Sono felice di
poter fare pubblicità ad un libro che è uscito pochi giorni fa, in occasione
del Convegno di Chianciano dell’11 e
del 12 gennaio. Io ho scritto solamente un capitolo (“Debito pubblico e Sovranità monetaria”), mentre il
grosso del lavoro editoriale di coordinamento e sviluppo del progetto lo ha svolto il resto del gruppo, a cui vanno i miei più sinceri ringraziamenti (in particolare Gennaro Francione e Loredana Signorile, per la pazienza dimostrata nei miei confronti). Si tratta di un libro molto particolare, che spero possa
aprire la strada ad altri progetti simili di divulgazione e informazione: un
libro che parla di economia, di storia e di politica e che però è stato scritto
da semplici cittadini e professionisti, che non hanno particolari
specializzazioni nei campi in questione. Nessun titolo da esibire in pubblica
piazza, ma tanta, tanta passione e volontà di intervenire efficacemente e in
prima persona nel dibattito in corso. Un dibattito dai cui esiti dipendono le nostre
vite e quelle dei nostri figli e a cui nessuno dovrebbe mai sottrarsi. E’ il
massimo esempio insomma di partecipazione
attiva alla vita democratica del proprio paese, senza delegare ad altri o
ai soliti specialisti del mestiere questioni accessibili a tutti con un po’ di
impegno e determinazione.
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mercoledì 22 gennaio 2014
lunedì 23 dicembre 2013
USCITA DALL’EURO: QUANTI SOLDI CI DEVE LA BCE?
Come
ogni anno, quando si avvicina la fine, comincia puntuale la girandola delle previsioni sulla
crescita prossima ventura. Qualcuno, fulminato sulla via di Bruxelles, comincia
a vedere la luce in fondo al tunnel
e folgorato dall’abbagliante miraggio, inizia a diffondere in giro i numeri che
ha visto durante i momenti dell’estasi. In particolare il governo Letta ha dato
le sue stime del miracolo: 1% di aumento del PIL nel 2014, 2% nel 2015. Ha
usato numeri semplici, facilmente memorizzabili. Una successione aritmetica di
ragione 1. Poteva anche usare la ragione 2 per dare più coraggio e speranza al
popolo vessato: 2% nel 2014, 4% nel 2015, 6% nel 2016. Oppure la successione di
Fibonacci: 1,1, 2, 3, 5, 8, 13 e così via. Pensa che bello, saremmo cresciuti
nella stessa maniera in cui si riproducono i conigli. Ovviamente i fulminati
hanno gioco facile a sparare numeri a caso, contando sul fatto che gli italiani hanno la memoria corta e
sono troppo impelagati con le contingenze del presente per ricordarsi le
dichiarazioni di un anonimo presidente del consiglio di cui molto presto non
sentiremo più parlare. Renzi incombe, lui è il nuovo che avanza. E ha la
benedizione del solito granitico manipolo di gonzi del PD per continuare a
distruggere l’Italia.
mercoledì 13 novembre 2013
OLTRE L’EURO C’E’ LA SOVRANITA’ NAZIONALE E LA SALVEZZA DI QUESTO PAESE
In uno degli ultimi articoli scritti da Paul Krugman sul New York Times, mi ha
molto colpito questa frase: “La Francia
ha commesso l’imperdonabile errore di essere fiscalmente responsabile senza
infliggere dolore alle classi povere e disagiate. E deve essere punita”. In
particolare l’economista americano si riferiva al recente declassamento dell’agenzia
di rating Standard&Poor’s, e ai continui ammonimenti della
Commissione europea riguardo alle scelte
di politica fiscale del governo francese (superamento della fantomatica
soglia del deficit pubblico del 3%): in pratica, ad avviso delle èlite finanziarie internazionali, non bisogna distruggere l’economia e il
tessuto produttivo nazionale solo con gli aumenti delle tasse, come fa Hollande oggi, ma anche e
soprattutto con i tagli alla spesa
pubblica, in particolare quelli riguardanti il generoso stato sociale concesso
ancora ai cittadini francesi. Per rendere rapidamente un paese innocuo e schiavo delle
oligarchie transnazionali bisogna mettere a punto quelle fondamentali “riforme
strutturali” del mercato del lavoro, del sistema pensionistico, del welfare state, senza le quali un popolo ancora
sano, ancora orgoglioso della propria identità
nazionale, può avere un giorno o l’altro la forza di riscattarsi dal giogo della dittatura europeista e più in generale dalla minacciosa omologazione globalista. E non sarà un caso che il movimento politico anti-europeista più vivace e organizzato del
continente sia proprio francese, il Front National di Marine Le Pen.
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martedì 15 ottobre 2013
SCALFARI E CACCIARI: LA DEMOCRAZIA FUNZIONA SOLO QUANDO E’ OLIGARCHICA
Ci siamo. Pressati
dall’attualità e dalle contingenze, molti degli osannati e sempre troppo sovrastimati
“intellettuali” italiani sono
costretti ad uscire allo scoperto e a confessare in modo schietto e diretto
come la pensano su certi temi delicati e oltremodo cruciali della politica
interna e internazionale. Eugenio Scalfari
e Massimo Cacciari sono senza dubbio
i campioni della “real politik” nostrana, quella secondo cui con la caduta del
muro di Berlino e la fine delle ideologie, bisogna guardare con un certo
disincanto la storia e adattarsi con concreto pragmatismo al corso degli
eventi. Il loro assunto più propagandato a furor di popolo è il seguente: “siccome c’è la globalizzazione, e la competizione economica avviene su scala
globale, non si può più competere rimanendo piccoli stati sovrani isolati, ma
bisogna unire le forze creando federazioni e confederazioni di stati, come sta
avvenendo oggi in Europa”. Tradotto in termini più semplici il loro
famigerato sillogismo suona così: “siccome
c’è la Cina, bisogna creare per forza di cose gli Stati Uniti d’Europa, in caso contrario saremo spacciati e verremo
travolti dalla marea gialla!”. Inutile ricordare che qualcuno (per la
precisione Claudio Borghi Aquilini)
ha già smontato questa tesi bizzarra con straordinaria capacità di sintesi e
immaginazione: l’economia non è mai stato
un gioco di tiro alla fune in cui più siamo e meglio è, ma è una complicata questione di organizzazione,
efficienza, sinergia, competenza, conoscenza, ripartizione, distribuzione,
in cui vince chi riesce ad utilizzare meglio le proprie risorse umane e materiali.
Belle parole, ma del tutto inefficaci nel nostro caso, perché Cacciari e
Scalfari hanno sempre ragione.
Infatti, nonostante la tesi
quantitativa sia la più nota del duo delle meraviglie, Cacciari e Scalfari sono
anche i mostri della tuttologia italiota, quelli del “so tutto io”, quelli dell’opposizione
bieca a qualsiasi tipo di contraddittorio che non confermi ed esalti le loro
conclusioni: si va dalla filosofia, alla storia, fino alla letteratura,
all’economia, alla gastronomia, al taglio e cucito. Qualsiasi sia la materia
del contendere, quando arriva la sentenza di uno dei due saggi barbuti, bisogna
ascoltare in religioso silenzio e accettare senza battere ciglio le loro
illuminanti dissertazioni. Puoi anche sforzarti di sottoporre al duo quintali
di studi e documenti vergati di proprio pugno da premi Nobel ed economisti di caratura internazionale, che spiegano
in modo accessibile a tutti come le unioni monetarie, politiche e commerciali
tra stati diversi funzionino solo quando sussistono delle particolari condizioni
al contorno, ma questo impegno si dimostrerà presto del tutto vano e
infruttuoso: di fronte all’infinita saccenteria del duo, anche le vette più
alte del sapere umano si sciolgono come neve al sole. Per intenderci, se in
giornata di grazia, Cacciari e Scalfari sarebbero pure capaci di stravolgere il
relativismo di Einstein o la teoria quantistica di Planck. Figurarsi, quindi,
se in un dibattito serrato non sfiderebbero sfrontatamente gli impegnativi
studi e le ricerche sul campo di umilissimi premi Nobel dell’economia.
