Molte persone mi chiedono
spesso perché mai un ingegnere gestionale, con una carriera abbastanza avviata
nel settore bancario e finanziario, decida all’improvviso di cominciare a fare
divulgazione e convegni su temi economici e monetari in particolare. Oltre alle
ovvie ragioni etiche, alla tensione innata verso la giustizia e alla pace nel
mondo, la risposta che mi è più congeniale può essere sintetizzata così: perché
tutto quello che sta accadendo in Italia e in Europa oggi è contrario a ciò che
io ho studiato e applicato finora grazie al metodo scientifico e sperimentale. Mi spiego meglio. Chi conosce un
po’ di storia della scienza, sa che la rivoluzione
scientifica iniziata da Galileo
Galilei prevedeva un preciso metodo
di lavoro: congetturi per deduzione delle ipotesi, crei una serie di
esperimenti opportuni per verificarle, registri i risultati, delimiti un campo
di applicazione, ricavi per induzione una legge generale e universale che
rimane tale fino a prova contraria. Il progresso
scientifico e l’evoluzione della
civiltà sono andati avanti ad ampie falcate in virtù di questi elementari
ma rigorosissimi strumenti di analisi e sintesi della realtà circostante,
allontanando sempre di più l'umanità dalle paludi melmose del misticismo, della
superstizione, della barbarie medievale. All’interno della tradizione giudeo-cristiana dell’occidente il pensiero scientifico e illuminista si insinuò come una spina nel
fianco per imprimere un rinnovamento culturale e un cambio di prospettive che
continua imperterrito fino ad oggi. Proprio oggi che in Europa, a causa di
indecenti principi economicisti, mercantilisti, finanziari sia il primo che il
secondo grande filone del pensiero occidentale rischiano di essere mandati
entrambi a gambe per aria.
Vediamo infatti come il metodo
scientifico è stato stravolto per giustificare l’introduzione di una moneta unica in Europa. Fin dalla prima metà
degli anni ottanta una ristretta cerchia di economisti facenti capo alla Commissione Delors comincia a ragionare
su un’ipotesi di moneta unica da imporre ad alcuni paesi europei, nonostante tutti
gli studi accademici sulle aree valutarie ottimali avessero già bocciato categoricamente, dati e
osservazioni empiriche alla mano, l’ardito tentativo. L’esperimento però è
stato condotto ugualmente, con il pretesto di garantire agli stati aderenti e
ai popoli benessere, prosperità, pace perpetua. Dopo poco più di dieci anni
dall’inizio dell’esperimento socio-economico, la realtà mostra evidentemente
che l’euro non va, come dicevano già
i migliori economisti del mondo, non ha
le caratteristiche idonee per diventare una moneta unica e assicurare una crescita equilibrata per tutti i paesi
coinvolti: alcuni paesi crescono e prosperano (principalmente la Germania) e
altri recedono e si indebitano (la periferia). Il campo di applicazione della
nostra ipotesi quindi è troppo ristretto per ricavare una legge generale,
perché l’euro funziona in pratica soltanto per la Germania (con evidenti squilibri interni fra i principali beneficiari, banchieri e imprenditori, e i lavoratori sottopagati). Cosa farebbe a questo punto un bravo e
diligente scienziato? Rivedrebbe dalle fondamenta l’ipotesi di partenza e
andrebbe avanti con un nuovo esperimento fino a ricavare la formula giusta che
andava cercando. Tolte le chiacchiere da bar e la propaganda prezzolata, la
scienza funziona ancora oggi così.

















