Visualizzazione post con etichetta Fine dell'Euro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fine dell'Euro. Mostra tutti i post

mercoledì 22 gennaio 2014

EXIT, OLTRE L’EURO: VADEMECUM PER RIPRENDERCI IL FUTURO

Sono felice di poter fare pubblicità ad un libro che è uscito pochi giorni fa, in occasione del Convegno di Chianciano dell’11 e del 12 gennaio. Io ho scritto solamente un capitolo (“Debito pubblico e Sovranità monetaria”), mentre il grosso del lavoro editoriale di coordinamento e sviluppo del progetto lo ha svolto il resto del gruppo, a cui vanno i miei più sinceri ringraziamenti (in particolare Gennaro Francione e Loredana Signorile, per la pazienza dimostrata nei miei confronti). Si tratta di un libro molto particolare, che spero possa aprire la strada ad altri progetti simili di divulgazione e informazione: un libro che parla di economia, di storia e di politica e che però è stato scritto da semplici cittadini e professionisti, che non hanno particolari specializzazioni nei campi in questione. Nessun titolo da esibire in pubblica piazza, ma tanta, tanta passione e volontà di intervenire efficacemente e in prima persona nel dibattito in corso. Un dibattito dai cui esiti dipendono le nostre vite e quelle dei nostri figli e a cui nessuno dovrebbe mai sottrarsi. E’ il massimo esempio insomma di partecipazione attiva alla vita democratica del proprio paese, senza delegare ad altri o ai soliti specialisti del mestiere questioni accessibili a tutti con un po’ di impegno e determinazione.

lunedì 23 dicembre 2013

USCITA DALL’EURO: QUANTI SOLDI CI DEVE LA BCE?

Come ogni anno, quando si avvicina la fine, comincia puntuale la girandola delle previsioni sulla crescita prossima ventura. Qualcuno, fulminato sulla via di Bruxelles, comincia a vedere la luce in fondo al tunnel e folgorato dall’abbagliante miraggio, inizia a diffondere in giro i numeri che ha visto durante i momenti dell’estasi. In particolare il governo Letta ha dato le sue stime del miracolo: 1% di aumento del PIL nel 2014, 2% nel 2015. Ha usato numeri semplici, facilmente memorizzabili. Una successione aritmetica di ragione 1. Poteva anche usare la ragione 2 per dare più coraggio e speranza al popolo vessato: 2% nel 2014, 4% nel 2015, 6% nel 2016. Oppure la successione di Fibonacci: 1,1, 2, 3, 5, 8, 13 e così via. Pensa che bello, saremmo cresciuti nella stessa maniera in cui si riproducono i conigli. Ovviamente i fulminati hanno gioco facile a sparare numeri a caso, contando sul fatto che gli italiani hanno la memoria corta e sono troppo impelagati con le contingenze del presente per ricordarsi le dichiarazioni di un anonimo presidente del consiglio di cui molto presto non sentiremo più parlare. Renzi incombe, lui è il nuovo che avanza. E ha la benedizione del solito granitico manipolo di gonzi del PD per continuare a distruggere l’Italia.

mercoledì 13 novembre 2013

OLTRE L’EURO C’E’ LA SOVRANITA’ NAZIONALE E LA SALVEZZA DI QUESTO PAESE

In uno degli ultimi articoli scritti da Paul Krugman sul New York Times, mi ha molto colpito questa frase: “La Francia ha commesso l’imperdonabile errore di essere fiscalmente responsabile senza infliggere dolore alle classi povere e disagiate. E deve essere punita”. In particolare l’economista americano si riferiva al recente declassamento dell’agenzia di rating Standard&Poor’s, e ai continui ammonimenti della Commissione europea riguardo alle scelte di politica fiscale del governo francese (superamento della fantomatica soglia del deficit pubblico del 3%): in pratica, ad avviso delle èlite finanziarie internazionali, non bisogna distruggere l’economia e il tessuto produttivo nazionale solo con gli aumenti delle tasse, come fa Hollande oggi, ma anche e soprattutto con i tagli alla spesa pubblica, in particolare quelli riguardanti il generoso stato sociale concesso ancora ai cittadini francesi. Per rendere rapidamente un paese innocuo e schiavo delle oligarchie transnazionali bisogna mettere a punto quelle fondamentali riforme strutturali” del mercato del lavoro, del sistema pensionistico, del welfare state, senza le quali un popolo ancora sano, ancora orgoglioso della propria identità nazionale, può avere un giorno o l’altro la forza di riscattarsi dal giogo della dittatura europeista e più in generale dalla minacciosa omologazione globalista. E non sarà un caso che il movimento politico anti-europeista più vivace e organizzato del continente sia proprio francese, il Front National di Marine Le Pen.

martedì 15 ottobre 2013

SCALFARI E CACCIARI: LA DEMOCRAZIA FUNZIONA SOLO QUANDO E’ OLIGARCHICA

Ci siamo. Pressati dall’attualità e dalle contingenze, molti degli osannati e sempre troppo sovrastimati “intellettuali” italiani sono costretti ad uscire allo scoperto e a confessare in modo schietto e diretto come la pensano su certi temi delicati e oltremodo cruciali della politica interna e internazionale. Eugenio Scalfari e Massimo Cacciari sono senza dubbio i campioni della “real politik” nostrana, quella secondo cui con la caduta del muro di Berlino e la fine delle ideologie, bisogna guardare con un certo disincanto la storia e adattarsi con concreto pragmatismo al corso degli eventi. Il loro assunto più propagandato a furor di popolo è il seguente: “siccome c’è la globalizzazione, e la competizione economica avviene su scala globale, non si può più competere rimanendo piccoli stati sovrani isolati, ma bisogna unire le forze creando federazioni e confederazioni di stati, come sta avvenendo oggi in Europa”. Tradotto in termini più semplici il loro famigerato sillogismo suona così: “siccome c’è la Cina, bisogna creare per forza di cose gli Stati Uniti d’Europa, in caso contrario saremo spacciati e verremo travolti dalla marea gialla!”. Inutile ricordare che qualcuno (per la precisione Claudio Borghi Aquilini) ha già smontato questa tesi bizzarra con straordinaria capacità di sintesi e immaginazione: l’economia non è mai stato un gioco di tiro alla fune in cui più siamo e meglio è, ma è una complicata questione di organizzazione, efficienza, sinergia, competenza, conoscenza, ripartizione, distribuzione, in cui vince chi riesce ad utilizzare meglio le proprie risorse umane e materiali. Belle parole, ma del tutto inefficaci nel nostro caso, perché Cacciari e Scalfari hanno sempre ragione.