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venerdì 11 ottobre 2013
EURO E (O?) DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE: LA CONVIVENZA IMPOSSIBILE TRA COSTITUZIONE E TRATTATI EUROPEI
Sono
felicissimo di potere comunicare la prossima uscita, il 15 ottobre (ma il libro
è già ordinabile su Amazon e in
consegna a partire dal 18 ottobre) del libro di Luciano Barra Caracciolo, alias Quarantotto, dal titolo molto azzeccato: Euro e (o?) democrazia costituzionale: la convivenza impossibile tra Costituzione e Trattati europei.
Si tratta di un libro fondamentale che è indispensabile per il nostro percorso
di consapevolezza ed evidenzia già dal titolo quell’insanabile contrasto tra i
principi etici universali impressi sulla nostra Costituzione democratica e le
fragili e stantie leggi di mercato, di cui l’euro rappresenta l’ultima e
speriamo più che mai provvisoria espressione. O si sceglie di seguire l’indirizzo
costituzionale e si applicano politiche economiche discrezionali mirate o si
accetta supinamente di rinunciare ai diritti costituzionali per abdicare
miseramente di fronte ai modelli economici rigidi che annullano qualsiasi
spazio di manovra politico e di intervento pubblico nella società. Non esistono
vie di mezzo salvifiche e miracolose che salvino capre e cavoli, perché una
cosa esclude l’altra. E prima lo capiamo e meglio sarà per tutti.
Avere
adesso, attraverso questo libro, un’ulteriore conferma giuridica (per quella più strettamente economica ci hanno
già pensato economisti del calibro di Bagnai, Savona, Borghi, Rinaldi, Zezza,
per citare solo alcuni degli italiani) dell’incompatibilità fra Costituzione italiana e Trattati europei,
austerità e crescita economica, mercato
unico e stato sociale, significa
fare un altro passo avanti verso la liberazione del nostro paese dal giogo
europeo. Tutti quelli che oggi invocano vanamente la difesa della
Costituzione, dal redivivo santificato Stefano Rodotà agli stralunati attivisti
del M5S, (vedi manifestazione del 12 ottobre a Roma), partono sempre da premesse sbagliate: i nostri politici
sciamannati, Berlusconi, Renzi, Marchionne, Napolitano, la “casta”, vogliono stravolgere la
Costituzione per aumentare e difendere i loro privilegi. E invece, come i più
attenti di voi hanno già capito, queste miserabili marionette agiscono per
conto di altri, prendono ordini dall’estero, da Bruxelles, da Berlino, da
Francoforte, da Washington, perché la distruzione della nostra nobilissima
Costituzione è solo uno dei necessari
passaggi per cedere ancora sovranità ad enti sovranazionali, per
trasformare definitivamente la nostra nazione in protettorato, colonia. E continuare ad appellarsi ingenuamente alla Costituzione, senza mettere in discussione la natura anticostituzionale e antidemocratica dei Trattati europei, significa come al solito due cose: o si è totalmente ignari di ciò che sta accadendo, oppure si cerca per l'ennesima volta di depistare l'attenzione dell'opinione pubblica, per allontanarla più possibile dalla verità dei fatti.
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mercoledì 26 giugno 2013
EURO SI’, EURO NO: PERCHE’ RESTARE E PERCHE’ USCIRE? CONVEGNO DIBATTITO A MARSALA IL 29 GIUGNO
Molte persone mi chiedono
spesso perché mai un ingegnere gestionale, con una carriera abbastanza avviata
nel settore bancario e finanziario, decida all’improvviso di cominciare a fare
divulgazione e convegni su temi economici e monetari in particolare. Oltre alle
ovvie ragioni etiche, alla tensione innata verso la giustizia e alla pace nel
mondo, la risposta che mi è più congeniale può essere sintetizzata così: perché
tutto quello che sta accadendo in Italia e in Europa oggi è contrario a ciò che
io ho studiato e applicato finora grazie al metodo scientifico e sperimentale. Mi spiego meglio. Chi conosce un
po’ di storia della scienza, sa che la rivoluzione
scientifica iniziata da Galileo
Galilei prevedeva un preciso metodo
di lavoro: congetturi per deduzione delle ipotesi, crei una serie di
esperimenti opportuni per verificarle, registri i risultati, delimiti un campo
di applicazione, ricavi per induzione una legge generale e universale che
rimane tale fino a prova contraria. Il progresso
scientifico e l’evoluzione della
civiltà sono andati avanti ad ampie falcate in virtù di questi elementari
ma rigorosissimi strumenti di analisi e sintesi della realtà circostante,
allontanando sempre di più l'umanità dalle paludi melmose del misticismo, della
superstizione, della barbarie medievale. All’interno della tradizione giudeo-cristiana dell’occidente il pensiero scientifico e illuminista si insinuò come una spina nel
fianco per imprimere un rinnovamento culturale e un cambio di prospettive che
continua imperterrito fino ad oggi. Proprio oggi che in Europa, a causa di
indecenti principi economicisti, mercantilisti, finanziari sia il primo che il
secondo grande filone del pensiero occidentale rischiano di essere mandati
entrambi a gambe per aria.
Vediamo infatti come il metodo
scientifico è stato stravolto per giustificare l’introduzione di una moneta unica in Europa. Fin dalla prima metà
degli anni ottanta una ristretta cerchia di economisti facenti capo alla Commissione Delors comincia a ragionare
su un’ipotesi di moneta unica da imporre ad alcuni paesi europei, nonostante tutti
gli studi accademici sulle aree valutarie ottimali avessero già bocciato categoricamente, dati e
osservazioni empiriche alla mano, l’ardito tentativo. L’esperimento però è
stato condotto ugualmente, con il pretesto di garantire agli stati aderenti e
ai popoli benessere, prosperità, pace perpetua. Dopo poco più di dieci anni
dall’inizio dell’esperimento socio-economico, la realtà mostra evidentemente
che l’euro non va, come dicevano già
i migliori economisti del mondo, non ha
le caratteristiche idonee per diventare una moneta unica e assicurare una crescita equilibrata per tutti i paesi
coinvolti: alcuni paesi crescono e prosperano (principalmente la Germania) e
altri recedono e si indebitano (la periferia). Il campo di applicazione della
nostra ipotesi quindi è troppo ristretto per ricavare una legge generale,
perché l’euro funziona in pratica soltanto per la Germania (con evidenti squilibri interni fra i principali beneficiari, banchieri e imprenditori, e i lavoratori sottopagati). Cosa farebbe a questo punto un bravo e
diligente scienziato? Rivedrebbe dalle fondamenta l’ipotesi di partenza e
andrebbe avanti con un nuovo esperimento fino a ricavare la formula giusta che
andava cercando. Tolte le chiacchiere da bar e la propaganda prezzolata, la
scienza funziona ancora oggi così.
