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lunedì 13 febbraio 2012

CARTOLARIZZAZIONE, DERIVATI E REGOLAMENTAZIONE DELLA FINANZA

Pubblico oggi un articolo davvero molto interessante e ben scritto comparso sul sito Inchiesta on Line, che affronta le due maggiori innovazioni finanziarie che hanno trasformato e continuano a condizionare, purtroppo in peggio, la vita economica di ogni nazione: la cartolarizzazione, ovvero la vendita di titoli legati ai prestiti già concessi e l’introduzione dei derivati, che rappresentano delle vere e proprie scommesse su eventi futuri che finiscono spesso per cambiare l’evoluzione dell’evento stesso.
In occasione della presentazione del suo libro “Finanzcapitalismo”, l’autore Luciano Gallino esamina con una chiarezza espositiva davvero encomiabile i fenomeni di cambiamento che sono tuttora in corso nell’ingarbugliato mondo finanziario e propone alla fine dell’articolo alcune strade da seguire per iniziare un serio processo di regolamentazione della finanza, che non si limiti soltanto a slogan o proposte propagandistiche che si concludono spesso in un mantenimento ad oltranza della situazione attuale ampiamente fuori controllo. Consiglio la lettura a chiunque sia interessato a capire come funziona e cosa sta accadendo oggi nel mondo della grande finanza.

martedì 31 gennaio 2012

I PRESTITI CREANO DAL NULLA NUOVI DEPOSITI, NUOVO DENARO E DEBITO: MA FINO A QUANDO?

Come anticipato ieri, per chiarire alcuni aspetti del progetto Positive Money e le teorie monetarie espresse nel libro “Where Does Money Come From?”, descritti in due precedenti articoli, ricorreremo ad un semplice esempio che renderà ineccepibili e inattaccabili le principali premesse da cui si sviluppano sia il progetto che il libro: ogni nuovo prestito erogato dalla banca commerciale crea nuovo denaro e sono i prestiti a creare nuovi depositi e non viceversa, come comunemente si è portati a credere.
Immaginiamo il cliente A che si reca presso la filiale di una banca A per chiedere un prestito, che utilizzerà per pagare le spese di ristrutturazione del suo nuovo appartamento. Per semplicità, immaginiamo che il cliente A non abbia ancora aperto nessun conto corrente o deposito di risparmio presso tale banca A. Il funzionario della banca verifica le credenziali e le garanzie del cliente A e accorda il prestito di 10.000 euro. A questo punto cosa farà il funzionario? Archivierà i documenti firmati dal cliente A e aprirà un conto corrente con tutti i dati anagrafici del cliente A sul database informatico della banca, dove scriverà nella casella riguardante il deposito: 10.000 euro. Questi 10.000 euro non esistevano prima nel circuito commerciale e sono stati creati all’improvviso dal nulla dal funzionario della banca A, con una semplice digitazione sul computer di una scrittura contabile.

lunedì 30 gennaio 2012

“WHERE DOES MONEY COME FROM?”, IL SISTEMA MONETARIO MODERNO SECONDO POSITIVE MONEY


Dopo avere visto nel precedente articolo la struttura di massima del progetto Positive Money riguardante la creazione di un sistema monetario moderno fondato su una moneta priva di debito, vediamo oggi le premesse principali da cui hanno mosso i primi passi i coordinatori del progetto, contenute tutte nel libro “Where Does Money Come From?”, scritto e pubblicato a settembre 2011 dagli economisti inglesi della New EconomicsFoundation (nef) Richard Werner, Josh Ray-Collins, Tony Greenham e Andrew Jackson (a sinistra la copertina del libro, di cui non esiste ancora una traduzione italiana ed è acquistabile direttamente presso il sito internet del nef).

Premetto di non avere ancora letto il libro, che descrive in modo abbastanza nuovo ed originale (anche se gli autori sostengono il contrario) il meccanismo di creazione del denaro nel sistema monetario moderno, e quindi le mie idee personali sulla teoria monetaria elaborata dagli economisti del nef possono essere solo parziali ed incomplete. Tuttavia oltre a proporre sotto la traduzione dell’introduzione del libro, mi riservo alla fine di questo post di fare alcune considerazioni personali, che verranno poi adeguatamente ampliate e sviluppate in successivi articoli. Una cosa è certa, gli inglesi questa volta hanno centrato il bersaglio e sembrano davvero fare sul serio, anche se il problema rimane sempre lo stesso: a parte le inevitabili resistenze politiche ed economiche su un eventuale riforma dell’attuale sistema monetario fondato sul debito, quanto è disposta la gente comune a sforzarsi di capire, studiare, comprendere quale sia la vera natura del denaro, arrivando infine a sostenere che oggi esistono tutte le prerogative tecniche, informatiche, culturali affinché venga definitivamente introdotta una Positive Money, una moneta priva di debito?     