Infatti, nonostante la tesi quantitativa sia la più nota del duo delle meraviglie, Cacciari e Scalfari sono anche i mostri della tuttologia italiota, quelli del “so tutto io”, quelli dell’opposizione bieca a qualsiasi tipo di contraddittorio che non confermi ed esalti le loro conclusioni: si va dalla filosofia, alla storia, fino alla letteratura, all’economia, alla gastronomia, al taglio e cucito. Qualsiasi sia la materia del contendere, quando arriva la sentenza di uno dei due saggi barbuti, bisogna ascoltare in religioso silenzio e accettare senza battere ciglio le loro illuminanti dissertazioni. Puoi anche sforzarti di sottoporre al duo quintali di studi e documenti vergati di proprio pugno da premi Nobel ed economisti di caratura internazionale, che spiegano in modo accessibile a tutti come le unioni monetarie, politiche e commerciali tra stati diversi funzionino solo quando sussistono delle particolari condizioni al contorno, ma questo impegno si dimostrerà presto del tutto vano e infruttuoso: di fronte all’infinita saccenteria del duo, anche le vette più alte del sapere umano si sciolgono come neve al sole. Per intenderci, se in giornata di grazia, Cacciari e Scalfari sarebbero pure capaci di stravolgere il relativismo di Einstein o la teoria quantistica di Planck. Figurarsi, quindi, se in un dibattito serrato non sfiderebbero sfrontatamente gli impegnativi studi e le ricerche sul campo di umilissimi premi Nobel dell’economia.

venerdì 11 ottobre 2013

EURO E (O?) DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE: LA CONVIVENZA IMPOSSIBILE TRA COSTITUZIONE E TRATTATI EUROPEI

Sono felicissimo di potere comunicare la prossima uscita, il 15 ottobre (ma il libro è già ordinabile su Amazon e in consegna a partire dal 18 ottobre) del libro di Luciano Barra Caracciolo, alias Quarantotto, dal titolo molto azzeccato: Euro e (o?) democrazia costituzionale: la convivenza impossibile tra Costituzione e Trattati europei. Si tratta di un libro fondamentale che è indispensabile per il nostro percorso di consapevolezza ed evidenzia già dal titolo quell’insanabile contrasto tra i principi etici universali impressi sulla nostra Costituzione democratica e le fragili e stantie leggi di mercato, di cui l’euro rappresenta l’ultima e speriamo più che mai provvisoria espressione. O si sceglie di seguire l’indirizzo costituzionale e si applicano politiche economiche discrezionali mirate o si accetta supinamente di rinunciare ai diritti costituzionali per abdicare miseramente di fronte ai modelli economici rigidi che annullano qualsiasi spazio di manovra politico e di intervento pubblico nella società. Non esistono vie di mezzo salvifiche e miracolose che salvino capre e cavoli, perché una cosa esclude l’altra. E prima lo capiamo e meglio sarà per tutti.


Avere adesso, attraverso questo libro, un’ulteriore conferma giuridica (per quella più strettamente economica ci hanno già pensato economisti del calibro di Bagnai, Savona, Borghi, Rinaldi, Zezza, per citare solo alcuni degli italiani) dell’incompatibilità fra Costituzione italiana e Trattati europei, austerità e crescita economica, mercato unico e stato sociale, significa fare un altro passo avanti verso la liberazione del nostro paese dal giogo europeo. Tutti quelli che oggi invocano vanamente la difesa della Costituzione, dal redivivo santificato Stefano Rodotà agli stralunati attivisti del M5S, (vedi manifestazione del 12 ottobre a Roma), partono sempre da premesse sbagliate: i nostri politici sciamannati, Berlusconi, Renzi, Marchionne, Napolitano, la “casta”, vogliono stravolgere la Costituzione per aumentare e difendere i loro privilegi. E invece, come i più attenti di voi hanno già capito, queste miserabili marionette agiscono per conto di altri, prendono ordini dall’estero, da Bruxelles, da Berlino, da Francoforte, da Washington, perché la distruzione della nostra nobilissima Costituzione è solo uno dei necessari passaggi per cedere ancora sovranità ad enti sovranazionali, per trasformare definitivamente la nostra nazione in protettorato, colonia. E continuare ad appellarsi ingenuamente alla Costituzione, senza mettere in discussione la natura anticostituzionale e antidemocratica dei Trattati europei, significa come al solito due cose: o si è totalmente ignari di ciò che sta accadendo, oppure si cerca per l'ennesima volta di depistare l'attenzione dell'opinione pubblica, per allontanarla più possibile dalla verità dei fatti.

mercoledì 26 giugno 2013

EURO SI’, EURO NO: PERCHE’ RESTARE E PERCHE’ USCIRE? CONVEGNO DIBATTITO A MARSALA IL 29 GIUGNO

Molte persone mi chiedono spesso perché mai un ingegnere gestionale, con una carriera abbastanza avviata nel settore bancario e finanziario, decida all’improvviso di cominciare a fare divulgazione e convegni su temi economici e monetari in particolare. Oltre alle ovvie ragioni etiche, alla tensione innata verso la giustizia e alla pace nel mondo, la risposta che mi è più congeniale può essere sintetizzata così: perché tutto quello che sta accadendo in Italia e in Europa oggi è contrario a ciò che io ho studiato e applicato finora grazie al metodo scientifico e sperimentale. Mi spiego meglio. Chi conosce un po’ di storia della scienza, sa che la rivoluzione scientifica iniziata da Galileo Galilei prevedeva un preciso metodo di lavoro: congetturi per deduzione delle ipotesi, crei una serie di esperimenti opportuni per verificarle, registri i risultati, delimiti un campo di applicazione, ricavi per induzione una legge generale e universale che rimane tale fino a prova contraria. Il progresso scientifico e l’evoluzione della civiltà sono andati avanti ad ampie falcate in virtù di questi elementari ma rigorosissimi strumenti di analisi e sintesi della realtà circostante, allontanando sempre di più l'umanità dalle paludi melmose del misticismo, della superstizione, della barbarie medievale. All’interno della tradizione giudeo-cristiana dell’occidente il pensiero scientifico e illuminista si insinuò come una spina nel fianco per imprimere un rinnovamento culturale e un cambio di prospettive che continua imperterrito fino ad oggi. Proprio oggi che in Europa, a causa di indecenti principi economicisti, mercantilisti, finanziari sia il primo che il secondo grande filone del pensiero occidentale rischiano di essere mandati entrambi a gambe per aria. 


Vediamo infatti come il metodo scientifico è stato stravolto per giustificare l’introduzione di una moneta unica in Europa. Fin dalla prima metà degli anni ottanta una ristretta cerchia di economisti facenti capo alla Commissione Delors comincia a ragionare su un’ipotesi di moneta unica da imporre ad alcuni paesi europei, nonostante tutti gli studi accademici sulle aree valutarie ottimali avessero già bocciato categoricamente, dati e osservazioni empiriche alla mano, l’ardito tentativo. L’esperimento però è stato condotto ugualmente, con il pretesto di garantire agli stati aderenti e ai popoli benessere, prosperità, pace perpetua. Dopo poco più di dieci anni dall’inizio dell’esperimento socio-economico, la realtà mostra evidentemente che l’euro non va, come dicevano già i migliori economisti del mondo, non ha le caratteristiche idonee per diventare una moneta unica e assicurare una crescita equilibrata per tutti i paesi coinvolti: alcuni paesi crescono e prosperano (principalmente la Germania) e altri recedono e si indebitano (la periferia). Il campo di applicazione della nostra ipotesi quindi è troppo ristretto per ricavare una legge generale, perché l’euro funziona in pratica soltanto per la Germania (con evidenti squilibri interni fra i principali beneficiari, banchieri e imprenditori, e i lavoratori sottopagati). Cosa farebbe a questo punto un bravo e diligente scienziato? Rivedrebbe dalle fondamenta l’ipotesi di partenza e andrebbe avanti con un nuovo esperimento fino a ricavare la formula giusta che andava cercando. Tolte le chiacchiere da bar e la propaganda prezzolata, la scienza funziona ancora oggi così.

