Sono felice di
poter fare pubblicità ad un libro che è uscito pochi giorni fa, in occasione
del Convegno di Chianciano dell’11 e
del 12 gennaio. Io ho scritto solamente un capitolo (“Debito pubblico e Sovranità monetaria”), mentre il
grosso del lavoro editoriale di coordinamento e sviluppo del progetto lo ha svolto il resto del gruppo, a cui vanno i miei più sinceri ringraziamenti (in particolare Gennaro Francione e Loredana Signorile, per la pazienza dimostrata nei miei confronti). Si tratta di un libro molto particolare, che spero possa
aprire la strada ad altri progetti simili di divulgazione e informazione: un
libro che parla di economia, di storia e di politica e che però è stato scritto
da semplici cittadini e professionisti, che non hanno particolari
specializzazioni nei campi in questione. Nessun titolo da esibire in pubblica
piazza, ma tanta, tanta passione e volontà di intervenire efficacemente e in
prima persona nel dibattito in corso. Un dibattito dai cui esiti dipendono le nostre
vite e quelle dei nostri figli e a cui nessuno dovrebbe mai sottrarsi. E’ il
massimo esempio insomma di partecipazione
attiva alla vita democratica del proprio paese, senza delegare ad altri o
ai soliti specialisti del mestiere questioni accessibili a tutti con un po’ di
impegno e determinazione.
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mercoledì 22 gennaio 2014
mercoledì 30 ottobre 2013
LA MONETA NON E’ IL SANGUE IN UN CORPO UMANO MA LA BENZINA IN UNA MACCHINA ARTIFICIALE
“La gente è entusiasta perché qui è rinata Guardiagrele. Quando è
entrato sul mercato il valore indotto del SIMEC è ritornato il sangue
nell'economia”. Prendo spunto da questa frase del professore Giacinto Auriti per fare un chiarimento
su alcuni aspetti che riguardano la moneta e la sua modalità di circolazione,
che spero possa aiutare qualcuno a dissipare gli innumerevoli dubbi e dilemmi
che si addensano intorno a questi concetti. E anche perché sono stanco di
dovere ogni volta rispondere a tutti coloro che mi chiedono cosa ne pensi del
professore Auriti e del suo esperimento monetario condotto a Guardiagrele nel
2000. Soprattutto quando i curiosi iniziano l’interrogatorio con queste parole:
“perché come disse il professore Auriti,
la moneta è come il sangue in un corpo
umano e quando togli il sangue il corpo muore”. Bene. Immagine molto
incisiva e suggestiva, ma che a mio avviso confonde non poco le idee sul ruolo
della moneta nell’economia. E adesso, con un po’ di pazienza, vedremo perché.
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venerdì 4 ottobre 2013
PREFERISCO VIVERE PER LA COSTITUZIONE CHE MORIRE PER I DOGMI DEL LIBERO MERCATO
Diceva Mao Tze Tung, uno che di politica e di gestione delle masse se ne
intendeva abbastanza, che quando “grande
è la confusione sotto il cielo, la situazione è favorevole”. Verrebbe da
chiedersi per chi sarebbe favorevole la situazione, ma visto il soggetto in
questione, non c’è dubbio che l’interpretazione più accreditata è quella che
vede despoti, dittatori, potenti in generale avvantaggiarsi enormemente dal caos e dal panico scatenati tra la gente. Gli Stati Uniti hanno chiuso per ferie il loro governo federale e
l’intero apparato pubblico. La Germania
non riesce ancora a formare un governo decente. In Italia il governo praticamente non esiste e non è mai esistito, eppure
la gente si appassiona molto alle vicende di questi cialtroni impenitenti chiamati a torto “politici”, credendo davvero che dall’esito delle loro farsesche diatribe
mediatiche, utili soltanto per aumentare l’audience di qualche sgangherata
trasmissione televisiva, possa dipendere il loro futuro. E ignorando invece ostinatamente
il fatto più semplice: il futuro
purtroppo è stato già scritto a chiare lettere in tutto il mondo e ad un
certo punto bisogna cominciare a prenderne atto.
La democrazia è un sistema di governo troppo costoso,
dispersivo, egualitario e va abolita per decreto con il consenso unanime, a
volte inconsapevole e involontario, di coloro che più beneficiavano degli agi
della stessa democrazia. Un paradosso che trova giustificazione appunto nel
caos culturale con cui siamo stati buggerati e raggirati negli ultimi decenni. Quasi
dappertutto sono state infatti le fasce più deboli e indifese della
popolazione, le classi medie impiegatizie, gli operai sfruttati e sottopagati
ad erigere a loro paladini i despoti, gli oligarchi, i plutocrati, i banchieri
che hanno operato e continuano a lavorare alacremente per distruggere lo stato di diritto, fondamento della
democrazia. L’attività di propaganda e disinformazione è stata così capillare e
pervasiva da indurre i popoli di tutto il pianeta a parteggiare per coloro che più
disprezzano le esigenze dei popoli, la giustizia
sociale e il benessere diffuso.
E’ stato addirittura coniato il termine “populista”,
accompagnato spesso dal più tecnico “demagogo”,
per attaccare quei pochi che ancora si affannano per difendere le istanze del
popolo vessato. E non di rado capita pure di essere accusati di “populismo” dai membri più emarginati,
isolati e umiliati del popolo. Ci sarebbero insomma tutti gli elementi per
deporre le poche armi spuntate rimaste e lasciarsi trascinare dalla deriva.
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giovedì 13 giugno 2013
GERMANIA: CORTE COSTITUZIONALE, BCE, BUNDESBANK TRATTANO SULL’EURO, MENTRE IN ITALIA…
Quello che sta accadendo in
questi giorni in Germania potrebbe
rappresentare un vero spartiacque per l’esistenza o meno della moneta unica: la Corte Costituzionale di Karlsruhe, in
rappresentanza dei cittadini, la Bundesbank
in difesa dei grandi capitalisti e banchieri nazionali e la BCE come garante degli interessi
tedeschi a livello europeo stanno vivacemente
discutendo sull’opportunità di far rimanere ancora la Germania all’interno dell’area euro.
Sintetizzando al massimo questo è il succo della questione, che può essere
edulcorata e manipolata quanto si vuole dai mezzi di informazione, ma poco
cambia a livello sostanziale. A differenza di come si vuol fare credere in Italia,
i tedeschi non solo non pensano nemmeno lontanamente alla creazione dei
mitologici Stati Uniti d’Europa, ma
grazie all’euro e alle sue infinite magagne tecniche e istituzionali stanno
ritrovando e rafforzando la loro millenaria
compattezza e coesione nazionale. Lo Spirito
Patriottico di Germania uber alles,
prima e sopra ogni altra cosa. Ciò non vuole dire che non ci siano scontri e
tensioni sociali fra le varie categorie coinvolte, ma che si sta mediando, si
sta trattando per arrivare ad un accordo o un compromesso che non prescinda
dall’unico obiettivo condiviso: il bene della Germania e del suo Popolo tutto, ricchi e poveri, operai e
imprenditori, banchieri e politici.
