Ad un certo punto bisogna
chiamare le cose con il loro nome: sarò pure un “populista” (e confermo di
esserlo con grande orgoglio ed immenso disprezzo per chi cerca di denigrare
coloro che fanno attività politica a favore dei “popoli” e non ad esclusivo beneficio di ristrette “èlite oligarchiche”), “arruffapopoli”, “masaniello dei poveri”, ma quello che sta avvenendo oggi in Italia
non può essere definito diversamente da “crimine contro la nazione”, “alto
tradimento”, “saccheggio”, “vandalismo istituzionale ed
istituzionalizzato”. Ho sempre guardato con sospetto quei movimenti
detti “signoraggisti” che vedono
esclusivamente nella proprietà del denaro l’unico strumento per ridare dignità
ai popoli, perché credo fortemente che non sia tanto la proprietà del denaro la
vera discriminante fra una democrazia
compiuta e una dittatura di fatto,
quanto l’utilizzo che viene fatto del denaro e della politica monetaria in
genere. Una banca centrale può essere pure privata, ma se poi le sue scelte di
politica monetaria vengono subordinate
alle direttive che arrivano dal governo democraticamente eletto e indirizzate al benessere dell’intero paese,
a me può stare pure bene che qualche “grasso
banchiere privato” si ingozzi con le “briciole
del signoraggio”. Ma qui in Italia abbiamo abbondantemente sorpassato ogni
limite di decenza, dando persino adito alle inutili rivendicazioni dei “signoraggisti”.
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mercoledì 4 dicembre 2013
RIVALUTAZIONE DELLE QUOTE DI BANCA D’ITALIA: LA PIU’ GRANDE TRUFFA DEL SECOLO
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mercoledì 20 novembre 2013
USCITA DALLA CRISI: CONVEGNO A PALERMO PER RAGIONARE INSIEME SULLE CAUSE E LE SOLUZIONI
Dopo aver ascoltato bene la
puntata di giovedì scorso di Servizio Pubblico, penso che molte persone si siano fatte un’idea abbastanza chiara
su ciò che sta avvenendo oggi in Italia. Al contrario di quello che traspare da
tutti gli inutili dibattiti politici attuali, esistono nel nostro paese due soli partiti e orientamenti politici: il PUD€ (il Partito Unico
dell’Euro), il cui rappresentante più esemplare e prototipo perfetto è Marco Travaglio, e il Partito degli Italiani, ovvero una
formazione disorganizzata e disomogenea di persone ragionevoli e innamorate del
proprio paese, in cui spicca per integrità e competenza tecnica il professore Alberto Bagnai. Le tesi disfattiste del PUD€ possono essere riassunte nelle parole lapidarie di Travaglio: “Con l’euro o senza l’euro noi italiani saremmo
la merda che siamo sempre stati!”. Mentre le analisi pacate e difficilmente
confutabili di Bagnai, trovano una giusta collocazione grazie all’utilizzo della metafora del Titanic: “Per affrontare l’iceberg
della globalizzazione è meglio essere a bordo di una grande nave impossibile da
sterzare, oppure su un agile kayak che può essere manovrato agevolmente?”. In
altre parole, l’Italia avrebbe oggi le risorse umane e tecnologiche per
competere alla pari con tutti gli altri paesi del mondo senza farsi ingabbiare dai "vincoli esterni" e comandare a
bacchetta dai tecnocrati di Bruxelles? Oppure è meglio mettersi in riga e
ubbidire ciecamente agli ordini che arrivano dall’estero, quantunque folli e
irrazionali essi siano, perché da soli non sapremmo gestire nemmeno un pollaio?