giovedì 13 giugno 2013

GERMANIA: CORTE COSTITUZIONALE, BCE, BUNDESBANK TRATTANO SULL’EURO, MENTRE IN ITALIA…

Quello che sta accadendo in questi giorni in Germania potrebbe rappresentare un vero spartiacque per l’esistenza o meno della moneta unica: la Corte Costituzionale di Karlsruhe, in rappresentanza dei cittadini, la Bundesbank in difesa dei grandi capitalisti e banchieri nazionali e la BCE come garante degli interessi tedeschi a livello europeo stanno vivacemente discutendo sull’opportunità di far rimanere ancora la Germania all’interno dell’area euro. Sintetizzando al massimo questo è il succo della questione, che può essere edulcorata e manipolata quanto si vuole dai mezzi di informazione, ma poco cambia a livello sostanziale. A differenza di come si vuol fare credere in Italia, i tedeschi non solo non pensano nemmeno lontanamente alla creazione dei mitologici Stati Uniti d’Europa, ma grazie all’euro e alle sue infinite magagne tecniche e istituzionali stanno ritrovando e rafforzando la loro millenaria compattezza e coesione nazionale. Lo Spirito Patriottico di Germania uber alles, prima e sopra ogni altra cosa. Ciò non vuole dire che non ci siano scontri e tensioni sociali fra le varie categorie coinvolte, ma che si sta mediando, si sta trattando per arrivare ad un accordo o un compromesso che non prescinda dall’unico obiettivo condiviso: il bene della Germania e del suo Popolo tutto, ricchi e poveri, operai e imprenditori, banchieri e politici.


Il dibattito interno che si sta svolgendo ormai da anni in Germania sulla costituzionalità dei Trattati Europei e sulla convenienza economica e finanziaria di adottare ancora la moneta unica, deve farci capire essenzialmente una cosa: la Germania ha da sempre inteso la sua adesione agli accordi di Maastricht prima e all’eurozona dopo, sempre in chiave di rendiconto commerciale, economico, finanziario, con pochi risvolti di carattere politico, ideologico, istituzionale, perché da questo punto di vista non esisteva alcun dubbio o fraintendimento di sorta tra i tedeschi: la Costituzione e le Istituzioni pubbliche e private della Germania valgono sempre di più di qualunque trattato commerciale europeo o comitato d’affari con sede a Bruxelles. La Germania è entrata nell’Unione Europea e nel Mercato Unico per fare affari, profitti, surplus, e non per stravolgere la sua Carta Costituzionale e la sua natura di Popolo, che rimangono intoccabili e insindacabili. Chiunque abbia cercato negli anni di ledere questi principi è stato bruscamente respinto, ricacciato fuori, allontanato, perché quello che interessa alla Germania è l’analisi costi-benefici di una certa operazione e non i suoi ambiziosi effetti geopolitici di lunga gittata: se una cosa mi conviene economicamente la faccio, hic et nunc, in caso contrario la rifiuto, la modifico, la cambio in funzione di quelli che sono gli interessi nazionali tedeschi. Una visione che può essere considerata poco lungimirante, misera, miope quanto si vuole, ma tant’è. Lo sapevamo fin dall’inizio, prima ancora di iniziare questi folli programmi unitari, che in Germania si ragiona così. Perché quindi stupirci o indignarci solo adesso che gli errori di eccessiva superficialità e pressapochismo commessi in passato dalla nostra indegna classe dirigente stanno emergendo in  tutta la loro grandezza.

lunedì 10 giugno 2013

EURO, DITTATURA E COMUNICAZIONE: BISOGNA STARE ATTENTI A TUTTI I DETTAGLI

Molti sanno già che la prima cosa che fa un regime dittatoriale dopo avere preso il controllo di uno stato è l’occupazione militare di tutti i canali tradizionali di comunicazione operativi nel paese in questione: televisioni, radio, giornali. Perché lo fanno secondo voi? La risposta sembra abbastanza scontata: per impedire e soffocare il dissenso e veicolare soltanto i messaggi della propaganda. Ovvio che sia così, eppure c’è un altro effetto più sottile e raffinato che vogliono in genere raggiungere i golpisti attraverso la comunicazione: stravolgere dalle fondamenta la realtà dei fatti e il significato degli eventi. Una cruenta azione di guerra diventa così un’eroica impresa di pace, un violento sopruso alla libertà di una nazione diventa un atto provvidenziale di liberazione, la corruzione fisica e mentale di un intero popolo diventa magnanimità e filantropia. Bisogna stare attenti a tutti i dettagli per capire fino a che punto si spingono gli esperti della comunicazione e della propaganda per manipolare la verità delle cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e farle passare per quelle che non sono. Bisogna essere degli esperti osservatori per notare queste sottigliezze e rivelarne tutti i significati più reconditi e inquietanti: ricordando sempre che per chi tira le redini di una dittatura nulla deve essere lasciato al caso e all’improvvisazione.


Nel bellissimo articolo che vi propongo oggi, lo studioso indipendente di comunicazione e propaganda Francesco Mazzuoli (vi consiglio vivamente di ascoltare con attenzione questo suo intervento del 23 ottobre 2011: l’Unione Europea è un Golpe) partendo da una semplice immagine, una fotografia, ricostruisce minuziosamente tutta la strategia manipolatoria e iconografica che si nasconde dietro la dittatura di una moneta: in Europa tutti sapevano che non si poteva agire con i carri armati e i plotoni militari per occupare i palazzi del potere. Era necessario procedere con maggiore acume e scaltrezza per non risvegliare le sentinelle sopite di popoli abituati da secoli e da millenni a riconoscere e convivere con le oppressioni brutali e i mezzi spiccioli dei dittatori di turno. Senza abbattere nemmeno un calcinaccio dei vecchi palazzi, bisognava lentamente edificare nuovi palazzi e templi che si affiancassero progressivamente a quelli esistenti, finendo poi per sostituirli del tutto. E così si cominciò col costruire Palazzo Berlaymont a Bruxelles, dove oggi ha sede la Commissione europea, con lo scopo di far dimenticare nell’immaginario collettivo le antiche vestigia dei parlamenti democratici nazionali. Si continuò con il Palazzo di Vetro dell’Eurotower a Francoforte, che divenne in breve tempo il nuovo tempio della BCE capace di oscurare persino la secolare Cupola di San Pietro in Vaticano. Ed è proprio lì che viene oggi gelosamente custodito e venerato il nuovo culto del Dio degli Europei: il dio moneta, l’euro. L’esperimento più ardito mai tentato da una ristretta ed agguerrita minoranza di persone per sopraffare, sottomettere, violentare, stuprare il passato, la storia e la cultura di interi popoli millenari.   

lunedì 3 giugno 2013

MAPPA PER GUIDARE IL PROCESSO DI USCITA DALL’EURO E FINE DEL VINCOLO ESTERNO

Parlare di uscita dall’euro come un processo unico, istantaneo e di facile gestione tecnica ormai è diventato troppo riduttivo. Grazie al continuo lavoro di ricerca e di approfondimento di tutti i dettagli economici, giuridici ed istituzionali, i più accorti tra i nostri lettori avranno già capito che l’uscita dall’euro, evento ormai alle porte ed irreversibile, non sarà una trasformazione facile ed indolore, ma per essere meno invasiva possibile e limitare la sperequazione dei costi di passaggio, comporterà un vero e proprio cambiamento di rotta culturale all’interno degli apparati pubblici politico-istituzionali che dovranno sobbarcarsi l’onere maggiore dell’intera operazione. Se non verranno fatti propri dai prossimi funzionari, deputati e ministri della Repubblica Italiana principi di corretta e razionale gestione della finanza pubblica, sanciti dalla nostra stessa Costituzione, come “buon andamento”, “imparzialità”, perseguimento dell’”esclusivo interesse della Nazione”, sarà difficile auspicare, anche in presenza di un ritorno provvidenziale alla sovranità monetaria e di una fine dell’odioso “vincolo esterno” con cui ormai conviviamo dal lontano 1979, un miglioramento reale delle sorti del nostro paese e delle condizioni di vita di noi tutti.