Il dibattito interno che si
sta svolgendo ormai da anni in Germania sulla costituzionalità dei Trattati Europei e sulla convenienza economica e finanziaria di adottare ancora la moneta unica,
deve farci capire essenzialmente una cosa: la Germania ha da sempre inteso la
sua adesione agli accordi di Maastricht prima e all’eurozona dopo, sempre in
chiave di rendiconto commerciale,
economico, finanziario, con pochi risvolti di carattere politico,
ideologico, istituzionale, perché da questo punto di vista non esisteva alcun
dubbio o fraintendimento di sorta tra i tedeschi: la Costituzione e le
Istituzioni pubbliche e private della Germania valgono sempre di più di
qualunque trattato commerciale europeo o comitato d’affari con sede a
Bruxelles. La Germania è entrata
nell’Unione Europea e nel Mercato Unico per fare affari, profitti, surplus,
e non per stravolgere la sua Carta Costituzionale e la sua natura di Popolo,
che rimangono intoccabili e insindacabili. Chiunque abbia cercato negli anni di
ledere questi principi è stato bruscamente respinto, ricacciato fuori,
allontanato, perché quello che interessa alla Germania è l’analisi costi-benefici di una certa operazione e non i suoi
ambiziosi effetti geopolitici di lunga gittata: se una cosa mi conviene
economicamente la faccio, hic et nunc,
in caso contrario la rifiuto, la modifico, la cambio in funzione di quelli che
sono gli interessi nazionali tedeschi. Una visione che può essere considerata poco lungimirante, misera, miope quanto si vuole, ma tant’è. Lo sapevamo fin
dall’inizio, prima ancora di iniziare questi folli programmi unitari, che in Germania si ragiona così. Perché quindi
stupirci o indignarci solo adesso che gli errori di eccessiva superficialità e
pressapochismo commessi in passato dalla nostra indegna classe dirigente stanno emergendo in tutta la loro grandezza.
giovedì 6 giugno 2013
BANCA D’ITALIA E’ UNA BANCA CENTRALE PUBBLICA O PRIVATA? IL SIGNORAGGIO ESISTE O E’ UNA BUFALA?
Dopo l’incontro con gli attivisti del Movimento 5 Stelle di Messina della
settimana scorsa ho ricavato diversi spunti di riflessione che vorrei portare
alla vostra attenzione. Innanzitutto confermo che il dibattito è stato
parecchio proficuo e stimolante, perché la base del Movimento 5 Stelle come
supponevo è molto sensibile a certi argomenti e interessata a capire come stanno
veramente le cose in Italia e in Europa. In secondo luogo si smentisce ancora
una volta la convinzione che alle persone poco avvezze e istruite in economia
bisogna parlare di cose semplici e facilmente imprimibili nella memoria (debito
pubblico, casta, corruzione, evasione fiscale), perché non in grado di
comprendere le reali cause della crisi e le possibili soluzioni. A mio parere
non esistono argomenti difficili e ostici da capire in assoluto, ma modi difficili e ostici di spiegare le cose
al fine di confondere le acque e non fare capire nulla alla gente. Quando
invece ci sforziamo di parlare con un linguaggio chiaro, lineare e diretto,
supportando le nostre parole con dati e fatti, la gente capisce. Altroché se
capisce. E in questo senso l’opera di
informazione e divulgazione deve essere ancora migliorata e portata ad un
più alto livello di comprensione generale.
Con questo non voglio dire
che bisogna per forza semplificare e banalizzare certi concetti che di per sé
sono complessi e spinosi, ma operare in modo da creare un circolo virtuoso fra
i tecnici, gli economisti, gli specialisti che nei loro conclavi ristretti e
riservati devono sviscerare i dettagli della materia e gli informatori, i
divulgatori, i bloggers (categoria a
cui io appartengo, nonostante la mia formazione tecnica) che devono essere
invece abili ad interpretare il linguaggio a volte criptico dei primi, a
ricavare la sostanza dei loro trattati o interventi, e a rendere fruibile da
tutti la disciplina economica. In questo modo si riuscirà con il tempo e con
molta pazienza a formare quella consapevolezza
collettiva diffusa, che è l’unico antidoto contro la propaganda di regime
in corso e la sola speranza di avvicinare il momento del provvidenziale cambiamento di rotta culturale tanto
auspicato. In questo lungo e accidentato percorso, sarebbe buona cosa che
ognuno si assumesse la responsabilità delle
proprie parole, del proprio linguaggio e del proprio ruolo, cercando di
mantenere un atteggiamento per quanto possibile collaborativo e cooperativo con
tutto il resto della filiera. Che poi diventi il Movimento 5 Stelle il fulcro politico ed istituzionale del
cambiamento, riuscendo a diventare un collettore credibile ed efficace di tutti
i movimenti sovranisti, antieuristi, democratici, ambientalisti disseminati nel
territorio nazionale, oppure nascerà un nuovo soggetto politico capace di portare avanti meglio le nostre istanze e
mantenere una linea strategica di lungo periodo più coerente e determinata,
questo lo vedremo nei prossimi giorni, settimane, mesi. E non dipende
sicuramente da noi. Ma da Beppe Grillo e
dal suo stuolo di consulenti italiani e stranieri, che ancora sono piuttosto
incerti su come e dove posizionarsi. Più a destra di Von Hayek (Stato ladro e libero Mercato!) o più a
sinistra di Keynes (Regolamentazione
pubblica del Mercato)? Questo è il dilemma.
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lunedì 3 giugno 2013
MAPPA PER GUIDARE IL PROCESSO DI USCITA DALL’EURO E FINE DEL VINCOLO ESTERNO
Parlare di uscita dall’euro come un processo
unico, istantaneo e di facile gestione tecnica ormai è diventato troppo
riduttivo. Grazie al continuo lavoro di ricerca e di approfondimento di tutti i
dettagli economici, giuridici ed istituzionali, i più accorti tra i nostri lettori
avranno già capito che l’uscita dall’euro, evento ormai alle porte ed
irreversibile, non sarà una
trasformazione facile ed indolore, ma per essere meno invasiva possibile e
limitare la sperequazione dei costi di passaggio, comporterà un vero e proprio cambiamento di rotta culturale
all’interno degli apparati pubblici politico-istituzionali che dovranno
sobbarcarsi l’onere maggiore dell’intera operazione. Se non verranno fatti
propri dai prossimi funzionari, deputati e ministri della Repubblica Italiana principi di
corretta e razionale gestione della
finanza pubblica, sanciti dalla nostra stessa Costituzione, come “buon andamento”, “imparzialità”, perseguimento dell’”esclusivo interesse della Nazione”, sarà difficile auspicare, anche
in presenza di un ritorno provvidenziale alla sovranità monetaria e di una fine dell’odioso “vincolo esterno” con cui
ormai conviviamo dal lontano 1979, un miglioramento reale delle sorti del
nostro paese e delle condizioni di vita di noi tutti.
Fra i ricercatori più
attenti e rigorosi dei risvolti che si celano dietro un tale ribaltamento
epocale di prospettiva, il blog Orizzonte48
merita un posto di primo piano, sia per la competenza specifica e chiarezza
espositiva con cui vengono trattati gli argomenti più spinosi e complessi sia
per la logica stringente ed ineccepibile che dallo studio delle premesse
iniziali riesce poi a creare consenso unanime intorno alla conclusioni raggiunte.