mercoledì 13 novembre 2013
OLTRE L’EURO C’E’ LA SOVRANITA’ NAZIONALE E LA SALVEZZA DI QUESTO PAESE
In uno degli ultimi articoli scritti da Paul Krugman sul New York Times, mi ha
molto colpito questa frase: “La Francia
ha commesso l’imperdonabile errore di essere fiscalmente responsabile senza
infliggere dolore alle classi povere e disagiate. E deve essere punita”. In
particolare l’economista americano si riferiva al recente declassamento dell’agenzia
di rating Standard&Poor’s, e ai continui ammonimenti della
Commissione europea riguardo alle scelte
di politica fiscale del governo francese (superamento della fantomatica
soglia del deficit pubblico del 3%): in pratica, ad avviso delle èlite finanziarie internazionali, non bisogna distruggere l’economia e il
tessuto produttivo nazionale solo con gli aumenti delle tasse, come fa Hollande oggi, ma anche e
soprattutto con i tagli alla spesa
pubblica, in particolare quelli riguardanti il generoso stato sociale concesso
ancora ai cittadini francesi. Per rendere rapidamente un paese innocuo e schiavo delle
oligarchie transnazionali bisogna mettere a punto quelle fondamentali “riforme
strutturali” del mercato del lavoro, del sistema pensionistico, del welfare state, senza le quali un popolo ancora
sano, ancora orgoglioso della propria identità
nazionale, può avere un giorno o l’altro la forza di riscattarsi dal giogo della dittatura europeista e più in generale dalla minacciosa omologazione globalista. E non sarà un caso che il movimento politico anti-europeista più vivace e organizzato del
continente sia proprio francese, il Front National di Marine Le Pen.
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mercoledì 30 ottobre 2013
LA MONETA NON E’ IL SANGUE IN UN CORPO UMANO MA LA BENZINA IN UNA MACCHINA ARTIFICIALE
“La gente è entusiasta perché qui è rinata Guardiagrele. Quando è
entrato sul mercato il valore indotto del SIMEC è ritornato il sangue
nell'economia”. Prendo spunto da questa frase del professore Giacinto Auriti per fare un chiarimento
su alcuni aspetti che riguardano la moneta e la sua modalità di circolazione,
che spero possa aiutare qualcuno a dissipare gli innumerevoli dubbi e dilemmi
che si addensano intorno a questi concetti. E anche perché sono stanco di
dovere ogni volta rispondere a tutti coloro che mi chiedono cosa ne pensi del
professore Auriti e del suo esperimento monetario condotto a Guardiagrele nel
2000. Soprattutto quando i curiosi iniziano l’interrogatorio con queste parole:
“perché come disse il professore Auriti,
la moneta è come il sangue in un corpo
umano e quando togli il sangue il corpo muore”. Bene. Immagine molto
incisiva e suggestiva, ma che a mio avviso confonde non poco le idee sul ruolo
della moneta nell’economia. E adesso, con un po’ di pazienza, vedremo perché.
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venerdì 11 ottobre 2013
EURO E (O?) DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE: LA CONVIVENZA IMPOSSIBILE TRA COSTITUZIONE E TRATTATI EUROPEI
Sono
felicissimo di potere comunicare la prossima uscita, il 15 ottobre (ma il libro
è già ordinabile su Amazon e in
consegna a partire dal 18 ottobre) del libro di Luciano Barra Caracciolo, alias Quarantotto, dal titolo molto azzeccato: Euro e (o?) democrazia costituzionale: la convivenza impossibile tra Costituzione e Trattati europei.
Si tratta di un libro fondamentale che è indispensabile per il nostro percorso
di consapevolezza ed evidenzia già dal titolo quell’insanabile contrasto tra i
principi etici universali impressi sulla nostra Costituzione democratica e le
fragili e stantie leggi di mercato, di cui l’euro rappresenta l’ultima e
speriamo più che mai provvisoria espressione. O si sceglie di seguire l’indirizzo
costituzionale e si applicano politiche economiche discrezionali mirate o si
accetta supinamente di rinunciare ai diritti costituzionali per abdicare
miseramente di fronte ai modelli economici rigidi che annullano qualsiasi
spazio di manovra politico e di intervento pubblico nella società. Non esistono
vie di mezzo salvifiche e miracolose che salvino capre e cavoli, perché una
cosa esclude l’altra. E prima lo capiamo e meglio sarà per tutti.