Fra i ricercatori più attenti e rigorosi dei risvolti che si celano dietro un tale ribaltamento epocale di prospettiva, il blog Orizzonte48 merita un posto di primo piano, sia per la competenza specifica e chiarezza espositiva con cui vengono trattati gli argomenti più spinosi e complessi sia per la logica stringente ed ineccepibile che dallo studio delle premesse iniziali riesce poi a creare consenso unanime intorno alla conclusioni raggiunte. Consiglio quindi a tutti i provetti naviganti della Tempesta Perfetta di leggere con attenzione questa “guida per riconoscere i nostri prossimi santi”, perché è chiaro che più avanti si andrà, più il mare diventerà agitato e più si faranno avanti falsi profeti e improbabili salvatori della patria, che con il pretesto del caos e la promessa di condurci in un porto finalmente sicuro, ci faranno ingoiare altre scemenze di politica economica e monetaria, così come accadde nel trentennio maledetto e continua ad accadere oggi. Il monito di gattopardesca memoria secondo cui bisogna evitare che “tutto cambi affinchè nulla cambi” deve essere più che mai attuale, perché riconquistare alcuni diritti e principi fondamentali, primo fra tutti la sovranità economica, politica e monetaria, se poi non si sanno maneggiare efficacemente alcuni elementari strumenti di contabilità pubblica per il bene collettivo, significa impelagarci in nuove storture, degenerazioni, distorsioni. E questa volta non potremo imputare all’euro o al vincolo esterno la causa di tutti i nostri i mali, ma ricordando le parole di uno dei più autorevoli padri costituenti, specchiarci nel nostro ennesimo fallimento democratico: “la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità”. (Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione, video, 1955)          

venerdì 24 maggio 2013

PROVE DI DIALOGO CON IL MOVIMENTO 5 STELLE: CONVEGNO SU MONETA, POLITICA ED ECONOMIA

Finalmente, grazie al lavoro incessante del coordinatore di Reimpresa Sicilia Salvo Fanara e di Elisa Brancato, siamo riusciti ad organizzare un incontro con i ragazzi del Movimento 5 Stelle sui temi che più ci stanno a cuore: politica monetaria e sue ripercussioni sulla vita sociale ed economica di un paese democratico. Il convegno si terrà a Messina ed è fissato per le ore 20.30 di mercoledì 29 maggio (la locandina è qui accanto), e sarà un’occasione spero non unica e nemmeno rara per capire se la base del Movimento 5 Stelle è davvero intenzionata ad indagare più profondamente e seriamente sulle cause della crisi e sulle sue possibili soluzioni. Gli argomenti da trattare sono davvero tanti, ma chi ha seguito fin qui il dibattito politico-economico-finanziario che si sta facendo su questo e su altri blog, comprenderà facilmente che sono tutti intrecciati fra di loro: significato della moneta oggi, debito e spesa pubblica, tasse ed evasione fiscale, pareggio di bilancio e situazione dell’Italia, Fiscal Compact, Mes. Non si parlerà espressamente dei costi e dei benefici di un’eventuale uscita dell’Italia dalla zona euro, ma avendo un minimo di consapevolezza in più su ciò che sta accadendo oggi in Europa ognuno potrà farsi una sua personale opinione.


Sono molto fiducioso sulla buona riuscita dell’incontro e in una crescita progressiva di coscienza collettiva che parta dal basso, dalla base del Movimento 5 Stelle, perché spesso i segnali che arrivano dal vertice Grillo-Casaleggio sono davvero sconfortanti: il comico-anfitrione continua infatti a premere l’acceleratore sul problema del debito pubblico, sulla necessità di continuare a tagliare i costi dello Stato, sulle trame di palazzo e la corruzione della casta, ignorando quasi del tutto che i veri problemi dell’Italia sono di carattere internazionale, legati agli accordi europei capestro che ci impongono un regime di austerità per almeno altri venti anni, correlati all’impossibilità di fare politiche economiche espansive e di agire sui tassi di cambio per recuperare competitività, sigillati a doppia mandata con le cessioni di sovranità e il depotenziamento continuo della nostra Carta Costituzionale. Ed è appunto la nostra ammirata e santificata (almeno a parole) Costituzione Democratica il fulcro su cui si dovrebbero fare ruotare tutte le nostre attuali e future rivendicazioni: un tempo il patto sociale tra i cittadini era basato sul diritto al lavoro, sui principi di dignità e decoro della persona, sui valori di uguaglianza e solidarietà sociale, e oggi invece è ridotto a puro e fastidioso ostacolo burocratico che impedisce ai nostri politici mercenari e asserviti di procedere spediti nelle famigerate “riforme strutturali” ultraliberiste dettate dall’Europa. Ultima ciliegina della torta in questo senso: di ritorno dal Consiglio Europeo di Bruxelles, il nostro primo ministro pro tempore Enrico Letta a quanto pare ha portato a casa un “grande successo” sul tema dell’occupazione giovanile. Ma è davvero così? Il suo successo corrisponde veramente ad una nostra vittoria?


venerdì 17 maggio 2013

STORIA DI UN ROMANZO CRIMINALE: LA NASCITA DEL SACRO ROMANO IMPEURO


Esistono diversi modi per raccontare la Storia. Uno è quello cronologico-analitico, che mette in fila le date e i fatti cercando di creare delle precise connessioni di causa ed effetto e dei collegamenti sempre più ampi e intrecciati degli eventi. L’altro è quello idealistico-romanzato, che pur non trascurando l’attinenza ai fatti accaduti cerca di rileggerli in una chiave più intimistica, soggettiva e coinvolgente. Nel primo metodo prevale l’oggettività, il distacco freddo e scientifico dai fatti che si stanno narrando, nel secondo la soggettività, la partecipazione emotiva e febbrile agli eventi nei quali ci si sente intimamente coinvolti. Entrambe queste metodologie di narrazione sono speculari e complementari: non si può essere sufficientemente lucidi, distaccati ed obiettivi se prima non si è vissuto emotivamente e appassionatamente ciò di cui si sta parlando, e d’altra parte non si può raccontare con passione e intensità ciò di cui non si conosce l’esatta evoluzione cronologica dei fatti. Nel testo che vi propongo oggi, scritto con brillantezza ed efficacia da Francesco Mazzuoli che mi ha gentilmente concesso la possibilità di pubblicarlo sul blog, prevale sicuramente il secondo aspetto della narrazione della Storia: quello romanzato, passionale, emotivamente coinvolto.