Consiglio quindi a tutti i provetti naviganti della Tempesta Perfetta di
leggere con attenzione questa “guida per
riconoscere i nostri prossimi santi”, perché è chiaro che più avanti si
andrà, più il mare diventerà agitato e più si faranno avanti falsi profeti e improbabili salvatori della patria, che con il pretesto del caos e
la promessa di condurci in un porto finalmente sicuro, ci faranno ingoiare
altre scemenze di politica economica e monetaria, così come accadde nel
trentennio maledetto e continua ad accadere oggi. Il monito di gattopardesca
memoria secondo cui bisogna evitare che “tutto cambi affinchè nulla cambi”
deve essere più che mai attuale, perché riconquistare alcuni diritti e principi
fondamentali, primo fra tutti la sovranità economica, politica e monetaria, se
poi non si sanno maneggiare efficacemente alcuni elementari strumenti di
contabilità pubblica per il bene collettivo, significa impelagarci in nuove
storture, degenerazioni, distorsioni. E questa volta non potremo imputare all’euro
o al vincolo esterno la causa di tutti i nostri i mali, ma ricordando le parole
di uno dei più autorevoli padri costituenti, specchiarci nel nostro ennesimo
fallimento democratico: “la Costituzione
non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione
è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna
ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la
volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità”. (Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione, video, 1955)
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giovedì 9 maggio 2013
SIAMO SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI O BANCARIA? L’AFFARE MONTEPASCHI DI SIENA
Parlo da ingegnere che per
un certo periodo della sua vita ha lavorato all’interno dei reparti di
produzione. Quando un sistema industriale produce troppi pezzi difettosi
significa che è arrivato il momento di fare un massiccio intervento di manutenzione straordinaria per ritrovare i possibili
guasti dei macchinari e dei processi produttivi adottati. Le cause di simili
anomalie possono essere molteplici e tutte interconnesse fra di loro, ma è
indubbio che se le carte registrano per un periodo prolungato di tempo un’alterazione dei
normali livelli di difettosità il
sistema è fuori controllo e ha bisogno di una seria messa a punta. Ora, capisco che il paragone fra un sistema
industriale e una società civile nel suo complesso possa essere un po’ azzardato, ma se provate
ad astrarvi un po’ con l’immaginazione noterete che le analogie e le similitudini
sono davvero tante: chi ci governa considera le persone come tanti pezzi meccanici o macchine o numeri,
ed è talmente incompetente ed incapace da non capire che il sistema di governo che ci ha imposto dall’alto
è ormai abbondantemente fuori controllo. Si tratta di una società allo sbando
senza più punti di riferimenti, ideali, speranze, aspettative, capacità di
vedersi come una collettività di creature in evoluzione e in continuo
miglioramento. La violenza, la disperazione, il delirio, l’odio che si
percepiscono nell’aria sono i difetti principali della nostra società. E la
circostanza più bizzarra è che coloro che si ritengono gli architetti e gli
ingegneri di questo sistema europeo di
oppressione non sono minimamente in grado di comprendere che il vaso ormai
è colmo e straborda da ogni lato, perché per loro i guasti sono una parte
integrante del progetto iniziale: i
pezzi difettosi vanno soltanto eliminati, zittiti, esclusi dalla catena di
montaggio e non capiti, ascoltati, "riparati".
Quando accadono fatti tragici
come quello della sparatoria davanti
Palazzo Chigi, bisognerebbe drizzare subito le orecchie ed iniziare a
riflettere più attentamente su ogni cosa. Quello che ho visto io, attraverso le
immagini televisive, sono state le sagome di tre sventurati, vittime allo stesso modo di una
situazione che sfugge ormai al nostro controllo: due di loro, i carabinieri,
erano stramazzati al suolo e grondavano di sangue, sangue vero, l’altro aveva
invece il sangue agli occhi e fumava di rabbia per i motivi che conosciamo
bene. Non appena ad un uomo cominci a togliere prima il lavoro, poi la
tranquillità familiare, la dignità, infine la speranza per il futuro, quell’uomo è in verità una mina vagante pronta ad
esplodere in ogni momento. L’attimo esatto della deflagrazione dipende
soltanto da una delicata questione di equilibrio personale, autocontrollo,
saldezza di nervi. C’è chi sa contenere la sua rabbia per tutta la vita e chi
invece riesce con il tempo a trasformarla in altro, ma c’è anche chi non
conosce altro mezzo per esternare la sua rabbia, la sua solitudine, il suo
isolamento che la violenza. Tranne in rari casi di evasione spirituale, un uomo
non sceglie mai volontariamente di rimanere da solo, ma viene lentamente
abbandonato da tutto e da tutti finché non si rende conto di essere solo e
disperato. E qual è esattamente il
confine fra un uomo solo e un uomo abbandonato?
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martedì 23 aprile 2013
DIARIO DI UN SACCHEGGIO: ECCO COSA VUOLE VERAMENTE DA NOI LA GERMANIA
Qualche settimana fa, un po’
per caso e un po’ per curiosità, sono venuto a conoscenza di una notizia che mi
ha parecchio colpito: l’associazione Eures Germania in accordo con quella italiana aveva organizzato un lungo tour in giro per la penisola per reclutare giovani
lavoratori qualificati. Il suggestivo nome di questa selezione a domicilio
era “Job of my life” e ha toccato le più importanti città italiane: Roma,
Napoli, Milano, Bologna, Torino, Genova, Bari, Lecce, Padova, Verona, Catania.
Durante il giro sono state raccolte circa 6.300 candidature, in particolare di
ingegneri e tecnici specializzati fra i 18-35 anni, da proporre alle maggiori
aziende tedesche. Il reclutamento non garantiva il posto di lavoro fisso ma
solo la promessa che anche in caso di momentanea bocciatura i ragazzi sarebbero
stati inseriti in un database, in attesa della fatidica chiamata dalla Germania. Analoghi programmi di
selezione di giovani disoccupati di elevata formazione e specializzazione sono stati
organizzati pure in Irlanda, Spagna, Portogallo. Ovvero nei paesi che sono stati più danneggiati
dall’atteggiamento competitivo della Germania, che ha saputo meglio sfruttare
le dinamiche di squilibrio commerciale e finanziario messe in moto dalla moneta
unica.
Intendiamoci, questi
progetti di cooperazione internazionale
e di scambio di competenze e conoscenze
sono molto interessanti ed efficaci, ma solo quando presentano caratteristiche di reciprocità,
multilateralità e non sono a senso unico: dai paesi poveri e disastrati
verso l’unica nazione ricca e vincente, e mai viceversa. Perché, allo stesso
modo di ciò che accade con lo scambio delle merci e dei capitali, si verrebbe a
creare all’interno dell’eurozona uno sbilanciamento
di forza lavoro qualificata a vantaggio dell’unico grande paese in surplus
e a svantaggio di quelli in deficit. Condannando in pratica questi ultimi alla
regressione produttiva e alla marginalizzazione
nei settori a scarso valore aggiunto e innovativo. E questa è solo l’ultima
sfaccettatura del saccheggio in corso, che sta avvenendo in tempo reale, sotto
i nostri occhi. Mentre noi siamo impegnati ad assistere alla seconda elezione
di re Giorgio Napolitano II e
all’imminente insediamento del prossimo governo
Amato, personaggi cioè che sono stati tra i principali artefici della distruzione del tessuto produttivo e sociale italiano,
fin dai tempi dell’ingresso dell’Italia nello SME del 1979, e oggi hanno il
compito specifico di difendere e tutelare la classe politica corresponsabile
del disastro. Gli italiani sono talmente illusi e imbesuiti da credere che
coloro che hanno “scientemente” spinto il paese verso il baratro siano gli stessi
a farlo riemergere dagli abissi: misteri
della fede. Dove arriva l’idolatria mistica, la ragione per forza di cose
deve arretrare.