venerdì 27 gennaio 2012

MODERN MONEY THEORY (MMT) E POSITIVE MONEY, DUE TEORIE MONETARIE SIMILI E COMPLEMENTARI


E’ interessante notare come in questi ultimi anni le due maggiori teorie o riforme monetarie che hanno ottenuto un certo risalto e consenso pubblico e cercano con le loro proposte di porre rimedio alla crisi finanziaria in corso, arrivino proprio dai paesi in cui la crisi è nata, diffondendosi poi in tutto il mondo. La prima, la Modern Money Theory (MMT), sviluppata da un gruppo di economisti dell’Università del Missouri-Kansas City guidati da Randall Wray (foto a sinistra), nasce negli Stati Uniti. La seconda, il progetto Positive Money, viene elaborata invece in Gran Bretagna su iniziativa di un gruppo di lavoro composto da economisti, matematici, esperti di marketing ed ex-professionisti della finanza.
Forse non poteva essere diversamente, dato che inglesi e americani sono i veri fondatori del sistema monetario moderno (vedi le opere di John Maynard Keynes, inglese, e Milton Friedman, americano), e quindi meglio di chiunque altro sanno come funziona e come può essere riparato il meccanismo inceppato della creazione della moneta (noi dell’eurozona invece, per nostra colpa o per precisa volontà autodistruttiva, siamo solo dilettanti al confronto e la fallimentare costruzione della moneta unica euro e della banca centrale BCE dimostra tutta la nostra incompetenza in materia).

martedì 24 gennaio 2012

FISCAL COMPACT E SIX PACK, LE NUOVE TRAPPOLE DELL’UNIONE EUROPEA SONO PRONTE


Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri al Decreto sulle Liberalizzazioni, il premier Mario Monti deve affrontare il difficile cammino che attraverso la riunione dell’Ecofin, in qualità di ministro dell’economia e delle finanze, lo porterà poi lunedì prossimo al Vertice Europeo di Bruxelles, per valutare e definire gli ultimi dettagli del famigerato Fiscal Compact, l’accordo intergovernativo fra i 26 paesi dell’Unione Europea (tutti tranne la Gran Bretagna, che ha deciso non a torto di tirarsi fuori anzitempo da questa masochistica guerra al massacro voluta fortemente dalla Germania) che dovrebbe rappresentare il primo passo verso la tanto osannata unificazione fiscale.

Il promotore ufficiale di questo accordo è il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy (foto in alto), che per chi si fosse messo da poco in onda sulle frequenze del totalitarismo orwelliano dell’Unione Europea, è un’eminenza grigia mai eletta democraticamente dai cittadini europei e nominato alla sua carica il 19 novembre 2009, grazie forse ai meriti e ai successi ottenuti come primo ministro del Belgio, paese portato nel giro di un paio di anni sull’orlo della bancarotta finanziaria e dell’instabilità politica (le malelingue “complottiste” invece sostengono, dati ufficiali alla mano, che il vero merito di Van Rompuy  sia stato il salvataggio pubblico di Banca Fortis e la partecipazione il 12 novembre, appena una settimana prima della sua nomina, ad una cena organizzata al Castello di Hertoginnedal, nei pressi di Bruxelles, dal Gruppo Bilderberg, la potente lobby semisegreta e semi non si sa, che a dispetto di tutti i pettegolezzi e le insinuazioni continua a riunirsi ogni anno con puntualità svizzera per tenere conferenze a porte chiuse sullo stato dell’arte della politica e dell’economia nel mondo…).

lunedì 23 gennaio 2012

IL SARDEX, LA MONETA ELETTRONICA CHE PUO’ VERAMENTE CAMBIARE IL MONDO


Se qualcuno dovesse un giorno chiedermi qual è stata l’innovazione finanziaria più importante degli ultimi anni, la mia attenzione non sarebbe rivolta verso un’astrusa operazione interbancaria della BCE o della Federal Reserve, oppure a un prodotto finanziario derivato dalle proprietà salvifiche, o men che meno ad uno dei pacchetti fiscali magici confezionati dai tecnocrati stregoni di Bruxelles, ma risponderei senza ombra di dubbio: l’introduzione del sardex, la moneta elettronica complementare che non è gravata da debito all’emissione e non matura interessi durante la sua circolazione.