Eppure ad una lettura più attenta del testo noterete che non manca nulla della rispondenza ai fatti, ai dati e agli eventi di cui abbiamo tanto discusso in questi mesi. Il racconto, che oltre a ripercorrere i più importanti fatti degli ultimi trenta anni tenta di prevedere un possibile epilogo dell’attuale vicenda italiana ed europea, è lucido e obiettivo come pochi altri. Il processo storico che dalla lenta ma inesorabile distruzione delle istituzioni democratiche nazionali sta portando in Europa alla nascita di un Impero Oligarchico e Totalitario, viene minuziosamente analizzato fin nei minimi dettagli. Un Impero si costruisce o con la brutalità della guerra o con la costante guerriglia tecnica della burocrazia e della diplomazia, ma alla fine queste due forme di violenza che spesso coesistono insieme conducono allo stesso risultato: la sudditanza, la schiavitù, la paralisi di ogni capacità di reazione, ribellione, rinascita. Siamo italiani, siamo europei, conosciamo bene quanto fallaci, stantie e dolorose siano tutte le forme di imperio antidemocratiche che mortificano la partecipazione popolare e la difesa del bene comune. Ribelliamoci adesso, prima che sia troppo tardi. Quantomeno per rispetto dei nostri antenati che hanno sacrificato le loro vite e sono morti per lasciarci in dote la forma di governo, che per quanto delicata e infinitamente migliorabile, è quella che meglio si concilia con la nostra ancestrale idea di Bene e Solidarietà Universale: la Democrazia. Buona lettura.          

martedì 14 maggio 2013

L’AUSTERITA’ E’ STUPIDA, CREA SOFFERENZA E RITARDA LA RIPRESA: LA BANALITA’ DEL MALE


Nel 1963 la filosofa e scrittrice tedesca Hannah Arendt scrisse un libro e coniò un'espressione che descrive bene uno degli aspetti più ambigui e perversi del male: la sua banalità. Spesso chi fa del male non ha nemmeno la capacità di pensare e riflettere, la facoltà di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, un metro di giudizio affidabile per valutare le proprie azioni e ponderare le implicazioni morali e conseguenze pratiche del proprio operato. Nello specifico, la Arendt rimase impressionata dalla superficialità e dall’indifferenza con cui il criminale nazista Eichmann presenziò al processo che lo avrebbe portato alla condanna a morte per impiccagione: si trattava di un omuncolo normale, mediocre, né demoniaco né mostruoso, che per tutta la vita non aveva fatto altro che eseguire ordini e istruzioni che venivano dall’alto senza mai eccepire o chiedersi intimamente qualcosa sulla loro giustezza, moralità, razionalità. In una visione totalmente burocratica e alienante della vita, Eichmann eseguiva ed applicava incondizionatamente delle regole, pensando di essere un cittadino modello, un uomo onesto che rispettava le leggi e l’autorità costituita. Disquisire sulla bontà delle leggi e sull’assennatezza dei propri superiori era qualcosa che esulava dai propri compiti e principi, perché per Eichmann la cieca obbedienza e la fedeltà erano gli unici valori che riecheggiavano all’interno della sua misera coscienza.


Con le dovute proporzioni, possiamo dire che da questo punto di vista tutti coloro che oggi stanno condannando alla miseria, alla disperazione, all’emarginazione milioni di persone in Europa, dagli altolocati tecnocrati di Bruxelles fino all’ultimo scribacchino di un qualsiasi giornale di regime, non sono tanto diversi dai gerarchi nazisti che massacrarono milioni di ebrei nei campi di concentramento. Sono “banali” e stupidi allo stesso modo: o perché non conoscono le conseguenze delle proprie azioni o perché non hanno la capacità di ragionare su possibili alternative alle proprie regole e leggi evidentemente sbagliate. E’ indubbio che in mezzo a questa massa indistinta di idioti e mediocri ci sia qualcuno più furbo e più in malafede rispetto agli altri, che volontariamente persegue il male per tutelare il bene di una minoranza, ma diventa sempre più difficile e complicato distinguerlo e isolarlo dal resto della sgangherata e gioiosa armata di imbecillità collettiva. Il caso della trasmissione di domenica scorsa di Report, intitolata “Gli Austeri”, è esemplare in questo senso: per tutta la durata del programma si è insistito a sottolineare gli effetti nefasti dell’austerità e la maggiore ragionevolezza delle politiche espansive della spesa pubblica in periodo di recessione, eppure con la stessa miopia e cecità di automi decerebrati si è ripetuto che in Europa non si possono attuare né programmi di infrastrutture e investimenti pubblici né manovre monetarie di alleggerimento quantitativo a causa del vincolo del pareggio di bilancio e della perdita della sovranità monetaria. Facendo però velatamente intendere che  senza violare le regole e i vincoli previsti dai trattati europei esiste un geniale metodo intermedio per conciliare le politiche espansive con il mantenimento del pareggio di bilancio e della moneta unica privata chiamata euro. In altre parole si è trattato di un clamoroso e sfacciato spot della cosiddetta “austerità espansiva”, ovvero di una meschina mistificazione accademica che lo stesso Fondo Monetario Internazionale si è affrettato tempo fa a bocciare tecnicamente e a discreditare a livello politico e sociale.

martedì 16 aprile 2013

LA FOLLIA DELL’EURO: I TEDESCHI SONO I PIU’ POVERI, MA A MORIRE SONO I GRECI


Due notizie mi hanno molto colpito nei giorni scorsi: i tedeschi sono tra i cittadini più poveri d’Europa, e le situazione sanitaria della Grecia ormai è prossima a quella di una nazione in guerra. Eppure, come ampiamente risaputo, i poveri tedeschi sono costretti da alcuni anni, attraverso i contorti meccanismi del MES e dei precedenti fondi di salvataggio europei, ad essere i maggiori finanziatori dei piani di salvataggio di Portogallo, Grecia, Cipro, Spagna, paesi economicamente disastrati dove gli abitanti sono però mediamente più ricchi di quelli “virtuosi”. Capite bene che quando in un sistema qualsiasi, economico, sociale, naturale che sia, si vengono a creare simili disfunzioni e anomalie si vede che c’è qualcosa di folle e sbagliato alla base. Oppure i dati non raccontano esattamente la realtà dei fatti. O meglio ancora, esiste oggi in Europa una miscela esplosiva chiamata moneta unica che partendo da un errore iniziale di costruzione sta facendo impazzire tutti i dati attualmente rilevati. La verità insomma è molto più complessa di come appare e il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli.  