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martedì 12 marzo 2013
DALLA GENERAZIONE X ALLA GENERAZIONE PERDUTA PASSANDO PER IL VINCOLO ESTERO
Ricordo che quando ero ragazzo, nei primi anni novanta, la
mia generazione veniva spesso etichettata come Generazione X: una definizione molto vaga, che lasciava intendere
qualcosa di misterioso, ignoto, inafferrabile. Non vi nascondo che a quel tempo una tale
marchiatura non mi dispiaceva affatto, perché si conciliava perfettamente con
il mito della fuga e della libertà che anima i giovani: mentre voi adulti siete
delle monotone costanti, noi giovani rappresentiamo un’incognita che può
spaziare liberamente in tutto il campo del reale e dell’immaginario. Era bello
essere un membro della Generazione X. Oggi che i capelli, quando ci sono,
cominciano a diventare brizzolati, penso di avere capito quale fosse il
significato di quella incognita. A
nostra insaputa, noi ragazzi nati a cavallo fra gli anni settanta e ottanta
eravamo il frutto di un esperimento
sociologico-economico-finanziario. Eravamo i primi cittadini del dopoguerra
che non avrebbero mai più avuto uno Stato
democratico alle loro spalle, dei diritti
costituzionali a cui aggrapparsi, ma semplici merci di scambio lasciate in balia dei mercati a contendersi un
posto nel mondo in perfetta concorrenza
con tutti gli altri giovani della terra, a qualunque latitudine si trovassero,
a qualsiasi prezzo e condizione. Una concorrenza sempre al ribasso ovviamente,
per la gioia della generazione dominante dei nostri padri e dei nostri nonni
che era lì pronta a sfruttarci e a vivere di rendita sulle nostre sofferenze, i
nostri sacrifici, le rinunce, la fatica.
Era il tempo del miraggio della Globalizzazione Economica Universale,
presentata da tutta la propaganda e dai tromboni prezzolati della
pseudo-cultura di sinistra, come il massimo approdo per la convivenza pacifica
e civile fra i popoli. Eppure proprio in quegli anni scoppiavano guerre in ogni
parte del mondo e ai più accorti di noi la globalizzazione cominciò a sembrare
l’ennesima pagliacciata per coprire i misfatti della solita classe egemone
politica-finanziaria. Non eravamo andati troppo lontano dalla verità. Quando
crollarono le Torri Gemelle nel 2001 la Generazione X cominciò ad avere il
primo scossone dal torpore e molti di noi iniziarono a sperimentare sulla loro pelle cosa
significano in realtà parole un po’ astruse come flessibilità, privatizzazione,
liberalizzazione dei prezzi, degli scambi, dei salari, mercato unico mondiale,
deregolamentazione selvaggia della finanza. Quello che era un sospetto cominciò
a diventare una certezza: la definizione con cui ci avevano marchiato non nascondeva
nulla di intrigante o misterioso, ma era la
semplice stringa di un’equazione ad una variabile. Un’equazione che ormai è
stata risolta per sempre. O quasi.
domenica 3 marzo 2013
IL DILEMMA DELLA SPESA PUBBLICA: FA BENE O FA MALE? E’ IL PROBLEMA O LA SOLUZIONE?
Non
dico di essermi pentito di aver votato il Movimento
5 Stelle, perché è ancora prematuro emettere giudizi definitivi, ma quasi.
Se dovessi dar credito a tutte le voci che si sentono in giro, dalle bizzarre
idee di presunti economisti o esperti affiliati al movimento di Beppe Grillo fino alle dichiarazioni un
po’ confuse e contraddittorie dei neo-deputati del M5S, non c’è proprio da star
tranquilli. Si va dalla solita solfa dei tagli alla spesa pubblica che fanno bene all’economia (per quale ragione non
si sa, ma i dogmi e gli atti di fede sono affascinanti anche per questo
motivo), al ritornello che l’uscita
dall’euro costerebbe agli italiani un 30% di perdita di ricchezza
finanziaria da un giorno all’altro (senza però mai menzionare quanto è costato
e quanto costa oggi la permanenza nell’euro, anche in termini di vite umane), fino
alla sana decrescita economica che
fa tanto ambientalismo ecumenico da parrocchia (vallo a dire a un giovane disoccupato
che non ha nulla o un imprenditore in procinto di fallimento che la decrescita del reddito nazionale fa bene anche lui,
senza beccarti un ceffone in faccia!). Insomma ci sarebbero tanti motivi per
maledire il voto espresso nel segreto della cabina elettorale.
Tuttavia
c’è un breve dispaccio che proviene
direttamente dal direttorio del blog di Beppe Grillo che mi rassicura: “Leggo
e ascolto con stupore presunti "esperti"
discutere di economia, di finanza o di lavoro a nome del M5S. Queste persone
sono ovviamente libere di farlo, ma solo a titolo personale. I contributi sono
sempre bene accetti, ma non l'utilizzo del M5S per promuovere sé stessi. Il M5S
dispone di un programma che sarà sviluppato on line nel tempo da tutti i suoi
iscritti. La piattaforma, uno spazio dove ognuno veramente conterà uno, è in
fase di sviluppo dopo il rallentamento dovuto all'anticipo delle elezioni.” Forse
non tutto è perduto. I cervelli pensanti del M5S hanno capito che bisogna
mettere un freno a questi fenomeni da
baraccone in cerca di celebrità pronti a saltare sul carro del vincitore
portando in dote una vagonata di idiozie che mette i brividi. Dobbiamo dunque
avere ancora un po’ di fiducia in Grillo e nei suoi ragazzi, aiutandoli e sostenendoli
a dipanare il bandolo della matassa, che è già abbastanza ingarbugliato di suo,
utilizzando i dati, i fatti, i ragionamenti più semplici e immediati da
spiegare. I giovani aspiranti statisti del M5S sono e rimangono ancora, a mio
avviso, la nostra ultima speranza per uscire dal guado, a patto però che anche
loro si liberino dai legacci mentali e dalle paludi logiche in cui sembrano
profondamente impantanati. Il loro essere giovani, onesti, puliti, simpatici,
non li giustifica dalla stupidità e dalla mancanza di volontà di capire. Anzi,
è un’aggravante, perché i giovani in genere dovrebbero avere meno sovrastrutture e barriere ideologiche (o solamente psicologiche e di puro calcolo e
convenienza) ed essere più aperti al ragionamento
attivo.
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martedì 22 gennaio 2013
DA OGGI I NUMERI REALI DELLA NOSTRA ECONOMIA NON SARANNO PIU’ TANTO SOLI
Promuovo
con molto piacere un’iniziativa ideata e coordinata da Fiorenzo Fraioli di Ecodellarete,
insieme ad altri valorosi protagonisti della controinformazione internet (e non
solo) che si oppone eroicamente all’informazione falsa e fuorviante dei canali mainstream: La Solitudine dei Numeri Reali. Si tratta di un blog che in maniera
semplice, chiara e diretta cercherà di spiegare, attraverso dei pratici volantini che possono essere
stampati e diffusi sul territorio, i dati e i grafici che fotografano
esattamente e obiettivamente la situazione economica-finanziaria del mostro
giuridico-istituzionale dell’eurozona in cui si trova oggi imprigionata l’Italia.
Quei numeri di cui nessuno dei nostri inqualificabili politicanti e stralunati economisti di regime parla mai, perché farebbero capire con immediatezza ciò
che sta accadendo ed è accaduto in Italia negli ultimi trent’anni. I numeri
fanno paura perché non possono essere facilmente aggirati, contraddetti o
manipolati e sono proprio questi numeri che prima o dopo condanneranno al
fallimento e all’estinzione tutta l’attuale classe dirigente.
I
temi trattati saranno fra quelli più discussi e dibattuti: il debito pubblico,
l’inflazione, la svalutazione, la spesa dello stato, la bilancia dei pagamenti,
i costi dell’adesione all’area euro, i luoghi comuni sulle virtù della Germania
e i vizi dei paesi PIIGS, sulla corruzione, l’evasione fiscale, gli sprechi, la
casta. Una campagna che intende rinnovare il primato dell’intelligenza umana sull’isteria, la superficialità e
le paure ingiustificate di medievale memoria. La descrizione dell’iniziativa è
già abbastanza eloquente su quelle che sono le sue premesse e finalità: “I “numeri reali”, che descrivono le ragioni
della crisi, i suoi costi e chi li paga, vagano sconsolati in un piccolo angolo
della grande rete. Si erano preparati ad una stagione di notorietà, credevano
di diventare delle star e, per questo, si erano fatti belli, vestendosi di
grafici colorati, tabelle eleganti, infografiche da urlo. Tutto inutile, perché
la scena viene occupata dai loro nemici di sempre: i beceri luoghi comuni”.