Avere
adesso, attraverso questo libro, un’ulteriore conferma giuridica (per quella più strettamente economica ci hanno
già pensato economisti del calibro di Bagnai, Savona, Borghi, Rinaldi, Zezza,
per citare solo alcuni degli italiani) dell’incompatibilità fra Costituzione italiana e Trattati europei,
austerità e crescita economica, mercato
unico e stato sociale, significa
fare un altro passo avanti verso la liberazione del nostro paese dal giogo
europeo. Tutti quelli che oggi invocano vanamente la difesa della
Costituzione, dal redivivo santificato Stefano Rodotà agli stralunati attivisti
del M5S, (vedi manifestazione del 12 ottobre a Roma), partono sempre da premesse sbagliate: i nostri politici
sciamannati, Berlusconi, Renzi, Marchionne, Napolitano, la “casta”, vogliono stravolgere la
Costituzione per aumentare e difendere i loro privilegi. E invece, come i più
attenti di voi hanno già capito, queste miserabili marionette agiscono per
conto di altri, prendono ordini dall’estero, da Bruxelles, da Berlino, da
Francoforte, da Washington, perché la distruzione della nostra nobilissima
Costituzione è solo uno dei necessari
passaggi per cedere ancora sovranità ad enti sovranazionali, per
trasformare definitivamente la nostra nazione in protettorato, colonia. E continuare ad appellarsi ingenuamente alla Costituzione, senza mettere in discussione la natura anticostituzionale e antidemocratica dei Trattati europei, significa come al solito due cose: o si è totalmente ignari di ciò che sta accadendo, oppure si cerca per l'ennesima volta di depistare l'attenzione dell'opinione pubblica, per allontanarla più possibile dalla verità dei fatti.
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venerdì 12 luglio 2013
L’ALTRA FACCIA DELLA MONETA: L’UNICO MODO PER FARE ECONOMIA ATTIVA PER I CITTADINI
Dopo due settimane di
fitti colloqui, incontri, convegni, conferenze, progetti editoriali è giunto il
momento di tirare il fiato e fare un breve bilancio di ciò che ho visto e
sentito un po’ in giro: l’Italia c’è, la Sicilia si muove, gli italiani stanno
iniziando a capire, ma hanno le idee ancora piuttosto confuse e urgente bisogno
di metabolizzare tutte le novità che gli stanno venendo addosso in questo
ultimo periodo. E vorrei vedere dopo trent’anni e passa di lavaggio del
cervello e propaganda di regime degna delle peggiori dittature: debito
pubblico, inflazione, svalutazione, potere d’acquisto dei salari, mutui, tassi
di interesse, costo della benzina e delle materie prime, posizione geopolitica
dell’Italia all’interno dello scacchiere internazionale. I loro dubbi e le loro
domande su un eventuale scenario di uscita
dall’euro e recupero della sovranità
monetaria e politica nazionale
sono quasi sempre le stesse. Ma il fatto che la gente si faccia assalire dai
dubbi è già qualcosa: il dubbio è spesso un chiaro sintomo di risveglio,
volontà di ricerca e desiderio di consapevolezza. Senza dubbio non esiste
alcuna verità, sia essa economica, scientifica o filosofica.
Tuttavia la mia
sensazione quando qualcuno mi chiede la solita domanda sui costi e benefici dell’uscita dell’Italia dall’euro è quella di
parlare ad uno schiavo con le catene
alle caviglie che ha davanti una scodella riempita di scarti e frattaglie:
invece di pensare a quanto cibo avrai domani nella scodella, non sarebbe meglio
cominciare a preoccuparti di quelle grosse catene di ferro che ti impediscono
di essere libero? Non che il cibo non sia importante, ma sei sicuro che vivere
per sempre con gli scarti della cena del padrone sia meglio che cominciare a
cercarti da solo la frutta, i semi, la selvaggina nel bosco? Come si può
pensare a mangiare quando sull’altro piatto della bilancia ci stiamo giocando
la nostra libertà di popolo? E’ meglio un uomo libero a pancia vuota o un malnutrito
in catene? Capite bene che disquisire di costi e benefici, discorso utilitaristico
comunque da fare, quando qui si sta parlando di libertà politica-economica e autodeterminazione
democratica di una nazione risulta agli occhi di un disincantato idealista
come me una questione abbastanza risibile. Con pazienza mi metto a snocciolare
numeri, grafici, tabelle, ragionamenti ma nel mio intimo penso: “questi ancora non hanno capito un emerito c…
di quello che ho detto prima”.