L’idea è geniale e in verità era nell’aria da tempo (esattamente dal momento in cui la rarefazione della liquidità a valle creata a monte dal sistema bancario è stata così asfissiante da spingere più di un curioso o libero ricercatore a cercare di capire come funziona il meccanismo di creazione della moneta), ma bisogna riconoscere il merito a questo gruppo di lavoro di professionisti sardi di essere stati i primi a tradurre l’idea in un progetto concreto e perfettamente funzionante.

giovedì 19 gennaio 2012

DEBITO PUBBLICO E INFLAZIONE: DUE FANTASMI PER NASCONDERE LA FINE DELLA SOVRANITA’ MONETARIA


Partiamo da una considerazione di carattere generale: quando qualcuno ha un grave problema da risolvere, nel caso dell’Italia si tratta dell’alto rendimento dei titoli di stato a cui è costretta a rifinanziare l’enorme debito pubblico (che oscilla attualmente fra il 6%-7% di interesse passivo nel mercato secondario ed è misurato dallo spread con i titoli bund tedeschi), cerca con tutti i mezzi a disposizione di porre rimedio nell’immediato, ma allo stesso tempo è istintivamente portato suo malgrado ad esaminare il passato per ricercare i motivi che hanno causato quel problema ed evitare di commettere gli stessi errori in futuro.

Oggi quasi tutti gli analisti e gli osservatori finanziari mainstream concordano nel dire, a torto o a ragione, che il vero grande problema dell’Italia è di carattere strutturale e risiede appunto nel colossale ammasso di debito pubblico accumulato negli ultimi 30 anni (quasi 1920 miliardi di euro secondo le ultime stime), che suscita lo scetticismo da parte degli investitori internazionali riguardo alla possibilità dello stato italiano di ripagarlo e la conseguente richiesta di elevati rendimenti per coprire l’alto rischio di investimento e avere ancora convenienza a comprare altri titoli di debito italiano.

domenica 1 gennaio 2012

TITOLI DI STATO ITALIANI

I titoli di Stato sono obbligazioni emesse periodicamente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per conto dello Stato con lo scopo di finanziare il proprio debito pubblico. I diritti di credito incorporati nel titolo possono essere corrisposti al sottoscrittore del prestito sia mediante lo scarto di emissione (ossia la differenza tra il valore nominale e il prezzo di emissione o di acquisto), sia mediante il pagamento di cedole (fisse o variabili) durante la vita del titolo. Alla scadenza dell'obbligazione lo Stato rimborsa il capitale iniziali.


Il Ministero dell'Economia e delle Finanze emette sul mercato cinque categorie di titoli di Stato, ciascuno con diverse caratteristiche in termini di scadenza, rendimento e modalità di pagamento degli interessi dovuti:
  • Buoni Ordinari del Tesoro (BOT): titoli a breve termine, della durata di 3, 6 e 12 mesi, privi di cedole, il cui rendimento è dato dallo scarto di emissione.
  • Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ): titoli della durata di 24 mesi, privi di cedole.
  • Buoni del Tesoro Poliennali (BTP): titoli della durata di 3, 5, 10, 15 e 30 anni, con cedole fisse semestrali.
  • Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all'Inflazione Europea (BTP€i): titoli della durata di 5 e 10 anni, nei quali sia il capitale rimborsato a scadenza, sia le cedole semestrali sono rivalutati in base all'andamento dell'inflazione europea, misurato dall'Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC) nella Zona euro con esclusione del tabacco, calcolato mensilmente da Eurostat. Questi titoli garantiscono una protezione contro l'aumento dei prezzi in Europa.
Sono stati emessi anche BTP€i con durate di 15 e 30 anni (e potrebbero essere emessi di nuovo in futuro).
  • Certificati di Credito del Tesoro (CCT): titoli della durata di 7 anni e cedole variabili semestrali, legate al rendimento dei BOT a 6 mesi più una maggiorazione.
Dall'estate 2010 il MEF ha cominciato ad emettere una nuova classe di titoli a cedola variabile sostituendo i vecchi CCT: i CCTeu, collegati al tasso euribor invece che al tasso BOT 6mesi.

I BOT sono collocati tramite asta competitiva mentre BTP, BTP e CTZ sono collocati tramite asta marginale.