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domenica 23 dicembre 2012
EURO E COSTITUZIONE: PER UNA NUOVA VISIONE DELL’ECONOMIA COME SCIENZA SOCIALE
Ci
avviciniamo alla fine dell’anno (la
fine del mondo a quanto pare è stata scongiurata) ed è arrivato il momento di
fare i bilanci. Il 2012 è stato un
anno pesante da molti punti di vista: sociale, economico, politico, culturale.
L’anno di governo concesso ai tecnici è stato caratterizzato da un inaridimento culturale che ha pochi
precedenti nella storia della nostra Repubblica: questo infausto periodo verrà
infatti ricordato come l’anno dello spread, ovvero l’anno in cui la grande finanza internazionale per tramite del suo portavoce Mario Monti ha fatto il suo ingresso
trionfale sulla scena politica italiana per ribadire il suo ormai trentennale
primato rispetto a tutti gli altri valori che dovrebbero caratterizzare la vita
di questa Repubblica. La coesione sociale innanzitutto, la solidarietà
civile e il lavoro, che mai come in
quest’anno è stato massacrato, umiliato e relegato al ruolo di rincalzo di
interessi privati e spesso stranieri: la disoccupazione
deve essere tollerata per tranquillizzare i mercati sulla nostra intenzione a
tenere bassi i salari, la flessibilità
deve essere aumentata e la contrattazione
sindacale ridotta ai minimi termini per invogliare i mercati ad investire in
Italia, i licenziamenti devono
essere più facili per attirare i capitali dall’estero e il nostro patrimonio aziendale, pubblico e umano
deve essere svenduto agli investitori stranieri per consentire a loro di fare
profitti e a noi di diventare pura merce
di scambio. E difatti mai come in quest’anno gli investitori e gli
speculatori esteri hanno esultato per l’operato di un nostro governo. Ed è
ovvio che da tutte le testate giornalistiche e sedi istituzionali estere si
siano levati cori di giubilo prima e appelli accorati adesso affinché Monti e la sua banda di mercenari
continuino nella loro "rigorosa e sobria" opera di
spoliazione dell’Italia.
Tuttavia
l’evento che più mi ha colpito in questi ultimi giorni è un altro. E’ singolare
infatti che proprio alla conclusione di questo anno terribile per l’Italia uno
dei giullari del regime infame che
da tempo ci tiene sotto scacco, Roberto
Benigni, sia stato chiamato in causa per magnificare i valori contenuti
nella nostra Costituzione; cercando
quasi di nascondere e occultare goffamente con la forza delle suggestioni e
dello slancio emotivo le modalità
criminali in cui la nostra pregevolissima Carta Universale dei Diritti Umani è
stata ormai vilipesa e ridotta a pura carta straccia dagli eurocrati suoi
committenti. Ma di cosa si è trattato? Di
una burla? Di una beffarda provocazione? Di un palese raggiro? Si sa che i
giullari lavorano al servizio dei regnanti di turno (in questo caso il
committente principale è stato re Giorgio
Napolitano), ma c’è sempre un limite alla decenza. Vi sarete sicuramente
accorti che tutto il mellifluo panegirico del giullare di corte pagato a peso
d’oro ruotava intorno ad un imbarazzante
controsenso induttivo: il fondamento della nostra Costituzione è il lavoro,
la gabbia dell’eurozona in cui ci siamo incastrati non permette di attuare
politiche economiche a difesa e tutela del lavoro, quindi la nostra Costituzione non ha più un fondamento,
non serve più a niente, tranne che ad essere sbeffeggiata ed esposta al pubblico
ludibrio dal primo deficiente che viene pagato per farlo. Ma c’è un altro
particolare che rende raccapricciante l’intera messa in scena.
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martedì 11 dicembre 2012
LA DITTATURA DELLO SPREAD E IL PROGRAMMA DELLA SHOCK ECONOMY IN ITALIA
Ieri è stata una
giornata di fibrillazione e passione in Italia: tutti gli occhi degli
analisti, degli opinionisti e degli organi di informazione erano puntati sull’andamento
dello spread, che dopo essere sceso nei giorni scorsi intorno ai 300
punti base, è risalito sopra quota 350 punti base. L’indice di Piazza Affari è crollato
di -2,21%. I titoli bancari sono andati a picco. L’Italia si è avvicinata di
nuovo pericolosamente al cosiddetto baratro. Visi preoccupati dappertutto,
catastrofismo a fiotti, paura sparsa a piene mani e raffiche di dati allarmanti.
Persino il Vaticano ha ritenuto
opportuno pronunciarsi, per bocca del Presidente della Conferenza Episcopale
Italiana Bagnasco: “La casa brucia.
Irresponsabile chi pensa a sé. Non si possono mandare in malora i sacrifici di
un anno. Monti? Errore non avvalersene in futuro”. Ma cosa è accaduto di così straordinariamente minaccioso per l’Italia?
Come mai la propaganda di regime italiana si è mossa all’unisono con tanta
aggressività e compattezza? E’ accaduto un fatto normalissimo. Uno dei partiti
di maggioranza, il PDL, che
appoggiava il governo dei banchieri
guidato da Monti ha avuto l’insolenza di dire la verità: tutti i dati
economici, dal PIL, all’occupazione, alla produzione industriale, ai consumi, ai risparmi, al debito pubblico,
alla pressione fiscale sono
peggiorati dopo un anno di governo Monti, e quindi il PDL ha preferito non
garantire più il suo sostegno incondizionato. Cosa c’è di tanto strano in tutto questo? Niente. E’ una
normalissima dinamica democratica che si ripete da sempre in tutti i paese che
possono ancora reputarsi tali. Tuttavia nello stato di diritto di eccezione in cui si trova incastrata da anni
l’Italia all’interno dell’eurozona, commissariata di fatto dai "mercati" finanziari, ogni azione, che abbia una lontana parvenza di democraticità, diventa
incredibilmente pericolosa e delicata.
Tralascio ovviamente tutto lo squallore dei tatticismi
e delle questioni interne al PDL, basate su alcune rivendicazioni tipiche di un
partito padronale (la riforma della giustizia, la legge sulle intercettazioni,
l’incandidabilità dei condannati etc), e vado subito al sodo: in linea di principio la bocciatura al governo Monti non fa una
piega. I presunti tecnici, che in realtà sono solo degli sciacalli mercenari al soldo degli
interessi dei grandi poteri finanziari internazionali, hanno fallito su
tutta la linea e qualcuno doveva farglielo notare a livello pubblico e
istituzionale. In realtà, prima della bocciatura del PDL, il governo Monti
allineato ai principi folli dell’”austerità espansiva” dell’eurozona era
stato bocciato addirittura dal FMI, che senza mezzi termini ha dimostrato in un
suo documento, con tanto di grafici e dati inequivocabili, che continuando a
fare tagli alla spesa pubblica e aumenti
di tasse la situazione economica avrebbe finito per peggiorare
inesorabilmente. Tutti i più accreditati
ed autorevoli economisti del mondo, da qualunque latitudine del globo,
hanno fatto notare a più riprese, non senza qualche accenno di ironia e
sarcasmo, che la strada percorsa
dall’Europa è senza ritorno e non ha via di uscita. Chi governa oggi in
Europa probabilmente sa già di stare percorrendo una vicolo cieco, che prefigura la recessione
come unica soluzione alla crisi: secondo loro, la deflazione dei salari dei lavoratori è l’unico modo per
incoraggiare i nuovi investimenti, mentre la deflazione dei prezzi favorirà alla fine i consumi, perché la
ricchezza finanziaria reale accumulata dalle famiglie aumenterà il suo potere
d’acquisto e chi ha qualche risparmio da parte sarà invogliato a spendere.
