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giovedì 14 marzo 2013

MENTRE L’EUROZONA E’ NEL CAOS L’IRLANDA SI RIPRENDE PARTE DELLA SUA SOVRANITA’


Che l’eurozona sia nel caos ormai è un dato di fatto. La mancanza di un governo centrale capace di prendere decisioni univoche e chiare (e magari anche razionali e comprensibili, che non guasta) si sta facendo sentire proprio adesso che bisogna fare delle scelte e nessuno sa bene chi sia autorizzato a farle. In mezzo a questo putiferio istituzionale l’Irlanda nel silenzio più assoluto dei media (perché parlare di cose importanti, ci sono tante belle scemenze di cui parlare? Gli occhi di Berlusconi, le lacrime di Bersani, le bacchettate di Grillo, l’elezione del papa, insomma per i cialtroni dell’informazione c’è solo l’imbarazzo della scelta), la piccola Irlanda ha fatto una mossa che potrebbe mettere presto in crisi il colosso d’argilla europeo e nessuno sembra avere la capacità di cambiare gli eventi. La Commissione Europea scarica il compito alla BCE e la BCE, a sua volta, per bocca del suo governatore Mario Draghi, passa la patata bollente al Consiglio Direttivo, che a quanto pare sul caso specifico dell’Irlanda dovrà pronunciarsi entro la fine dell’anno. In questo contesto di confusione assoluta, il governo irlandese guidato dal primo ministro Enda Kenny (foto a sinistra) pare sia l’unica istituzione ad avere le idee chiare e abbia deciso di continuare ad andare avanti per la sua strada, in attesa che qualcuno si decida a pronunciarsi chiaramente sul da farsi. "Il risultato odierno è un passo storico sulla strada per la ripresa economica" ha detto trionfante al Parlamento di Dublino Kenny qualche giorno fa "Questa manovra assicura la futura sostenibilità finanziaria dello stato".


Ma cosa ha fatto di così rivoluzionario ed epocale Kenny? Si tratta di un’ennesima bufala o fregatura per i cittadini, oppure questa decisione aiuterà concretamente la ripresa di uno stato a pezzi? Andiamo con ordine perché la posizione attuale dell’Irlanda è molto delicata. Malgrado tutti i plausi pervenuti da ogni parte, da Bruxelles e Berlino in particolare, per il rigore teutonico con cui l’Irlanda ha seguito il suo programma di austerità, fatto principalmente di licenziamenti nel settore pubblico e tasse, la situazione del paese è ancora drammatica, con l’economia che ristagna e la disoccupazione che si attesta intorno al 14%. Senza considerare tutti i massicci movimenti migratori dei giovani ragazzi irlandesi verso l’Australia, soprattutto. Una catastrofe sociale che come i meglio informati sanno non è dovuta affatto all’eccesso di debito pubblico, agli sprechi o alla corruzione della classe politica, ma alle sciagurate gestioni fallimentari di un ristretto manipolo di banchieri privati, appoggiati e spalleggiati ovviamente dai politici locali, che nel giro di pochi anni sono riusciti a sommergere di debiti l’intero paese. Chi ancora ha dei dubbi su come si sia sviluppata e quale sia la vera origine della crisi finanziaria che attanaglia oggi l’eurozona, dovrebbe studiare meglio il caso dell’Irlanda che è sicuramente il più emblematico di tutti. E con qualche piccola variante, dovuta alla minore o maggiore compartecipazione del settore pubblico, applicarlo poi agli altri paesi PIIGS. Italia compresa. 

lunedì 11 giugno 2012

FINE DELL’EURO ATTO SECONDO: LA SPAGNA E’ CADUTA E CHIEDE AIUTO ALL’UE, CHI SARA’ IL PROSSIMO?