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Fine dell'Euro
giovedì 13 giugno 2013
GERMANIA: CORTE COSTITUZIONALE, BCE, BUNDESBANK TRATTANO SULL’EURO, MENTRE IN ITALIA…
Quello che sta accadendo in
questi giorni in Germania potrebbe
rappresentare un vero spartiacque per l’esistenza o meno della moneta unica: la Corte Costituzionale di Karlsruhe, in
rappresentanza dei cittadini, la Bundesbank
in difesa dei grandi capitalisti e banchieri nazionali e la BCE come garante degli interessi
tedeschi a livello europeo stanno vivacemente
discutendo sull’opportunità di far rimanere ancora la Germania all’interno dell’area euro.
Sintetizzando al massimo questo è il succo della questione, che può essere
edulcorata e manipolata quanto si vuole dai mezzi di informazione, ma poco
cambia a livello sostanziale. A differenza di come si vuol fare credere in Italia,
i tedeschi non solo non pensano nemmeno lontanamente alla creazione dei
mitologici Stati Uniti d’Europa, ma
grazie all’euro e alle sue infinite magagne tecniche e istituzionali stanno
ritrovando e rafforzando la loro millenaria
compattezza e coesione nazionale. Lo Spirito
Patriottico di Germania uber alles,
prima e sopra ogni altra cosa. Ciò non vuole dire che non ci siano scontri e
tensioni sociali fra le varie categorie coinvolte, ma che si sta mediando, si
sta trattando per arrivare ad un accordo o un compromesso che non prescinda
dall’unico obiettivo condiviso: il bene della Germania e del suo Popolo tutto, ricchi e poveri, operai e
imprenditori, banchieri e politici.
Il dibattito interno che si
sta svolgendo ormai da anni in Germania sulla costituzionalità dei Trattati Europei e sulla convenienza economica e finanziaria di adottare ancora la moneta unica,
deve farci capire essenzialmente una cosa: la Germania ha da sempre inteso la
sua adesione agli accordi di Maastricht prima e all’eurozona dopo, sempre in
chiave di rendiconto commerciale,
economico, finanziario, con pochi risvolti di carattere politico,
ideologico, istituzionale, perché da questo punto di vista non esisteva alcun
dubbio o fraintendimento di sorta tra i tedeschi: la Costituzione e le
Istituzioni pubbliche e private della Germania valgono sempre di più di
qualunque trattato commerciale europeo o comitato d’affari con sede a
Bruxelles. La Germania è entrata
nell’Unione Europea e nel Mercato Unico per fare affari, profitti, surplus,
e non per stravolgere la sua Carta Costituzionale e la sua natura di Popolo,
che rimangono intoccabili e insindacabili. Chiunque abbia cercato negli anni di
ledere questi principi è stato bruscamente respinto, ricacciato fuori,
allontanato, perché quello che interessa alla Germania è l’analisi costi-benefici di una certa operazione e non i suoi
ambiziosi effetti geopolitici di lunga gittata: se una cosa mi conviene
economicamente la faccio, hic et nunc,
in caso contrario la rifiuto, la modifico, la cambio in funzione di quelli che
sono gli interessi nazionali tedeschi. Una visione che può essere considerata poco lungimirante, misera, miope quanto si vuole, ma tant’è. Lo sapevamo fin
dall’inizio, prima ancora di iniziare questi folli programmi unitari, che in Germania si ragiona così. Perché quindi
stupirci o indignarci solo adesso che gli errori di eccessiva superficialità e
pressapochismo commessi in passato dalla nostra indegna classe dirigente stanno emergendo in tutta la loro grandezza.
lunedì 10 giugno 2013
EURO, DITTATURA E COMUNICAZIONE: BISOGNA STARE ATTENTI A TUTTI I DETTAGLI
Molti sanno già che la prima
cosa che fa un regime dittatoriale dopo avere preso il controllo di uno stato è
l’occupazione militare di tutti i canali
tradizionali di comunicazione operativi nel paese in questione:
televisioni, radio, giornali. Perché lo fanno secondo voi? La risposta sembra
abbastanza scontata: per impedire e soffocare il dissenso e veicolare soltanto
i messaggi della propaganda. Ovvio che sia così, eppure c’è un altro effetto
più sottile e raffinato che vogliono in genere raggiungere i golpisti
attraverso la comunicazione: stravolgere
dalle fondamenta la realtà dei fatti e il significato degli eventi. Una
cruenta azione di guerra diventa così un’eroica impresa di pace, un violento
sopruso alla libertà di una nazione diventa un atto provvidenziale di
liberazione, la corruzione fisica e mentale di un intero popolo diventa
magnanimità e filantropia. Bisogna stare attenti a tutti i dettagli per capire
fino a che punto si spingono gli esperti della comunicazione e della propaganda
per manipolare la verità delle cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni
e farle passare per quelle che non sono. Bisogna essere degli esperti
osservatori per notare queste sottigliezze e rivelarne tutti i significati più
reconditi e inquietanti: ricordando sempre che per chi tira le redini di una
dittatura nulla deve essere lasciato al
caso e all’improvvisazione.
Nel bellissimo articolo che
vi propongo oggi, lo studioso indipendente di comunicazione e propaganda Francesco Mazzuoli (vi consiglio vivamente
di ascoltare con attenzione questo suo intervento del 23 ottobre 2011: l’Unione Europea è un Golpe) partendo
da una semplice immagine, una fotografia, ricostruisce minuziosamente tutta la
strategia manipolatoria e iconografica che si nasconde dietro la dittatura di una moneta: in Europa
tutti sapevano che non si poteva agire con i carri armati e i plotoni militari
per occupare i palazzi del potere. Era necessario procedere con maggiore acume e
scaltrezza per non risvegliare le sentinelle sopite di popoli abituati da
secoli e da millenni a riconoscere e convivere con le oppressioni brutali e i
mezzi spiccioli dei dittatori di turno. Senza abbattere nemmeno un calcinaccio
dei vecchi palazzi, bisognava lentamente edificare nuovi palazzi e templi che si affiancassero progressivamente a
quelli esistenti, finendo poi per sostituirli del tutto. E così si cominciò col
costruire Palazzo Berlaymont a Bruxelles,
dove oggi ha sede la Commissione europea, con lo scopo di far dimenticare nell’immaginario
collettivo le antiche vestigia dei parlamenti democratici nazionali. Si continuò
con il Palazzo di Vetro dell’Eurotower a
Francoforte, che divenne in breve tempo il nuovo tempio della BCE capace di
oscurare persino la secolare Cupola di San Pietro in Vaticano. Ed è proprio lì
che viene oggi gelosamente custodito e venerato il nuovo culto del Dio degli Europei: il dio moneta, l’euro.
L’esperimento più ardito mai tentato da una ristretta ed agguerrita minoranza
di persone per sopraffare, sottomettere, violentare, stuprare il passato, la
storia e la cultura di interi popoli millenari.
lunedì 3 giugno 2013
MAPPA PER GUIDARE IL PROCESSO DI USCITA DALL’EURO E FINE DEL VINCOLO ESTERNO
Parlare di uscita dall’euro come un processo
unico, istantaneo e di facile gestione tecnica ormai è diventato troppo
riduttivo. Grazie al continuo lavoro di ricerca e di approfondimento di tutti i
dettagli economici, giuridici ed istituzionali, i più accorti tra i nostri lettori
avranno già capito che l’uscita dall’euro, evento ormai alle porte ed
irreversibile, non sarà una
trasformazione facile ed indolore, ma per essere meno invasiva possibile e
limitare la sperequazione dei costi di passaggio, comporterà un vero e proprio cambiamento di rotta culturale
all’interno degli apparati pubblici politico-istituzionali che dovranno
sobbarcarsi l’onere maggiore dell’intera operazione. Se non verranno fatti
propri dai prossimi funzionari, deputati e ministri della Repubblica Italiana principi di
corretta e razionale gestione della
finanza pubblica, sanciti dalla nostra stessa Costituzione, come “buon andamento”, “imparzialità”, perseguimento dell’”esclusivo interesse della Nazione”, sarà difficile auspicare, anche
in presenza di un ritorno provvidenziale alla sovranità monetaria e di una fine dell’odioso “vincolo esterno” con cui
ormai conviviamo dal lontano 1979, un miglioramento reale delle sorti del
nostro paese e delle condizioni di vita di noi tutti.