Chiariamo subito che una tale eventualità non è mai accaduta in passato nella
storia del mondo, perché sappiamo bene quanto pesino le pessime aspettative e l’incertezza sul futuro sulle scelte di
investimento e di consumo degli agenti economici, eppure l’Europa continua ad
andare avanti e ad incoraggiare quei governanti che assecondano indefessamente
questa strategia suicida di stampo neoliberista,
mercantilista ed imperialista. Perché?
lunedì 3 dicembre 2012
USCITA DALL’EURO E RITORNO ALLA LIRA: COSA ACCADE AI TASSI DI INTERESSE E AI MUTUI?
L’economia è una disciplina della scienza sociale molto
complessa e articolata, questo lo abbiamo ribadito più volte. Più ti addentri
nei suoi meandri e più ti accorgi che è piena di snodi, maglie, matasse, connessioni, correlazioni spesso difficili
da districare e dipanare con chiarezza ed efficacia. Per questo motivo, per
affrontare meglio l’analisi, gli economisti lavorano quasi sempre utilizzando
dei modelli che consentono di
semplificare i comportamenti individuali e accorpare le grandezze aggregate
(consumi, investimenti, spesa, offerta, domanda, inflazione etc). I modelli
hanno la stessa importanza e funzione delle carte geografiche per un esploratore, perché servono ad indicare
una rotta, un percorso: maggiore è la scala del modello, il grado di dettaglio
e maggiore sarà la visione complessiva di tutte le strade percorribili. Ogni
economista inoltre enfatizza nel modello la caratteristica che vuole di più
evidenziare, così come i cartografi fanno mappe politiche, geografiche,
morfologiche, toponomastiche, stradari, a seconda di quelli che sono gli usi richiesti
dai fruitori. Tuttavia, quando gli economisti cercano di costruire modelli
basandosi su modelli precedenti e non direttamente sulla realtà avviene il
fenomeno di distorsione, di corto circuito e di inarrestabile alterazione dei
risultati ottenuti che ben conosciamo: finisce la fase di utile e interessante descrizione dei processi reali e inizia quella della modellizzazione del modello, della mistificazione.
Le mappe economiche basate su
modellizzazioni successive portano quasi sempre fuori strada, sia perché
partono spesso da premesse iniziali sbagliate, sia perché le direzioni, diramazioni,
destinazioni di arrivo hanno davvero pochi
riscontri con ciò che accade intanto nella realtà o si evince dai dati sperimentali. In un precedente articolo, abbiamo visto per
esempio come la correlazione che molti esploratori sprovveduti (definiti come
dei veri e propri automi che ripetono
meccanicamente sempre gli stessi concetti senza mai prendersi la briga di
ragionare prima di parlare) fanno fra svalutazione
e inflazione è nella maggior parte
dei casi infondata e trova davvero pochi agganci con i dati sperimentali della
realtà. Senza dubbio possiamo dire che entrambe queste grandezze influiscono a
definire il “prezzo” o il valore di una certa moneta, ma partendo da
presupposti diversi: l’inflazione misura
il valore interno della moneta tramite il potere di acquisto, la svalutazione
(o rivalutazione) serve invece a quantificare il valore esterno della moneta
tramite il tasso di cambio (esiste
poi una terza variabile, il tasso di
interesse, che identifica il valore
intertemporale di una moneta). Basterebbe già riflettere a fondo su queste
definizioni per capire che fra svalutazione e inflazione c’è in mezzo un oceano
di elementi, fattori, variabili,
caratteristiche produttive di un certo sistema paese che impediscono la
postulata e quanto mai assurda relazione diretta di causa effetto fra
svalutazione e inflazione. Ma per capire meglio quanto già detto e dimostrato,
ricorriamo ad un semplice esempio.
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venerdì 30 novembre 2012
SPESA PUBBLICA, CASTA, CORRUZIONE: ECCO COME FUNZIONANO LE COSE NEL PALAZZO
La complessità spesso spaventa e pur di non guardarla dritta in faccia
e capire quanto è profondo e difficile il cammino che porta alla verità, preferiamo trincerarci dietro
facili semplificazioni: la spesa pubblica improduttiva, la casta spendacciona,
la corruzione. A volte queste semplificazioni
sono necessarie per non appesantire troppo il discorso e rendere scorrevole il
ragionamento, altre volte invece rischiano di farci precipitare verso la più
assoluta vacuità. Deragliamo facilmente dalla giusta direzione, sbagliamo il
bersaglio. Un’analisi molto più accurata di ciò che succede negli ingranaggi
dell’amministrazione pubblica, come quella proposta dall’ottimo blog Orizzonte48, ci mostra invece come con
prudenza, lucidità, competenza si possa aprire un varco di luce all’interno del
palazzo e una volta capiti alcuni suoi meccanismi, distorsioni, cominciare ad
avere meno paura di quella complessità che tanto ci spaventa. La sensazione di
sospensione e disorientamento che ho avuto io leggendo questo articolo tutto d’un
fiato è stata molto simile a quella fuga onirica e surreale che si prova
leggendo i libri di Kafka (il Processo e il Castello in particolare). Vi
consiglio di leggere con attenzione questo articolo, magari a pezzi, a piccoli
sorsi, per assimilarlo e metabolizzarlo bene. Ne vale la pena. E’ un
arricchimento in tutti i sensi.
Dopo aver perso molto tempo
utile dietro vani tentativi di dare forma e sostanza ad un Movimento Democratico Aggregante per la riconquista della sovranità
nazionale a tutti i livelli, mi sono accorto amaramente che forse ancora è
troppo presto, è prematuro perché si creino solo le basi per la nascita di un
simile Movimento. Nei prossimi mesi vedrete sfilare davanti a voi tanti carrozzoni elettorali colorati di
arruffapopoli al grido di: “Sovranità
Monetaria! Fuori dall’euro! Piena Occupazione! Noi siamo i giusti! Noi siamo i
vincenti! Noi siamo l’Italia”. Ma per esperienza personale e diretta vi
dico che all’interno di questi Movimenti c’è il vuoto più assoluto, nessuna percezione
reale della complessità dei problemi che ci troviamo ad affrontare, solo slogan accattivanti, emotività allo stato puro, fanatismo della peggiore specie e la foga, la fretta, l’affanno di
conquistare qualche poltrona in parlamento. Per non parlare poi dell’opacità mostruosa con cui vengono gestiti
i processi decisionali interni, il flusso di denaro, la selezione della presunta classe dirigente,
la condivisione dei metodi e delle
regole, la contraddizione di termini
nel voler combattere il sistema
oligarchico e privatistico che ha imposto dall’alto l’Unione Europea ai
popoli senza chiedere mai la legittimazione democratica dei cittadini
riproducendo esattamente al proprio interno i suoi stessi vizi di forma: tutto
viene calato dall’alto, lavorando sulla pressione
e il ricatto psicologico, in nome della continua eccezione alla regola, alla forma, al metodo perché i tempi sono
stretti ed è talmente tanto importante il nostro obiettivo che qualche accelerazione è d’obbligo. Vi ricorda qualcosa questo modo di fare e
di pensare?