Secondo uno studio della BCE, la ricchezza netta media (finanziaria e reale) delle famiglie (o meglio dei nuclei abitativi, di coloro che in altre parole vivono sotto lo stesso tetto) è così distribuita in ordine decrescente nell’eurozona: Lussemburgo €710.100, Cipro €670.900, Spagna €291.400, Italia €275.200, Germania €195.200, Olanda €170.200, Finlandia €161.500, Portogallo €152.900, Grecia €147.800. Tuttavia se prendiamo la mediana, ovvero il valore che divide esattamente a metà la distribuzione dei dati, vedremo che la differenza di ricchezza fra i tedeschi e il resto degli europei del sud si fa stranamente ancora più marcata: Cipro €266.900, Spagna €182.700, Italia €173.200, Grecia €101.900, Portogallo €75.200, Germania €51.400. Ciò significa innanzitutto che in Germania (ma anche a Cipro, nazione di banchieri falliti) c’è una piccola frazione di famiglie ricchissime che alza di parecchio la media, mentre la maggioranza della popolazione non possiede nemmeno una casa di proprietà. E questa circostanza conferma in pratica ciò che abbiamo spesso ripetuto sull’assurda e iniqua dinamica di funzionamento  dell’eurozona: gli straordinari surplus commerciali della Germania sono stati fatti soprattutto a spese dei lavoratori tedeschi a cui sono stati chiesti i maggiori sacrifici in termini salariali, mentre ad arricchirsi è stata sempre e soltanto una ristretta casta di banchieri e imprenditori tedeschi.

mercoledì 3 aprile 2013

LA CRISI DELL’EUROZONA E LA FINE DELL’EURO IN QUATTRO PASSI


Mentre in Italia il peggiore presidente della storia della nostra Repubblica, Giorgio Napolitano, sta facendo i salti mortali per mantenere lo status quo e preservare la fallimentare classe dirigente eurista, fuori dai palazzi il processo di frantumazione dell’area euro procede a grandi passi. Il recente caso di Cipro ha fatto finalmente emergere a livello mondiale tutti i difetti di costruzione dell’unione monetaria più disastrata del pianeta ed ormai sarà impossibile per la tecnocrazia agire soltanto con la mistificazione e la propaganda mediatica per coprire e nascondere le magagne. In particolare il collasso di Cipro ha evidenziato due aspetti su cui si fondava il tentativo disperato dei menestrelli di regime di cambiare la realtà dei fatti: la crisi dell’eurozona non è una crisi di debito pubblico ma privato (bancario nella fattispecie, visto che in Europa i rapporti di debito-credito, risparmio-investimento sono intermediati principalmente dalle banche) e la liberalizzazione selvaggia e deregolamentata della circolazione dei capitali alla lunga crea insostenibili squilibri fra i paesi coinvolti. Adesso, soltanto i cialtroni patentati o gli analisti finanziari da bar dello sport potranno sostenere sfacciatamente in pubblico il contrario, senza essere zittiti con una sola parola: Cipro.


Ad ogni modo, chiunque voglia informarsi e capire cosa sta accadendo oggi in Europa e in Italia non può di certo affidarsi alla stampa e televisione nostrana, che si tiene ancora ben alla larga dalla tentazione di spiegare onestamente e criticamente agli italiani gli eventi che si succedono dentro e fuori i nostri confini, prefigurando dei possibili scenari futuri. A parte i blog e i siti di controinformazione, in Italia il regime di Repubblica, Corriere, Stampa, Santoro, Floris, Gabanelli (e derivati) fa ancora la voce grossa e la sordina messa da anni alla verità dei fatti funziona abbastanza bene, senza troppi affanni. Per fare ordine e capire qualcosa, bisogna armarsi di santa pazienza e rovistare fra la stampa estera, che ha sicuramente una visione molto più obiettiva e lucida degli eventi. A titolo di esempio, vi propongo questo articolo dell’analista Matthew O’Brien pubblicato sul giornale on line statunitense The Atlantic, che in modo semplice ed immediato chiarisce i quattro motivi principali per cui l’unione monetaria europea finirà per frantumarsi. Sperando magari che un giorno anche sui nostri giornali, piegati supinamente alle direttive e agli interessi delle grandi corporation e banche che detengono la loro proprietà, si possano rintracciare simili descrizioni.

mercoledì 27 marzo 2013

IL MODELLO CIPRO: UN CASO STUDIO CHE PUO’ ESSERE REPLICATO IN FUTURO


Sono quasi certo che il modello Cipro farà scuola. Fra qualche tempo sui manuali più autorevoli di economia e finanza saranno dedicati interi capitoli sul modo molto inusuale e sbrigativo con cui i ministri delle finanze dell’eurozona hanno risolto la crisi bancaria dell’isola cipriota, stravolgendo in pratica tutto ciò che prima sapevamo e davamo per scontato sulla gestione dei flussi finanziari. L’accordo trovato in extremis domenica notte, salutato con entusiasmo da tutti i mezzi della propaganda come il salvataggio di Cipro, presenta notevoli punti oscuri che avranno sicuramente pesanti ripercussioni in futuro sulla tenuta dell’intera area euro. Innanzitutto perché non si tratta assolutamente di un accordo, ma di un diktat, di un ricatto o meglio, usando la terminologia edulcorata dei tecnocrati europei: un memorandum d’intesa (MoU, Memorandum of Understanding). Il parlamento di Cipro stava infatti lavorando ad una sua proposta di ristrutturazione interna del sistema bancario, che è stata bruscamente ignorata per fare posto alle imposizioni dei tecnocrati. Un eventuale rifiuto del MoU (che in ogni caso deve essere ancora ratificato dal parlamento cipriota) avrebbe comportato il default di Cipro e la successiva uscita dall’eurozona, dato che il governatore della BCE Mario Draghi aveva minacciato di interrompere l’erogazione di liquidità alle banche cipriote prevista dal programma di emergenza ELA (Emergency Liquidity Assistance)


Il MoU come sappiamo è uno strumento obbligatorio e coercitivo associato a tutti gli aiuti forniti dal Meccanismo Europeo di Stabilità: per avere qualsiasi forma di sostegno finanziario, sia al settore pubblico che al settore bancario, il governo del paese in questione deve accettare una serie di condizionalità che possono cambiare da paese a paese, e in base al prestigio e all’importanza strategica della sua economia. A giugno scorso, per esempio, la Spagna ha ottenuto un piano di aiuti da €100 miliardi per ricapitalizzare buona parte delle sue banche fallite, senza controfirmare alcun memorandum d'intesa o garantire ulteriori riforme strutturali. Ma la Spagna non è Cipro e il suo peso specifico all’interno dei palazzi che contano non è di certo paragonabile a quello della piccola isola mediterranea: questo modo di agire sarà sicuramente vincente per la creazione di quello spirito europeo dei popoli (il Sogno!) con cui ci riempiono tanto la testa i tromboni della demagogia europeista. Per un abitante di Cipro sapere che lui è un cittadino europeo di serie B rispetto ad uno spagnolo sarà certamente gratificante, motivo di orgoglio e di vicinanza nei confronti degli altri popoli del continente più disastrato del mondo. In quanto poi a condizionalità imposte da Bruxelles, noi italiani siamo invece i più furbi, perché i nostri precedenti governi (Berlusconi e Monti) le hanno già accettate (ricordate la lettera della BCE dell’agosto del 2011? Non può quella missiva strettamente riservata considerarsi l’antesignana di tutti i successivi MoU?), senza ricevere in cambio alcun sostegno finanziario. Sarebbe troppo umiliante per noi italiani essere accomunati a greci o ciprioti o irlandesi. Altro atteggiamento questo per sentirsi più vicini e solidali nella stessa sorte.

martedì 19 marzo 2013

I BULLDOZER DI CIPRO STANNO FACENDO TREMARE I CASTELLI DI CARTA DEI TIRANNI EUROIDIOTI


Qualcuno di voi ha per caso un misuratore del panico? Qual è lo strumento che ci può dare un’indicazione affidabile del livello di paura che assale gli esseri umani? Esiste un tale strumento? Ebbene sì, o almeno così pare, dato che gli scellerati tecnocrati e politici euristi pensano di possedere la capacità di controllare le paure umane e in base a questa certezza credono di avere sempre la situazione in pugno. Nei loro atteggiamenti, nella postura, nei sorrisi falsi con cui si rivolgono alle telecamere, gli euristi sono certi di impressionare la gente facendogli credere che loro sono i governanti più saggi, competenti, preparati che questo continente abbia mai avuto. Certo un bravo esperto di fisiognomica guardandoli bene in faccia, i vari Van Rompuy, Barroso, Draghi, Rehn, potrebbe avere qualche dubbio. Se poi si da una rapida lettura ai loro curricula professionali cominciano ad arrivare i primi brividi di paura. Ma senza fare troppe dietrologie, il fatto che dal 2008 ad oggi questi politicanti e tecnocrati di terzo o quarto livello si arrabattino per arginare una crisi finanziaria che altri paesi (ci riferiamo soprattutto a Stati Uniti e Giappone), nel bene e nel male, sono riusciti a tamponare, non depone di certo a loro favore. Ma il peggio della loro cialtroneria, a quanto sembra dalle notizie che provengono da Cipro, deve ancora arrivare. Purtroppo per noi.


