Che l’eurozona sia nel caos ormai è un dato di fatto. La
mancanza di un governo centrale capace di prendere decisioni
univoche e chiare (e magari anche razionali e comprensibili, che non guasta) si
sta facendo sentire proprio adesso che bisogna fare delle scelte e nessuno sa bene
chi sia autorizzato a farle. In mezzo a questo putiferio istituzionale l’Irlanda nel silenzio
più assoluto dei media (perché parlare di cose importanti, ci sono tante belle
scemenze di cui parlare? Gli occhi di Berlusconi, le lacrime di Bersani, le
bacchettate di Grillo, l’elezione del papa, insomma per i cialtroni
dell’informazione c’è solo l’imbarazzo della scelta), la piccola Irlanda ha fatto
una mossa che potrebbe mettere presto in crisi il colosso d’argilla europeo e nessuno sembra avere la capacità di
cambiare gli eventi. La Commissione Europea scarica il compito alla BCE e la
BCE, a sua volta, per bocca del suo governatore Mario Draghi, passa la patata bollente al Consiglio Direttivo,
che a quanto pare sul caso specifico dell’Irlanda dovrà pronunciarsi entro la
fine dell’anno. In questo contesto di confusione assoluta, il governo irlandese
guidato dal primo ministro Enda Kenny
(foto a sinistra) pare sia l’unica istituzione ad avere le idee chiare e abbia
deciso di continuare ad andare avanti per la sua strada, in attesa che qualcuno
si decida a pronunciarsi chiaramente sul da farsi. "Il risultato odierno è un passo storico
sulla strada per la ripresa economica" ha detto trionfante al
Parlamento di Dublino Kenny qualche giorno fa "Questa
manovra assicura la futura sostenibilità finanziaria dello stato".
Ma
cosa ha fatto di così rivoluzionario ed epocale Kenny? Si
tratta di un’ennesima bufala o fregatura per i cittadini, oppure questa
decisione aiuterà concretamente la ripresa di uno stato a pezzi? Andiamo con
ordine perché la posizione attuale dell’Irlanda è molto delicata. Malgrado tutti
i plausi pervenuti da ogni parte, da Bruxelles e Berlino in particolare, per il
rigore teutonico con cui l’Irlanda
ha seguito il suo programma di austerità,
fatto principalmente di licenziamenti nel settore pubblico e tasse, la
situazione del paese è ancora drammatica, con l’economia che ristagna e la disoccupazione che si attesta intorno
al 14%. Senza considerare tutti i massicci movimenti migratori dei giovani
ragazzi irlandesi verso l’Australia, soprattutto. Una catastrofe sociale che come i
meglio informati sanno non è dovuta affatto all’eccesso di debito pubblico,
agli sprechi o alla corruzione della classe politica, ma alle sciagurate
gestioni fallimentari di un ristretto manipolo di banchieri privati, appoggiati e spalleggiati ovviamente dai
politici locali, che nel giro di pochi anni sono riusciti a sommergere di
debiti l’intero paese. Chi ancora ha dei dubbi su come si sia sviluppata e
quale sia la vera origine della crisi finanziaria che attanaglia oggi
l’eurozona, dovrebbe studiare meglio il caso
dell’Irlanda che è sicuramente il più emblematico di tutti. E con qualche
piccola variante, dovuta alla minore o maggiore compartecipazione del settore
pubblico, applicarlo poi agli altri paesi PIIGS. Italia compresa.