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lunedì 26 novembre 2012
IL MOVIMENTO DEMOCRATICO ANTI-EUROPEISTA SI ARRICCHISCE CON UN NUOVO BLOG
Cosa
vi dice la parola Quarantotto?
Una data, forse? Un richiamo ai moti risorgimentali del 1848? L’evocazione ad
un’epoca di tumulti e sommosse di piazza? Fuocherello. In realtà il nome del nuovo
blogger Quarantotto, a cui diamo il
benvenuto e che ci aiuterà a capire ancora meglio e in profondità la
complessità degli eventi che siamo chiamati a fronteggiare ed interpretare, si
riferisce alla data del 1° gennaio 1948,
giorno in cui entrò effettivamente in vigore la nostra beneamata e tanto sconosciuta
Costituzione Italiana. Il suo nuovo
blog Orizzonte48 si prefigge infatti di colmare quel vuoto di informazione, comunicazione e divulgazione che riguarda appunto l’analisi economica del
diritto (costituzionale, europeo, fiscale e pubblicistico in generale), in
modo da avere un punto di riferimento in materia istituzionale di altissimo
livello. Nel mio piccolo, io cercherò di promuovere per quanto possibile la
diffusione del blog Orizzonte48, sia perché ho avuto modo di conoscere meglio
la statura, la serietà, la competenza, la professionalità del suo autore, sia perché
riconosco che a livello giuridico-istituzionale abbiamo ancora parecchi passi avanti da fare. Senza avere chiari i limiti e gli orizzonti del diritto costituzionale e internazionale difficilmente riusciremo a rendere credibili e attuabili tutte le proposte e le istanze del nascente
Movimento Democratico Anti-Europeista, che spontaneamente sta nascendo e si sta
creando nella rete.
In questi ultimi giorni io sono
stato assente perché impegnato a cercare di dare una forma e un contenitore concreto al Movimento, cosa che potete
capire non è di facile realizzazione: sono così tante le sfumature e le
declinazioni del Movimento che cercare di contenerle tutte è praticamente
impossibile. Dovendo scegliere alcune direttrici fondamentali che abbiano solo
lo scopo di aggregare, includere e non di escludere, abbiamo deciso dunque di puntare
su due istanze che formino la base comune, le fondamenta da cui partire insieme
e su cui non ci possono essere tanti dubbi: la sovranità
monetaria e la democrazia
partecipativa. Il programma politico-economico, che presto vi proporrò
nella sua ultima versione, sarà molto più complesso e comprenderà inizialmente 10 punti, che possono poi essere
ampliati, modificati, aggiornati, rettificati in qualsiasi momento secondo
quelle che sono le migliori istanze e proposte degli attivisti del Movimento. Nei
prossimi giorni vi coinvolgerò anche per quanto riguarda la scelta del nome e del simbolo da
utilizzare in campagna elettorale, dato che le proposte si sono ridotte
praticamente a due e gli elaborati sono attualmente in mano ai grafici, che
stanno preparando le bozze da cui poi si dovrà ricavare la versione definitiva,
in base anche alle vostre reazioni e ai vostri suggerimenti. C’è parecchia
carne al fuoco insomma e malgrado il madornale ritardo sul ruolino di marcia
per arrivare alle prossime elezioni (anticipate non a caso al 10 marzo per
impedire che le forze realmente attive e propositive del paese abbiano il tempo
materiale di aggregarsi), noi confidiamo ancora di presentarci con una nostra Lista Civica Nazionale. Con tutti gli
ostacoli e le difficoltà che ciò comporta e comporterà e sapendo anche che il nostro orizzonte temporale sarà molto più ampio delle prossime elezioni, perchè "tecnicamente" prima o dopo il nostro momento arriverà. Il vostro aiuto,
sostegno e supporto in questo caso sarà determinante per accelerare il processo di transizione e favorire il successo dell’intero
progetto.
venerdì 16 novembre 2012
IL MOVIMENTO DEMOCRATICO ANTI-EUROPEISTA CONTRO LA VIOLENTA DITTATURA DEI TECNOCRATI
Scrivo
di getto, d’impulso, dopo avere visto e rivisto le immagini degli scontri
e delle violenze che hanno insanguinato l’Europa durante le manifestazioni
di protesta e gli scioperi di mercoledì scorso, 14
novembre. In questo sito potrete trovare un buon archivio
fotografico per capire quello che è successo. Si tratta nella maggior parte dei
casi di ragazzi, giovani studenti, adolescenti manganellati a sangue
dalla polizia per il solo fatto di aver voluto manifestare la rabbia e l’inquietudine
per il loro futuro negato e vilipeso. Dall’Italia, alla Spagna, alla
Francia, alla Germania, alla Grecia, a Malta, tanti ragazzi, lavoratori, comuni
cittadini sono scesi in piazza per dire no alla dittatura europeista e tecnocratica che sta massacrando le democrazie e i popoli del vecchio
continente. Ufficialmente la propaganda di regime ripete fino allo sfinimento che
le manifestazioni sono state soltanto contro le politiche di austerità,
facendo intendere che basterebbe alleggerire un po’ la morsa del rigore fiscale
è tutto in Europa potrebbe riprendere a pacificarsi e a prosperare. Non è così.
L’Austerità è un principio fondante con cui i tecnocrati hanno
progettato questo mostro giuridico-economico-istituzionale chiamato eurozona.
L’euro come moneta è nato per essere austero, scarso, sottratto dalle mani
legittime del popolo sovrano per essere consegnato agli artigli feroci dei
banchieri rapaci. Questo è l’euro, mentre tutto il resto, gli Stati Uniti d’Europa, la moneta unica come strumento di pacificazione dei popoli, la
fratellanza universale, sono solo menzogne inventate ad arte dalla propaganda per
infinocchiare i fessi.
Non
so quanti ragazzi manganellati per strada avessero chiaro questo concetto: per
liberarsi dall’angoscia che li opprime non serviva andare in piazza per gridare
tutta la loro rabbia. Non serviva sfilare con gli striscioni e intonare slogan
contro la polizia o il governo ladro. I loro aguzzini non sono i poliziotti,
poveri cristi anch’essi che hanno confuso lo stipendio e la sicurezza economica
con l’unico valore che abbia significato in questa vita: la dignità. I
loro nemici non sono neppure quegli indegni e inqualificabili politicanti
rinchiusi e barricati nei palazzi, schiavi pure loro di una regola divina bancaria
o dogma finanziario di cui non hanno più alcun controllo o podestà. Per
liberarsi dal boia che sta martorizzando il loro futuro, i ragazzi dovevano soltanto
aprire il loro portafoglio e bruciare tutte le banconote in euro che
custodivano gelosamente, perché sono proprio quelle banconote lo strumento di
tortura con cui li stanno lentamente annientando. Uno Sato democratico di
diritto non può essere subordinato e umiliato da una vile moneta, non è mai
stato così nella storia e mai lo sarà. Tramite l’euro e lo svilimento dell’impalcatura
giuridica dello Stato democratico di diritto, i tecnocrati stanno tagliando i
ponti con il passato e il futuro, per isolarci tutti in questa gabbia. Tramite
l’euro e le politiche di austerità, i banchieri ci stanno soffocando fino a
togliere il fiato, il respiro, la capacità stessa di pensare e guardare con
fiducia ai giorni luminosi che ancora hanno da venire. La tecnocrazia
europeista sta giocando con il fuoco e lo sa, lo aveva previsto. La finanza
e il mercantilismo che i tecnocrati rappresentano stanno massacrando e
offendendo il più alto valore che l’umanità ha mai avuto nella sua storia: la gioventù.
La speranza. La fiducia nel futuro. La capacità di contribuire, partecipare, lavorare attivamente per migliorare la propria condizione personale e il benessere dell'intera società.