Fra i ricercatori più
attenti e rigorosi dei risvolti che si celano dietro un tale ribaltamento
epocale di prospettiva, il blog Orizzonte48
merita un posto di primo piano, sia per la competenza specifica e chiarezza
espositiva con cui vengono trattati gli argomenti più spinosi e complessi sia
per la logica stringente ed ineccepibile che dallo studio delle premesse
iniziali riesce poi a creare consenso unanime intorno alla conclusioni raggiunte.
Consiglio quindi a tutti i provetti naviganti della Tempesta Perfetta di
leggere con attenzione questa “guida per
riconoscere i nostri prossimi santi”, perché è chiaro che più avanti si
andrà, più il mare diventerà agitato e più si faranno avanti falsi profeti e improbabili salvatori della patria, che con il pretesto del caos e
la promessa di condurci in un porto finalmente sicuro, ci faranno ingoiare
altre scemenze di politica economica e monetaria, così come accadde nel
trentennio maledetto e continua ad accadere oggi. Il monito di gattopardesca
memoria secondo cui bisogna evitare che “tutto cambi affinchè nulla cambi”
deve essere più che mai attuale, perché riconquistare alcuni diritti e principi
fondamentali, primo fra tutti la sovranità economica, politica e monetaria, se
poi non si sanno maneggiare efficacemente alcuni elementari strumenti di
contabilità pubblica per il bene collettivo, significa impelagarci in nuove
storture, degenerazioni, distorsioni. E questa volta non potremo imputare all’euro
o al vincolo esterno la causa di tutti i nostri i mali, ma ricordando le parole
di uno dei più autorevoli padri costituenti, specchiarci nel nostro ennesimo
fallimento democratico: “la Costituzione
non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione
è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna
ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la
volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità”. (Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione, video, 1955)
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venerdì 24 maggio 2013
PROVE DI DIALOGO CON IL MOVIMENTO 5 STELLE: CONVEGNO SU MONETA, POLITICA ED ECONOMIA
Finalmente, grazie al lavoro
incessante del coordinatore di Reimpresa Sicilia Salvo Fanara e di Elisa Brancato, siamo riusciti ad
organizzare un incontro con i ragazzi del Movimento 5 Stelle sui temi che più
ci stanno a cuore: politica monetaria
e sue ripercussioni sulla vita sociale ed economica di un paese democratico. Il
convegno si terrà a Messina ed è fissato per le ore 20.30 di mercoledì 29 maggio (la locandina è qui accanto), e sarà un’occasione spero
non unica e nemmeno rara per capire se la base del Movimento 5 Stelle è davvero intenzionata ad indagare più
profondamente e seriamente sulle cause della crisi e sulle sue possibili
soluzioni. Gli argomenti da trattare sono davvero tanti, ma chi ha seguito fin
qui il dibattito politico-economico-finanziario che si sta facendo su questo e
su altri blog, comprenderà facilmente che sono tutti intrecciati fra di loro:
significato della moneta oggi, debito e spesa pubblica, tasse ed evasione
fiscale, pareggio di bilancio e situazione dell’Italia, Fiscal Compact, Mes.
Non si parlerà espressamente dei costi e dei benefici di un’eventuale uscita
dell’Italia dalla zona euro, ma avendo un minimo di consapevolezza in più su
ciò che sta accadendo oggi in Europa ognuno potrà farsi una sua personale
opinione.
Sono molto fiducioso sulla
buona riuscita dell’incontro e in una crescita progressiva di coscienza
collettiva che parta dal basso, dalla base del Movimento 5 Stelle, perché spesso
i segnali che arrivano dal vertice
Grillo-Casaleggio sono davvero sconfortanti: il comico-anfitrione continua
infatti a premere l’acceleratore sul problema del debito pubblico, sulla
necessità di continuare a tagliare i costi dello Stato, sulle trame di palazzo
e la corruzione della casta, ignorando quasi del tutto che i veri problemi
dell’Italia sono di carattere internazionale, legati agli accordi europei
capestro che ci impongono un regime di
austerità per almeno altri venti anni, correlati all’impossibilità di fare
politiche economiche espansive e di agire sui tassi di cambio per recuperare
competitività, sigillati a doppia mandata con le cessioni di sovranità e il
depotenziamento continuo della nostra Carta Costituzionale. Ed è appunto la
nostra ammirata e santificata (almeno a parole) Costituzione Democratica il fulcro su cui si dovrebbero fare ruotare tutte le
nostre attuali e future rivendicazioni: un tempo il patto sociale tra i cittadini era basato sul diritto al lavoro, sui principi di dignità e decoro della persona, sui valori di uguaglianza e solidarietà sociale, e oggi invece è
ridotto a puro e fastidioso ostacolo
burocratico che impedisce ai nostri politici
mercenari e asserviti di procedere spediti nelle famigerate “riforme
strutturali” ultraliberiste dettate dall’Europa. Ultima ciliegina della
torta in questo senso: di ritorno dal Consiglio
Europeo di Bruxelles, il nostro primo ministro pro tempore Enrico Letta
a quanto pare ha portato a casa un “grande successo” sul tema dell’occupazione giovanile. Ma è davvero così?
Il suo successo corrisponde veramente ad una nostra vittoria?
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venerdì 17 maggio 2013
STORIA DI UN ROMANZO CRIMINALE: LA NASCITA DEL SACRO ROMANO IMPEURO
Esistono diversi modi per
raccontare la Storia. Uno è quello cronologico-analitico, che mette in fila
le date e i fatti cercando di creare delle precise connessioni di causa ed effetto
e dei collegamenti sempre più ampi e intrecciati degli eventi. L’altro è quello
idealistico-romanzato, che pur non trascurando l’attinenza ai fatti accaduti
cerca di rileggerli in una chiave più intimistica, soggettiva e coinvolgente. Nel
primo metodo prevale l’oggettività, il distacco freddo e scientifico dai fatti
che si stanno narrando, nel secondo la soggettività, la partecipazione emotiva
e febbrile agli eventi nei quali ci si sente intimamente coinvolti. Entrambe
queste metodologie di narrazione sono speculari e complementari: non si può
essere sufficientemente lucidi, distaccati ed obiettivi se prima non si è
vissuto emotivamente e appassionatamente ciò di cui si sta parlando, e d’altra
parte non si può raccontare con passione e intensità ciò di cui non si conosce
l’esatta evoluzione cronologica dei fatti. Nel testo che vi propongo oggi,
scritto con brillantezza ed efficacia da Francesco
Mazzuoli che mi ha gentilmente concesso la possibilità di pubblicarlo sul
blog, prevale sicuramente il secondo aspetto della narrazione della Storia:
quello romanzato, passionale, emotivamente coinvolto.
