Dopo l’incontro con gli attivisti del Movimento 5 Stelle di Messina della
settimana scorsa ho ricavato diversi spunti di riflessione che vorrei portare
alla vostra attenzione. Innanzitutto confermo che il dibattito è stato
parecchio proficuo e stimolante, perché la base del Movimento 5 Stelle come
supponevo è molto sensibile a certi argomenti e interessata a capire come stanno
veramente le cose in Italia e in Europa. In secondo luogo si smentisce ancora
una volta la convinzione che alle persone poco avvezze e istruite in economia
bisogna parlare di cose semplici e facilmente imprimibili nella memoria (debito
pubblico, casta, corruzione, evasione fiscale), perché non in grado di
comprendere le reali cause della crisi e le possibili soluzioni. A mio parere
non esistono argomenti difficili e ostici da capire in assoluto, ma modi difficili e ostici di spiegare le cose
al fine di confondere le acque e non fare capire nulla alla gente. Quando
invece ci sforziamo di parlare con un linguaggio chiaro, lineare e diretto,
supportando le nostre parole con dati e fatti, la gente capisce. Altroché se
capisce. E in questo senso l’opera di
informazione e divulgazione deve essere ancora migliorata e portata ad un
più alto livello di comprensione generale.
Con questo non voglio dire
che bisogna per forza semplificare e banalizzare certi concetti che di per sé
sono complessi e spinosi, ma operare in modo da creare un circolo virtuoso fra
i tecnici, gli economisti, gli specialisti che nei loro conclavi ristretti e
riservati devono sviscerare i dettagli della materia e gli informatori, i
divulgatori, i bloggers (categoria a
cui io appartengo, nonostante la mia formazione tecnica) che devono essere
invece abili ad interpretare il linguaggio a volte criptico dei primi, a
ricavare la sostanza dei loro trattati o interventi, e a rendere fruibile da
tutti la disciplina economica. In questo modo si riuscirà con il tempo e con
molta pazienza a formare quella consapevolezza
collettiva diffusa, che è l’unico antidoto contro la propaganda di regime
in corso e la sola speranza di avvicinare il momento del provvidenziale cambiamento di rotta culturale tanto
auspicato. In questo lungo e accidentato percorso, sarebbe buona cosa che
ognuno si assumesse la responsabilità delle
proprie parole, del proprio linguaggio e del proprio ruolo, cercando di
mantenere un atteggiamento per quanto possibile collaborativo e cooperativo con
tutto il resto della filiera. Che poi diventi il Movimento 5 Stelle il fulcro politico ed istituzionale del
cambiamento, riuscendo a diventare un collettore credibile ed efficace di tutti
i movimenti sovranisti, antieuristi, democratici, ambientalisti disseminati nel
territorio nazionale, oppure nascerà un nuovo soggetto politico capace di portare avanti meglio le nostre istanze e
mantenere una linea strategica di lungo periodo più coerente e determinata,
questo lo vedremo nei prossimi giorni, settimane, mesi. E non dipende
sicuramente da noi. Ma da Beppe Grillo e
dal suo stuolo di consulenti italiani e stranieri, che ancora sono piuttosto
incerti su come e dove posizionarsi. Più a destra di Von Hayek (Stato ladro e libero Mercato!) o più a
sinistra di Keynes (Regolamentazione
pubblica del Mercato)? Questo è il dilemma.