Nella notte fra venerdì e sabato scorso infatti i ministri delle finanze dell’eurozona si sono accordati per un piano di aiuti di €10 miliardi da concedere al governo di Cipro per salvare le sue banche ormai sull’orlo del fallimento. In realtà, il governo di Cipro insediato di recente aveva chiesto inizialmente un programma di salvataggio da €17 miliardi, cosa che avrebbe creato qualche malumore soprattutto in Germania tra gli euroscettici che si sono ormai saldamente organizzati in un partito (Alternative fur Deutschland) in vista delle prossime elezioni di settembre. E così su pressione del ministro delle finanze tedesco Schauble si è deciso di limitare il finanziamento del fondo MES a €10 miliardi, con l’appoggio del FMI che ancora deve stabilire quale quota versare (si parla di €1 miliardo circa). Il resto dei soldi necessari a ricapitalizzare le banche fallite verranno invece rastrellati internamente, prelevandoli direttamente dai depositi dei clienti delle banche. Una decisione molto discutibile e inopportuna che oltre a scatenare la rabbia dei cittadini ciprioti, che si sono presentati con i bulldozer davanti l’ingresso delle banche chiuse per ferie, avrà sicuramente delle gravi ripercussioni a livello internazionale. Per la prima volta in Europa ad un bail-out esterno nei confronti di un paese in difficoltà è stato affiancato un bail-in interno fornito dagli stessi abitanti. Ma in Europa ormai ci siamo abituati ad assistere a tante prime volte e non è escluso che la prossima volta gli esattori del Nuovo Sacro Europeo Impero non entreranno con i militari direttamente nelle nostre case per portare via mobili e argenteria.

sabato 23 febbraio 2013

PERCHE’ BISOGNA VOTARE IL MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO PER IL BENE DELL’ITALIA


Faccio una breve incursione sul blog, prima del mio prossimo rientro a pieno regime, per motivare la mia decisione di voto e fornire la mia testimonianza, qualora possa essere utile a qualcuno per fare la sua scelta. Io voterò il Movimento 5 Stelle, perché oggi come oggi è l’unico soggetto politico in Italia che potrebbe aprire un serio dibattito sui veri problemi che affliggono il nostro paese: la gabbia finanziaria dell’euro e il regime totalitario eurista, la cessione di sovranità politica, economica, monetaria e la conseguente perdita di competitività a tutti i livelli, la mancanza di coesione e solidarietà sociale. Bene o male, a spizzichi e bocconi, Beppe Grillo e i suoi hanno evidenziato con onestà e lucidità questi problemi immensi che non possono essere più trascurati, mentre tutto il resto della disarticolata e confusionaria accozzaglia politica (molto più simile ad una buffa e grottesca Armata Brancaleone, che ad una lontana parvenza di una classe dirigente decente, consapevole, competente e responsabile) ha continuato nella sua rituale prassi dell’occultamento e della censura. Con una compattezza granitica che spaventa e deve farci riflettere.


Si va dalla ridicola farsa della “smacchiatura del giaguaro” di Bersani (battuta che capisce solo lui e fa ridere soltanto lui e i suoi lacchè) alle frecciatine innocue di Berlusconi contro lo strapotere della Germania della Merkel, che hanno però come premessa la lucrosa e insindacabile permanenza nell’euro (lucrosa e insindacabile per loro che vivono di rendita e non per noi che viviamo di lavoro), alla smania ossessiva di Monti per le riforme recessive incentrate sulla riduzione dei salari e l’aumento della flessibilità del lavoro (una smania indotta dai suoi committenti che stanno a Wall Street, alla City, a Berlino, a Francoforte), fino alle lauree e ai master inventati dal menestrello dei banchieri e dei grandi imprenditori Giannino e all’impalpabilità inconcludente e istituzionalizzata di Ingroia (quello che vuole ridiscutere il Fiscal Compact, con se stesso presumo visto che nessuno in Europa è disponibile a farlo, senza mettere in discussione l’impostazione assurda dell’euro e dell’unione monetaria più sconclusionata e stupida del mondo). In questo scenario agghiacciante e spettrale, le parole di Grillo si stagliano sullo sfondo della campagna elettorale come quelle di un gigante: abbiamo di nuovo bisogno di un vero Stato, di solidarietà e coesione sociale, abbiamo bisogno di tutelare in ogni modo il nostro tessuto produttivo, umano e culturale, abbiamo bisogno di fornire un sostegno a chi è rimasto indietro tramite il reddito di cittadinanza, abbiamo bisogno di ridiscutere i termini di permanenza nella zona euro e le condizioni di rimborso del nostro enorme debito pubblico. E se la tecnocrazia autoreferenziale e autarchica di Bruxelles non ci permetterà tutto questo, dovremo in fretta trarre le conseguenze: uscita immediata e irrevocabile dalla zona euro.

martedì 22 gennaio 2013

DA OGGI I NUMERI REALI DELLA NOSTRA ECONOMIA NON SARANNO PIU’ TANTO SOLI


Promuovo con molto piacere un’iniziativa ideata e coordinata da Fiorenzo Fraioli di Ecodellarete, insieme ad altri valorosi protagonisti della controinformazione internet (e non solo) che si oppone eroicamente all’informazione falsa e fuorviante dei canali mainstream: La Solitudine dei Numeri Reali. Si tratta di un blog che in maniera semplice, chiara e diretta cercherà di spiegare, attraverso dei pratici volantini che possono essere stampati e diffusi sul territorio, i dati e i grafici che fotografano esattamente e obiettivamente la situazione economica-finanziaria del mostro giuridico-istituzionale dell’eurozona in cui si trova oggi imprigionata l’Italia. Quei numeri di cui nessuno dei nostri inqualificabili politicanti e stralunati economisti di regime parla mai, perché farebbero capire con immediatezza ciò che sta accadendo ed è accaduto in Italia negli ultimi trent’anni. I numeri fanno paura perché non possono essere facilmente aggirati, contraddetti o manipolati e sono proprio questi numeri che prima o dopo condanneranno al fallimento e all’estinzione tutta l’attuale classe dirigente.