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giovedì 20 giugno 2013
ULTIME DAL MES: STATI E RISPARMIATORI DEVONO PAGARE LA RICAPITALIZZAZIONE DELLE BANCHE
E voi direte, ma cosa c’è di nuovo sotto il sole? E’
dall’inizio della crisi dell’eurozona che governi
e contribuenti pagano per il salvataggio delle banche e attraverso la
manipolazione mediatica la cosa ormai è diventata una prassi comunemente accettata. La novità però questa volta è che i
tecnocrati di Bruxelles, in vista del prossimo Consiglio europeo di fine mese,
hanno messo nero su bianco su un documento ufficiale regole, metodi, cifre, vincoli per descrivere come si deve
svolgere l’intero processo, lasciando poco spazio all’improvvisazione e
all’immaginazione. In pratica i criminali hanno finalmente confessato la loro
colpa, sperando negli effetti terapeutici dell’outing e spiegando chiaramente agli europei quanto ancora devono
pagare (e si tratta di cifre da capogiro) per tenere in piedi l’idiozia dell’euro. Qualcuno diceva
che il miglior modo per nascondere la verità, è renderla palese e visibile a
tutti. Ecco, confidando nella nostra incapacità di interpretare gli eventi e
capire la realtà che ci gira intorno, pare che i tecnocrati e i politicanti
europei abbiano decisamente intrapreso questa strada.
Ma vediamo come funzionerà
l’ennesimo meccanismo infernale
messo a punto da tecnocrati e banchieri per distruggere la democrazia, l’economia reale,
la coesione sociale. Già sapevamo
che gli accordi del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, prevedevano al loro interno, oltre al sostegno
diretto agli stati (che serviva poi a finanziare le banche in difficoltà, vedi
il caso Irlanda, Spagna e Cipro, o a
pagare i creditori francesi e tedeschi, vedi il caso Grecia e Portogallo), anche la possibilità di ricapitalizzare le banche “zombie” dell’eurozona. Ora
conosciamo i termini in cui avverranno queste operazioni di ricapitalizzazione,
e vi anticipo già che saranno ancora dolori,
lacrime e sangue per tutti i contribuenti, che già hanno dovuto una prima volta pagare e stanno
ancora pagando per mettere in piedi la trappola
del MES. Insomma nell’eurozona, fra mille indecisioni e tentennamenti, di
una cosa possiamo sempre essere certi: la socializzazione delle perdite bancarie e
la privatizzazione dei profitti non è più una raccapricciante anomalia
dovuta all’emergenza ma la prassi,
la normalità, la forma principale di “buon governo” dell’economia e della finanza. E siccome, come
abbiamo anticipato, i capitali necessari per salvare l’intero settore bancario fallito raggiungono a spanne numeri ciclopici, non sappiamo quanto
saranno ancora bravi gli europei a reggere l’urto e capaci di bere l’amaro
calice. E’ davvero così difficile capire che ciò che sta accadendo in Europa corrisponde
alla più grande espropriazione
collettiva di ricchezza mai avvenuta nella storia dell’umanità?
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martedì 21 maggio 2013
E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI AGIRE: ASSEMBLEA NAZIONALE DELL’ARS DEL 15 E 16 GIUGNO A PESCARA
“Ma arrivati a questo
punto mi chiedo sempre più spesso: quali modi esistono per ribellarsi a questo
sistema usando mezzi non violenti?
Cosa possiamo fare noi, comuni cittadini, anche
se informati e consapevoli per ribellarci a queste forze opprimenti usando le
ormai spuntate armi della democrazia? Delle
risposte me le sono date...e ammetto che mi spaventano abbastanza. Sono l'unico?” No, non sei l’unico, caro lettore anonimo, che hai lasciato
questo commento nel post precedente.
Almeno su un’altra persona che si chiede continuamente queste tue stesse
domande e ha le tue medesime paure potrai sempre contare: il sottoscritto.
Eppure, fra i miei mille dubbi e tentennamenti, qualche risposta me la sono
data anche io: non bisogna mai stare
fermi, impassibili a guardare mentre tutto, dentro e fuori di noi, va in rovina.
Leggiamo, informiamoci, studiamo, parliamo e confrontiamoci con gli altri,
scriviamo, sfruttiamo tutto il tempo utile a disposizione per creare legami e
relazioni solide e costruttive, organizziamoci.