Eppure ad una lettura più
attenta del testo noterete che non manca nulla della rispondenza ai fatti, ai dati e agli eventi di cui abbiamo tanto
discusso in questi mesi. Il racconto, che oltre a ripercorrere i più importanti
fatti degli ultimi trenta anni tenta di prevedere un possibile epilogo dell’attuale vicenda italiana ed europea, è
lucido e obiettivo come pochi altri. Il processo storico che dalla lenta ma
inesorabile distruzione delle istituzioni democratiche nazionali sta portando in
Europa alla nascita di un Impero
Oligarchico e Totalitario, viene minuziosamente analizzato fin nei minimi
dettagli. Un Impero si costruisce o con la brutalità
della guerra o con la costante
guerriglia tecnica della burocrazia e della diplomazia, ma alla fine queste
due forme di violenza che spesso
coesistono insieme conducono allo stesso risultato: la sudditanza, la schiavitù,
la paralisi di ogni capacità di
reazione, ribellione, rinascita. Siamo italiani, siamo europei, conosciamo bene
quanto fallaci, stantie e dolorose siano tutte le forme di imperio antidemocratiche
che mortificano la partecipazione
popolare e la difesa del bene comune.
Ribelliamoci adesso, prima che sia troppo tardi. Quantomeno per rispetto dei
nostri antenati che hanno sacrificato le loro vite e sono morti per lasciarci
in dote la forma di governo, che per quanto delicata e infinitamente
migliorabile, è quella che meglio si concilia con la nostra ancestrale idea di
Bene e Solidarietà Universale: la Democrazia.
Buona lettura.
martedì 14 maggio 2013
L’AUSTERITA’ E’ STUPIDA, CREA SOFFERENZA E RITARDA LA RIPRESA: LA BANALITA’ DEL MALE
Nel 1963 la filosofa e
scrittrice tedesca Hannah Arendt
scrisse un libro e coniò un'espressione che descrive bene uno degli aspetti più
ambigui e perversi del male: la sua banalità.
Spesso chi fa del male non ha nemmeno la capacità di pensare e riflettere, la
facoltà di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, un metro di
giudizio affidabile per valutare le proprie azioni e ponderare le implicazioni
morali e conseguenze pratiche del proprio operato. Nello specifico, la Arendt
rimase impressionata dalla superficialità e dall’indifferenza con cui il
criminale nazista Eichmann presenziò al processo che lo avrebbe portato alla
condanna a morte per impiccagione: si trattava di un omuncolo normale,
mediocre, né demoniaco né mostruoso, che per tutta la vita non aveva fatto altro che
eseguire ordini e istruzioni che venivano dall’alto senza mai eccepire o
chiedersi intimamente qualcosa sulla loro giustezza, moralità, razionalità. In
una visione totalmente burocratica e alienante della
vita, Eichmann eseguiva ed applicava incondizionatamente delle regole,
pensando di essere un cittadino modello, un uomo onesto che rispettava le leggi e
l’autorità costituita. Disquisire sulla bontà delle leggi e sull’assennatezza
dei propri superiori era qualcosa che esulava dai propri compiti e principi,
perché per Eichmann la cieca obbedienza
e la fedeltà erano gli unici valori
che riecheggiavano all’interno della sua misera coscienza.
Con le dovute proporzioni, possiamo
dire che da questo punto di vista tutti coloro che oggi stanno condannando alla miseria, alla disperazione, all’emarginazione
milioni di persone in Europa, dagli altolocati tecnocrati di Bruxelles fino
all’ultimo scribacchino di un qualsiasi giornale di regime, non sono tanto diversi dai gerarchi nazisti che massacrarono milioni di ebrei nei campi di
concentramento. Sono “banali” e
stupidi allo stesso modo: o perché non conoscono le conseguenze delle proprie
azioni o perché non hanno la capacità di ragionare su possibili alternative
alle proprie regole e leggi evidentemente sbagliate. E’ indubbio che in mezzo a
questa massa indistinta di idioti e mediocri ci sia qualcuno più furbo e più in
malafede rispetto agli altri, che volontariamente persegue il male per tutelare
il bene di una minoranza, ma diventa sempre più difficile e complicato distinguerlo
e isolarlo dal resto della sgangherata e
gioiosa armata di imbecillità collettiva. Il caso della trasmissione di
domenica scorsa di Report, intitolata
“Gli Austeri”, è esemplare in questo
senso: per tutta la durata del programma si è insistito a sottolineare gli effetti nefasti dell’austerità e la
maggiore ragionevolezza delle politiche espansive della spesa pubblica in
periodo di recessione, eppure con la stessa miopia e cecità di automi
decerebrati si è ripetuto che in Europa non si possono attuare né programmi di
infrastrutture e investimenti pubblici né manovre monetarie di alleggerimento quantitativo a causa del vincolo del pareggio di bilancio e della perdita della sovranità monetaria. Facendo però velatamente intendere
che senza violare le regole e i vincoli previsti dai trattati europei esiste un geniale metodo intermedio per conciliare le politiche espansive
con il mantenimento del pareggio di bilancio e della moneta unica privata
chiamata euro. In altre parole si è trattato di un clamoroso e sfacciato spot della
cosiddetta “austerità espansiva”, ovvero di una meschina mistificazione
accademica che lo stesso Fondo Monetario Internazionale si è affrettato tempo
fa a bocciare tecnicamente e a discreditare a livello politico e sociale.
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martedì 16 aprile 2013
LA FOLLIA DELL’EURO: I TEDESCHI SONO I PIU’ POVERI, MA A MORIRE SONO I GRECI
Due notizie
mi hanno molto colpito nei giorni scorsi: i tedeschi sono tra i cittadini più poveri d’Europa, e le situazione sanitaria della Grecia ormai
è prossima a quella di una nazione in guerra. Eppure, come ampiamente risaputo,
i poveri tedeschi sono costretti da alcuni anni, attraverso i contorti
meccanismi del MES e dei precedenti fondi di salvataggio europei, ad essere i
maggiori finanziatori dei piani di salvataggio di Portogallo, Grecia, Cipro,
Spagna, paesi economicamente disastrati dove gli abitanti sono però mediamente
più ricchi di quelli “virtuosi”.
Capite bene che quando in un sistema qualsiasi, economico, sociale, naturale
che sia, si vengono a creare simili
disfunzioni e anomalie si vede che c’è qualcosa di folle e sbagliato alla
base. Oppure i dati non raccontano esattamente la realtà dei fatti. O meglio
ancora, esiste oggi in Europa una miscela esplosiva chiamata moneta unica che
partendo da un errore iniziale di costruzione sta facendo impazzire tutti i
dati attualmente rilevati. La verità insomma è molto più complessa di come
appare e il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli.
Secondo uno
studio della BCE, la ricchezza netta media
(finanziaria e reale) delle famiglie (o meglio dei nuclei abitativi, di coloro
che in altre parole vivono sotto lo stesso tetto) è così distribuita in ordine
decrescente nell’eurozona: Lussemburgo €710.100, Cipro €670.900, Spagna €291.400,
Italia €275.200, Germania €195.200, Olanda €170.200, Finlandia €161.500, Portogallo
€152.900, Grecia €147.800. Tuttavia se prendiamo la mediana, ovvero il valore che divide esattamente a metà la distribuzione dei dati, vedremo che la
differenza di ricchezza fra i tedeschi e il resto degli europei del sud si fa
stranamente ancora più marcata: Cipro €266.900, Spagna €182.700, Italia €173.200,
Grecia €101.900, Portogallo €75.200, Germania €51.400. Ciò significa innanzitutto
che in Germania (ma anche a Cipro, nazione di banchieri falliti) c’è una
piccola frazione di famiglie ricchissime che alza di parecchio la media, mentre
la maggioranza della popolazione non possiede nemmeno una casa di proprietà. E
questa circostanza conferma in pratica ciò che abbiamo spesso ripetuto sull’assurda e iniqua dinamica di funzionamento dell’eurozona: gli straordinari surplus commerciali della Germania sono stati fatti
soprattutto a spese dei lavoratori tedeschi a cui sono stati chiesti i maggiori
sacrifici in termini salariali, mentre ad arricchirsi è stata sempre e soltanto
una ristretta casta di banchieri e imprenditori tedeschi.