I temi trattati saranno fra quelli più discussi e dibattuti: il debito pubblico, l’inflazione, la svalutazione, la spesa dello stato, la bilancia dei pagamenti, i costi dell’adesione all’area euro, i luoghi comuni sulle virtù della Germania e i vizi dei paesi PIIGS, sulla corruzione, l’evasione fiscale, gli sprechi, la casta. Una campagna che intende rinnovare il primato dell’intelligenza umana sull’isteria, la superficialità e le paure ingiustificate di medievale memoria. La descrizione dell’iniziativa è già abbastanza eloquente su quelle che sono le sue premesse e finalità: “I “numeri reali”, che descrivono le ragioni della crisi, i suoi costi e chi li paga, vagano sconsolati in un piccolo angolo della grande rete. Si erano preparati ad una stagione di notorietà, credevano di diventare delle star e, per questo, si erano fatti belli, vestendosi di grafici colorati, tabelle eleganti, infografiche da urlo. Tutto inutile, perché la scena viene occupata dai loro nemici di sempre: i beceri luoghi comuni”.

domenica 23 dicembre 2012

EURO E COSTITUZIONE: PER UNA NUOVA VISIONE DELL’ECONOMIA COME SCIENZA SOCIALE

Ci avviciniamo alla fine dell’anno (la fine del mondo a quanto pare è stata scongiurata) ed è arrivato il momento di fare i bilanci. Il 2012 è stato un anno pesante da molti punti di vista: sociale, economico, politico, culturale. L’anno di governo concesso ai tecnici è stato caratterizzato da un inaridimento culturale che ha pochi precedenti nella storia della nostra Repubblica: questo infausto periodo verrà infatti ricordato come l’anno dello spread, ovvero l’anno in cui la grande finanza internazionale per tramite del suo portavoce Mario Monti ha fatto il suo ingresso trionfale sulla scena politica italiana per ribadire il suo ormai trentennale primato rispetto a tutti gli altri valori che dovrebbero caratterizzare la vita di questa Repubblica. La coesione sociale innanzitutto, la solidarietà civile e il lavoro, che mai come in quest’anno è stato massacrato, umiliato e relegato al ruolo di rincalzo di interessi privati e spesso stranieri: la disoccupazione deve essere tollerata per tranquillizzare i mercati sulla nostra intenzione a tenere bassi i salari, la flessibilità deve essere aumentata e la contrattazione sindacale ridotta ai minimi termini per invogliare i mercati ad investire in Italia, i licenziamenti devono essere più facili per attirare i capitali dall’estero e il nostro patrimonio aziendale, pubblico e umano deve essere svenduto agli investitori stranieri per consentire a loro di fare profitti e a noi di diventare pura merce di scambio. E difatti mai come in quest’anno gli investitori e gli speculatori esteri hanno esultato per l’operato di un nostro governo. Ed è ovvio che da tutte le testate giornalistiche e sedi istituzionali estere si siano levati cori di giubilo prima e appelli accorati adesso affinché Monti e la sua banda di mercenari continuino nella loro "rigorosa e sobriaopera di spoliazione dell’Italia.

Tuttavia l’evento che più mi ha colpito in questi ultimi giorni è un altro. E’ singolare infatti che proprio alla conclusione di questo anno terribile per l’Italia uno dei giullari del regime infame che da tempo ci tiene sotto scacco, Roberto Benigni, sia stato chiamato in causa per magnificare i valori contenuti nella nostra Costituzione; cercando quasi di nascondere e occultare goffamente con la forza delle suggestioni e dello slancio emotivo le modalità criminali in cui la nostra pregevolissima Carta Universale dei Diritti Umani è stata ormai vilipesa e ridotta a pura carta straccia dagli eurocrati suoi committenti. Ma di cosa si è trattato? Di una burla? Di una beffarda provocazione? Di un palese raggiro? Si sa che i giullari lavorano al servizio dei regnanti di turno (in questo caso il committente principale è stato re Giorgio Napolitano), ma c’è sempre un limite alla decenza. Vi sarete sicuramente accorti che tutto il mellifluo panegirico del giullare di corte pagato a peso d’oro ruotava intorno ad un imbarazzante controsenso induttivo: il fondamento della nostra Costituzione è il lavoro, la gabbia dell’eurozona in cui ci siamo incastrati non permette di attuare politiche economiche a difesa e tutela del lavoro, quindi la nostra Costituzione non ha più un fondamento, non serve più a niente, tranne che ad essere sbeffeggiata ed esposta al pubblico ludibrio dal primo deficiente che viene pagato per farlo. Ma c’è un altro particolare che rende raccapricciante l’intera messa in scena.

lunedì 3 dicembre 2012

USCITA DALL’EURO E RITORNO ALLA LIRA: COSA ACCADE AI TASSI DI INTERESSE E AI MUTUI?


L’economia è una disciplina della scienza sociale molto complessa e articolata, questo lo abbiamo ribadito più volte. Più ti addentri nei suoi meandri e più ti accorgi che è piena di snodi, maglie, matasse, connessioni, correlazioni spesso difficili da districare e dipanare con chiarezza ed efficacia. Per questo motivo, per affrontare meglio l’analisi, gli economisti lavorano quasi sempre utilizzando dei modelli che consentono di semplificare i comportamenti individuali e accorpare le grandezze aggregate (consumi, investimenti, spesa, offerta, domanda, inflazione etc). I modelli hanno la stessa importanza e funzione delle carte geografiche per un esploratore, perché servono ad indicare una rotta, un percorso: maggiore è la scala del modello, il grado di dettaglio e maggiore sarà la visione complessiva di tutte le strade percorribili. Ogni economista inoltre enfatizza nel modello la caratteristica che vuole di più evidenziare, così come i cartografi fanno mappe politiche, geografiche, morfologiche, toponomastiche, stradari, a seconda di quelli che sono gli usi richiesti dai fruitori. Tuttavia, quando gli economisti cercano di costruire modelli basandosi su modelli precedenti e non direttamente sulla realtà avviene il fenomeno di distorsione, di corto circuito e di inarrestabile alterazione dei risultati ottenuti che ben conosciamo: finisce la fase di utile e interessante descrizione dei processi reali e inizia quella della modellizzazione del modello, della mistificazione.


Le mappe economiche basate su modellizzazioni successive portano quasi sempre fuori strada, sia perché partono spesso da premesse iniziali sbagliate, sia perché le direzioni, diramazioni, destinazioni di arrivo hanno davvero pochi riscontri con ciò che accade intanto nella realtà o si evince dai dati sperimentali. In un precedente articolo, abbiamo visto per esempio come la correlazione che molti esploratori sprovveduti (definiti come dei veri e propri automi che ripetono meccanicamente sempre gli stessi concetti senza mai prendersi la briga di ragionare prima di parlare) fanno fra svalutazione e inflazione è nella maggior parte dei casi infondata e trova davvero pochi agganci con i dati sperimentali della realtà. Senza dubbio possiamo dire che entrambe queste grandezze influiscono a definire il “prezzo” o il valore di una certa moneta, ma partendo da presupposti diversi: l’inflazione misura il valore interno della moneta tramite il potere di acquisto, la svalutazione (o rivalutazione) serve invece a quantificare il valore esterno della moneta tramite il tasso di cambio (esiste poi una terza variabile, il tasso di interesse, che identifica il valore intertemporale di una moneta). Basterebbe già riflettere a fondo su queste definizioni per capire che fra svalutazione e inflazione c’è in mezzo un oceano di elementi, fattori, variabili, caratteristiche produttive di un certo sistema paese che impediscono la postulata e quanto mai assurda relazione diretta di causa effetto fra svalutazione e inflazione. Ma per capire meglio quanto già detto e dimostrato, ricorriamo ad un semplice esempio.