Mettendo da parte la violenza e la rabbia fine a se stessa (che come avrete già
capito, in ottemperanza alle più consolidate strategie del terrore, è
funzionale all’esistenza e alla sopravvivenza di questa ignobile e indegna
classe dirigente: più sangue ci sarà per le strade e maggiore sarà la tendenza
della gente a cercare riparo nei partiti tradizionali, ovvero in quelle stesse
forze politiche e culturali che hanno fino ad oggi causato il disordine sociale
e fomentato la violenza), dobbiamo avere la capacità di organizzarci secondo
tutte le forme di aggregazione
consentite dalla nostra splendida e umiliata Costituzione Democratica.
Più siamo e meglio è, perché una volta raggiunta la soglia critica di attivisti la dirompente forza d’urto delle nostre
idee e proposte potrebbe fare la differenza nello sterile dibattito
politico e sociale in corso, in cui prevale purtroppo soltanto la menzogna, la
confusione, l'inconcludenza e la mistificazione dei dati e dei fatti. Ovviamente il modo più efficace
e diretto per raggiungere tutti i nostri obiettivi è quello di aggregarci come un organizzato e moderno partito o
movimento politico, che oltre a sfruttare tutte le più innovative piattaforme informatiche di partecipazione,
sappia pure scendere in mezzo alla gente per parlare con parole chiare ed
inequivocabili: uno Stato democratico
che rinuncia alla propria sovranità politica, economica, monetaria, in cambio
di nulla, non è più uno Stato. Non è più una Democrazia. Punto. Tenendo
ferme queste premesse, poi possiamo costruire tutte le sfumature e i dettagli
tecnici di cui si può dibattere e ci si può scontrare. Ma la sovranità nazionale deve rappresentare un
principio giuridico e politico generale, inderogabile ed inalienabile della nostra
Costituzione Democratica: le famigerate cessioni di sovranità ad organismi
internazionali previste dall’articolo 11 non devono mai impedire allo Stato
nazionale di adempiere ai suoi doveri e ai suoi impegni nei confronti dei
cittadini. E chiunque si trovi d’accordo o vicino a queste idee, non può più
attendere che gli eventi possano spontaneamente e naturalmente convergere a
nostro favore. Deve agire in prima
persona affinché la Storia si indirizzi verso ciò che noi crediamo sia il
suo più naturale, giusto, equo percorso.
Da questo punto di vista l’ARS, Associazione Riconquistare la Sovranità, si configura oggi come la più
autorevole e credibile formazione politica che può farsi carico di tutte le
nostre istanze, sia per la serietà, la competenza e la passione dei suoi soci
che per la solidità e la concretezza dei suoi metodi e dei suoi schemi
organizzativi. Nell’ARS non si invoca soltanto vanamente a parole un
immaginifico ritorno alla sovranità nazionale, ma si fanno attivamente tutti i passi necessari e consentiti
per farci trovare pronti e avvicinare quel momento cruciale per la storia del
nostro paese. In vista della prima Assemblea Nazionale dell’ARS che si terrà a Pescara
il 15 e 16 giugno prossimi, invito tutti gli indecisi e tutti coloro che
hanno a cuore il destino della nostra nazione a partecipare con convinzione e
fiducia all’evento. Sarà la prima occasione che avremo per contarci, per
conoscerci, per scambiare opinioni, per guardarci dritto negli occhi e capire fino
a che punto siamo disposti a sacrificare una parte del nostro tempo e della
nostra vita per raggiungere qualcosa che va oltre noi stessi, crea un ideale
collegamento con il nostro passato, si trasmette alle generazioni future, rende
degna di essere vissuta la nostra stessa esistenza. “La libertà è partecipazione!”,
cantava Giorgio Gaber. Mai parole furono più adatte per descrivere lo spirito
con il quale bisogna venire a Pescara: non solo esserci, fare numero, presenziare
passivamente con una bandiera o un vessillo qualunque, ma partecipare,
mobilitarsi, attivarsi, capire in quale modo possiamo essere utili alla causa.
martedì 16 aprile 2013
LA FOLLIA DELL’EURO: I TEDESCHI SONO I PIU’ POVERI, MA A MORIRE SONO I GRECI
Due notizie
mi hanno molto colpito nei giorni scorsi: i tedeschi sono tra i cittadini più poveri d’Europa, e le situazione sanitaria della Grecia ormai
è prossima a quella di una nazione in guerra. Eppure, come ampiamente risaputo,
i poveri tedeschi sono costretti da alcuni anni, attraverso i contorti
meccanismi del MES e dei precedenti fondi di salvataggio europei, ad essere i
maggiori finanziatori dei piani di salvataggio di Portogallo, Grecia, Cipro,
Spagna, paesi economicamente disastrati dove gli abitanti sono però mediamente
più ricchi di quelli “virtuosi”.