mercoledì 3 aprile 2013
LA CRISI DELL’EUROZONA E LA FINE DELL’EURO IN QUATTRO PASSI
Mentre in Italia il peggiore presidente della
storia della nostra Repubblica, Giorgio
Napolitano, sta facendo i salti mortali per mantenere lo status quo e preservare la fallimentare classe dirigente eurista,
fuori dai palazzi il processo di frantumazione dell’area euro procede a
grandi passi. Il recente caso di Cipro ha fatto finalmente emergere a livello mondiale tutti i difetti di costruzione
dell’unione monetaria più disastrata del pianeta ed ormai sarà impossibile per
la tecnocrazia agire soltanto con la mistificazione e la propaganda mediatica per coprire e nascondere le magagne. In particolare il collasso di Cipro ha
evidenziato due aspetti su cui si fondava il tentativo disperato dei
menestrelli di regime di cambiare la realtà dei fatti: la crisi dell’eurozona non è una crisi di debito pubblico ma privato
(bancario nella fattispecie, visto che in Europa i rapporti di debito-credito,
risparmio-investimento sono intermediati principalmente dalle banche) e la liberalizzazione selvaggia e
deregolamentata della circolazione dei capitali alla lunga crea
insostenibili squilibri fra i paesi coinvolti. Adesso, soltanto i cialtroni
patentati o gli analisti finanziari da bar dello sport potranno sostenere
sfacciatamente in pubblico il contrario, senza essere zittiti con una sola parola:
Cipro.
Ad ogni modo, chiunque
voglia informarsi e capire cosa sta accadendo oggi in Europa e in Italia non
può di certo affidarsi alla stampa e televisione nostrana, che si tiene ancora ben alla larga dalla tentazione
di spiegare onestamente e criticamente agli italiani gli eventi che si
succedono dentro e fuori i nostri confini, prefigurando dei possibili scenari
futuri. A parte i blog e i siti di controinformazione, in Italia il regime di
Repubblica, Corriere, Stampa, Santoro, Floris, Gabanelli (e derivati) fa ancora
la voce grossa e la sordina messa da
anni alla verità dei fatti funziona abbastanza bene, senza troppi affanni.
Per fare ordine e capire qualcosa, bisogna armarsi di santa pazienza e
rovistare fra la stampa estera, che ha sicuramente una visione molto più
obiettiva e lucida degli eventi. A titolo di esempio, vi propongo questo
articolo dell’analista Matthew O’Brien
pubblicato sul giornale on line statunitense The Atlantic, che in modo semplice ed immediato chiarisce i quattro motivi principali per cui
l’unione monetaria europea finirà per frantumarsi. Sperando magari che un giorno anche
sui nostri giornali, piegati supinamente alle direttive e agli interessi delle
grandi corporation e banche che
detengono la loro proprietà, si possano rintracciare simili descrizioni.
mercoledì 27 marzo 2013
IL MODELLO CIPRO: UN CASO STUDIO CHE PUO’ ESSERE REPLICATO IN FUTURO
Sono quasi certo che il modello Cipro farà scuola. Fra qualche
tempo sui manuali più autorevoli di economia e finanza saranno dedicati interi
capitoli sul modo molto inusuale e sbrigativo con cui i ministri delle finanze
dell’eurozona hanno risolto la crisi
bancaria dell’isola cipriota, stravolgendo in pratica tutto ciò che prima
sapevamo e davamo per scontato sulla gestione dei flussi finanziari. L’accordo
trovato in extremis domenica notte,
salutato con entusiasmo da tutti i mezzi della propaganda come il salvataggio di Cipro, presenta notevoli
punti oscuri che avranno sicuramente pesanti ripercussioni in futuro sulla
tenuta dell’intera area euro. Innanzitutto perché non si tratta assolutamente
di un accordo, ma di un diktat, di un ricatto o meglio,
usando la terminologia edulcorata dei tecnocrati europei: un memorandum d’intesa (MoU, Memorandum of Understanding). Il parlamento di Cipro stava infatti
lavorando ad una sua proposta di ristrutturazione interna del sistema bancario,
che è stata bruscamente ignorata per fare posto alle imposizioni dei tecnocrati.
Un eventuale rifiuto del MoU (che in ogni caso deve essere ancora ratificato
dal parlamento cipriota) avrebbe comportato il default di Cipro e la successiva
uscita dall’eurozona, dato che il
governatore della BCE Mario Draghi aveva
minacciato di interrompere l’erogazione di liquidità alle banche cipriote
prevista dal programma di emergenza ELA
(Emergency Liquidity Assistance)
Il MoU come sappiamo è uno strumento obbligatorio e coercitivo
associato a tutti gli aiuti forniti dal Meccanismo Europeo di Stabilità: per avere qualsiasi forma di sostegno finanziario,
sia al settore pubblico che al settore bancario, il governo del paese in
questione deve accettare una serie di
condizionalità che possono cambiare da paese a paese, e in base al
prestigio e all’importanza strategica della sua economia. A giugno scorso, per
esempio, la Spagna ha ottenuto un
piano di aiuti da €100 miliardi per ricapitalizzare buona parte delle sue
banche fallite, senza controfirmare alcun memorandum d'intesa o garantire
ulteriori riforme strutturali. Ma la Spagna non è Cipro e il suo peso specifico
all’interno dei palazzi che contano non è di certo paragonabile a quello della
piccola isola mediterranea: questo modo di agire sarà sicuramente vincente per
la creazione di quello spirito europeo
dei popoli (il Sogno!) con cui ci riempiono tanto la testa i tromboni della demagogia
europeista. Per un abitante di Cipro sapere che lui è un cittadino europeo di serie B rispetto ad uno spagnolo sarà
certamente gratificante, motivo di orgoglio e di vicinanza nei confronti degli
altri popoli del continente più disastrato del mondo. In quanto poi a
condizionalità imposte da Bruxelles, noi
italiani siamo invece i più furbi, perché i nostri precedenti governi (Berlusconi e Monti) le hanno già accettate (ricordate la lettera della BCE dell’agosto del 2011? Non può quella missiva strettamente riservata
considerarsi l’antesignana di tutti i successivi MoU?), senza ricevere in cambio
alcun sostegno finanziario. Sarebbe troppo umiliante per noi italiani essere
accomunati a greci o ciprioti o irlandesi. Altro atteggiamento questo per
sentirsi più vicini e solidali nella stessa sorte.
martedì 19 marzo 2013
I BULLDOZER DI CIPRO STANNO FACENDO TREMARE I CASTELLI DI CARTA DEI TIRANNI EUROIDIOTI
Qualcuno
di voi ha per caso un misuratore del panico? Qual è lo strumento
che ci può dare un’indicazione affidabile del livello di paura che assale gli
esseri umani? Esiste un tale strumento? Ebbene sì, o almeno così pare, dato che
gli scellerati tecnocrati e politici
euristi pensano di possedere la capacità di controllare le paure umane e in
base a questa certezza credono di avere sempre la situazione in pugno. Nei loro
atteggiamenti, nella postura, nei sorrisi falsi con cui si rivolgono alle
telecamere, gli euristi sono certi di impressionare la gente facendogli credere
che loro sono i governanti più saggi, competenti, preparati che questo
continente abbia mai avuto. Certo un bravo esperto di fisiognomica guardandoli
bene in faccia, i vari Van Rompuy, Barroso, Draghi, Rehn, potrebbe
avere qualche dubbio. Se poi si da una rapida lettura ai loro curricula
professionali cominciano ad arrivare i primi brividi di paura. Ma senza fare troppe dietrologie, il fatto che
dal 2008 ad oggi questi politicanti e tecnocrati di terzo o quarto livello si
arrabattino per arginare una crisi finanziaria che altri paesi (ci riferiamo
soprattutto a Stati Uniti e Giappone), nel bene e nel male, sono
riusciti a tamponare, non depone di certo a loro favore. Ma il peggio della
loro cialtroneria, a quanto sembra dalle notizie che provengono da Cipro, deve ancora arrivare. Purtroppo
per noi.