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mercoledì 14 novembre 2012
LA PROCURA DI TRANI, IL DEBITO PUBBLICO E LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE
Parto subito fornendo il
mio totale appoggio ad un’iniziativa promossa dal sito NoCensura: inviare un’e-mail all’indirizzo tribunale.trani@giustizia.it per far sentire il
nostro sostegno, ringraziamento, la nostra vicinanza alla Procura di Trani, che lunedì scorso 12 novembre ha rinviato a
giudizio ben 7 importanti responsabili delle agenzie di rating americane Standard&Poor’s
e Fitch. Servirà a poco, forse a
niente, ma secondo me è sempre utile in un periodo così turbolento e confuso dichiarare
apertamente da che parte stare e mandare un segno di riconoscenza a chi si presume
stia lottando con grande impegno e determinazione dalla nostra stessa parte,
riuscendo pure a passare dal piano
astratto delle parole a quello concreto dei fatti: tutti noi ci proponiamo
a parole di riformare il mondo della finanza,
eliminare il conflitto di interesse
fra enti controllori e controllati, arrestare il processo in corso di finanziarizzazione spinta dell’economia,
regolamentare l’intero settore,
svelare i complotti e i retroscena che si nascondono
nell’intreccio micidiale fra politica e affari, ma poi alla prova dei fatti
siamo ancora incapaci di promuovere a livello istituzionale una singola azione
di riforma. I magistrati di Trani, nel silenzio e nell’indifferenza più
assoluta, sono invece riusciti a mandare un segnale forte al potente mondo
finanziario, con tanto di carte bollate. E devo dire che conforta parecchio sapere
che esiste ancora qualcuno in Italia capace di schierarsi con la parte debole, i cittadini, i consumatori,
il popolo italiano contro chi in forza del suo enorme prestigio
internazionale agisce spesso in modo truffaldino e in violazione della legge
per frodarli.
Come recitava il titolo di
un film americano di qualche anno fa, tutti noi dovremmo avere una personale “guida
per riconoscere i nostri santi” e a mio parere i magistrati della Procura
di Trani meriterebbero un posto d’onore nella lista, perchè sono dei segugi
eccezionali e instancabili che da anni indagano sui crimini palesi o occulti
commessi dal settore finanziario e bancario, dall’anatocismo all’usura, alle truffe dei prodotti derivati, all’aggiotaggio,
fino all’attuale denuncia delle società di rating per manipolazione del mercato. Secondo l'accusa, coordinata
dal pubblico ministero Michele Ruggiero,
le agenzie di rating avrebbero con una serie di annunci abusato di informazioni
riservate e violato più volte le regole del mercato finanziario rivelando in
anticipo l'imminente intenzione di declassare il rating dell'Italia, cosa
questa che ha dato avvio alla svendita
in massa di titoli del debito pubblico italiano da parte dei grandi operatori
del settore e procurato gravi perdite per i piccoli risparmiatori. Le prime
dichiarazioni di Ruggiero sono abbastanza esplicite in questo senso: “Le agenzie di rating hanno tentato di
destabilizzare l’immagine, il prestigio e il merito creditizio dell’Italia sui
mercati finanziari, alterando il valore delle obbligazioni italiane a causa dei
continui deprezzamenti”. Tutti sanno che le società di rating lavorano al servizio delle banche, vengono finanziate dagli istituti che dovrebbero giudicare, basano i loro giudizi sulle informazioni fornite dalla banche e forniscono addirittura consulenza alle stesse banche sui metodi migliori per ottenere un buon rating, ma sono sempre pochi quelli che hanno il coraggio di denunciare apertamente questo gigantesco conflitto di interesse strutturale. Entrando nel merito della questione, cerchiamo però adesso di capire meglio su quali circostanze si basa la Procura di Trani per formulare
la sua accusa.
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giovedì 8 novembre 2012
L’USCITA DALL’EURO E I TERRORISTI DELL’INFLAZIONE E DELLA SVALUTAZIONE
Siamo assediati. Sentendo
parlare in televisione tutti i membri del partito
unico dell’euro (giornalisti, politici, semplici opinionisti occasionali)
possiamo forse capire da dove prendono ispirazione certi scrittori di fantascienza
quando devono immaginare il mondo del futuro disumanizzato, robotizzato, automatizzato. Questi adepti
della dottrina mistica dell’euro non sono infatti esseri umani “normali”, “razionali”, “senzienti”,
ma automi che ripetono in modo
meccanico una lezioncina che hanno imparato a memoria da qualche parte e
qualcuno gli ha imposto di recitare in tutte le occasioni pubbliche disponibili.
Anche rileggere “1984” di George Orwell
può essere utile per comprendere i metodi di lavaggio del cervello usati dalla propaganda di regime per manipolare, addomesticare e rendere docile
l’opinione pubblica. Per chi non ha tempo e voglia di leggere, rivedere il film
“Matrix”
è sempre un buon modo di trascorrere una serata e riflettere sulla natura illusoria e posticcia della realtà
che può essere creata quando si altera la verità dei fatti con credenze
consolatorie e abitudini rassicuranti. Bisogna insomma imparare a convivere con
gli automi e regolarsi di conseguenza, dato che l’agente Smith del partito unico dell’euro è il nostro nuovo
interlocutore dialettico, politico: non un uomo, ma una macchina programmata per fare e dire certe cose. Tranquilli, questi
automi al momento sono innocui, non uccidono (almeno fino ad oggi, domani
chissà), ma chi vuole anche solo iniziare a ragionare sul fallimento dell’euro e le possibili alternative, deve sapere subito che si troverà presto o tardi circondato,
assediato, aggredito da un esercito sterminato di agenti Smith, che come gli zombies
dell’“Alba dei morti viventi” cercheranno di zittirlo e di fargli
cambiare idea con le buone o con le cattive maniere.
Queste suggestioni un po’
gotiche e visionarie mi sono venute in mente riguardando con attenzione gli
ultimi interventi televisivi dell’economista Alberto Bagnai a Telenova e L’Ultima Parola, dove il
professore si è dovuto difendere come un leone dagli attacchi degli automi che
ripetevano le loro strampalate teorie sull’inflazione
e la svalutazione, senza ascoltare minimamente le spiegazioni razionali che confutavano ad una ad una quelle tesi
prive di fondamento scientifico, empirico, storico. Ovviamente Bagnai non ha
bisogno di una difesa d’ufficio, perché il professore si difende benissimo da
solo e meglio di chiunque altro in Italia su questi argomenti, ma mi
interessava solo fare un approfondimento sulla mentalità contorta e raccapricciante che avviluppa gli automi, che senza
troppi giri di parole potremmo anche chiamare terroristi o criminali della democrazia. Come anche sottolineato più
volte dallo stesso Bagnai, una vera democrazia compiuta si basa sulla correttezza e trasparenza delle informazioni
trasmesse ai cittadini, quindi chi consapevolmente o inconsapevolmente continua
a propinare notizie false, allarmismi infondati, paure ingiustificate alla gente è a
tutti gli effetti un terrorista o un
criminale. Da rimarcare infatti come
Bagnai non si ponga in questi dibattiti come il sostenitore di una particolare
teoria economica o movimento politico, ma solo come semplice divulgatore di verità empiriche e dati di fatto acclarati che non possono essere contestati sulla base di slogan propagandistici e
meccanici, ma al massimo confutati portando altri dati, numeri, fatti più affidabili e certi. Cosa che non è mai
avvenuta in questi dibattiti, perché gli automi non solo non supportano mai i
loro discorsi con i dati ma nella maggior parte dei casi non conoscono neppure
lontanamente il significato degli
argomenti dibattuti.
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