Capite bene che quando in un sistema qualsiasi, economico, sociale, naturale
che sia, si vengono a creare simili
disfunzioni e anomalie si vede che c’è qualcosa di folle e sbagliato alla
base. Oppure i dati non raccontano esattamente la realtà dei fatti. O meglio
ancora, esiste oggi in Europa una miscela esplosiva chiamata moneta unica che
partendo da un errore iniziale di costruzione sta facendo impazzire tutti i
dati attualmente rilevati. La verità insomma è molto più complessa di come
appare e il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli.
Secondo uno
studio della BCE, la ricchezza netta media
(finanziaria e reale) delle famiglie (o meglio dei nuclei abitativi, di coloro
che in altre parole vivono sotto lo stesso tetto) è così distribuita in ordine
decrescente nell’eurozona: Lussemburgo €710.100, Cipro €670.900, Spagna €291.400,
Italia €275.200, Germania €195.200, Olanda €170.200, Finlandia €161.500, Portogallo
€152.900, Grecia €147.800. Tuttavia se prendiamo la mediana, ovvero il valore che divide esattamente a metà la distribuzione dei dati, vedremo che la
differenza di ricchezza fra i tedeschi e il resto degli europei del sud si fa
stranamente ancora più marcata: Cipro €266.900, Spagna €182.700, Italia €173.200,
Grecia €101.900, Portogallo €75.200, Germania €51.400. Ciò significa innanzitutto
che in Germania (ma anche a Cipro, nazione di banchieri falliti) c’è una
piccola frazione di famiglie ricchissime che alza di parecchio la media, mentre
la maggioranza della popolazione non possiede nemmeno una casa di proprietà. E
questa circostanza conferma in pratica ciò che abbiamo spesso ripetuto sull’assurda e iniqua dinamica di funzionamento dell’eurozona: gli straordinari surplus commerciali della Germania sono stati fatti
soprattutto a spese dei lavoratori tedeschi a cui sono stati chiesti i maggiori
sacrifici in termini salariali, mentre ad arricchirsi è stata sempre e soltanto
una ristretta casta di banchieri e imprenditori tedeschi.
mercoledì 10 aprile 2013
DIFFERENZA FRA UNO STATO DEMOCRATICO A MONETA SOVRANA E UN NON STATO DELL’EUROZONA
Molte persone sono ancora ferme a
considerare la sovranità monetaria
come un semplice concetto economico-finanziario, da cui dipendono alcune scelte
di politica monetaria e poco altro: secondo questo approccio generalista, la
sovranità monetaria consentirebbe ai governi di "stampare" moneta creando
inflazione, mentre la mancanza di sovranità monetaria premierebbe la cultura
della stabilità sia fiscale che finanziaria e favorirebbe l’indipendenza delle
banche centrali dai governi. Non è affatto così. La sovranità monetaria, oggi
come oggi, è un vero spartiacque
giuridico-istituzionale fra gli stati che possono ancora ambire ad essere
democratici e quelli che ormai hanno deciso di calpestare le costituzioni
nazionali in nome di non meglio precisati interessi privati e di casta.
Continuare a presentare la sovranità monetaria come un principio retrogrado e nazionalista, superato ormai da più moderni
ed efficienti meccanismi di gestione dei flussi finanziari, fa parte di un
preciso disegno dei regimi oligarchici, che hanno interesse da una parte a
separare i governi dalla loro naturale funzione monetaria e dall’altra a
controllare i maggiori organi di informazione affinchè l’opinione pubblica
venga sempre di più allontanata dalla verità dei fatti. La democrazia dai suoi
doveri egualitari e redistributivi. I cittadini e i lavoratori dai loro diritti
umani e sociali acquisiti nei secoli.