Nella notte fra venerdì e
sabato scorso infatti i ministri delle finanze dell’eurozona si sono accordati
per un piano di aiuti di €10 miliardi
da concedere al governo di Cipro per salvare le sue banche ormai sull’orlo del
fallimento. In realtà, il governo di Cipro insediato di recente aveva chiesto
inizialmente un programma di salvataggio da €17 miliardi, cosa che avrebbe
creato qualche malumore soprattutto in Germania tra gli euroscettici che si
sono ormai saldamente organizzati in un partito (Alternative fur Deutschland)
in vista delle prossime elezioni di settembre. E così su pressione del ministro delle finanze tedesco Schauble
si è deciso di limitare il finanziamento del fondo MES a €10 miliardi, con l’appoggio del FMI che ancora deve
stabilire quale quota versare (si parla di €1 miliardo circa). Il resto dei
soldi necessari a ricapitalizzare le banche fallite verranno invece rastrellati
internamente, prelevandoli direttamente
dai depositi dei clienti delle banche. Una decisione molto discutibile e
inopportuna che oltre a scatenare la
rabbia dei cittadini ciprioti, che si sono presentati con i bulldozer davanti l’ingresso delle
banche chiuse per ferie, avrà sicuramente delle gravi ripercussioni a livello internazionale. Per la prima volta in
Europa ad un bail-out esterno nei confronti di un paese in difficoltà è
stato affiancato un bail-in interno fornito dagli stessi abitanti. Ma in Europa
ormai ci siamo abituati ad assistere a tante prime volte e non è escluso che la
prossima volta gli esattori del Nuovo Sacro Europeo Impero non entreranno con i militari direttamente nelle nostre case per portare via mobili e argenteria.
sabato 23 febbraio 2013
PERCHE’ BISOGNA VOTARE IL MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO PER IL BENE DELL’ITALIA
Faccio
una breve incursione sul blog, prima del mio prossimo rientro a pieno regime,
per motivare la mia decisione di voto e fornire la mia testimonianza, qualora
possa essere utile a qualcuno per fare la sua scelta. Io voterò il Movimento 5 Stelle, perché oggi come
oggi è l’unico soggetto politico in Italia che potrebbe aprire un serio
dibattito sui veri problemi che
affliggono il nostro paese: la gabbia
finanziaria dell’euro e il regime totalitario
eurista, la cessione di sovranità
politica, economica, monetaria e la conseguente
perdita di competitività a tutti i livelli, la mancanza di coesione e solidarietà sociale. Bene o male, a
spizzichi e bocconi, Beppe Grillo e
i suoi hanno evidenziato con onestà e lucidità questi problemi immensi che non
possono essere più trascurati, mentre tutto il resto della disarticolata e
confusionaria accozzaglia politica (molto più simile ad una buffa e grottesca Armata Brancaleone, che ad una lontana
parvenza di una classe dirigente decente, consapevole, competente e
responsabile) ha continuato nella sua rituale prassi dell’occultamento e della
censura. Con una compattezza granitica che spaventa e deve farci riflettere.
Si
va dalla ridicola farsa della “smacchiatura
del giaguaro” di Bersani
(battuta che capisce solo lui e fa ridere soltanto lui e i suoi lacchè) alle
frecciatine innocue di Berlusconi
contro lo strapotere della Germania della Merkel, che hanno però come premessa
la lucrosa e insindacabile permanenza nell’euro (lucrosa e insindacabile per
loro che vivono di rendita e non per noi che viviamo di lavoro), alla smania
ossessiva di Monti per le riforme
recessive incentrate sulla riduzione dei salari e l’aumento della flessibilità
del lavoro (una smania indotta dai suoi committenti che stanno a Wall Street,
alla City, a Berlino, a Francoforte), fino alle lauree e ai master inventati
dal menestrello dei banchieri e dei grandi imprenditori Giannino e all’impalpabilità inconcludente e istituzionalizzata di Ingroia (quello che vuole ridiscutere
il Fiscal Compact, con se stesso presumo visto che nessuno in Europa è disponibile a farlo, senza mettere in discussione l’impostazione assurda dell’euro
e dell’unione monetaria più sconclusionata e stupida del mondo). In questo
scenario agghiacciante e spettrale, le parole di Grillo si stagliano sullo sfondo
della campagna elettorale come quelle di un gigante: abbiamo di nuovo bisogno
di un vero Stato, di solidarietà e coesione sociale, abbiamo bisogno di tutelare in ogni modo il
nostro tessuto produttivo, umano e culturale,
abbiamo bisogno di fornire un sostegno a chi è rimasto indietro tramite il reddito di cittadinanza, abbiamo
bisogno di ridiscutere i termini di
permanenza nella zona euro e le
condizioni di rimborso del nostro enorme debito pubblico. E se la
tecnocrazia autoreferenziale e autarchica di Bruxelles non ci permetterà tutto
questo, dovremo in fretta trarre le conseguenze: uscita immediata e irrevocabile dalla zona euro.
martedì 22 gennaio 2013
DA OGGI I NUMERI REALI DELLA NOSTRA ECONOMIA NON SARANNO PIU’ TANTO SOLI
Promuovo
con molto piacere un’iniziativa ideata e coordinata da Fiorenzo Fraioli di Ecodellarete,
insieme ad altri valorosi protagonisti della controinformazione internet (e non
solo) che si oppone eroicamente all’informazione falsa e fuorviante dei canali mainstream: La Solitudine dei Numeri Reali. Si tratta di un blog che in maniera
semplice, chiara e diretta cercherà di spiegare, attraverso dei pratici volantini che possono essere
stampati e diffusi sul territorio, i dati e i grafici che fotografano
esattamente e obiettivamente la situazione economica-finanziaria del mostro
giuridico-istituzionale dell’eurozona in cui si trova oggi imprigionata l’Italia.
Quei numeri di cui nessuno dei nostri inqualificabili politicanti e stralunati economisti di regime parla mai, perché farebbero capire con immediatezza ciò
che sta accadendo ed è accaduto in Italia negli ultimi trent’anni. I numeri
fanno paura perché non possono essere facilmente aggirati, contraddetti o
manipolati e sono proprio questi numeri che prima o dopo condanneranno al
fallimento e all’estinzione tutta l’attuale classe dirigente.