Per l'acquisto tramite asta occorre prenotare la quantità desiderata, per un importo minimo di 1.000 euro, con almeno un giorno di anticipo rispetto alla data dell'asta. Il calendario delle aste dei titoli di stato è pubblico.


L'acquisto dei titoli di stato può essere effettuato sia in asta al momento dell'emissione, sia sul mercato secondario; in ogni caso occorre farlo tramite una banca o un intermediario finanziario.

Fino al 1999 i titoli di stato erano consegnati fisicamente (ossia in forma cartacea) all'acquirente, che poi doveva recarsi in banca per la riscossione degli interessi previo "stacco" di una "cedola" allegata al titolo stesso. Da questo modo di corresponsione degli interessi deriva la frase "staccare la cedola", ancora oggi in uso, anche se le modalità di riscossione sono radicalmente diverse.

Oggigiorno i titoli sono "dematerializzati" e rappresentati da iscrizioni contabili a favore: chi li acquista ha come prova d'acquisto e di possesso, rispettivamente, la ricevuta bancaria e l'estratto conto dei titoli registrati sul deposito titoli intestato all'acquirente. Ciò consente l'accredito diretto su conto corrente delle cedole e del capitale a scadenza.

Fonte: wikipedia

TITOLI DERIVATI: MBS (MORTGAGE BACKED SECURITY)

Gli MBS sono titoli garantiti da mutui ipotecari. Nella pratica finanziaria americana le MBS sono titoli emessi da un intermediario specializzato a fronte di un “pacchetto” di mutui ipotecari (mortgages) di cui egli si è reso cessionario dal mutuante. Nella pratica americana mutui ipotecari vengono accesi per finanziare o rifinanziare l’acquisto di una casa residenziale o di altre proprietà immobiliari e hanno la durata abbastanza lunga, generalmente da 15 a 30 anni, durante la quale il mutuatario rimborsa il debito con rate mensili comprensive di capitale e interessi. 

Per aumentare il giro d’affari gli istituti mutuanti (per lo più piccole banche regionali) si rifinanziano cedendo gruppi di mutui con caratteristiche simili a istituzioni specializzate, principalmente la Federal National Mortgage Association (FNMA, conosciuta col nomignolo di Fannie Mae), la Government National Mortgage Association (GNMA,Ginnie Mae) e la Federal Home Loan Mortgage Association (FHMLC, Freddie Mac). Queste raggruppano i mutui in pacchetti a fronte dei quali emettono titoli denominati mortgage backed securities che essi garantiscono e che sono collocati presso il pubblico.

L’insieme di questi agenti e di queste operazioni costituisce il secondary mortgage market cui attingono gli istituti mutuanti. Gli interessi e i rimborsi in linea capitale dei mutui ceduti sono destinati a pagare gli interessi e a rimborsare in linea capitale le MBS. Le MBS sono comparse per la prima volta negli Stati Uniti dove hanno preso avvio agli inizi degli anni Settanta per impulso del Governo che intendeva creare un mercato secondario per i mutui ipotecari e i finanziamenti all’edilizia residenziale. 

Vennero costituite, con atto del Congresso, due organizzazioni per creare un mercato secondario ai mutui ipotecari (mortgages) mediante la cartolarizzazione: la GNMA (le si deve la prima cartolarizzazione di mutui ipotecari nel 1970) e la FHLMC. Altra organizzazione legata al Governo federale e attiva nella cartolarizzazione dei mutui è la FNMA, costituita come agenzia governativa nel 1938 e oggi trasformata in società di diritto privato. 

Peraltro qualcosa di simile alle mortgage backed securities già esisteva in Europa da duecento anni con le Pfandbriefe tedesche, omologo delle cartelle di credito fondiario emesse in Italia fino al gennaio 1976. 

Chi acquista una MBS finanzia indirettamente l’acquisto di case o il fabbisogno finanziario di imprese. Le MBS sono un mezzo per le piccole banche regionali statunitensi per concedere mutui ai clienti senza impiegare la propria raccolta. Si distinguono le residential mortgage backed securities (RMBS), destinate all’acquisto di abitazioni residenziali private dallecommercial mortgage backed securities (CMBS) riservate al finanziamento per la realizzazione o per l’acquisto di proprietà immobiliari per uso commerciale quali condomini, negozi, ristoranti, sale di esposizione, supermercati ecc. 

Le MBS possono essere offerte direttamente, o raggruppate in altri titoli denominati real estate mortgage investment conduit (REMIC), ovvero costituire la base di financial derivatives denominati stripped mortgage backed securities (SMBS).