Non è un caso che all’interno
del pastrocchio istituzionale
dell’eurozona, dove la sovranità monetaria dei singoli stati membri è stata
messa al bando per favorire la nascita del comitato
d’affari facente capo alla banca centrale autonoma e indipendente BCE, continuano
a susseguirsi infrazioni su infrazioni delle consolidate norme costituzionali
che da un centinaio di anni almeno tutelano la dignità dei cittadini in Europa.
A settembre scorso siamo rimasti con il fiato sospeso in attesa che la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe
si pronunciasse sulla legittimità del Meccanismo Europeo di Stabilità, mentre in questi giorni è stata la Corte Costituzionale del Portogallo a
contestare alcune delle misure del piano di austerità del governo perché
ampiamente discriminatorie nei confronti di certi cittadini (in particolare ci
riferiamo ai lavoratori, pubblici e privati, e ai pensionati) a favore di altri
(i maggiori beneficiari del comitato d’affari di Bruxelles: grandi
imprenditori, politici, banchieri, rentiers).
A ottobre prossimo toccherà invece di nuovo alla Corte Costituzionale tedesca
emettere il verdetto di condanna o assoluzione sulle nuove iniziative di
acquisto illimitato di titoli intraprese (almeno a parole) dalla BCE. Nessuna
notizia perviene invece dalla Corte
Costituzionale italiana, che si accapiglia sui cavilli più insignificanti
dei decreti legislativi del governo e del parlamento ma non ha mai visto tutto
ciò che è stato fatto alla nostra tanto osannata carta costituzionale negli
ultimi trent’anni, con l’adesione agli scellerati accordi monetari europei. Da
che mondo è mondo, spostare una trave è sempre stato molto più complesso e
faticoso che giochicchiare con una pagliuzza. Soprattutto se quella trave è
stata messa lì con la compiacenza e il tacito assenso di chi dovrebbe essere
incaricato a spostarla.
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lunedì 25 marzo 2013
UN APPELLO AI MINISTRI DEL PROSSIMO GOVERNO: SALVATE LA COSTITUZIONE ITALIANA!
Mentre si consuma l’ennesimo
atto dell’epopea cipriota, con il
momentaneo abbandono delle tumultuose note da Cavalcata delle Valchirie e il ritorno ai più pacati e agonizzanti
ritmi della tragedia greca (nel senso che Cipro
entrerà a buon diritto in quel vicolo cieco da cui non si esce di recessione, disoccupazione, povertà
diffusa in cui sono già definitivamente ingabbiate Grecia, Portogallo, Irlanda), in Italia continuano le grandi manovre per la formazione del nuovo governo a guida Bersani. Un nuovo
governo che presumibilmente, sulla scorta di ciò che è accaduto con la presidenza
della Camera e del Senato, escluderà a priori alcuni nomi impresentabili della
politica, per impressionare ed emozionare le folle con i membri più illustri e prestigiosi della società civile. Come se
questa copertura posticcia rappresenti indiscutibilmente una garanzia di
successo. Tuttavia sappiamo bene che un governo deve essere giudicato per ciò
che fa concretamente, per come gioca la sua partita e non per ciò che
rappresenta o suscita nella gente. Un po’ come quelle squadre di calcio che
vengono assemblate mettendo insieme giocatori famosi e strapagati che sulla
carta sembrano fortissime e poi sul campo si rilevano disastrose,
disorganizzate, prive di coesione, spirito di gruppo, solidità. Il rischio che
l’Italia corre in questo momento, sulla scia del suggestivo reclutamento delle
eccellenze, è proprio questo.