I
temi trattati saranno fra quelli più discussi e dibattuti: il debito pubblico,
l’inflazione, la svalutazione, la spesa dello stato, la bilancia dei pagamenti,
i costi dell’adesione all’area euro, i luoghi comuni sulle virtù della Germania
e i vizi dei paesi PIIGS, sulla corruzione, l’evasione fiscale, gli sprechi, la
casta. Una campagna che intende rinnovare il primato dell’intelligenza umana sull’isteria, la superficialità e
le paure ingiustificate di medievale memoria. La descrizione dell’iniziativa è
già abbastanza eloquente su quelle che sono le sue premesse e finalità: “I “numeri reali”, che descrivono le ragioni
della crisi, i suoi costi e chi li paga, vagano sconsolati in un piccolo angolo
della grande rete. Si erano preparati ad una stagione di notorietà, credevano
di diventare delle star e, per questo, si erano fatti belli, vestendosi di
grafici colorati, tabelle eleganti, infografiche da urlo. Tutto inutile, perché
la scena viene occupata dai loro nemici di sempre: i beceri luoghi comuni”.
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domenica 23 dicembre 2012
EURO E COSTITUZIONE: PER UNA NUOVA VISIONE DELL’ECONOMIA COME SCIENZA SOCIALE
Ci
avviciniamo alla fine dell’anno (la
fine del mondo a quanto pare è stata scongiurata) ed è arrivato il momento di
fare i bilanci. Il 2012 è stato un
anno pesante da molti punti di vista: sociale, economico, politico, culturale.
L’anno di governo concesso ai tecnici è stato caratterizzato da un inaridimento culturale che ha pochi
precedenti nella storia della nostra Repubblica: questo infausto periodo verrà
infatti ricordato come l’anno dello spread, ovvero l’anno in cui la grande finanza internazionale per tramite del suo portavoce Mario Monti ha fatto il suo ingresso
trionfale sulla scena politica italiana per ribadire il suo ormai trentennale
primato rispetto a tutti gli altri valori che dovrebbero caratterizzare la vita
di questa Repubblica. La coesione sociale innanzitutto, la solidarietà
civile e il lavoro, che mai come in
quest’anno è stato massacrato, umiliato e relegato al ruolo di rincalzo di
interessi privati e spesso stranieri: la disoccupazione
deve essere tollerata per tranquillizzare i mercati sulla nostra intenzione a
tenere bassi i salari, la flessibilità
deve essere aumentata e la contrattazione
sindacale ridotta ai minimi termini per invogliare i mercati ad investire in
Italia, i licenziamenti devono
essere più facili per attirare i capitali dall’estero e il nostro patrimonio aziendale, pubblico e umano
deve essere svenduto agli investitori stranieri per consentire a loro di fare
profitti e a noi di diventare pura merce
di scambio. E difatti mai come in quest’anno gli investitori e gli
speculatori esteri hanno esultato per l’operato di un nostro governo. Ed è
ovvio che da tutte le testate giornalistiche e sedi istituzionali estere si
siano levati cori di giubilo prima e appelli accorati adesso affinché Monti e la sua banda di mercenari
continuino nella loro "rigorosa e sobria" opera di
spoliazione dell’Italia.
Tuttavia
l’evento che più mi ha colpito in questi ultimi giorni è un altro. E’ singolare
infatti che proprio alla conclusione di questo anno terribile per l’Italia uno
dei giullari del regime infame che
da tempo ci tiene sotto scacco, Roberto
Benigni, sia stato chiamato in causa per magnificare i valori contenuti
nella nostra Costituzione; cercando
quasi di nascondere e occultare goffamente con la forza delle suggestioni e
dello slancio emotivo le modalità
criminali in cui la nostra pregevolissima Carta Universale dei Diritti Umani è
stata ormai vilipesa e ridotta a pura carta straccia dagli eurocrati suoi
committenti. Ma di cosa si è trattato? Di
una burla? Di una beffarda provocazione? Di un palese raggiro? Si sa che i
giullari lavorano al servizio dei regnanti di turno (in questo caso il
committente principale è stato re Giorgio
Napolitano), ma c’è sempre un limite alla decenza. Vi sarete sicuramente
accorti che tutto il mellifluo panegirico del giullare di corte pagato a peso
d’oro ruotava intorno ad un imbarazzante
controsenso induttivo: il fondamento della nostra Costituzione è il lavoro,
la gabbia dell’eurozona in cui ci siamo incastrati non permette di attuare
politiche economiche a difesa e tutela del lavoro, quindi la nostra Costituzione non ha più un fondamento,
non serve più a niente, tranne che ad essere sbeffeggiata ed esposta al pubblico
ludibrio dal primo deficiente che viene pagato per farlo. Ma c’è un altro
particolare che rende raccapricciante l’intera messa in scena.
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lunedì 3 dicembre 2012
USCITA DALL’EURO E RITORNO ALLA LIRA: COSA ACCADE AI TASSI DI INTERESSE E AI MUTUI?
L’economia è una disciplina della scienza sociale molto
complessa e articolata, questo lo abbiamo ribadito più volte. Più ti addentri
nei suoi meandri e più ti accorgi che è piena di snodi, maglie, matasse, connessioni, correlazioni spesso difficili
da districare e dipanare con chiarezza ed efficacia. Per questo motivo, per
affrontare meglio l’analisi, gli economisti lavorano quasi sempre utilizzando
dei modelli che consentono di
semplificare i comportamenti individuali e accorpare le grandezze aggregate
(consumi, investimenti, spesa, offerta, domanda, inflazione etc). I modelli
hanno la stessa importanza e funzione delle carte geografiche per un esploratore, perché servono ad indicare
una rotta, un percorso: maggiore è la scala del modello, il grado di dettaglio
e maggiore sarà la visione complessiva di tutte le strade percorribili. Ogni
economista inoltre enfatizza nel modello la caratteristica che vuole di più
evidenziare, così come i cartografi fanno mappe politiche, geografiche,
morfologiche, toponomastiche, stradari, a seconda di quelli che sono gli usi richiesti
dai fruitori. Tuttavia, quando gli economisti cercano di costruire modelli
basandosi su modelli precedenti e non direttamente sulla realtà avviene il
fenomeno di distorsione, di corto circuito e di inarrestabile alterazione dei
risultati ottenuti che ben conosciamo: finisce la fase di utile e interessante descrizione dei processi reali e inizia quella della modellizzazione del modello, della mistificazione.
Le mappe economiche basate su
modellizzazioni successive portano quasi sempre fuori strada, sia perché
partono spesso da premesse iniziali sbagliate, sia perché le direzioni, diramazioni,
destinazioni di arrivo hanno davvero pochi
riscontri con ciò che accade intanto nella realtà o si evince dai dati sperimentali. In un precedente articolo, abbiamo visto per
esempio come la correlazione che molti esploratori sprovveduti (definiti come
dei veri e propri automi che ripetono
meccanicamente sempre gli stessi concetti senza mai prendersi la briga di
ragionare prima di parlare) fanno fra svalutazione
e inflazione è nella maggior parte
dei casi infondata e trova davvero pochi agganci con i dati sperimentali della
realtà. Senza dubbio possiamo dire che entrambe queste grandezze influiscono a
definire il “prezzo” o il valore di una certa moneta, ma partendo da
presupposti diversi: l’inflazione misura
il valore interno della moneta tramite il potere di acquisto, la svalutazione
(o rivalutazione) serve invece a quantificare il valore esterno della moneta
tramite il tasso di cambio (esiste
poi una terza variabile, il tasso di
interesse, che identifica il valore
intertemporale di una moneta). Basterebbe già riflettere a fondo su queste
definizioni per capire che fra svalutazione e inflazione c’è in mezzo un oceano
di elementi, fattori, variabili,
caratteristiche produttive di un certo sistema paese che impediscono la
postulata e quanto mai assurda relazione diretta di causa effetto fra
svalutazione e inflazione. Ma per capire meglio quanto già detto e dimostrato,
ricorriamo ad un semplice esempio.
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