Continua la drammatica opera buffa che coinvolge da ben tre anni tutti i 17 paesi dell’eurozona, con nuovi colpi di scena e capovolgimenti di fronte che però essendo quanto mai prevedibili non sorprendono più nessuno: a causa dell’elevato debito privato accumulato negli anni passati stanno ormai cadendo come birilli uno dietro l’altro tutti i paesi della periferia dell’area euro, Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, persino la microscopica Cipro ha intenzione di chiedere aiuti all’Unione Europea per €1,8 miliardi per ricapitalizzare la seconda banca nazionale Cyprus Popolar Bank (che risulta esposta guarda caso proprio con i titoli di stato spagnoli sempre più deprezzati). Dopo aver visto nel primo atto le ripercussioni della crisi dell’eurozona in Germania, vediamo adesso più da vicino come procede l’interminabile commedia spagnola, che sabato scorso ha vissuto sicuramente l’apice del pathos.


Dopo due anni di tira e molla, il ministro spagnolo per l’economia Luis de Guindos (foto sopra, strangolato "simpaticamente" dal presidente dell'Eurogruppo Junker) ha rotto gli indugi e ha chiesto aiuto all’Unione Europea per un fondo di salvataggio da €100 miliardi per ricapitalizzare il sistema bancario a pezzi del paese, che dal momento dello scoppio della bolla immobiliare e della discesa inarrestabile del valore dei titoli di stato spagnoli non si è più ripreso. Badate bene, il ministro non ha chiesto aiuti finanziari per coprire i buchi del bilancio pubblico, che nonostante l’insostenibile aumento dei rendimenti sui titoli di debito tutto sommato ancora regge discretamente, ma per aiutare in modo diretto e specifico le banche private che sono più esposte nel settore immobiliare, fra cui il colosso bancario nazionale Bankia. Quindi ancora una volta ribadiamo che la principale causa della crisi dei paesi della periferia europea nasce sempre da un eccesso di debito privato e solo in una seconda fase diventa un problema di debito pubblico, perché i governi sono costretti ad indebitarsi con i creditori istituzionali (FMI, UE) per andare in soccorso al settore bancario disastrato.

venerdì 13 aprile 2012

L’IRLANDA SI RISVEGLIA FRA TASSE SULLA CASA, REFERENDUM E MODERN MONEY THEORY MMT


Si parla troppo poco di Irlanda. Eppure fra i paesi dell’eurozona, l’Irlanda è la nazione che ha pagato di più i costi della crisi finanziaria, con un effetto sulla popolazione e lo stato sociale paragonabile se non peggiore a quello della Grecia. A causa però del suo atavico orgoglio nazionale, il popolo irlandese ha spesso preferito reprimere la rabbia e protestare in silenzio contro lo scempio che è stato compiuto dalle operazioni dissennate delle banche private dall’introduzione dell’euro fino ad oggi. Senza fare troppo clamore, ogni domenica nel paesino di Ballyhea, i cittadini dopo la messa organizzano un corteo silenzioso lungo le strade del borgo recando uno striscione: “Ballyhea dice no! Al salvataggio degli speculatori!”. Un'eccessiva manifestazione di decoro e dignità non meritata dai banchieri, dai tecnocrati, dagli speculatori finanziari, che sono i veri artefici della crisi europea e del disastro irlandese.    


Il fatto che oggi proprio il popolo irlandese stia cominciando a rialzare la testa, protestando vivacemente contro l’introduzione dell’ennesima tassa sulla casa, l’equivalente della nostra IMU sulla prima casa, la dice lunga sullo stato di insofferenza e agitazione popolare che ormai in Europa ha superato abbondantemente il livello massimo di sopportazione. Dato che il 31 maggio prossimo, gli irlandesi saranno chiamati a votare un referendum per decidere se approvare o meno l’inserimento dell’assurda norma del pareggio di bilancio in costituzione, come imposto dal Fiscal Compact, la campagna elettorale si sta trasformando in un serio dibattito e ripensamento di tutto il fallimentare progetto dell’unione monetaria europea. Era ora.