attivarsi automaticamente cliccare sul tasto CC) ed è abbastanza lungo, quindi dovete dedicare un po’ del vostro tempo libero per ascoltare la conferenza di Ben Dyson, ma ne vale sicuramente la pena.

In ogni caso, per chi non ha sufficiente tempo libero da dedicare alla visione del video, cercherò di seguito di sintetizzare i più importanti concetti espressi dal fondatore di Positive Money, che poi sono gli stessi già descritti e condivisi in altri articoli. Innanzitutto Dyson mette in evidenza i tre maggiori limiti legislativi e operativi del sistema bancario commerciale, che con il sostegno dello stato e della banca centrale, si riserva il diritto di creare nuova moneta bancaria e di influenzare pesantemente l’andamento economico di una società, sia in periodi di espansione che di contrazione. In particolare:

martedì 28 febbraio 2012

LE MENZOGNE SULLA RISERVA FRAZIONARIA E I SOLDI DEI RISPARMIATORI INVESTITI IN FINANZA


Anticipo subito che l’argomento che affronteremo oggi è un po’ lungo e spinoso dal punto di vista concettuale, ma rappresenta la base indispensabile per capire come funziona il sistema bancario e monetario moderno nel suo complesso. Una volta capito il meccanismo di funzionamento della riserva frazionaria, non esiste in effetti altro ambito teorico o procedurale che non possa essere spiegato utilizzando la falsa e ingannevole applicazione del concetto in questione. Dalla distorta impostazione del processo di creazione della riserva frazionaria discendono infatti a cascata tutte le anomalie e storture del sistema monetario basato sul regime fiat money (creazione di denaro dal nulla senza vincolo di convertibilità in oro o altro bene reale di scambio), che ricordiamo è stato avviato a partire dal 1971, anche se la maggioranza degli addetti ai lavori ha preferito nascondere e trascurare gli effetti pratici del grande cambiamento avvenuto e sono stati sempre troppo pochi quelli capaci di comprendere le conseguenze di questa incredibile rivoluzione epocale.

In maniera molto sintetica, la riserva frazionaria rappresenta quella parte di denaro depositato dai clienti o raccolto tramite emissione di titoli obbligazionari che la banca è costretta ad accantonare e mettere da parte per evitare di trovarsi a corto di liquidità nei momenti di necessità. Questa pratica discende dalla constatazione puramente statistica fatta dagli antichi orafi e banchieri, secondo la quale soltanto una parte minima dei clienti che depositavano l’oro in cambio di banconote o di certificati di deposito tornava poi in banca per ritirare materialmente l’oro depositato e riconsegnare le banconote. Già da questa prima evidenza storica ed empirica si può capire come oggi, che non esiste più la convertibilità in oro e nessun cliente potrà mai recarsi in banca per reclamare questo diritto, non avrebbe più senso tenere in vita una pratica anacronistica e del tutto inadatta ad interagire con i nuovi circuiti telematici di circolazione della moneta.

mercoledì 15 febbraio 2012

POSITIVE MONEY, CHI DEVE EMETTERE LA MONETA E COME SI EVITA L’INFLAZIONE


Riprendiamo il percorso di approfondimento e chiarimento della riforma monetaria proposta dal movimento inglese Positive Money, di cui abbiamo già analizzato la struttura di massima in un precedente articolo. Il progetto parte e si sviluppa dall’evidenza sperimentale che il 97% della moneta attualmente circolante viene creata ogni volta che una banca commerciale concede un prestito ad un cliente e apre a suo nome un nuovo deposito bancario. Questo tipo di moneta un tempo veniva chiamata  “moneta scritturale”, perché comportava la compilazione di alcuni documenti contabili, ma ai nostri giorni può essere più agevolmente definita “moneta elettronica”, perché i flussi di dati e informazioni viaggiano tutti su circuiti telematici.

Il restante 3% è rappresentato dalle banconote stampate dalla banca centrale e dalle monete coniate dalla zecca di stato. Avendo queste ultime un peso trascurabile all’interno del più ampio processo di circolazione della moneta, è chiaro che qualunque seria riforma debba prendere in considerazione principalmente i flussi della moneta elettronica, impedendo alle banche commerciali di potere “creare dal nulla” nuova moneta ogni volta che viene concesso un nuovo prestito. Molti pensano ancora che le banche facciano i prestiti in base ai depositi versati dai risparmiatori, ma nella pratica quotidiana accade esattamente il contrario: le banche concedono prestiti e poi aprono nuovi depositi per i clienti mutuatari. Il progetto Positive Money ha reso impraticabile questo percorso tramite la suddivisione dei conti correnti e di deposito in due categorie principali: Transaction Account TA e Investment Account IA.

mercoledì 1 febbraio 2012

POSITIVE MONEY, COME IL DENARO E’ STATO PRIVATIZZATO DALLE BANCHE DI NASCOSTO


E’ inutile nascondersi dietro un dito. Il progetto monetario inglese di Positive Money può essere utopico, irrealizzabile, troppo ambizioso ma ci piace, perché è perfetto, non fa una piega e con poche mosse riuscirebbe a dare equilibrio e sostenibilità a tutto il meccanismo di creazione del denaro. Finalmente qualcuno non solo ha avuto il coraggio di squarciare il velo di menzogna e ipocrisia che ammanta il nebuloso mondo della finanza, ma è andato anche oltre proponendo un semplice progetto di riforma in tre passi che metterebbe ordine nell’ingarbugliato groviglio del settore bancario, in cui per troppo tempo si sono mescolati interessi pubblici e avidità privata.