Fonte: bannkipedia

BREVE GLOSSARIO DELLA FINANZA




Benchmark = Parametro di riferimento


Blue chip = Titoli a larga capitalizzazione


Buy-back = Riacquisto


Buy-out = Acquisizione dall’interno


BV Book Value = mezzi propri della società


CAGR Compound Average Growth Rate = tasso composto medio di crescita


Capital employed Capitale investito = mezzi propri + debiti netti


Combined ratio = Rapporto che tiene conto del Loss ratio (sinistri / premi) ed Epense ratio (spese di amministrazione, raccolta / premi)


Corporate governance = Norme che regolano il processo decisionale societario


Cost/Income ratio = Costi operativi/Margine di Intermediazione (settore bancario)


Cover ratio = Riserve totali/premi (settore assicurativo)


Default = Insolvenza


De-listing = Eliminazione dal listino


Downgrade = Peggioramento delle stime oppure del giudizio oppure del merito di credito


DPS Dividend Per Share = dividendo per azione


Due diligence = Fase di controllo dei bilanci che precede la chiusura di operazioni straordinarie


EBIT Earnings Before Interest and Tax = utile operativo


EBITA Earnings Before Interest, Tax, Amortisation = utile ante oneri finanziari, tasse e ammortamenti su immobilizzaz. mater


EBITDA Earnings Before Interest, Tax, Depreciation, Amortisation = margine operativo lordo


EPS Earnings Per Share = utile netto per azione


Embedded Value = Valore intrinseco delle compagnie: al patrimonio netto vengono aggiunte le plusvalenze non realizzate e l’attuale portafoglio vita in forza


EV Enterprise Value = capitalizzazione + debito netto


EYR = Rapporto tra rendimento dei titoli privi di rischio (Btp 10 anni) e il rendimento del mercato azionario (espresso dal reciproco del P/E stimato a fine 2004)


Epense ratio = Spese di amministrazione rapportate ai premi


Free cash flow = Reddito operativo + ammortamenti – imposte +/- variazione del capitale circolante netto


IPO Initial Public Offering = offerta iniziale al pubblico


Leverage = Debiti netti/mezzi propri


Loss ratio = Indice di sinistralità, rappresentato dal rapporto sinistri/premi


Margine di interesse Interessi attivi – Interessi passivi (settore bancario)


Margine da servizi Commissioni attive – commissioni passive +/- profitti (perdite) da attività finanziarie +/- altri ricavi netti + dividendi (settore bancario)


Margine di intermediazione Margine di interesse + Margine da servizi (settore bancario)


Market cap Capitalizzazione = prezzo numero azioni


Multiplo Rapporto tra valori di mercato (Prezzo, Enterprise Value) e particolari grandezze di bilancio (ad esempio, utili, margine operativo lordo, risultato operativo, ecc)


NAV Net Asset Value = valore patrimoniale netto


NAVPS Net Asset Value Per Share = valore patrimoniale netto/totale azioni


P/E Price/Earnings = prezzo/utile netto


Pay-out ratio = Quota di utili distribuita


Placement (private) = Collocamento (privato)


Private equity = Acquisizione di partecipazioni in società non-quotate


Profit taking = Presa di profitto


Profit warning = Annuncio di revisione di stime al ribasso


Public company = Società a capitale diffuso


Rating = Raccomandazione/ giudizio


Risultato di gestione Margine di intermediazione – costi operativi (settore bancario)


ROCE Return On Capital Employed = utile operativo dopo le tasse/capitale investito


ROE Return On Equity = utile netto/mezzi propri


Small/Mid cap = Titoli a bassa/media capitalizzazione


Spin-off = Scorporo


Target price = Prezzo obiettivo


Tier 1 = Patrimonio di base (capitale versato, riserve e fondo rischi bancari generali) rapportato al complesso delle attività ponderate per il loro rischio creditizio. Deve essere pari almeno al 50% del capitale totale (settore bancario).


Tier 2 = Patrimonio supplementare (riserve di rivalutazione, strumenti ibridi, passività subordinate e fondo rischi su crediti) rapportato al complesso delle attività ponderate per il loro rischio creditizio (settore bancario).
Upgrade = Miglioramento delle stime oppure del giudizio oppure del merito di credito
Valore Intrinseco (VI)

Embedded value = valore attuale netto società + valore attuale della proiezione degli utili generati dal portafoglio premi vita in essere, o a portafoglio “chiuso” (settore assicurativo)


Yield Rendimento = dividendo per azione/prezzo azione




Fonte: economialibera