Trovo quindi più che
opportuno da parte del blog Orizzonte48 giocare di anticipo e tentare di intavolare un dialogo preventivo con i nomi
più papabili della lista. In particolare con due emeriti costituzionalisti come Valerio Onida e Gustavo
Zagrebelsky. Ottimi professionisti nel loro campo, ma assolutamente privi
di quelle chiavi di lettura economiche e finanziarie necessarie per una
corretta interpretazione degli eventi dell’attuale crisi europea. O almeno così
sembra da ciò che dicono su alcuni temi scottanti come il debito pubblico e la necessità
delle politiche di austerità. Se da
una parte i noti giuristi difendono a spada tratta i principi inviolabili ed
universali contenuti nella nostra Costituzione,
dall’altra non capiscono che proprio i vincoli europei e le continue cessioni
di sovranità hanno di fatto stralciato gran parte di quei principi. Facendo ripiombare
l’Italia in uno di quei periodi di angoscia, asfissia e assenza di libertà
descritti tanto bene, in un memorabile discorso, dal nostro più celebre padre
costituente Piero Calamandrei: "La politica non è una piacevole cosa. Però
la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a
mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia
generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non
sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di
angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché
questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno
che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita
politica".
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giovedì 14 marzo 2013
MENTRE L’EUROZONA E’ NEL CAOS L’IRLANDA SI RIPRENDE PARTE DELLA SUA SOVRANITA’
Che l’eurozona sia nel caos ormai è un dato di fatto. La
mancanza di un governo centrale capace di prendere decisioni
univoche e chiare (e magari anche razionali e comprensibili, che non guasta) si
sta facendo sentire proprio adesso che bisogna fare delle scelte e nessuno sa bene
chi sia autorizzato a farle. In mezzo a questo putiferio istituzionale l’Irlanda nel silenzio
più assoluto dei media (perché parlare di cose importanti, ci sono tante belle
scemenze di cui parlare? Gli occhi di Berlusconi, le lacrime di Bersani, le
bacchettate di Grillo, l’elezione del papa, insomma per i cialtroni
dell’informazione c’è solo l’imbarazzo della scelta), la piccola Irlanda ha fatto
una mossa che potrebbe mettere presto in crisi il colosso d’argilla europeo e nessuno sembra avere la capacità di
cambiare gli eventi. La Commissione Europea scarica il compito alla BCE e la
BCE, a sua volta, per bocca del suo governatore Mario Draghi, passa la patata bollente al Consiglio Direttivo,
che a quanto pare sul caso specifico dell’Irlanda dovrà pronunciarsi entro la
fine dell’anno. In questo contesto di confusione assoluta, il governo irlandese
guidato dal primo ministro Enda Kenny
(foto a sinistra) pare sia l’unica istituzione ad avere le idee chiare e abbia
deciso di continuare ad andare avanti per la sua strada, in attesa che qualcuno
si decida a pronunciarsi chiaramente sul da farsi. "Il risultato odierno è un passo storico
sulla strada per la ripresa economica" ha detto trionfante al
Parlamento di Dublino Kenny qualche giorno fa "Questa
manovra assicura la futura sostenibilità finanziaria dello stato".
Ma
cosa ha fatto di così rivoluzionario ed epocale Kenny? Si
tratta di un’ennesima bufala o fregatura per i cittadini, oppure questa
decisione aiuterà concretamente la ripresa di uno stato a pezzi? Andiamo con
ordine perché la posizione attuale dell’Irlanda è molto delicata. Malgrado tutti
i plausi pervenuti da ogni parte, da Bruxelles e Berlino in particolare, per il
rigore teutonico con cui l’Irlanda
ha seguito il suo programma di austerità,
fatto principalmente di licenziamenti nel settore pubblico e tasse, la
situazione del paese è ancora drammatica, con l’economia che ristagna e la disoccupazione che si attesta intorno
al 14%. Senza considerare tutti i massicci movimenti migratori dei giovani
ragazzi irlandesi verso l’Australia, soprattutto. Una catastrofe sociale che come i
meglio informati sanno non è dovuta affatto all’eccesso di debito pubblico,
agli sprechi o alla corruzione della classe politica, ma alle sciagurate
gestioni fallimentari di un ristretto manipolo di banchieri privati, appoggiati e spalleggiati ovviamente dai
politici locali, che nel giro di pochi anni sono riusciti a sommergere di
debiti l’intero paese. Chi ancora ha dei dubbi su come si sia sviluppata e
quale sia la vera origine della crisi finanziaria che attanaglia oggi
l’eurozona, dovrebbe studiare meglio il caso
dell’Irlanda che è sicuramente il più emblematico di tutti. E con qualche
piccola variante, dovuta alla minore o maggiore compartecipazione del settore
pubblico, applicarlo poi agli altri paesi PIIGS. Italia compresa.
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