Come abbiamo già visto nel precedente articolo, il progetto Positive Money parte da una semplice considerazione: se il 97% della moneta circolante sono impulsi elettronici creati dalle banche commerciali attraverso l’apertura di nuovi prestiti (moneta elettronica) e soltanto il 3% è rappresentato dalle banconote cartacee stampate dalla banca centrale (che è pur sempre una banca privata) e dalle monete metalliche coniate dalla zecca di stato (che misera consolazione…), perché concedere alle banche commerciali tutto questo potere esclusivo di creazione della moneta elettronica? Perché lo Stato, in base alla sua improrogabile funzione di difesa dei diritti, della giustizia e dell’equità, non toglie ai banchieri privati questo intollerabile privilegio e comincia ad assumersi in proprio il compito della creazione e della diffusione della moneta elettronica?

martedì 31 gennaio 2012

I PRESTITI CREANO DAL NULLA NUOVI DEPOSITI, NUOVO DENARO E DEBITO: MA FINO A QUANDO?

Come anticipato ieri, per chiarire alcuni aspetti del progetto Positive Money e le teorie monetarie espresse nel libro “Where Does Money Come From?”, descritti in due precedenti articoli, ricorreremo ad un semplice esempio che renderà ineccepibili e inattaccabili le principali premesse da cui si sviluppano sia il progetto che il libro: ogni nuovo prestito erogato dalla banca commerciale crea nuovo denaro e sono i prestiti a creare nuovi depositi e non viceversa, come comunemente si è portati a credere.
Immaginiamo il cliente A che si reca presso la filiale di una banca A per chiedere un prestito, che utilizzerà per pagare le spese di ristrutturazione del suo nuovo appartamento. Per semplicità, immaginiamo che il cliente A non abbia ancora aperto nessun conto corrente o deposito di risparmio presso tale banca A. Il funzionario della banca verifica le credenziali e le garanzie del cliente A e accorda il prestito di 10.000 euro. A questo punto cosa farà il funzionario? Archivierà i documenti firmati dal cliente A e aprirà un conto corrente con tutti i dati anagrafici del cliente A sul database informatico della banca, dove scriverà nella casella riguardante il deposito: 10.000 euro. Questi 10.000 euro non esistevano prima nel circuito commerciale e sono stati creati all’improvviso dal nulla dal funzionario della banca A, con una semplice digitazione sul computer di una scrittura contabile.

lunedì 30 gennaio 2012

“WHERE DOES MONEY COME FROM?”, IL SISTEMA MONETARIO MODERNO SECONDO POSITIVE MONEY


Dopo avere visto nel precedente articolo la struttura di massima del progetto Positive Money riguardante la creazione di un sistema monetario moderno fondato su una moneta priva di debito, vediamo oggi le premesse principali da cui hanno mosso i primi passi i coordinatori del progetto, contenute tutte nel libro “Where Does Money Come From?”, scritto e pubblicato a settembre 2011 dagli economisti inglesi della New EconomicsFoundation (nef) Richard Werner, Josh Ray-Collins, Tony Greenham e Andrew Jackson (a sinistra la copertina del libro, di cui non esiste ancora una traduzione italiana ed è acquistabile direttamente presso il sito internet del nef).

Premetto di non avere ancora letto il libro, che descrive in modo abbastanza nuovo ed originale (anche se gli autori sostengono il contrario) il meccanismo di creazione del denaro nel sistema monetario moderno, e quindi le mie idee personali sulla teoria monetaria elaborata dagli economisti del nef possono essere solo parziali ed incomplete. Tuttavia oltre a proporre sotto la traduzione dell’introduzione del libro, mi riservo alla fine di questo post di fare alcune considerazioni personali, che verranno poi adeguatamente ampliate e sviluppate in successivi articoli. Una cosa è certa, gli inglesi questa volta hanno centrato il bersaglio e sembrano davvero fare sul serio, anche se il problema rimane sempre lo stesso: a parte le inevitabili resistenze politiche ed economiche su un eventuale riforma dell’attuale sistema monetario fondato sul debito, quanto è disposta la gente comune a sforzarsi di capire, studiare, comprendere quale sia la vera natura del denaro, arrivando infine a sostenere che oggi esistono tutte le prerogative tecniche, informatiche, culturali affinché venga definitivamente introdotta una Positive Money, una moneta priva di debito?     

venerdì 27 gennaio 2012

MODERN MONEY THEORY (MMT) E POSITIVE MONEY, DUE TEORIE MONETARIE SIMILI E COMPLEMENTARI


E’ interessante notare come in questi ultimi anni le due maggiori teorie o riforme monetarie che hanno ottenuto un certo risalto e consenso pubblico e cercano con le loro proposte di porre rimedio alla crisi finanziaria in corso, arrivino proprio dai paesi in cui la crisi è nata, diffondendosi poi in tutto il mondo. La prima, la Modern Money Theory (MMT), sviluppata da un gruppo di economisti dell’Università del Missouri-Kansas City guidati da Randall Wray (foto a sinistra), nasce negli Stati Uniti. La seconda, il progetto Positive Money, viene elaborata invece in Gran Bretagna su iniziativa di un gruppo di lavoro composto da economisti, matematici, esperti di marketing ed ex-professionisti della finanza.
Forse non poteva essere diversamente, dato che inglesi e americani sono i veri fondatori del sistema monetario moderno (vedi le opere di John Maynard Keynes, inglese, e Milton Friedman, americano), e quindi meglio di chiunque altro sanno come funziona e come può essere riparato il meccanismo inceppato della creazione della moneta (noi dell’eurozona invece, per nostra colpa o per precisa volontà autodistruttiva, siamo solo dilettanti al confronto e la fallimentare costruzione della moneta unica euro e della banca centrale BCE dimostra tutta la nostra incompetenza in materia).